Svjatoslav I di Kiev

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Svjatoslav durante la campagna in Bulgaria

Svjatoslav I (Kiev, 930Mykil's'ke sul Dnipro, marzo 972) era figlio di Igor e di Ol'ga.

Il principe di Kiev, conosciuto come Svjatoslav Igorevyč(in russo Святослав Игорович) (in ucraino Святослав Ігоревич) o Svjatoslav Coraggioso (in ucraino Святослав Хоробрий). Appartiene alla dinastia di Rjurikidi. Regnò sul Rus' di Kiev dal 945 al 972 anche se fino al 954 rimase sotto la tutela della madre Ol'ga. Ha avuto una relazione con Maluša (madre di Vladimir I di Kiev) e con Predslava, madre di altri figli di Svjatoslav. Ha ampliato notevolmente il territorio di Rus' di Kiev. Ha conquistato Bulgaria del Volga, alani, radimici, vjatiči. Causo la decadenza di Casarsky Caganat[1] e del primo impero bulgaro[2].

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Data di nascita[modifica | modifica wikitesto]

La madre di Svjatoslav - la principessa Ol'ga di Kiev ed il padre - principe di Kiev Igor' Vecchio. In Rus' di Kiev all'epoca venivano usati i seguenti calendari:

  • di Alessandria inizio nel 5493 a.C.
  • di Antiohij - 5500 a.C.
  • Bulgaro - 5505 a.C.
  • di Costantinopoli (usato nei manoscritti) - 5508 a.C.

Il manoscritto di Ipatij parla della morte dello zar bulgaro Simeone I il Grande e della nascita del figlio di Igor' di Kiev nello stesso periodo - estate 6450. Così la nascita di Svjatoslav I di Kiev dovrebbe risalire al 6450-5508=942; però Simeone I il Grande morì nel 927. La causa consiste nella trascrizione errata della lettera greca λ (equivale a 30): durante la traduzione del manoscritto fu trascritta come la lettera cirillica л (equivale a 50). Inoltre in questo caso doveva essere utilizzato il calendario bulgaro. Diversi storici determinano la data basandosi sui calcoli simili a quelli sopra riportati. Secondo Petro Tolochko Svjatoslav è nato nel 930 o 932; secondo il Vasily Tatishchev - 920; secondo M. Karamzin - 933; secondo T.Kostruba - 934, M.Brajchevsky - circa 935; G.Lytavrin - 939 o 940.

Campagna di Volga[modifica | modifica wikitesto]

Dal 964 al 969 le truppe di Svjatoslav combattono tra Oka e Volga, conquistano vjatiči e distruggono città cazare. Conquistano la fortezza cazara Sarkel e arrivano fino ai territori dei iazigi e cassoghi.

Conquista dei vjatiči[modifica | modifica wikitesto]

Nel 964 Svjatoslav effettua la sua prima spedizione militare verso i vjatiči accampati tra Oka e Volga, all'epoca essi versavano le tasse ai cazari. Le trattative e combattimenti sono durate tutto l'inverno del 964. Svjatoslav conquista vjatiči, quali cominciano a pagare le tasse a Rus' di Kiev.

Distruzione dei cazari[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 965 Svjatoslav, dopo aver avvisato i cazari della sua intenzione partì nella sua seconda spedizione militare. All'epoca i cazari occupavano i territori degli odierni Ciscaucasia, coste del Mar d'Azov, oblast' di Donec'k, oblast' di Luhans'k e oblast' di Rostov. Le basi militari dei cazari furono situate sulla costa destra del Don, essi venivano utilizzate per gli attacchi continui contro la Rus' di Kiev. La battaglia decisiva ha avuto posto nei pressi della capitale dei cazari Itil. Definitivamente Itil fu distrutto nel 968-969 dalle truppe di Svjatoslav. Dopo Svjatoslav diretto verso la vecchia capitale dei cazari Samandar. Nei manoscritti le descrizioni delle battaglie sono assenti.

Conquista degli iazighi e cassoghi[modifica | modifica wikitesto]

Da Samandar le truppe hanno proseguito lungo la Ciscaucasia distruggendo alani e cassoghi. Svjatoslav comandava affidandosi solo a se stesso, evitava condividere piani ed idee. Strada facendo venivano catturati i cavalli per la sostituzione.

Svjatoslav ha percorso migliaia di chilometri conquistando fortezze e distruggendo forti unità militari dei nemici. Il territorio dei cazari Caganat è scomparso dalla mappa dell'Europa.

L'invasione della Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Miniatura dal manoscritto di Vaticano del XIV secolo (cronaca del XII secolo di Costantino Manasse). Sopra - Svjatoslav conquista Bulgaria, sotto — Giovanni I Zimisce combatte per Dorostolon.

Nell'autunno del 965, ambasciatori bulgari erano giunti a Costantinopoli per chiedere il versamento dei tributi dovuti loro dai governi precedenti. L'imperatore bizantino Niceforo II Foca, reduce dalle conquiste in Cilicia e a Cipro, decise di punire la loro arroganza facendoli frustare e rimandandoli in patria con invettive e minacce. Tuttavia dopo aver distrutto alcuni forti bulgari lungo il confine, si astenne dall'iniziare una guerra aperta con la Bulgaria, in quanto deciso a riprendere le operazioni in Oriente.[3] [4] La decisione di Niceforo di rompere le relazioni con la Bulgaria era dovuta in parte anche a un precedente trattato che Pietro I di Bulgaria aveva firmato con i Magiari. Il trattato consentiva ai Magiari di attraversare il territorio bulgaro per devastare quello bizantino in cambio della cessazione delle loro incursioni in Bulgaria. [cfr.]

L'imperatore decise quindi di rivolgersi a Svjatoslav affinché in sua vece, e dietro un cospicuo pagamento in oro, muovesse contro i Bulgari.

Conquista del primo impero bulgaro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 967/968 Svjatoslav si diresse verso il Danubio. sconfiggendo l'armata Bulgara, forte di 30,000 uomini, nella battaglia di Silistra,[5][6] e occupando la maggior parte della Dobruja. Secondo lo storico bulgaro Vasil Zlatarski, Sviatoslav occupò ben 80 città nel nord est della Bulgaria. Esse furono saccheggiate e distrutte, ma non occupate permanentemente. Lo Zar Pietro I ebbe un violento attacco epilettico alla notizia della disfatta.[7] I Rus' quindi decisero passare l'inverno in territorio bulgaro, stabilendo la loro base operativa a Pereyaslavet,[8] mentre i Bulgari si concentravano nella fortezza di Dorostolon (Silistra).[9] La primavera seguente, Sviatoslav mosse con parte dell'esercito verso Kiev, minacciata dalle incursioni dei Peceneghi (pagati dai Bizantini oppure, a quanto attestano le fonti russe, dai bulgari). Allo stesso tempo, lo Zar Pietro inviava una nuova ambasceria a Costantinopoli, fatto registrato anche da Liutprando da Cremona, a sua volta in missione diplomatica per conto dell'imperatore Ottone di Germania. Questa volta gli ambasciatori vennero ricevuti con tutti gli onori, tuttavia i termini del trattato furono durissimi: Pietro fu costretto ad abdicare in favore del più malleabile Boris, e fu stabilito che i giovani co-imperatori Basilio e Costantino sposassero le figlie di Boris.[10]

Pietro morì in un monastero nel 969, mentre Boris venne incoronato Zar con il nome di Boris II. Sviatoslav nel frattempo, dopo aver respinto i Peceneghi, volse nuovamente verso i Balcani, fermamente intenzionato ad annettere la Bulgaria ai suoi domini. Al suo seguito cavalcavano ora anche mercenari magiari e peceneghi.

Reazione bulgara e guerra con i Bizantini[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua assenza, Pereyaslavets era stata riconquistata da Boris II, che aveva intenzione di ripristinare il confine precedente, ma Sviatoslav la riprende rapidamente e costringe il nuovo zar alla capitolazione. I Rus' annettono ai loro domini tutta la Bulgaria orientale tra cui Dorostolon (Silistra) e Preslav, la capitale bulgara, dove Boris continua a risiedere come principe vassallo, anche se nominalmente mantiene le sue prerogative. Questo permette al principe russo di non alienarsi del tutto le simpatie del popolo bulgaro, che anzi cerca di radunare attorno alla comune identità slava. Limitando i saccheggi da parte delle truppe occupanti e anzi integrando l'elemento bulgano nel suo esercito, Sviatoslav accentra su di sé un consistente potere militare, che ora può usare a suo piacimento.

Il piano di Niceforo quindi si ribalta, invece di una Bulgaria debole, il sovrano bizantino si ritrova ai propri confini una nuova potenza militare, molto più agguerrita, che subito manifesta mire espansionistiche verso i territori imperiali. L'imperatore si rivolge quindi ai nobili bulgari affinché riprendano le ostilità contro i Rus, ma il suo appello cade nel vuoto.

Nel dicembre del 969 Niceforo viene assassinato nel suo letto in un colpo di Stato che porta al potere suo nipote, Giovanni I Zimisce (r. 969–976), che si ritrova a dover fronteggiare la situazione ormai critica dei Balcani. Il nuovo imperatore decide di inviare una delegazione a Sviatoslav, nella speranza di intavolare una trattativa. Le richieste del principe sono volutamente esorbitanti: oltre a una nuova cospicua somma di denaro, egli pretende la cessione dei territori balcanici dell'impero, che in tal modo si ridurrebbe alla sola Asia Minore. Allo stesso tempo Zimisce è impegnato a soffocare la ribellione della famiglia Foca, decisa a vendicare l'assassinio del vecchio imperatore. Egli decide quindi di inviare il generale Barda Sclero, Domestico d'Occidente, a dirigere le operazioni nei Balcani, affiancato dall'eunuco Pietro. [11][12] All'inizio del 970, l'armata dei Rus' forte di un numeroso contingente di Magiari, Peceneghi e Bulgari, attraversa il confine e invade i Balcani meridionali. Gli invasori assediano e saccheggiano la città di Filippopoli (oggi Plovdiv), dove, stando alla cronaca di Leone Diacono, impalano 20,000 dei suoi abitanti.[13] Sclero, con un'esercito di 10,000–12,000 uomini, affronta i Rus' nei pressi di Arcadiopoli (oggi Luleburgaz) nella primavera del 970. Il generale bizantino, in forte inferiorità numerica, usa la tattica della finta ritirata per separare il contingente pecenego dal resto dell'armata, per poi annientarlo in un'imboscata predisposta precedentemente. L'esercito kievano, privo del supporto della cavalleria, si ritira disordinatamente, subendo forti perdite. La ritirata dei Rus' consente a Zimisce di domare le rivolte interne e di avere il tempo di radunare un nuovo e più consistente esercito per muovere verso nord.[14]

L'offensiva bizantina in Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver soffocato la rivolta di Barda Foca, che lo terrà occupato per tutto il 970, Zimisce prepara le sue forze e nella primavera del 971 marcia contro i Rus', radunando contingenti dai Tagmata della Tracia e dell'Asia Minore. La flotta bizantina supporta la spedizione, con il compito di sbarcare le proprie truppe al di là del Danubio, in modo prendere alle spalle il nemico e impedirgli ogni possibilità di ritirata.[15] l'imperatore sceglie la settimana di Pasqua del 971 per fare la sua mossa, cogliendo l'esercito dei Rus' completamente di sorpresa: I passi sulle montagne dei Balcani erano rimasti incustoditi, probabilmente perché le forze kievane erano impegnati a soffocare le rivolte dei nobili bulgari o forse perché (come suggerisce A.D. Stokes) il trattato che era stato concluso ad Arcadiopoli l'anno prima aveva rassicurato i Rus sulle intenzioni bizantine.[16][17]

Zimisce marcia alla testa di un'armata di 30000–40000 uomini, che muovendosi velocemente giungono alle porte di Preslav. L'armata dei Rus viene sconfitta di fronte alle mura, e i bizantini procedono con l'assediare la città., La guarnigione, Rus' /Bulgara al comando del boiaro Rus' Sphangel è decisa a resistere, ma la città cade ugualmente il 13 aprile. tra i prigionieri vi è lo Zar Boris II e la sua famiglia, che vengono condotti a Costantinopoli.[18] [19]Il grosso delle forze Rus' fal comando di Sviatoslav si ritira di fronte all'avanzata dell'armata imperiale a Dorostolon sul Danubio. Sviatoslav a questo punto teme una ribellione bulgara, ha ucciso già 300 nobili bulgari e ne ha imprigionati molti altri. L'armata imperiale avanza senza incontrare resistenza; le guarnigioni bulgare delle piazzeforti lungo il suo cammino si arrendono senza combattere.

Assedio di Dorostolon e morte[modifica | modifica wikitesto]

I Bizantini raggiunsero Dorostolon, dove trovarono schierato l'esercito Rus', che si era accampato appena fuori della città, pronto alla battaglia. Dopo una durissima e sanguinosa battaglia, una carica dei catafratti di Zimisce riuscì infine a rompere.le linee nemiche e a costringerle a ritirarsi tra le mura della città, al prezzo di forti perdite.[20]Il successivo assedio di Dorostolon si protrasse per tre mesi, durante i quali i bizantini bloccarono la città con l'ausilio della flotta e respinsero vari tentativi di sortita. Per ben tre volte i Rus' tentarono di rompere l'assedio, ma vennero respinti ogni volta e costretti alla capitolazione dopo un'ultima, decisiva battaglia a fine luglio. Secondo le fonti bizantine, a sopravvivere furono in 22,000, dei ben 60,000 uomini che componevano l'esercito assediato. Zimisce e Sviatoslav giunsero ad un accordo: ai resti dell'armata dei Rus' fu concesso di ripartire, lasciando prigionieri e bottino, e i loro privilegi commerciali ristabiliti, in cambio della promessa di non muovere più guerra all'impero.

Sviatoslav, rifornito di viveri, condusse il suo esercito ormai stremato verso Kiev, ma cadde in un'imboscata tesa dai Peceneghi nel tentativo di guadare il fiume Dnieper. Khan Kurya, capo dei Peceneghi, secondo alcune fonti sarebbe stato indotto all'attacco dai bizantini, che non si fidavano delle intenzioni del principe.

Secondo quando attestano le cronache slave, Sveneld, comandante della cavalleria, avrebbe tentato di mettere in guardia Sviatoslav dal rischio di effettuare una tale manovra in quel punto, ma il principe avrebbe ignorato il suo saggio consiglio e sarebbe caduto nell'imboscata che gli costò la vita, all'inizio del 972. La stessa cronaca riporta che il Khan pecenego abbia ricavato una coppa dal suo teschio.[21]

Alla morte di Sviatoslav, le tensioni tra i figli crebbero fino a esplodere in una guerra civile. Nel 976 si contrapposero Oleg e Yaropolk, in una guerra che si protrasse fino a che Oleg fu ucciso. Nel 977 il terzo figlio Vladimir si diede alla fuga per sfuggire alla medesima sorte di Oleg, rifugiandosi in Scandinavia, dove raccolse un'armata di Variaghi con sui fece ritorno nel 980. Yaropolk fu ucciso e Vladimir divenne l'unico signore di Kiev.

L'incontro sul Danubio di Svjatoslav con l'imperatore bizantino Giovanni I Zimisce

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The history of the Jewish Khazars / by D. M. Dunlop. Princeton, N.J.: Princeton Univ. Pr., 1954. p.293
  2. ^ Ivan Ilchev, Bistra Rushkova. The Decline of the First Bulgarian Kingdom // The rose of the Balkans: a short history of Bulgaria. Colibri, 2005. p.53.
  3. ^ Georg Ostrogorsky, Storia dell' Impero Bizantino, Munich, Oscar Beck, 1963, p. 255.
  4. ^ Warren Treadgold, Storia di Bisanzio, New York, 2001, p. 186.
  5. ^ Zlatarski, 1971, p. p. 553.
  6. ^ Andreev & Lalkov 1996, p. 111
  7. ^ Zlatarski 1971, pp. 554–555
  8. ^ "It is not my pleasure to be in Kiev, but I will live in Pereyaslavets on the Danube. That shall be the centre of my land; for there all good things flow: gold from the Greeks [Byzantines], precious cloths, wines and fruits of many kinds; silver and horses from the Czechs and Magyars; and from the Rus' furs, wax, honey and slaves." - Sviatoslav, according to the Primary Chronicle, Stephenson 2000, p. 49
  9. ^ Whittow 1996, p. 260
  10. ^ Whittow 1996, pp. 260, 294–295
  11. ^ Obolensky 1971, p. 129
  12. ^ Whittow 1996, pp. 261, 295
  13. ^ Fine 1991, p. 186
  14. ^ Haldon 2001, p. 98
  15. ^ Haldon 2001, pp. 98–99
  16. ^ Stephenson 2000, p. 52
  17. ^ Haldon 2001, p. 99
  18. ^ Fine 1991, p. 186
  19. ^ Treadgold 1997, p. 509
  20. ^ Haldon 2001, pp. 99–100
  21. ^ The use of a defeated enemy's skull as a drinking vessel is reported by numerous authors through history among various steppe peoples, such as the Scythians. Kurya likely intended this as a compliment to Sviatoslav; sources report that Kurya and his wife drank from the skull and prayed for a son as brave as the deceased Rus' warlord. Christian 344; Pletneva 19; Cross and Sherbowitz-Wetzor 90.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Gran Principe di Kiev Successore
Ol'ga 945 – 972 Jaropolk
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