Strage di Salerno

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Strage di Salerno
Stato Italia Italia
Luogo Salerno
Obiettivo impossessarsi delle armi di una pattuglia dell'Esercito italiano
Data 26 agosto 1982
Tipo agguato con armi da fuoco
Morti 3
Feriti 6
Responsabili Brigate Rosse

Con il nome di strage di Salerno si indica il conflitto a fuoco del 26 agosto 1982 tra terroristi delle Brigate Rosse, alcuni militari dell'Esercito italiano e una pattuglia della Polizia di Stato in località Torrione, a Salerno. Si ebbero tre morti, uno dell'esercito e due fra i poliziotti.

Dinamica[modifica | modifica wikitesto]

L'azione fu pianificata da un reparto del cosiddetto Partito della Guerriglia (PPG), che si era formato dall'unione fra la colonna napoletana delle Brigate Rosse, guidata da Giovanni Senzani, e il "fronte delle carceri" costituito da dissidenti brigatisti staccatisi nel 1981 dalle BR. Vi presero parte dieci terroristi tra i quali Natalia Ligas,[senza fonte] con l'intento di impossessarsi delle armi dei militari.

Nel primo pomeriggio del 26 agosto, nei pressi di lungomare Marconi a Salerno, i terroristi attaccarono un convoglio dell'Esercito, costituito da un furgone e un'autovettura, in trasferimento dalla caserma "generale Antonino Cascino" alla vicina caserma "Angelucci", nella quale avrebbe dovuto svolgere l'usuale servizio di guardia.[1] Durante l'azione fu immediatamente colpito il caporale ventunenne Antonio Palumbo che sarebbe morto in ospedale a Napoli il 23 settembre successivo.

Uditi gli spari, sul luogo accorse una pattuglia della squadra volante della questura di Salerno, che si trovava fortuitamente in un bar nei pressi del luogo dell'assalto. I poliziotti ingaggiarono un violento conflitto a fuoco con i terroristi, durante il quale perse la vita l'agente Antonio Bandiera, di 24 anni. L'agente scelto Mario De Marco, di 30 anni, sarebbe morto quattro giorni dopo per le gravi ferite riportate. Nel corso dell'azione rimasero feriti altri due militari, un poliziotto, due civili e una terrorista.[1] I brigatisti comunque riuscirono a impadronirsi di 4 fucili "FAL" Beretta BM 59 e 2 Garand in dotazione ai militari dell'Esercito.

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Bandiera (Sangineto, 23 marzo 1958 - Salerno 26 agosto 1982), agente della Polizia di Stato
  • Mario De Marco (Roccadaspide, 1º ottobre 1951 – Napoli, 29 agosto 1982), agente scelto della Polizia di Stato
  • Antonio Palumbo (Tuglie, 17 dicembre 1960 – Napoli, 23 settembre 1982), militare di leva dell'89º Reggimento fanteria "Salerno"[2]

Procedimento giudiziario[modifica | modifica wikitesto]

Il processo si concluse senza condanne.[senza fonte]

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa dedicata a Mario De Marco nel comune di Roccadaspide.

Il 24 maggio 1983 Antonio Palumbo fu insignito della medaglia d'argento al valore dell'Esercito alla memoria. Il 15 dicembre 1988 la medaglia d'argento al valor civile alla memoria fu conferita ad Antonio Bandiera e Mario De Marco

Negli anni successivi alla strage, il luogo dell'eccidio fu intitolato piazza Vittime del Terrorismo e vi fu eretto un monumento a ricordo delle vittime. Alla memoria del caporale Antonio Palumbo sono state intitolate la palestra del 19º Reggimento Cavalleggeri "Guide" che ha sede nell’ex caserma "generale Antonino Cascino" e l'Associazione Commilitoni 89º Battaglione Fanteria Salerno. All'agente Mario De Marco è stata intitolata una piazza a Roccadaspide, suo comune di origine, e all'agente Antonio Bandiera il piazzale antistante il commissariato di polizia di Cosenza.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Segio Barletta, Salerno non dimentica l’attentato delle Brigate Rosse in Dentro Salerno, 19 agosto 2011. URL consultato il 4 maggio 2015.
  2. ^ Felice Campa, Antonio Palumbo su Tuglie, per raccontar paese.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]