Storia della Sardegna vandala

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Storia della Sardegna.

La storia della Sardegna vandala ebbe inizio in coincidenza dell'epilogo della lunga dominazione romana in Sardegna, alla metà V secolo, quando l'isola venne conquistata dai Vandali, popolazione germanica stabilitasi nel Nord Africa. La Sardegna rimase vandala per circa ottant'anni, dal 456 al 534.

La conquista[modifica | modifica wikitesto]

Il regno dei Vandali

La conquista dell'ex provincia di Sardegna e Corsica da parte dei Vandali si colloca in un periodo compreso tra il 456 e il 476 circa. La prima occupazione avvenuta nel 456 d.C. fu un'occupazione solo parziale e limitata verosimilmente a qualche città costiera, tant'è che nel 466 il conte romano Marcellino - forse incoraggiato da papa Ilario - riuscì per un breve periodo a reimpossessarsi dell'isola. Tuttavia fra il 474 e il 482 la Sardegna ricadde sotto il dominio dei Vandali, guidati forse da Genserico o dal figlio Unerico[1].

Durante queste campagne di conquista, delle quali peraltro si ignorano molti dettagli, Olbia, una delle città sarde più prospere, venne violentemente attaccata dal mare e il suo porto distrutto[2].

Il possesso della Sardegna garantiva ai Vandali la sicurezza sulle rotte commerciali marittime tra Africa settentrionale e il resto del Mediterraneo e l'isola stessa, limes marittimo del regno vandalo, assumeva un'importante ruolo strategico[3].

Amministrazione vandalica[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema amministrativo vandalico non differiva molto da quello del periodo romano. La Sardegna era retta da un governatore detto praeses, scelto fra gli uomini di fiducia della famiglia reale vandala e residente a Caralis[4], che aveva sia funzioni civili che militari; egli era assistito da una moltitudine di funzionari ausiliari fra cui i procuratores (procuratori), addetti alla riscossione dei tributi, e i conductores (conduttori), economi dei possedimenti reali[5].

Il territorio isolano fu suddiviso in vari cleroi (lotti) che furono assegnati in parte alla corona e in parte ai guerrieri. I proprietari terrieri sardo-romani riuscirono in alcuni casi a conservare i propri latifondi in cambio del pagamento di tasse molto salate[5].

La Barbagia, il territorio montano centro-orientale dell'Isola, rimase invece un ducato semi-indipendente così come era avvenuto nel precedente periodo romano e poi anche nella prima parte di quello successivo bizantino. Sul finire della dominazione vandalica nei monti delle Barbagie o del Gerrei si rifugiarono anche quei gruppi di Mauri citati da Procopio di Cesarea, inviati sull'isola dai Vandali, che, stanziati in un primo momento in agro di Caralis, si diedero poi alla macchia nelle montagne dell'interno da dove in periodo bizantino compivano incursioni ai danni di Forum Traiani (Fordongianus). Contro di essi il generale bizantino Salomone organizzò una spedizione militare nell'inverno del 537[6].

Il regno sardo di Goda[modifica | modifica wikitesto]

Moneta raffigurante Goda
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra vandalica.

Nel 533, forse approfittando di una notevole autonomia, Goda, governatore vandalo della Sardegna (l'unico di cui si conosca il nome) di origine gota, si autoproclamò re (rex) dell'Isola, coniando monete proprie in bronzo, tra cui una raffigurante sul dritto il suo busto e nel rovescio l'effigie del Sardus Pater[7]. E fu così che «in Sardegna si formò per la prima volta una statualità, anche se limitata ai territori controllati dai Vandali e per pochi mesi'.»[8].

Giustiniano, Imperatore d’Oriente, forse chiamato in aiuto da Goda, decise di intervenire e inviò un esercito comandato dal Generale Belisario, coadiuvato dal Duca Cirillo. Il corpo di spedizione bizantino guidato da Belisario era composto da 16.000 soldati e 600 navi e si diresse verso l'Africa mentre il Duca Cirillo con alcune navi con a bordo 400 uomini si diresse in un primo tempo verso Caralis.

Intanto il re dei Vandali Gelimero, pur dovendo affrontare una rivolta in Tripolitania, mandò il fratello Tata con un grosso contingente di 120 navi e 5000 uomini in Sardegna per soffocare la rivolta capeggiata da Goda[9]. Tata prese velocemente Caralis (dove lasciò un piccolo contingente) giustiziò il traditore Goda e ritornò immediatamente a Cartagine, dove nel frattempo erano sbarcati i bizantini. Belisario sconfisse, il 30 agosto del 533 Gelimero ed occupò Cartagine, seguito dal Duca Cirillo che non aveva più raggiunto la Sardegna. Tata e Gelimero, riunitisi con quanto restava dell'esercito, marciarono contro i Bizantini ma furono ancora sconfitti a Tricamari (a 30 km da Cartagine). Tata fu ucciso mentre Gelimero, sfuggito alla cattura, si arrese qualche mese dopo. Il Duca Cirillo si recò allora a Calaris dove mostrò ai Vandali del presidio la testa mozzata di Tata, impalata su una picca[10][11], questo gesto bastò a far desistere i difensori e farli arrendere. Nel 534 in Sardegna finisce quindi l'epoca vandalica e inizia quella bizantina.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Le diocesi sarde del periodo romano di Caralis, Forum Traiani, Sulci, Turris e Sanafer (forse Cornus) rimasero operative anche sotto i vandali.

La chiesa sarda non fu perseguitata e non venne costretta all'Arianesimo[5] mentre furono puniti con il confino nell'isola i vescovi cattolici africani nei momenti di più dura contrapposizione tra gli stessi cattolici e i Vandali, di religione ariana. Questo fatto ebbe per la Sardegna conseguenze perfino positive, perché gli esuli ne arricchirono, durante la loro presenza, la vita culturale e religiosa (importazione del monachesimo). Fra i vescovi deportati sull'isola dai Vandali si possono ricordare il vescovo di Cartagine Fulgenzio (in seguito San Fulgenzio), e Feliciano, vescovo di Ippona, che portò con sé le reliquie di Sant'Agostino (oggi conservate a Pavia)[5]. Fu in questo periodo che due Sardi ascesero al soglio pontificio: Papa Ilario e Papa Simmaco[12].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Architettura funeraria[modifica | modifica wikitesto]

Rovine dell'area paleocristiana di Cornus

Il loro passaggio è documentato dalla presenza di alcune necropoli e sepolture singole riportate alla luce in diverse località isolane. Le testimonianze più significative provengono dalla necropoli di Cornus-Columbaris, composta da 22 tombe che hanno restituito una abbondante quantità di reperti di matrice mista germanica-africana. Apparterebbero all'età vandalica anche l'area di Sant'Imbenia presso Alghero, la sepoltura in località Spina Santa nelle vicinanze di Sassari e la tomba scoperta a Sant'Antioco nella quale era sepolto un uomo assieme al proprio cavallo[13].

Lo storico Alberto Boscolo attribuiva ai Vandali le tombe con volta a botte scoperte in diverse località isolane e principalmente nel sud Sardegna. Lo studioso le identificava come tombe elitarie germaniche tuttavia secondo altri studiosi sarebbero invece da collocare cronologicamente nel periodo bizantino[14][15]. Recentemente è stata rinvenuta una di queste necropoli in ottimo stato di conservazione nei pressi di Samassi, nel colle sul quale è situata l'attuale chiesa di San Geminiano. La necropoli è costituita da alcune tombe a camera realizzate con blocchi trachitici squadrati di notevoli dimensioni con volta a botte, chiusa centralmente con lastra a chiave di volta[16].

Vestiario[modifica | modifica wikitesto]

In età vandalica vennero introdotte alcune innovazioni sull'isola per quanto concerne il vestiario come gli ornamenti in metallo quali fibule e fibbie e i monili come gli orecchini a poliedro, originari dell'area germanica[13].

Cronologia dell'età vandalica[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere vandalo, mosaico da Bordj-Djedid
  • 456-66 Si congettura che in questi anni sia avvenuta una prima occupazione della Sardegna da parte dei Vandali, ma non ci sono notizie sicure.
  • 461-468 È Papa il sardo Ilario.
  • 468 I Vandali sono sconfitti da una flotta romana guidata da Marcellino.
  • 476 Trattato col quale gli Imperatori d'Oriente e d'Occidente riconoscono il possesso dell'isola da parte dei Vandali.
  • 498-514 È Papa il sardo Simmaco.
  • 507 Giungono in Sardegna gli ecclesiastici africani esiliati dal re vandalo Trasamondo, forse in numero di centoventi. Tra loro i vescovi Feliciano e Fulgenzio . Quest'ultimo - uno dei maggiori intellettuali dell'epoca, giunto all'episcopato da esperienze monastiche - fonda presso Cagliari il primo monastero di cui abbiamo notizia in Sardegna. Gli ecclesiastici africani rimarranno in Sardegna fino alla morte di Trasamondo (523).
  • 533 L'Imperatore bizantino Giustiniano I inizia la sua politica di riconquista inviando in Africa un esercito, comandato da Belisario, per abbattere il regno dei Vandali.
  • 534 Il duca bizantino Cirillo ottiene la resa dei Vandali di Sardegna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Cesare Casula, p. 127
  2. ^ Giovanni Pietra, I Romani a Olbia: dalla conquista della città punica all'arrivo dei Vandali. L’arrivo dei Vandali
  3. ^ Serra, Piras 2010, p. 517
  4. ^ Ibba, Piras 2010, p. 402
  5. ^ a b c d Francesco Cesare Casula, p.128
  6. ^ Pier Giorgio Spanu, La Sardegna Bizantina fra VI e VII secolo (1998) p.174
  7. ^ Sergio Liccardi, p.71
  8. ^ Francesco Cesare Casula, p. 133
  9. ^ Sergio Liccardi, p. 74
  10. ^ Francesco Cesare Casula, p. 135
  11. ^ Sergio Liccardi, p. 75
  12. ^ Sergio Liccardi, p. 42
  13. ^ a b A cura di Silvia Lusuardi Siena, Fonti archeologiche e iconografiche per la storia e la cultura degli insediamenti nell'Altomedievo (2003) pp. 306-310
  14. ^ Paolo Benito Serra, Tombe a camera in muratura con volta a botte nei cimiteri altomedievali della Sardegna(1987), p.140
  15. ^ Ibba, Piras 2010, p. 410
  16. ^ Comune di Samassi - Il periodo romanico e vandalico

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, 1994
  • Antonio Piras (a cura di), Lingua et ingenium: Studi su Fulgenzio di Ruspe e il suo contesto, Cagliari, Sandhi, 2010
  • Sergio Liccardi, Tra Roma e i Vandali. Godas re di Sardegna, 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]