Storia della fisica in Italia

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Le origini[modifica | modifica wikitesto]

È possibile far risalire le origini degli studi di fisica in Italia al Rinascimento e, in particolare, a Leonardo da Vinci che, per molti versi, è stato un precursore della rivoluzione scientifica originatasi con Galileo Galilei. In particolare egli fu un pioniere nell'uso dei metodi sperimentali e fornì una comprensione dei fenomeni fisici profondamente innovativa per quel tempo[1].

Galileo Galilei e l'introduzione del metodo scientifico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Galileo Galilei e Metodo scientifico.

Gli esperimenti di Alessandro Volta[modifica | modifica wikitesto]

A cavallo tra il '700 e l'800 un ruolo chiave nella comprensione dei fenomeni elettrici fu svolto da Luigi Galvani e Alessandro Volta, spesso in forte antagonismo a causa delle diverse visioni sul modo di interpretarli. I risultati ottenuti da Volta, in particolare la pila e la comprensione dei potenziali che si originano nel contatto tra metalli, sono tutt'oggi parte della conoscenza scientifica acquisita.

Personaggio chiave della fisica nello stesso periodo fu Amedeo Avogadro per gli studi sui pesi molecolari essenziali per la comprensione della struttura della materia.

Fisica italiana nell'800[modifica | modifica wikitesto]

Tra i personaggi che hanno dato lustro alla fisica italiana nell'800 vanno annoverati: Galileo Ferraris per gli studi sull'elettricità e l'invenzione del motore elettrico in corrente alternata, Antonio Pacinotti che inventa la dinamo,[2] Antonio Meucci che inventa il telefono[3].

Per i suoi studi relativi ai raggi infrarossi, a quel tempo noti come calore radiante, va ricordato Macedonio Melloni, che ottenne per questo la medaglia Rumford della Royal Society.

Ottaviano Fabrizio Mossotti diede contributi rilevanti [4] alla comprensione della materia in presenza di campi elettrici.

A seguito degli esperimenti di Hertz sulle onde elettromagnetiche, Augusto Righi all'università di Bologna eseguì studi approfonditi sulla propagazione di tali onde che furono successivamente utilizzati da Guglielmo Marconi.

La fisica italiana nel '900 e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire dell'800 e all'inizio del '900, la fisica italiana soffre di un forte provincialismo[5]. Se si escludono i contributi importanti di fisica sperimentale già citati, i fisici italiani sono ben lontani dagli sviluppi che si andavano prefigurando nel resto d'Europa, semi delle due grandi rivoluzioni scientifiche che seguiranno.

Chi permise alla fisica italiana la necessaria modernizzazione fu Enrico Fermi, fondatore del gruppo dei ragazzi di via Panisperna che con le loro scoperte aprirono la possibilità dell'utilizzo dell'energia nucleare per scopi civili. Tale successo fu possibile attraverso la collaborazione dell'allora ministro e fisico Orso Maria Corbino che, a sua volta, ebbe Augusto Righi come maestro. Alla partenza di Fermi per gli Stati Uniti, Edoardo Amaldi, suo collaboratore, contribuì a mantenere alto il livello della fisica italiana e partecipò in maniera decisiva alla fondazione del CERN e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, due istituzioni fondamentali per la rinascita post-bellica della fisica sia europea che italiana. Fermi fu insignito del Premio Nobel per la fisica; oltre a lui anche Guglielmo Marconi, inventore della radio, e più recentemente Carlo Rubbia, per le sue scoperte relative alla fisica subnucleare, hanno ottenuto questo riconoscimento. Tra i premiati con il Nobel va anche ricordato Emilio Segrè, uno dei ragazzi di via Panisperna, che, a causa delle leggi razziali volute dal regime fascista, perse la sua posizione in Italia e si trasferì negli Stati Uniti all'Università di Berkeley e qui acquisì la cittadinanza statunitense.

Altri fisici italiani sono fra i massimi contributori della fisica subnucleare: Ettore Majorana, Bruno Pontecorvo, Giancarlo Wick. In anni più recenti, Nicola Cabibbo, Gabriele Veneziano, Giovanni Jona-Lasinio e Luciano Maiani sono fra i fisici internazionalmente più noti nel campo della fisica delle particelle.

Cabibbo e Maiani fanno parte di quella scuola romana, attiva sin dagli anni '60 al dipartimento di fisica dell'Università La Sapienza di Roma, che molto ha contribuito alla nostra attuale comprensione del mondo della fisica subatomica.

Nel campo della meccanica statistica, i maggiori contributi sono dovuti, oltreché al già citato Jona-Lasinio, anche a Giorgio Parisi che ha dato contributi anche in altre aree della fisica.

Nell'ambito degli studi di relatività generale vanno ricordati i nomi di Tullio Regge e Remo Ruffini. I contributi di Regge sono significativi anche nell'ambito della fisica subnucleare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Leonardo da Vinci (1478-1518), Codice Atlantico.
  2. ^ (EN) Antonio Pacinotti, fisicavolta.unipv.it. URL consultato l'8 aprile 2010.
  3. ^ L'invenzione del telefono da parte di Meucci, aei.it. URL consultato l'8 aprile 2010.
  4. ^ Mossotti Ottaviano Fabrizio, Sur les forces qui régissent la constitution intérieur des corps etc, in Biblioteca Italiana ossia Giornale di letteratura scienze ed arti, vol. 84, dicembre 1836, p. 278. URL consultato il 7 settembre 2010.
  5. ^ Fisica italiana agli inizi del '900 (Museo Galileo)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]