Susan Wojcicki

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Susan Wojcicki il 14 settembre 2016 al TechCrunch Disrupt SF 2016

Susan Diane Wojcicki (contea di Santa Clara, 5 luglio 1968) è un'imprenditrice statunitense, attuale CEO di YouTube dal 2014[1].

Wojcicki è stata coinvolta nella fondazione di Google ed è diventata il primo responsabile marketing di Google nel 1999. In seguito ha diretto il settore della pubblicità online dell'azienda e si è occupata dell'originale servizio video di Google. Dopo aver riscontrato il successo di YouTube, Wojcicki ne ha proposto l'acquisizione da parte di Google nel 2006.

Wojcicki ha un patrimonio netto stimato di quasi 500 milioni di dollari.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Susan Diane Wojcicki è nata il 5 luglio 1968. Sua madre è Esther Wojcicki, educatrice di origine russo-ebraica[3][4], mentre suo padre è Stanley Wojcicki, professore di fisica all'Università di Stanford[5]. Ha due sorelle: Janet Wojcicki e Anne Wojcicki, fondatrice di 23andMe.[5][6][7] È cresciuta nel campus di Stanford con George Dantzig come vicino di casa.[8] Ha frequentato la Gunn High School di Palo Alto. Dopo essersi laureata in scienze umanistiche all'università, ha frequentato il suo primo corso di informatica all'ultimo anno.[2]

Wojcicki ha studiato storia e letteratura all'Università di Harvard e si è laureata con lode nel 1990. Originariamente aveva intenzione di conseguire un dottorato di ricerca in economia e di intraprendere una carriera accademica, ma ha cambiato i suoi piani quando ha scoperto un interesse per la tecnologia[8], dopo aver frequentato il suo primo corso di informatica all'ultimo anno. Ha anche conseguito un Master in scienze economiche presso l'Università della California, Santa Cruz nel 1993 e un Master in business administration presso la UCLA Anderson School of Management nel 1998.[9]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Wojcicki ha lavorato nel marketing di Intel Corporation a Santa Clara[8] ed è stata consulente aziendale presso Bain & Company e R.B. Webber & Company.[10]

Nel settembre 1998, lo stesso mese della fondazione di Google, i suoi fondatori Larry Page e Sergey Brin hanno aperto un ufficio nel garage di Wojcicki a Menlo Park.[11][12][13] Nel 1999 è diventata la prima responsabile marketing di Google. Ha lavorato ai primi programmi di marketing virale e ai primi Google Doodle.[14] Wojcicki ha anche partecipato allo sviluppo di progetti di successo come Google Immagini e Google Libri.[15]

Nel 2003 Wojcicki ha contribuito allo sviluppo di uno dei principali prodotti pubblicitari di Google, ovvero Google AdSense. È stata la sua prima responsabile di prodotto e per il suo impegno è stata premiata con il Google Founders' Award.[13] È diventata vicepresidente senior per la divisione Advertising & Commerce di Google e ha supervisionato i prodotti pubblicitari e analitici dell'azienda, tra cui AdWords, AdSense, DoubleClick e Google Analytics.[9]

YouTube, allora una piccola start-up, era in competizione con il servizio Google Video di Google, supervisionato da Wojcicki. La sua reazione è stata quella di proporre l'acquisto di YouTube.[9] Ha gestito due delle più grandi acquisizioni di Google: l'acquisto per 1,65 miliardi di dollari di YouTube nel 2006[16] e l'acquisto per 3,1 miliardi di dollari di DoubleClick nel 2007.[17]

CEO di YouTube[modifica | modifica wikitesto]

Wojcicki, insieme al primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, a Varsavia l'11 novembre 2018

Nel febbraio 2014 è diventata amministratrice delegata di YouTube.[18] Nel 2015 Wojcicki, definita "la persona più importante nel campo della pubblicità"[19], è stata ritenuta da Time una delle 100 persone più influenti del 2015[20] e descritta in un numero successivo come "la donna più potente di Internet"[21]. È stata inserita diverse volte da Forbes nella lista delle 100 donne più potenti del mondo, in particolare è stata posizionata al sesto posto nella classifica del 2017.[2][22] Durante la sua amministrazione di YouTube, l'azienda ha annunciato di aver raggiunto i 2 miliardi di utenti registrati al mese[23] e che gli utenti guardavano un miliardo di ore al giorno[24][25]. Esistono versioni localizzate in 80 lingue di YouTube in 100 paesi in tutto il mondo. Da quando ha assunto il ruolo di CEO, la percentuale di dipendenti donne su YouTube è passata dal 24% a quasi il 30%.[26]

Wojcicki ha anche curato lo sviluppo e il lancio di nuove applicazioni ed esperienze per YouTube progettate per soddisfare gli utenti interessati a contenuti per famiglie[27], videoludici[28] e musicali[29]. Nel 2018 ci sono più di 200 milioni di utenti giornalieri che fruiscono di contenuti videoludici.[30] Sotto la sua gestione l'azienda ha sviluppato ulteriori forme di monetizzazione per i creatori di YouTube, tra cui gli abbonamenti ai canali, merchandising e la Superchat.[31] Ha inoltre curato il lancio dell'abbonamento senza pubblicità di YouTube, YouTube Premium (precedentemente noto come YouTube Red)[32], e il suo servizio di televisione via Internet over-the-top (OTT) YouTube TV[33][34].

Durante il suo incarico, YouTube ha inasprito la sua politica sui video che considera potenzialmente in violazione delle politiche in materia di discorsi sull'odio e sugli estremismi violenti.[35] Le politiche più severe sono arrivate dopo che The Times[36] ha dimostrato che "gli annunci sponsorizzati dal governo britannico e da diverse aziende del settore privato erano apparsi prima di video di YouTube a sostegno di gruppi terroristici" e diversi grandi inserzionisti hanno ritirato i loro annunci da YouTube come reazione.[37][38] Le politiche di applicazione della legge sono state criticate come censura.[39] Alcuni YouTuber hanno sostenuto che il sistema di demonetizzazione è troppo severo perché qualsiasi contenuto "inusuale" da remoto viene demonetizzato e, in alcuni casi, si arriva persino a rimuovere il canale dei creatori. Durante la controversia che ha riguardato il video su YouTube di Logan Paul su una persona che si è suicidata, Wojcicki ha detto che Paul non ha violato la politica dei tre avvisi di YouTube e non ha raggiunto i criteri per essere bandito dalla piattaforma.[40]

Wojcicki ha posto l'accento sui contenuti educativi come una priorità per l'azienda e il 20 luglio 2018 ha annunciato l'iniziativa YouTube Learning, che investirà in sovvenzioni e promozione per sostenere i contenuti dei creatori di contenuti educativi.[41][42]

Il 22 ottobre 2018 Wojcicki ha criticato l'articolo 13 della Direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale che attribuirebbe a YouTube la responsabilità esclusiva della rimozione dei contenuti protetti da copyright, affermando che ciò costituirebbe una minaccia alla capacità dei creatori di contenuti di condividere il loro lavoro.[43]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Wojcicki ha sposato Dennis Troper il 23 agosto 1998 a Belmont in California.[44] Hanno cinque figli. Il 16 dicembre 2014, prima di usufruire del suo quinto congedo di maternità, Wojcicki ha scritto un op-ed sul Wall Street Journal sull'importanza del congedo di maternità retribuito.[45]

Oltre alla cittadinanza statunitense[2], è cittadina polacca.[46] Suo nonno, Franciszek Wójcicki, è stato un politico del Partito popolare e del Partito popolare polacco, eletto deputato alle elezioni parlamentari in Polonia del 1947.[47] Sua nonna, Janina Wójcicka Hoskins, polacco-americana, è stata una bibliotecaria alla Biblioteca del Congresso, responsabile della realizzazione della più grande collezione di materiale polacco degli Stati Uniti.[48]

Wojcicki ha appoggiato il candidato democratico Hillary Clinton alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016.[49]

Wojcicki è una sostenitrice di diverse cause, tra cui l'espansione del congedo familiare retribuito[45], la difficile situazione dei rifugiati siriani[50], la lotta contro la discriminazione di genere nelle aziende tecnologiche[26][51] e la promozione della programmazione nelle scuole e dell'informatica tra le ragazze[52].

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • È stata inserita più volte da Forbes nella lista delle 100 donne più potenti del mondo, in particolare è stata posizionata al sesto posto nella classifica del 2017.[2][22]
  • Nel 2013 è stata inserita al primo posto nella Top 50 Execs List di Adweek, che riconosce i migliori dirigenti dei media all'interno di un'organizzazione.[53]
  • Nel 2018 è stata inserita al 10º posto nella lista delle donne più potenti per Fortune.[54]
  • Nel 2019 è stata inserita al primo posto nella lista del New Establishment per Vanity Fair.[55]
  • Wojcicki è attualmente al 41º posto nella lista Forbes delle ''America's Self-Made Women''.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Alexei Oreskovic, Google taps longtime executive Wojcicki to head YouTube, in Reuters, 5 febbraio 2014. URL consultato il 6 maggio 2020.
  2. ^ a b c d e f (EN) Susan Wojcicki, su Forbes. URL consultato il 6 maggio 2020.
  3. ^ Preeva Tramiel, Esther Wojcicki: A Jewish mother of the tech revolution, su Jewish Women's Archive, 18 aprile 2012. URL consultato il 6 maggio 2020.
  4. ^ Elizabeth Lorenz, People: Esther Wojcicki: Carrying the torch for free speech, su Palo Alto Online, 29 aprile 1998. URL consultato il 6 maggio 2020.
  5. ^ a b (EN) Catherine Clifford, How Anne and Susan Wojcicki's parents raised the founder of 23andMe and the CEO of YouTube, su CNBC, 18 giugno 2018. URL consultato il 6 maggio 2020.
  6. ^ (EN) Esther Wojcicki, I raised 2 successful CEOs and a doctor—here's one of the biggest mistakes I see parents making, su CNBC, 8 maggio 2019. URL consultato il 6 maggio 2020.
  7. ^ (EN) Patricia Sellers, Before Google, the Wojcicki girls learned from Mom, su Fortune, 1º febbraio 2012. URL consultato il 6 maggio 2020.
  8. ^ a b c (EN) Nicole LaPorte, The Woman Behind The Superlatives: Three Things You Need To Know About Susan Wojcicki, su Fast Company, 6 agosto 2014. URL consultato il 6 maggio 2020.
  9. ^ a b c (EN) Mike Swift, Susan Wojcicki: The most important Googler you’ve never heard of, su The Mercury News, 3 febbraio 2011. URL consultato il 6 maggio 2020.
  10. ^ (EN) Susan Wojcicki, su TIME. URL consultato il 6 maggio 2020.
  11. ^ Gaia Giuliani, Google compra il garage degli esordi 200 metri quadri di nostalgia informatica, su la Repubblica, 2 ottobre 2006. URL consultato il 7 maggio 2020.
  12. ^ Our history in depth, su Google. URL consultato il 6 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2012).
  13. ^ a b Jefferson Graham, The house that helped build Google, su ABC News, 5 luglio 2007. URL consultato il 6 maggio 2020.
  14. ^ Susan Wojcicki | "Inspirational 100" Alumna, su UCLA Anderson School of Management. URL consultato il 6 maggio 2020.
  15. ^ Susan Wojcicki, su CrunchBase. URL consultato il 7 maggio 2020.
  16. ^ Google acquista YouTube per 1,65 miliardi di dollari, su la Repubblica, 9 ottobre 2006. URL consultato il 6 maggio 2020.
  17. ^ Luke Stangel, Wojcicki: Memo could deter women from tech careers, su The Business Journals, 10 agosto 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  18. ^ (EN) Ryan Lawler, Google Ads SVP Susan Wojcicki Takes Over At YouTube, su TechCrunch, 5 febbraio 2014. URL consultato il 5 maggio 2020.
  19. ^ (EN) Tim Peterson, Is This the Most Important Person in Advertising?, su Adweek, 25 febbraio 2013. URL consultato il 6 maggio 2020.
  20. ^ (EN) Brian Grazer, Susan Wojcicki, su Time, 16 aprile 2015. URL consultato il 6 maggio 2020.
  21. ^ (EN) Belinda Luscombe, Meet YouTube’s View Master, su Time, 27 agosto 2015. URL consultato il 6 maggio 2020.
  22. ^ a b Le donne più potenti del mondo / Susan Wojcicki, ceo di YouTube, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 5 maggio 2020.
  23. ^ Geoff Weiss, YouTube Hits 2 Billion Monthly Users, As Number Of Channels With 1 Million Subscribers Doubled Last Year, su Tubefilter, 5 febbraio 2019. URL consultato il 6 maggio 2020.
  24. ^ (EN) Saba Hamedy, YouTube just hit a huge milestone, su Mashable, 28 febbraio 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  25. ^ (EN) Tom Huddleston Jr., YouTube Claims 1.5 Billion Monthly Users in Latest Ad Sales Pitch, su Fortune, 23 giugno 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  26. ^ a b (EN) Susan Wojcicki, Exclusive: How to Break Up the Silicon Valley Boys’ Club, su Vanity Fair, 16 marzo 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  27. ^ (EN) Sarah Perez, Hands On With “YouTube Kids,” Google’s Newly Launched, Child-Friendly YouTube App, su TechCrunch, 23 febbraio 2015. URL consultato il 6 maggio 2020.
  28. ^ (EN) Stuart Dredge, Google launches YouTube Gaming to challenge Amazon-owned Twitch, in The Guardian, 26 agosto 2015. URL consultato il 6 maggio 2020.
  29. ^ (EN) Ben Popper, YouTube Music is here, and it’s a game changer, su The Verge, 12 novembre 2015. URL consultato il 6 maggio 2020.
  30. ^ (EN) Gaming gets a new home on YouTube, su Official YouTube Blog, 18 settembre 2018. URL consultato il 6 maggio 2020.
  31. ^ (EN) VidCon 2018: Helping creators earn more money and build stronger communities, su Official YouTube Blog, 21 giugno 2018. URL consultato il 6 maggio 2020.
  32. ^ (EN) Ruth Reader, Google wants you to pay $9.99 per month for ad-free YouTube, su VentureBeat, 21 ottobre 2015. URL consultato il 6 maggio 2020.
  33. ^ Youtube lancia in Usa la sua Tv: 40 canali in streaming, su la Repubblica, 28 febbraio 2017. URL consultato il 7 maggio 2020.
  34. ^ (EN) Dave Lee, YouTube takes on cable with new service, in BBC News, 1º marzo 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  35. ^ (EN) An update on our commitment to fight terror content online, su Official YouTube Blog, 1º agosto 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  36. ^ (EN) Alexi Mostrous, YouTube hate preachers share screens with household names, in The Times, 17 marzo 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  37. ^ Davey Alba, YouTube’s Ad Problems Finally Blow Up in Google’s Face, in Wired, 25 marzo 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  38. ^ Diletta Parlangeli, Google corre ai ripari dopo il boicottaggio degli inserzionisti su YouTube, su Wired, 23 marzo 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  39. ^ (EN) Alex Hern, To censor or not to censor? YouTube's double bind, in The Guardian, 21 marzo 2017. URL consultato il 6 maggio 2020.
  40. ^ (EN) Casey Newton, YouTube’s CEO says Logan Paul doesn’t deserve to be kicked off the platform, su The Verge, 12 febbraio 2018. URL consultato il 6 maggio 2020.
  41. ^ (EN) Mid-year Update on Our Five Creator Priorities for 2018, su YouTube Creator Blog, 20 luglio 2018. URL consultato il 6 maggio 2020.
  42. ^ (EN) YouTube Learning: Investing in educational creators, resources, and tools for EduTubers, su Official YouTube Blog, 22 ottobre 2018. URL consultato il 6 maggio 2020.
  43. ^ (EN) Julia Alexander, YouTube CEO says EU regulation will be bad for creators, su The Verge, 22 ottobre 2018. URL consultato il 7 maggio 2020.
  44. ^ Weddings, su Palo Alto Online, 11 novembre 1998. URL consultato il 7 maggio 2020.
  45. ^ a b (EN) Susan Wojcicki, Paid Maternity Leave Is Good for Business, in Wall Street Journal, 16 dicembre 2014. URL consultato il 7 maggio 2020.
  46. ^ (PL) Rafał Hirsch, Prezes YouTube właśnie przyjechała do Polski. A to dopiero początek dość niesamowitej historii, su Next Gazeta, 28 marzo 2017. URL consultato il 7 maggio 2020.
  47. ^ Prezydent spotkał się z prezes YouTube, su Oficjalna strona Prezydenta Rzeczypospolitej Polskiej, 28 marzo 2017. URL consultato il 7 maggio 2020.
  48. ^ Wojciech Zalewski, Janina Wójcicka Hoskins (1912–1996): Portrait of an Esteemed Librarian, in Slavic & East European Information Resources, vol. 12, n. 4, 1º ottobre 2011, pp. 224–236, DOI:10.1080/15228886.2011.623117. URL consultato il 7 maggio 2020.
  49. ^ (EN) Robb Mandelbaum, More Business Leaders Sign On With Clinton, su Forbes, 23 settembre 2016. URL consultato il 7 maggio 2020.
  50. ^ (EN) Susan Wojcicki, Refugees Are Trying to Escape Terror—Not Create It, su Time, 20 giugno 2016. URL consultato il 7 maggio 2020.
  51. ^ Chris Isidore, YouTube CEO on gender discrimination: It still hurts, su CNNMoney, 9 agosto 2017. URL consultato il 7 maggio 2020.
  52. ^ (EN) Susan Wojcicki, Closing the Tech Industry Gender Gap, su HuffPost, 27 gennaio 2016. URL consultato il 7 maggio 2020.
  53. ^ (EN) The Top 50 Execs Who Make the Wheels Turn, su Adweek, 28 ottobre 2013. URL consultato il 7 maggio 2020.
  54. ^ (EN) Kristen Bellstrom e Emma Hinchliffe, Patti Davis, Rihanna, Fortune MPW 2018: Broadsheet September 24, su Fortune, 24 settembre 2018. URL consultato il 7 maggio 2020.
  55. ^ (EN) Vanity Fair’s 2019 New Establishment List, su Vanity Fair. URL consultato il 7 maggio 2020.

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