Storia della Nazionale di calcio della Spagna

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Anni venti[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

La Selezione spagnola nel 1920 ad Anversa

Sorse nel 1920, in occasione della partecipazione ai giochi olimpici di Anversa: esordì il 28 agosto dello stesso anno al La Butte di Bruxelles contro la Danimarca vincendo per 1-0 con gol di Patricio, che divenne primo marcatore della storia della sua nazionale, la cui prima formazione era la seguente: Zamora, Samitier, Sesúmaga, Otero, Arrate, Belauste, Pichichi, Acedo, Eguiazábal, Patricio e Pagaza.

La selezione spagnola conquistò la medaglia d'argento vincendo il minitorneo per assegnare le medaglie di argento e bronzo che si disputò dopo la squalifica della Cecoslovacchia, che abbandonò la finale con il Belgio.

Nel 1921 la Spagna disputò la prima partita internazionale in casa, battendo il Belgio 2-0 a Bilbao. Nel 1929 si fregiò anche del prestigio di essere stata la prima squadra non britannica ad aver battuto l'Inghilterra, con una vittoria a Madrid per 4-3.

Anni trenta[modifica | modifica wikitesto]

La Spagna comunque non partecipò ai Mondiali del 1930, ma fece il suo esordio nella competizione soltanto ai mondiale del 1934. Qui raggiunse i quarti di finale, dove fu sconfitta per 1-0 dall'Italia nella gara di ripetizione, dopo che il primo incontro si era concluso con il risultato di 1-1[1].

Anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Al mondiale del 1950 ottenne il quarto posto. Dopo un periodo di crisi si qualificò per l'europeo del 1960. Dopo aver superato il primo turno e aver battuto per 7-2 la Polonia agli ottavi di finale, la Spagna si rifiutò per motivi politici, su pressione del dittatore Francisco Franco, di competere contro l'Unione Sovietica, che fu la vincitrice di quell'edizione.

Anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

L'era Villalonga:il trionfo europeo del 1964 (1962-1966)[modifica | modifica wikitesto]

Passata sotto la gestione di José Villalonga, la Spagna prese parte al campionato del mondo 1962 in Cile, ma fu eliminata nella prima fase contro Brasile, Cecoslovacchia e Messico.

Nel campionato europeo del 1964, giocato in casa, la Spagna poteva contare su una grande squadra, composta, tra gli altri, da Luis Suárez, Francisco Gento, Josep Fusté, Amancio Amaro e José Ángel Iribar. Quella compagine, che nelle qualificazioni aveva superato Romania, Irlanda e Irlanda del Nord, eliminò in semifinale la temibile Ungheria battendola per 2-1 e conquistò il primo trofeo della storia calcistica spagnola sconfiggendo l'Unione Sovietica per 2-1 nella finale di Madrid davanti a 125.000 persone che gremivano il Santiago Bernabéu. Jesús María Pereda portò in vantaggio la formazione di casa dopo appena 6 minuti di gara, ma la Spagna necessitò di un gol di testa negli ultimi minuti di Marcelino Martínez per vincere, dato che Galimzjan Chusainov aveva pareggiato su calcio di punizione. La vigilia della partita fu carica di tensioni politiche, dovute ai fatti di quattro anni prima.

L'era Balmanya (1966-1968)[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1966 al 1980 la nazionale spagnola attraversò un periodo buio. Con la partenza di Villalonga la Spagna entrò in un quindicennio che vide gli iberici assenti da tutte le competizioni internazionali, a eccezione del campionato d'Europa 1968, quando l'eliminazione arrivò ai quarti di finale contro l'Inghilterra.

Anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Al campionato d'Europa 1976 la Spagna, dopo aver sconfitto Romania, Scozia e Danimarca, fu eliminata ai quarti di finale. Ad Argentina '78 tornò a disputare la fase finale di un Mondiale dopo dodici anni. La squadra iberica si era qualificata alla fase finale grazie al primo posto nel girone con Jugoslavia e Romania, ottenuto vincendo a Siviglia contro gli jugoslavi e battendo in trasferta entrambe le avversarie, rendendo ininfluente la sconfitta patita a Bucarest. In Argentina fu sorteggiata nel girone C con Brasile, Austria e Svezia. Persa la partita con gli austriaci (1-2), pareggiò per 0-0 la partita con i verdeoro, ricordata per un incredibile errore a porta vuota di Julio Cardeñosa. Nell'ultimo match contro la Svezia vinse per 1-0, ma il successo non bastò per superare il turno.

Anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

L'era Santamaría (1980-1982)[modifica | modifica wikitesto]

Euro 1980[modifica | modifica wikitesto]

Anche il campionato d'Europa 1980 in Italia fu avaro di soddisfazioni per gli iberici, che si erano qualificati alla fase finale superando Romania, Jugoslavia e Cipro. La Spagna si rivelò la formazione più debole del suo girone: furono fatali le sconfitte contro Inghilterra e Belgio e il pareggio contro l'Italia.

Mondiale 1982[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione della Spagna al Mondiale del 1982 giocato in casa ritratta su un francobollo paraguaiano

Il mondiale 1982 si giocò in Spagna e per la prima volta nella storia del torneo vide la partecipazione di 24 squadre. Malgrado le grandi aspettative riposte sulla nazionale di casa, le Furie Rosse guidate da José Santamaría non riuscirono a lasciare il segno. Superata a fatica la prima fase a gironi (un pari, una vittoria e una sconfitta: 1-1 con l'Honduras, 2-1 con la Jugoslavia e 0-1 con l'Irlanda del Nord, la Spagna fu inserita nel gruppo B della seconda fase insieme a Germania Ovest e Inghilterra. Fu eliminata dopo la sconfitta (1-2) contro i tedeschi occidentali e il pareggio a reti inviolate contro l'Inghilterra. Santamaría fu esonerato al termine del mondiale.

L'era Muñoz (dal 1984 al 1988)[modifica | modifica wikitesto]

Europei 1984[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la coppa del mondo del 1982 disputata in casa, sulla panchina della nazionale tornò dopo tredici anni Miguel Muñoz. La qualificazione alla fase finale del campionato d'Europa 1984 in Francia fu ottenuta in modo rocambolesco. Inserita in un girone di qualificazione con Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Malta, nell'ultima partita la Spagna aveva bisogno di vincere contro Malta con 11 gol di scarto, unica situazione che le avrebbe consentito di superare nel computo della differenza reti i Paesi Bassi, che avevano già terminato i propri impegni. Il primo tempo si concluse sul punteggio di 3-1 e le speranze spagnole parvero svanire, ma nella ripresa gli iberici misero clamorosamente a segno i nove gol che servivano per qualificarsi. Santillana e Hipólito Rincón realizzarono quattro gol a testa, due marcature furono di Antonio Maceda, una di Sarabia e l'ultima, decisiva, di Señor all'83º minuto di gioco.[2]

Miguel Muñoz, allenatore della Roja dal 1984 al 1988.

Nel gruppo B della fase conclusiva del torneo la Spagna sfidò Germania, Portogallo e Romania. Ai pareggi per 1-1 contro Romania e Portogallo seguì la sorprendente vittoria per 1-0 contro la favorita Germania, successo che riscattò la sconfitta patita due anni prima. In semifinale la Roja se la vide con la Danimarca e la sconfisse ai rigori per 5-4 dopo che i supplementari si erano conclusi sull'1-1. In finale ad attendere le Furie Rosse c'era la Francia di Platini padrona di casa. I francesi vinsero per 2-0, ma per gli spagnoli fu comunque il secondo miglior risultato di tutti i tempi.[3]

Mondiale 1986[modifica | modifica wikitesto]

Muñoz guidò la Spagna anche alla qualificazione per il campionato del mondo 1986, superando facilmente Scozia, Galles e Islanda. La giovane formazione iberica fu sorteggiata nel girone con Brasile, Irlanda del Nord e Algeria. Sconfitta all'esordio contro i verdeoro (1-0) anche se aveva segnato con Michel un gol regolare non concesso dall'arbitro australiano Joseph Bambridge[4], batté per 3-1 l'Irlanda del Nord e per 3-0 l'Algeria. Agli ottavi travolse per 5-1 la Danimarca con quattro gol di Emilio Butragueño, ma ai quarti fu sconfitta ai rigori dal Belgio.

Euro 1988[modifica | modifica wikitesto]

Rimasta sotto la guida di Muñoz, la Spagna si qualificò senza patemi per il campionato d'Europa 1988 avendo la meglio su Austria, Romania e Albania. Nella fase finale fu inserita nel girone A insieme con Germania Ovest, Italia e Danimarca. Vinse per 3-2 al debutto contro i danesi, ma poi uscì sconfitta dalle partite contro italiani (1-0) e tedeschi occidentali (2-0).

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Da Suárez a Miera (1990-1992)[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 1990[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni novanta cominciarono con la nomina di Luis Suárez a CT. L'ex bandiera dell'Inter chamò in squadra molti giovani, da Manuel Jiménez Jiménez a Genar Andrinua a Martín Vázquez. Qualificatasi con facilità al campionato del mondo 1990 vincendo il girone con Irlanda, Ungheria, Irlanda del Nord e Malta, in Italia fu messa di fronte a Belgio, Uruguay e Corea del Sud nel gruppo E. Pareggiò a reti bianche contro gli uruguaiani e poi vinse sia contro gli asiatici (3-1) sia contro i belgi (2-1), che l'avevano sconfitta quattro anni prima in Messico. Agli ottavi di finale, però, fu eliminata dalla Jugoslavia (2-1), non riuscendo quantomeno a ripetere il piazzamento del 1986.

Euro 1992[modifica | modifica wikitesto]

Con il nuovo CT Vicente Miera la Spagna mancò la qualificazione al campionato d'Europa 1992, arrivando terza dietro Francia e Cecoslovacchia nelle qualificazioni. Miera in seguito guidò anche la Nazionale olimpica che, nello stesso anno, conquistò la Medaglia d'oro ai Giochi olimpici di Barcellona.

L'era Clemente (1992-1998)[modifica | modifica wikitesto]

La Spagna allenata da Clemente in una foto del maggio 1994

Mondiale 1994[modifica | modifica wikitesto]

Con la nomina del nuovo commissario tecnico Javier Clemente furono subito chiari i propositi di successo della federazione spagnola. La qualificazione al campionato del mondo 1994 fu conseguita in modo autorevole: in 12 partite gli iberici guadagnarono ben 19 punti. Nella fase finale, organizzata dagli Stati Uniti, gli spagnoli se la videro con Germania, Bolivia e Corea del Sud nel gruppo C. Nonostante i favori del pronostico, non andarono oltre il pari contro i sudcoreani (2-2, dopo aver sprecato due gol di vantaggio) e nella sfida contro la Germania pareggiarono per 1-1. Si qualificarono alla fase a eliminazione diretta grazie alla vittoria per 3-1 contro la Bolivia. Eliminata la Svizzera agli ottavi (3-0), ai quarti di finale furono sconfitti per 2-1 dall'Italia in una partita segnata da un controverso episodio in area di rigore spagnola, dove Mauro Tassotti ruppe il naso a Luis Enrique con una gomitata, ma non fu punito dal direttore di gara[5]. Poco prima Roberto Baggio aveva siglato il gol decisivo per gli azzurri.

Euro 1996[modifica | modifica wikitesto]

Qualificatasi per il campionato d'Europa 1996 dopo aver affrontato Danimarca, Belgio, Cipro, Macedonia del Nord e Germania nelle eliminatorie, in Inghilterra la squadra di Clemente fu messa di fronte a Francia, Romania e Bulgaria. Al pareggio per 1-1 contro i bulgari seguì un identico pari contro la Francia, ottenuto negli ultimi minuti. Vincendo per 2-1 contro la Romania, la Spagna si garantì l'accesso ai quarti, dove cadde contro l'Inghilterra padrona di casa ai rigori.

Mondiale 1998[modifica | modifica wikitesto]

Raúl, 102 presenze e 44 gol con la Spagna

Guidata dal talento di Raúl e Fernando Morientes, la compagine iberica si qualificò per il campionato del mondo 1998 senza difficoltà. Nel girone di qualificazione prevalse su Jugoslavia e Rep. Ceca, le avversarie più agguerrite, e diventò una delle 14 squadre europee che parteciparono alla prima edizione del mondiale a 32 squadre. In Francia, nel gruppo D, la Spagna esordì male. Andò al riposo contro la Nigeria in vantaggio per 2-1, ma nella ripresa subì due gol, complice anche un errore del portiere Andoni Zubizarreta, e perse per 3-2. Con il Paraguay pareggiò per 0-0 e nell'ultima gara, malgrado il largo successo (6-1) contro la Bulgaria, non superò il turno, perché la Nigeria perse per 3-1 contro i paraguaiani. Per la Spagna fu il peggior mondiale della sua storia.

Anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

L'era Camacho (1998-2002)[modifica | modifica wikitesto]

Euro 2000[modifica | modifica wikitesto]

Sorteggiata in un girone abbordabile con Israele, Cipro , Austria e San Marino nel gruppo 6 delle qualificazioni europee al campionato d'Europa 2000, la Spagna perse clamorosamente all'esordio contro Cipro (3-2) a Larnaca. Clemente lasciò l'incarico "per il bene dei giocatori e del calcio spagnolo" e fu sostituito da José Antonio Camacho, che debuttò con una vittoria in rimonta per 2-1 contro Israele. A Valencia, nella partita successiva, la Spagna travolse per 9-0 l'Austria e si ripeté contro i sammarinesi (6-0 e 9-0). Dopo un'altra vittoria (3-1) in casa degli austriaci, gli spagnoli vendicarono la sconfitta di Larnaca con un roboante 8-0 contro i ciprioti a Badajoz. La vittoria finale contro Israele (3-0) concluse un girone giocato alla grande dagli iberici.

Guidata da stelle del calibro di Raúl, Fernando Morientes e Juan Carlos Valerón, in Belgio e Paesi Bassi la Spagna fu inserita nel gruppo C. Perse per 1-0 contro la Norvegia anche per via di un errore del portiere Molina, che lasciò il posto di titolare a Cañizares. Poi vinse per 2-1 contro la Slovenia e per 4-3 contro la Jugoslavia (rimontando il 2-3 tra il quarto e il quinto minuto di recupero), vincendo il girone e accedendo ai quarti. Qui fu eliminata dalla Francia, che la batté per 2-1. Raúl fallì un rigore negli ultimi minuti del match.

Mondiale 2002[modifica | modifica wikitesto]

Fernando Hierro, colonna della difesa e del centrocampo della Spagna dal 1989 al 2002.

Austria, Israele, Bosnia ed Erzegovina e Liechtenstein non rappresentarono ostacoli insormontabili per gli spagnoli, che si qualificarono molto facilmente per il campionato del mondo 2002 vincendo tutte le partite tranne due (pareggi esterni con austriaci e israeliani). Il gruppo B vide la Spagna fronteggiare Slovenia, Paraguay e Sudafrica. La squadra di Camacho cominciò per il verso giusto, battendo per 3-1 Slovenia e Paraguay e confermandosi nell'ultima partita contro il Sudafrica (3-2). Vinto il girone con nove punti, agli ottavi di finale affrontò l'Irlanda in una partita emozionante e combattuta[6]. Gli irlandesi riuscirono a pareggiare negli ultimi minuti il gol in avvio di Morientes e portarono la sfida ai supplementari, ma il risultato non si sbloccò prima dei rigori. Dal dischetto la sfida si confermò serrata: per decretare il vincitore si dovette attendere il decimo tiro, quello di Gaizka Mendieta, che siglò il decisivo 3-2. Anche il giovane portiere iberico Iker Casillas fu decisivo, parando due dei tre rigori falliti dagli avversari e proiettando la Spagna ai quarti. Contro i padroni di casa della Corea del Sud allenati dall'esperto Guus Hiddink, che agli ottavi avevano eliminato l'Italia con un golden goal, la Spagna fu eliminata ai rigori dopo lo 0-0 dei 120 minuti di gioco. Tuttavia non mancarono gli episodi in cui la Corea del Sud parve favorita dall'arbitro, tra cui due gol regolari annullati agli spagnoli. Gli errori furono ammessi dalla FIFA[7]. La stampa iberica fu particolarmente dura al riguardo, parlando di "un furto, l'Italia aveva ragione" (AS) e "mani in alto" (Mundo Deportivo).

L'era Sáez (2002-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 toccò all'allenatore della Spagna Under-21, Iñaki Sáez, prendere il timone della Nazionale maggiore. Oltre a guidare la Spagna alla medaglia d'argento alle Olimpiadi di Sydney, Sáez aveva vinto un Europeo Under-21, un Mondiale Under-20 e un Europeo Under-19.

Euro 2004[modifica | modifica wikitesto]

Arrivata seconda alle spalle della Grecia nelle qualificazioni al campionato d'Europa 2004, la Spagna sconfisse la Norvegia ai play-off e volò in Portogallo, dove era tra le favorite per la vittoria finale. Finita nel Gruppo A con i padroni di casa del Portogallo, la Russia e la Grecia, era pronosticata come vincitrice del girone. Il 12 giugno le Furie Rosse esordirono contro la Russia e vinsero prevedibilmente per 1-0, ma quattro giorni dopo incapparono in un pareggio (1-1) a posteriori fatale contro la Grecia (che avrebbe vinto a sorpresa la competizione), contro la quale la Spagna sfiorò più volte il raddoppio e venne punita dall'unico tiro in porta degli ellenici. Nell'ultima giornata del girone gli spagnoli persero per 1-0 contro il Portogallo, che si portò in testa al girone, mentre una sconfitta per 2-1 con la Russia premiava comunque la Grecia che, a parità di punti e differenza reti, passava per il maggior numero di reti segnate. Il risultato fu un'amara eliminazione al primo turno.

L'era Aragonés: la conquista del secondo europeo (2004-2008)[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 2006[modifica | modifica wikitesto]

Luis Aragonés, allenatore dal 2004 al 2008, ha aperto il ciclo vincente della Roja.

Sáez fu esonerato e sostituito con Luis Aragonés, che esordì vincendo per 3-2 contro il Venezuela in un'amichevole giocata a Las Palmas, alle Isole Canarie, il 18 agosto 2004. Qualificatasi ai Mondiali di Germania 2006 vincendo lo spareggio contro la Slovacchia e dopo essere arrivata seconda nel girone vinto dalla Serbia e Montenegro, la Spagna di Aragonés fu inserita nel gruppo H con Ucraina, Arabia Saudita e Tunisia. Dopo aver disputato un ottimo primo turno (9 punti su 9 disponibili), fu eliminata negli ottavi di finale dalla Francia (1-3 il risultato finale), confermatasi bestia nera degli iberici nelle manifestazioni ufficiali.

Giocatori della Spagna alzano il trofeo degli Europei 2008 davanti ai tifosi

Euro 2008[modifica | modifica wikitesto]

Al campionato d'Europa 2008, sospinta dai gol di David Villa, la formazione allenata da Aragonés vinse il proprio raggruppamento davanti a Russia, Svezia e Grecia con tre vittorie (rispettivamente 4-1, 2-1, 2-1), qualificandosi per i quarti di finale, dove batté l'Italia dopo i tiri di rigore (0-0 dopo i tempi supplementari). In semifinale ebbe la meglio ancora contro i russi, battuti nettamente per 3-0. Nella sua prima finale dopo 24 anni affrontò la Germania e vinse per 1-0 grazie al gol di Fernando Torres,tornò a vincere il torneo dopo 44 anni di attesa. Il centrocampista Xavi fu eletto miglior giocatore del torneo e l'attaccante David Villa fu capocannoniere con 4 gol.

La vittoria in campo europeo issò la Spagna al primo posto della Classifica mondiale della FIFA del luglio 2008. Si trattava della prima volta in vetta per le Furie Rosse dall'introduzione del sistema di classificazione per le Nazionali di calcio nel 1993. In un solo colpo La Roja superò l'Italia, l'Argentina e il Brasile[8].

Anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

L'era Del Bosque: la prima Coppa del Mondo e il terzo Europeo (2008-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Festeggiamenti per la vittoria del campionato del mondo 2010

Confederations Cup 2009[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista dell'alloro continentale, Aragonés fu sostituito in panchina da Vicente Del Bosque.[9] Il nuovo commissario tecnico partì con il piede giusto[10], tanto che la squadra non subì alcuna sconfitta fino al giugno 2009.[11] In questo periodo, le Furie rosse parteciparono - in qualità di miglior formazione del vecchio continente - alla Confederations Cup.[12] Superato facilmente il primo turno, gli iberici crollarono a sorpresa contro gli Stati Uniti nelle semifinali: il k.o. per 2-0 fermò a 35 i risultati utili consecutivi (con 15 vittorie di fila, 13 delle quali ottenute nella stagione 2008-09).[13] Fu conquistato il terzo posto, sconfiggendo per 3-2 i padroni di casa sudafricani nel match di consolazione.[14]

Mondiale 2010[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno 2009, la Spagna ottenne il biglietto per la rassegna iridata col lusinghiero bottino di 10 vittorie in altrettante gare della fase eliminatoria.[15] Il ranking Fifa dell'anno la posizionò, inoltre, come la miglior squadra del 2009 con 1 627 punti in graduatoria.[16]

Il torneo in Sudafrica si aprì, incredibilmente, con una sconfitta: la Svizzera piegò infatti gli iberici di misura.[17] La qualificazione per gli ottavi venne comunque raggiunta grazie alle vittorie su Honduras (2-0[18]) e Cile.[19] Nella fase a eliminazione diretta, un gol di Villa (già autore della doppietta ai centramericani) fu sufficiente per battere il Portogallo[20]; l'attaccante si ripeté nei quarti, dando la vittoria contro il Paraguay.[21] Entrata così nella top 4 per la prima volta dal 1950, la Roja regolò in semifinale la Germania con una rete di Puyol.[22] Alla prima finale mondiale della sua storia, la Spagna affrontò l'Olanda: il risultato di partenza (0-0) si trascinò fino ai supplementari, quando la marcatura di Iniesta risolse la contesa.[23] Gli iberici aggiunsero al loro palmarès una storica Coppa del mondo, risultando al contempo la prima formazione europea a conquistare il titolo al di fuori dei confini continentali.[24]

Euro 2012[modifica | modifica wikitesto]

La formazione spagnola scesa in campo contro l'Italia nella finale dell'Europeo 2012.

La Spagna si qualifica per Euro 2012 da prima nel gruppo I delle qualificazioni con 8 vittorie su 8 partite giocate. Le Furie Rosse hanno sconfitto Repubblica Ceca, Scozia, Lituania e Liechtenstein per passare al torneo principale, da campioni in carica.

La Spagna viene sorteggiata nel Gruppo C nella fase a gironi, al fianco di Italia, Croazia e Irlanda. I campioni in carica hanno aperto il girone con la gara contro l'Italia il 10 giugno 2012. Gli azzurri hanno preso il comando nel secondo tempo della partita, grazie al gol al 61' di Antonio Di Natale, che ha sostituito l'altro attaccante Mario Balotelli. Tre minuti più tardi la Spagna trova il gol del pari con la rete di Cesc Fàbregas, su assist di David Silva, che insacca in rete spiazzando Gianluigi Buffon.

La seconda gara del girone vede la Roja contro l'Irlanda dell'italiano Giovanni Trapattoni. Iberici in vantaggio già al 4': la conclusione di Fernando Torres è secca e potente e si insacca sotto il tetto della rete. Al 4' della ripresa arriva, implacabile, il raddoppio di Silva, bravo a trovare l'angolino basso in mezzo a una selva di gambe dopo una respinta di Given su tiro di Iniesta. L'incontro è ormai deciso: Torres al 70' realizza il tre a zero mettendo a segno la doppietta personale, mentre il quarto e ultimo sigillo porta la firma di Fábregas all' 82' appena subentrato proprio all'attaccante del Chelsea.

Il loro terzo e ultimo match della fase a gironi contro la Croazia, si rivela più difficile del previsto. I balcanici hanno avuto alcune occasioni in particolare con Ivan Strinić e Ivan Perišić, ma Casillas si fa trovare pronto. La partita sembrava dirigersi verso il pareggio, fino al minuto 88, in cui Jesús Navas ha siglato il gol della vittoria che qualifica la Roja ai quarti da primi nel girone.

Il centrocampista Xabi Alonso esulta dopo la rete ai quarti contro la Francia.

Nei quarti di finale, il 23 giugno, la Spagna incontra la Francia. La Spagna spezza il tabù che la voleva mai vincente contro la Francia in competizioni ufficiali: alla Donbass Arena di Donetsk gli iberici passano per 2-0, grazie alla doppietta di Xabi Alonso. La Spagna pressa moltissimo e induce a tante palle perse sulla trequarti, e quando riparte fa malissimo. Dopo un'azione dubbia di Clichy ai danni di Fabregas in area di rigore al 6' (Rizzoli non dà il rigore, giustamente), la Spagna passa al 19': gran palla di Iniesta, per Jordi Alba che si libera di Revelliere e mette palla al centro, la zuccata di Xabi Alonso (alla sua partita numero 100 con la Roja) vale l'1-0. La Francia prova ad aumentare il ritmo, ma il solo Benzema là davanti è troppo poco: l'attaccante del Real si sbatte, guadagna punizione ma non riesce anche a essere incisivo in fase conclusiva. Ribery è l'unico che prova a dargli una mano, ma gli altri salgono poco, forse perché invitati a non scoprirsi dal proprio tecnico. È sempre la Spagna la squadra più pericolosa: Iniesta al 29' calcia addosso a un difensore su un bel suggerimento di Fabregas. Casillas viene impegnato per la prima volta al 33', quando Cabaye ci prova direttamente da calcio piazzato: palla deviata in corner. David Silva, quando entra in possesso di palla fa ciò che vuole, ma la Spagna manca della necessaria cattiveria per chiudere il match e la prima frazione va in archivio sull'1-0. Laurent Blanc prova a scuotere i suoi nell'intervallo: per battere la Spagna ci vuole carattere e anche tanta organizzazione. La Francia prova a scuotersi al ritorno in campo, ma il primo tentativo è di Xabi Alonso, l'autore del gol, che questa volta, al 52' spara altissimo da fuori. La Spagna, da super-offensiva nel primo tempo diventa quieta, forse anche troppo, evitando di alzare il ritmo, preferendo piuttosto il possesso palla orizzontale e la difesa con pochi contropiede. Al 61' ecco la prima vera chance da rete per la Francia: arriva da un'azione personale di Ribery che scaturisce nel colpo di testa di Debuchy, alto sulla traversa di Casillas. Subito dopo è la Roja ad avere la chance di chiudere il match, ma Lloris è bravissimo a leggere il passaggio da fenomeno di Iniesta per Fabregas. La partita sembra assopirsi, Blanc prova a risvegliarla con i cambi: dentro Menez, Nasri e Giroud, con Del Bosque che risponde con Torres e Cazorla. Metter dentro più attaccanti però non porta giovamento alla manovra offensiva francese, che più che punte sembra aver bisogno di maggior qualità e geometrie in mezzo al campo. È uno dei cambi di Del Bosque a chiudere il match al 90': doppio passo di Pedro su Rami, Revelliere è costretto a stenderlo in area. Xabi Alonso, ancora lui, mette dentro dal dischetto. 2-0 e doppietta: meglio non si poteva festeggiare la presenza numero 100 nella Roja.

Cesc Fàbregas ha realizzato il rigore decisivo che ha consentito alla Spagna di vincere contro il Portogallo.

La Spagna ha affrontato il Portogallo in semifinale. Esattamente come quattro anni: la Spagna in finale dell'Europeo per la seconda volta di fila dopo quella del 2008. Le Furie Rosse sono anche fortunate, perché il Portogallo osservato a Donetsk non meritava di perdere così, ai rigori, e senza nemmeno avere il tempo di vedere il suo Cristiano Ronaldo calciare l'ultimo penalty. Ma il calcio è così, e anche se quella osservata contro i lusitani è forse la peggiore espressione della Spagna dal 2008 a questa parte, la finale vedrà ancora una volta protagonisti Casillas e compagni. Contro chi lo sapremo solo al termine di Italia-Germania. Parte forte la Spagna, che dopo appena 9 minuti di gioco sfiora il gol del vantaggio con Arbeloa, ma il destro dal limite dell'area del terzino del Real Madrid termina alto sopra la traversa. Pochi secondi dopo ed è Iniesta a provarci, ma senza fortuna. Il Portogallo si sveglia con il passare dei minuti, guidato dalle accelerazioni improvvise del suo uomo simbolo, Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse del Real Madrid ci prova alla mezz'ora, sfruttando un errato disimpegno di Jordi Alba, ma chiude troppo l'angolo di tiro con il sinistro dal limite dell'area. Poco prima a rendersi pericolosa era stata ancora la Spagna con Iniesta, ma il destro a giro tentato dal limite dell'area dal campione del Barcellona era terminato alto sopra la traversa. Il secondo tempo è quasi soporifero, con le due squadre che sono più occupate a contenere piuttosto che a offendere. Del Bosque richiama Negredo e Silva per fare posto a Fabregas e Navas. Ma è il Portogallo a creare più pericoli, soprattutto con Hugo Almeida, che si sveglia nella ripresa e piazza alcune conclusioni mancine innescato da Ronaldo da buona posizione. Ma senza fortuna. Xavi spaventa Rui Patricio dalla distanza prima di lasciare il posto a Pedro, che nei supplementari sarà il vero incubo della difesa portoghese. Nell'ultimo quarto d'ora di gioco il protagonista è Cristiano Ronaldo, che ci prova con un paio di punizioni dalla distanza e che poi, al 90esimo, ha sul sinistro il pallone della possibile finale. Servito nello spazio da Raul Meireles, però, il fenomeno del Real Madrid calcia alto dal limite dell'area. Supplementari. Le tre sostituzioni del Portogallo arrivano tutte nel finale, ma nessuno tra Oliveira, Custodio e Varela riesce a cambiare l'inerzia di una partita che, una volta finita la benzina per i portoghesi, è tutta a favore della Spagna. La formazione di Del Bosque sfiora il vantaggio nel primo tempo supplementare con Iniesta, innescato da Jordi Alba: solo un super-miracolo di Rui Patricio tiene in vita il Portogallo. Nel secondo supplementare, i lusitani giocano a difendere, mentre la Spagna si riversa in avanti alla ricerca del gol qualificazione. Che non arriva. I calci di rigore cominciano con un errore per parte, Xabi Alonso e Moutinho, poi l'errore decisivo è di Bruno Alves (traversa), che manda sul dischetto Fabregas con il penalty del match-ball. Palo-gol e Spagna di nuovo in finale.

Il capitano Casillas alza il trofeo al cielo dopo la vittoria in finale, contro l'Italia.

Nel finale del 1º luglio, la Spagna affronta nuovamente l'Italia. Le Furie Rosse vincono ancora, battono gli Azzurri 4-0 nella finalissima di Kiev e portano a casa Euro 2012. Il primo tiro è di Andrea Pirlo, che al 2' calcia a lato dopo una bella azione di Antonio Cassano. Ma l'avvio è tutto di marca spagnola. Le Furie Rosse si scrollano di dosso discussioni stucchevoli sul fatto che siano più o meno noiose alzando da subito il tono della contesa. Ritmi alti, possesso palla dei giorni migliori e un Andrés Iniesta incontenibile. Al 7' Sergio Ramos sfiora la porta di testa sugli sviluppi di un corner, mentre al 10' Xavi calcia alto di un nulla un tiro da fuori al termine di un'azione interminabile della Spagna. E, puntuale, al 14' arriva l'affondo. Iniesta vede il movimento senza palla di Cesc Fabregas, Giorgio Chiellini - irriconoscibile - non lo tiene e la palla va dentro, insaccata dall'accorrente David Silva. La fascia sinistra, quella presidiata da Chiellini, diventa terreno di conquista per gli uomini di Del Bosque. E al 20' il difensore azzurro getta la spugna per un riacutizzarsi dei problemi muscolari che lo avevano tenuto fuori contro l'Inghilterra. Al suo posto entra Federico Balzaretti, che dà sicurezze maggiori in fase difensiva e spinge molto in attacco. La Nazionale ha un guizzo e impensierisce Iker Casillas con una serie di corner precisi di Pirlo, mentre Cassano sporca due volte i guanti al portiere avversario con una conclusione centrale (29') e una bella botta da fuori (33'). Eppure, è un fuoco di paglia. La Spagna, dopo aver rifiatato, riparte come se nulla fosse. E al 41' insacca il 2-0 con Fabregas che serve alla perfezione Jordi Alba, lanciatosi in profondità con un movimento senza palla da manuale, iniziato dalla propria metà campo. Il terzino non sbaglia a tu per tu con Buffon e insacca il primo gol in nazionale, quello che chiude un primo tempo traumatico per gli Azzurri, in netto affanno con gli uomini migliori. Prandelli toglie subito Cassano che, anche per problemi al ginocchio, viene rimpiazzato dall'avvio del secondo tempo da Antonio Di Natale. Il bomber dell'Udinese ci prova subito ma prima spedisce alto un facile colpo di testa (46') e poi spara su Casillas un sinistro dal cuore dell'area (51'). La partita vive le fasi più spettacolari. Perché da un lato l'Italia prova il tutto per tutto e dall'altro la Spagna cerca di chiudere la partita calando il tris. Fabregas ubriaca la difesa azzurra e al 48' viene bloccato soltanto da Buffon, mentre al 49' le Furie Rosse reclamano giustamente per un calcio di rigore non assegnato (mani vistoso di Bonucci su incornata di Sergio Ramos). Prandelli al 56' finisce i cambi con la più infausta delle sostituzioni: Thiago Motta per Montolivo. La partita del neo-entrato dura soltanto 4', perché al 60' gli cede la coscia destra ed è costretto a uscire in barella. L'Italia resta in dieci e la partita finisce qui. La Spagna continua ad aggredire, pur abbassando i ritmi. Del Bosque mette prima Pedro per Silva (58') e poi Torres per Fabregas (75'), mentre Abate e Balzaretti stringono i denti per non lasciare la Nazionale in nove. All'84' arriva l'inevitabile 3-0 di Torres, che segna il terzo gol del torneo divenendo capocannoniere ex aequo con un piattone facile facile nel cuore dell'area. Sono i titoli di coda. A mandarli è l'uomo che aveva iniziato tutto quattro anni fa in una bollente notte di Vienna, quando la Spagna salì sul trono d'Europa per la seconda volta nella propria storia stendendo la Germania. Torres che aveva interrotto il digiuno, Torres che sigilla un delirio di onnipotenza valso due Europei e un Mondiale nel giro di quattro anni con l'assist per Juan Mata, che entra all'86' per Iniesta e due minuti dopo insacca il poker. Finisce 4-0, la finale con il divario più ampio di sempre.

Con la vittoria finale, la Roja ha siglato alcuni record:

La Roja festeggia, al termine della gara, la vittoria per 4-0 ai danni dell'Italia.
  • La Spagna è diventata la prima squadra dalla fondazione della Coppa del Mondo FIFA nel 1930 a vincere tre titoli principali consecutivi (Campionato Europeo UEFA del 2008, la Coppa del Mondo FIFA 2010, Campionato Europeo UEFA 2012).
  • La Spagna è diventata la prima squadra a raggiungere la finale come il campione europeo in carica da quando la Germania ha fatto nel 1976.
  • La Spagna è diventata la squadra più vincente nella storia del comune Campionato Europeo, a fianco della Germania con tre titoli ciascuno.
  • La Spagna è la prima squadra nazionale ad aver vinto la Coppa del Mondo FIFA e mantenere il loro campionato continentale.

Nel 2012 le Furie Rosse hanno bissato il titolo europeo, divenendo in tal modo la prima Nazionale a vincere due edizioni consecutive del torneo: la finale contro l'Italia ha visto prevalere gli iberici col punteggio di 4-0. La squadra di Del Bosque aveva affrontato gli Azzurri già all'esordio, pareggiando per 1-1: la rete di Antonio Di Natale fu l'unica subita da Casillas in 570 minuti. Andando a segno nella finale di Kiev, Fernando Torres è il primo calciatore a segnare in due finali consecutive dell'Europeo.

Confederations Cup 2013[modifica | modifica wikitesto]

In quanto campione del mondo in carica, la Spagna partecipa alla Confederations Cup 2013 in Brasile, dove è inserita nel gruppo B.

Il 16 giugno, all'Arena Pernambuco di Recife, la Spagna esordisce battendo l'Uruguay per 2-1 con gol di Pedro e Soldado. Il 20 giugno surclassa Tahiti battendolo per 10-0 al Maracanã di Rio de Janeiro, stabilendo la maggiore goleada nella storia del mitico stadio. Per gli spagnoli, in rete con Torres (quadripletta), Silva (doppietta), Villa (tripletta) e Mata, si tratta della terza vittoria con maggiore scarto nella propria storia. Il 23 giugno la Spagna chiude la propria campagna nel girone a punteggio pieno sconfiggendo per 3-0 la Nigeria al Castelão di Fortaleza con doppietta di Alba e gol di Torres. Il 27 giugno in semifinale, nuovamente al Castelão di Fortaleza, elimina l'Italia battendola per 7-6 ai tiri di rigore (0-0 dopo i tempi supplementari). Per la squadra di Del Bosque vanno a segno dal dischetto Xavi, Iniesta, Piqué, Ramos, Mata, Busquets e, nell'ultimo e decisivo tiro, Navas, dopo l'errore di Bonucci.

In finale, al Maracanã contro il Brasile padrone di casa, la Spagna perde malamente per 3-0, fallendo anche un calcio di rigore (sul punteggio di 3-0 per i brasiliani) con Sergio Ramos. L'espulsione di Piqué al 71º minuto di gioco è la prima per la Spagna dopo 91 partite e per la selezione spagnola si tratta della prima sconfitta dopo 29 partite. Fernando Torres vince la classifica dei marcatori del torneo a pari merito con il brasiliano Fred grazie alle 5 reti realizzate.

Mondiale 2014[modifica | modifica wikitesto]

La Spagna campione del mondo e d'Europa in carica è sorteggiata nel girone I delle qualificazioni al Mondiale brasiliano del 2014. Il gruppo, che è quello con il minor numero di nazionali, è caratterizzato dalla Francia, la Bielorussia, Georgia e Finlandia.[25]

L'attaccante Pedro, capocannoniere della Roja nelle qualificazioni con 4 reti.

La prima gara delle qualificazioni ai Mondiali 2014 è l'11 settembre 2012, contro la Georgia. La gara per la Roja si rivela più difficile del previsto, ma viene comunque vinta dalla Spagna all'86° del secondo tempo, con gol dell'attaccante Soldado su assist di Cesc Fàbregas.[26] Nella seconda giornata, il 12 ottobre, la Spagna è di scena allo Stadio Dinamo di Minsk contro la Bielorussia. L'incontro viene vinto agevolmente dalle Furie Rosse che si portano a quota 6 punti nel girone: al 12° apre le marcature il difensore Jordi Alba, poi mette a segno una tripletta Pedro al 20°, 69° e 72°, che chiude i conti sul 4-0. Per l'attaccante del Barcelona si tratta della prima tripletta da calciatore.[27] Pochi giorni dopo, il 16 ottobre, si gioca la terza gara per la Spagna in casa contro la Francia all'Estadio Vicente Calderón. La Spagna passa nel primo tempo con gol del difensore Sergio Ramos al 25°, poi però Lloris para un rigore a Fabregas che avrebbe determinato il 2-0. Al 94° del secondo tempo, in pieno recupero, l'attaccante Giroud sigla l'1-1 ed interrompe a 24 la serie vincente degli iberici.[28][29] Il 22 marzo 2013, la Roja ospita la Finlandia a Gijón. Al secondo tempo, esattamente al 49º minuto, gli iberici passano con Ramos ma vengono raggiunti sul pari da Pukki. Quattro giorni dopo, la Spagna gioca in trasferta allo Stade de France contro i transalpini. Le Furie Rosse tornano alla vittoria nel girone (dopo il 4-0 rifilato alla Bielorussia) con gol di Pedro al 58° del secondo tempo. Il 6 settembre, dopo la Confederations Cup, la Spagna sfida la Finlandia all'Olympiastadion di Helsinki. Con un gol per tempo, hanno la meglio i campioni del mondo con reti di Alba al 19° e il primo gol di Negredo nelle qualificazioni. L'11 ottobre, la Spagna vince ancora in casa contro la Bielorussia per 2-1: apre le marcature il centrocampista Xavi al 61°, poi Negredo segna il 2-0 al 78°. Il gol della bandiera per gli ospiti è segnato da Karnilenka, che conclude la partita sul 2-1. La vittoria che consente alla Roja di qualificarsi al mondiale in Brasile, è il 2-0 contro la Georgia del 15 ottobre. Al 26° segna il terzo gol consecutivo Negredo, mentre chiude i conti l'attaccante Mata al 61°. Gli iberici passano il girone I da primi, con 20 punti frutto di 6 vittorie, 2 pari e 0 sconfitte. I gol segnati sono stati 14, mentre quelli subiti solo 3. Il miglior marcatore delle qualificazioni della Spagna invece, è Pedro con 4 reti.

Le formazioni di Spagna e Cile, seconda gara del girone di Brasile 2014. La partita è terminata 2-0 per i cileni, ed ha sancito l'eliminazione degli iberici.

La Spagna presenta la maglia per i Mondiali 2014, il 13 novembre.[30] Una grande novità nelle maglie delle Furie Rosse è che la prima divisa, sarà totalmente rossa, inclusi anche pantaloncini e calzettoni.[30] Altra novità degna di nota, sono i ricamati in oro, stesso colore utilizzato per numeri e nomi sulla schiena.[30] Sul petto campeggia la patch FIFA che identifica gli spagnoli come campioni uscenti sulla destra e lo stemma nazionale sulla sinistra sovrastato dalla stella del palmarès mondiale.[30]

Prima delle convocazioni per i Mondiali, la Spagna perde dei giocatori che avrebbero preso parte alla manifestazione: il portiere Víctor Valdés si infortuna al legamento con il Barcelona il 26 marzo;[31] Álvaro Arbeloa, campione del mondo nel 2010, in seguito ad alcuni patiti in stagione non viene inserito nella lista dei pre-convocati;[32] Il 13 maggio 2014, il ct del Bosque, inserisce 30 giocatori nella lista dei pre-convocati.[33] La lista definitiva dei convocati per la kermesse, viene resa nota dal ct il 31 maggio.[34][35] In numeri di squadra invece, vengono rivelati il 3 giugno.[36] Dalla lista, tra gli altri, sono stati esclusi Fernando Llorente, Ander Iturraspe, Alberto Moreno e Daniel Carvajal. La novità più rilevante è la convocazione di Diego Costa, attaccante brasiliano naturalizzato spagnolo.[37]

La Spagna campione del mondo e d'Europa è considerata, prima dell'inizio del Mondiale, una delle favorite per la vittoria finale[38]. Gli spagnoli sono sorteggiati nel girone B, con Paesi Bassi, Cile e Australia. Gioca la prima partita con i Paesi Bassi in un remake della finale mondiale di 4 anni prima, perdendo per 5-1 clamorosamente. Nella seconda partita la Spagna subisce una nuova sconfitta, questa volta dall'altra Roja, per 2-0, ne consegue una matematica eliminazione dal Mondiale già al primo turno. Ininfluente sarà la vittoria per 3-0 nell'ultima gara contro l'Australia. La nazionale spagnola entra così nella lista degli eliminati al primo turno da campioni uscenti con Italia (campione nel 2006 ed eliminata nel primo turno nel 2010) e Francia (campione nel 1998 ed eliminata nel primo turno nel 2002). Inoltre diventa la prima nazionale campione del mondo in carica a subire due sconfitte consecutive.

Euro 2016[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado la pesante sconfitta nella finale di Confederations Cup, la federcalcio spagnola conferma la sua fiducia a Del Bosque in vista dell'Europeo di Francia. Il girone di qualificazione al campionato d'Europa 2016 mette la Spagna, campione d'Europa in carica, di fronte a Ucraina, Slovacchia, Bielorussia, Macedonia del Nord e Lussemburgo.

Poco prima dell'inizio delle qualificazioni lasciano la nazionale due pedine rappresentative come Xavi e Xabi Alonso, mentre calciatori come David Villa (miglior marcatore nella storia della nazionale con 59 gol) e Fernando Torres non saranno più convocati.

La Spagna inizia il proprio cammino battendo per 5-1 la Macedonia, ma il 9 ottobre 2014 perde inaspettatamente per 2-1 in Slovacchia anche a causa di un vistoso errore di Casillas, che finisce nel mirino della stampa iberica. Da 36 partite (dal 7 ottobre 2006) la Spagna non perdeva una partita di qualificazione ad un grande torneo internazionale. Il 12 ottobre la Spagna batte per 4-0 Lussemburgo e nel quarto incontro sconfigge la Bielorussia per 3-0 in una partita in cui Casillas diviene il calciatore con più match vinti (32) nella storia del campionato d'Europa, contando sia le partite di qualificazione che quelle della fase finale. La squadra di Del Bosque consegue tre altre vittorie contro Ucrania (1-0), Bielorussia (1-0) e Slovacchia (2-0). Grazie ai successi contro Macedonia (0-1) e Lussemburgo (4-0) la Spagna blinda il primo posto nel girone e si qualifica per la nona volta nella sua storia per la fase finale di un campionato d'Europa. Nell'ultima partita, a qualificazione già ottenuta, le Furie Rosse battono per 1-0 l'Ucraina a Kiev, facendo registrare per la prima volta nelle qualificazioni una striscia di imbattibilità della propria porta di otto partite.

Dei 23 giocatori convocati da Del Bosque per Euro 2016, 13 sono reduci del Mondiale di due anni prima e 10 dalla vittoria a Euro 2012.

Nella fase finale dell'Europeo di Francia la Spagna debutta il 13 giugno al Municipal di Tolosa battendo la Rep. Ceca (1-0). Il 17 giugno all'Allianz Riviera di Nizza vince contro la Turchia (3-0) e il 21 giugno allo Stade Bordeaux-Atlantique di Bordeaux perde la terza partita del girone contro la Croazia (2-1 dopo essere passata in vantaggio), chiudendo la fase a gironi al secondo posto. La sconfitta contro i croati, la prima per gli iberici nella fase finale dell'Europeo dopo 12 anni, non preclude agli spagnoli la qualificazione agli ottavi di finale, ma fa sì che la Spagna venga inserita nel lato del tabellone dove vi sono già Germania, Francia, Italia e Inghilterra. Il 27 giugno, allo Stade de France di Saint-Denis, la Spagna è battuta per 2-0 ed eliminata dall'Italia di Conte.

Da Lopetegui a Hierro (2016-2018)[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 2018[modifica | modifica wikitesto]

L'eliminazione della Spagna per mano dell'Italia segna per molti esperti la fine di un ciclo per la selezione iberica[39]. Vicente del Bosque, il CT della Spagna più vincente di tutti i tempi, conferma la propria volontà di abbandonare l'incarico dopo otto anni e 113 partite come commissario tecnico.

Il 21 luglio 2016 la federazione calcistica spagnola affida l'incarico di commissario tecnico a Julen Lopetegui[40], già selezionatore dell'Under-19, dell'Under-20 e dell'Under-21 spagnola. Il nuovo tecnico guida la Spagna, inserita nel gruppo G di qualificazione al campionato del mondo 2018 con Italia, Albania, Macedonia del Nord, Israele e Liechtenstein, alla qualificazione mondiale: gli iberici vincono il raggruppamento con autorevolezza, totalizzando 9 vittorie e un pareggio (in trasferta contro l'Italia) in 10 partite.

Il 13 giugno 2018, ad un solo giorno dall'inizio del mondiale di Russia, Lopetegui è esonerato dalla federcalcio spagnola a causa del ritardo nel comunicare al presidente federale l'accordo siglato con il Real Madrid per la stagione seguente, malgrado un rinnovo contrattuale con la federcalcio siglato appena due settimane prima. Al suo posto è ingaggiato ad interim Fernando Hierro[41][42]. La squadra spagnola supera la fase a gironi come prima classificata, sebbene a pari punti con il Portogallo, dopo aver pareggiato per 3-3 contro i lusitani, battuto per 1-0 l'Iran e pareggiato per 2-2 contro il Marocco. Agli ottavi di finale è bloccata sul pari (1-1) dalla Russia padrona di casa dopo i tempi supplementari ed eliminata ai tiri di rigore (4-3).

Gestione Luis Enrique con la parentesi Moreno (2018-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Al posto del dimissionario Hierro, il 9 luglio 2018 la federcalcio spagnola chiama a ricoprire il ruolo di CT l'ex calciatore Luis Enrique[43][44]. Il nuovo tecnico esordisce in gare ufficiali l'8 settembre 2018 battendo per 2-1 l'Inghilterra a Wembley nella UEFA Nations League 2018-2019. Nella seconda giornata di Nations League, l'11 settembre ad Elche, la Spagna si impone per 6-0 contro la Croazia finalista del mondiale di Russia. Si tratta della peggiore sconfitta in gare ufficiali per una nazionale che ha giocato una finale di Coppa del mondo[45]. Luis Enrique coglie anche una vittoria nel successiva gara in trasferta (1-2) contro l'Inghilterra, ma a causa di due sconfitte (entrambe per 2-3) contro gli inglesi in casa e contro i croati fuori casa la Spagna si classifica seconda nel minigirone e rimane fuori dalla final four della Nations League.

Nel giugno 2019, in seguito alle dimissioni di Luis Enrique per gravi problemi familiari, la panchina della nazionale passa al suo vice, Robert Moreno. Dopo 99 anni e 699 partite, il 12 ottobre 2019, nella gara di qualificazione al campionato d'Europa 2020 in casa della Norvegia (1-1), per la prima volta la Spagna schiera nella formazione iniziale undici calciatori militanti in undici squadre di club diverse. La squadra iberica ottiene la qualificazione al campionato d'Europa 2020 vincendo il proprio girone davanti a Svezia, Norvegia, Romania, Fær Øer e Malta. Al termine della gara vinta per 5-0 in casa contro i rumeni, che chiude le eliminatorie, sulla panchina della Spagna torna Luis Enrique.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Italia-Spagna 1-1, italia1910.com.
  2. ^ Mattia Chiusano, E la Spagna rifilò 12 reti a Malta, in la Repubblica, 20 giugno 2004.
  3. ^ (ES) La Vanguardia, Francia se corona ante el llanto español, su lavanguardia.es. URL consultato il 10 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2009).
  4. ^ (ES) Noticias de Álava, Bambridge, un árbitro que se alinea con Brasil ante España, su noticiasdealava.com (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2009).
  5. ^ Mondiali 1994: Italia-Spagna 2-1, Storie di calcio.
  6. ^ Mondiali 2002. Spagna-Irlanda ai rigori: decide Mendieta, furie rosse avanti. Con l'Italia nei quarti?, RaiNews24.rai.it, 16 giugno 2002. URL consultato il 13 luglio 2010.
  7. ^ (ES) BBC, FIFA admite errores de arbitraje, su news.bbc.co.uk.
  8. ^ Fifa/Coca Cola World Ranking, fifa.com, 2 luglio 2008. URL consultato il 9 luglio 2008.
  9. ^ Del Bosque nuovo ct della Spagna, su it.eurosport.com, 15 luglio 2008.
  10. ^ Filippo Maria Ricci, Spagna, numeri da record E Villa continua a segnare, su gazzetta.it, 11 settembre 2008.
  11. ^ Pierluigi Pardo, La Spagna dei fenomeni e noi, paragone impietoso, su sport.sky.it, 17 giugno 2009.
  12. ^ Il Sud Africa elimina la Nuova Zelanda Spagna in semifinale, su sport.sky.it, 17 giugno 2009.
  13. ^ Spagna, clamoroso ko Stati Uniti in semifinale, su repubblica.it, 24 giugno 2009.
  14. ^ Spagna terza (3-2) Sudafrica in lacrime, in la Repubblica, 29 giugno 2009, p. 42.
  15. ^ Mondiali: 9º successo per Spagna, su rai.it, 10 ottobre 2009.
  16. ^ Spagna squadra del 2009 Brasile secondo, Italia 4ª, su repubblica.it, 16 dicembre 2009.
  17. ^ Jacopo Manfredi, Spagna, che tonfo La Svizzera fa il colpo, su repubblica.it, 16 giugno 2010.
  18. ^ Enrico Sisti, La Spagna torna al successo ma la qualificazione è un rebus, in la Repubblica, 22 giugno 2010, p. 65.
  19. ^ Gianluca Strocchi, Spagna, tre punti e primato Anche il Cile fa festa, su repubblica.it, 25 giugno 2010.
  20. ^ El Guaje fa fuori il Portogallo e CR9, su it.eurosport.com, 29 giugno 2010.
  21. ^ Dopo due rigori sbagliati, Spagna-Paraguay finisce 1-0, su ilsecoloxix.it, 4 luglio 2010.
  22. ^ Puyol spezza la Germania: Spagna, delirio finale, su sport.sky.it, 7 luglio 2010.
  23. ^ Maurizio Crosetti, Il mondo è della Spagna, su repubblica.it, 11 luglio 2010.
  24. ^ Delirio a Madrid per la Spagna Festa in piazza con i campioni, su gazzetta.it, 12 luglio 2010.
  25. ^ The Preliminary Draw results in full, FIFA, 30 luglio 2011. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  26. ^ (ES) Primer gol de Soldado en partido oficial con España, as.com, 11 settembre 2012. URL consultato il 3 maggio 2014.
  27. ^ Plaudits take back seat for Spain striker Pedro, UEFA.com, 13 ottobre 2012. URL consultato il 13 ottobre 2012.
  28. ^ SPAIN-FRANCE 1-1 fifa.com
  29. ^ Francia all'ultimo respiro. Spagna raggiunta al 94' gazzetta.it
  30. ^ a b c d La divisa della Spagna per i Mondiali 2014, tutta in rosso e con lo stemma nazionale corretto passionemaglie.it
  31. ^ Victor Valdes: Spain goalkeeper suffers serious knee injury, in BBC Sport, 28 marzo 2014. URL consultato il 24 ottobre 2014.
  32. ^ Spagna, Arbeloa dice addio alla Nazionale: "Si chiude una tappa importante", tuttomercatoweb.com, 13 maggio 2014. URL consultato il 21 dicembre 2014.
  33. ^ World Cup 2014: Diego Costa and Fernando Torres in Spain squad, BBC Sport, 13 maggio 2014. URL consultato il 13 maggio 2014.
  34. ^ (EN) Costa and Torres make final Spain squad, su fifa.com, 31 maggio 2014. URL consultato il 31 maggio 2014.
  35. ^ Los 23 elegidos de Del Bosque para jugar el Mundial, in ligabbva.com, 31 maggio 2014. URL consultato il 31 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 31 maggio 2014).
  36. ^ OFICIAL: Estos son los dorsales oficiales para el Mundial, in sefutbol.com, 3 giugno 2014. URL consultato il 3 giugno 2014.
  37. ^ World Cup 2014: Spain drop Alvaro Negredo and Jesus Navas, BBC Sport, 31 maggio 2014. URL consultato il 31 maggio 2014.
  38. ^ http://es.fifa.com/worldcup/news/y=2014/m=6/news=de-primer-plato-una-final-2368928.html, http://es.fifa.com/worldcup/news/y=2014/m=6/news=de-primer-plato-una-final-2368928.html.
  39. ^ Spagna a fine ciclo, Del Bosque: "L'Italia ha meritato", eurosport.com, 27 giugno 2016.
  40. ^ Ora è ufficiale, Julen Lopetegui nuovo ct della Spagna, eurosport.com, 21 luglio 2016.
  41. ^ Spagna, Lopetegui è fuori! Esonerato per il "caso Real". Hierro nuovo c.t., gazzetta.it, 13 giugno 2018.
  42. ^ Mondiali Russia 2018, Spagna esonera Lopetegui: aveva appena firmato con il Real Madrid. Al suo posto c’è Hierro, Il Fatto Quotidiano, 13 giugno 2018.
  43. ^ Copia archiviata. URL consultato l'11 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2018).
  44. ^ Luis Enrique nuovo c.t. della Spagna. Prende il posto di Hierro, in La Gazzetta dello Sport - Tutto il rosa della vita. URL consultato il 9 luglio 2018.
  45. ^ L'Ungheria, finalista perdente al campionato del mondo 1938, perse per 7-0 contro la Germania il 6 aprile 1941, ma si trattava di partita amichevole.

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