Storia della televisione

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Il primo televisore italiano (1936, da L'illustrazione italiana)

1leftarrow blue.svgVoce principale: Televisione.

La storia della televisione inizia a partire dalla fine del XIX secolo. Seguì all'invenzione della trasmissione di immagini fisse avvenuta alla metà dell'800 ad opera di Andrea Bonora, successivamente perfezionata da altri.

Il XIX secolo ed i primi esperimenti[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca iniziò nel 1877 dopo che i fratelli Siemens proposero "l'occhio elettrico artificiale", basato sull'uso delle proprietà fotosensibili del selenio. Quasi contemporaneamente Adriano de Paiva (Portogallo), Constantin Senlecq (Francia), George R. Carey (Stati Uniti), Carlo Mario Perosino (Italia) propongono soluzioni per catturare e trasmettere immagini utilizzando le proprietà del selenio.[1]

Diversi sistemi di analisi delle immagini furono proposti negli anni '80; i due principali erano il disco di Nipkow (1884)[2] e la ruota con specchi proposta già nel 1882 da Ll. B. Atkinson[3] e teorizzato nel 1889 da Lazare Weiller.[4]

La televisione elettromeccanica[modifica | modifica wikitesto]

Nella dimostrazione di Baird, le immagini in movimento rappresentavano delle silhouette, cioè avevano solo la doppia tonalità di grigi, questi il 2 ottobre 1925 riuscì a realizzare anche la trasmissione a distanza di immagini in movimento con una vasta gamma di grigi, quella che normalmente viene chiamata televisione in bianco e nero. La trasmissione avvenne dal suo laboratorio nella stanza a fianco. Si trattava della ripresa di un viso di un giovane (William Taynton, il suo fattorino) che si era offerto per elaborare l'esperimento. La risoluzione verticale dell'immagine televisiva era di 30 linee e la frequenza delle immagini era di 5 immagini al secondo. La disponibilità di meccanismi di amplificazione dei segnali elettrici permise all'inventore scozzese John Logie Baird di costruire nel 1925 il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Si trattava di un apparato elettromeccanico in quanto la scansione delle immagini avveniva tramite un disco di Nipkow. Il 26 gennaio 1926 Baird effettuò con successo quella che viene ritenuta la prima vera dimostrazione pubblica di trasmissione televisiva senza fili, di fronte a qualche decina di scienziati della Royal Institution e giornalisti invitati per l'occasione.[5]

Il 26 gennaio 1926 Baird diede una nuova dimostrazione pubblica di televisione nel suo laboratorio di Londra ai membri del Royal Institution e alla stampa, appositamente convenuti. Nel 1927 trasmise la televisione da Londra a Glasgow (705 km di distanza) attraverso una normale linea telefonica in cavo. Nel 1928 realizzò la prima trasmissione televisiva transoceanica, che fu un grande traguardo, da Londra a New York. Sempre nel 1928 riuscì a trasmettere le prime immagini a colori. La televisione di Baird fu in seguito definita televisione elettromeccanica perché l'apparecchio di ripresa delle immagini e quello di visione si basavano su un dispositivo elettromeccanico inventato il 24 dicembre 1883 da Paul Gottlieb Nipkow; il disco di Nipkow. Fu definita elettromeccanica per differenziarla dalla televisione elettronica inventata negli anni seguenti e tuttora utilizzata. La televisione elettromeccanica era una televisione ancora in uno stadio embrionale che si diffuse solo in alcuni Stati del mondo e in aree geografiche molto limitate.

In Italia non si diffuse bensì solo sperimentata dal 1937; fu sostituita completamente dalla televisione elettronica già nel 1939. Nel corso degli anni trenta iniziano a svilupparsi in Europa i primi tentativi di trasmissione regolare di programmi televisivi; i paesi all'avanguardia sono l'Inghilterra, dove alla vigilia della seconda guerra mondiale risultano in circolazione circa 20.000 videoricevitori venduti direttamente al pubblico, e la Francia.

La prima diretta televisiva sportiva avvenne nell'estate del 1936 nella Germania nazista con i Giochi della XI Olimpiade a Berlino; essi furono trasmessi tramite cavo coassiale in diretta, per un totale di otto ore giornaliere, in 27 luoghi pubblici tra Berlino e Lipsia e tra Berlino e Monaco.

La televisione elettronica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Televisione analogica.

La televisione elettronica fu realizzata per la prima volta il 7 settembre 1927 dall'inventore statunitense Philo Farnsworth nel proprio laboratorio di San Francisco e iniziò a diffondersi dal 1928 negli Stati Uniti e dall'anno successivo in Europa. La definizione è dovuta al fatto che sia l'apparecchio di ripresa delle immagini sia quello di visione erano realizzati con un dispositivo elettronico, il tubo a raggi catodici, inventato dal fisico tedesco Ferdinand Braun nel 1897. Questa tecnologia è tuttora utilizzata: è stata tuttavia sostituita negli apparecchi di ripresa (telecamera) dai sensori CCD e CMOS, mentre negli apparecchi di visione (televisore, monitor e videoproiettore) dalla tecnologia al plasma, a cristalli liquidi (LCD), OLED e altre ancora in fase sperimentale.

La televisione digitale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Televisione digitale.

La densità di calcolo necessaria per una televisione digitale diventa alla portata del consumatore medio solo negli anni '90 del XX secolo. Infatti nel 1994, negli Stati Uniti, la Hughes Electronics diede avvio al primo servizio di TV digitale via satellite con la Direc TV mentre in Italia circa un anno dopo seguirono i servizi digitali satellitari di Telepiù[6].

Nel 1998 sono iniziate le trasmissioni di prova della televisione digitale terrestre, con il passaggio al DTTV come Analog Switchoff (ASO) o Digital Switchover (DSO). In Italia il passaggio da analogico a digitale terrestre, il cosiddetto switch-off, previsto con una legge del 2004 per il 31 dicembre 2006, fu completato solo nel 2012.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Monteleone, "Storia della radio e della televisione in Italia. Un secolo di costume, società e politica. Nuova edizione aggiornata", Marsilio, Venezia, 2003, ISBN 88-317-7230-9
  • Annamaria Ghedina, "Da Gregorio a Berlusconi. La vera storia della televisione libera", Vittorio Pironti Editore, Napoli, 2003
  • Amedeo Benedetti, "Storia dei programmi televisivi di maggior audience in Italia", Genova, Erga, 1999, ISBN 88-8163-193-8
  • Diego Verdegiglio, "La TV di Mussolini", Castelvecchi Editore, 2003.
  • Paolo Ruggeri, "Viva la Tv", in "Canzoni Italiane", Gruppo Editoriale Fabbri, 1994, Vol.3, pag.146-156

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