Suore francescane della Beata Angelina

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Le Suore Francescane della Beata Angelina sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione, dette Contesse di Foligno, pospongono al loro nome la sigla T.F.B.A.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La congregazione deriva dal monastero delle terziarie francescane di Sant'Anna, fondato attorno al 1388 a Foligno dal francescano Paoluccio Trinci, iniziatore della famiglia dei frati minori osservanti: la comunità che vi si raccolse, appartenente al terz'ordine francescano, era composta soprattutto da fanciulle provenienti da nobili famiglie (donde l'appellativo di Contesse) che volevano vivere in penitenza e povertà senza essere tenute alla clausura. Sotto la guida dalla beata Angelina, dei conti di Marsciano la forma di vita proposta dal monastero di Sant'Anna si affermò e sorsero numerosi altri conventi di terziarie che si federarono con Foligno.[2]

Papa Martino V, con la bolla Sacrae Religionis del 19 agosto 1428, approvò la congregazione delle terziarie regolari di Foligno, che era arrivata a contare sei comunità, e consentì alle suore di eleggersi una ministra generale: ottenuto il consenso del vescovo di Todi (22 gennaio 1430) le suore della congregazione celebrarono il capitolo generale ed elessero come ministra Angelina.[3]

Pochi mesi dopo il neoeletto ministro generale dell'ordine francescano, Giovanni da Casale, intimò alle terziarie, in virtù della bolla Inter cetera del 9 dicembre 1428, di sottomettersi all'autorità dei frati e Angelina, il 3 novembre 1430 nella chiesa di San Francesco a Foligno dovette prestare obbedienza al ministro generale nelle mani del ministro provinciale. Ma le terziarie, basandosi su una nuova interpretazione giuridica della bolla, ricorsero alla Santa Sede e ottennero la bolla Ad apostolice (15 novembre 1431), che le esentò dalla giurisdizione sia del ministro generale dell'ordine che del vicario dell'osservanza e consentì loro di scegliere dei visitatori tra i frati del terz'ordine regolare.[3]

Dopo la morte di Angelina, papa Eugenio IV revocò i privilegi concessi alle terziarie (15 dicembre 1436), le quali nel 1447 vennero sottoposte all'autorità del vicario generale degli osservanti.[4] Con la riforma dei monasteri femminili promossa dal concilio di Trento a tutte le religiose venne imposta la clausura e le terziarie della beata Angelina dovettero accettare la monacazione, anche se poterono continuare ad ammettere educande in convento per curarne la formazione.[5]

Nel 1903 il cardinale Antonio Agliardi, protettore della congregazione, ottenne per le terziarie della beata Angelina l'abolizione della clausura e dei voti solenni. L'istituto ottenne il pontificio decreto di lode il 20 maggio 1915 e venne definitivamente approvato dalla Santa Sede il 27 febbraio 1923: dall'8 ottobre 1923 le Francescane della beata Angelina sono aggregate all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini.[5]

Attività e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Le Suore Francescane della Beata Angelina si dedicano soprattutto all'istruzione e all'educazione cristiana della gioventù.

Oltre che in Italia, le religiose sono presenti in Brasile e in Madagascar;[6] la sede generalizia è a Roma.[1]

Al 31 dicembre 2008 l'istituto contava 68 religiose in 11 case.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ann. Pont. 2010, p. 1555.
  2. ^ M. Sensi, op. cit., p. 355.
  3. ^ a b M. Sensi, op. cit., p. 358.
  4. ^ M. Sensi, op. cit., p. 359.
  5. ^ a b Mariano d'Alatri, DIP, vol. IV (1977), coll. 269-270.
  6. ^ Le Terziarie Francescane della Beata Angelina. La comunità, su beatangelinadimarsciano.it. URL consultato il 24-9-2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annuario Pontificio per l'anno 2010, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010. ISBN 978-88-209-8355-0.
  • Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003.
  • Mario Sensi, Storie di bizzoche. Tra Umbria e Marche, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1995.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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