Syagrus romanzoffiana
| Syagrus romanzoffiana | |
|---|---|
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Liliopsida |
| Ordine | Arecales |
| Famiglia | Arecaceae |
| Sottofamiglia | Arecoideae |
| Tribù | Cocoseae |
| Genere | Syagrus |
| Specie | S. romanzoffiana |
| Nomenclatura binomiale | |
| Syagrus romanzoffiana (Cham.) Glassman, 1968 | |
| Sinonimi | |
| |
| Nomi comuni | |
|
Cocos plumosa, palma Cocos, palma regina | |
Syagrus romanzoffiana (Cham.) Glassman, meglio conosciuta come palma Cocos, Cocos Plumosa o anche Palma Regina, è una palma nativa del Sudamerica meridionale, oggi coltivata globalmente come pianta ornamentale nelle regioni a clima tropicale, subtropicale e mediterraneo.
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Syagrus deriva dal greco συαγρος (syagros) "cinghiale", animale che si nutre dei frutti di questa palma nelle sue regioni native.[4][5] Un'altra fonte etimologica fa riferimento a Plinio, che nominò syagri alcune palme del bacino del mediterraneo i cui frutti non erano pregiati come i datteri, e dunque riservati ai suddetti animali. Secondo un'ulteriore ipotesi Plinio avrebbe ricavato questo nome dall'unione dei termini greci skaphe "concavo" e glotta "lingua", in riferimento alla brattea legnosa che protegge i fiori di alcune palme (anche chiamata spata).[6] L'epiteto romanzoffiana è dedicato a Nikolaj Rumjancev (1754–1826), ministro degli affari esteri e cancelliere del governo imperiale russo dal 1809 al 1826, nonché finanziatore di numerosi viaggi d'esplorazione russi tra cui la prima circumnavigazione russa del globo.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Questa palma di medie dimensione raggiunge velocemente l'altezza adulta che resta generalmente sotto i 15 metri, ma arrivando eccezionalmente fino a 25 metri. Il fusto privo di foglie è grigiastro e misura fino a 60 centimetri di diametro alla base, alla vista risulta solcato dalle cicatrici anulari delle foglie cadute. Le foglie pinnate sono alterne, arcuate, lunghe da 2 a 3 metri e composte tipicamente da circa 300 pinnule lunghe fino a 50 centimetri e larghe da 2 a 5 centimetri che fuoriescono dallo stelo centrale lungo vari piani e in maniera fitta e irregolare, ricurve verso in basso da metà della propria lunghezza, conferendo alle foglie un aspetto piumoso. Le infiorescenze, lunghe fino a 90 centimetri, sono intrafogliari e molto ramificate, protette alla base da una spata legnosa, striata e carenata, con fiori monoici bianchi o giallo crema. Fiorisce in estate e fruttifica tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. Il frutto è una drupa ovoidale globosa, verde da acerba e arancione o gialla quando matura, di 1-2 cm di diametro, costituita da una polpa densa e molto fibrosa che racchiude un singolo seme sferico marrone provvisto di un endosperma edule; cresce in densi grappoli.


Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]Vegeta profusamente nei suoi territori nativi che si estendono dal Paraguay centro-orientale e dall'Argentina settentrionale fino al Brasile sud-orientale e all'Uruguay settentrionale; notoriamente è nativa del Gran Chaco.[7][7]
In Brasile è diffusa negli stati di: Bahia, Distretto Federale, Goiás, Mato Grosso do Sul, Espírito Santo, Minas Gerais, Rio de Janeiro, São Paulo, Paraná, Rio Grande do Sul e Santa Catarina[7]. In Argentina è presente nelle province di Buenos Aires, Chaco, Corrientes, Entre Ríos, Formosa, Mendoza, Misiones (El Dorado, Guaraní, Iguazú), Santa Fe, San Juan e San Luis.[8] In Uruguay appare nei dipartimenti di Maldonado, Montevideo, Rivera, Rocha, Salto, Tacuarembó e Treinta y Tres;[8] così come nei dipartimenti paraguaiani di Alto Paraná, Amambay, Caaguazú, Canindeyú, Central, Concepción, Cordillera, Guairá, Ñeembucú, Paraguarí e San Pedro.[8][9]
Distribuzione in zone non native
[modifica | modifica wikitesto]S. romanzoffiana è stata naturalizzata in Florida,[10] Queensland, Australia,[11]Honduras, e alle Isole Mauritius.[12]
Il governo dello stato australiano del Queensland la considera una potenziale pianta invasiva e ne sconsiglia la coltivazione a fini ornamentali, ma senza divieti o limitazioni, e neppure l'ha ufficialmente dichiarata una specie infestante.[13] È stata inoltre classificata come specie nociva da un consiglio locale nel Nuovo Galles del Sud nel 2010;[14] ma dal 2015 non vige alcun divieto in proposito.
È ampiamente diffusa in gran parte della Florida (dove è considerata specie invasiva)[15] e in altre parti degli Stati Uniti meridionali.[16]
la sua coltivazione è in voga anche nelle zone costiere che si affacciano sul mar mediterraneo, in particolare sulle riviere occidentali e meridionali italiane e in Costa Azzurra, per la sua relativa resistenza agli inverni miti.
Ecologia
[modifica | modifica wikitesto]È un albero comune a molti habitat;[7] molti uccelli come il tordo panciarossa, il platanero, l'eufonia violacea, il Ramphocelus bresilia, o la Setophaga pitiayumi si cibano della polpa edibile che compone le drupe.[17] La ghiandaia cerulea è solita cibarsi dei frutti ancora presenti sui grappoli o già caduti a terra, ingoiando la drupa intera e trasportando così il seme lontano dalla pianta madre.[18] Contribuiscono alla diffusione dei semi le due specie di Tucani Ramphastos vitellinus e Ramphastos dicolorus, che rigurgitano i semi dopo aver ingerito i frutti di S. romanzoffiana; così come anche il ciacialaca marezzato, e due specie di guan (Penelope obscura e P. superciliaris) che digeriscono la drupa intera espellendo il seme nelle deiezioni.[18][19]
I semi di S. romanzoffiana sono alla base della dieta dello scoiattolo di Ingram (Sciurus ingrami), il quale è solito rompere l'endocarpo coi denti da uno dei tre "occhi" all'estremità del seme. Queso scoiattolo preferisce i semi nei quali si sono infiltrati degli insetti.[20][21][22][23][24] Uno studio a lungo termine circa i comportamenti alimentari di questo scoiattolo in una foresta di Araucaria ha rivelato che i semi di S. romanzoffiana costituiscono una fonte di cibo abbondante e costante durante tutto l'anno, contrariamente ad altre piante che sono invece limitate a certi periodi stagionali.[25]
Anche alcune specie di curculionoidee, di punteruoli e di rhyparochromus si cibano dei semi: larve di Pachymerus bactris, P. cardo e P. nucleorum sono state trovate all'interno dei semi di questa specie (e molte altre specie di palme sudamericane imparentate con S. romanzoffiana). la Revena ribiginosa[17][18][19] è considerata la più importante e specializzata predatrice di semi in molte aree: si infiltra nei semi in fase di sviluppo, prima che i frutti siano maturi e mentre sono ancora attaccati all'infruttescenza; dopodiché, caduti i frutti al suolo, le larve escono dal seme per impuparsi sottoterra attorno alla palma.[26] Altri punteruoli che predano i semi di questa palma sono Anchylorhynchus aegrotus e A. variabilis,[27] ma queste specie sono anche considerate degli importanti impollinatori.[28]
Dei frutti si cibano anche i tapiri, considerati importanti nella diffusione dei semi,[29] ed alcuni canidi selvatici come l' aguarachay e il maikong.[18][30]
Tre diversi studi in Brasile, in quattro località prive di altri grandi frugivori come scoiattoli, pecari, cervi e tapiri, hanno scoperto che i coati (Nasua nasua) sono importanti dispersori di semi in tali aree.[18][31][32] I coati si arrampicano sulla palma per raggiungere il frutto, le cui tracce sono state trovate nel 10% di tutti i campioni di feci, sebbene costituisse solo il 2,5% della materia fecale totale. Altri importanti dispersori tra i mammiferi sono gli aguti di Azara (Dasyprocta azarae), che a volte nascondono i semi. Anche una specie di opossum (Didelphis aurita) e una specie di Euryoryzomys (Euryoryzomys russatus) sono stati trovati a pascersi tra i frutti caduti.[18]
È stato rilevato che le foglie di questa palma vengono consumate dai bruchi delle farfalle Blepolenis batea in Uruguay nel 1974, dalle larve di Brassolis astyra ssp. astyra, B. sophorae e Catoblepia amphirhoe a Santa Catarina nel 1968; ed anche Opsiphanes invirae è stata avvistata mentre si nutriva di questa palma in entrambe le suddette regioni. Infine O. quiteria è stata segnalata mentre si nutriva delle foglie in Argentina nel 1969.[33]
Le larve del castnide delle palme (Paysandisia archon), una specie di falena, intaccano il midollo di questa specie di palma (talvolta fatalmente), insieme a molte altre specie, almeno in Europa, dove tuttavia né la falena né la palma sono autoctone. Questa falena generalmente predilige altri generi di palma con tronchi più fibrosi come Trachycarpus, Trithrinax o Chamaerops.[34][35]
Anche i bruchi della farfalla indonesiana Cephrenes augiades ssp. augiades e della farfalla australiana C. trichopepla possono nutrirsi delle foglie di questa palma.[36]
I grandi piccioli legnosi delle foglie di S. romanzoffianum rimangono attaccati al fusto per diversi mesi così fungendo da habitat per insetti o lumache.
Coltivazione
[modifica | modifica wikitesto]La palma regina è coltivata in molte aree tropicali e subtropicali.[16][37] È molto popolare come albero ornamentale, specialmente nella vegetazione urbana e nelle alberature stradali. Resiste al freddo fino a -5 °C (zona di rusticità 9a) e predilige i terreni ben drenati, con pH leggermente acido o neutro, ricchi in nutrienti come potassio, ferro e magnesio, umidi ed esposti a pieno sole.[38][39] È considerata una palma a crescita rapida. La germinazione avviene come per molte altre palme dopo aver reidratato i semi per uno o due giorni; in seguito i semi vanno mantenuti a temperatura tra i 25 e i 35 °C in terriccio drenante: germoglieranno da sei settimane a sei mesi dopo.[39] Le fronde morte devono essere potate per mantenere l'albero esteticamente gradevole.[39] In alcune zone i frutti caduti possono attirare insetti indesiderati.
È piagata da alcuni funghi: Ganoderma zonatum ne causa la putrefazione fatale del tronco interno. Similmente il fungo Ceratocystis paradoxa causa il marciume della parte alta del tronco, appena sotto la corona fogliare: l'infezione necessita di una ferita aperta nel fusto per stabilirsi ed è sovente causata dalla rimozione troppo precoce delle foglie. La palma può soffrire anche a causa del fungo Fusarium oxysporum f.sp. palmarum che causa lo sviluppo di una striscia marrone/rossastra lungo un lato dello stelo centrale della foglia, causando l'appassimento delle pinnule su quel lato, a cui segue la morte di tutta la foglia ed eventualmente di tutta la corona fogliare.[39]
Usi
[modifica | modifica wikitesto]In Brasile le foglie e le infiorescenze di questa palma vengono spesso impiegate come foraggio per gli animali ( bovini), soprattutto in periodi di siccità.[40][41] Le foglie sono utilizzate in modo simile anche in Argentina.[42] I suoi frutti sono commestibili e vengono talvolta mangiati,[40][42] il loro sapore è dolce e potrebbe essere descritto come un misto di prugna e banana.
I frutti caduti possono costituire pastura per maiali e i tronchi delle palme vengono spesso utilizzati in edilizia per realizzare condotte idriche per l'irrigazione.[40] Nell'Argentina negli anni '20 veniva coltivata come coltura agricola. Le giovani gemme fogliari vengono consumate come verdure, sottaceto o conservate nell'olio. Il tronco della palma fornisce il sago.[42]
Tassonomia
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Questa palma fu descritta scientificamente per la prima volta come Cocos romanzoffiana in un volume d'illustrazioni realizzato dall'artista Louis Choris nel 1822 a Parigi, accompagnato da una descrizione del poeta e botanico franco-tedesco Adelbert von Chamisso.[43] Entrambi avevano partecipato alla prima circumnavigazione russa del globo sotto il comando di Otto von Kotzebue e finanziata da Nikolaj Rumjancev, durante la quale raccolsero degli esemplari di questa pianta nell'entroterra di Santa Catarina, in Brasile, alla fine del 1815.
Nel frattempo in Inghilterra, intorno al 1825, i vivai Loddiges avevano importato i semi di una palma dal Brasile che chiamarono Cocos plumosa nel loro catalogo, un nomen nudum. L'orticoltore John Claudius Loudon nel 1830 elencò questa pianta tra le 3 specie del genere Cocos allora coltivate in Gran Bretagna e menzionò la sua possibile identificazione con la C. comosa di Carl von Martius.[44] Una delle piantine dei Loddiges finì nell'allora nuova Palm House dei Kew Gardens di Londra (ultimtata nel 1848), dove crebbe fino a raggiungere un'altezza di 15-18 metri e fu nuovamente identificata dai botanici come un'altra specie di von Martius: C. coronata. Nel 1859 quest'esemplare fiorì e produsse frutti per la prima volta, il che rese chiaro che la sua precedente identificazione era errata; quindi il direttore del giardino Joseph Dalton Hooker pubblicò "a malincuore" una descrizione valida con il nome assegnato dai Loddiges (C. plumosa) nel 1860.[45] C. plumosa divenne così una pianta ornamentale popolare in tutto il mondo e continuò ad essere venduta con questo nome fino al 2000.
Nel 1887 Odoardo Beccari pubblicò una recensione del genere Cocos. Sotto il sottogenere Arecastrum, elencò i taxa C. romanzoffiana di Santa Catarina, C. plumosa (riferita solo alle piantine figlie dell'esemplare sopracitato dei Kew Gardens), C. australis dall'Argentina al Paraguay, C. datil dell'Argentina orientale e dell'Uruguay, C. acrocomioides del Mato Grosso do Sul, C. acaulis di Piauí, Goiás e delle montagne al confine tra Paraguay e Brasile, e C. geriba (sin. C. martiana), nota come specie coltivata nei giardini di tutto il Brasile (Rio Grande do Sul, Minas Gerais, Paraná, Rio de Janeiro) e della regione mediterranea. Beccari notò che molte delle palme offerte nei cataloghi con nomi di specie diversi erano in realtà C. geriba.[46]
Nel 1912 Alwin Berger ridusse il taxon C. plumosa, fino ad allora conosciuto per migliaia di esemplari coltivati in tutto il mondo ma non ancora allo stato selvatico, a una varietà di C. romanzoffiana definita C. romanzoffiana var. plumosa.[47]
Fu poi rimosso per la prima volta dal genere Cocos nel 1891 da Otto Kuntze nella sua Revisio Generum Plantarum, che fu ai tempi ampiamente ignorata dalla comunità scientifica; ma nel 1916 Beccari elevò Arecastrum a genere monotipico e sintetizzò tutte le specie del precedente sottogenere in A. romanzoffianum. A quei tempi le importazioni sudamericane di semi di palma erano vendute in tutta Europa con una pletora di nomi diversi, spesso etichettati erroneamente ma impossibili da determinare fino alla specie geografica "corretta", quindi Beccari interpretò i taxa come appartenenti ad un'unica specie con esemplari estremamente diversificati tra loro: questa interpretazione fu considerata valida per molto tempo. Beccari considerava tuttavia anche C. botryophora parte di questa specie, un'interpretazione che oggi è parzialmente respinta. Beccari riconobbe le seguenti varietà, oggi rifiutate:[48]
- Arecastrum romanzoffianum var. australe – da C. australis, C. datil
- Arecastrum romanzoffianum var. botryophora – da C. botryophora. Riguardo questo taxon Beccari (mis)idetificò delle piante di Rio de Janeiro che aveva precedentemente considerato essere C. geriba. Una sinonimia successivamente rifiutata.
- Arecastrum romanzoffianum var. ensifolium – da C. botryophora var. ensifolium di Bahia.
- Arecastrum romanzoffianum var. genuinum – la forma nominale include C. romanzoffiana, C. plumosa, C. geriba, C. martiana.
- Arecastrum romanzoffianum var. genuinum subvar. minus – da un unico esemplare nano di origine incerta in una coltivazione privata a Hyères, Francia.
- Arecastrum romanzoffianum var. micropindo – da una popolazione di piante nane del Paraguay precedentemente misidentificate come C. acaulis.
Beccari reinstaurò anche la dicitura Syagrus di Martius.[47]
Arecastrum fu assorbito da Syagrus nel 1968.
Infine uno studio genetico di Bee F. Gunn ha scoperto che S. romanzoffiana non si raggruppava con le altre due specie di Syagrus testate, ma con Lytocaryum weddellianum.[49] Se questo studio verrà avvalorato, allora L. weddelianum, essendo il taxon junior, diventerà Arecastrum weddelianum.
Note
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