Strade e piazze di Pavia

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Dal punto di vista urbanistico il centro storico di Pavia ricalca la struttura romana che si sviluppa attorno agli assi viari principali: il cardo che corrisponde all'attuale Strada Nuova e il decumano che corrisponde all'attuale Corso Cavour a ovest e Corso Mazzini a est. La Pavia romana fu probabilmente fondata nell’anno 89 a.C. seguendo lo schema tipo delle vie perpendicolari tra di loro a formare isolati quadrati con lato di circa 80 metri. Gli isolati erano dieci da est-ovest e sei-sette da nord a sud, cioè in tutto sessanta o forse settanta[1].

La città è sempre stata fornita di mura di difesa. La prima cinta fu quella romana e a seguire quella medievale coincidente sul lato sud e ovest a quella precedente e con un ampliamento dell'area cittadina lungo gli altri due lati. Da ultime le mura spagnole corrispondono all'attuale perimetro del centro storico[2]

Corso Cavour[modifica | modifica wikitesto]

Corrisponde alla sezione occidentale del decumano romano. È oggi, assieme a Strada Nuova la principale strada commerciale della città. Inizia a ovest dopo la piazza con la statua della Minerva e finisce a est subito dopo Piazza Vittoria, dove incrocia il tracciato del vecchio cardo.

  • Statua di Minerva. Posto al centro della omonima piazza è stata realizzata da Francesco Messina nel 1936. Il progetto originario ha dovuto subire una variante dal momento che lo scultore aveva deciso di rappresentare la dea a seno nudo, come in tutte le raffigurazione antiche ma, coerentemente con la morale dell'epoca, il Podestà Angelo Nicolato chiese a Messina di ricoprire il petto della statua.
  • Il primo isolato sulla sinistra, entrando nella via, è occupato dal palazzo INA, realizzato dall’ingegner Guglielmo Ulrich tra il 1950 e il 1953.
  • Di fronte si può osservare un palazzo in stile art déco, che è uno dei pochi edifici posti intorno alla piazza sopravvissuto alle trasformazioni edilizie degli anni cinquanta. La palazzina risale agli anni venti del novecento e fu progettata dall’ingegner Ernesto Aleati. Fu commissionata, come propria abitazione, dal cavalier Enrico Gerardo, titolare dell’omonima “Premiata fabbrica di birre ed acque gassose”[3], il cui stabilimento venne aperto verso la fine dell’ottocento ed era situato nei pressi dell'edificio.
  • Sulla sinistra si incontra via del Muto dell'accia al collo. Il toponimo fa riferimento a una statua del primo secolo d.C. raffigurante un uomo avvolto in una toga che era collocata nel muro della porta Marica, una delle porte di accesso alla città. La porta fu demolita all'inizio del XIX secolo nell'ambito dell'ampliamento del centro cittadino e la statua fu trasferita nei musei civici. Il nome deriva da un risvolto della tonaca che appariva come una matassa (accia) portata attorno al collo. Alla statua è legata una leggenda sentimentale che racconta dell'amore contrastato di un pescatore con una ragazza figlia di un centurione romano[4]. Svoltando nella via si arriva a Piazza Botta che ospita diversi interessanti edifici.
  • Palazzo Carminali Bottigella. Posto al numero civico 30, di fronte al Tribunale, risale all'epoca sforzesca (circa 1480). La facciata conserva le originali decorazioni in cotto e costituisce una delle maggiori testimonianze di edilizia civile di epoca rinascimentale a Pavia.
  • Tribunale - Il Tribunale di Pavia è ospitato nel complesso che era una volta il convento della Colombina, appartenente dal XII secolo ai monaci Agostiniani. Successivamente, nel 1539, il complesso venne ceduto ai Padri Somaschi che lo adibirono a orfanotrofio. Nel 1810 l’ex convento fu adibito a sede del Tribunale e quindi nel 1857 a carcere cittadino. A partire dal febbraio 1992 a seguito della costruzione delle nuove carceri il Palazzo della Colombina è stato interamente destinato agli uffici giudiziari pavesi[5].
  • Al numero civico 18/20 si vede la facciata liberty dell'edificio, progettato dall'architetto Portaluppi, che una volta ospitava ii “Politeama Principe Umberto Cinema Teatro”. ll locale fu inaugurato nel 1927 ed era fornito di bar e di una platea di quasi 500 posti e di palchetti per altri 100/150 posti. Aveva inoltre la particolarità del soffitto che poteva essere completamente aperto. Il cinema chiuse nel 1978 e la struttura è stata interamente rimaneggiata per creare una galleria di negozi e, in una piccola sezione, la nuova sala cinematografica. La nuova struttura venne aperta nel 1991. La ristrutturazione ha mantenuto la prospettiva angolare e la pensilina in ferro battuto che presenta la scritta con le iniziali del nome del cinema, PPUCT.

Piazza Botta e via Severino Boezio[modifica | modifica wikitesto]

Da Corso Cavour passando per via del Muto dell'accia al collo si arriva in Piazza Botta.

La struttura architettonica della piazza hanno convinto alcuni registi a utilizzarla per ambientare le riprese di alcune scene dei propri film. La piazza e Palazzo Botta ospitarono il set di alcune scene del film diretto da Dario Argento con Adriano Celentano del 1973, Le cinque giornate. Piazza Botta e le vie limitrofe furono scelte anche da Ermanno Olmi per girare le scene (5 maggio 1977) del suo capolavoro, L'albero degli zoccoli, che riguardavano i tumulti scoppiati a Milano nel 1898 e la seguente repressione del generale Bava Beccaris.[6]

  • Al numero civico numero 10 si trova l'entrata di Palazzo Botta Adorno. Il palazzo fu edificato nel 1702 dal marchese Luigi Botta. Grazie alla sua magnificenza ha ospitato diversi ospiti illustri della città: Napoleone Bonaparte, Francesco I d’Austria, l’arciduca Ferdinando d’Asburgo, il feldmaresciallo Josef Radetzky, Vittorio Emanuele II di Savoia. Nel 1885, l’intero complesso fu ceduto dai marchesi Cusani, discendenti dei Botta, all’Università ed è stato riadattato alla nuova funzione. La facciata sulla piazza è stata rifatta nel 1892 su progetto di Leopoldo Mansueti, e presenta otto colonne sporgenti e delle metope che recano scolpiti simboli e soggetti riferibili alle scienze biologiche. Il palazzo ospita la cosiddetta “Stanza di Napoleone” il locale che ospitò l'imperatore francese e la moglie Giuseppina di Beauharnais che erano giunti in vista in città nel 1805. La stanza è affrescata sulla volta che presenta anche stucchi rococò, e presenta ancora il camino di marmo con lo stemma dei Botta Adorno e le porte ad anta unica dipinte con figure simboliche. Il parco è stato via via adatto alle esigenze universitarie e conserva l’acquario fatto costruire nel 1913 da Camillo Golgi per lo studio degli animali acquatici. Il progetto è opera dell’architetto Giuseppe Bergomi. In una sala del palazzo è esposto un esemplare di una elefantina donata da Napoleone all'Università di Pavia, che è tornata visibile al pubblico nel 2017 dopo un lungo lavoro di restauro.

Piazza Vittoria[modifica | modifica wikitesto]

  • Broletto. Dopo la distruzione del Palazzo imperiale nel 1024, il Broletto è diventato il principale edificio civile della città ed è stato la sede del Comune dal 1198 al 1875[7].
  • Madonna del Broletto. La statua è stata realizzata agli inizi del 1600. Si trova in una nicchia dietro una vetrata sulla facciata del palazzo dove è rimasta fino all'ottobre 1872, quando il Municipio deliberò di rimuovere la statua dalla facciata del Broletto, e di collocarla all'interno del Duomo "nel clima di anticlericalismo che ha caratterizzato gli ultimi decenni dell'Ottocento e che è stato ben testimoniato sul piano locale dallo storico Faustino Gianani, nonché in un momento di crisi politico-amministrativa del Comune"[8].
  • Palazzo dei Diversi[9] al numero civico 12. Edificato tra il 1376 e il 1383 da Nicolino De Diversi, maestro delle entrate ducali in età viscontea, come sua casa di abitazione. Sulla sua facciata, entro una cornice barocca in stucco, si trova un grande affresco dipinto nel 1751 dal pittore pavese Carlo Antonio Bianchi, oggi andato quasi perduto, che rappresenta l’Adorazione del Santissimo Sacramento. Esiste una copia molto rozza dell'affresco in vescovado. Dalla copia si vede San Siro inginocchiato nell'aldilà dopo la morte con i simboli episcopali deposti: il pastorale deposto a terra e la mitra è presa da un angioletto. Il Santo è ricevuto da San Francesco Saverio che sembra intercedere per lui con la Madonna affiancata da San Giuseppe. Al primo piano, a sinistro del dipinto, vi è trifora, mentre altre finestre in cotto sono presente sul lato che si affaccia in via Beccaria. Al piano terra un porticato ospitava e ospita tutt'ora le attività commerciali e fornisce un esempio di come doveva essere l'aspetto dell'intera piazza che era stata ampliata e rinnovata ad opera dei Visconti. Nel cortile si trovava un crocefisso ligneo, ora trasferito presso i musei civici del Castello Visconteo.
  • Chiesa di Santa Maria Gualtieri

Strada Nuova[modifica | modifica wikitesto]

La strada che va dal Castello Visconteo al Ponte coperto corrisponde nella parte centrale al cardo romano. Lungo questo percorso si è sviluppato l'intervento urbanistico più consistente realizzato in epoca viscontea e sforzesca.

  • Teatro Fraschini
  • Sede centrale dell'Università degli Studi
  • Al numero civico 61 Palazzo Brambilla (XVIII secolo) di proprietà della Fondazione Banca del Monte di Pavia
  • Angelo della peste, posto su una facciata della casa ad angolo con via Gatti. Secondo una leggenda, tramandata da Paolo Diacono nell'Historia Longobardorum, quando Pavia fu colpita, nel 680 da una pestilenza molti pavesi avrebbero visto due notte due angeli aggirarsi per la città. L'angelo cattivo batteva sulle porte delle case tante volte quanti sarebbero stati i morti il giorno successivo. La pestilenza cessò quando il vescovo San Damiano fece portare da Roma un braccio di San Sebastiano che fu esposto nella chiesa di San Pietro in Vincoli. Nel XVI secolo l'angelo sarebbe ritornato per fermare un'alluvione. Per questo l'immagine rappresenta l'angelo con un braccio alzato mentre intima alle acque del fiume di ritirarsi.

Corso Garibaldi[modifica | modifica wikitesto]

Corso Garibaldi era uno degli assi viari più importanti del Medioevo che portava all'uscita della città verso Cremona e Piacenza. Il Corso si sviluppa parallelamente a sud del decumano. Ancora oggi la strada ricorda l'atmosfera antica, sia per le case e i palazzi che si affacciano sulla via, sia per il susseguirsi ininterrotto di negozi e attività commerciali.

Gli edifici storici sono di seguito elencati a partire da Strada Nuova e procedendo verso est in direzione della periferia. I numeri dispari sono a destra, i pari a sinistra.

  • Al numero civico 1 si trova il settecentesco Palazzo dei Conti di Gambarana che occupa gran parte del primo isolato. Presenta un portale neoclassico che immette nella corte, dove nella parte posteriore si trova il corpo di fabbrica più basso della parte padronale originariamente adibito ad ambienti di servizio. La parte padronale è composta da due corpi ad L, il primo lungo il corso e il secondo perpendicolare nella parte occidentale. In questa ala si apre lo scalone in due rampe; sulla parete che fronteggia la prima salita vi è un affresco con una finta architettura. Nell'angolo sud est del primo cortile vi è un'antica ghiacciaia.
  • Resto di torre d'angolo con via Siro Comi. il profilo della torre si riconosce nella parte in mattoni a vista dell'edificio
  • L'isolato successivo è interamente occupato da Palazzo Arnaboldi Gazzaniga, già Palazzo Corti. Il lato settentrionale del palazzo lungo il Corso ospita numerosi negozi, così come un tempo ospitava le botteghe di proprietà della casata. La facciata del palazzo con la bella corte si apre ad est, di fronte alla Basilica di San Michele. Sempre su questo lato, a cui si accede dalla via che porta alla chiesa, si trova la torretta poligonale che fa parte dell'ala neogotica del palazzo aggiunta nel 1875 dall’architetto Ercole Balossi.
  • Facciata laterale della Basilica di San Michele aperta sul transetto settentrionale. La facciata, che si apre su una piccola piazza, costituisce quasi un elemento a sé stante. Nella parte sinistra guardano la chiesa vi è la canonica ospitata in una casa del secolo XI-XII.
  • Resto di torre della casa che si apre di fronte alla piazzetta, all'angolo con vicolo San Marcello.
  • Resto di torre sul voltone di Sant'Ennodio. Lasciando il corso, passando sotto il voltone e dietro all'abside di San Michele, si giunge al Palazzo Bellisomi-Vistarino, esempio di architettura settecentesca. Il palazzo ha al suo interno un parco che arriva fino al Ticino e si chiude con un belvedere. Il palazzo fu fatto costruire da Gaetano Annibale Bellisomi, esponente di una delle famiglie più eminenti dell'aristocrazia cittadina. Il progetto fu affidato all'architetto milanese Francesco Croce. Nell'ottocento il palazzo fu acquistato dai Conti di Vistarino.
  • Resto di torre. Alla base ha sede la storica Farmacia Pedotti all'interno della quale si possono ancora ammirare arredi lignei di fattura neoclassica e vasi in porcellana del 1800[10]. La farmacia è appartenuta all'omologa famiglia che ha partecipato attivamente alle vicende risorgimentali[11][12].
  • All'altezza del numero 27, sulla parete della casa d'angolo con via Alboino è murata una vecchia lapide che ricorda un episodio leggendario secondo cui il cavallo del re longobardo Alboino, che stava entrando in città da vincitore (572) dopo un lungo assedio, stramazzò a terra mentre passava attraverso la porta della città vicina al luogo in cui è posta la lapide trascinando con sé il cavaliere. La leggenda vuole che il Re avesse deciso di punire gli abitanti della città che avevano resistito fieramente ma che desistette dai propositi di vendetta dopo aver interpretato la caduta come un segno del destino.
(LA)

« ANTIQUISSIMAE REGIAEQ. URBIS HAEC OLIM IAM PORTA, CUIUS IN LIMINE ALBOINI LONGOBARDOR. REGIS, POST DURAM ANNOR. III ET MENSIUM VI OBSIDIONE(m), UTILI ET HONORIFICA TICINENSIBUS PACTIONE FACTA, MIRABILITER EQUUS, IPSO INSIDENTE FOEDIFRAGO, CONCIDIT ANN. SAL. DLXXII »

(IT)

« Questa fu già un tempo la porta dell'antichissima città regale sul cui confine, dopo un duro assedio di tre anni e sei mesi e dopo che era stato un patto utile e onorevole per gli abitanti, il cavallo di Alboino, mentre il fiolatore del trattato [Alboino] vi sedeva sopra stramazzò al suolo suscitando grande stupore »

  • Affresco "Madonna della palla" sulla parete della casa al numero civico 28. Il dipinto risale probabilmente al XVIII secolo anche se un recente restauro ha messo in luce tratti che potrebbero far anticipare la datazione al seicento[13]. Al di sotto del dipinto vi è una palla di cannone che probabilmente colpì l'edificio durante un assedio della città
  • Affresco "Crocifisso con santi" sulla parete della casa al numero civico 32. Il restauro ha rivelato un terzo personaggio di cui si era persa memoria e di cui si ignora l'identità[14]: forse si tratta di san Carlo Borromeo e di due padri Serviti che officiavano nella vicina chiesa di San Primo e Feliciano[15].
  • In corrispondenza del Corso con via Porta Palacense sulla sinistra e via Porta Nuova, che la fronteggia sulla destra, passava la cerchia di mura più antica.
  • Sulla destra si apre una strada strettissima, via Lunga, che scende verso il fiume. A metà di quella che una delle vie più suggestive della città si trova un dipinto con la Madonna, coperto da un tetto che si appoggia ai muri della via. Il dipinto risale al 1631 ed è protetto da un'edicola di legno e vetro. L'affresco è stato realizzato nel 1631, come ringraziamento della popolazione per lo scampato pericolo nella pestilenza del 1630. Il dipinto era in passato molto famoso e destinatario della devozione popolare. Raffigura la Madonna con il Bambino, che tiene in una mano un fiore. Dietro alle due figure vi è un angioletto che porta un cestino con i pani e i pesci mentre accanto vi è San Siro inginocchiato.
  • A sinistra, nello slargo lungo la strada che sale leggermente, si apre la piazza con la chiesa romanica di San Primo e Feliciano, il cui interno è stato interamente rimaneggiato in stile barocco
  • Oratorio di San Luca, la cui costruzione è iniziata nel 1586, era affidato alla Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, fondata da San Filippo Neri, che si occupava di dare ospitalità ai pellegrini di passaggio in città. Presenta la facciata rivolta a nord sul Corso[16].

Piazza Borromeo[modifica | modifica wikitesto]

È dominata dal Palazzo dell'omonimo collegio che occupa l'intero lato orientale della piazza.

  • Il palazzo del Collegio Borromeo, è stato progettato da Pellegrino Tibaldi detto il Pellegrini. Venne fondato nel 1561 per volontà di san Carlo Borromeo per ospitare i giovani studenti meritevoli che non avessero i mezzi economici per frequentare l'Ateneo Pavese.
  • Nel fianco sud del Palazzo, dove ora si trova il muro davanti al giardino, si ergeva la chiesa romanica a tre navate di San Giovanni in Borgo che presentava un profilo molto simile a quello della Basilic di San Michele. La chiesa fu acquistata nel 1805 dal Collegio e rasa al suolo nel 1815 per realizzare il completamento del giardino.
  • Nel lato sud si trova Casa Vitali ora Meriggi. Tra i due portoni del palazzo si riconosce il basamento di una torre.
  • Scendendo verso il Ticino e Porta Nuova, in quella che una volta si chiamava Contrda Due torri, vi sono i resti di una torre, ora trasformata in abitazione, la cui parte superiore è stata abbattuta nel 1829.
  • Alla fine della strada in discesa si incontra sulla destra la fine di via Lunga e, quindi, Porta Nuova. Si tratta di un’architettura fortificata edificata sul finire del Duecento nell'ambito dei lavori di costruzione della nuova cerchia di mura. La seconda porta sopravvissuta a quella tornata di lavori è Porta Calcinara. Il nome Nuova deriva probabilmente da "pons novus" un "nuovo" ponte di barche che attraversava il Ticino e di cui non è rimasta traccia.
  • Risalendo nella piazza, di fronte al Collegio vi è il complesso che ha ospitato per decenni l'ospedale Santa Margherita, che occupa una superficie di quasi 7 mila mq. La struttura era stata acquistata da una ditta privata per farne una residenza di lusso. Il progetto non è andato in porto e ora il cantiere è in stato di abbandono da anni.
  • All'incrocio con via San Giovanni in Borgo si alza una delle torri interamente conservate (Casa Lucchini) presenti in città.
  • In via Pasquale Massacra spunta l'abside di San Luca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianfranco Tibiletti, La struttura topografica antica di Pavia, in Atti del Convegno di studio sul centro storico di Pavia, 4-5 luglio 1964.
  2. ^ Flavio Fagnani, Guida storico-artistica di Pavia, Pavia, Ponzio, 1985.
  3. ^ Una fotografia, risalente al 1932 e conservata negli Archivi Chiolini dei Musei civici, raffigura il lato della palazzina verso Piazza Minerva con i locali del bar birreria., museicivici.pavia.it.
  4. ^ La leggenda del pescatore e della figlia del centurione, paviaedintorni.it.
  5. ^ Scheda che rinvia a diversi documenti sulla storia del palazzo e sulle sue diverse destinazioni d'uso, tribunale.pavia.giustizia.it.
  6. ^ I set delle riprese de L'albero degli zoccoli, infoalberodeglizoccoli.blogspot.it.
  7. ^ Sisto Capra, Pavia e il Broletto - Una storia breve, in I quaderni di Socrate, Pavia, PI.ME Editrice S.r.l., 2010.
  8. ^ La Madonna di Piazza Grande, madonnapiazzagrande.it.
  9. ^ Scheda Palazzo dei Diversi, lombardiabeniculturali.it.
  10. ^ Luisa Erba, Arredi storici nelle farmacie pavesi, in Pavia Economica, nº 2, 1991.
  11. ^ Roberto Lodigiani, Pedotti e Novaria, patrioti ribelli, in La Provincia Pavese, 6 marzo 2011.
  12. ^ La scienza e la spada.I farmacisti per l'Unità d'Italia (PDF), in Atti del Convegno tenuto a Torino il 9 aprile 2011 in occasione della commemorazione del 150º anno dell'Unità d'Italia, 2011, p. 175.
  13. ^ Gabriele Conta, Restituiti alla città due affreschi nascosti in corso Garibaldi, in Provincia Pavese, 9 dicembre 2014.
  14. ^ Ibidem.
  15. ^ Distretto 204 CARF Italia International Inner Wheel, I restauri dei Club del Distretto 204, 2015, p. 26.
  16. ^ Le chiese di Pavia: San Luca, su Diocesi di Pavia.
    «L’inconsueto orientamento della facciata, rivolta verso nord, sembra da collegarsi proprio con l’importanza della strada (attuale Corso Garibaldi) su cui il nuovo edificio di culto veniva ad affacciarsi. La deroga nei confronti della tradizione di orientare le chiese sull’asse est-ovest può infatti essersi resa necessaria al fine di rendere facilmente individuabile per i pellegrini quell’oratorio presso il quale funzionava una casa destinata al loro alloggio e alla loro assistenza.».