Striscia di frontiera polacca

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Con l'espressione striscia di frontiera polacca (in tedesco Polnischer Grenzstreifen, in polacco Polski Pas Graniczny) o striscia di confine polacca ci si riferisce ai quei territori che l'Impero tedesco voleva annettersi dal Regno del Congresso durante la prima guerra mondiale. Appare in alcuni piani proposti da ufficiali tedeschi come il territorio che il Regno di Polonia avrebbe dovuto cedere all'Impero tedesco dopo la vittoria degli Imperi Centrali. I polacchi e gli ebrei che abitavano in questo territorio sarebbero stati espulsi e al suo posto si sarebbero insediati coloni tedeschi.[1][2] L'area proposta della striscia di frontiera era di circa 30.000 km quadrati (approssimativamente come il Belgio) e 2 milioni di persone sarebbero state espulse per far posto a tedeschi.[3] La striscia sarebbe inoltre servita per separare la popolazione polacca della Grande Polonia prussiana da quella del Regno del Congresso. Questo piano è stato descritto come il primo tentativo nella storia europea moderna di rimuovere un'intera popolazione come soluzione a conflitti tra nazioni.[4][5] Con la sconfitta della Germania nella guerra, questi piani non vennero portati a termine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1917 il Comando Supremo tedesco del generale Erich Ludendorff, come parte del dibattito e della pianificazione per quanto riguardava la cessione della "striscia di confine" alla Germania, precisò i propri disegni in un memorandum.[1] Esso propose di annettere una "striscia di confine" molto allargata di 20.000 chilometri quadrati, e l'espulsione della preesistente popolazione polacca ed ebraica (che contavano tra 2.000.000 e 3.000.000 persone)[6] da un territorio di 8.000 chilometri quadrati con la sostituzione di tedeschi etnici.[1][2][7][8] I polacchi che vivevano in Prussia, specialmente nella provincia di Posen, sarebbero stati "incoraggiati" con mezzi non specificati a trasferirsi nel Regno di Polonia controllato dalla Germania.[3][6]

Tali proposte vennero anche supportate dalla minoranza tedesca del Regno del Congresso, che in precedenza aveva suggerito l'annessione di tutto il territorio fino a Łódź in una lettera al governo tedesco.[9] Questi piani vennero sviluppati e approvati dal governo tedesco nel marzo 1918, e in aprile ottennero l'appoggio della Camera dei signori di Prussia; questi programmi vennero discussi e sviluppati attraverso un ampio spettro di partiti politici e gruppi interessati, come politologi, industriali e organizzazioni nazionaliste come la lega pangermanica. Nell'agosto 1918 l'imperatore Carlo I d'Austria si dichiarò contrario a ogni piano di annessione tedesco. In risposta il generale Ludendorff accettò di lasciare Wilno (ora Vilnius, capitale della Lituania) e forse Minsk (capitale dell'odierna Bielorussia) alla Polonia ma riaffermò il piano della "striscia di frontiera". Ad ogni modo, tutto ciò non lenì il sentimento polacco, visto che il ritorno di Wilno venne considerato come naturale e venne rifiutata l'idea di cedere qualsiasi parte del precedente Regno del Congresso. Parti di questi piani vennero adottati dai nazisti dopo la Grande Guerra e implementati nel Generalplan Ost.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Keith Bullivant, Geoffrey J. Giles, Walter Pape, Germany and Eastern Europe: Cultural Identity and Cultural Differences, Rodopi (1999), p. 28-29.
  2. ^ a b Hein Erich Goemans, War and Punishment: The Causes of War Termination and the First World War, Princeton University Press (2000), p. 104-105.
  3. ^ a b Immanuel Geiss "Tzw. polski pas graniczny 1914-1918". Warszawa 1964
  4. ^ Hajo Holborn, A History of Modern Germany: 1840-1945. Princeton University Press (1982), p. 449.
  5. ^ A History of Modern Germany: 1840-1945 Hajo Holborn, Princeton University Press, 1982 page 449
  6. ^ a b c Immanuel Geiss Tzw. polski pas graniczny 1914-1918. Warszawa (1964).
  7. ^ Carole Fink, Defending the Rights of Others: The Great Powers, the Jews, and International Minority Protection, 1878-1938 Cambridge University Press (2006), p. 70.
  8. ^ Defending the Rights of Others: The Great Powers, the Jews, and International Minority Protection, 1878-1938 Carole Fink, Cambridge University Press, 2006 page 70
  9. ^ Aleksander Kraushar, Warszawa podczas okupacji niemieckiej 1915-1918 Archiviato il 28 settembre 2006 in Internet Archive., Lwów (1921), p. 39.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]