Strage di Acerra

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Eccidio di Acerra
strage
Lapide eccidio di acerra.jpeg
Lapide commemorativa delle vittime della strage
Data1/2 ottobre 1943
LuogoAcerra
StatoItalia Italia
Coordinate40°57′N 14°22′E / 40.95°N 14.366667°E40.95; 14.366667
ObiettivoPopolo
ResponsabiliTruppe naziste
MotivazioneAzione di rappresaglia e di rastrellamento della popolazione
Conseguenze
Morti88 circa

L' eccidio di Acerra è stato un evento tragico della seconda guerra mondiale poco conosciuto, malgrado per numero di vittime sia stata la strage nazista più grande avvenuta in Campania dopo le quattro giornate di Napoli e la più efferata di tutta l'Italia meridionale.

cippo eretto nel 1976 in ricordo della strage nazista

Fatti[modifica | modifica wikitesto]

La strage fu il compimento di una lunga serie di violenze e vessazioni di ogni tipo, che l'inerme popolazione aveva subìto durante l'occupazione delle truppe germaniche in un periodo che segnava la smobilitazione dei tedeschi dal territorio campano.[1] Esasperata da queste continue dimostrazioni di forza, la popolazione reagì contro questa situazione insostenibile, dando vita ad azioni di contrasto contro il nemico attraverso forme di resistenza con i pochi mezzi a disposizione.[1]

La rabbiosa reazione nemica non si fece attendere: scatenò contro la popolazione una serie di criminali rappresaglie mettendo a ferro e a fuoco molte case dell'abitato di Acerra, deportandone la popolazione dove vennero trucidati molte donne, anziani, ragazzi, e bambini.[1] Il numero dei morti è stato di circa 88 vittime, di cui 6 non identificate, potrebbero essere molte di più in quanto non si ha un elenco preciso sul numero reale dei trucidati. La strage fu compiuta da diversi reparti della Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring" nazista.[1]

Resoconto[modifica | modifica wikitesto]

Nel dispaccio della Wehrmacht viene riportato che la mattina del 1º ottobre 1943 venne incendiato il centro storico di Acerra, uccidendo numerose persone, mentre gli uomini furono catturati e spinti nel mercato per poi essere deportati al lavoro.[1] Gli interventi del vescovo Nicola Capasso, del parroco e altri contro le azioni dei militari in città non ebbero successo.[1]

Il giorno seguente, due gruppi di partigiani della zona attaccarono un veicolo militare (una motocarrozzetta), costruendo, inoltre, barricate con trattori e carri.[1] Tuttavia una retroguardia dell'esercito rispose alla ribellione con sette carri armati e 50 soldati attraverso la città continuando l'azione di repressione.[1] I militari spararono contro i sediziosi che si trovavano sulla strada principale e nei cortili delle loro case, uccidendo numerose persone, anche mediante esecuzioni immediate con colpo di pistola alla nuca o per fucilazione.[1]

In un rapporto quotidiano del 2 ottobre 1943, la divisione Hermann Göring riportava: "2. ottobre 1943... Retroguardia Tschierschwitz raggiunge verso sera il ponte di Acerra. Scontro con bande italiane ad Acerra. L'area è stata completamente distrutta e gli abitanti sterminati".[1][2] I responsabili della strage appartenevano al Kampfgruppe del maggiore Karl-Heinz Becker, comandante del III battaglione del Fallschirmjäger-Regiment 1, e alla retroguardia del I battaglione del Panzer-Regiment Hermann Göring, comandato dal capitano Karl Roßmann.[1]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Acerra per l'atto eroico dei suoi cittadini è stato insignito della medaglia d'oro al merito civile.

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«All'indomani dell'armistizio, oggetto di una spietata e sanguinosa reazione dell'occupante tedesco che aveva passato per le armi numerosi civili, tra cui anziani donne e fanciulli, e incendiato gran parte dell'abitato e delle infrastrutture, affrontava con fierezza le più dure sofferenze e intraprendeva, poi, con gran coraggio e generoso spirito di solidarietà, la difficile opera di ricostruzione[3]»
— settembre-ottobre 1943

Il 25 aprile del 2022 il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella si è recato in visita ufficiale ad Acerra rendendo omaggio alle vittime della strage deponendo una corona d'alloro al cippo commemorativo posto in via Soriano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Isabella Insolvibile, Acerra 01-03.10.1943, su straginazifasciste.it, Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia. URL consultato il 25 novembre 2019.
  2. ^ BA-MA RL 32/115 e RL 32/117.
  3. ^ DPR del 17/06/1999

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]