Storia digitale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La storia digitale (spesso indicata con l'espressione inglese Digital History) è la disciplina accademica che studia e crea media e strumenti digitali per la ricerca, la comunicazione e la didattica della storia.[1] È una delle discipline che compongono l'informatica umanistica ed è stata in passato associata alla storia quantitativa.

Con storia digitale si intendono oggi tre fenomeni distinti ma correlati. In primo luogo si intende storia pubblica digitale, la diffusione di contenuti storici pensati per un pubblico non specializzato attraverso mappe storiche interattive, visualizzazioni di dati, timelines, siti internet di divulgazione. In secondo luogo si intende la creazione e l'impiego di strumenti di ricerca e di comunicazione intra-accademica per storici professionisti. La lista di tali strumenti è lunga. Tra i più importanti vi sono gli archivi online, text e data mining, analisi dei network e dei big data - ovviamente applicati a fonti storiche. In ultimo con storia digitale si intende il dibattito sul futuro della disciplina storica al suo incontro con la rivoluzione digitale (metadati, accesso alle fonti digitalizzate, crowdsourcing della ricerca...).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia della storia digitale è collegata allo sviluppo delle tecnologie informatiche e di connessione digitale e, come tale, è in buona parte una storia anglosassone. I primordi di tale storia possono essere rintracciati già nel pionieristico articolo di Vannevar Bush, "As we may think", apparso su The Atlantic nel 1945[2]. In esso uno degli scienziati più importanti della propria epoca immaginava una macchina (il Memex) capace di immagazzinare vastissime quantità di informazioni, di recuperarle in tempi brevissimi e di connetterle secondo percorsi diversi e scelti dall'utente. Per illustrare il funzionamento di questa macchina, allora soltanto immaginata, Bush porta un esempio che oggi sarebbe considerato digital history: una ricerca che connette informazioni di natura diversa e conservate in archivi diversi per spiegare perché l'arco corto turco fosse più efficiente dell'arco usato dai crociati inglesi[2].

Occorre attendere gli anni sessanta e settanta e la diffusione dei computer nelle facoltà universitarie per assistere ai primi progetti che possono propriamente essere definiti di storia digitale. Data la natura dei computer del tempo, ancora per la maggior parte macchine di computazione piuttosto che strumenti di comunicazione, è naturale che storia digitale significasse storia quantitativa e si occupasse di dati seriali (censimenti, sondaggi, registri delle nascite e delle morti). Questo approccio suscitò tra gli storici sia forti entusiasmi che profondi dubbi. Emmanuel Le Roy Ladurie arrivò ad affermare nel 1973 che "lo storico del futuro sarà un programmatore o non sarà affatto"[3]. D'altra parte la pubblicazione nel 1974 di Time on the Cross: The Economics of American Negro Slavery,[4] un libro sugli aspetti economici dello schiavismo americano, ebbe grande successo, anche mediatico, ma fu accolto con grande scetticismo dagli storici. Il fatto che le dubbie interpretazioni del libro fossero basate su dati statistici processati tramite computer estese la diffidenza al mezzo informatico.[5]

La diffusione dei personal computer e in seguito di Internet inaugurano la storia digitale come la conosciamo oggi. Roy Rosenzweig e Edward Ayers furono tra i primi studiosi a intuire l'importanza che il digitale avrebbe assunto nella comunicazione e nella ricerca storica. Il primo collabora al progetto, iniziato nel 1990, di un manuale di storia multimediale ("Who Built America?"[6] - 1994) che accompagnasse al tradizionale formato cartaceo dei video in formato DVD e dei CD-Rom interattivi. I materiali raccolti dal progetto sono poi confluiti in uno dei primi siti dedicati alla didattica della storia online ("History matters"[7] - 1998).

Edward Ayers fu invece l'ideatore e il principale promotore di "The Valley of the Shadow"[8], un archivio sperimentale di fonti primarie online dedicato al confronto tra due contee adiacenti durante la guerra civile americana, una appartenente all'Unione, l'altra agli Stati Confederati. Nel 1994 il progetto organizza un "History Harvest", una delle prime raccolte di fonti crowd-based. L'archivio in sé non offre alcuna narrazione storica, solo l'accesso alle fonti riguardanti le contee di Augusta e Franklin prima, durante e dopo il conflitto. Le interpretazioni di Ayers sono tuttavia descritte in un saggio tra i primi ad essere pensati per un consumo online, pubblicato nel 2003 e scritto in collaborazione con William Thomas.[9]

Logo di Zotero
Il logo di Zotero

Nel 1994 Roy Rosenzweig fonda presso la George Mason University in Virginia quello che sarebbe presto diventato il più importante centro di storia digitale al mondo: il Center for History and New Media - CHNM (dedicato allo stesso Rosenzweig dopo la sua morte nel 2007). Nel corso degli anni il CHNM è stato responsabile di molte importanti iniziative di storia digitale e di informatica digitale: Liberty Equality Fraternity (un archivio e breve manuale alla storia della rivoluzione francese - 1997)[10], il September 11 Digital Archive (una raccolta di fonti fornite dagli utenti sugli attacchi dell'11 settembre - 2001)[11], Zotero (un software open source per il reference management),[12] Omeka (un content manager open source per la creazione di archivi ed esibizioni online che usa lo standard Dublin Core per l'attribuzione dei metadati)[13] e Tropy (un software open source per la gestione delle fotografie a scopo di ricerca)[14].

Esempi di storia digitale in Italia e in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Il logo di Europeana

La storia digitale è un campo in forte espansione, che comprende progetti ed esperimenti tra loro molto diversi e che sempre si interseca con altre discipline (informatica umanistica, archivistica, geografia per citare solo pochi esempi). Quello che segue è un elenco molto parziale, che serve solo a dare un'idea delle tante forme che può assumere la disciplina e che si concentra in particolar modo su esempi italiani ed europei.

Corsi di storia digitale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La storia digitale è una disciplina giovane per gli standard accademici ed è ancora poco diffusa nei corsi di storia delle Università italiane. L'elenco seguente si riferisce all'anno accademico 2017-8.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Douglas Seefeld e William Thomas, What is Digital History?, su American Historical Association - Perspectives on History. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato il 30 marzo 2018).
  2. ^ a b (EN) Vannevar Bush, As we may think, in The Atlantic, Luglio 1945. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2018).
  3. ^ (FR) Emmanuel Le Roy Ladurie, Le territoire de l'historien, Gallimard, 1973. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato il 30 marzo 2018).
  4. ^ (EN) Robert W Fogel e Stanley L Engerman, Time on the cross: the economics of american negro slavery, W.W. Norton, 1989, ISBN 0-393-31218-6. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato il 30 marzo 2018).
  5. ^ (EN) William G. Thomas III, Computing and the Historical Imagination, in Susan Schreibman, Ray Siemens, John Unsworth (a cura di), A Companion to Digital Humanities, Blackwell, 2004. (archiviato il 28 aprile 2018).
  6. ^ (EN) Who Built America? Textbook | ASHP/CML, su ashp.cuny.edu. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2018).
  7. ^ (EN) History Matters: The U.S. Survey Course on the Web, su historymatters.gmu.edu. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2018).
  8. ^ (EN) The Valley of the Shadow: Two Communities in the American Civil War, su valley.lib.virginia.edu. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato il 4 agosto 2011).
  9. ^ (EN) Edward Ayers e William G. Thomas III, The Differences Slavery Made, su www2.vcdh.virginia.edu. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato l'8 dicembre 2017).
  10. ^ Liberty, Equality, Fraternity: Exploring the French Revolution, su chnm.gmu.edu. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2018).
  11. ^ (EN) Home · September 11 Digital Archive, su 911digitalarchive.org. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2018).
  12. ^ (EN) Zotero | Your personal research assistant, su zotero.org, 28 marzo 2018. URL consultato il 12 aprile 2018 (archiviato il 28 marzo 2018).
  13. ^ (EN) Omeka, su omeka.org. URL consultato il 12 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2018).
  14. ^ (EN) Tropy, su tropy.org. URL consultato il 12 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2018).
  15. ^ (IT) Progetti - Laboratorio di Cultura Digitale, su www.labcd.unipi.it. URL consultato il 30 marzo 2018 (archiviato il 1º aprile 2018).
  16. ^ (EN) Medici Archive Project Mission, su www.medici.org. URL consultato il 18 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2018).
  17. ^ ANVUR: Reti Medievali in Fascia A, su Reti Medievali. Iniziative online per gli studi medievistici. URL consultato il 09 maggio 2018. La rivista, divenuta di fascia A nel 2012, non è nell'elenco pubblicato dall'ANVUR nel 2018.
  18. ^ (IT) Informatica Umanistica, su www.fileli.unipi.it. URL consultato il 04 aprile 2018 (archiviato il 5 aprile 2018).
  19. ^ Università degli Studi di Padova, Didattica - Università degli Studi di Padova, su www.didattica.unipd.it. URL consultato il 1° aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2018).
  20. ^ DIGITAL HISTORY [M77006] - Unive, su www.unive.it. URL consultato il 1° aprile 2018 (archiviato il 1º aprile 2018).

Bibliografia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]