Straniamento

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Lo straniamento è un artificio letterario che ha lo scopo di far uscire il lettore "dall'automatismo della percezione". Il termine fu introdotto dal teorico della letteratura Viktor Borisovič Šklovskij nel 1916.

Storia del termine[modifica | modifica wikitesto]

La grafia («ostranenie» con una sola "n" anziché due) fu un errore di battitura, ma sopravvisse proprio in questa forma. Come sottolineò Šklovskij, "il termine è nato nel 1916 proprio in questa grafia"[1]. Con questo termine l'autore Iindicava il compito dello scrittore di far uscire il lettore "dall'automatismo della percezione", rendendo l'oggetto della percezione insolito, strano.

Šklovskij ha così definito il "dispositivo dello straniamento": "non avvicinamento del significato alla nostra comprensione, ma la creazione di una speciale percezione dell'oggetto, a creazione di una 'visione' di esso, non 'riconoscimento'". Quando è estraniata, la cosa non viene chiamata con il suo nome, ma viene descritta come se fosse vista per la prima volta.

Bertolt Brecht, che probabilmente era a conoscenza delle opere di Šklovskij, elaborò il concetto di «Verfremdung» (di solito tradotto come "alienazione").

Le persone che non erano a conoscenza della storia della comparsa di questo termine in Brecht cominciarono ad accettare il termine Verfremdung come originale e al posto del termine iniziale di Šklovskij "straniamento" si misero a usare come traduzione russa di Verfremdung «otčuždenie».

Ciò portò a un'altra confusione: il termine "alienazione" usato in questo caso venne confuso con il concetto filosofico di Entfremdung.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Шкловский В. Б. Тетива: О несходстве сходного. — Template:М.: Советский писатель, 1970. — С. 230.

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