Storia della Nazionale di calcio dell'Italia

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Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

La prima selezione nazionale dell'Italia (in maglia palata) a Torino nel 1899, ritratta assieme agli avversari della Svizzera (in maglia bianca).

La Federazione Italiana del Football nacque nel 1898, quando il calcio in Italia era ancora a un livello pionieristico. Il primo tentativo di dar vita a una selezione italiana fu effettuato già nel 1899 (secondo alcune fonti nel 1895[1]) quando la FIF selezionò undici giocatori che militavano nel campionato italiano, di cui solo tre italiani, per giocare il 30 aprile un incontro amichevole a Torino presso il Velodromo Umberto I contro una rappresentativa svizzera che si impose per due reti a zero. In quell'occasione la rappresentativa italiana indossò una divisa biancoblù che era in effetti quella di gioco del Genoa. I giocatori "italiani" selezionati per quell'incontro furono Beaton, Bosio, Dobbie, Kilpin, Savage e Albert Weber dell'Internazionale Torino e Agar, De Galleani, Leaver, Pasteur I e Spensley del Genoa.[2][3]

Francesco Calì, primo capitano della Nazionale

Il 13 gennaio 1910 nasce la Nazionale italiana, per merito del presidente della Federazione Italia Giuoco Calcio (dall'anno prima nuovo nome della FIF) Luigi Bosisio.[4] A tal fine, in mancanza di allenatori veri e propri ed essendo gli arbitri i più esperti, tra gli addetti ai lavori, sul tasso tecnico dei diversi giocatori che militavano in Prima Categoria (l'odierna Serie A), la FIGC incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori che avrebbero giocato in Nazionale per le prime partite.[5] La commissione tecnica, formata da Umberto Meazza (US Milanese), Alberto Crivelli (Ausonia Pro Gorla), Agostino Recalcati[6] (US Milanese), Giuseppe Gama (Inter) e Gianni Camperio (Milan), designò Umberto Meazza come allenatore.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Italia-Francia (1910).

Il 15 maggio, all'Arena Civica di Milano, l'Italia debutta contro la Francia e vince 6-2.[7] Nell'occasione, Francesco Calì dell'Andrea Doria è il capitano della selezione, mentre il primo storico gol degli Azzurri è messo a segno da Pietro Lana, autore di una tripletta.

Vinti i titoli 1908 e 1909, la squadra dei "Leoni" vercellesi fu però sconfitta dall'Inter nel 1910, nel primo vero spareggio della storia del campionato italiano. Il presidente della Pro, Luigi Bozino (futuro presidente FIGC e primo vicepresidente italiano della FIFA e amico fraterno di Jules Rimet), schierò gli undicenni ragazzini della Quarta Squadra contro i nerazzurri, che vinsero di conseguenza facilmente per 10-3. Il motivo fu la data dello spareggio stesso, disputato come da regolamento a Vercelli, che – a dire dei vercellesi – non consentiva alle Bianche Casacche di schierare tre giocatori titolari impegnati nello stesso giorno in un torneo militare, in cui erano stati precedentemente invitati. Ne seguì la beffa per il club piemontese: una sonora squalifica fino al 31 dicembre da parte della FIGC a tutti i calciatori vercellesi, proprio a pochi giorni dall'esordio in Nazionale. La squalifica fu poi ridotta fino a ottobre, in seguito anche ai disastrosi risultati ottenuti dagli azzurri.

6 gennaio 1911. La Nazionale italiana indossa per la prima volta la maglia azzurra

Secondo una versione falsa, per scusarsi, la Federazione avrebbe scelto di far debuttare la Nazionale con la maglia bianca di quei giocatori che non poterono prendere parte alla sfida con la Francia. In realtà, all'epoca della partita del debutto, la squalifica contro la Pro Vercelli era ancora in vigore e la scelta del bianco era semplicemente dovuta al fatto che non si era raggiunto ancora l'accordo sulla divisa ufficiale, e dunque si decise di non colorarla lasciandola bianca.[8]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Maglia azzurra.

Pochi giorni dopo l'esordio, l'Italia sfidò l'Ungheria, all'epoca assieme all'Austria tra le selezioni più forti del continente, figlie della «scuola danubiana» che avrebbe dominato fino al primo dopoguerra e successivamente decaduta. L'Italia accusa una pesante sconfitta, che costringe la federazione a ridurre la squalifica inflitta alla Pro Vercelli fino a ottobre.[9] Nell'occasione, quella fu la seconda e ultima volta che la Nazionale utilizzò maglie bianche con lo stemma di Casa Savoia. Fu deciso che dall'incontro successivo (per combinazione, sempre contro gli ungheresi, il 6 gennaio 1911 a Milano) il colore da utilizzare, proprio in onore dei Savoia, fosse l'azzurro della loro bandiera, al centro della quale v'era lo Scudo Sabaudo rosso con una croce bianca all'interno.[10] Da qui il soprannome Gli Azzurri, poi esteso a tutte le altre discipline sportive.

La Nazionale del 1912 ai Giochi olimpici di Stoccolma

Le prime competizioni ufficiali alle quali prende parte sono le olimpiadi: ai Giochi olimpici di Stoccolma 1912, l'Italia, guidata per la prima volta da Vittorio Pozzo, esce al primo turno, mentre sia ad Anversa 1920 sia a Parigi 1924 la squadra è eliminata ai quarti di finale.

Giochi olimpici 1928[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927 l'Italia partecipò alla prima edizione della Coppa Internazionale (antesignana del campionato europeo) ottenendo, in quell'anno, un pari con la Cecoslovacchia e una sconfitta con l'Austria. Il 25 marzo 1928 sfidò l'Ungheria nella quarta giornata (la terza, disputata la domenica di Capodanno, aveva visto un 3-2 sulla Svizzera): la partita, che rappresentò il primo evento calcistico a venire raccontato per radio, finì 4-3 per gli azzurri.

Un'immagine di Italia-Francia, ottavo di finale del torneo olimpico di Amsterdam (29 maggio 1928).

Sulla scia di questi risultati, la squadra si presentò ai Giochi olimpici di Amsterdam 1928 con buoni propositi: all'esordio batté la Francia, rimontando dallo 0-2 al 4-3 finale. Affrontò allora la Spagna, chiudendo sull'1-1 i supplementari: il regolamento portò alla ripetizione della sfida, stavolta terminata 7-1 per il passivo più pesante della storia iberica (al pari della sconfitta, identica nel risultato, incassata dall'Inghilterra nel 1931). Il possibile approdo alla finale fu negato dall'Uruguay, campione uscente: il 3-2 sudamericano obbligò, in tal modo, l'Italia ad accontentarsi della finale di consolazione. Da questo match giunse un 11-3 ai danni dell'Egitto, che valse la medaglia di bronzo: i gol avrebbero potuto essere 12, in quanto Bernardini fallì volutamente un rigore.

In autunno, riprese la Coppa Internazionale che sarebbe durata fino al 1930: l'Italia fece suo il torneo, chiudendolo con un'altra vittoria sui magiari (stavolta con il punteggio di 5-0).

Anni 1930 e 1940: dai successi di Vittorio Pozzo alla tragedia di Superga[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia per la prima volta campione del mondo nel 1934

Per iniziativa di Jules Rimet, l'allora presidente della FIFA, nacque il campionato mondiale di calcio, competizione riservata alle squadre nazionali. Fu decisa la cadenza quadriennale, sulla falsariga dei Giochi olimpici, e si stabilì che il torneo si sarebbe giocato negli anni pari non olimpici. La prima nazione a ospitare il campionato fu l'Uruguay, nel luglio del 1930, ma l'Italia non partecipò a tale edizione del campionato per via del lungo viaggio transoceanico da affrontare e anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo, in particolare dell'Inghilterra che fino al 1950 non parteciperà al Mondiale.

Ciononostante, l'Italia, guidata dal Commissario Unico Vittorio Pozzo in panchina e dal fuoriclasse Giuseppe Meazza in campo, partecipa e vince – non senza polemiche dovute ai favoritismi ricevuti – in sequenza campionato del mondo 1934, Berlino 1936 e campionato del mondo 1938, battendo nazionali di livello quali Ungheria, Austria, Cecoslovacchia, Spagna, Francia e Brasile. A questi successi, s'intervalla il secondo posto nella Coppa Internazionale 1931-1932 e la vittoria nella edizione successiva del torneo. In questo periodo, Pozzo ottiene trenta risultati utili di fila (record poi battuto da Lippi negli anni 2000).

Da sinistra: prima dell'inizio dei supplementari nella finale contro la Cecoslovacchia, il CT Vittorio Pozzo dà indicazioni a Monzeglio e Bertolini; il capitano Gianpiero Combi sembra preso da altro, mentre Monti discute con l'allenatore in seconda Carcano.

Tra i vari elementi nell'orbita della squadra, degno di nota è Renato Cesarini, giocatore specializzato nel trovare gol negli ultimi minuti di gioco: il 13 dicembre 1931, dopo una rete siglata allo scadere che permise alla Nazionale di avere la meglio sull'Ungheria per 3-2, venne coniata la famosa espressione Zona Cesarini.

Poco dopo il secondo titolo mondiale azzurro, il calcio tornò a fermarsi per la seconda guerra mondiale. Nonostante il regolare svolgimento del campionato italiano fino al 1943, pur tra alti e bassi, la Nazionale giocò solo tre incontri fra il 1940 e il 1942 prima della Liberazione.

La ripresa italiana del secondo dopoguerra passò anche attraverso lo sport, in particolare il ciclismo e il calcio. Già nella stagione 1945-46 il campionato italiano era infatti tornato a una formula unitaria, prevedendo due gironi eliminatori su base regionale e una fase finale a cui parteciparono 8 squadre: fu il Torino a imporsi, dando inizio a uno storico ciclo per la squadra granata che passerà agli annali con il nome di "Grande Torino". A partire dalla stagione 1946-47, la massima serie riprenderà il formato del girone unico vedendo al via 20 partecipanti. L'impatto dei granata sul campionato parve ancor più evidente negli anni successivi, allorché la squadra si aggiudicò tre Scudetti consecutivi (sino al 1948-49); un tale exploit trasferì i suoi effetti anche sulla Nazionale, tanto che in occasione di un'amichevole con l'Ungheria nella primavera del 1947 furono impiegati ben 10 giocatori del Torino, con l'unica eccezione rappresentata dal bianconero Sentimenti IV.[11]

Giuseppe Meazza, tra i più grandi nella storia del calcio[12] e capitano degli azzurri vittoriosi alla Coppa Rimet 1938.

Il 4 maggio 1949 un disastro aereo segnò in maniera tragica la fine del Grande Torino: l'aereo che stava riportando la squadra da Lisbona si schiantò, per via della nebbia, sul colle di Superga uccidendo nell'impatto tutti i 31 passeggeri a bordo. In segno di lutto, la Nazionale giocherà per un anno con la fascia nera al braccio.[13] A distanza di alcuni giorni dall'evento, la Federazione assegnò ai torinesi la vittoria del campionato 1948-49 indipendentemente dalle 4 gare ancora in programma (nelle quali scesero in campo le formazioni Primavera).[14]

Anni 1950 e 1960: dalla mancata qualificazione a Svezia 1958 al successo di Euro 1968[modifica | modifica wikitesto]

Il dopo-Superga[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista sportivo la scomparsa dell'intera squadra privò la Nazionale di un fondamentale apporto in vista del campionato del mondo 1950: dacché il massimo torneo riprese dopo dodici anni di sospensione, l'Italia si presentò detenendo ancora il titolo vinto in Francia nel 1938.[15] Negativi presagi vennero già dalla spedizione verso il Brasile: la formazione attraversò l'Oceano Atlantico in nave, perdendo l'attrezzatura per l'allenamento e non riuscendo a eseguire una preparazione adeguata.[15] L'eliminazione giunse già al primo turno per opera della Svezia che vinse 3-2 nella gara di esordio, rendendo inutile il successivo 2-0 con cui l'Italia batté il Paraguay.

Italia-Austria del 22 maggio 1949, prima gara del dopo-Superga

La qualificazione al campionato del mondo 1954 passò dal turno preliminare, in cui l'Egitto venne regolato con 7 gol complessivi.[16] Il cammino nel torneo iniziò e finì al primo turno, per la doppia sconfitta incassata dai padroni di casa elvetici.[17] Nel corso del 1955 la squadra parve offrire segnali di ripresa, sconfiggendo in due occasioni (sempre in amichevole e sempre per 2-1) i campioni uscenti della Germania Ovest.[18]

La mancata qualificazione al Mondiale 1958[modifica | modifica wikitesto]

Il 1957 fu l'anno delle qualificazioni al campionato del mondo 1958 in Svezia, i primi che vedono l'Italia fallire sul campo la partecipazione.[19] Inserita in un girone con Portogallo e Irlanda del Nord, alla Nazionale sarebbe stato sufficiente un pari con i britannici nell'ultimo impegno per qualificarsi.[20] L'arbitro designato, il magiaro Zsolt, non raggiunse mai lo stadio a causa della nebbia che bloccò gli aeroporti di Londra.[21] La federazione nordirlandese propose una soluzione con un arbitro locale, scelta rifiutata dagli azzurri: la partita fu declassata ad amichevole e finì 2-2, con scontri in campo e fuori.[20][22] Il recupero si disputò nel gennaio del 1958, alla presenza di Zsolt: un'Italia infarcita di oriundi (Schiaffino, Ghiggia, Da Costa, Montuori) perse 2-1 rimanendo esclusa dalla fase finale.[20] La mancata qualificazione rappresentò una spia del modesto stato di forma del calcio italiano, oltre che il culmine di una situazione ormai precaria: nell'agosto dello stesso anno, la FIGC giunse a uno storico commissariamento.[23]

Una formazione azzurra che prese parte alla sesta e ultima edizione della Coppa Internazionale

Le stagioni successive, che introdurranno gli anni 1960, videro un deludente penultimo posto nella Coppa Internazionale (giunta alla sua ultima edizione) e la rinuncia di partecipazione al primo campionato d'Europa (organizzato nel 1960 in sostituzione del precedente torneo).

Mondiale 1962[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 l'Italia disputò le qualificazioni per il campionato del mondo 1962 in Cile: l'avversario fu Israele, sconfitto agevolmente in entrambe le gare.[24] Le concorrenti della fase finale furono la Germania Ovest, il Cile padrone di casa e la Svizzera.[25]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Santiago (calcio).
Un'immagine della "battaglia di Santiago", episodio del Mondiale cileno.

Cominciato il torneo con uno 0-0 con i tedeschi, nel successivo incontro gli azzurri furono opposti ai cileni.[25] L'ambiente fu surriscaldato dalle polemiche dei giorni precedenti, sorte in seguito a un articolo (pubblicato dalla stampa italiana) che dipingeva un quadro desolante della nazione.[25] Sul campo fu evidente, sin da subito, il clima ostile che aleggiava:[25] la tifoseria locale ignorò i saluti dei calciatori italiani, subissandoli di urla e fischi.[25] L'arbitraggio dell'inglese Aston costituì un'ulteriore difficoltà: i cileni commisero duri falli, senza ricevere alcuna sanzione.[26] La veemente reazione degli italiani provocò invece le espulsioni di Ferrini e David, causando anche l'ingresso della polizia sul terreno di gioco per 3 volte.[25] In 9 contro 11, l'Italia difese lo 0-0 sino all'ultimo quarto d'ora subendo poi 2 reti.[25] La sconfitta eliminò, di fatto, la squadra cui non bastò superare per 3-0 gli svizzeri nell'ultimo incontro.

Mondiale 1966[modifica | modifica wikitesto]

La squadra uscì alla fase a gironi anche al Mondiale successivo: il CT Edmondo Fabbri rinunciò a parte della Grande Inter tra cui il difensore Armando Picchi e l'ala sinistra Mario Corso. Inserita in un abbordabile girone con URSS, Cile e Corea del Nord, l'Italia vinse 2-0 nell'esordio-rivincita contro i sudamericani, ma perse 0-1 dai sovietici. La partita contro gli allora semisconosciuti nordcoreani divenne quindi determinante: Pak Doo Ik realizzò l'unica rete del match, condannando gli Azzurri all'eliminazione.[27]

Euro 1968: il trionfo continentale[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia campione d'Europa nel 1968, di nuovo vittoriosa a trent'anni di distanza dai successi dell'era Pozzo.

Nel 1968 l'Italia ospitò il terzo Europeo, partecipando per la prima volta alla fase finale. Il girone preliminare era stato superato davanti a Romania, Cipro e Svizzera: avversario nel turno seguente l'ostica Bulgaria, regolata col punteggio complessivo di 4-3 (sconfitta per 3-2 all'andata e vittoria per 2-0 al ritorno). Le altre 3 partecipanti alle semifinali erano l'Unione Sovietica, la Jugoslavia e l'Inghilterra.

All'Italia capitò come sfidante la rappresentativa sovietica, mentre nell'altra gara si incontravano slavi e britannici. La semifinale contro i sovietici, giocata a Napoli, finì 0-0 anche dopo i tempi supplementari, ma visto che non esisteva ancora lo spareggio tramite i tiri di rigore, vide l'Italia prevalere grazie al lancio della monetina. Gli azzurri dovettero così affrontare in finale la Jugoslavia di Dragan Džajić, che aveva battuto nell'altra semifinale per 1-0 l'Inghilterra campione del mondo in carica, allo Stadio Olimpico di Roma.

Il capitano azzurro Giacinto Facchetti solleva la Coppa Henri Delaunay appena vinta

La finale contro gli jugoslavi fu assai sofferta e si ottenne soltanto un pareggio per 1-1 (con gol dello stesso Dzajić e pareggio piuttosto fortunoso su punizione di Angelo Domenghini, sul cui tiro un giocatore si mosse e il pallone attraversò la barriera finendo in rete); così si dovette procedere alla ripetizione della finale, ma questa seconda partita ebbe un esito ben diverso e vide l'Italia trionfare con un rotondo 2-0 (grazie a Riva e Anastasi) che diede alla Nazionale il suo finora unico trofeo continentale.

Anni 1970[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 1970[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver vinto il titolo continentale, nel periodo 1968-1969 l'Italia affrontò le qualificazioni per il campionato del mondo 1970 superando nel suo girone Galles[28] e Germania Est.[29] Un'amichevole con la Spagna, terminata 2-2, costò invece il posto per la fase finale a Salvadore il quale realizzò suo malgrado 2 autoreti.[30]

Sandro Mazzola e Gianni Rivera furono protagonisti, al Mondiale messicano del 1970, della «staffetta» voluta dal CT Ferruccio Valcareggi.

La fase finale, nonostante la mancata vittoria, segnò il ritorno più o meno in pianta stabile dell'Italia ai vertici del calcio mondiale. È tuttora noto per la semifinale Italia-Germania Ovest, ribattezzata dai media come la partita del secolo. L'Italia proveniva da un cammino tutto sommato facile, avendo superato senza strafare una non proibitiva fase a gironi con Uruguay, Svezia e Israele.

Passata comunque la Nazionale ai quarti di finale, è considerabile nella norma anche il 4-1 con cui aveva regolato nella Bombonera di Toluca i modesti padroni di casa del Messico. La Germania Ovest invece aveva dovuto battere ai supplementari per 3-2 l'Inghilterra campione uscente ai quarti di finale, rimontando da 0-2, in quella che in assoluto fu la prima vittoria della compagine tedesca contro quella inglese.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partita del secolo.

La semifinale tra italiani e tedeschi, datata 17 giugno 1970 e disputatasi all'Azteca di Città del Messico, è dominata dai tedeschi, dopo aver subito l'1-0 italiano ad opera di Roberto Boninsegna nei primi minuti. Tuttavia, negli ultimi istanti di gioco (all'epoca non esiste il recupero), Schnellinger firma il pareggio. Nel primo tempo supplementare, la Germania Ovest passa in vantaggio con un gol d'astuzia di Gerd Müller, cui seguono il rapido pareggio con una delle rare marcature di Tarcisio Burgnich e il 3-2 di Gigi Riva a chiudere la frazione di gioco. Gerd Müller ristabilisce la parità nel secondo tempo supplementare, quindi arriva il 4-3 definitivo di Gianni Rivera: in seguito a una fuga sulla fascia sinistra, Boninsegna effettua un passaggio all'indietro a centro area verso Rivera, che beffa il portiere Sepp Maier.

Gigi Riva: nell'autunno 1973, divenne il miglior marcatore della storia azzurra con 35 reti all'attivo.

In un torneo che vede la nascita della «staffetta» tra Mazzola e Rivera operata dal CT Ferruccio Valcareggi, in finale, l'Italia cede al Brasile di Pelé per 4-1.

Da campione continentale in carica, la squadra fallì l'accesso al campionato d'Europa 1972, battuta dal Belgio nell'ultimo impegno eliminatorio.[31] Le qualificazioni per il campionato del mondo 1974 furono in discesa, con avversarie di scarsa caratura (Lussemburgo e Turchia).[32] Nell'autunno 1973 si registrò, comunque, una storica vittoria in terra inglese: una rete di Capello diede il secondo successo su due, nell'anno solare, contro i britannici.[33] Alla fase finale, gli azzurri si presentarono reduci dagli 0-0 con Germania Ovest e Austria.

Mondiali 1974 e 1978[modifica | modifica wikitesto]

Al Mondiale del 1974, la compagine mediterranea non supera la fase a gironi:[34] il fallimento in terra tedesca chiude un'era, con l'arrivo di Bernardini e Bearzot in panchina dall'estate 1974. La rifondazione azzurra passa da elementi quali Antognoni, Pulici, Graziani, Bettega, Gentile, Tardelli e Scirea. Ancora in costruzione, manca l'accesso al campionato d'Europa 1976 (preceduta nel girone da Paesi Bassi e Polonia, seconda e terza classificate al precedente Mondiale).[35] A partire dal 1977, Bearzot assume in solitaria l'incarico di commissario tecnico: la qualificazione per il campionato del mondo 1978 arriva a scapito degli inglesi (con cui il bilancio degli scontri diretti era in parità, a causa di una vittoria per 2-0 a testa), sopravanzati per differenza reti. Nel computo totale dei gol, è determinante il 6-1 conseguito contro la Finlandia nell'ottobre 1977.

Dino Zoff, presente in 4 Mondiali dal 1970 al 1982: nelle ultime 2 occasioni, vestì la fascia di capitano.

Nell'edizione successiva del campionato del mondo, l'Italia arriva fondata sul cosiddetto «blocco Juve», vincendo a punteggio pieno il girone con Francia, Ungheria e Argentina, ma uscendo nella seconda fase a giorni comprendente Austria, Germania Ovest e Paesi Bassi. Gli Azzurri arrivano alla finale per il terzo posto, persa col Brasile per 2-1.

Anni 1980[modifica | modifica wikitesto]

Euro 1980[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 l'Italia ospitò per la seconda volta il campionato d'Europa, giunto alla sua ottava edizione. Il torneo inaugurava una nuova formula, con la qualificazione diretta per lo Stato ospitante e la partecipazione complessiva di 8 nazionali. Tuttavia, lo scoppio del caso "Totonero" e le conseguenti sanzioni privarono la squadra di elementi importanti, su tutti Bruno Giordano, Manfredonia e Rossi.

Gli azzurri quarti classificati all'Europeo casalingo di Italia 1980.

Nella rosa che partecipò al torneo, Altobelli prese il posto di Rossi: il centravanti era in forza all'Inter, con cui si era appena laureato campione d'Italia. Inseriti nel gruppo B, gli azzurri esordirono contro la Spagna: finì 0-0. Una rete di Tardelli valse poi la vittoria contro l'Inghilterra, ma con il Belgio ci fu un altro pari a reti inviolate: la situazione di uguaglianza nella differenza reti (1) premiò i Diavoli Rossi, autori di 3 gol contro l'unico degli italiani. A questi ultimi toccò la finale di consolazione contro la Cecoslovacchia, detentrice del titolo. Al 90' il risultato era di 1-1: di comune accordo tra le formazioni non si disputarono i supplementari, ma direttamente i rigori dove l'Italia venne sconfitta per 9-8; l'errore decisivo fu di Collovati, il cui tiro fu parato.[36]

Mondiale 1982: la terza Coppa del Mondo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982, Paolo Rossi fu il primo italiano a laurerarsi capocannoniere di una fase finale della Coppa del Mondo.

L'Italia di Bearzot si qualifica al Mondiale di Spagna 1982 dopo aver superato un girone facile, pur non riuscendo a convincere nel periodo precedente alla rassegna: la squadra vince 2 partite su 9 nell'anno 1981,[37] delude al Mundialito in Uruguay, fatica nelle amichevoli (Giuseppe Bergomi esordisce in una di queste con la Germania Est)[38] e il CT inizia a essere inviso alla stampa a causa di alcune mancate convocazioni.[39][40]

La Nazionale del Bel Paese è sorteggiata con Polonia, Perù e Camerun e passa il turno con tre pareggi e in seconda posizione grazie al maggior numero di gol segnati nei confronti del Camerun. Nella seconda fase a gironi, l'Italia si ritrova con Argentina e Brasile: la squadra vince 2-1 contro la selezione di Maradona e 3-2 col Brasile, decisa dalla tattica contropiedista imposta da Bearzot che consente a Rossi di realizzare una tripletta.

Il capitano azzurro Dino Zoff, Franco Causio e il CT Enzo Bearzot giocano a scopone con il presidente Sandro Pertini, al ritorno in Italia dopo il trionfo mondiale di Madrid

Rossi è protagonista anche della semifinale con la Polonia privata di Boniek (0-2), segnando anche in finale contro la Germania Ovest – reduce dalla Notte di Siviglia con la Francia di Platini – dopo il rigore sbagliato nel primo tempo da Cabrini. Il secondo e il terzo gol per l'Italia portano la firma rispettivamente di Tardelli e Altobelli (quest'ultimo, il primo giocatore subentrante a segnare in una finale mondiale); a tempo ormai scaduto, Breitner sigla il vano gol della bandiera. L'11 luglio 1982, a Madrid, l'Italia vince il suo terzo campionato del mondo.

Mondiale 1986 ed Euro 1988[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia rimedia alla mancata qualificazione al campionato europeo di calcio 1984, prendendo parte a Messico 1986: l'arrivo della Nazionale è accolto dalle polemiche per un mancato incontro della squadra con la stampa locale.[41] I campioni del mondo in carica superano la fase a gironi, venendo estromessi dalla Francia campione d'Europa in carica agli ottavi (0-2).[41]

L'addio di Bearzot fu accompagnato, nell'estate 1986, da un nuovo scandalo di scommesse che interessò l'Italia del pallone.[42] Dalla selezione giovanile (per elementi sotto i 21 anni) fu scelto Azeglio Vicini come nuovo allenatore.[42] La federazione gli affidò il compito di rimpiazzare una generazione giunta al capolinea,[43] con l'eccezione confermata di Altobelli.[42] Il centravanti, superata la soglia dei 30 anni, risultò fondamentale nella rincorsa al campionato d'Europa 1988.[44][45][46] Accertato il buon stato di forma,[47][48][49] fu Gianluca Vialli a regalare il biglietto per la Germania Ovest segnando la decisiva doppietta contro la Svezia.[50][51] Il sampdoriano fu indicato da molti come un possibile rincalzo di Spillo in attacco,[52][53] reparto nel quale vi era ritenuta esservi la maggiore carenza tecnica.[54][55][56]

Azeglio Vicini, commissario tecnico dal 1986 al 1991, sotto la sua gestione svecchiò sensibilmente la Nazionale promuovendo molti elementi da lui già allenati dell'Under-21.

Nella fase finale del torneo, l'Italia pagò invece i prevedibili limiti di una squadra costruita su colonne giovani che pur discretamente abili dal punto di vista tecnico, non possedevano ancora la necessaria maturità internazionale.[57] Il cammino s'arrestò in semifinale, di fronte all'Unione Sovietica.[58] L'Europeo coincise con l'addio di Altobelli, che lasciò la Nazionale dopo 8 anni in cui aveva vinto una Coppa del mondo e raggiunto due semifinali a livello continentale.[59]

Anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 1990[modifica | modifica wikitesto]

Esentata - a norma di regolamento - dalle eliminatorie per il Mondiale casalingo, la formazione azzurra si preparò all'evento tramite le amichevoli.[60] Soddisfatto da un bilancio complessivamente positivo[61], il commissario tecnico puntò su Schillaci: il venticinquenne centravanti andava affermandosi nella Juventus, dopo una proficua gavetta nelle categorie minori.[62][63]

Salvatore Schillaci, protagonista delle "notte magiche" di Italia '90.

Già nella partita di debutto contro l'Austria, "Totò" risolse la contesa a 4' dal suo ingresso in campo.[64][65] L'Italia sconfisse poi gli Stati Uniti e la Cecoslovacchia[64][66], vincendo a punteggio pieno il girone[64]; nel corso della gara con i boemi, Roberto Baggio segnò un gol giudicato come il più bello della rassegna.[67] Gli azzurri accedettero poi alle semifinali, battendo in successione l'Uruguay e l'Irlanda (rispettivamente per 2-0 e 1-0).[68][69][64] L'ingresso in finale venne sbarrato dall'Argentina, che pareggiò con Caniggia l'iniziale vantaggio di Schillaci: per Zenga si trattò del primo gol incassato durante il torneo.[64][70] I sudamericani prevalsero quindi ai rigori, complici gli errori di Serena e Donadoni.[71] La finale di consolazione si tenne a Bari, dove la formazione piegò per 2-1 l'Inghilterra aggiudicandosi il bronzo (del quale non era mai stata insignita precedentemente).[72] Schillaci vinse la palma di cannoniere con 6 gol[73], mentre il risultato fu vissuto più come una delusione che un trionfo.[64]

L'Italia pagò le scorie delle fatiche mondiali durante la stagione seguente, in cui fu impegnata nelle qualificazioni all'Europeo 1992.[74][75] Nonostante la vittoria della Scania Cup, nel giugno 1991[76][77], Vicini rilasciò dichiarazioni sul possibile addio alla panchina.[78] La squadra non riuscì a qualificarsi per la manifestazione continentale, perdendo punti decisivi nelle trasferte in Norvegia e Unione Sovietica.[79] Ancor prima che la fase eliminatoria terminasse, Vicini fu sostituito da Arrigo Sacchi[80]: il nuovo tecnico, che aveva guidato con successo il Milan negli anni passati, era propugnatore di una nuova filosofia calcistica rispetto al tradizionale gioco all'italiana.[81][82]

La "rivoluzione culturale" di Arrigo Sacchi (1991-1996)[modifica | modifica wikitesto]

Arrigo Sacchi, CT dal 1991 al 1996. A USA '94 il tecnico riportò l'Italia a giocare una finale mondiale dopo dodici anni.

Sacchi siede sulla panchina azzurra con intenti di «rivoluzione culturale», tentando di riproporre in nazionale il gioco e gli schemi che tanti successi avevano portato al Milan.[83] Importa, infatti, concetti quali la difesa a zona, il pressing e il contropiede.[84] Il primo banco di prova per il tecnico di Fusignano sono le eliminatorie del Mondiale 1994.[85] Nel novembre 1993, grazie all'ottimo girone di qualificazione disputato (primo posto con un bilancio di 7 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta), l'Italia sale al primo posto della classifica mondiale della FIFA (istituita ad agosto di quell'anno), posizione che mantiene per un mese.

Mondiale 1994 ed Euro 1996[modifica | modifica wikitesto]

Qualificatasi per il mondiale di USA '94 vincendo il girone comprendente anche Svizzera, Portogallo, Scozia, Malta ed Estonia, negli Stati Uniti l'Italia affronta Irlanda, Norvegia e Messico.[86] Alla clamorosa sconfitta all'esordio contro l'Irlanda (1-0 nel caldo torrido del Giants Stadium di New York)[87] segue la vittoria contro la Norvegia (1-0, gol di Dino Baggio) sempre al Giants Stadium, in una partita resa difficile dall'espulsione del portiere Gianluca Pagliuca e dall'infortunio al menisco di Franco Baresi. Il pareggio contro i messicani (1-1, gol del vantaggio di Daniele Massaro) consente all'Italia di superare la fase a gironi come una delle quattro migliori terze, dopo aver chiuso il girone dietro a Messico e Norvegia.

Roberto Baggio fu il trascinatore degli azzurri a USA '94. Vestì la maglia italiana dal 1988 al 1999 e si ritirò dalla nazionale nel 2004, dopo 27 reti in 56 partite, al termine di un'amichevole con la Spagna organizzata in suo onore a Genova.[88]

Gli azzurri proseguono il cammino mondiale eliminando la Nigeria con sofferenza. A Foxboro gli africani si portano in vantaggio nel primo tempo con Emmanuel Amunike. La reazione azzurra produce nella ripresa un palo del subentrato Dino Baggio, ma a un quarto d'ora dalla fine l'arbitro commina una controversa espulsione a Gianfranco Zola. A due minuti dall'eliminazione Roberto Baggio realizza il gol del pareggio che porta la sfida ai tempi supplementari, dove è lo stesso fuoriclasse della Juventus a realizzare, su calcio di rigore, il gol del definitivo 2-1. Ai quarti di finale l'Italia affronta la Spagna, il cui CT Javier Clemente predispone una "diga" di centrocampo. L'umidità rende la sfida particolarmente complicata e combattuta, ma gli azzurri riescono a portarsi in vantaggio con una rete di Roberto Donadoni, vanificata nella ripresa dal pareggio di José Luis Caminero. Mauro Tassotti rompe il naso a Luis Enrique con una gomitata, ma l'arbitro non interviene. A due minuti dalla fine, con un letale contropiede, Roberto Baggio aggira il portiere e da posizione defilata infila in rete il pallone del 2-1. L'avversaria in semifinale è la temibile Bulgaria, che qualche giorno prima ha battuto l'Argentina nella fase a gironi (2-0) e ai quarti ha eliminato la Germania campione del mondo in carica (2-1). Al Giants Stadium gli azzurri giocano bene e vanno a segno con una doppietta di Roberto Baggio, cui risponde su calcio di rigore Hristo Stoičkov. Nella ripresa il risultato non cambia: per l'Italia si aprono le porte della quinta finale mondiale della sua storia.

La finale del Rose Bowl di Pasadena mise di fronte Italia e Brasile ventiquattro anni dopo l'atto conclusivo di Messico 1970. Per esigenze televisive si gioca alle 12:30, sotto un caldo soffocante (36 gradi, 70% di umidità). Contrariamente alle intenzioni annunciate, Sacchi schiera all'ultimo sia Franco Baresi (recuperato a soli 25 giorni da un infortunio al menisco) sia Roberto Baggio, correndo il massimo dei rischi.[89] La partita vede un sostanziale equilibrio, con le squadre ben disposte tatticamente in campo. Il risultato di 0-0 non muta neanche nei tempi supplementari e così, per la prima volta nella storia del mondiale, il trofeo è assegnato ai tiri di rigore. Dal dischetto sono fatali gli errori proprio dei due infortunati Baresi e Baggio, oltre a quello di Massaro. Va tuttavia ricordato che, nonostante il clamore suscitato dall'errore al dischetto del fantasista, la squadra brasiliana avrebbe dovuto ancora effettuare l'esecuzione del proprio quinto rigore.[90] Pertanto l'eventuale realizzazione di Baggio avrebbe potuto non essere sufficiente per proseguire la serie.[90]

La formazione dell'Italia scesa in campo per la sfida di qualificazione a Euro '96 contro la Slovenia, vinta per 1-0 allo Stadio Friuli di Udine il 6 settembre 1995.

Dopo il mondiale la selezione azzurra consegue risultati altalenanti, riuscendo comunque a presentarsi all'europeo inglese. Gli azzurri chiudono infatti il gruppo 4 delle qualificazioni europee al secondo posto, a pari punti con la Croazia, con lo stesso ruolino di marcia dei croati (7 vittorie, 2 pareggi, una sconfitta), ma con una differenza reti lievemente peggiore (+14 contro +17) e mettendosi dietro Lituania, Ucraina, Slovenia ed Estonia. Nella fase finale la vittoria ottenuta dagli azzurri contro la Russia (2-1)[91] è resa vana dalla sconfitta contro la Rep. Ceca (1-2). Obbligata alla vittoria nell'ultimo incontro con la Germania, la formazione italiana spreca varie occasioni da gol e fallisce anche un calcio di rigore con Gianfranco Zola[92]: lo 0-0 finale qualifica l'undici di Vogts ed elimina la squadra di Arrigo Sacchi dal torneo continentale.[93] Il 5 ottobre 1996 l'Italia apre la campagna di qualificazione al campionato del mondo 1998 battendo per 3-1 la Moldavia in trasferta. Per Sacchi sarà il terzultimo match ufficiale sulla panchina azzurra. Una sconfitta in rimonta patita il 6 novembre in amichevole contro la meno quotata Bosnia ed Erzegovina allo Stadion Koševo di Sarajevo causa, infatti, le dimissioni del CT romagnolo. La federazione lo rimpiazza nel dicembre 1996 con Cesare Maldini, già vice di Bearzot nella vittoriosa campagna di Spagna 1982 e pluridecorato selezionatore della nazionale azzurra Under-21 vincitrice di tre europei Under-21 di fila.[94]

Cesare Maldini e Zoff (1997-2000)[modifica | modifica wikitesto]

Qualificazioni mondiali e Torneo di Francia (1997)[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo CT, che si trova nell'insolita condizione di allenare il figlio Paolo, esordisce il 22 gennaio 1997 con una vittoria in amichevole contro l'Irlanda del Nord (2-0) allo Stadio La Favorita di Palermo. Il 12 febbraio, nella partita successiva, valida per le qualificazioni al campionato del mondo 1998, coglie uno storico successo a Wembley contro l'Inghilterra (0-1, gol di Gianfranco Zola). Il 29 marzo, nella terza partita, vinta per 3-0 allo Stadio Nereo Rocco di Trieste contro la Moldavia nell'ambito delle qualificazioni mondiali, Maldini fa esordire Christian Vieri, che bagna il proprio debutto siglando il millesimo gol della storia della nazionale italiana[95].

L'Italia che batté per 1-0 la Russia allo Stadio San Paolo di Napoli il 15 novembre 1997, nel ritorno dei play-off UEFA di qualificazione al campionato del mondo 1998.

Nel giugno del 1997 la nazionale di Maldini prende parte, insieme ad altre blasonate nazionali, al Torneo di Francia, sorta di prova generale in vista del mondiale francese dell'anno successivo. Dopo il negativo esordio del 4 giugno allo Stadio della Beaujoire di Nantes (sconfitta per 2-0 contro gli inglesi), l'8 giugno allo Stade de Gerland di Lione l'Italia affronta il Brasile e si porta sul 2-0 e poi sul 3-1. Il risultato finale del match, il primo in azzurro per il giovane attaccante Filippo Inzaghi, è un 3-3 (doppietta di Del Piero e autorete di Aldair) che attira gli elogi di media e tifosi di tutto il mondo per come le due squadre si sono affrontate senza tatticismi, riservando spettacolo e gol[96][97][98]. Nell'ultimo incontro del torneo, il 10 giugno al Parco dei Principi di Parigi, l'Italia pareggia per 2-2 contro la Francia padrona di casa, rimontando due volte lo svantaggio (con Casiraghi e il calcio di rigore di Del Piero).

L'obiettivo della qualificazione diretta al mondiale francese svanisce all'ultima giornata del girone eliminatorio, l'11 ottobre 1997 contro l'Inghilterra allo Stadio Olimpico di Roma: gli azzurri, costretti alla vittoria, non vanno oltre un pari a reti bianche e, pur imbattuti in otto gare (5 vittorie e 3 pareggi) a differenza degli inglesi, concludono al secondo posto il girone vinto proprio dalla squadra allenata da Glenn Hoddle. Lo spareggio-mondiale, il primo della storia azzurra, oppone l'Italia alla Russia. La partita di andata, disputata il 29 ottobre 1997 a Mosca sotto una tormenta, finisce 1-1 (gol di Christian Vieri e autorete di Fabio Cannavaro nel secondo tempo) e segna l'esordio in nazionale del 19enne Gianluigi Buffon, che al 54' subentra all'infortunato Gianluca Pagliuca. Nella gara di ritorno, il 15 novembre al San Paolo di Napoli, un gol di Pierluigi Casiraghi dà all'Italia la qualificazione.

Mondiale 1998[modifica | modifica wikitesto]

Nella fase finale del mondiale l'Italia è inserita in un girone comprendente anche Austria, Cile e Camerun. Il tecnico ha lasciato fuori dalla rosa Gianfranco Zola e l'infortunato Ciro Ferrara, mentre ha convocato Roberto Baggio dopo l'ottima stagione disputata con il Bologna[99]. All'esordio, a Montpellier contro i cileni, Baggio è titolare al posto di Alessandro Del Piero, che siede in panchina. Fabrizio Ravanelli, febbricitante, è rimpiazzato da Enrico Chiesa, mentre in porta Gianluca Pagliuca sostituisce l'infortunato Angelo Peruzzi[99]. Il vantaggio azzurro di Christian Vieri è vanificato dalla doppietta di Marcelo Salas, ma un rigore trasformato da Roberto Baggio consente all'Italia di ottenere il pari (2-2). La seconda partita, contro il Camerun, nel nuovo stadio di Saint-Denis, vede gli azzurri vittoriosi per 3-0 con rete di Luigi Di Biagio e doppietta di Vieri. Durante la terza e ultima sfida del girone, contro l'Austria, l'Italia perde Alessandro Nesta per un grave infortunio, ma vince l'incontro per 2-1 con marcature di Vieri e Baggio, prima del gol della bandiera austriaco al 90'[99]. Agli ottavi la squadra di Maldini si impone sulla temibile Norvegia, che nel turno precedente ha battuto il Brasile e che viene da 17 risultati utili consecutivi[99]. A decidere la sfida è un gol di Vieri. Si giunge così al quarto di finale più atteso, quello tra l'Italia e la Francia padrona di casa. La sfida del 3 luglio al Saint-Denis non decreta un vincitore neanche dopo i tempi supplementari e si decide ai tiri di rigore. È decisivo l'errore di Di Biagio al decimo tiro. Gli azzurri rimediano, così, la terza eliminazione consecutiva dal dischetto in una fase finale del mondiale[99].

Il 22 luglio 1998 la FIGC affida la panchina azzurra a Dino Zoff[100] in vista dell'europeo di campionato d'Europa 2000. Il nuovo CT conduce i suoi alla qualificazione all'europeo vincendo il girone eliminatorio con Danimarca, Svizzera, Galles e Bielorussia con un bilancio di 4 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta.

Euro 2000[modifica | modifica wikitesto]

Nella fase finale Zoff è costretto a rinunciare a Vieri e Buffon, entrambi fuori per infortunio[101][102]. Gli azzurri sono inseriti nel raggruppamento con Turchia, Belgio e Svezia. Al successo per 2-1 dell'11 giugno ad Arnhem contro i turchi (reti di Antonio Conte e Filippo Inzaghi su calcio di rigore da lui stesso procurato) segue la convincente vittoria per 2-0 a Bruxelles contro i belgi padroni di casa (gol di Francesco Totti e Stefano Fiore)[103], risultati che assicurano agli azzurri il primo posto indipendentemente dal risultato dell'ultima partita, pur vinta contro la Svezia, il 19 giugno ad Eindhoven, con una formazione zeppa di seconde linee (i gol sono di Di Biagio e Totti). Ai quarti l'Italia batte 2-0 la Romania con reti nel primo tempo di Totti e Inzaghi e in semifinale se la vede con i Paesi Bassi. Pur in superiorità numerica a causa dell'espulsione di Gianluca Zambrotta per doppio cartellino giallo al 34', la nazionale ospitante spreca due rigori (con De Boer e Patrick Kluivert)[104]) e non riesce a segnare. L'Italia resiste, portando la sfida ai supplementari, quindi ai tiri di rigore. Dagli undici metri è Di Biagio a segnare al primo tiro, poi si esalta Francesco Toldo, che para il primo rigore olandese, ancora di Frank de Boer. Gianluca Pessotto segna il penalty del 2-0, prima dell'errore Jaap Stam (tiro alto sulla traversa). Il "cucchiaio" di Francesco Totti beffa Edwin van der Sar per il 3-0, poi Kluivert segna tenendo in vita le speranze olandesi. L'errore successivo di Paolo Maldini è ininfluente, perché Paul Bosvelt si fa parare la conclusione da Toldo, consentendo agli azzurri di ottenere la seconda finale europea della sua storia.

L'atto conclusivo del 2 luglio a Rotterdam oppone la nazionale italiana a quella francese campione del mondo in carica, a due anni dalla sfida del mondiale di Francia vinto dai bleus ai tiri di rigore. Marco Delvecchio apre le marcature dell'incontro al decimo della ripresa, poi gli azzurri falliscono con Del Piero due ottime chance per raddoppiare. La selezione allenata da Roger Lemerre spinge nel finale e trova il pari con Sylvain Wiltord allo scadere dei minuti di recupero[103]. Al 103' è David Trézéguet a firmare il golden goal che vale il titolo per la Francia. All'indomani della sfida Zoff rassegna le dimissioni dall'incarico.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Il quadriennio di Giovanni Trapattoni (2000-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 luglio 2000 Giovanni Trapattoni, l'allenatore più blasonato - a livello di club - nella storia del calcio tricolore, succede a Zoff[105][106].

Nella composizione della rosa scelta per competere al mondiale nippo-coreano Trapattoni include volti nuovi: il difensore centrale Materazzi e il trequartista Doni, entrambi fattisi notare militando in formazioni «di provincia» (Perugia il primo, Atalanta il secondo).[107][108] Malgrado la rinuncia a Baggio - scelta che desta perplessità nei fan del Codino[109][110] - la squadra non manca di qualità, soprattutto in attacco: il reparto offensivo vede infatti la coesistenza di elementi tecnicamente dotati (Del Piero e Totti) e di punte pure (Inzaghi, Montella e Vieri).[108]

Mondiale 2002[modifica | modifica wikitesto]

Al mondiale di Corea del Sud e Giappone la formazione di Trapattoni è inserita in un girone assieme a Croazia, Ecuador e Messico. L'Italia ne esce al secondo posto, frutto del successo sull'Ecuador (2-0; doppio Vieri), della sconfitta patita con la selezione balcanica (1-2; gol di Vieri) e del pari col Messico (1-1; gol di Del Piero) raggiunto solo nel finale di partita. L'ottavo di finale oppone la Corea del Sud padrona di casa all'Italia:[111] Buffon respinge un rigore di Ahn a inizio partita, quindi al 18' Vieri porta in vantaggio l'Italia. Nel finale di partita, la Corea del Sud pareggia con la rete di Seol Ki-Hyeon e la sfida prosegue ai tempi supplementari. L'Italia attacca in cerca del nuovo vantaggio, tuttavia l'arbitro Byron Moreno espelle Totti per simulazione (somma di ammonizioni) in seguito a un contrasto in area. Nonostante l'inferiorità numerica, l'Italia va nuovamente a segno con Damiano Tommasi, ma la rete è annullata per presunto fuorigioco. Il mondiale di Trapattoni termina al 116' di gioco: Ahn sigla il 2-1 finale di testa, golden goal che pone fine alle ostilità. Le numerose polemiche riguardo l'arbitraggio dell'ecuadoriano Byron Moreno nate durante e dopo l'incontro[112], e alimentate da controverse decisioni arbitrali che paiono favorire i sudcoreani nelle partite precedenti e successive, portano a un'indagine da parte della FIFA, che non rivela alcun tentativo di illecito o di corruzione.[113]

Dopo il torneo Paolo Maldini (giunto alla quota record di 126 presenze) annuncia il proprio ritiro dalla nazionale.[114]

Euro 2004[modifica | modifica wikitesto]

Le avversarie nel girone di qualificazione al campionato d'Europa 2004 sono Serbia e Montenegro, Finlandia, Galles e Azerbaigian. Dopo un inizio stentato, la squadra di Trapattoni ottiene quattro vittorie nelle ultime cinque partite e vince il girone proponendo a tratti un buon calcio e subendo complessivamente solo quattro gol[115].

In vista della fase finale di Euro 2004 in Portogallo, Trapattoni punta sul giovane Antonio Cassano rinunciando a Baggio, che termina la propria carriera con l'onore di vedere organizzata per lui la gara d'addio in azzurro.[116][117] Al debutto, con la Danimarca, finisce 0-0: Totti sputa ad un avversario, venendo squalificato tramite la prova televisiva.[118] L'Italia non supera nemmeno la Svezia (1-1). Resta l'ultimo match con la Bulgaria: il successo ottenuto per 2-1 non basta per qualificarsi, nonostante i 5 punti in classifica,[119] poiché la contemporanea sfida tra Danimarca e Svezia termina, non senza polemiche e sospetti (mai provati) di combine[120], con l'unico punteggio che garantisce a entrambe il passaggio del turno, 2-2. L'Italia è dunque eliminata in ragione del maggior numero di gol segnati dalle due scandinave, a parità di differenza reti e a parità di punti in classifica (5)[121].

La prima gestione Lippi (2004-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Marcello Lippi: il viareggino ha guidato la Nazionale in 2 differenti bienni (2004-2006 e 2008-2010) vincendo il titolo mondiale nel 2006, il 4º della storia azzurra.

Dopo la deludente spedizione lusitana, Lippi (ex tecnico della Juventus) sostituì Trapattoni. Il viareggino, già dalle prime partite, dette spazio a nuovi giocatori: integrò infatti Barzagli, De Rossi, Gilardino (provenienti dall'Under-21) e Toni.[122][123] Dalle sue convocazioni fu però escluso Cassano: il barese non venne mai preso in considerazione dal tecnico, complici anche i controversi episodi con le squadre di club.[124][125]

Mondiale 2006: la quarta stella[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia del Mondiale in Germania, il calcio italiano fu colpito dallo scandalo noto come "Calciopoli": i suoi effetti ricaddero, soprattutto in termini mediatici, sul ritiro degli azzurri.[126] Durante il campionato, l'Italia supera la fase a gironi – con Ghana, Stati Uniti e Rep. Ceca – e nella fase a eliminazione diretta esclude Australia (1-0 su rigore di Totti al 95'),[127] Ucraina (3-0),[128] e Germania (2-0 ai supplementari, reti di Grosso al 119' e di Del Piero nel recupero)[129][130] approdando alla finale del Mondiale contro la Francia. Dopo l'1-1 dei tempi regolamentari (Materazzi replica al rigore realizzato da Zidane), i supplementari sono segnati dall'espulsione dello stesso Zidane che, provocato sul terreno di gioco da Materazzi, rifila al difensore italiano una testata in petto.[131][132] Ai calci di rigore, dopo l'errore del francese Trezeguet, è decisivo il quinto penalty calciato da Fabio Grosso, che regala all'Italia il suo quarto titolo mondiale.[133] A fine anno il capitano Fabio Cannavaro, tra i protagonisti del successo di Berlino, vinse il Pallone d'oro (davanti al compagno azzurro Gianluigi Buffon) e il FIFA World Player.[134]

Fabio Cannavaro (qui in maglia Under-21 nel 1995), capitano al vittorioso Mondiale di Germania 2006.

Lippi non aveva comunque dimenticato le polemiche della vigilia e, durante la prima conferenza stampa al rientro in Italia, rassegnò le sue dimissioni.[135] Il Mondiale 2006 segnò anche gli addii dalla Nazionale di due bandiere come Totti e Nesta.[136][137]

Il biennio di Roberto Donadoni (2006-2008)[modifica | modifica wikitesto]

Per raccogliere l'eredità di Lippi, venne chiamato Roberto Donadoni.[138] Non senza qualche difficoltà iniziale,[139][140] il tecnico cisanese porta gli Azzurri al campionato d'Europa 2008.

Euro 2008[modifica | modifica wikitesto]

Nella fase finale in Austria e Svizzera, l'Italia passa un girone complicato dopo aver perso con i Paesi Bassi per 3-0 – mai era successo che la formazione debuttasse perdendo nella rassegna continentale[141] – pareggiato con la Romania 1-1 (Buffon para anche un rigore a Mutu) e vinto con la Francia per 2-0, trovando la Spagna sulla propria strada ai quarti di finale. Gli iberici, provenienti da un girone vinto a punteggio pieno,[142] dominarono l'incontro, che tuttavia rimase bloccato sullo 0-0 anche nei supplementari. Dal dischetto, l'Italia si arrese: De Rossi e Di Natale fallirono i propri tiri, mentre Buffon parò soltanto una conclusione avversaria.[143]

Subito dopo l'eliminazione dal torneo, Donadoni è esonerato per lasciar spazio al ritorno di Lippi.[144]

Il Lippi bis (2008-2010)[modifica | modifica wikitesto]

Confederations Cup 2009[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 2009 il tecnico viareggino guida l'Italia nella sua prima partecipazione alla Confederations Cup,[145] schierando in Sudafrica i giocatori meno utilizzati.[146] La formazione italiana esce alla fase a gironi dopo aver battuto gli Stati Uniti (3-1) e aver perso contro Egitto (1-0) e Brasile (3-0).

Mondiale 2010[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno seguente la squadra consegue la qualificazione al mondiale di Sudafrica 2010:[147][148] il girone è chiuso al primo posto da imbattuti e con 24 punti in classifica.[149] La rosa che va ad affrontare da campione uscente l'impegno mondiale conta in gran parte sui reduci del trionfo in Germania: novità di spicco, rispetto a quei 23, sono il portiere di riserva Marchetti e il centrale difensivo Bonucci.[150] Lippi non punta sul ricambio generazionale, lasciando a casa elementi come Mario Balotelli (messosi in luce con la maglia dell'Inter) e il redivivo Cassano, tornato su buoni livelli di rendimento,[151]

Il sorteggio della fase finale vede l'Italia favorita del girone con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, tuttavia gli azzurri compiono mezzi passi falsi sia coi sudamericani (1-1)[152] sia con la Nuova Zelanda (1-1),[153] arrivando così a giocarsi la qualificazione nell'ultimo incontro con lo Slovacchia. La squadra danubiana compie l'impresa, ottenendo uno storico successo per 3-2 grazie alla doppietta di Vittek ed eliminando l'Italia[154] Mai era successo, prima d'ora, che la squadra detentrice del titolo non superasse la prima fase.[155] La sfida con la Slovacchia diviene l'ultima in nazionale per i campioni del mondo del 2006 Fabio Cannavaro e Gennaro Gattuso.

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Il quadriennio di Cesare Prandelli (2010-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Cesare Prandelli, commissario tecnico dal 2010 al 2014.

Già prima del torneo, la Federazione aveva annunciato il nome del successore di Lippi: Cesare Prandelli, proveniente da un buon triennio alla guida della Fiorentina.[156][157] Al nuovo commissario tecnico fu così affidato l'oneroso incarico di ricostruire una squadra fiaccata nel morale e nei risultati.[158][159] La squadra offrì da subito risposte positive, qualificandosi per l'Europeo 2012 in anticipo e mantenendo l'imbattibilità.[160] I mesi precedenti il torneo furono segnate dalle polemiche, sia per un nuovo scandalo di scommesse che per i deludenti risultati.[161]

Euro 2012[modifica | modifica wikitesto]

All'Europeo, l'Italia debuttò con un pari contro la Spagna: gli iberici detenevano sia il titolo mondiale che continentale.[162] Dopo un nuovo 1-1 con la Croazia[163], gli azzurri si qualificarono per i quarti battendo l'Irlanda di Trapattoni.[164] Nella fase a eliminazione diretta, furono battute l'Inghilterra (ai rigori) e la Germania (per 2-1).[165][166] La squadra trovò così la terza finale europea della propria storia, dopo quelle del 1968 e 2000: nell'ultimo incontro sfidò nuovamente la Spagna, venendo surclassata per 4-0.[167] Il secondo posto nella rassegna iridata qualificò gli azzurri alla Confederations Cup, in quanto le Furie Rosse erano già state ammesse per la vittoria dei Mondiali 2010.[168]

La formazione azzurra finalista al campionato d'Europa 2012

Dopo l'Europeo, la squadra prese parte alle eliminatorie per il Mondiale 2014.[169][170] Nel giugno 2013 partecipò invece alla Confederations Cup, con Prandelli che approfittò del torneo per utilizzare giocatori che avevano trovato minor spazio.[171]

Confederations Cup 2013[modifica | modifica wikitesto]

La manifestazione vide l'Italia esordire con un successo, per 2-1 ai danni del Messico: le reti furono siglate da Pirlo (alla centesima presenza in Nazionale) e Balotelli.[172] La successiva vittoria contro il Giappone assicurò il passaggio del turno[173], rendendo ininfluente la sconfitta per 4-2 con il Brasile.[174] In semifinale, la formazione perse ai rigori contro la Spagna.[175] Gli uomini di Prandelli conquistarono il terzo posto, battendo sempre dagli undici metri l'Uruguay.[176]

Nel settembre 2013, l'Italia conquistò la qualificazione ai Mondiali brasiliani.[177] Chiudendo il girone con due pareggi, risultò tuttavia esclusa dal novero delle teste di serie.[178] Di conseguenza, il sorteggio presentò un raggruppamento complicato: alla Costa Rica si aggiunsero infatti l'Inghilterra e l'Uruguay.[179]

Andrea Pirlo raggiunge le 100 presenze in maglia azzurra nella partita d'esordio alla Confederations Cup 2013, edizione in cui l'Italia ottiene il suo miglior risultato nella manifestazione con il terzo posto finale.

Mondiali 2014[modifica | modifica wikitesto]

Prima del Mondiale, Prandelli raggiunse un accordo con la Federazione per rimanere in panchina anche dopo il torneo.[180] Nella rosa selezionata per l'evento mancava il nome di Riccardo Montolivo, infortunatosi gravemente in un'amichevole.[181] La squadra esordì battendo di misura l'Inghilterra[182], ma nel secondo incontro perse con i centramericani.[183] Per qualificarsi agli ottavi, sarebbe stato sufficiente un pari contro la Celeste.[184] Chiuso il primo tempo senza gol, nella ripresa la formazione dovette fronteggiare l'espulsione di Marchisio: subendo un gol nel finale, perse la gara e venne eliminata.[185] Dopo la seconda eliminazione consecutiva al primo turno, Prandelli comunicò in diretta televisiva le dimissioni dall'incarico: fu imitato da Giancarlo Abete, che lasciò vacante la carica di presidente della FIGC.[186]

Il biennio di Antonio Conte (2014-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Gianluigi Buffon, in azzurro dal 1997 al 2018, periodo in cui ha stabilito il record europeo di presenze in Nazionale[187] nonché quello assoluto di gare da capitano dell'Italia.

Nell'agosto 2014, a meno di due mesi dal Mondiale, furono resi noti i nomi dei successori: Carlo Tavecchio venne eletto presidente della Federazione[188][189], mentre Antonio Conte sedette in panchina.[190][191] Il nuovo commissario tecnico, reduce da tre Scudetti vinti consecutivamente con la Juventus, esordisce battendo i Paesi Bassi (terza forza ai Mondiali) in amichevole per 2-0.[192] Gli azzurri presero quindi parte alle qualificazioni per l'Europeo 2016[193], chiudendo il proprio girone davanti alla Croazia.[194] In vista della fase finale, l'allenatore pugliese diede spazio a nuovi elementi: Simone Zaza, Graziano Pellé, Éder.[195]

Già prima del torneo, fu annunciato che Gian Piero Ventura (all'epoca tecnico del Torino) avrebbe sostituito Conte dopo l'Europeo.[196]

Europei 2016[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia esordì nella manifestazione, ospitata in Francia, con una vittoria per 2-0 ai danni del Belgio: i Diavoli Rossi occupavano, a sorpresa, il primo posto del ranking FIFA.[197] Anche la partita con la Svezia ebbe un esito favorevole agli azzurri, che vincendo con un gol di Éder nel finale si assicurarono il passaggio del turno.[198] La prima fase fu chiusa da una sconfitta di misura con l'Irlanda, che garantì il superamento del gruppo agli stessi Green.[199]

Negli ottavi di finale, la squadra affrontò la Spagna campione uscente battendola per 2-0.[200] Fu poi eliminata dalla Germania nei quarti, cedendo ai rigori dopo che i supplementari si erano conclusi 1-1: in precedenza, l'avversaria tedesca non era mai prevalsa sugli azzurri in competizioni internazionali.[201]

La gestione di Ventura (2016-2017)[modifica | modifica wikitesto]

La mancata qualificazione ai Mondiali 2018[modifica | modifica wikitesto]

Il primo banco di prova per Ventura fu la fase eliminatoria del Mondiale 2018[202], in cui la Spagna era testa di serie.[203] Gli iberici costrinsero l'Italia al pari a Torino[204], rimanendo avanti in classifica per la differenza-gol.[205][206][207] La sconfitta per 3-0 a Madrid indirizzò - di fatto - la squadra verso i play-off, interrompendo contestualmente un'imbattibilità nelle qualificazioni mondiali cominciata nel 2004.[208] Concludendo il girone al secondo posto, gli azzurri furono abbinati alla Svezia per lo spareggio.[209]

All'andata, una rete di Johansson (propiziata dal tocco di De Rossi) consegnò la vittoria agli scandinavi.[210] Nel ritorno, un pareggio senza gol comportò - per la prima volta in 60 anni - la clamorosa esclusione dal torneo.[211] A seguito del fallimento, Ventura fu esonerato da Tavecchio che - a sua volta - si dimise.[212][213] La doppia sfida rappresentò, inoltre, il canto del cigno per Buffon: l'estremo difensore pose fine alla carriera in azzurro dopo un ventennio, segnalandosi per il primato europeo di presenze.[187]

L'arrivo di Roberto Mancini (2018)[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 2018, dopo il sorteggio della nuova Nations League (che riservò all'Italia un gruppo di Lega A con Polonia e Portogallo[214]), la FIGC nominò Luigi Di Biagio selezionatore ad interim.[215] In primavera, fu poi annunciato l'ingaggio di Roberto Mancini.[216]

Il cammino nella competizione iniziò con un pari interno contro la Polonia (1-1),[217] cui fece seguito la sconfitta di misura (1-0) in casa del Portogallo.[218] Vincendo contro i polacchi a Chorzów (0-1) gli italiani si assicurarono l'obiettivo minimo della permamenza in Lega A;[219] tuttavia nel successivo match di Milano contro i lusitani, non andando oltre il pari (0-0), chiusero il girone al secondo posto mancando l'accesso alla final four per il titolo.[220]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Carlo Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Guerin Sportivo, 2012-
    • 1ª puntata: 1898-1907, pp. 1–16, in Guerin Sportivo numero 4 (aprile 2012), pp. 83–98.
    • 2ª puntata: 1908-1910, pp. 17–32, in Guerin Sportivo numero 5 (maggio 2012), pp. 83–98.
    • 3ª puntata: 1910-1912, pp. 33–48, in Guerin Sportivo numero 6 (giugno 2012), pp. 83–98.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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