Sventramento di San Berillo

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Un'immagine dello sventramento in fase avanzata. Lo scatto guarda a ovest e ritrae l'attuale Corso Sicilia, in direzione di Piazza Stesicoro.

Sventramento di San Berillo è il nome con cui venne definita l'operazione di abbattimento di gran parte dello storico quartiere di San Berillo a Catania (anche se i quartieri colpiti furono quelli appena a nord, cioè Santa Maria della Grotta e Santissimo Crocifisso della Buona Morte, piuttosto che San Berillo propriamente detto) nell'ambito di un piano di Risanamento urbanistico che, realizzato a partire dal febbraio 1957[1] ma portato a termine solo parzialmente e giustificato con pretesti che, anche a lungo termine, si sono rivelati deboli, determinò una ferita nel contesto della città, lasciando un vuoto ancora visibile nel suo tessuto urbano e un contenzioso tra i privati proprietari delle aree interessate e il Comune di Catania.

Premesse storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il terremoto e la ricostruzione settecentesca[modifica | modifica wikitesto]

Foto del 1911 di piazza Stesicoro, con l'anfiteatro romano

Il terremoto del Val di Noto del 1693 rappresentò una cesura nella storia urbanistica di Catania. La ricostruzione fu coordinata da Giuseppe Lanza, duca di Camastra, che orientò l'asse principale viario dell'abitato verso l'Etna ponendo nei cosiddetti Quattro Canti il fulcro della ricostruzione della città nel Settecento.

Il XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del tempo (nella prima metà del XIX secolo) il centro si era mosso verso piazza Stesicoro: qui vi si trovavano, nel Palazzo Tezzano, l'Ospedale San Marco e il Tribunale. La piazza, nella seconda metà del XIX secolo, trovò una sua sistemazione intorno ai resti dell'Anfiteatro romano (di cui restò visibile solo uno scorcio). La centralità della piazza venne sottolineata dal Monumento a Vincenzo Bellini. Il quartiere di San Berillo prendeva corpo proprio da piazza Stesicoro, protendendosi ad est di via Etnea in direzione della zona ove nel 1866, fu inaugurata lungo la costa la Stazione della ferrovia[2].

Il quartiere, in virtù della sua centralità avrebbe potuto divenire zona nobile, all'interno del tessuto urbano, anche in relazione al movimento ferroviario, con la realizzazione di strade di larghezza non inferiore ai 10 metri, ma ciò non avvenne, secondo l'architetto e ingegnere barone Bernardo Gentile Cusa, a causa della contrarietà della proprietaria dei terreni, Maria li Destri Trigona, duchessa di Misterbianco, forse attenta all'opportunità di sfruttare la speculazione con maggiore cubatura.

Nel 1852 l'espansione del quartiere aveva raggiunto la Chiesa del Santissimo Crocifisso della Buona Morte e l'antistante piazza Alfredo Cappellini (oggi dedicata a Giovanni Falcone). Le strade di San Berillo apparivano allora quasi ortogonali tra loro e assai strette ma senza alcun collegamento diretto con il luogo ove sarebbe sorta la Stazione Centrale[2].

Nel 1882 quindi viene affidato a Gentile Cusa il compito di completare il quartiere in rapporto alla stazione. Si tratta di un ampliamento a nord-est, che finisce per diventare la base per il primo Piano Regolatore Generale di Catania (egli lo firmerà nel 1888, con il titolo Piano regolatore pel risanamento e per l'ampliamento della città di Catania). Il nuovo progetto sembra riprendere la suggestione del duca di Camastra e le centralità allora espresse, trasferendole verso nord e mantenendo delle corrispondenze, come accade per via Santa Caterina (oggi via Umberto I, inaugurata nel 1890), che dal giardino "Vincenzo Bellini" si dirige verso la zona industriale dove si raffinava lo zolfo (fra la Stazione centrale e l'attuale piazza Galatea, nella zona detta Armìsi), e per l'incrocio fra via Etnea con quella che verrà da lì in poi denominata la "Passeggiata delle Carrozze" (i viali Regina Margherita e XX Settembre, che collegano piazza Santa Maria di Gesù con l'attuale piazza Giovanni Verga e che intersecano appunto via Etnea), una sorta di replica dei Quattro Canti.

Al pieno comparto dei quartieri storici, Gentile Cusa contrappone il vuoto, inteso anche come misura igienico-sanitaria. Piazza d'Armi, l'antico nome di piazza Verga, diviene nuovo centro della città così concepita: vuota e che, non a caso, si ridurrà ospitando il nuovo tribunale cominciato nel 1937 e inaugurato nel 1953[2].

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Pianta di Catania prima dello sventramento (1905)

Nel 1903-04, scavi archeologici intensi squarciano gran parte di piazza Stesicoro, in modi che, nel giudizio di Vitaliano Brancati, la faranno somigliare alla tolda di una nave colpita di fianco. Lo scavo, secondo il direttore dei lavori Filadelfo Fichera, rappresenta un primo accenno di programma archeologico, edilizio e sanitario per San Berillo, sempre con l'idea di collegare la piazza alla stazione. Sono gli anni dello zolfo e Catania è snodo fondamentale delle esportazioni, tanto per mezzo dei treni che per mezzo del porto nuovo: il collegamento risulta sempre più angusto, nella misura in cui cresce la propensione industriale della città. Il Grande Albergo, in piazza Cappellini, è l'unico edificio di un certo rilievo: per il resto, San Berillo, nella sua povertà, corrisponde a quell'impulso di edilizia popolare che, con case basse e corti centrali, si reciterà più a nord (i quartieri Consolazione e Borgo) con un'urbanizzazione caotica e fittissima. È proprio l'impulso commerciale dello zolfo ad indirizzare i notabili catanesi verso l'ipotesi dello sventramento stile Barone Haussmann: un boulevard che colleghi con asse orizzontale i due punti in questione per favorire l'afflusso alle e il deflusso dalle ferrovie, la circolazione di aria e di luce (ma anche di truppe, visto il favore con cui i catanesi vedono le imprese coloniali), abbattere i vicoli infetti (nel 1911 un'epidemia di colera fa parecchi morti) e sottolineare, isolandoli, la magnificenza di grandi edifici e di monumenti[2].

A questo punto si susseguono una serie di piani di sventramento, di cui solo quello di Brusa verrà messo in opera. Nel 1913, un primo piano propone una demolizione radicale, che suscita molte perplessità, interrotte dallo scoppio della Grande Guerra. Un piano di risanamento del 1927 si scontra con l'impossibilità di seguire una via dritta. Alcune proposte contenute dai progetti Alfa 1932 e S.P.Q.C. (il primo di Piccinato, Guidi, Marletta; il secondo di Mancini, Paternò, Severino) confluiscono nel PRG del 1934, supervisionato da Gustavo Giovannoni, che sembra trovare una formula adeguata, pur snobbando, con le sue prospettive essenziali, il monumento a Vincenzo Bellini. Stavolta, però, è la Seconda guerra mondiale a fermare il processo.

D'altra parte, benché i danni bellici non siano stati così imponenti o, se tali, solo in altri quartieri, il vecchio progetto di sventramento riparte con rinnovata energia dall'idea di risanare San Berillo, come il resto della città, dopo i bombardamenti (1947): il piano di ricostruzione di Gino Nicotra intende sempre demolire il quartiere, riprendendo lo spirito modernista di Giovannoni. Esiste il vecchio problema della non corrispondenza tra l'anfiteatro e la stazione ottocentesca: Nicotra allora prevede un percorso leggermente curvo. L'aspirazione della Catania ormai "Milano del Sud" non si sente soddisfatta dall'intervento démodé di Nicotra, con il suo "culto dell'asse"[2].

Il piano ISTICA[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni cinquanta, lo sventramento, infine, viene realizzato: la promessa di indirizzarsi alla stazione e al mare si produce, ma a baionetta, attraverso una linea spezzata, nei termini pensati dall'architetto Brusa della Società Generale Immobiliare di Roma (di proprietà vaticana e principale finanziatrice del piano ISTICA). L'ISTICA (Istituto immobiliare di Catania) fu costituito il 27 novembre del 1950, con un capitale di 55 milioni di lire (di questi, 20 milioni della SGI, 20 del Banco di Sicilia, 10 della Cassa di risparmio Vittorio Emanuele, 2,5 della Provincia e 2,5 della Camera di Commercio locale). L'istituto sorse con il pieno appoggio della Democrazia Cristiana siciliana[1].

Il piano Brusa, inizialmente offerto a titolo gratuito e poi valutato e pagato 60 milioni di lire, fu recepito in toto dall'ISTICA e approvato dal Consiglio comunale il 3 marzo 1951, contestualmente alla costituzione dell'Ist-Berillo, cui viene affidata la realizzazione di un abitato che accolga i cosiddetti "deportati di San Berillo" (circa 30.000 persone) in zona San Leone.

Il piano Istica, il 16 maggio 1952, viene poi inserito nel PRG dal commissario prefettizio, appena dieci giorni prima delle elezioni amministrative che attribuiranno lo scranno di sindaco a Domenico Magrì e alla sua giunta composta da DC e Partito Nazionale Monarchico.[3]

Anche la Regione Siciliana interviene, con una legge speciale, la n. 13 del 25 giugno 1954[1].

All'Ist-Berillo arrivano ingenti finanziamenti: lo Stato interviene con 380 milioni di lire, mentre 400 provengono dalla Regione. Secondo accordi stretti a Roma, viene previsto che, su un'area di 240.000 m2, si possano costruire 1.800.000 m3. Gli espropri devono essere ultimati entro il febbraio 1960, mentre i lavori entro il 3 luglio 1969. A carico dell'Istica vengono previste spese per 10 miliardi e 338 milioni di lire e ricavi per 7 miliardi e 338 milioni di lire. I 3 miliardi mancanti dovranno essere forniti dal Comune con il gettito dell'imposta di famiglia.

È del maggio 1956 la firma, da parte dell'ISTICA, del contratto di concessione dei lavori. Lo sventramento prende concreto avvio nel febbraio del 1957[1], quando è sindaco Luigi La Ferlita.

Il 27 giugno del 1969 interviene in materia una nuova legge regionale, pubblicata cinque giorni prima della scadenza dei termini per ultimare il piano di ristrutturazione (15 anni). La legge stabilisce una diversa densità volumetrica per le opere da eseguire dopo la scadenza dei termini. Si passa dai 18,65 m3 a metro quadro a soli 5,00 m3. L'ISTICA avvia un contenzioso con il Comune di Catania: il risarcimento richiesto viene confermato da vari arbitrati. Il sindaco Enzo Bianco, nel 1991, paga all'ISTICA 40 miliardi di lire, ma i privati titolari delle proprietà nell'area coinvolta dall'azione legale intentata nel 1993 dalla Cecos, ormai proprietaria del 70% delle aree di corso Sicilia, chiedono al Comune altri 78 milioni di euro.

Il 5 agosto del 2004, il sindaco Umberto Scapagnini e l'assessore all'urbanistica Mimmo Sudano nominano una commissione di saggi, incaricata di trovare una composizione per questa area di circa 80.000 m2. La commissione è composta da Antonio Catricalà (consigliere di Stato che dovette poi rinunciare per l'intervenuto incarico alla presidenza della Autorità Garante per la protezione dei dati personali), Augusto Fantozzi, docente di diritto tributario alla Sapienza, l'avvocato Giovanni Pellegrino, già senatore DS, e da Nicolò Zanon, docente di diritto costituzionale a Milano. La conclusione della commissione di saggi è che "elementi essenziali del piano di risanamento sono: l'adeguamento del piano alle disposizioni della legge 765 del 1967 e del decreto ministeriale 2 aprile 1968; l'adeguamento alle esigenze della mobilità e agli standard di verde pubblico e parcheggi; la destinazione delle aree edificabili per non meno del 50% alla realizzazione di attrezzature e servizi pubblici; l'indice di densità fondiaria non superiore ai 5 metri cubi a metro quadro; la riserva, infine, di un sesto dei volumi destinati alla residenza per l'esercizio del diritto di prelazione da parte dei proprietari espropriati". Su questo giudizio super partes, i proprietari hanno presentato uno schema di utilizzo.

Il 30 maggio del 2008 è stata sottoscritta una composizione tra le parti dal commissario comunale Vincenzo Emanuele e ciò a soli quindici giorni dalle elezioni amministrative.[4]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

  • Il documentario Sicilia di sabbia di Massimiliano Perrotta contiene un'intervista allo scrittore Domenico Trischitta sullo sventramento del quartiere.[5]
  • Il documentario I fantasmi di San Berillo, di Edoardo Morabito e Irma Vecchio, vincitore del Torino Film Festival nel 2013, è un viaggio onirico nella storia del quartiere, ritrovata per suggestioni attraverso la voce dei fantasmi di ieri e di oggi. Nel film è presente anche il "fantasma" di Goliarda Sapienza, che, attraverso estratti dei suoi scritti a cui dà voce l'attrice catanese Donatella Finocchiaro, ritorna tra le strade del quartiere dove è cresciuta.
  • Il film documentario "Gesù è morto per i peccati degli altri", di Maria Arena, racconta le storie di alcune prostitute transessuali che operano nel quartiere di San Berillo delineando un quadro della situazione attuale del quartiere.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Carlo Gelosi, Simona Totaforti, Governo locale e trasformazioni urbane, FrancoAngeli, 2011, pp. 175-177
  2. ^ a b c d e Giuseppe Arcidiacono, San Berillo di Catania: da centro a periferia, in Architettura&Città n°2 - Società, identità e trasformazione, ed. Di Baio, 2007, ISBN 8874990952 p. 87-92.
  3. ^ Si veda, a tal proposito, una domanda di autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti dell'onorevole Francesco Pezzino del Partito Comunista Italiano richiesta da Magrì.
  4. ^ Pinella Leocata, Contenzioso sorto 40 anni fa per il nodo della cubatura, da La Sicilia, 7 agosto 2009. Consultabile su argo.catania.it[collegamento interrotto].
  5. ^ Sicilia di Sabbia (2011), di Massimiliano Perrotta - CinemaItaliano.info
  6. ^ Gesù è Morto per i Peccati degli Altri (2014), di Maria Arena - CinemaItaliano.info, su su CinemaItaliano.info. URL consultato l'11 maggio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]