Storia della Nazionale di calcio dell'Italia

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Indice

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

La prima selezione nazionale dell'Italia (in maglia palata) a Torino nel 1899, ritratta assieme agli avversari della Svizzera (in maglia bianca).

La Federazione Italiana del Football nacque nel 1898, quando il calcio in Italia era ancora a un livello pionieristico. Il primo tentativo di dar vita a una selezione italiana fu effettuato già nel 1899 (secondo alcune fonti nel 1895[1]) quando la FIF selezionò undici giocatori che militavano nel campionato italiano, di cui solo tre italiani, per giocare il 30 aprile un incontro amichevole a Torino presso il Velodromo Umberto I contro una rappresentativa svizzera che si impose per due reti a zero. In quell'occasione la rappresentativa italiana indossò una divisa biancoblù che era in effetti quella di gioco del Genoa. I giocatori "italiani" selezionati per quell'incontro furono Beaton, Bosio, Dobbie, Kilpin, Savage e Albert Weber dell'Internazionale Torino e Agar, De Galleani, Leaver, Pasteur I e Spensley del Genoa.[2][3]

I vari tentativi di dar vita a un'effettiva selezione nazionale, sulla falsariga di quelle già esistenti nelle Isole britanniche, si concretizzarono nel 1910 quando grazie a Luigi Bosisio, Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (nuova denominazione assunta dalla FIF nel 1909) e tra i fautori dell'italianizzazione del calcio italiano, si decise di costituire una vera Nazionale italiana.[4] Ad annunciare la novità fu lo stesso Foot-Ball, rivista ufficiale della FIGC, il 13 gennaio 1910:

Francesco Calì, primo capitano della Nazionale

« LA SQUADRA NAZIONALE ITALIANA - Quest'anno anche l'Italia avrà la sua squadra nazionale composta da soli giuocatori italiani. La FIGC ha a questo d'uopo incaricata la Commissione Tecnica Arbitrale... [per] mettere assieme una squadra che degnamente sappia rappresentare i colori d'Italia, colla speranza che la vittoria arrida agli undici valorosi atleti. »

(Foot-Ball del 13 gennaio 1910, citato in Chiesa, pp. 40-41.)

A tal fine, in mancanza di allenatori veri e propri (il calcio era ancora pionieristico) ed essendo gli arbitri i più esperti, tra gli addetti ai lavori, sul tasso tecnico dei diversi giocatori che militavano in Prima Categoria (l'odierna Serie A), la FIGC incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori che avrebbero giocato in Nazionale per le prime partite.[5] Tale commissione tecnica, formata da Umberto Meazza (US Milanese), Alberto Crivelli (Ausonia Pro Gorla), Agostino Recalcati[6] (US Milanese), Giuseppe Gama (Inter) e Gianni Camperio (Milan), designò Umberto Meazza come allenatore. Tali giocatori vennero selezionati dalla Commissione Tecnica Arbitrale suddividendo i convocati per la selezione in due squadre, denominate dei "probabili" (i titolari, in maglia bianca) e dei "possibili" (le riserve, in maglia celeste), facendoli giocare tra di loro in modo da poter valutare i migliori. La partita disputata il 5 maggio fu vinta dai "probabili" per 4-1, quella dell'8 maggio (con qualche cambio di formazione), sul campo dell'Inter, 4-2 sempre per i "probabili", che alla fine costituiranno i 10/11 (Bontadini dell'Ausonia, pur essendo un "probabile", fu escluso in favore del torinista De Bernardi, uno dei "possibili") della formazione che scese in campo nella partita d'esordio.[7]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Italia-Francia (1910).
Virgilio Fossati, terzo capitano della Nazionale, scomparso al fronte nella Grande Guerra

Il debutto avvenne contro la Francia, il 15 maggio all'Arena Civica di Milano. Per la cronaca, l'Italia vinse 6-2[8] (capitano Francesco "Franz" Calì, giocatore dell'Andrea Doria) e il primo gol italiano fu segnato da Pietro Lana che, nell'occasione, realizzò una tripletta. In questa occasione, la divisa ufficiale dell'Italia fu il bianco, come il colore della squadra che stava dominando il calcio italiano dell'epoca, la Pro Vercelli.[senza fonte]

Vinti i titoli 1908 e 1909, la squadra dei "Leoni" vercellesi fu però sconfitta dall'Inter nel 1910, nel primo vero spareggio della storia del campionato italiano. Il presidente della Pro, Luigi Bozino (futuro presidente FIGC e primo vicepresidente italiano della FIFA e amico fraterno di Jules Rimet), schierò gli undicenni ragazzini della Quarta Squadra contro i nerazzurri, che vinsero di conseguenza facilmente per 10-3. Il motivo fu la data dello spareggio stesso, disputato come da regolamento a Vercelli, che – a dire dei vercellesi – non consentiva alle Bianche Casacche di schierare tre giocatori titolari impegnati nello stesso giorno in un torneo militare, in cui erano stati precedentemente invitati. Ne seguì la beffa per il club piemontese: una sonora squalifica fino al 31 dicembre da parte della FIGC a tutti i calciatori vercellesi, proprio a pochi giorni dall'esordio in Nazionale. La squalifica fu poi ridotta fino a ottobre, in seguito anche ai disastrosi risultati ottenuti dagli azzurri.

6 gennaio 1911. La Nazionale italiana indossa per la prima volta la maglia azzurra

Secondo una versione falsa, per scusarsi, la Federazione avrebbe scelto di far debuttare la Nazionale con la maglia bianca di quei giocatori che non poterono prendere parte alla sfida con la Francia. In realtà, all'epoca della partita del debutto, la squalifica contro la Pro Vercelli era ancora in vigore e la scelta del bianco era semplicemente dovuta al fatto che non si era raggiunto ancora l'accordo sulla divisa ufficiale, e dunque si decise di non colorarla lasciandola bianca.[7]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Maglia azzurra (Italia).

Pochi giorni dopo l'esordio, l'Italia andò a far visita all'Ungheria che all'epoca, insieme all'Austria, rappresentava quanto di meglio si potesse trovare sulla scena del calcio mondiale (la cosiddetta Scuola Danubiana, in auge fino a tutto il primo dopoguerra e poi decaduta). Non stupisce quindi la pesante sconfitta che gli azzurri rimediarono a opera dei Magiari. A causa della sconfitta, si decise di ridurre la squalifica della Pro Vercelli facendola scadere a ottobre in modo da garantire la regolarità del campionato e consentire ai giocatori vercellesi di vestire finalmente la maglia della Nazionale.[9] Nell'occasione, quella fu la seconda e ultima volta che la Nazionale utilizzò maglie bianche con lo stemma di Casa Savoia. Fu deciso che dall'incontro successivo (per combinazione, sempre contro gli Ungheresi, il 6 gennaio 1911 a Milano) il colore da utilizzare, proprio in onore dei Savoia, fosse l'azzurro della loro bandiera, al centro della quale v'era lo Scudo Sabaudo rosso con una croce bianca all'interno.[10]

La Nazionale del 1912 ai Giochi olimpici di Stoccolma

Le foto dell'epoca ci mostrano un colore slavato tendente al celeste e in effetti le sfumature cromatiche della maglia cambiarono notevolmente nel corso degli anni, passando da un bluastro-indaco fino a un azzurro scuro, non essendo mai stata chiarita con precisione la tonalità dell'azzurro da usare. Comunque, il colore fece subito presa e fin da allora i giocatori della Nazionale vennero chiamati "Azzurri". Con tale nome vengono chiamati anche oggi, per estensione, tutti gli atleti che, dopo i calciatori, si trovarono a rappresentare l'Italia nelle varie discipline sportive.

Gli esordi della Nazionale videro una squadra piena di carattere e di buona volontà ancorché tatticamente sprovveduta. A dispetto del fatto che l'ossatura fosse basata sui giocatori della Pro Vercelli, ovvero la miglior squadra italiana del momento, i risultati tardarono ad arrivare e alla prima uscita ufficiale, il torneo calcistico dei Giochi olimpici di Stoccolma 1912, l'Italia, guidata per la prima volta da Vittorio Pozzo fu eliminata al primo turno.

Si dovette attendere la fine della Grande Guerra per rivedere l'Italia in un torneo ufficiale, ancora i Giochi olimpici, quelli di Anversa 1920. Progressi se ne videro, giacché gli azzurri giunsero ai quarti di finale. Stesso risultato quattro anni dopo all'edizione di Parigi 1924.

Giochi olimpici 1928[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine di Italia-Francia, ottavo di finale del torneo olimpico di Amsterdam (29 maggio 1928).

Nel 1927 l'Italia partecipò alla prima edizione della Coppa Internazionale (antesignana del campionato europeo) ottenendo, in quell'anno, un pari con la Cecoslovacchia e una sconfitta con l'Austria. Il 25 marzo 1928 sfidò l'Ungheria nella quarta giornata (la terza, disputata la domenica di Capodanno, aveva visto un 3-2 sulla Svizzera): la partita, che rappresentò il primo evento calcistico a venire raccontato per radio, finì 4-3 per gli azzurri.

Sulla scia di questi risultati, la squadra si presentò ai Giochi olimpici di Amsterdam 1928 con buoni propositi: all'esordio batté la Francia, rimontando dallo 0-2 al 4-3 finale. Affrontò allora la Spagna, chiudendo sull'1-1 i supplementari: il regolamento portò alla ripetizione della sfida, stavolta terminata 7-1 per il passivo più pesante della storia iberica (al pari della sconfitta, identica nel risultato, incassata dall'Inghilterra nel 1931). Il possibile approdo alla finale fu negato dall'Uruguay, campione uscente: il 3-2 sudamericano obbligò, in tal modo, l'Italia ad accontentarsi della finale di consolazione. Da questo match giunse un 11-3 ai danni dell'Egitto, che portò la medaglia di bronzo nel "bel paese": i gol avrebbero potuto essere addirittura 12, in quanto Bernardini fallì volutamente un rigore.


Calcio ai Giochi Olimpici Estivi 1928
Combi, P De Prà, P Degani, D Bellini, D Caligaris, D Gasperi, D Pietroboni, D Rosetta, D Viviano, C Baloncieri, C Bernardini, C Ferraris IV, C Genovesi, C Janni, C Pitto, C Rivolta, C Rossetti, A Banchero, A Levratto, A Magnozzi, A Pastore, A Schiavio, CT: Rangone

In autunno, riprese la Coppa Internazionale che sarebbe durata fino al 1930: l'Italia fece suo il torneo, chiudendolo con un'altra vittoria sui magiari (stavolta con il punteggio di 5-0).

Anni 1930: i successi di Vittorio Pozzo[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia per la prima volta campione del mondo nel 1934

Per iniziativa di Jules Rimet, l'allora presidente della FIFA, nacque il Campionato del Mondo di calcio, competizione riservata alle squadre nazionali. Fu decisa la cadenza quadriennale, sulla falsariga dei Giochi olimpici, e si stabilì che il torneo si sarebbe giocato negli anni pari non olimpici. La prima nazione a ospitare il campionato fu l'Uruguay, nel luglio del 1930. Ma l'Italia non partecipò a tale edizione del campionato per via del lungo viaggio transoceanico da affrontare e anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo, in particolare dell'Inghilterra che fino al 1950 non parteciperà al Mondiale.

Ciononostante, in quel decennio l'Italia si fece conoscere come una delle nazionali più forti del mondo, facendosi valere dovunque e vincendo in sequenza il campionato del mondo 1934, il torneo olimpico di Berlino 1936 e, di nuovo, il campionato del mondo 1938, a spese di nazionali prestigiose come Ungheria, Austria, Cecoslovacchia, Spagna, Francia e perfino Brasile; inoltre arrivò seconda nella Coppa Internazionale 1931-1932 e vinse nuovamente quella successiva (1933-1935), siglando così il secondo successo, un record per quella competizione.

Il CT Vittorio Pozzo dà indicazioni ai suoi giocatori, fra cui il portiere e capitano azzurro Gianpiero Combi, prima dei supplementari nella finale contro la Cecoslovacchia.

Il giocatore di maggior spessore di quella squadra era senza dubbio il milanese Giuseppe Meazza, fuoriclasse assoluto con la palla tra i piedi e antesignano del bon-vivant e donnaiolo fuori dal campo. A guidare la squadra un vecchio tenente degli Alpini, il monarchico Vittorio Pozzo, piemontese tutto d'un pezzo con l'etica del lavoro e del sacrificio, che da Commissario Unico riuscì a far primeggiare la Nazionale dovunque, ottenne 30 risultati utili di fila (record poi battuto da Lippi negli anni 2000).

Tra i vari elementi nell'orbita della squadra, degno di nota è Renato Cesarini, giocatore quasi specializzato nel trovare gol negli ultimi minuti di gioco: il 13 dicembre 1931, dopo una rete siglata allo scadere che permise alla Nazionale di avere la meglio sull'Ungheria per 3-2, venne coniata la famosa espressione Zona Cesarini.

Mondiali 1934: la prima Coppa Rimet[modifica | modifica wikitesto]

Lo spirito dei giocatori, in omaggio alla visione cameratesca che Pozzo aveva della squadra, era quella del reciproco aiuto. Ad esempio, il trio arretrato della Juventus, Combi-Rosetta-Caligaris, era impenetrabile proprio per via della solida amicizia e collaborazione che univa i tre compagni di reparto.

Pozzo (al centro) portato in trionfo dai suoi giocatori dopo la vittoria della Coppa Rimet 1934

Superato agevolmente l'incontro di qualificazione a Milano contro la Grecia (battuta 4-0), l'Italia affrontò il Mondiale casalingo vero e proprio a partire dagli Stati Uniti, facilmente battuti 7-1. In quell'occasione Rosetta giocò la sua ultima partita in Nazionale, e peggio andò a Caligaris, rimasto a quota 59 incontri e rimpiazzato già dalla prima partita da Allemandi. A Firenze vi fu dura una battaglia terminata per 1-1 contro la Spagna, la cui porta era difesa dal leggendario Ricardo Zamora, colui al quale Meazza non riuscì mai a segnare. Infatti, tra ruvidezze ed entrate al limite del regolamento – e forse oltre – toccò a Ferrari pareggiare il gol iniziale degli spagnoli. La ripetizione il giorno dopo terminò 1-0 per l'Italia e non vide in campo molti protagonisti della battaglia precedente, tra cui lo stesso Zamora; fu Meazza a segnare il gol che dava all'Italia la semifinale.

Sempre per 1-0 (gol di Guaita) fu battuta a Milano anche l'Austria. Il 10 giugno 1934 allo stadio del Partito Nazionale Fascista di Roma l'Italia batté dopo i tempi supplementari la Cecoslovacchia per 2-1 (primo tempo 0-0; secondo tempo 1-1). Raimundo Orsi pareggiò il gol cecoslovacco a 9' dalla fine, e nei supplementari il centravanti del Bologna, Angelo Schiavio, nella sua ultima apparizione azzurra segnò al 5' del primo tempo supplementare la rete che valse il titolo mondiale. La successione delle reti fu: 0-1, 1-1, 2-1.


Coppa del Mondo FIFA 1934
Cavanna, P Combi, P Masetti, D Allemandi, D Caligaris, D Monzeglio, D Rosetta, C Bertolini, C Castellazzi, C Ferrari, C Ferraris IV, C Meazza, C Monti, C Pizziolo, C Varglien I, A Arcari III, A Borel, A Demaría, A Guaita, A Guarisi, A Orsi, A Schiavio, CT: Pozzo

I leoni di Highbury[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Highbury.
Umberto Caligaris, capitano degli azzurri campioni del mondo nel 1934

A quel tempo, come detto, gli inglesi, che si ritenevano i maestri del calcio, non partecipavano neppure al campionato del mondo, giudicato una rassegna di rango inferiore alle loro ambizioni. Al massimo la Nazionale campione del mondo poteva guadagnarsi il diritto di sfidare gli Albionici, come un esame di laurea, e così fu: la prima uscita degli azzurri dopo il Mondiale (14 novembre 1934) li vide affrontare a Londra proprio la Nazionale inglese, nello stadio di Highbury, il tempio dell'Arsenal. Quella partita passò alla storia come la battaglia di Highbury: come costume di quell'epoca, l'incontro non risparmiò durezze e scontri, tanto che nei primi minuti di gioco il centromediano azzurro Luisito Monti ebbe un piede fratturato (e fu solo il primo di una lunga serie di infortunati) e, dopo aver tentato di resistere per alcuni minuti dovette uscire dal campo lasciando la squadra in 10 (infatti a quei tempi non erano previste le sostituzioni).

In questi primi minuti gli azzurri si trovarono privati di un giocatore determinante per l'assetto difensivo della squadra, e nel periodo in cui l'Italia non aveva ancora trovato un nuovo assetto difensivo gli inglesi ebbero il dominio di gioco. Già dopo un minuto fu fischiato un rigore a favore degli inglesi ma il portiere Ceresoli riuscì a deviare con un tuffo sulla sinistra il tiro dell'attaccante inglese Brooke; nonostante questo al quarto d'ora gli avversari dell'Italia erano già avanti per tre gol a zero. A quel punto, gli azzurri in dieci reagirono e Meazza realizzò una doppietta. Pur sconfitta per 3-2, l'Italia uscì dal campo guadagnandosi il rispetto degli inglesi, che definirono gli azzurri "I leoni di Highbury".

Giochi olimpici 1936: l'oro degli studenti[modifica | modifica wikitesto]

La nazionale studentesca medaglia d'oro nel 1936 ai Giochi olimpici di Berlino

Due anni dopo la vittoria nel campionato del mondo, l'Italia si impose anche nel torneo olimpico di Berlino 1936, schierando una squadra formata da soli studenti per protesta contro le accuse di professionismo mosse da altre nazioni. In Germania la stella indiscussa fu l'ala destra Annibale Frossi, autore di 7 gol in 4 partite di quell'appuntamento olimpico, tra cui la doppietta nella finale con l'Austria, decisa ai tempi supplementari. Frossi, laureato in ingegneria e affetto da miopia, era famoso per i suoi occhiali dai quali non si separava mai, neanche in campo, e per il suo fisico snello e il volto caratterizzato dagli occhiali era soprannominato dai tifosi "Dottor Sottile"; calciatore dell'Aquila, venne acquistato prima dei Giochi dall'Ambrosiana-Inter, squadra nella quale avrebbe giocato dal 1936 al 1942 vincendo due Scudetti, nel 1938 e nel 1940, e una Coppa Italia nel 1939.

L'Italia iniziò battendo di misura gli Stati Uniti con un gol di Frossi, che avrebbe poi realizzato una tripletta contro il Giappone, battuto 8-0 dagli azzurri nei quarti di finale. In semifinale, dopo che i tempi regolamentari contro la Norvegia si erano conclusi 1-1, all'inizio dei supplementari fu decisivo un gol di Frossi, che si sarebbe ripetuto nella finale contro l'Austria realizzando una doppietta con un gol nei regolamentari e uno nei supplementari, permettendo così all'Italia di vincere l'oro olimpico.


Calcio ai Giochi Olimpici Estivi 1936
Giani, P Vannucci, P Venturini, D Foni, D Gabriotti, D Marchini, D Petri, D Rava, D Tamietti, C Baldo, C Biagi, C Giuntoli, C Locatelli, C Piccini, C Puppo, C Scarabello, A Bertoni, A Cappelli, A Frossi, A Girometta, A Negro, A Nicolini, CT: Pozzo

Mondiali 1938: il bis mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Meazza, tra i più grandi nella storia del calcio[11] e capitano degli azzurri vittoriosi alla Coppa Rimet 1938.

Quando gli azzurri si presentarono all'esordio della terza Coppa del mondo, in programma nel 1938 in Francia come campioni mondiali e olimpici uscenti, essi vantavano anche il non indifferente record di imbattibilità che durava dal 1935 (e alla fine saranno 30 incontri fino al 1939). Infortunatosi alla vigilia il portiere titolare Ceresoli, i pali furono affidati ad Aldo Olivieri, che fu fra i protagonisti della vittoria azzurra, insieme a Meazza, a Giovanni Ferrari, a Gino Colaussi e a Silvio Piola: eliminata per 2-1 dopo i tempi supplementari la Norvegia in quello che fu forse l'incontro più difficile per l'Italia in quel Mondiale, gli azzurri volarono a Parigi ed eliminarono per 3-1 i padroni di casa della Francia (la maglia della divisa italiana era nera, in onore al fascismo), per poi far fuori il Brasile a Marsiglia per 2-1, con Meazza protagonista di un singolare episodio.

La stella dell'Ambrosiana-Inter, prima di tirare il rigore che portò l'Italia sul 2-0, ebbe un piccolo problema: si era rotto l'elastico dei suoi pantaloni. Così "Peppino" dovette tenerli con una mano ma ciò non gli impedì di beffare il portiere con una finta e segnare. La finale, allo stadio Yves du Manoir di Colombes, a Parigi, fu tutto sommato una formalità: mai in discussione il risultato, il 19 giugno l'Italia batté l'Ungheria per 4-2 (primo tempo 3-1) con due doppiette, di Piola e di Colaussi; la successione delle reti fu: 1-0, 1-1, 2-1, 3-1, 3-2, 4-2. Gli azzurri vinsero il secondo mondiale consecutivo.


Coppa del Mondo FIFA 1938
Ceresoli, P Masetti, P Olivieri, D Foni, D Monzeglio, D Rava, C Andreolo, C Chizzo, C Donati, C Ferrari, C Genta, C Locatelli, C Meazza, C Olmi, C Perazzolo, C Serantoni, A Bertoni, A Biavati, A Colaussi, A Ferraris II, A Pasinati, A Piola, CT: Pozzo

Anche dopo la seconda vittoria gli azzurri incontrarono la Nazionale inglese a Milano. La partita finì 2-2 (successione dei gol: 1-0, 1-1, 2-1, 2-2); per due volte gli azzurri andarono in vantaggio (reti di Biavati e Piola) e furono raggiunti dagli inglesi. Il gol di Piola rimase celebre perché fu segnato in elevazione aiutandosi con una mano.

Anni 1940[modifica | modifica wikitesto]

La formazione schierata contro l'Ungheria l'11 maggio 1947

Poco dopo il secondo titolo mondiale azzurro, il calcio tornò a fermarsi per la seconda guerra mondiale. Nonostante il regolare svolgimento del campionato italiano fino al 1943, pur tra alti e bassi, la Nazionale giocò solo tre incontri fra il 1940 e il 1942 prima della Liberazione.

La ripresa italiana del secondo dopoguerra passò anche attraverso lo sport, in particolare il ciclismo e il calcio. Già nella stagione 1945-46 il campionato italiano era infatti tornato a una formula unitaria, prevedendo due gironi eliminatori su base regionale e una fase finale a cui parteciparono 8 squadre: fu il Torino a imporsi, dando inizio a uno storico ciclo per la squadra granata che passerà agli annali con il nome di "Grande Torino". A partire dalla stagione 1946-47, la massima serie riprenderà il formato del girone unico vedendo al via 20 partecipanti. L'impatto dei granata sul campionato parve ancor più evidente negli anni successivi, allorché la squadra si aggiudicò tre Scudetti consecutivi (sino al 1948-49); un tale exploit trasferì i suoi effetti anche sulla Nazionale, tanto che in occasione di un'amichevole con l'Ungheria nella primavera del 1947 furono impiegati ben 10 giocatori del Torino, con l'unica eccezione rappresentata dal bianconero Sentimenti IV.[12]

Il 4 maggio 1949 un disastro aereo segnò in maniera tragica la fine del Grande Torino: l'aereo che stava riportando la squadra da Lisbona si schiantò, per via della nebbia, sul colle di Superga uccidendo nell'impatto tutti i 31 passeggeri a bordo. In segno di lutto, la Nazionale giocherà per un anno con la fascia nera al braccio.[13] A distanza di alcuni giorni dall'evento, la Federazione assegnò ai torinesi la vittoria del campionato 1948-49 indipendentemente dalle 4 gare ancora in programma (nelle quali scesero in campo le formazioni Primavera).[14].

Anni 1950[modifica | modifica wikitesto]

Il dopo-Superga[modifica | modifica wikitesto]

Italia-Austria del 22 maggio 1949, prima gara del dopo-Superga

Dal punto di vista sportivo la scomparsa dell'intera squadra privò la Nazionale di un fondamentale apporto in vista del campionato del mondo 1950: dacché il massimo torneo riprese dopo dodici anni di sospensione, l'Italia si presentò detenendo ancora il titolo vinto in Francia nel 1938[15]. Negativi presagi vennero già dalla spedizione verso il Brasile: la formazione attraversò l'Oceano Atlantico in nave, perdendo l'attrezzatura per l'allenamento e non riuscendo a eseguire una preparazione adeguata[15]. L'eliminazione giunse già al primo turno per opera della Svezia che vinse 3-2 nella gara di esordio, rendendo inutile il successivo 2-0 con cui l'Italia batté il Paraguay.


Coppa del Mondo FIFA 1950
Casari, P Moro, P Sentimenti IV, D Annovazzi, D Blason, D Fattori, D Furiassi, D Giovannini, C Magli, C Mari, C Parola, C Remondini, C Tognon, A Amadei, A Boniperti, A Campatelli, A Cappello, A Caprile, A Carapellese, A Lorenzi, A Muccinelli, A Pandolfini, CT: Novo

La qualificazione al campionato del mondo 1954 passò dal turno preliminare, in cui l'Egitto venne regolato con 7 gol complessivi.[16] Il cammino nel torneo iniziò e finì al primo turno, per la doppia sconfitta incassata dai padroni di casa elvetici.[17] Nel corso del 1955 la squadra parve offrire segnali di ripresa, sconfiggendo in due occasioni (sempre in amichevole e sempre per 2-1) i campioni uscenti della Germania Ovest.[18]


Coppa del Mondo FIFA 1954
Ghezzi, 2 Vincenzi, 3 Giacomazzi, 4 Neri, 5 Tognon, 6 Nesti, 7 Muccinelli, 8 Pandolfini, 9 Galli, 10 Cappello, 11 Lorenzi, 12 Viola, 13 Magnini, 14 Cervato, 15 Mari, 16 Ferrario, 17 Segato, 18 Pivatelli, 19 Boniperti, 20 Gratton, 21 Frignani, 22 Costagliola, CT: Czeizler

La mancata qualificazione al Mondiale 1958[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione azzurra che prese parte alla sesta e ultima edizione della Coppa Internazionale

Il 1957 fu l'anno delle qualificazioni al campionato del mondo 1958 in Svezia, i primi che vedono l'Italia fallire sul campo la partecipazione.[19] Inserita in un girone con Portogallo e Irlanda del Nord, alla Nazionale sarebbe stato sufficiente un pari con i britannici nell'ultimo impegno per qualificarsi.[20] L'arbitro designato, il magiaro Zsolt, non raggiunse mai lo stadio a causa della nebbia che bloccò gli aeroporti di Londra.[21] La federazione nordirlandese propose una soluzione con un arbitro locale, scelta rifiutata dagli azzurri: la partita fu declassata ad amichevole e finì 2-2, con scontri in campo e fuori.[20][22] Il recupero si disputò nel gennaio del 1958, alla presenza di Zsolt: un'Italia infarcita di oriundi (Schiaffino, Ghiggia, Da Costa, Montuori) perse 2-1 rimanendo esclusa dalla fase finale.[20] La mancata qualificazione rappresentò una spia del modesto stato di forma del calcio italiano, oltre che il culmine di una situazione ormai precaria: nell'agosto dello stesso anno, la FIGC giunse a uno storico commissariamento.[23]

Le stagioni successive, che introdurranno gli anni 1960, videro un deludente penultimo posto nella Coppa Internazionale (giunta alla sua ultima edizione) e la rinuncia di partecipazione al primo campionato d'Europa (organizzato nel 1960 in sostituzione del precedente torneo).

Anni 1960[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali 1962[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 l'Italia disputò le qualificazioni per il campionato del mondo 1962 in Cile: l'avversario fu Israele, sconfitto agevolmente in entrambe le gare.[24] Le concorrenti della fase finale furono la Germania Ovest, il Cile padrone di casa e la Svizzera.[25]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Santiago (calcio).
Un'immagine della "battaglia di Santiago", episodio dei Mondiali cileni.

Cominciato il torneo con uno 0-0 con i tedeschi, nel successivo incontro gli azzurri furono opposti ai cileni.[25] L'ambiente fu surriscaldato dalle polemiche dei giorni precedenti, sorte in seguito a un articolo (pubblicato dalla stampa italiana) che dipingeva un quadro desolante della nazione.[25] Sul campo fu evidente, sin da subito, il clima ostile che aleggiava[25]: la tifoseria locale ignorò i saluti dei calciatori italiani, subissandoli di urla e fischi.[25] L'arbitraggio dell'inglese Aston costituì un'ulteriore difficoltà: i cileni commisero duri falli, senza ricevere alcuna sanzione.[26] La veemente reazione degli italiani provocò invece le espulsioni di Ferrini e David, causando anche l'ingresso della polizia sul terreno di gioco per 3 volte.[25] In 9 contro 11, l'Italia difese lo 0-0 sino all'ultimo quarto d'ora subendo poi 2 reti.[25] La sconfitta eliminò, di fatto, la squadra cui non bastò superare per 3-0 gli svizzeri nell'ultimo incontro.


Coppa del Mondo FIFA 1962
Buffon, 2 Losi, 3 Radice, 4 Salvadore, 5 Maldini, 6 Trapattoni, 7 Mora, 8 Maschio, 9 Altafini, 10 Sívori, 11 Menichelli, 12 Mattrel, 13 Albertosi, 14 Rivera, 15 Sormani, 16 Robotti, 17 Pascutti, 18 David, 19 Janich, 20 Tumburus, 21 Ferrini, 22 Bulgarelli, CT: Ferrari - Mazza

Mondiali 1966[modifica | modifica wikitesto]

Sandro Salvadore, capitano azzurro al Mondiale del 1966

La squadra che andò ad affrontare l'ottavo campionato del mondo di Inghilterra 1966 era forse la più forte degli ultimi anni, ma se quattro anni prima si poté invocare ad attenuante per l'eliminazione il brutto clima creato a seguito delle improvvide dichiarazioni della stampa italiana, in Inghilterra si dovette fare il mea culpa per scelte sbagliate e ambigui rapporti di potere in seno alla Federazione. Ma la responsabilità maggiore risiede nelle scelte di fondo del CT, Edmondo Fabbri, il quale decise di fare a meno dell'allora squadrone interista, ne ruppe la difesa non convocando il libero Armando Picchi, e rinunciò anche all'estrosa ala sinistra Mario Corso.

Inserita in un abbordabile girone con URSS, Cile e Corea del Nord, l'Italia vinse 2-0 nell'esordio-rivincita contro i sudamericani, ma perse 0-1 dai sovietici. La partita contro gli allora semisconosciuti nordcoreani divenne quindi determinante; ciò nonostante agli azzurri sarebbe bastato un pareggio per la qualificazione ai quarti. Invece, nonostante la squadra asiatica fosse nettamente sfavorita, la partita si mise subito in salita per l'Italia: chi afferma, dopo che il centrocampista Giacomo Bulgarelli dovette uscire per un grave infortunio al ginocchio lasciando la squadra in inferiorità numerica (il Mondiale inglese fu l'ultimo per il quale non furono possibili sostituzioni); chi, invece, per una formazione totalmente sbagliata. Fatto sta che gli azzurri non riuscirono a segnare a differenza del nordcoreano Pak Doo Ik, il quale andò in gol alla fine del primo tempo; gli italiani non seppero rimontare, condannando così il calcio azzurro a una tra le più cocenti delusioni sportive della sua storia, tanto che al ritorno in patria i calciatori furono bersaglio del lancio di pomodori da parte di tifosi inferociti.[27]


Coppa del Mondo FIFA 1966
Albertosi, 2 Anzolin, 3 Barison, 4 Bulgarelli, 5 Burgnich, 6 Facchetti, 7 Fogli, 8 Guarneri, 9 Janich, 10 Juliano, 11 Landini, 12 Leoncini, 13 Lodetti, 14 Mazzola, 15 Meroni, 16 Pascutti, 17 Perani, 18 Pizzaballa, 19 Rivera, 20 Rizzo, 21 Rosato, 22 Salvadore, CT: Fabbri

Europei 1968: il trionfo continentale[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia campione d'Europa nel 1968, di nuovo vittoriosa a trent'anni di distanza dai successi dell'era Pozzo.

Nel 1968 l'Italia ospitò il terzo Europeo, partecipando per la prima volta alla fase finale. Il girone preliminare era stato superato davanti a Romania, Cipro e Svizzera: avversario nel turno seguente l'ostica Bulgaria, regolata col punteggio complessivo di 4-3 (sconfitta per 3-2 all'andata e vittoria per 2-0 al ritorno). Le altre 3 partecipanti alle semifinali erano l'Unione Sovietica, la Jugoslavia e l'Inghilterra.

All'Italia capitò come sfidante la rappresentativa sovietica, mentre nell'altra gara si incontravano slavi e britannici. La semifinale contro i sovietici, giocata a Napoli, finì 0-0 anche dopo i tempi supplementari, ma visto che non esisteva ancora lo spareggio tramite i tiri di rigore, vide l'Italia prevalere grazie al lancio della monetina. Gli azzurri dovettero così affrontare in finale la Jugoslavia di Dragan Dzajić, che aveva battuto nell'altra semifinale per 1-0 l'Inghilterra campione del mondo in carica, allo Stadio Olimpico di Roma.

Il capitano azzurro Giacinto Facchetti solleva la Coppa Henri Delaunay appena vinta

La finale contro gli jugoslavi fu assai sofferta e si ottenne soltanto un pareggio per 1-1 (con gol dello stesso Dzajić e pareggio piuttosto fortunoso su punizione di Angelo Domenghini, sul cui tiro un giocatore si mosse e il pallone attraversò la barriera finendo in rete); così si dovette procedere alla ripetizione della finale, ma questa seconda partita ebbe un esito ben diverso e vide l'Italia trionfare con un rotondo 2-0 (grazie a Riva e Anastasi) che diede alla Nazionale il suo finora unico trofeo continentale.


Campionato d’Europa UEFA 1968
Albertosi, 2 Anastasi, 3 Anquilletti, 4 Bercellino, 5 Burgnich, 6 Bulgarelli, 7 Castano, 8 De Sisti, 9 Domenghini, 10 Facchetti, 11 Ferrini, 12 Guarneri, 13 Juliano, 14 Lodetti, 15 Mazzola, 16 Prati, 17 Riva, 18 Rivera, 19 Rosato, 20 Salvadore, 21 Vieri, 22 Zoff, CT: Valcareggi

Anni 1970[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali 1970: dalla "staffetta" alla "partita del secolo"[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver vinto il titolo continentale, nel periodo 1968-1969 l'Italia affrontò le qualificazioni per il campionato del mondo 1970 superando nel suo girone Galles[28] e Germania Est.[29] Un'amichevole con la Spagna, terminata 2-2, costò invece il posto per la fase finale a Salvadore il quale realizzò suo malgrado 2 autoreti.[30]

La fase finale, nonostante la mancata vittoria, segnò il ritorno più o meno in pianta stabile dell'Italia ai vertici del calcio mondiale. È tuttora noto per la semifinale Italia-Germania Ovest, che molti ribattezzarono come la partita del secolo: in effetti, viste le premesse, non era certo preventivabile una partita così spettacolare. L'Italia proveniva da un cammino tutto sommato facile, avendo superato senza strafare una non proibitiva fase a gironi con Uruguay, Svezia e Israele; dopo la vittoria per 1-0 contro gli scandinavi (tiro da lontano di Domenghini che entra in rete passando sotto il corpo del portiere, in goffo tuffo sulla sinistra), ci fu il prevedibile 0-0 con i sudamericani e l'inatteso 0-0 contro gli esordienti israeliani, caratterizzato però dall'annullamento di due gol a Riva per due fuorigioco inesistenti segnalati da uno dei guardalinee. A questo episodio è legato un cambio della guardia significativo per i telespettatori italiani: infatti, a causa di sospetti epiteti razzisti rivolti nei confronti del guardalinee etiope responsabile degli annullamenti (mai provate, e collegate al passato coloniale italiano), il telecronista Nicolò Carosio, che aveva narrato ai microfoni dell'EIAR tutte le avventure della selezione azzurra, fin dai tempi della Coppa Rimet 1934, venne bruscamente sostituito da Nando Martellini.

L'Italia che nel 1969 affrontò a Roma il Galles, per le qualificazioni al Mondiale di Messico 1970

Passata comunque la Nazionale ai quarti di finale, è considerabile nella norma anche il 4-1 con cui aveva regolato nella Bombonera di Toluca i modesti padroni di casa del Messico. La Nazionale di casa aveva segnato per prima ma era stata raggiunta sull'1-1 grazie a un autogol dovuto a una deviazione su tiro di Domenghini; nel secondo tempo gli azzurri dilagarono segnando due volte con Riva e una con Rivera. Tutt'altro affare per la Germania Ovest che nei quarti aveva dovuto battere ai supplementari per 3-2 l'Inghilterra campione uscente, rimontando da 0-2, in quella che in assoluto fu la prima vittoria della compagine tedesca contro quella inglese.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partita del secolo.

La semifinale tra italiani e tedeschi (per la cronaca, giocatasi all'Azteca di Città del Messico il 17 giugno 1970) si stava avviando verso uno stanco e non troppo meritato 1-0 azzurro (il gol era stato realizzato da Boninsegna nei primi minuti di gioco) e per tutto il resto della partita furono soprattutto i tedeschi ad attaccare. Ma i sogni di una finale già conquistata furono infranti dall'1-1 segnato da Schnellinger dopo che il 90' era scaduto da due minuti e mezzo (c'è da ricordare che a quei tempi non era ancora invalsa la regola del recupero e, sebbene fosse facoltà dell'arbitro fischiare dopo, le partite di calcio terminavano solitamente allo scoccare del 90').

Sandro Mazzola e Gianni Rivera furono protagonisti, ai Mondiali messicani, della famosa "staffetta" voluta dal CT Ferruccio Valcareggi.

A emozionare gli spettatori fu l'altalena di gol nei tempi supplementari. Prima andarono in vantaggio i tedeschi con gol di Gerd Müller su incomprensione tra il portiere azzurro Albertosi e il terzino Poletti, ma subito pareggiarono gli italiani con una atipica proiezione offensiva del terzino azzurro Burgnich (il quale segnò qui uno dei pochi gol della sua carriera, certo il più importante), e poi di nuovo gli azzurri con una rete di Riva per il 3-2 con cui si chiuse il primo tempo supplementare.

Tuttavia nel secondo tempo supplementare vi fu il momentaneo pareggio tedesco ancora con Gerd Müller, il quale segnò di testa a filo del palo di sinistra, complice una grave incertezza di Rivera il quale si vide passare la palla rasente alla gamba senza intervenire. Ma proprio il milanista si fece perdonare nell'azione successiva; dopo una fuga sulla sinistra, Boninsegna effettuò un passaggio all'indietro a centro area verso uno smarcato Rivera che spiazzò il portiere Maier segnando alla sua destra per il 4-3 finale che deliziò gli spettatori di tutto il mondo.

Lo sforzo sostenuto a 2000 metri d'altezza fu pagato nella finale, nel corso della quale l'Italia riuscì a tener testa al Brasile di Pelé (che segnò al 18' uno 0-1 di testa) per circa un'ora, pareggiando alla fine del primo tempo con Boninsegna. Tuttavia tre gol negli ultimi venti minuti (Gérson, Jairzinho e Carlos Alberto) sancirono la superiorità dei sudamericani che si portarono definitivamente a casa la Coppa Rimet (salvo perderla per furto qualche anno dopo). Comunque l'Italia si confermò la miglior nazionale europea destando un'ottima impressione, nonostante l'invenzione della "staffetta" tra Mazzola e Rivera a opera del CT Valcareggi e, a seguito di questa, i soli sei minuti giocati dal milanista, entrato all'84' di una partita ormai ampiamente compromessa (episodio, questo, che darà vita al detto «i sei minuti di Rivera»).


Coppa del Mondo FIFA 1970
Albertosi, 2 Burgnich, 3 Facchetti, 4 Poletti, 5 Cera, 6 Ferrante, 7 Niccolai, 8 Rosato, 9 Puia, 10 Bertini, 11 Riva, 12 Zoff, 13 Domenghini, 14 Rivera, 15 Mazzola, 16 De Sisti, 17 Vieri, 18 Juliano, 19 Gori, 20 Boninsegna, 21 Furino, 22 Prati, CT: Valcareggi

Da Ferruccio Valcareggi a Enzo Bearzot (1970-1978)[modifica | modifica wikitesto]

Gigi Riva: nell'autunno 1973, divenne il miglior marcatore della storia azzurra con 35 reti all'attivo.

Il secondo posto ai Mondiali, che pure aveva restituito onore al calcio italiano, non trovò riscontro nei fatti: da campione continentale in carica, la squadra fallì l'accesso al campionato d'Europa 1972, battuta dal Belgio nell'ultimo impegno eliminatorio.[31] Le qualificazioni per il campionato del mondo 1974 furono in discesa, con avversarie di scarsa scaratura (Lussemburgo e Turchia).[32] Nell'autunno 1973 si registrò, comunque, una storica vittoria in terra inglese: una rete di Capello diede il secondo successo su 2, nell'anno solare, contro i britannici.[33] Alla fase finale, gli azzurri si presentarono reduci dagli 0-0 con Germania Ovest e Austria.

Mondiali 1974[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Azzurro tenebra.

Nella partita di debutto, contro la matricola Haiti, Sanon segnò il gol del vantaggio: la rete fissò a 1143' l'imbattibilità di Zoff, serie aperta il 20 settembre 1972. Soltanto una rimonta portò l'Italia ad evitare un clamoroso k.o: il 3-1 finale valse 2 punti in classifica, cui se ne aggiunse un altro dopo il pari con l'Argentina. Anche questa partita non mancò di attirare critiche, dovute al fatto che il gol azzurro (del definitivo 1-1) arrivò su autorete.

L'ultimo incontro, con la Polonia, vide la formazione avere 2 risultati su 3 a disposizione per il passaggio del turno. I biancorossi, rivelazione del torneo, vinsero invece per 2-1 rispedendo a casa gli azzurri, cui sarebbe bastato un pari.[34] L'ambiente fu anche scosso dalle polemiche tra Chinaglia e Valcareggi: nella partita con i centroamericani, l'attaccante della Lazio insultò l'allenatore al momento della sostituzione con Anastasi.


Coppa del Mondo FIFA 1974
Zoff, 2 Spinosi, 3 Facchetti, 4 Benetti, 5 Morini, 6 Burgnich, 7 Mazzola, 8 Capello, 9 Chinaglia, 10 Rivera, 11 Riva, 12 Albertosi, 13 Sabadini, 14 Bellugi, 15 Wilson, 16 Juliano, 17 Re Cecconi, 18 Causio, 19 Anastasi, 20 Boninsegna, 21 Pulici, 22 Castellini, CT: Valcareggi
Dino Zoff, presente in 4 Mondiali dal 1970 al 1982: nelle ultime 2 occasioni, vestì la fascia di capitano.

Il fallimento in terra tedesca chiuse un'era, con l'arrivo di Bernardini e Bearzot in panchina dall'estate 1974. La rifondazione azzurra passò da elementi quali Antognoni, Pulici, Graziani, Bettega, Gentile, Tardelli e Scirea. Ancora in costruzione, mancò l'accesso al campionato d'Europa 1976 (preceduta nel girone da Paesi Bassi e Polonia, seconda e terza classificate ai Mondiali).[35] A partire dal 1977, Bearzot assunse in solitaria l'incarico di commissario tecnico: la qualificazione per il campionato del mondo 1978 arrivò a scapito degli inglesi (con cui il bilancio degli scontri diretti era in parità, a causa di una vittoria per 2-0 a testa), sopravanzati per differenza-reti. Nel computo totale dei gol, fu determinante il 6-1 conseguito contro la Finlandia nell'ottobre 1977.

Mondiali 1978[modifica | modifica wikitesto]

Ai Mondiali di Argentina l'Italia si presentò con un gruppo imperniato sul cosiddetto "Blocco-Juve". Bearzot convocò infatti nove giocatori militanti nel club bianconero: Zoff, Benetti, Cuccureddu, Scirea, Cabrini, Gentile, Tardelli, Causio e Bettega. A completare l'undici titolare erano il regista fiorentino Antognoni e il centravanti Rossi, all'epoca in forza al L.R. Vicenza.

Non rientrando tra le teste di serie, la squadra azzurra fu inserita nel primo gruppo con Francia, Ungheria e Argentina. Esordì vincendo in rimonta contro i transalpini, che andarono a segno dopo 40": Rossi pareggiò in chiusura di tempo, mentre nella ripresa Zaccarelli siglò la rete del sorpasso. Le successive vittorie ai danni di magiari (per 3-1) e padroni di casa (per 1-0) valsero il primo posto nel girone.

La formazione dell'Italia scesa in campo contro la Francia nella gara di esordio del campionato del mondo 1978.

Il sorteggio della seconda fase a gruppi abbinò l'Italia alla Germania Ovest, all'Austria e ai Paesi Bassi. I tre punti ottenuti nei primi due incontri (frutto del pari senza gol contro i tedeschi e della vittoria di misura sugli austriaci) non furono sufficienti al raggiungimento della finale, per via della sconfitta contro i Paesi Bassi: l'Italia perse l'ultima gara per 2-1, subendo entrambe le reti con tiri dalla lunga distanza. Si qualificò così per la finalina di consolazione, disputandola e perdendola contro il Brasile (con il medesimo risultato): terminò in quarta posizione.


Coppa del Mondo FIFA 1978
Zoff, 2 Bellugi, 3 Cabrini, 4 Cuccureddu, 5 Gentile, 6 Maldera, 7 Manfredonia, 8 Scirea, 9 Antognoni, 10 Benetti, 11 Pecci, 12 Conti, 13 P. Sala, 14 Tardelli, 15 Zaccarelli, 16 Causio, 17 C. Sala, 18 Bettega, 19 Graziani, 20 Pulici, 21 Rossi, 22 Bordon, CT: Bearzot

Anni 1980[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 l'Italia ospitò per la seconda volta il campionato d'Europa, giunto alla sua ottava edizione. Il torneo inaugurava una nuova formula, con la qualificazione diretta per lo Stato ospitante e la partecipazione complessiva di 8 nazionali. In vista della fase finale, nel biennio 1979-1980 gli azzurri giocarono soltanto amichevoli.[36] Tuttavia, lo scoppio del caso "Totonero" e le conseguenti sanzioni privarono la squadra di elementi importanti, su tutti Bruno Giordano, Manfredonia e Rossi.

Europei 1980[modifica | modifica wikitesto]

Gli azzurri quarti classificati all'Europeo casalingo di Italia 1980.

Nella rosa che partecipò al torneo, Altobelli prese il posto di Rossi: il centravanti era in forza all'Inter, con cui si era appena laureato campione d'Italia. Inseriti nel gruppo B, gli azzurri esordirono contro la Spagna: finì 0-0. Una rete di Tardelli valse poi la vittoria contro l'Inghilterra, ma con il Belgio ci fu un altro pari a reti inviolate: la situazione di uguaglianza nella differenza reti (1) premiò i Diavoli Rossi, autori di 3 gol contro l'unico degli italiani. A questi ultimi toccò la finale di consolazione contro la Cecoslovacchia, detentrice del titolo. Al 90' il risultato era di 1-1: di comune accordo tra le formazioni non si disputarono i supplementari, ma direttamente i rigori dove l'Italia venne sconfitta per 9-8; l'errore decisivo fu di Collovati, il cui tiro fu parato.[37]


Campionato d’Europa UEFA 1980
Zoff, 2 F. Baresi, 3 G. Baresi, 4 Bellugi, 5 Cabrini, 6 Collovati, 7 Gentile, 8 Maldera, 9 Scirea, 10 Antognoni, 11 Benetti, 12 Bordon, 13 Buriani, 14 Oriali, 15 Tardelli, 16 Zaccarelli, 17 Altobelli, 18 Bettega, 19 Causio, 20 Graziani, 21 Pruzzo, 22 Galli, CT: Bearzot

Mondiali 1982: la terza Coppa del Mondo[modifica | modifica wikitesto]

« Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo! »

(Nando Martellini)
Alessandro Altobelli, autore del terzo gol azzurro alla Germania Ovest ai vittoriosi Mondiali di Spagna 1982, fu il primo giocatore subentrante a segnare in una finale mondiale

Dopo un Europeo con più ombre che luci, l'Italia di Enzo Bearzot tornò in campo nell'autunno del 1980 in occasione delle qualificazioni al Mondiale di Spagna 1982. Il biennio 1980-1981 vide gli Azzurri intenti nella qualificazione alla Coppa del Mondo all'interno del Gruppo 5, insieme a Lussemburgo, Danimarca, Grecia e Jugoslavia. L'Italia, composta in gran parte dagli elementi che avevano preso parte all'edizione in Argentina nel 1978, destò una buona impressione, inanellando quattro vittorie consecutive, chiudendo al primo posto il proprio girone e qualificandosi alla fase élite del Mondiale con un turno d'anticipo insieme alla Jugoslavia. La speranza di un 1981 da vertice fu smentita in breve tempo, sia dalla scialba partecipazione nella pausa invernale al Mundialito in Uruguay, torneo a inviti celebrativo del cinquantenario della prima edizione della Coppa Rimet (seppur, in questo caso, con l'attenuante di una Nazionale abbastanza sperimentale), sia dall'impietosa conferma dei numeri: nell'intero anno solare la squadra scese in campo per 9 volte riportando 2 soli successi (con Bulgaria e Lussemburgo)[38] e subendo 13 reti. A ciò si aggiunse un sentimento generale di diffidenza verso Bearzot, reo dal canto suo di mancate convocazioni richieste a gran voce dalla stampa.[39][40] Anche i mesi precedenti la rassegna iridata parvero scoraggianti, allorché gli azzurri non vinsero alcuna amichevole: sconfitti da Francia e Germania Est (partita ricordata per l'esordio del diciassettenne Bergomi), non andarono oltre un pareggio senza reti con la Svizzera.[41]

L'Italia andò, quindi, in Spagna per giocare il dodicesimo campionato del mondo. Un sorteggio apparentemente favorevole (gli azzurri erano stati sorteggiati in un girone che comprendeva Polonia, Perù e Camerun) rischiò di trasformarsi in una trappola: dopo aver pareggiato un brutto incontro per 0-0 contro i polacchi, infatti, l'Italia non andò oltre un altrettanto brutto 1-1 contro il Perù. Ci volle un ulteriore pareggio per 1-1 contro i pari classifica del Camerun per passare il turno grazie al maggior numero di reti segnate a parità di differenza reti rispetto alla Nazionale africana.

Nel 1982, Paolo Rossi fu il primo italiano a laurerarsi capocannoniere di una fase finale della Coppa del Mondo.

Quando poi l'Italia, nella seconda fase a gironi, venne affiancata a Brasile e Argentina, molti pensarono che l'eliminazione azzurra fosse stata solo ritardata di due partite. Invece, nel primo incontro contro l'Argentina, l'Italia sfoggiò una prestazione di tutto rispetto, riuscendo anche a neutralizzare l'avversario più pericoloso, Maradona: dopo un primo tempo equilibrato e chiuso sullo 0-0, furono prima Tardelli e poi Cabrini a prendere in contropiede la formazione sudamericana che, nonostante un gol di Passarella nel finale, non poté evitare la sconfitta.

Non evitò la sconfitta neppure contro il Brasile (3-1), sicché l'ultimo incontro, tra Brasile e Italia, divenne decisivo. Quello fu il capolavoro tattico di Bearzot che comprese in largo anticipo che i brasiliani, sia pur in vantaggio nel girone per differenza reti, non si sarebbero accontentati di passare alle semifinali con un pareggio, ma avrebbero strafatto pur di cercare la vittoria. E su questa presunzione brasiliana Bearzot costruì una gara fatta di difesa chiusa e contropiede: l'aver segnato quasi subito il gol dell'1-0 costrinse i sudamericani a uscire: nemmeno il pareggio di Sócrates fece loro cambiare tattica. Il 2-1 italiano fu opera di un allegro quanto sciagurato passaggio orizzontale nella difesa brasiliana. Ancora una volta, il Brasile non si chiuse in difesa, neppure dopo il 2-2 di Falcão, e l'Italia segnò il 3-2 su azione di calcio d'angolo (l'unico a suo favore in tutta la partita), mandando a casa il Brasile e tutta la pattuglia sudamericana in blocco.

A nulla valse l'assedio finale dei verde-oro, che si trovarono di fronte uno Zoff che chiuse la porta e si fece perdonare gli errori sui tiri da lontano di quattro anni prima in Argentina; anzi gli azzurri avevano segnato anche un quarto gol con Antognoni annullato per fuorigioco inesistente. Sugli scudi Paolo Rossi, autore di una tripletta, che il 30 aprile precedente aveva finito di scontare la squalifica biennale ed era stato subito richiamato da Bearzot in quanto pedina imprescindibile del suo gioco. La semifinale contro la Polonia priva di Boniek fu poco più che una formalità (due gol di Rossi, e azzurri in finale), dopodiché, dodici anni dopo l'Azteca, Italia e Germania Ovest si incrociavano di nuovo in un incontro a eliminazione.

Il capitano azzurro Dino Zoff, Franco Causio e il CT Enzo Bearzot giocano a scopone con il presidente Sandro Pertini, al ritorno in Italia dopo il trionfo mondiale di Madrid

L'Italia era più fresca, in quanto la Germania Ovest era reduce da una partita all'ultimo sangue, con supplementari e rigori, contro la Francia di Platini, ma quando Cabrini sbagliò un rigore nella prima parte del primo tempo molti sudarono freddo. Ma la Germania Ovest non poteva più reggere, e nel secondo tempo crollò sotto i colpi di Rossi (57'), Tardelli (69'), Altobelli (80'), prima che il difensore tedesco Breitner vedesse premiata la sua buona volontà e realizzasse il punto dell'onore tedesco. 3-1 per l'Italia e quella sera dell'11 luglio 1982, nello stadio Santiago Bernabéu di Madrid, di fronte all'allora Presidente della repubblica Sandro Pertini, gli azzurri ridiventarono campioni del mondo a quarantaquattro anni dal trionfo di Parigi.

I pronostici dei giornalisti furono così clamorosamente smentiti; per esempio, dopo la stentata qualificazione ai quarti di finale, uno dei più preparati e noti giornalisti italiani, Gianni Brera, aveva pubblicamente detto in TV che se la squadra italiana avesse battuto l'Argentina (e per il Brasile non si poneva neanche il problema) sarebbe andato ad Assisi a piedi per farsi frate. Da quel giorno in avanti, e fino ai giorni nostri, i giornalisti furono in generale più prudenti nei loro pronostici.


Coppa del Mondo FIFA 1982
Zoff, 2 Baresi, 3 Bergomi, 4 Cabrini, 5 Collovati, 6 Gentile, 7 Scirea, 8 Vierchowod, 9 Antognoni, 10 Dossena, 11 Marini, 12 Bordon, 13 Oriali, 14 Tardelli, 15 Causio, 16 Conti, 17 Massaro, 18 Altobelli, 19 Graziani, 20 Rossi, 21 Selvaggi, 22 Galli, CT: Bearzot

Il declino della generazione mondiale (1982-1986)[modifica | modifica wikitesto]

Gaetano Scirea, capitano azzurro nella spedizione mondiale del 1986. Per uno dei massimi interpreti del ruolo di libero, 78 presenze in nazionale e 3 mondiali giocati.

Se la conquista del titolo mondiale fu inaspettata, ancor più inattesa - e per questo deludente - fu la difesa dello stesso nel corso del quadriennio successivo.[42] Il fallimento nelle qualificazioni al campionato d'Europa 1984 fece infatti precipitare la squadra dal primo posto nel mondo ad uno degli ultimi nel proprio continente, con appena 5 punti in classifica.[43][44] Il successo in Spagna permise, tuttavia, agli azzurri di «campare di rendita»: nel maggio 1984, la FIFA assegnò al Bel Paese l'organizzazione dei Mondiali per l'anno 1990.[45][46] Esentata - a norma di regolamento - dalle eliminatorie per il campionato del mondo 1986, la Nazionale campione si preparò all'appuntamento attraverso le amichevoli.[47][48][49][50][51][52] Sebbene il periodo dal 1982 al 1986 fosse risultato complessivamente al di sotto delle attese, il calcio italiano poteva ancora ambire ad un ruolo di primo piano: oltre al titolo detenuto, un importante segnale veniva dall'ottimo comportamento dei club in Coppa dei Campioni dove Juventus e Roma (protagoniste anche in Serie A) avevano disputato tre finali dal 1982-83 al 1984-85.[53]

Mondiali 1986[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione azzurra del 1986, campione del mondo in carica, che sfidò a Napoli la Cina durante la preparazione alla difesa del titolo.

La spedizione in Messico, che pure evocava buoni ricordi vista la partecipazione del 1970 nel medesimo Stato, si aprì tra le polemiche per un mancato incontro della squadra con la stampa locale.[54] Da campione, l'Italia esordì nella sfida inaugurale contro la Bulgaria: al vantaggio di Altobelli rispose Sirakov per il definitivo 1-1.[54][55] Un altro pari, con lo stesso risultato, giunse nel turno successivo contro l'Argentina di Maradona.[56] Il terzo, decisivo, incontro fu con la Corea del Sud: Altobelli (fin lì autore di 2 centri) contribuì al 3-2 marcando una doppietta e propiziando l'autorete coreana, oltre a fallire un rigore.[54][57] Gli azzurri entrarono negli ottavi, sfidando i campioni continentali della Francia: con una rete per tempo, Platini e Stopyra rispedirono a casa l'Italia.[54] La partita fu l'ultima per Bearzot, che salutò dopo aver guidato la Nazionale per 88 volte.[54][58][59]


Coppa del Mondo FIFA 1986
Galli, 2 Bergomi, 3 Cabrini, 4 Collovati, 5 Nela, 6 Scirea, 7 Tricella, 8 Vierchowod, 9 Ancelotti, 10 Bagni, 11 Baresi, 12 Tancredi, 13 De Napoli, 14 Di Gennaro, 15 Tardelli, 16 Conti, 17 Vialli, 18 Altobelli, 19 Galderisi, 20 Rossi, 21 Serena, 22 Zenga, CT: Bearzot

Europei 1988[modifica | modifica wikitesto]

Azeglio Vicini, commissario tecnico dal 1986 al 1991, sotto la sua gestione svecchiò sensibilmente la Nazionale promuovendo molti elementi da lui già allenati dell'Under-21.

L'addio di Bearzot fu accompagnato, nell'estate 1986, da un nuovo scandalo di scommesse che interessò l'Italia del pallone.[60] Dalla selezione giovanile (per elementi sotto i 21 anni) fu scelto Azeglio Vicini come nuovo allenatore.[60] La federazione gli affidò il compito di rimpiazzare una generazione giunta al capolinea[61], con l'eccezione confermata di Altobelli.[60] Il centravanti, superata la soglia dei 30 anni, risultò fondamentale nella rincorsa al campionato d'Europa 1988.[62][63][64] Accertato il buon stato di forma[65][66][67], fu Gianluca Vialli a regalare il biglietto per la Germania Ovest segnando la decisiva doppietta contro la Svezia.[68][69] Il sampdoriano fu indicato da molti come un possibile rincalzo di Spillo in attacco[70][71], reparto nel quale vi era ritenuta esservi la maggiore carenza tecnica.[72][73][74]

Nella fase finale del torneo, l'Italia pagò invece i prevedibili limiti di una squadra costruita su colonne giovani che pur discretamente abili dal punto di vista tecnico, non possedevano ancora la necessaria maturità internazionale.[75] Il cammino s'arrestò in semifinale, di fronte all'Unione Sovietica.[76] L'Europeo coincise con l'addio di Altobelli, che lasciò la Nazionale dopo 8 anni in cui aveva vinto una Coppa del mondo e raggiunto due semifinali a livello continentale.[77]


Campionato d’Europa UEFA 1988
Zenga, 2 Baresi, 3 Bergomi, 4 Cravero, 5 Ferrara, 6 Ferri, 7 Francini, 8 Maldini, 9 Ancelotti, 10 De Agostini, 11 De Napoli, 12 Tacconi, 13 Fusi, 14 Giannini, 15 Romano, 16 Altobelli, 17 Donadoni, 18 Mancini, 19 Rizzitelli, 20 Vialli, CT: Vicini

Anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali 1990[modifica | modifica wikitesto]

La quattordicesima edizione del Mondiale tornò in Italia, dove l'evento era già stato ospitato 56 anni prima.[78] Esentata dalla fase eliminatoria, la Nazionale ebbe l'occasione di testare i suoi progressi nelle amichevoli.[79] In 15 incontri disputati dall'autunno 1988 alla primavera 1990 riportò appena due sconfitte[80], scoprendo anche nuovi nomi: su tutti Roberto Baggio e Salvatore Schillaci, tesserati rispettivamente per Fiorentina e Juventus.[81]

Nel torneo gli azzurri esordirono il 9 giugno, sconfiggendo l'Austria proprio con un gol di Totò che era subentrato ad Ancelotti pochi minuti prima.[82] Il passaggio del girone fu ottenuto battendo anche gli Stati Uniti e la Cecoslovacchia[83], senza incassare alcuna rete.[84] Piegando allo stesso modo anche l'Uruguay e l'Irlanda[85], la formazione entrò in semifinale: Zenga aveva - fin lì - mantenuta inviolata la sua porta per 450'.[86] Ad un passo dall'atto conclusivo, il sogno si spezzò: l'Argentina di Maradona batté ai rigori i padroni di casa (i tempi supplementari erano finiti 1-1), che sbagliarono dal dischetto con Donadoni e Serena.[87] L'Italia fu così costretta ad accontentarsi della finale per il terzo posto, con l'Inghilterra come avversario.[88] I britannici vennero superati per 2-1, conquistando la medaglia di bronzo.[89] Schillaci eguagliò quanto fatto da Paolo Rossi nel 1982, vincendo la classifica dei realizzatori con 6 gol.[90]

L'Italia che affrontò l'Argentina nella semifinale mondiale del San Paolo


Coppa del Mondo FIFA 1990
Zenga, 2 Baresi, 3 Bergomi, 4 De Agostini, 5 Ferrara, 6 Ferri, 7 Maldini, 8 Vierchowod, 9 Ancelotti, 10 Berti, 11 De Napoli, 12 Tacconi, 13 Giannini, 14 Marocchi, 15 Baggio, 16 Carnevale, 17 Donadoni, 18 Mancini, 19 Schillaci, 20 Serena, 21 Vialli, 22 Pagliuca, CT: Vicini

La ghiotta occasione mancata - ovvero di poter alzare la coppa tra le mura amiche - lasciò il segno sulla squadra, che a fine anno tornò in campo per guadagnare l'accesso al campionato d'Europa 1992.[91][92] A calare il sipario sulla stagione 1990-91 fu la vittoria della Scania Cup, dove l'Italia mise al tappeto la Danimarca prima[93] e l'Unione Sovietica poi.[94] Durante il secondo semestre del 1991 Vicini, che aveva già fatto trasparire l'ipotesi di un possibile addio per il logorio psicologico accumulato[95], concluse le eliminatorie per l'Europeo ma la squadra non riuscì a staccare il biglietto per la fase finale.[96] Ancor prima che il girone terminasse fu annunciato il successore: Arrigo Sacchi, che aveva guidato con successo il Milan negli anni passati e propugnatore di una nuova filosofia calcistica rispetto al tradizionale gioco all'italiana.[97][98]

La "rivoluzione culturale" di Arrigo Sacchi (1991-1996)[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione azzurra che prese parte alle qualificazioni a Euro 1992

Sacchi sedette sulla panchina azzurra con intenti di «rivoluzione culturale», tentando di riproporre in Nazionale il gioco e gli schemi che tanti successi avevano portato al Milan.[99] Importò infatti concetti quali la difesa a zona, il pressing e il contropiede.[100] Il primo banco di prova per il tecnico di Fusignano furono le eliminatorie dei Mondiali 1994.[101] Cominciata la fase di qualificazione pareggiando contro Svizzera e Scozia[102], gli azzurri colsero importanti successi contro il Portogallo (battuto 3-1[103]) e Malta (travolta per 6-1 a Palermo).[104] L'unica battuta d'arresto fu quella patita nel ritorno con gli elvetici[105], che chiusero il girone al secondo posto: il primo, per un punto, andò all'Italia.[106][107]

Malgrado il buon comportamento nelle qualificazioni[108], la squadra deluse nelle amichevoli: tra febbraio e marzo 1994 rimediò - infatti - due sconfitte consecutive, per mano di Francia (non qualificata per i Mondiali) e Germania.[109]

Mondiali 1994[modifica | modifica wikitesto]

Guadagnata la qualificazione al quindicesimo campionato del mondo di Stati Uniti 1994, l'Italia capitò in un girone non impossibile, ma pieno di insidie, nel quale avrebbe dovuto incontrare nell'ordine Irlanda, Norvegia e Messico.[110] Sacchi schierò nella prima partita in campo la seguente formazione: Pagliuca in porta, Tassotti e Maldini terzini, Costacurta e Baresi centrali; a centrocampo, Donadoni ed Evani sugli esterni con Albertini e Dino Baggio in mezzo; in attacco, la coppia Roberto Baggio e Signori.[110] Sotto un caldo opprimente e un'elevata umidità, l'esordio a New York al Giants Stadium gelò gli azzurri: Baresi sbaglia un rinvio di testa, Houghton tenta il tiro da lontano, Pagliuca lo "battezza" fuori e si inarca senza convinzione, consentendo alla palla di finire in rete rendendo così decisivo già l'incontro successivo, contro gli scandinavi.[110]

Arrigo Sacchi, CT dal 1991 al 1996. A USA '94 il tecnico riportò l'Italia a giocare una finale mondiale dopo dodici anni, ciò nonostante il suo lustro sulla panchina azzurra fu globalmente incolore.

Per il secondo appuntamento al Giants Stadium, Sacchi cambiò rotta: dentro Casiraghi con Baggio mentre Signori gioca laterale di sinistra a centrocampo accanto a Berti, Albertini e Dino Baggio.[110] Difesa più aggressiva, con Benarrivo al posto di Tassotti.[110] Dopo venti minuti i modesti norvegesi rischiarono di passare in vantaggio: lanciato da Mykland, Leonhardsen si infilò nella difesa azzurra, invano protesa a metterlo in fuorigioco, e si lanciò verso Pagliuca il quale uscì dall'area a deviare con la mano il tiro, guadagnando l'espulsione.[110] Sacchi, senza esitazioni, chiamò fuori Roberto Baggio per far entrare il secondo portiere Marchegiani.[110] «Questo qui è impazzito» mormorò incredulo l'azzurro, prima di uscire scrollando la testa. Messi al muro, gli uomini di Sacchi ritrovarono lo spirito combattivo e si gettarono in avanti.[110] Nella ripresa capitan Baresi si infortunò a un ginocchio e il CT, anziché sostituirlo col pari ruolo Minotti, mandò in campo lo stopper Apolloni, subito tra i migliori nei duelli fisici coi potenti norvegesi.[110] L'assalto azzurro, generoso quanto confuso, non si placò fino al gol, una poderosa incornata in area di Dino Baggio su punizione pennellata da Signori.[110] L'Italia con questo successo tornò in corsa per la qualificazione al turno successivo ma la vittoria del Messico sull'Irlanda lasciò aperta ogni possibilità.[110] Per Baresi la diagnosi fu operazione al menisco interno destro.[110] Se l'Italia dovesse arrivare in finale, dissero i medici dell'ospedale a Manhattan, ci sarebbe il tempo per un prodigioso recupero.[110] Contro il Messico a Washington Sacchi confermò gli uomini dell'impresa sulla Norvegia, Roberto Baggio incluso.[110] Casiraghi fece il percussore senza riuscire a concludere, Marchegiani dovette superarsi su un tiro da lontano di Aspe.[110] Nella ripresa, Sacchi operò la staffetta: fuori Casiraghi, dentro l'agile Massaro, che, acceso da un superbo lancio in verticale di Albertini, fece gol con un destro angolato.[110] Pochi minuti dopo, su un cross di Roby Baggio, lo stesso Massaro incornò a lato di un soffio.[110] L'Italia finì qui, stremata dal caldo.[110] I messicani pareggiarono con Bernal, con un tiro a fil di palo.[110] L'Irlanda, pareggiando con la Norvegia, ha passato il turno assieme al Messico.[110] «Corriamo tutti a pregare» raccomandò Sacchi con un sorriso tirato dopo la partita, prima di apprendere che il 6-1 della Russia sul Camerun qualificò l'Italia come migliore terza.[110]

Franco Baresi, capitano degli azzurri ai Mondiali statunitensi, si infortunò al menisco nella fase a gironi, ritornando in campo a tempo di record per la finale contro il Brasile

Gli ottavi di finale misero gli Azzurri di fronte alla Nigeria. L'Italia vinse 2-1, ma si espresse largamente al di sotto del suo standard e giocò tutta la partita in svantaggio per 0-1 finché il fantasista vicentino riuscì a pareggiare all'88', dopo che l'assurda espulsione di Zola,[111] decretata dall'arbitro messicano Brizio Carter al 75', sembrava aver definitivamente spento le speranze di rimonta italiane.[112] Un rigore di Baggio (decretato per fallo di Eguavoen su Benarrivo) nei supplementari diede i quarti all'Italia.[112][113] Lì gli azzurri trovarono la Spagna, regolata per 2-1 dalla coppia Dino Baggio-Roberto Baggio al termine di una gara molto difficile e spigolosa durante la quale Tassotti rifilò una gomitata nell'area italiana a Luis Enrique, non vista dall'arbitro ungherese Puhl (ma non sarebbe stato rigore per gli spagnoli in quanto se l'arbitro avesse visto l'azione avrebbe sanzionato l'intervento precedente dello spagnolo ed espulso in seguito il difensore italiano punendo la reazione che gli valse, tramite la prova TV, otto turni di squalifica).[114] Ancora Roberto Baggio realizzò la doppietta con la quale l'Italia vinse la semifinale contro la Bulgaria per 2-1 (gol della bandiera bulgara di Stoichkov su rigore).[115][116]

Roberto Baggio, a partire dall'ottavo di finale contro la Nigeria, fu l'autentico trascinatore degli azzurri negli Stati Uniti. Ritiratosi dalla Nazionale nell'aprile del 2004, dopo 27 reti in 56 partite, in suo onore vi sarà un'amichevole con la Spagna.[117]

La finale fu un classico del calcio mondiale, Brasile-Italia, all'epoca tre Mondiali vinti a testa. Il luogo prescelto fu il Rose Bowl di Pasadena in California e per esigenze televisive si giocò a mezzogiorno e mezzo (sebbene in un caldo soffocante).[118] La vigilia azzurra è stata lunga e movimentata per le condizioni del Divin Codino, afflitto da una contrattura ai flessori della coscia destra ma disperatamente deciso a giocare. Anche Dino Baggio e Albertini lamentarono acciacchi muscolari mentre capitan Baresi venne recuperato a tempo di record. Sacchi schierò Pagliuca in porta, Mussi e Benarrivo terzini, Maldini e Baresi centrali, Donadoni, Albertini, Dino Baggio e Berti a centrocampo e la coppia Baggio-Massaro in avanti. Il Brasile confermò Taffarel in porta, Aldair e Marcio Santos al centro, Jorginho e Branco ai lati, i quattro mediani Mauro Silva, Mazinho, Dunga e Zinho e la coppia gol del mondiale Romario-Bebeto in attacco.

L'Italia riuscì a chiudere con il risultato di 0-0 sia al 90' che al 120'.[118] Ma così come quattro anni prima fu sconfitta ai rigori (errori di Baresi, Massaro e Roberto Baggio) e il Brasile vinse il suo quarto titolo del mondo, il secondo consecutivo in una finale contro l'Italia.[118] Va tuttavia ricordato che nonostante il clamore suscitato dall'errore al dischetto del fantasista, la squadra brasiliana avrebbe dovuto ancora effettuare l'esecuzione del proprio quinto rigore.[118] Pertanto, l'eventuale realizzazione di Baggio avrebbe potuto non essere sufficiente per proseguire la serie.[118]


Coppa del Mondo FIFA 1994
Pagliuca, 2 Apolloni, 3 Benarrivo, 4 Costacurta, 5 Maldini, 6 Baresi, 7 Minotti, 8 Mussi, 9 Tassotti, 10 R. Baggio, 11 Albertini, 12 Marchegiani, 13 D. Baggio, 14 Berti, 15 Conte, 16 Donadoni, 17 Evani, 18 Casiraghi, 19 Massaro, 20 Signori, 21 Zola, 22 Bucci, CT: Sacchi

Europei 1996[modifica | modifica wikitesto]

I risultati immediatamente successivi al Mondiale non furono all'altezza: nelle eliminatorie per il campionato d'Europa 1996 gli azzurri non riuscirono a battere Slovenia e Croazia.[119][120] La stagione 1994-95 fu chiusa da una sconfitta con la Germania[121], ma all'inizio della seguente Sacchi venne confermato: la Federazione decise addirittura di prolungare il contratto sino al 1998.[122]

Gli azzurri che affrontarono a Udine la Slovenia, nel settembre del 1995, per le qualificazioni a Euro 1996.[123]

L'Italia si presentò così all'Europeo d'Inghilterra[124][125], il primo allargato a 16 partecipanti.[126] All'esordio, soltanto una doppietta di Casiraghi portò la vittoria contro la Russia.[127] Pochi giorni più tardi, il k.o. con la Rep. Ceca rimise tutto in discussione[126]: le speranze di qualificazione vennero rimandate all'ultimo incontro, con i tedeschi come avversari.[126] Obbligata a vincere, la squadra riportò solo un pareggio senza reti[126]: a gravare sul punteggio l'errore di Zola dal dischetto, che contribuì all'eliminazione anticipata.[128] Il fallimento fece traballare la panchina di Sacchi, che dal canto suo rispose vincendo i primi 2 incontri dell'annata 1996-97.[129] La goccia che fece traboccare il vaso era però dietro l'angolo: un'inopinata sconfitta con la Bosnia ed Erzegovina, dopo essere passati in vantaggio,[130] causò le polemiche dimissioni dell'allenatore. Fu sostituito da Cesare Maldini.[131]


Campionato d'Europa UEFA 1996
Peruzzi, 2 Apolloni, 3 Maldini, 4 Carboni, 5 Costacurta, 6 Nesta, 7 Donadoni, 8 Mussi, 9 Torricelli, 10 Albertini, 11 Baggio, 12 Toldo, 13 Rossitto, 14 Del Piero, 15 Di Livio, 16 Di Matteo, 17 Fuser, 18 Casiraghi, 19 Chiesa, 20 Ravanelli, 21 Zola, 22 Bucci, CT: Sacchi

Il biennio di Cesare Maldini (1996-1998): il dualismo Baggio-Del Piero[modifica | modifica wikitesto]

L'ex calciatore rossonero debuttò con 2 vittorie, entrambe ai danni di compagini britanniche: Irlanda del Nord e Inghilterra, quest'ultima battuta nelle qualificazioni al campionato del mondo 1998.[132] Nel 3-0 contro la Moldavia l'esordiente Vieri segnò la 1000ª rete della storia azzurra.[133] A terminare la stagione, ci fu la partecipazione al Torneo di Francia: un quadrangolare amichevole, organizzato come prova generale dell'evento iridato. Battuta dagli inglesi per 2-0[134], la squadra pareggiò 3-3 con il Brasile e 2-2 con la Francia.[135][136]

Alla ripresa delle eliminatorie, il doppio pareggio (sempre per 0-0) con la Georgia e la stessa Inghilterra impedirono la qualificazione diretta.[137][138] Per la prima volta nella sua storia, l'Italia fu costretta allo spareggio in cui si trovò di fronte la Russia.[139] Finito 1-1 l'incontro di andata, coinciso con il debutto del diciannovenne Buffon[140], nel ritorno fu un gol di Casiraghi ad assicurare il biglietto per la Francia.[141]

Il 29 marzo 1997, Christian Vieri realizzò il millesimo gol nella storia della Nazionale.

Sul finire del 1997, si conobbe il nome delle avversarie per la fase finale: Cile, Austria e Camerun.[142][143] Confortata dai risultati delle amichevoli[144][145] la compagine azzurra si apprestò al ritorno in terra transalpina, dove 60 anni prima si era consacrata campione del mondo.[142]

Mondiali 1998[modifica | modifica wikitesto]

Dalla lista dei 22 convocati per i Mondiali, fu escluso Zola: il CT motivò la scelta dichiarando che il fantasista del Chelsea aveva già dovuto affrontare una stagione difficile.[142] L'esclusione interessò anche il difensore Ciro Ferrara, vittima di un infortunio.[142] Riguardo l'undici titolare, vi era la certezza dell'impossibilità di schierare contemporaneamente Baggio e Del Piero.[142] Il "Divin Codino" fu inserito solamente in extremis, benché reduce da una stagione al Bologna in cui aveva segnato 22 reti in campionato (suo primato)[142]; l'attaccante della Juventus, a sua volta autore di 32 gol, aveva subìto un infortunio nella finale di Champions League che si tradusse in un calo fisico.[142]

L'Italia debuttò a Bordeaux contro il Cile del futuro centravanti della Lazio, Salas, e di quello dell'Inter, Zamorano. Maldini partì con il "Divin Codino" in campo e Del Piero in panchina.[142] Venne meno all'ultimo Ravanelli colpito da febbre alta e sostituito da Chiesa.[142] La Nazionale perse nel frattempo anche Peruzzi (stop di quattro settimane per un infortunio): in porta tornò così Pagliuca. Con centrocampo e difesa in difficoltà (Cannavaro su Salas e Nesta su Zamorano), ci volle Baggio per strappare il pareggio.[142] Prima mandò in gol Vieri in contropiede dopo appena 10 minuti e, dopo il sorpasso dei cileni che segnarono due volte con Salas, si procurò e realizzò il rigore (dubbio) del pareggio a pochi minuti dal termine (2-2).[142]

Paolo Maldini, figlio di Cesare, conta 126 presenze in azzurro di cui 74 da capitano.

Nella seconda partita a Montpellier, ancora Baggio in campo contro il Camerun.[142] Vittoria larga ma match molto duro:[142] il terzino Njanka entrò duro molte volte su Baggio fino a farlo uscire zoppicante, così nel secondo tempo entrò Del Piero al suo posto,[142] mentre l'altro difensore Kalla falciò Di Biagio trasportato fuori campo in barella (espulso l'africano alla fine del primo tempo).[142] Una doppietta di Vieri nell'ultimo quarto d'ora (il secondo gol in combinazione con Del Piero) seguì alla rete di Di Biagio, con un colpo di testa su corner battuto da Baggio, nella prima parte della gara.[142]

Nella terza partita, giocata nel nuovo stadio di Saint-Denis, l'Italia perse Nesta per un grave infortunio ma sconfisse l'Austria (2-1).[142] Il difensore, cadendo dopo uno scontro con Pfeifenberger, riportò una grave lesione al ginocchio destro che lo avrebbe tenuto a riposo per nove mesi.[142] L'ex capitano Bergomi, tornato in Nazionale dopo sette anni e reduce da un'ottima annata con l'Inter, prese il suo posto.[142] La novità fu che giocò dall'inizio Del Piero. Si disse che lo sponsor personale del giocatore (Adidas) ne pretendesse la presenza in squadra dopo avergli dedicato una pubblicità con una grande foto e la scritta: “Un uomo solo può impedirgli di segnare: Cesare Maldini”.[142][146] Nella partita contro l'Austria, Del Piero diede a Vieri il pallone della prima rete battendo una punizione che il centravanti deviò di testa in porta.[142] A venti minuti dalla fine, Maldini lo sostituì ancora con Baggio che raddoppiò dopo una triangolazione con Inzaghi chiudendo il match.[142] Al 90' il gol della bandiera austriaca su rigore.[142]

Agli ottavi al Velodrome ci fu la partita con la Norvegia, Vieri siglò in contropiede personale la sua quinta rete e portò gli azzurri ai quarti.[147]

A Parigi andò in scena l'incontro dei quarti di finale più voluto e temuto, quello contro i transalpini padroni di casa della Francia: poche occasioni per parte e nemmeno i supplementari servirono a smuovere il risultato, che rimase sullo 0-0.[148] Ai rigori gli azzurri persero 4-3; è la terza volta in tre edizioni consecutive dei mondiali.[148] L'errore decisivo fu di Di Biagio, che vide il suo tiro stamparsi sulla traversa; in precedenza sbagliò anche Albertini.[148][149] Maldini fu criticato per la pochezza del gioco azzurro e anche per le mancate convocazioni di due giocatori decisivi nelle qualificazioni: Zola, che siglò il gol-partita con l'Inghilterra a Wembley e Casiraghi che segnò il gol-partita nello spareggio con la Russia.[148] Dopo il torneo Maldini si dimise dall'incarico di CT.[148]


Coppa del Mondo FIFA 1998
Toldo, 2 Bergomi, 3 P. Maldini, 4 Cannavaro, 5 Costacurta, 6 Nesta, 7 Pessotto, 8 Torricelli, 9 Albertini, 10 Del Piero, 11 D. Baggio, 12 Pagliuca, 13 Cois, 14 Di Biagio, 15 Di Livio, 16 Di Matteo, 17 Moriero, 18 R. Baggio, 19 Inzaghi, 20 Chiesa, 21 Vieri, 22 Buffon, CT: C. Maldini

Il biennio di Dino Zoff (1998-2000)[modifica | modifica wikitesto]

Dalla stagione 1998-99, l'incarico passò all'ex portiere Zoff.[150][151] Ad una squadra che già allineava Del Piero, Baggio, Vieri e Inzaghi il friulano aggiunse Totti, in rampa di lancio con la Roma.[152][153] Vogliosi di riscatto, gli azzurri iniziarono con il piede giusto le qualificazioni per il campionato d'Europa 2000.[154] Ai papabili titolari venne integrato Toldo, il quale aveva collezionato alcune presenze con Sacchi (1995-1996).[155]

La rincorsa venne complicata, nel finale, dalla sconfitta in rimonta con la Danimarca.[156][157] Soltanto un pareggio - per altro sofferto - in Bielorussia portò l'Italia alla fase finale dell'Europeo.[158] La condizione fragile fu confermata dall'amichevole contro il Belgio, persa 3-1.[159][160] I "Diavoli rossi" sarebbero stati avversari anche nel torneo, durante la fase a gironi.[161] A completare il quadro Turchia e Svezia, contro cui venne vinta la sfida del febbraio 2000.[162]

Europei 2000[modifica | modifica wikitesto]

Dalla lista per il torneo, Zoff dovette spuntare i nomi di Vieri e Buffon: l'attaccante si infortunò nello spareggio di campionato e il portiere andò k.o. nell'amichevole con la Norvegia.[163][164] Al suo posto giocò Toldo, in porta contro i turchi: solo un rigore di Inzaghi permise all'Italia di avere ragione, conquistando subito 3 punti.[165] La vittoria contro i belgi - padroni di casa in questo frangente - comportò la qualificazione per i quarti di finale in anticipo.[166] Infine, si registrò un altro successo contro i nordici.[167]

L'Italia schierata prima della finale, persa con la Francia.

Con la Romania, nella gara valida per i quarti, arrivò la 4ª affermazione consecutiva.[168] La semifinale, ritrovata dopo 12 anni, oppose l'undici azzurro all'Olanda: gli "Oranje" - così come il vicino Belgio - erano a loro volta nazione ospitante.[169] In avvio di gara, l'espulsione di Zambrotta (fuori causa dopo 30' per somma di gialli) costrinse Zoff a rivedere la tattica, adottando uno schieramento più difensivo.[170] Di fronte all'ostacolo emerse la qualità del singolo: Toldo parò un rigore a De Boer e compì altri interventi decisi, mantenendo fermo il risultato anche grazie al secondo errore olandese dagli 11 metri.[170] Giunta ai supplementari, un'Italia in inferiorità numerica difese lo 0-0 sino ai rigori dove il suo numero 12 risultò ancora decisivo: un'altra parata su De Boer e quella su Bosvelt, unite al «cucchiaio» di Totti, valsero la vittoria dal dischetto (3-1) e l'ingresso in finale.[170] Zoff ebbe l'occasione - dopo appena 22 panchine - di bissare il titolo continentale vinto sul campo 32 anni prima.[170]

Del Piero e Totti nel corso della finalissima.

Il 2 luglio, andò in scena la rivincita contro i francesi che portavano già in dote il titolo mondiale.[171] Archiviata la prima frazione di gioco sul nulla di fatto, Delvecchio - alla prima rete in Nazionale - sbloccò la partita al 55'.[172] Del Piero, subentrato pochi minuti prima del gol, fallì in due occasioni il raddoppio che avrebbe potuto chiudere l'incontro.[172] L'ennesima prestazione sopra la media di Toldo non bastò per portare a casa l'Europeo: trascorso il 90' Wiltord approfitto di una palla "sporcata" da Cannavaro per scagliarla in rete, beffando Nesta e l'estremo difensore.[172] Il pareggio in extremis ebbe contraccolpo psicologico sugli azzurri, beffati ad un passo dal traguardo.[172] La delusione si completò al 103' quando Trezeguet segnò - al volo - il golden goal che spedì anche il titolo continentale in direzione d'oltralpe.[172] Malgrado il buon risultato conseguito, all'indomani della gara Zoff rassegnò le proprie dimissioni: a difesa della propria scelta chiamò in causa il comportamento di Silvio Berlusconi - presidente del Milan -, accusato di eccessive polemiche nei suoi confronti.[173]


Campionato d’Europa UEFA 2000
Abbiati, 2 Ferrara, 3 Maldini, 4 Albertini, 5 Cannavaro, 6 Negro, 7 Di Livio, 8 Conte, 9 Inzaghi, 10 Del Piero, 11 Pessotto, 12 Toldo, 13 Nesta, 14 Di Biagio, 15 Iuliano, 16 Ambrosini, 17 Zambrotta, 18 Fiore, 19 Montella, 20 Totti, 21 Delvecchio, 22 Antonioli, CT: Zoff

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Il quadriennio di Giovanni Trapattoni (2000-2004)[modifica | modifica wikitesto]

L'incarico di Zoff venne assunto da Giovanni Trapattoni, l'allenatore più blasonato - a livello di club - nella storia del calcio tricolore.[174][175] Il debutto del Trap avvenne a Budapest, due mesi dopo la disfatta europea: nel primo incontro di qualificazione verso il Mondiale asiatico, gli azzurri furono costretti al pari (2-2) dalla coriacea Ungheria.[176] In seguito, la squadra infilò 5 vittorie consecutive avvicinando senza problemi il primato[177][178][179]: il girone fu concluso dal pareggio in Lituania[180] e dalla vittoria contro i magiari, che assicurò la partecipazione al Mondiale.[181] Il 2001 vide inoltre l'Italia misurarsi - in gare senza punti in palio - contro avversarie mai sfidate prima: Sudafrica, Marocco e Giappone.[182] Il bilancio delle amichevoli fu di due vittorie con le formazioni africane (entrambe per 1-0[183][184]) e di un pareggio con i nipponici.[185] Gli stessi Samurai avrebbero ospitato - assieme alla limitrofa Corea meridionale - la Coppa del mondo, il cui sorteggio assegnò l'Italia al girone G.[186] Il raggruppamento era completato da Ecuador, Croazia e Messico.[187]

All'interno della rosa scelta per competere nel torneo, Trapattoni incluse volti nuovi: il difensore centrale Materazzi e il trequartista Doni, entrambi fattisi notare militando in formazioni «di provincia» (Perugia il primo, Atalanta il secondo).[188][189] Malgrado la rinuncia a Baggio - scelta che destò perplessità nei fan del Codino[190][191] - la squadra non mancava di qualità, soprattutto in attacco: il reparto offensivo vedeva infatti la coesistenza di elementi tecnicamente dotati (Del Piero e Totti) e di punte pure (Inzaghi, Montella e Vieri).[189]

Mondiali 2002[modifica | modifica wikitesto]

Già prima della spedizione in Asia, un nuovo filone di critiche interessò l'ambiente[192]: fu criticata la dipendenza dai singoli, in particolare Totti e Vieri.[193][194] Lo stesso centravanti, all'epoca tesserato per l'Inter, appose la propria firma sulla pratica d'esordio: l'inedita sfida con l'Ecuador, infatti, venne risolta dalla sua doppietta.[189][195] Segnò anche nel secondo impegno, contro la Croazia (giunta al 3º posto in Francia): l'incontro fu però vinto, in rimonta, dagli slavi.[189] Il numero 21 si era già visto annullare un gol, così come Inzaghi il cui possibile 2-2 fu negato da un'errata decisione arbitrale.[189][196] L'ultima giornata vide un'Italia già al centro delle polemiche scendere in campo contro il Messico, per altro qualificato in anticipo alla fase successiva del torneo.[189] Andata in svantaggio nel primo tempo, la formazione trovò il pari soltanto nel finale: a marcarlo il subentrato Del Piero, che aveva preso il posto del romanista.[189] Complice anche la vittoria dei centroamericani - già fuori - contro gli slavi, l'undici di Trapattoni accedette agli ottavi da secondo classificato.[189][197] In questo incontro, si registrò un altro gol non convalidato degli italiani.[189]

Giovanni Trapattoni, CT dal 2000 al 2004. Il più vincente allenatore italiano nonché tra i più titolati del calcio mondiale, non riuscì a replicare in Nazionale i successi ottenuti con le squadre di club.

L'ottavo di finale oppose la Corea del Sud all'Italia.[198] Ancor prima della partita, i tifosi locali esposero uno striscione con la scritta «Again 1966!» in memoria della vittoria ottenuta dai nordcoreani 36 anni prima.[198] Le proteste della Federazione convinsero la FIFA ad ordinarne la rimozione dagli spalti: come arbitro venne designato l'ecuadoregno Moreno, che aveva già diretto alcune sfide dei gironi.[199][200] Il commissario tecnico dovette rinunciare a Nesta, messo fuori causa da un infortunio.[201] Lo stadio di Daejon ospitò un pubblico nettamente a favore dei padroni di casa[198][202], che presentò un nuovo slogan: «Welcome to Azzurri's tomb».[203]

Gli asiatici ebbero un'occasione per portarsi in vantaggio già nei primi minuti, beneficiando di un rigore.[198][203] Il tiro di Ahn, un rasoterra sulla destra, fu parato da Buffon.[203] Al 18' Vieri, sugli sviluppi di un corner battuto da Totti, segnò il 4º gol del suo Mondiale: l'attaccante esultò zittendo lo stadio.[198][203] La Corea passò all'azione offensiva, senza però trovare sbocchi.[203] Nella ripresa, con il risultato ancora a favore dei suoi, Trapattoni organizzò uno schieramento più difensivo per contenere gli attacchi avversari.[198][203] "Bobo" fallì altre occasioni da gol, sprecando la possibilità di chiudere la partita.[203] Quando il cronometro stava ormai per segnare il 90', giunse il pareggio degli uomini di Hiddink: su una mischia l'errore di Panucci favorì Seol Ki-Hyeon, che realizzò l'1-1.[203] Un contrasto tra i due, giudicato irregolare da Moreno, aveva portato al rigore iniziale.[203] L'ennesima palla-gol mancata da Vieri impedì di segnare il 2-1, portando ai supplementari.[198][203] Al 103' Totti, nel cercare un'azione personale, fu spinto a terra in area di rigore: Moreno, anziché indicare il dischetto, ammonì il numero 10 azzurro per la seconda volta spedendolo negli spogliatoi.[198][203] L'Italia andò poi in rete, ma la segnatura di Tommasi fu vanificata da un presunto fuorigioco.[203] Il Mondiale si concluse a 4' dai rigori, quando un traversone dalla sinistra trovò la testa di Ahn: la punta si fece perdonare il rigore sbagliato, segnando il golden goal che eliminò gli azzurri.[198][203] Già nelle ore successive, non mancarono le polemiche: tra i motivi della sconfitta, in particolare, fu indicato l'arbitraggio di Moreno che la squadra ritenne irregolare e in favore dei coreani.[198][204] L'indagine condotta dalla FIFA non rivelò, comunque, alcun tentativo di corruzione o di illecito.[205]

Dopo il torneo, Maldini (giunto alla quota record di 126 presenze) annunciò il proprio ritiro dalla Nazionale.[206]


Coppa del Mondo FIFA 2002
Buffon, 2 Panucci, 3 Maldini, 4 Coco, 5 Cannavaro, 6 Zanetti, 7 Del Piero, 8 Gattuso, 9 Inzaghi, 10 Totti, 11 Doni, 12 Abbiati, 13 Nesta, 14 Di Biagio, 15 Iuliano, 16 Di Livio, 17 Tommasi, 18 Delvecchio, 19 Zambrotta, 20 Montella, 21 Vieri, 22 Toldo, 23 Materazzi, CT: Trapattoni

Europei 2004[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo capitano, successore del rossonero, fu Fabio Cannavaro: il difensore indossò la fascia per la prima volta il 21 agosto, nell'amichevole con la Slovenia.[207] La partita fu segnata da violenti scontri, in campo e sulle tribune: il risultato fu di 1-0 per gli avversari.[207] Nell'autunno 2002 qualche passo falso nelle qualificazioni al campionato d'Europa 2004, mise in discussione la permanenza di Trapattoni: la Federazione optò comunque per la sua conferma, almeno sino alla disputa del torneo.[208] Un'ulteriore motivazione a proseguire il rapporto giunse dai risultati: gli azzurri, infatti, vinsero le amichevoli con Germania (vicecampione del mondo)[209] e Portogallo (nazione ospitante l'Europeo).[210] Per la fase finale, Trapattoni puntò sul giovane Antonio Cassano: scelse, al contario, di rinunciare a Baggio che terminò la propria carriera, con l'onore di vedere organizzata per lui la gara d'addio in azzurro.[211][212]

Al debutto, con la Danimarca, finì 0-0: Totti sputò ad un avversario, venendo squalificato tramite la prova televisiva.[213] Dopo un altro pari, con la Svezia, l'Italia vinse l'ultimo incontro: il 2-1 alla Bulgaria non fu sufficiente per qualificarsi, nonostante i 5 punti in classifica.[214] Le avversarie scandinave ottennero il medesimo punteggio, accedendo però ai quarti per il maggior numero di gol: il pareggio per 2-2 nel confronto diretto accese i sospetti, in quanto era l'esatto risultato che avrebbe comportato l'eliminazione azzurra.[215] La tifoseria, a 2 anni dai fatti di Moreno e della Corea, insorse nuovamente: l'accusa fu quella di una combine, anche in questo caso mai provata ufficialmente.[216]


Campionato d’Europa UEFA 2004
Buffon, 2 Panucci, 3 Oddo, 4 Zanetti, 5 Cannavaro, 6 Ferrari, 7 Del Piero, 8 Gattuso, 9 Vieri, 10 Totti, 11 Corradi, 12 Toldo, 13 Nesta, 14 Fiore, 15 Favalli, 16 Camoranesi, 17 Di Vaio, 18 Cassano, 19 Zambrotta, 20 Perrotta, 21 Pirlo, 22 Peruzzi, 23 Materazzi, CT: Trapattoni

Marcello Lippi e il quarto titolo mondiale (2004-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Marcello Lippi: il viareggino ha guidato la Nazionale in 2 differenti bienni (2004-2006 e 2008-2010) vincendo il titolo mondiale nel 2006, il 4º della storia azzurra.

Dopo la deludente spedizione lusitana, Lippi (ex tecnico della Juventus) sostituì Trapattoni. Il viareggino, già dalle prime partite, dette spazio a nuovi giocatori: integrò infatti Barzagli, De Rossi, Gilardino (provenienti dall'Under-21) e Toni.[217][218] Dalle sue convocazioni fu però escluso Cassano: il barese non venne mai preso in considerazione dal tecnico, complici anche i controversi episodi con le squadre di club.[219][220] Il girone di qualificazione al campionato del mondo 2006 non presentò ostacoli eccessivi[221][222][223][224][225][226], malgrado alcuni passi a vuoto.[227] Dopo aver festeggiato il primo anno in panchina di Lippi con un successo sull'Irlanda[228], la squadra pareggiò in Scozia[229] per poi ottenere l'accesso alla fase finale.[230] In preparazione all'evento l'Italia dimostrò un buon stato di forma, sconfiggendo prima i Paesi Bassi[231] e (dopo il sorteggio dei gruppi[232]) Germania.[233] A poche settimane dall'avvio, il calcio italiano fu colpito dallo scandalo noto come "Calciopoli": i suoi effetti ricaddero, soprattutto in termini mediatici, sul ritiro degli azzurri.[234] Così come nel 1982, l'ultimo incontro prima del torneo portò un pari (1-1) contro la Svizzera.[235]

Mondiali 2006: la quarta Coppa del Mondo[modifica | modifica wikitesto]

« È finita, è finita, è finita, è finita... il cielo è azzurro sopra Berlino! Siamo Campioni del Mondo! »

(Marco Civoli)

Il sorteggio mondiale mise gli azzurri di fronte a Ghana, Stati Uniti e Rep. Ceca. L'esordio fu positivo, con un 2-0 ottenuto contro un Ghana pimpante, grazie alle reti di Pirlo e Iaquinta.[236] Il successivo 1-1 contro gli Stati Uniti con rete di Gilardino e autogol di Zaccardo[237] (partita nella quale fu espulso De Rossi per una gomitata a McBride, che gli costò 4 turni di squalifica, tornando disponibile solo per l'eventuale finale[238]) attenuò l'entusiasmo, ma bastò battere la Repubblica Ceca di Pavel Nedvěd per 2-0 nella gara decisiva (gol di Materazzi e Inzaghi) per guadagnare la qualificazione alla seconda fase del torneo.[239] Nel corso della sfida con i cechi ci fu l'infortunio a Nesta (sostituito poi da Materazzi), che confermò la sua personale "maledizione" nelle fasi finali dei Mondiali (capitò infatti lo stesso anche a Francia 1998 e Corea del Sud-Giappone 2002).[240]

Fabio Cannavaro, capitano ai vittoriosi Mondiali di Germania 2006.

Agli ottavi di finale l'Italia si trovò di fronte l'Australia guidata da Guus Hiddink, colui che quattro anni prima aveva eliminato l'Italia con la Corea del Sud. Dopo un primo tempo a reti inviolate, all'inizio della ripresa l'espulsione di Materazzi fece temere il peggio, ma un rigore di Totti, "conquistato" da Grosso al 3' di recupero, decise il risultato e diede i quarti di finale all'Italia in extremis, dopo una gara sofferta.[241] Nei quarti di finale una modesta Ucraina guidata da Andriy Shevchenko mise in difficoltà gli azzurri, che dopo aver sbloccato subito il risultato con Zambrotta ebbero non poche difficoltà. Alla fine Toni realizzò una doppietta che chiuse una partita molto combattuta. L'Italia vinse infine per 3-0 e approdò in semifinale.[242] La vittoria fu dedicata a Gianluca Pessotto, ex calciatore della Juventus e della Nazionale, che tentò il suicidio alla vigilia del match.[243]

L'ostacolo tra gli azzurri e la finale fu la Germania padrona di casa. Nessuna delle due squadre riuscì a prevalere nel corso dei 90 minuti, si andò quindi ai supplementari, dove in una partita diventata tutta d'un tratto spettacolare, a fare la differenza fu l'Italia, che più tonica rispetto ai tedeschi, prese due legni con Gilardino e Zambrotta all'inizio del primo tempo supplementare e passò in vantaggio al 119' con una rete segnata da Grosso su assist di Pirlo. Arrivò poco dopo anche il 2-0 firmato da Del Piero, su assist di Gilardino. L'Italia diventò la prima squadra a battere la Germania nel Westfalestadion (Dortmund), il più grande stadio tedesco, e conquistò la sua sesta finale mondiale.[244][245]

Nell'ultima sfida l'Italia si ritrovò di fronte alla Francia. L'incontro terminò 1-1 dopo 120 minuti (rigore dopo pochi minuti di Zidane, pareggio di Materazzi poco dopo) di partita sofferta, equamente condotta, a sprazzi, da entrambe le parti per la prima ora di gioco, ma giocata meglio dai francesi dal corso del secondo tempo in poi. Nei supplementari Zidane mise fine alla sua grande carriera nel peggior modo possibile, colpendo in petto Materazzi, che lo aveva provocato verbalmente, con una testata e facendosi espellere.[246][247]

Fabio Grosso, tra i protagonisti del trionfo tedesco: si procurò il penalty con l'Australia agli ottavi, aprì le marcature contro la Germania nei supplementari della semifinale, e siglò il decisivo rigore alla Francia in finale.

La sequenza dei rigori vide la Nazionale italiana a segno con tutti e cinque i suoi calciatori. Mai prima di allora aveva realizzato una serie completa senza errori (nell'ordine: Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso). Per i francesi, Wiltord, Abidal e Sagnol segnarono, mentre Trezeguet, colui che aveva realizzato il decisivo golden gol nella finale degli Europei di Belgio-Paesi Bassi 2000, colpì la traversa e con il suo errore condannò la Francia. L'Italia fu quindi incoronata campione del mondo per la quarta volta, ventiquattro anni dopo il successo in terra spagnola e nello stesso stadio dove sette decenni prima aveva vinto la finale olimpica di Berlino 1936.[248] Lippi non aveva comunque dimenticato le polemiche della vigilia e, durante la prima conferenza stampa al rientro in Italia, rassegnò le sue dimissioni.[249] Il Mondiale 2006 segnò anche gli addii dalla Nazionale di due bandiere come Totti e Nesta.[250][251]

Il 14 luglio 2006, a ricordo della vittoria mondiale, il governo italiano comunicò la realizzazione di un francobollo commemorativo dell'evento a cura di Poste Italiane.[252] Inoltre fu fatta coniare anche una moneta commemorativa in argento del valore nominale di 5 euro a cura dell'Istituto Poligrafico e Zecca di Stato. A fine anno il capitano Fabio Cannavaro, tra i protagonisti del successo di Berlino, vinse il Pallone d'oro (davanti al compagno azzurro Gianluigi Buffon) e il FIFA World Player.[253]


Coppa del Mondo FIFA 2006
Buffon, 2 Zaccardo, 3 Grosso, 4 De Rossi, 5 Cannavaro, 6 Barzagli, 7 Del Piero, 8 Gattuso, 9 Toni, 10 Totti, 11 Gilardino, 12 Peruzzi, 13 Nesta, 14 Amelia, 15 Iaquinta, 16 Camoranesi, 17 Barone, 18 Inzaghi, 19 Zambrotta, 20 Perrotta, 21 Pirlo, 22 Oddo, 23 Materazzi, CT: Lippi

Il biennio di Roberto Donadoni (2006-2008)[modifica | modifica wikitesto]

Roberto Donadoni, allenatore dell'Italia dal 2006 al 2008. Da giocatore, ha vestito a lungo la maglia azzurra, partecipando a due campionati europei (Germania Ovest 1988 e Inghilterra 1996) e due campionati mondiali (Italia 1990 e Stati Uniti 1994).

Per raccogliere l'eredità di Lippi, venne chiamato Roberto Donadoni.[254] Battuti dalla Croazia in amichevole[255], i neocampioni del mondo pareggiarono con la Lituania[256] e persero con la Francia nelle prime gare di qualificazione al campionato d'Europa 2008.[257] Ritrovato in breve tempo l'assetto giusto[258], l'Italia tornò in corsa per l'accesso al torneo.[259][260][261] In termini di classifica, risultò decisivo vincere per 2-1 contro la Scozia (mai battuta in casa prima d'ora dagli azzurri) nel penultimo turno del girone.[262] Ultimata la fase di qualificazione[263], l'Italia fu dapprima sorteggiata per le eliminatorie del campionato del mondo 2010 (programmate per il settembre 2008[264][265]) e in seguito per la fase finale dell'Europeo.[266] Oltre ad un nuovo abbinamento con i francesi, le altre avversarie per il passaggio del turno erano Olanda e Romania.[267]

Al gruppo - che contava quasi tutti i reduci del Mondiale - si aggiunse il prolifico centravanti Borriello, esordiente in un'amichevole con il Portogallo.[268] Spiccò inoltre il ritorno di Cassano, calcisticamente rinato alla Sampdoria[269], e l'aggregamento (in pianta stabile) di Antonio Di Natale, salito alla ribalta con i colori dell'Udinese.[270]

Europei 2008[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso di un allenamento in Svizzera (paese che, assieme all'Austria, avrebbe ospitato la manifestazione) la squadra perse per infortunio il suo capitano, Fabio Cannavaro: il difensore - all'epoca tesserato per il Real Madrid - dovette dare forfait per problemi alla caviglia sinistra.[271] Sostituito da Gamberini, la sua fascia passò a Del Piero.[272]

L'esordio fu contro l'Olanda, che batté per 3-0 i campioni del mondo: mai era successo che la formazione debuttasse perdendo nella rassegna continentale.[273] Un'altra sofferta gara, quella con i romeni, ebbe un esito appena migliore: Buffon parò un rigore a Mutu (autore del primo gol), mentre Panucci siglò il definitivo 1-1.[274] Nell'ultimo incontro, i campioni del mondo si ritrovarono obbligati a vincere per scongiurare l'eliminazione: il 2-0 sui transalpini valse la qualificazione per i quarti, anche grazie alla vittoria olandese (con lo stesso punteggio) sulla Romania.[275] L'avversario successivo fu la Spagna, proveniente da una prima fase vinta a punteggio pieno.[276] Gli iberici dominarono l'incontro, che tuttavia rimase bloccato sullo 0-0 anche nei supplementari. Dal dischetto, l'Italia si arrese: De Rossi e Di Natale fallirono i propri tiri, mentre Buffon parò soltanto una conclusione avversaria.[277]

Alessandro Del Piero, capitano azzurro all'Europeo 2008; con 27 reti in 91 presenze è al 4º posto nella classifica dei marcatori azzurri, al pari di Roberto Baggio.


Campionato d’Europa UEFA 2008
Buffon, 2 Panucci, 3 Grosso, 4 Chiellini, 5 Gamberini, 6 Barzagli, 7 Del Piero, 8 Gattuso, 9 Toni, 10 De Rossi, 11 Di Natale, 12 Borriello, 13 Ambrosini, 14 Amelia, 15 Quagliarella, 16 Camoranesi, 17 De Sanctis, 18 Cassano, 19 Zambrotta, 20 Perrotta, 21 Pirlo, 22 Aquilani, 23 Materazzi, CT: Donadoni

Il ritorno di Lippi e la doppia disfatta sudafricana (2008-2010)[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo l'eliminazione dal torneo, Donadoni fu esonerato per lasciar spazio al ritorno di Lippi.[278] Il tecnico viareggino riprese l'incarico a 2 anni dalla vittoria del titolo mondiale[279], venendone stavolta chiamato alla difesa.[280][281] La prima gara della sua seconda esperienza fu un'amichevole a Nizza, terminata 2-2 con l'Austria.[282] La squadra si cimentò poi nelle eliminatorie per il Mondiale 2010: malgrado un girone con avversarie più che abbordabili, i successi dipesero spesso dalle individualità che non da un'organizzazione di gioco ben stratificata.[283][284][285][286] Pareggiando in Grecia l'amichevole del 19 novembre 2008, Lippi superò Pozzo allungando a 31 le partite senza sconfitte[287]: la striscia si fermò nel primo impegno del 2009, quando il Brasile sconfisse per 2-0 gli azzurri.[288] Conquistati altri punti importanti nel cammino verso il Sudafrica[289][290], la stagione si concluse con la Confederations Cup: gli azzurri - al debutto nel torneo - furono ammessi a partecipare grazie alla Coppa del mondo vinta nel 2006.[291]

Essendo il torneo una prova generale di quanto ci si attendeva per l'anno dopo, Lippi offrì spazio a giocatori meno utilizzati.[292] La partita d'esordio fu contro gli Stati Uniti, unico avversario capace di fermare - 3 anni prima - gli azzurri: il risultato finale fu di 3-1 in rimonta, con una doppietta di Giuseppe Rossi (originario, tra l'altro, degli USA).[293] Nel secondo incontro, la formazione si trovò di fronte l'Egitto campione d'Africa: un gol di Homos nel primo tempo decise la sfida, permettendo ai Faraoni di conseguire uno storico successo nei confronti dell'undici italiano.[294] L'ultima partita fu contro il Brasile, che archiviò la pratica già nella prima frazione segnando per 3 volte: all'Italia sarebbe stato sufficiente un gol per accedere alle semifinali, che tuttavia non arrivò.[295] Il fallimento nella manifestazione suonò, secondo molti, come un campanello d'allarme: Lippi, pur ammettendo di trovarsi in un momento negativo[296], ribadì la fiducia nei propri giocatori.[297]

Nell'autunno 2009, la squadra conseguì la qualificazione al Mondiale[298][299]: il girone venne chiuso al primo posto da imbattuti e con 24 punti in classifica.[300] I mesi che separarono l'Italia dalla rassegna iridata trascorsero all'insegna delle polemiche, sia per il mediocre comportamento nelle amichevoli (una sola vittoria in 5 uscite[301][302]) che per il mancato ricambio generazionale: Lippi non volle infatti puntare sul giovane Balotelli (messosi in luce con la maglia dell'Inter) e sul revidivo Cassano, tornato su buoni livelli di rendimento.[303] La rosa che andò ad affrontare l'impegno contava in gran parte sui reduci del trionfo in Germania: novità di spicco, rispetto a quei 23, erano il portiere di riserva Marchetti e il centrale difensivo Bonucci.[304]


FIFA Confederations Cup 2009
Buffon, 2 Santon, 3 Grosso, 4 Chiellini, 5 Cannavaro, 6 Legrottaglie, 7 Pepe, 8 Gattuso, 9 Toni, 10 De Rossi, 11 Gilardino, 12 De Sanctis, 13 Gamberini, 14 Amelia, 15 Iaquinta, 16 Camoranesi, 17 Rossi, 18 Palombo, 19 Zambrotta, 20 Montolivo, 21 Pirlo, 22 Dossena, 23 Quagliarella, CT: Lippi

Mondiali 2010[modifica | modifica wikitesto]

Daniele De Rossi, tra i migliori dei deludenti Mondiali di Sudafrica 2010.

Il sorteggio per la composizione dei gruppi, svoltosi nel dicembre 2009, aveva inserito gli azzurri (teste di serie in quanto campioni uscenti) nel girone F: le avversarie risultarono essere il Paraguay, la Nuova Zelanda e la Slovacchia.[305] L'esordio fu contro i sudamericani, che passarono in vantaggio sul finire del primo tempo: durante l'intervallo Buffon, infortunatosi, lasciò il posto a Marchetti. La rete del pari venne messa a segno da De Rossi, sugli sviluppi di un calcio d'angolo.[306] Anche il successivo incontro, con i neozelandesi, rispettò lo stesso copione: dopo essere passati in svantaggio, i campioni del mondo ristabilirono la parità senza tuttavia trovare il 2-1.[307] A quel punto, per accedere agli ottavi, sarebbe bastato un pari anche nella terza giornata.[308]

Il 24 giugno 2010, a Johannesburg, la Nazionale conobbe una delle pagine più tristi della sua storia recente.[309] La Slovacchia andò in gol Vittek[310], la cui marcatura rimase l'unica del primo tempo: lo stesso attaccante raddoppiò poi nella ripresa.[310] L'ingresso in campo di Pirlo diede una scossa ai suoi compagni, che accorciarono le distanze con Di Natale: la punta dell'Udinese insaccò il 2-1 con un tap-in a porta sguarnita.[310] Subito dopo la reazione, giunse però il colpo del k.o: una rimessa laterale colse impreparata la retroguardia azzurra, lenta nel contrastare Kopúnek che realizzò il terzo gol per la sua squadra.[310] In pieno recupero, Quagliarella riaccese le speranze segnando con un pallonetto da fuori area[310]: l'ultima occasione capitò a Pepe, che da buona posizione spedì a lato la palla del possibile 3-3.[310] L'incredibile sconfitta causò l'eliminazione al primo turno, risultato negativo conseguito dagli azzurri già altre 5 volte.[311] Il girone fu superato dagli stessi slovacchi, alle spalle del Paraguay.[310] Mai era successo, prima d'ora, che la squadra detentrice del titolo non superasse la prima fase.[312] Tra le cause che portarono gli azzurri a finire in ultima posizione, la stampa indicò: la mancanza di motivazione da parte di Lippi (al contrario della grinta espressa nel 2006, che portò la squadra a trionfare nonostante la pressione mediatica e sportiva)[312], un gruppo non omogeneo (poiché formato da elementi ormai a fine carriera)[312], lo scarso morale dei calciatori juventini (reduci da una stagione deludente a livello di club) che della Nazionale costituivano l'ossatura[312], gli infortuni capitati a giocatori-chiave (Buffon e Pirlo).[312] La partita con i mitteleuropei rappresentò l'addio di due pilastri, Cannavaro e Gattuso.[312]


Coppa del Mondo FIFA 2010
Buffon, 2 Maggio, 3 Criscito, 4 Chiellini, 5 Cannavaro, 6 De Rossi, 7 Pepe, 8 Gattuso, 9 Iaquinta, 10 Di Natale, 11 Gilardino, 12 Marchetti, 13 Bocchetti, 14 De Sanctis, 15 Marchisio, 16 Camoranesi, 17 Palombo, 18 Quagliarella, 19 Zambrotta, 20 Pazzini, 21 Pirlo, 22 Montolivo, 23 Bonucci, CT: Lippi

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Il quadriennio di Cesare Prandelli (2010-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Cesare Prandelli, commissario tecnico dal 2010 al 2014.

Già prima del torneo, la Federazione aveva annunciato il nome del successore di Lippi: Cesare Prandelli, proveniente da un buon triennio alla guida della Fiorentina.[313][314] Al nuovo commissario tecnico fu così affidato l'oneroso incarico di ricostruire una squadra fiaccata nel morale e nei risultati.[315] La prima uscita del nuovo corso risultò a sua volta negativa: all'Upton Park di Londra, dove facevano il proprio esordio Amauri e Balotelli, la Costa d'Avorio piegò gli azzurri con la rete di Kolo Touré.[316]

Il 3 settembre 2010 cominciano le gare di qualificazione al campionato d'Europa 2012. L'inizio è positivo: a Tallinn gli azzurri vincono per 2-1 con l'Estonia in rimonta,[317][318] vincono a Firenze per 5-0 contro le Fær Øer[319] e poi pareggiano 0-0 con l'Irlanda del Nord a Belfast. Il 12 ottobre era prevista la partita contro la Serbia allo Stadio Luigi Ferraris di Genova, ma a causa delle intemperanze dei sostenitori serbi l'incontro è stato sospeso al sesto minuto del primo tempo sul risultato di 0-0,[320] in quella che è stata la seconda gara della Nazionale italiana a essere sospesa, dopo la partita Austria-Italia del 21 marzo 1937 a Vienna;[321][322] il 28 ottobre seguente viene ufficializzata la vittoria dell'Italia a tavolino per 3-0.[323]

Gianluigi Buffon, in azzurro dal 1997 al 2018, periodo in cui ha stabilito il record europeo di presenze in Nazionale[324] nonché quello assoluto di gare da capitano dell'Italia.

Successivamente l'Italia affronta due amichevoli: la prima, il 17 novembre 2010, è con la Romania che termina con il risultato di 1-1 dopo 90 minuti piovosi e senza pubblico;[325] la seconda è l'amichevole del 9 febbraio 2011 contro la Germania, terminata anche questa con il risultato di 1-1.[326] Il match con la Germania è anche il primo a vedere Gianluigi Buffon come nuovo capitano della squadra.

Nel mese di marzo gli azzurri affrontano una gara valida per la qualificazione a Euro 2012, e un'amichevole, vincendole entrambe: il 25 marzo ottengono un successo in casa della Slovenia per 1-0, partita valida come qualificazione,[327] bissato poi dalla vittoria contro l'Ucraina per 2-0 quattro giorni dopo in amichevole, sempre fuori casa.[328] Il 3 giugno l'Italia batte nuovamente l'Estonia per 3-0.[329]

Intanto, il 10 agosto allo Stadio San Nicola di Bari l'Italia batte 2-1 in amichevole la Spagna, detentrice del titolo mondiale ed europeo (reti azzurre di Montolivo e Aquilani).[330] Le partite del 2 e 6 settembre 2011, rispettivamente contro le Isole Fær Øer (in trasferta) e la Slovenia (a Firenze), sono l'ultimo atto della qualificazione aritmetica all'Europeo: l'Italia, infatti, le supera entrambe per 1-0 conquistando sei punti, con la certezza di non poter più essere superata dalla Serbia e dunque ottenendo la qualificazione con 180' di anticipo. È un risultato storico: mai la Nazionale aveva ottenuto una qualificazione così in anticipo,[331][332] oltretutto con 22 punti in otto partite.[333] Il record viene migliorato con le ultime due sfide: la penultima giornata è il secondo pareggio del minitorneo, 1-1 contro la Serbia, mentre nell'ultima giornata l'Italia batte l'Irlanda del Nord per 3-0 chiudendo con 26 punti.[334] Con soli 2 gol subiti, quella azzurra è stata la miglior difesa di tutti i gironi di qualificazione.[335] Concluso il percorso eliminatorio, in novembre gli azzurri sostengono due test amichevoli con Polonia (battuta 2-0)[336] e Uruguay (vittorioso per 1-0).[337] Il 2012 inizia con un'altra sconfitta, contro gli Stati Uniti.[338]

Euro 2012[modifica | modifica wikitesto]

Mario Balotelli: con 3 reti all'Europeo 2012, diviene il primo calciatore azzurro a vincere la classifica marcatori del torneo continentale.

Il sorteggio per la fase finale aveva inserito la squadra nel girone C.[339] Esso include la Croazia, la Spagna (detentrice del titolo continentale e mondiale) e l'Irlanda che, allenata da Trapattoni, partecipa per la prima volta dal 1988.[339] Le scelte di Prandelli non mancano di suscitare polemiche: costretto alla rinuncia di Giuseppe Rossi (per infortunio), preferisce il giovane Borini (con un'unica presenza all'attivo) al più esperto Pazzini.[340] Il CT punta su Balotelli (all'esordio in competizioni internazionali) oltre a convocare un calciatore di B, il torinista Ogbonna.[340] Durante il ritiro, vi è inoltre la defezione di Domenico Criscito: il difensore viene escluso per aver ricevuto un avviso di garanzia, a seguito del suo coinvolgimento in uno scandalo.[341] L'ultimo test precedente il torneo è con la Russia, dalla quale viene rimediato un netto 3-0.[342]

Nel confronto iniziale, la formazione sfida gli iberici: il risultato è di 1-1, con entrambe le reti segnate in rapida successione nel secondo tempo.[343] Anche la seconda partita, con i croati, fa registrare un pari: l'Italia è nuovamente raggiunta dopo essere andata in gol per prima.[344] Per la qualificazione ai quarti è, dunque, necessario un successo contro la già eliminata Irlanda: il destino azzurro è però legato anche all'esito di Spagna-Croazia, situazione che fa temere una possibile combine come nel 2004.[345] Ciò non avviene, in quanto l'Italia batte per 2-0 i Green e gli spagnoli sconfiggono - con un solo gol di scarto - i balcanici.[346]

La formazione azzurra, vicecampione d'Europa nel 2012.

Qualificata come seconda del proprio girone, la squadra incrocia l'Inghilterra nella sfida che mette in palio un posto tra le prime 4: l'ultima sfida con i britannici, in competizioni internazionali, risaliva ai Mondiali casalinghi di 22 anni prima.[347] L'undici di Prandelli domina l'incontro, colpendo anche un palo in avvio di gara.[348] L'Inghilterra è comunque capace di difendere lo 0-0 sino al 90' e, poi, nei supplementari.[348] Viene però sconfitta ai rigori, con il punteggio di 4-2[348]: l'Italia entra nel novero delle semifinaliste, abbinata alla Germania.[348] Contro un avversario ritenuto più forte da stampa e pronostici, emerge l'individualità di Balotelli: in 36' il centravanti è autore della doppietta che - di fatto - chiude l'incontro.[349] Soltanto nel finale, i tedeschi accorciano le distanze con un gol dal dischetto.[349] Oltre a rientrare in finale dopo 12 anni, l'Italia si assicura un posto per la Confederations Cup 2013: avversario della finale è infatti la Spagna, ritrovata a 3 settimane di distanza dalla sfida del girone.[350] In quest'occasione, tuttavia, gli azzurri vengono completamente surclassati: penalizzati anche dall'infortunio di Chiellini (sostituito da Thiago Motta, a sua volta uscito per guai fisici), incassano 2 gol per tempo e sono costretti ad accontentarsi della medaglia d'argento.[351] Il piazzamento è comunque un risultato positivo, per una squadra che soltanto 2 anni prima aveva toccato il punto più basso della sua storia recente.[352]


Campionato d'Europa UEFA 2012
Buffon, 2 Maggio, 3 Chiellini, 4 Ogbonna, 5 Motta, 6 Balzaretti, 7 Abate, 8 Marchisio, 9 Balotelli, 10 Cassano, 11 Di Natale, 12 Sirigu, 13 Giaccherini, 14 De Sanctis, 15 Barzagli, 16 De Rossi, 17 Borini, 18 Montolivo, 19 Bonucci, 20 Giovinco, 21 Pirlo, 22 Diamanti, 23 Nocerino, CT: Prandelli

Con un titolo - seppure onorifico - in più nel palmarès, l'Italia torna in campo a Ferragosto perdendo un'amichevole con gli inglesi: un gruppo largamente sperimentale - con ben 8 esordienti - cede per 2-1.[353] Le qualificazioni al campionato del mondo 2014 partono, invece, con il piede giusto: allo stentato pareggio in Bulgaria (ottenuto grazie al romanista Osvaldo, ai primi gol in Nazionale[354]) seguono 4 vittorie consecutive[355], inframmezzate (nel marzo 2013) da un pareggio in amichevole contro il Brasile.[356][357][358]

Confederations Cup 2013[modifica | modifica wikitesto]

Andrea Pirlo raggiunge le 100 presenze in maglia azzurra nella partita d'esordio alla Confederations Cup 2013, edizione in cui l'Italia ottiene il suo miglior risultato nella manifestazione con il terzo posto finale.

Nel mese di giugno del 2013, la Nazionale prende parte alla sua seconda Confederations Cup: l'Italia viene inserita nel gruppo A, assieme ai padroni di casa del Brasile, al Messico e al Giappone. I due pareggi a Praga contro la Rep. Ceca (uno 0-0), gara valida per le qualificazioni ai Mondiali,[359] e a Rio de Janeiro in amichevole contro Haiti (2-2, nella quale Emanuele Giaccherini sigla il gol più veloce della storia della nazionale italiana, dopo 19 secondi dall'inizio della gara (superando il precedente record di Salvatore Bagni del 1984),[360] non danno tuttavia segnali incoraggianti.

La partita d'esordio al rinnovato Maracanã contro la nazionale messicana viene vinta dagli azzurri per 2-1 grazie a un gol su punizione nel primo tempo di Pirlo, alla sua 100ª presenza in Nazionale, seguito poi da quello di Balotelli alla fine del secondo tempo.[361] Nella seconda gara del girone, l'Italia affronta i giapponesi allenati dall'italiano Zaccheroni. Nella prima mezz'ora di gioco gli azzurri subiscono la pressione avversaria, andando sotto di due gol (uno di Honda su rigore, l'altro di Kagawa); solo nel finale della prima frazione, arriva la rete di De Rossi. Nel secondo tempo, l'Italia rimonta grazie all'autogol di Uchida e al penalty trasformato da Balotelli; i nipponici trovano poi nuovamente il pareggio con Okazaki, ma a pochi minuti dal termine l'Italia ottiene il definitivo 4-3 grazie alla prima marcatura in Nazionale di Giovinco. Con questa vittoria, la formazione azzurra si qualifica con un turno d'anticipo alle semifinali.[362] Nell'ultima partita a Salvador, l'Italia affronta il Brasile per il primo posto nel girone. I verdeoro passano in vantaggio con Dante nel recupero del primo tempo; al pareggio di Giaccherini a inizio ripresa risponde subito Neymar su punizione, seguito poi dalla rete di Fred. Gli azzurri accorciano poi le distanze con Chiellini, ma il Brasile trova il quarto gol ancora con Fred: la partita si chiude 4-2 in favore dei padroni di casa, e l'Italia si qualifica così alla semifinale come seconda del suo girone.[363]

Leonardo Bonucci, autore di una buona Confederations Cup 2013 nonostante l'errore decisivo dal dischetto nella semifinale.

A Fortaleza, gli azzurri si ritrovano quindi davanti la Spagna (vincitrice del gruppo B), a quasi un anno di distanza dalla finale di Kiev. Costretta a rinunciare a due titolari come Abate e Balotelli per infortunio, stavolta la formazione italiana ben si comporta contro le Furie Rosse, senza però riuscire a concretizzare nessuna occasione da gol; inchiodata sullo 0-0, la partita prosegue ai supplementari e infine ai rigori, dove la Nazionale italiana (complice l'errore di Bonucci) esce sconfitta per 7-6.[364]

Agli azzurri rimane così la finale di consolazione per il terzo posto, da giocarsi a Salvador contro l'Uruguay. Nel primo tempo l'Italia passa in vantaggio con la prima rete in Nazionale di Astori, ma all'inizio della seconda frazione la Celeste pareggia con Cavani; l'Italia trova poi nuovamente il gol con un calcio di punizione trasformato da Diamanti, anch'egli alla prima marcatura in azzurro, ma poco dopo gli uruguagi raggiungono ancora una volta il pari sempre con Cavani, anch'esso su calcio piazzato. Dopo la fine dei tempi regolamentari e di quelli supplementari, la gara si conclude ai rigori dove, grazie alle tre parate di Buffon su Forlán, Cáceres e Gargano, l'Italia prevale per 3-2 sugli avversari e conquista la medaglia di bronzo, miglior risultato degli azzurri nella competizione.[365]


FIFA Confederations Cup 2013
Buffon, 2 Maggio, 3 Chiellini, 4 Astori, 5 De Sciglio, 6 Candreva, 7 Aquilani, 8 Marchisio, 9 Balotelli, 10 Giovinco, 11 Gilardino, 12 Sirigu, 13 Marchetti, 14 El Shaarawy, 15 Barzagli, 16 De Rossi, 17 Cerci, 18 Montolivo, 19 Bonucci, 20 Abate, 21 Pirlo, 22 Giaccherini, 23 Diamanti, CT: Prandelli

Dopo la Confederations, gli azzurri sono chiamati agli incontri decisivi per le qualificazioni al mondiale brasiliano. Nel mese di settembre gli uomini di Prandelli battono per 1-0 a Palermo la Bulgaria, con rete di Alberto Gilardino e il 10 settembre ottengono la qualificazione al torneo iridato con due turni d'anticipo grazie alla vittoria in rimonta per 2-1 sulla Rep. Ceca a Torino (reti italiane di Chiellini e Balotelli su rigore): si tratta di un risultato storico, infatti mai gli azzurri avevano ottenuto il pass per un mondiale così in anticipo – eguagliando il primato della qualificazione a Euro 2012, anch'essa con Prandelli in panchina. Nelle ultime due gare di ottobre, l'Italia pareggia per 2-2 a Copenaghen contro la Danimarca, stesso risultato nella partita di chiusura a Napoli contro l'Armenia. A chiudere il 2013 sono le amichevoli di novembre con Germania e Nigeria (50ª gara nella gestione del tecnico), entrambe concluse in parità.[366]

Mondiali 2014[modifica | modifica wikitesto]

Claudio Marchisio, autore di uno degli unici due gol segnati dall'Italia ai Mondiali 2014.

L'aver chiuso il proprio girone di qualificazione senza sconfitte non permette, comunque, agli azzurri di rientrare nelle teste di serie per il sorteggio della fase finale.[367] Questo inserisce la squadra nel gruppo D: avversarie sono l'Inghilterra, l'Uruguay e il Costa Rica.[368] Nei mesi precedenti la competizione, non giungono buoni risultati: contro la Spagna, partita che segna l'esordio di Paletta[369], l'Italia rimedia una sconfitta per 1-0.[370] Pareggia, inoltre, per 0-0 contro l'Irlanda: in questo incontro perde però Montolivo che, fratturatosi la tibia sinistra, deve rinunciare alla convocazione per il torneo.[371] Infine, colleziona un 1-1 contro il modesto Lussemburgo.[372] Dalla rosa di convocati per il torneo, è assente Giuseppe Rossi: l'attaccante fiorentino, reduce dall'infortunio di gennaio, viene sostituito dal napoletano Insigne.[373]

In Brasile, la Nazionale esordisce affrontando gli inglesi: la partita finisce 2-1 in favore degli uomini di Prandelli, grazie ai gol di Marchisio e Balotelli.[374] Il risultato crea grandi aspettative, completamente disattese nel secondo incontro: i centroamericani si impongono per 1-0, segnando in chiusura di primo tempo.[375] Diventa così decisiva la terza partita, nella quale all'Italia basta un pari contro l'Uruguay.[376] Pur partendo da una condizione di vantaggio (essendo i sudamericani obbligati a vincere) e terminando il primo tempo sullo 0-0 (risultato che sancirebbe la qualificazione agli ottavi)[377], nella ripresa gli azzurri subiscono l'iniziativa avversaria: a ciò concorre l'espulsione di Marchisio, per un fallo giudicato da rosso dall'arbitro.[377] Il gol dei sudamericani arriva a 10' dalla fine, sugli sviluppi di un corner.[378] Il k.o. causa l'eliminazione al primo turno, così come 4 anni addietro.[378] Il fallimento sportivo, unito alla traballante situazione della Federazione, porta alle dimissioni di Prandelli e del presidente Abete[378]: l'abbandono degli incarichi viene comunicato in diretta televisiva, nel corso della conferenza stampa successiva alla gara.[378]


Coppa del Mondo FIFA 2014
Buffon, 2 De Sciglio, 3 Chiellini, 4 Darmian, 5 Motta, 6 Candreva, 7 Abate, 8 Marchisio, 9 Balotelli, 10 Cassano, 11 Cerci, 12 Sirigu, 13 Perin, 14 Aquilani, 15 Barzagli, 16 De Rossi, 17 Immobile, 18 Parolo, 19 Bonucci, 20 Paletta, 21 Pirlo, 22 Insigne, 23 Verratti, CT: Prandelli

Il biennio di Antonio Conte (2014-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Conte, commissario tecnico dal 2014 al 2016.

Con l'obiettivo di risollevare le sue sorti dopo la débâcle brasiliana, la Federazione punta su Carlo Tavecchio per la presidenza e su Antonio Conte per la panchina.[379][380] Dal punto di vista dei risultati, la compagine azzurra reagisce immediatamente conducendo un'agevole qualificazione verso il campionato d'Europa 2016: tra le nuove forze si mettono in luce Graziano Pellè e Éder, entrambi autori di gol decisivi nei rispettivi esordi.[381][382] Proprio le prestazioni dell'italobrasiliano fanno tornare di moda il tema degli oriundi, sul quale si scatenano opinioni contrastanti in merito.[383] Iniziato il 2015 senza vittorie nei primi 4 impegni, gli azzurri tornano ad imporsi nel mese di settembre, festeggiando positivamente il primo anniversario di Conte alla guida.[384] La partecipazione al torneo viene raggiunta con un turno di anticipo, chiudendo alla quota di 24 punti in classifica.[385] Dalle amichevoli di preparazione giungono - al contrario - segnali negativi[386][387]: si registra anche la sconfitta contro la Germania, avversario nei confronti del quale l'Italia vantava dal 1995 una tradizione positiva.[388] Prima dell'inizio della manifestazione continentale, per altro, è ufficializzato l'addio di Conte: l'ex allenatore della Juventus sarà sostituito, dopo il torneo, da Gian Piero Ventura.[389]

Europei 2016[modifica | modifica wikitesto]

Pur privata di vari elementi (tra cui Verratti, Marchisio e Montolivo) per infortunio, l'Italia si presenta all'Europeo con 2 vittorie - ai danni di Belgio e Svezia - che la qualificano subito per gli ottavi.[390][391] L'aritmetico accesso alla fase seguente rende non influente per la classifica l'ultimo incontro, perso di misura contro l'Irlanda.[392]

L'Italia - nella prima sfida a eliminazione diretta - si impone per 2-0 contro la Spagna, riscattando il k.o. che 4 anni prima le era costato il titolo continentale.[393] La sua corsa si ferma al turno successivo, quando si arrende - ai rigori - ai campioni del mondo della Germania: a livello di confronti internazionali, i tedeschi non erano mai prevalsi sugli azzurri.[394]


Campionato d'Europa UEFA 2016
Buffon, 2 De Sciglio, 3 Chiellini, 4 Darmian, 5 Ogbonna, 6 Candreva, 7 Zaza, 8 Florenzi, 9 Pellè, 10 Motta, 11 Immobile, 12 Sirigu, 13 Marchetti, 14 Sturaro, 15 Barzagli, 16 De Rossi, 17 Éder, 18 Parolo, 19 Bonucci, 20 Insigne, 21 Bernardeschi, 22 El Shaarawy, 23 Giaccherini, CT: Conte


Gian Piero Ventura e la mancata qualificazione al Mondiale 2018 (2016-2017)[modifica | modifica wikitesto]

Gian Piero Ventura, commissario tecnico dal 2016 al 2017

Il nuovo corso tecnico apre i suoi battenti con le qualificazioni al campionato del mondo 2018, per le quali l'Italia è inserita nel girone G.[395] Costretta al pari dalla Spagna nel secondo incontro[396], la squadra si ritrova dietro agli iberici in classifica per la peggiore differenza-reti.[397][398] Pur ben figurando nelle amichevoli, da cui giungono successi contro i Paesi Bassi e l'Uruguay[399][400], gli azzurri non riescono a superare le Furie Rosse.[401] Lo spartiacque del girone si rivela, di fatto, lo scontro diretto del 2 settembre 2017.[402] Nella capitale spagnola l'undici di Ventura, pur adottando un offensivo 4-2-4, non entra mai in partita e viene battuta per 3-0.[403] La sconfitta - oltre ad interrompere un'imbattibilità nelle eliminatorie mondiali che durava dal 2004 - indirizza l'Italia verso i play-off, con il raggruppamento concluso in seconda posizione.[404] Ammessa al turno di spareggio come testa di serie[405], la Nazionale è abbinata alla Svezia che ha chiuso al secondo posto il gruppo A.[406] Nell'incontro di andata, a Solna, gli azzurri perdono di misura (potendo anche recriminare per un palo colpito con Darmian) complicando la rincorsa verso il Mondiale[407]; lo 0-0 nel ritorno comporta l'esclusione dal torneo, a 60 anni dall'unico precedente di mancata qualificazione sul campo.[408]

La gara segna di fatto un triste canto del cigno per il capitano Gianluigi Buffon,[409] il quale concluderà pochi mesi dopo la sua ultraventennale carriera azzurra col primato europeo di presenze.[324] Avendo mancato l'obiettivo minimo[410][411], Ventura viene esonerato dal presidente Tavecchio che - a sua volta - si dimette dall'incarico pochi giorni più tardi.[412][413] Nel gennaio 2018, la squadra - rimasta ancora senza un nuovo selezionatore[414] -, viene sorteggiata insieme ai campioni d'Europa del Portogallo ed alla Polonia per la prima edizione della UEFA Nations League.[415]

Roberto Mancini (2018-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un breve interim del selezionatore dell'Under-21, Luigi Di Biagio,[416] il 14 maggio 2018 la Federcalcio annuncia Roberto Mancini quale il nuovo CT della nazionale.[417]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo Sport Illustrato , 28 febbraio 1915, p. 7
  2. ^ Nel 1899 nasce a Genova il grande Ottavio Barbieri; la Federazione calcistica Italiana sfida la Federazione Svizzera Archiviato il 10 novembre 2012 in Internet Archive. Tuttomercatoweb.com
  3. ^ Tabellini 1899 Archiviato il 29 maggio 2009 in Internet Archive. Akaiaoi.com
  4. ^ Chiesa, pp. 39-40.
  5. ^ Chiesa, p. 40.
  6. ^ Sulla Guida Savallo & Fontana del 1910 (che riporta entrambi i direttivi di U.S. Milanese e Milan F.B. & C.C.) è citato come Responsabile della Sezione Calcio della U.S. Milanese (Biblioteca Nazionale Braidense di Milano).
  7. ^ a b Chiesa, p. 41.
  8. ^ Sito ufficiale FIGC, Italia-Francia 15-5-1910, su figc.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  9. ^ Chiesa, p. 43.
  10. ^ Chiesa, p. 44.
  11. ^ Simona Marchetti, Mondiali, Times non ha dubbi. Maradona è il più grande, in gazzetta.it, 22 marzo 2010.
  12. ^ Sentimenti IV è morto: Juve in lutto, addio al primo portiere goleador, su gazzetta.it, 28 novembre 2014.
  13. ^ Amedeo Cattani, 1950, maglia Nazionale lutto post-Superga, su gianfrancoronchi.net.
  14. ^ Grande Torino, il Toro sale a Superga per il 66º anniversario della tragedia, su gazzetta.it, 4 maggio 2015.
  15. ^ a b Tommasso Pellizzari, Mondiale 1950: quando l'Italia andò in Brasile in nave (e non fu una grande idea), su corriere.it, 11 febbraio 2014.
  16. ^ Francesca Fanelli, 1954, Italia-Egitto. La prima partita in tv, su corrieredellosport.it, 24 gennaio 2011. (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2016).
  17. ^ Italia in Svizzera 1954, su mondialidicalcio.org, 27 aprile 2014.
  18. ^ Vittoria azzurra all'Olimpico: 2-1 (PDF) [collegamento interrotto], in L'Unità, 19 dicembre 1955, p. 3.
  19. ^ Racconto dei Mondiali 1958, su storiedicalcio.altervista.org.
  20. ^ a b c Andrea Schianchi, Addio Ferrario, leone di Belfast e incubo degli attaccanti, in La Gazzetta dello Sport, 20 settembre 2012.
  21. ^ Calcio, 2-2 azzurro nell'"amichevole" di Belfast, su cinquantamila.corriere.it.
  22. ^ Angelo Rovelli, Quando gli azzurri furono aggrediti a Belfast, in La Gazzetta dello Sport, 22 gennaio 1997.
  23. ^ Zauli nominato commissario della Feder-calcio (PDF), in l'Unità, 14 agosto 1958. (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
  24. ^ Francesca Fanelli, 1961, Corso segna il gol numero 500 dell'Italia [collegamento interrotto], su corrieredellosport.it, 4 novembre 2011.
  25. ^ a b c d e f g Mondiali 1962 su Storie di calcio.org
  26. ^ Simona Marchetti, La Top 10 delle vergogne mondiali, Maradona due volte "colpevole", su gazzetta.it, 19 novembre 2009.
  27. ^ La famigerata Corea del Nord del 1966, su ilpost.it, 19 luglio 2016.
  28. ^ L'Italia vittoriosa sul Galles (PDF) [collegamento interrotto], in l'Unità, 24 ottobre 1968, p. 11.
  29. ^ Il Messico chiama: Italia o RDT? (PDF) [collegamento interrotto], in l'Unità, 22 novembre 1969, p. 12.
  30. ^ Romolo Lenzi, Gli azzurri imbrigliati dalla velocità degli spagnoli (PDF) [collegamento interrotto], in l'Unità, 22 febbraio 1970, p. 15.
  31. ^ Naufragio azzurro a Bruxelles (PDF), in l'Unità, 14 maggio 1972, p. 11. (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
  32. ^ Passeggiata azzurra e «poker» di Riva (PDF), in l'Unità, 1º aprile 1973, p. 12. (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
  33. ^ Segna Capello: espugnato Wembley Zoff e Rivera i migliori (PDF), in l'Unità, 15 novembre 1973, p. 12. (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
  34. ^ L'Italia torna a casa: giusta punizione (PDF), in l'Unità, 24 giugno 1974, p. 6. (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
  35. ^ Battuta una Olanda alla camomilla (PDF), in l'Unità, 23 novembre 1975, p. 19. (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2016).
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  37. ^ Bruno Panzera, Fallito anche l'ultimo traguardo (PDF) [collegamento interrotto], in l'Unità, 22 giugno 1980, p. 14.
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  39. ^ Nicola Cecere e Fabio Licari, Lippi a scuola da Bearzot, su gazzetta.it, 10 maggio 2006.
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  41. ^ Luca Curino e Andrea Elefante, La festa dello zio, in La Gazzetta dello Sport, 11 ottobre 1999.
  42. ^ FIASCO AZZURRO, in La Stampa, 28 ottobre 1982, p. 23.
  43. ^ Bruno Perucca, Sandberg-Stromberg, e addio Italia, in La Stampa, 30 maggio 1983, p. 16.
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  47. ^ Gianni Brera, Italia-Germania Che noia Mundial!, in la Repubblica, 23 maggio 1984, p. 37.
  48. ^ Angelo Caroli, ITALIA, UNA SCONFITTA STORICA, in La Stampa, 26 settembre 1985, p. 15.
  49. ^ Gianni Brera, Ma per l'Italia altri cento di questi giorni..., in la Repubblica, 17 novembre 1985, p. 25.
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  52. ^ Angelo Caroli, GLI AZZURRI QUASI TUTTI PROMOSSI, in La Stampa, 12 maggio 1986, p. 8.
  53. ^ Gianni Brera, Forza ragazzi dell'86, in la Repubblica, 31 maggio 1986, p. 19.
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  57. ^ Luca Argentieri, Poca fatica per tutto, in Mexico 86 - la Repubblica, 11 giugno 1986, p. 22.
  58. ^ Giuseppe Smorto, Bearzot: "È solo colpa mia", in Mexico 86 - la Repubblica, 18 giugno 1986, p. 21.
  59. ^ Quattro atti per una sconfitta, in Mexico 86 - la Repubblica, 18 giugno 1986, p. 22.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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