Storia della Nazionale di calcio dell'Italia

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Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

La prima selezione nazionale dell'Italia (in maglia palata) a Torino nel 1899, ritratta assieme agli avversari della Svizzera (in maglia bianca).

La Federazione Italiana del Football nacque nel 1898, quando il calcio in Italia era ancora a un livello pionieristico. Il primo tentativo di dar vita a una selezione italiana fu effettuato già nel 1899 (secondo alcune fonti nel 1895[1]) quando la FIF selezionò undici giocatori che militavano nel campionato italiano, di cui solo tre italiani, per giocare il 30 aprile un incontro amichevole a Torino presso il Velodromo Umberto I contro una rappresentativa svizzera che si impose per due reti a zero. In quell'occasione la rappresentativa italiana indossò una divisa biancoblù che era in effetti quella di gioco del Genoa. I giocatori "italiani" selezionati per quell'incontro furono Beaton, Bosio, Dobbie, Kilpin, Savage e Albert Weber dell'Internazionale Torino e Agar, De Galleani, Leaver, Pasteur I e Spensley del Genoa.[2][3]

Francesco Calì, primo capitano della Nazionale

Il 13 gennaio 1910 nasce la Nazionale italiana, per merito del presidente della Federazione Italia Giuoco Calcio (dall'anno prima nuovo nome della FIF) Luigi Bosisio.[4] A tal fine, in mancanza di allenatori veri e propri ed essendo gli arbitri i più esperti, tra gli addetti ai lavori, sul tasso tecnico dei diversi giocatori che militavano in Prima Categoria (l'odierna Serie A), la FIGC incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori che avrebbero giocato in Nazionale per le prime partite.[5] La commissione tecnica, formata da Umberto Meazza (US Milanese), Alberto Crivelli (Ausonia Pro Gorla), Agostino Recalcati[6] (US Milanese), Giuseppe Gama (Inter) e Gianni Camperio (Milan), designò Umberto Meazza come allenatore.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Italia-Francia (1910).

Il 15 maggio, all'Arena Civica di Milano, l'Italia debutta contro la Francia e vince 6-2.[7] Nell'occasione, Francesco Calì dell'Andrea Doria è il capitano della selezione, mentre il primo storico gol degli Azzurri è messo a segno da Pietro Lana, autore di una tripletta.

Vinti i titoli 1908 e 1909, la squadra dei "Leoni" vercellesi fu però sconfitta dall'Inter nel 1910, nel primo vero spareggio della storia del campionato italiano. Il presidente della Pro, Luigi Bozino (futuro presidente FIGC e primo vicepresidente italiano della FIFA e amico fraterno di Jules Rimet), schierò gli undicenni ragazzini della Quarta Squadra contro i nerazzurri, che vinsero di conseguenza facilmente per 10-3. Il motivo fu la data dello spareggio stesso, disputato come da regolamento a Vercelli, che – a dire dei vercellesi – non consentiva alle Bianche Casacche di schierare tre giocatori titolari impegnati nello stesso giorno in un torneo militare, in cui erano stati precedentemente invitati. Ne seguì la beffa per il club piemontese: una sonora squalifica fino al 31 dicembre da parte della FIGC a tutti i calciatori vercellesi, proprio a pochi giorni dall'esordio in Nazionale. La squalifica fu poi ridotta fino a ottobre, in seguito anche ai disastrosi risultati ottenuti dagli azzurri.

6 gennaio 1911. La Nazionale italiana indossa per la prima volta la maglia azzurra

Secondo una versione falsa, per scusarsi, la Federazione avrebbe scelto di far debuttare la Nazionale con la maglia bianca di quei giocatori che non poterono prendere parte alla sfida con la Francia. In realtà, all'epoca della partita del debutto, la squalifica contro la Pro Vercelli era ancora in vigore e la scelta del bianco era semplicemente dovuta al fatto che non si era raggiunto ancora l'accordo sulla divisa ufficiale, e dunque si decise di non colorarla lasciandola bianca.[8]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Maglia azzurra.

Pochi giorni dopo l'esordio, l'Italia sfidò l'Ungheria, all'epoca assieme all'Austria tra le selezioni più forti del continente, figlie della «scuola danubiana» che avrebbe dominato fino al primo dopoguerra e successivamente decaduta. L'Italia accusa una pesante sconfitta, che costringe la federazione a ridurre la squalifica inflitta alla Pro Vercelli fino a ottobre.[9] Nell'occasione, quella fu la seconda e ultima volta che la Nazionale utilizzò maglie bianche con lo stemma di Casa Savoia. Fu deciso che dall'incontro successivo (per combinazione, sempre contro gli ungheresi, il 6 gennaio 1911 a Milano) il colore da utilizzare, proprio in onore dei Savoia, fosse l'azzurro della loro bandiera, al centro della quale v'era lo Scudo Sabaudo rosso con una croce bianca all'interno.[10] Da qui il soprannome Gli Azzurri, poi esteso a tutte le altre discipline sportive.

La Nazionale del 1912 ai Giochi olimpici di Stoccolma

Le prime competizioni ufficiali alle quali prende parte sono le olimpiadi: ai Giochi olimpici di Stoccolma 1912, l'Italia, guidata per la prima volta da Vittorio Pozzo, esce al primo turno, mentre sia ad Anversa 1920 sia a Parigi 1924 la squadra è eliminata ai quarti di finale.

Giochi olimpici 1928[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927 l'Italia partecipò alla prima edizione della Coppa Internazionale (antesignana del campionato europeo) ottenendo, in quell'anno, un pari con la Cecoslovacchia e una sconfitta con l'Austria. Il 25 marzo 1928 sfidò l'Ungheria nella quarta giornata (la terza, disputata la domenica di Capodanno, aveva visto un 3-2 sulla Svizzera): la partita, che rappresentò il primo evento calcistico a venire raccontato per radio, finì 4-3 per gli azzurri.

Un'immagine di Italia-Francia, ottavo di finale del torneo olimpico di Amsterdam (29 maggio 1928).

Sulla scia di questi risultati, la squadra si presentò ai Giochi olimpici di Amsterdam 1928 con buoni propositi: all'esordio batté la Francia, rimontando dallo 0-2 al 4-3 finale. Affrontò allora la Spagna, chiudendo sull'1-1 i supplementari: il regolamento portò alla ripetizione della sfida, stavolta terminata 7-1 per il passivo più pesante della storia iberica (al pari della sconfitta, identica nel risultato, incassata dall'Inghilterra nel 1931). Il possibile approdo alla finale fu negato dall'Uruguay, campione uscente: il 3-2 sudamericano obbligò, in tal modo, l'Italia ad accontentarsi della finale di consolazione. Da questo match giunse un 11-3 ai danni dell'Egitto, che valse la medaglia di bronzo: i gol avrebbero potuto essere 12, in quanto Bernardini fallì volutamente un rigore.

In autunno, riprese la Coppa Internazionale che sarebbe durata fino al 1930: l'Italia fece suo il torneo, chiudendolo con un'altra vittoria sui magiari (stavolta con il punteggio di 5-0).

Anni 1930 e 1940: dai successi di Vittorio Pozzo alla tragedia di Superga[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia per la prima volta campione del mondo nel 1934

Per iniziativa di Jules Rimet, l'allora presidente della FIFA, nacque il campionato mondiale di calcio, competizione riservata alle squadre nazionali. Fu decisa la cadenza quadriennale, sulla falsariga dei Giochi olimpici, e si stabilì che il torneo si sarebbe giocato negli anni pari non olimpici. La prima nazione a ospitare il campionato fu l'Uruguay, nel luglio del 1930, ma l'Italia non partecipò a tale edizione del campionato per via del lungo viaggio transoceanico da affrontare e anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo, in particolare dell'Inghilterra che fino al 1950 non parteciperà al Mondiale.

Ciononostante, l'Italia, guidata dal Commissario Unico Vittorio Pozzo in panchina e dal fuoriclasse Giuseppe Meazza in campo, partecipa e vince – non senza polemiche dovute ai favoritismi ricevuti – in sequenza campionato del mondo 1934, Berlino 1936 e campionato del mondo 1938, battendo nazionali di livello quali Ungheria, Austria, Cecoslovacchia, Spagna, Francia e Brasile. A questi successi, s'intervalla il secondo posto nella Coppa Internazionale 1931-1932 e la vittoria nella edizione successiva del torneo. In questo periodo, Pozzo ottiene trenta risultati utili di fila (record poi battuto da Lippi negli anni 2000).

Da sinistra: prima dell'inizio dei supplementari nella finale contro la Cecoslovacchia, il CT Vittorio Pozzo dà indicazioni a Monzeglio e Bertolini; il capitano Gianpiero Combi sembra preso da altro, mentre Monti discute con l'allenatore in seconda Carcano.

Tra i vari elementi nell'orbita della squadra, degno di nota è Renato Cesarini, giocatore specializzato nel trovare gol negli ultimi minuti di gioco: il 13 dicembre 1931, dopo una rete siglata allo scadere che permise alla Nazionale di avere la meglio sull'Ungheria per 3-2, venne coniata la famosa espressione Zona Cesarini.

Poco dopo il secondo titolo mondiale azzurro, il calcio tornò a fermarsi per la seconda guerra mondiale. Nonostante il regolare svolgimento del campionato italiano fino al 1943, pur tra alti e bassi, la Nazionale giocò solo tre incontri fra il 1940 e il 1942 prima della Liberazione.

La ripresa italiana del secondo dopoguerra passò anche attraverso lo sport, in particolare il ciclismo e il calcio. Già nella stagione 1945-46 il campionato italiano era infatti tornato a una formula unitaria, prevedendo due gironi eliminatori su base regionale e una fase finale a cui parteciparono 8 squadre: fu il Torino a imporsi, dando inizio a uno storico ciclo per la squadra granata che passerà agli annali con il nome di "Grande Torino". A partire dalla stagione 1946-47, la massima serie riprenderà il formato del girone unico vedendo al via 20 partecipanti. L'impatto dei granata sul campionato parve ancor più evidente negli anni successivi, allorché la squadra si aggiudicò tre Scudetti consecutivi (sino al 1948-49); un tale exploit trasferì i suoi effetti anche sulla Nazionale, tanto che in occasione di un'amichevole con l'Ungheria nella primavera del 1947 furono impiegati ben 10 giocatori del Torino, con l'unica eccezione rappresentata dal bianconero Sentimenti IV.[11]

Giuseppe Meazza, tra i più grandi nella storia del calcio[12] e capitano degli azzurri vittoriosi alla Coppa Rimet 1938.

Il 4 maggio 1949 un disastro aereo segnò in maniera tragica la fine del Grande Torino: l'aereo che stava riportando la squadra da Lisbona si schiantò, per via della nebbia, sul colle di Superga uccidendo nell'impatto tutti i 31 passeggeri a bordo. In segno di lutto, la Nazionale giocherà per un anno con la fascia nera al braccio.[13] A distanza di alcuni giorni dall'evento, la Federazione assegnò ai torinesi la vittoria del campionato 1948-49 indipendentemente dalle 4 gare ancora in programma (nelle quali scesero in campo le formazioni Primavera).[14]

Anni 1950 e 1960: dalla mancata qualificazione a Svezia 1958 al successo di Euro 1968[modifica | modifica wikitesto]

Il dopo-Superga[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista sportivo la scomparsa dell'intera squadra privò la Nazionale di un fondamentale apporto in vista del campionato del mondo 1950: dacché il massimo torneo riprese dopo dodici anni di sospensione, l'Italia si presentò detenendo ancora il titolo vinto in Francia nel 1938.[15] Negativi presagi vennero già dalla spedizione verso il Brasile: la formazione attraversò l'Oceano Atlantico in nave, perdendo l'attrezzatura per l'allenamento e non riuscendo a eseguire una preparazione adeguata.[15] L'eliminazione giunse già al primo turno per opera della Svezia che vinse 3-2 nella gara di esordio, rendendo inutile il successivo 2-0 con cui l'Italia batté il Paraguay.

Italia-Austria del 22 maggio 1949, prima gara del dopo-Superga

La qualificazione al campionato del mondo 1954 passò dal turno preliminare, in cui l'Egitto venne regolato con 7 gol complessivi.[16] Il cammino nel torneo iniziò e finì al primo turno, per la doppia sconfitta incassata dai padroni di casa elvetici.[17] Nel corso del 1955 la squadra parve offrire segnali di ripresa, sconfiggendo in due occasioni (sempre in amichevole e sempre per 2-1) i campioni uscenti della Germania Ovest.[18]

La mancata qualificazione al Mondiale 1958[modifica | modifica wikitesto]

Il 1957 fu l'anno delle qualificazioni al campionato del mondo 1958 in Svezia, i primi che vedono l'Italia fallire sul campo la partecipazione.[19] Inserita in un girone con Portogallo e Irlanda del Nord, alla Nazionale sarebbe stato sufficiente un pari con i britannici nell'ultimo impegno per qualificarsi.[20] L'arbitro designato, il magiaro Zsolt, non raggiunse mai lo stadio a causa della nebbia che bloccò gli aeroporti di Londra.[21] La federazione nordirlandese propose una soluzione con un arbitro locale, scelta rifiutata dagli azzurri: la partita fu declassata ad amichevole e finì 2-2, con scontri in campo e fuori.[20][22] Il recupero si disputò nel gennaio del 1958, alla presenza di Zsolt: un'Italia infarcita di oriundi (Schiaffino, Ghiggia, Da Costa, Montuori) perse 2-1 rimanendo esclusa dalla fase finale.[20] La mancata qualificazione rappresentò una spia del modesto stato di forma del calcio italiano, oltre che il culmine di una situazione ormai precaria: nell'agosto dello stesso anno, la FIGC giunse a uno storico commissariamento.[23]

Una formazione azzurra che prese parte alla sesta e ultima edizione della Coppa Internazionale

Le stagioni successive, che introdurranno gli anni 1960, videro un deludente penultimo posto nella Coppa Internazionale (giunta alla sua ultima edizione) e la rinuncia di partecipazione al primo campionato d'Europa (organizzato nel 1960 in sostituzione del precedente torneo).

Mondiale 1962[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 l'Italia disputò le qualificazioni per il campionato del mondo 1962 in Cile: l'avversario fu Israele, sconfitto agevolmente in entrambe le gare.[24] Le concorrenti della fase finale furono la Germania Ovest, il Cile padrone di casa e la Svizzera.[25]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Santiago (calcio).
Un'immagine della "battaglia di Santiago", episodio del Mondiale cileno.

Cominciato il torneo con uno 0-0 con i tedeschi, nel successivo incontro gli azzurri furono opposti ai cileni.[25] L'ambiente fu surriscaldato dalle polemiche dei giorni precedenti, sorte in seguito a un articolo (pubblicato dalla stampa italiana) che dipingeva un quadro desolante della nazione.[25] Sul campo fu evidente, sin da subito, il clima ostile che aleggiava:[25] la tifoseria locale ignorò i saluti dei calciatori italiani, subissandoli di urla e fischi.[25] L'arbitraggio dell'inglese Aston costituì un'ulteriore difficoltà: i cileni commisero duri falli, senza ricevere alcuna sanzione.[26] La veemente reazione degli italiani provocò invece le espulsioni di Ferrini e David, causando anche l'ingresso della polizia sul terreno di gioco per 3 volte.[25] In 9 contro 11, l'Italia difese lo 0-0 sino all'ultimo quarto d'ora subendo poi 2 reti.[25] La sconfitta eliminò, di fatto, la squadra cui non bastò superare per 3-0 gli svizzeri nell'ultimo incontro.

Mondiale 1966[modifica | modifica wikitesto]

La squadra uscì alla fase a gironi anche al Mondiale successivo: il CT Edmondo Fabbri rinunciò a parte della Grande Inter tra cui il difensore Armando Picchi e l'ala sinistra Mario Corso. Inserita in un abbordabile girone con URSS, Cile e Corea del Nord, l'Italia vinse 2-0 nell'esordio-rivincita contro i sudamericani, ma perse 0-1 dai sovietici. La partita contro gli allora semisconosciuti nordcoreani divenne quindi determinante: Pak Doo Ik realizzò l'unica rete del match, condannando gli Azzurri all'eliminazione.[27]

Euro 1968: il trionfo continentale[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia campione d'Europa nel 1968, di nuovo vittoriosa a trent'anni di distanza dai successi dell'era Pozzo.

Nel 1968 l'Italia ospitò il terzo Europeo, partecipando per la prima volta alla fase finale. Il girone preliminare era stato superato davanti a Romania, Cipro e Svizzera: avversario nel turno seguente l'ostica Bulgaria, regolata col punteggio complessivo di 4-3 (sconfitta per 3-2 all'andata e vittoria per 2-0 al ritorno). Le altre 3 partecipanti alle semifinali erano l'Unione Sovietica, la Jugoslavia e l'Inghilterra.

All'Italia capitò come sfidante la rappresentativa sovietica, mentre nell'altra gara si incontravano slavi e britannici. La semifinale contro i sovietici, giocata a Napoli, finì 0-0 anche dopo i tempi supplementari, ma visto che non esisteva ancora lo spareggio tramite i tiri di rigore, vide l'Italia prevalere grazie al lancio della monetina. Gli azzurri dovettero così affrontare in finale la Jugoslavia di Dragan Džajić, che aveva battuto nell'altra semifinale per 1-0 l'Inghilterra campione del mondo in carica, allo Stadio Olimpico di Roma.

Il capitano azzurro Giacinto Facchetti solleva la Coppa Henri Delaunay appena vinta

La finale contro gli jugoslavi fu assai sofferta e si ottenne soltanto un pareggio per 1-1 (con gol dello stesso Dzajić e pareggio piuttosto fortunoso su punizione di Angelo Domenghini, sul cui tiro un giocatore si mosse e il pallone attraversò la barriera finendo in rete); così si dovette procedere alla ripetizione della finale, ma questa seconda partita ebbe un esito ben diverso e vide l'Italia trionfare con un rotondo 2-0 (grazie a Riva e Anastasi) che diede alla Nazionale il suo finora unico trofeo continentale.

Anni 1970[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 1970[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver vinto il titolo continentale, nel periodo 1968-1969 l'Italia affrontò le qualificazioni per il campionato del mondo 1970 superando nel suo girone Galles[28] e Germania Est.[29] Un'amichevole con la Spagna, terminata 2-2, costò invece il posto per la fase finale a Salvadore il quale realizzò suo malgrado 2 autoreti.[30]

Sandro Mazzola e Gianni Rivera furono protagonisti, al Mondiale messicano del 1970, della «staffetta» voluta dal CT Ferruccio Valcareggi.

La fase finale, nonostante la mancata vittoria, segnò il ritorno più o meno in pianta stabile dell'Italia ai vertici del calcio mondiale. È tuttora noto per la semifinale Italia-Germania Ovest, ribattezzata dai media come la partita del secolo. L'Italia proveniva da un cammino tutto sommato facile, avendo superato senza strafare una non proibitiva fase a gironi con Uruguay, Svezia e Israele.

Passata comunque la Nazionale ai quarti di finale, è considerabile nella norma anche il 4-1 con cui aveva regolato nella Bombonera di Toluca i modesti padroni di casa del Messico. La Germania Ovest invece aveva dovuto battere ai supplementari per 3-2 l'Inghilterra campione uscente ai quarti di finale, rimontando da 0-2, in quella che in assoluto fu la prima vittoria della compagine tedesca contro quella inglese.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partita del secolo.

La semifinale tra italiani e tedeschi, datata 17 giugno 1970 e disputatasi all'Azteca di Città del Messico, è dominata dai tedeschi, dopo aver subito l'1-0 italiano ad opera di Roberto Boninsegna nei primi minuti. Tuttavia, negli ultimi istanti di gioco (all'epoca non esiste il recupero), Schnellinger firma il pareggio. Nel primo tempo supplementare, la Germania Ovest passa in vantaggio con un gol d'astuzia di Gerd Müller, cui seguono il rapido pareggio con una delle rare marcature di Tarcisio Burgnich e il 3-2 di Gigi Riva a chiudere la frazione di gioco. Gerd Müller ristabilisce la parità nel secondo tempo supplementare, quindi arriva il 4-3 definitivo di Gianni Rivera: in seguito a una fuga sulla fascia sinistra, Boninsegna effettua un passaggio all'indietro a centro area verso Rivera, che beffa il portiere Sepp Maier.

Gigi Riva: nell'autunno 1973, divenne il miglior marcatore della storia azzurra con 35 reti all'attivo.

In un torneo che vede la nascita della «staffetta» tra Mazzola e Rivera operata dal CT Ferruccio Valcareggi, in finale, l'Italia cede al Brasile di Pelé per 4-1.

Da campione continentale in carica, la squadra fallì l'accesso al campionato d'Europa 1972, battuta dal Belgio nell'ultimo impegno eliminatorio.[31] Le qualificazioni per il campionato del mondo 1974 furono in discesa, con avversarie di scarsa caratura (Lussemburgo e Turchia).[32] Nell'autunno 1973 si registrò, comunque, una storica vittoria in terra inglese: una rete di Capello diede il secondo successo su due, nell'anno solare, contro i britannici.[33] Alla fase finale, gli azzurri si presentarono reduci dagli 0-0 con Germania Ovest e Austria.

Mondiali 1974 e 1978[modifica | modifica wikitesto]

Al Mondiale del 1974, la compagine mediterranea non supera la fase a gironi:[34] il fallimento in terra tedesca chiude un'era, con l'arrivo di Bernardini e Bearzot in panchina dall'estate 1974. La rifondazione azzurra passa da elementi quali Antognoni, Pulici, Graziani, Bettega, Gentile, Tardelli e Scirea. Ancora in costruzione, manca l'accesso al campionato d'Europa 1976 (preceduta nel girone da Paesi Bassi e Polonia, seconda e terza classificate al precedente Mondiale).[35] A partire dal 1977, Bearzot assume in solitaria l'incarico di commissario tecnico: la qualificazione per il campionato del mondo 1978 arriva a scapito degli inglesi (con cui il bilancio degli scontri diretti era in parità, a causa di una vittoria per 2-0 a testa), sopravanzati per differenza reti. Nel computo totale dei gol, è determinante il 6-1 conseguito contro la Finlandia nell'ottobre 1977.

Dino Zoff, presente in 4 Mondiali dal 1970 al 1982: nelle ultime 2 occasioni, vestì la fascia di capitano.

Nell'edizione successiva del campionato del mondo, l'Italia arriva fondata sul cosiddetto «blocco Juve», vincendo a punteggio pieno il girone con Francia, Ungheria e Argentina, ma uscendo nella seconda fase a giorni comprendente Austria, Germania Ovest e Paesi Bassi. Gli Azzurri arrivano alla finale per il terzo posto, persa col Brasile per 2-1.

Anni 1980[modifica | modifica wikitesto]

Euro 1980[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 l'Italia ospitò per la seconda volta il campionato d'Europa, giunto alla sua ottava edizione. Il torneo inaugurava una nuova formula, con la qualificazione diretta per lo Stato ospitante e la partecipazione complessiva di 8 nazionali. Tuttavia, lo scoppio del caso "Totonero" e le conseguenti sanzioni privarono la squadra di elementi importanti, su tutti Bruno Giordano, Manfredonia e Rossi.

Gli azzurri quarti classificati all'Europeo casalingo di Italia 1980.

Nella rosa che partecipò al torneo, Altobelli prese il posto di Rossi: il centravanti era in forza all'Inter, con cui si era appena laureato campione d'Italia. Inseriti nel gruppo B, gli azzurri esordirono contro la Spagna: finì 0-0. Una rete di Tardelli valse poi la vittoria contro l'Inghilterra, ma con il Belgio ci fu un altro pari a reti inviolate: la situazione di uguaglianza nella differenza reti (1) premiò i Diavoli Rossi, autori di 3 gol contro l'unico degli italiani. A questi ultimi toccò la finale di consolazione contro la Cecoslovacchia, detentrice del titolo. Al 90' il risultato era di 1-1: di comune accordo tra le formazioni non si disputarono i supplementari, ma direttamente i rigori dove l'Italia venne sconfitta per 9-8; l'errore decisivo fu di Collovati, il cui tiro fu parato.[36]

Mondiale 1982: la terza Coppa del Mondo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982, Paolo Rossi fu il primo italiano a laurerarsi capocannoniere di una fase finale della Coppa del Mondo.

L'Italia di Bearzot si qualifica al Mondiale di Spagna 1982 dopo aver superato un girone facile, pur non riuscendo a convincere nel periodo precedente alla rassegna: la squadra vince 2 partite su 9 nell'anno 1981,[37] delude al Mundialito in Uruguay, fatica nelle amichevoli (Giuseppe Bergomi esordisce in una di queste con la Germania Est)[38] e il CT inizia a essere inviso alla stampa a causa di alcune mancate convocazioni.[39][40]

La Nazionale del Bel Paese è sorteggiata con Polonia, Perù e Camerun e passa il turno con tre pareggi e in seconda posizione grazie al maggior numero di gol segnati nei confronti del Camerun. Nella seconda fase a gironi, l'Italia si ritrova con Argentina e Brasile: la squadra vince 2-1 contro la selezione di Maradona e 3-2 col Brasile, decisa dalla tattica contropiedista imposta da Bearzot che consente a Rossi di realizzare una tripletta.

Il capitano azzurro Dino Zoff, Franco Causio e il CT Enzo Bearzot giocano a scopone con il presidente Sandro Pertini, al ritorno in Italia dopo il trionfo mondiale di Madrid

Rossi è protagonista anche della semifinale con la Polonia privata di Boniek (0-2), segnando anche in finale contro la Germania Ovest – reduce dalla Notte di Siviglia con la Francia di Platini – dopo il rigore sbagliato nel primo tempo da Cabrini. Il secondo e il terzo gol per l'Italia portano la firma rispettivamente di Tardelli e Altobelli (quest'ultimo, il primo giocatore subentrante a segnare in una finale mondiale); a tempo ormai scaduto, Breitner sigla il vano gol della bandiera. L'11 luglio 1982, a Madrid, l'Italia vince il suo terzo campionato del mondo.

Mondiale 1986 ed Euro 1988[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia rimedia alla mancata qualificazione al campionato europeo di calcio 1984, prendendo parte a Messico 1986: l'arrivo della Nazionale è accolto dalle polemiche per un mancato incontro della squadra con la stampa locale.[41] I campioni del mondo in carica superano la fase a gironi, venendo estromessi dalla Francia campione d'Europa in carica agli ottavi (0-2).[41]

L'addio di Bearzot fu accompagnato, nell'estate 1986, da un nuovo scandalo di scommesse che interessò l'Italia del pallone.[42] Dalla selezione giovanile (per elementi sotto i 21 anni) fu scelto Azeglio Vicini come nuovo allenatore.[42] La federazione gli affidò il compito di rimpiazzare una generazione giunta al capolinea,[43] con l'eccezione confermata di Altobelli.[42] Il centravanti, superata la soglia dei 30 anni, risultò fondamentale nella rincorsa al campionato d'Europa 1988.[44][45][46] Accertato il buon stato di forma,[47][48][49] fu Gianluca Vialli a regalare il biglietto per la Germania Ovest segnando la decisiva doppietta contro la Svezia.[50][51] Il sampdoriano fu indicato da molti come un possibile rincalzo di Spillo in attacco,[52][53] reparto nel quale vi era ritenuta esservi la maggiore carenza tecnica.[54][55][56]

Azeglio Vicini, commissario tecnico dal 1986 al 1991, sotto la sua gestione svecchiò sensibilmente la Nazionale promuovendo molti elementi da lui già allenati dell'Under-21.

Nella fase finale del torneo, l'Italia pagò invece i prevedibili limiti di una squadra costruita su colonne giovani che pur discretamente abili dal punto di vista tecnico, non possedevano ancora la necessaria maturità internazionale.[57] Il cammino s'arrestò in semifinale, di fronte all'Unione Sovietica.[58] L'Europeo coincise con l'addio di Altobelli, che lasciò la Nazionale dopo 8 anni in cui aveva vinto una Coppa del mondo e raggiunto due semifinali a livello continentale.[59]

Anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 1990[modifica | modifica wikitesto]

Per il Mondiale 1990, l'Italia, esentata dalla fase eliminatoria, si affida in attacco a Salvatore Schillaci, affermatosi nella Juventus dopo una proficua gavetta nelle serie minori, e un Roberto Baggio salito alla ribalta con la maglia della Fiorentina.[60][61]

Salvatore Schillaci, protagonista delle "notte magiche" di Italia '90.

Schillaci decide la sfida con l'Austria (1-0),[62][63] poi l'Italia batte anche Stati Uniti (1-0)[62][64] e Cecoslovacchia (2-0), qualificandosi per gli ottavi:[62] contro i boemi vanno a segno Schillaci e Baggio, con un gol rimasto negli annali.[62] Nella fase a eliminazione diretta, l'Italia elimina Uruguay (2-0)[65] e Irlanda (1-0),[62] prima di uscire in semifinale con l'Argentina di Maradona, a Napoli: col pubblico in gran parte a favore dei sudamericani,[66] il vantaggio iniziale di Schillaci è pareggiato da Claudio Caniggia in seguito a un'uscita errata di Zenga,[62] fino a quel momento imbattuto.[67] La sfida prosegue fino ai rigori, dove l'Argentina la spunta.[68] Il Mondiale casalingo si conclude con il terzo posto, centrato battendo l'Inghilterra.[69] Insignita per la prima volta della medaglia di bronzo, la formazione piazza Totò in cima alla classifica dei cannonieri con 6 realizzazioni.[70]

Complessivamente, il piazzamento è vissuto più come una delusione che un trionfo.[62] L'Italia tornò poi in campo nell'autunno 1990, per giocarsi l'accesso al campionato d'Europa 1992.[71][72] A calare il sipario sulla stagione 1990-91 fu la vittoria della Scania Cup, dove l'Italia mise al tappeto la Danimarca prima[73] e l'Unione Sovietica poi.[74] Durante il secondo semestre del 1991 Vicini, che aveva già fatto trasparire l'ipotesi di un possibile addio per il logorio psicologico accumulato,[75] concluse le eliminatorie per l'Europeo ma la squadra non riuscì a staccare il biglietto per la fase finale.[76] Ancor prima che il girone terminasse fu annunciato il successore: Arrigo Sacchi, che aveva guidato con successo il Milan negli anni passati e propugnatore di una nuova filosofia calcistica rispetto al tradizionale gioco all'italiana.[77][78]

La "rivoluzione culturale" di Arrigo Sacchi (1991-1996)[modifica | modifica wikitesto]

Arrigo Sacchi, CT dal 1991 al 1996. A USA '94 il tecnico riportò l'Italia a giocare una finale mondiale dopo dodici anni.

Sacchi siede sulla panchina azzurra con intenti di «rivoluzione culturale», tentando di riproporre in nazionale il gioco e gli schemi che tanti successi avevano portato al Milan.[79] Importa, infatti, concetti quali la difesa a zona, il pressing e il contropiede.[80] Il primo banco di prova per il tecnico di Fusignano sono le eliminatorie del Mondiale 1994.[81] Nel novembre 1993, grazie all'ottimo girone di qualificazione disputato (primo posto con un bilancio di 7 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta), l'Italia sale al primo posto della classifica mondiale della FIFA (istituita ad agosto di quell'anno), posizione che mantiene per un mese.

Mondiale 1994 ed Euro 1996[modifica | modifica wikitesto]

Roberto Baggio, a partire dall'ottavo di finale contro la Nigeria, fu l'autentico trascinatore degli azzurri negli Stati Uniti. Vestì la maglia azzurra dal 1988 al 1999 e si ritirò dalla nazionale nell'aprile del 2004, dopo 27 reti in 56 partite, al termine di un'amichevole con la Spagna organizzata in suo onore a Genova.[82]

Qualificatasi per il mondiale di USA '94 vincendo il girone comprendente anche Svizzera, Portogallo, Scozia, Malta ed Estonia, negli Stati Uniti l'Italia affronta Irlanda, Norvegia e Messico.[83] Alla clamorosa sconfitta all'esordio contro l'Irlanda (1-0 nel caldo torrido del Giants Stadium di New York)[84] segue la vittoria contro la Norvegia (1-0, gol di Dino Baggio) sempre al Giants Stadium, in una partita resa difficile dall'espulsione del portiere Gianluca Pagliuca e dall'infortunio al menisco di Franco Baresi. Il pareggio contro i messicani (1-1, gol del vantaggio di Daniele Massaro) consente all'Italia di superare la fase a gironi come una delle quattro migliori terze, dopo aver chiuso il girone dietro a Messico e Norvegia. Gli azzurri proseguono il cammino mondiale eliminando la Nigeria con sofferenza. A Foxboro gli africani si portano in vantaggio nel primo tempo con Emmanuel Amunike. La reazione azzurra produce nella ripresa un palo del subentrato Dino Baggio, ma a un quarto d'ora dalla fine l'arbitro commina una controversa espulsione a Gianfranco Zola. A due minuti dall'eliminazione Roberto Baggio realizza il gol del pareggio che porta la sfida ai tempi supplementari, dove è lo stesso fuoriclasse della Juventus a realizzare, su calcio di rigore, il gol del definitivo 2-1. Ai quarti di finale l'Italia affronta la Spagna, il cui CT Javier Clemente predispone una "diga" di centrocampo. L'umidità rende la sfida particolarmente complicata e combattuta, ma gli azzurri riescono a portarsi in vantaggio con una rete di Roberto Donadoni, vanificata nella ripresa dal pareggio di José Luis Caminero. Mauro Tassotti rompe il naso a Luis Enrique con una gomitata, ma l'arbitro non interviene. A due minuti dalla fine, con un letale contropiede, Roberto Baggio aggira il portiere e da posizione defilata infila in rete il pallone del 2-1. L'avversaria in semifinale è la temibile Bulgaria, che qualche giorno prima ha battuto l'Argentina nella fase a gironi (2-0) e ai quarti ha eliminato la Germania campione del mondo in carica (2-1). Al Giants Stadium gli azzurri giocano bene e vanno a segno con una doppietta di Roberto Baggio, cui risponde su calcio di rigore Hristo Stoičkov. Nella ripresa il risultato non cambia: per l'Italia si aprono le porte della quinta finale mondiale della sua storia. La finale del Rose Bowl di Pasadena mise di fronte Italia e Brasile ventiquattro anni dopo l'atto conclusivo di Messico 1970. Per esigenze televisive si gioca alle 12:30, sotto un caldo soffocante (36 gradi, 70% di umidità). Contrariamente alle intenzioni annunciate, Sacchi schiera all'ultimo sia Franco Baresi (recuperato a soli 25 giorni da un infortunio al menisco) sia Roberto Baggio, correndo il massimo dei rischi.[85] La partita vede un sostanziale equilibrio, con le squadre ben disposte tatticamente in campo. Il risultato di 0-0 non muta neanche nei tempi supplementari e così, per la prima volta nella storia del mondiale, il trofeo è assegnato ai tiri di rigore. Dal dischetto sono fatali gli errori proprio dei due infortunati Baresi e Baggio, oltre a quello di Massaro. Va tuttavia ricordato che, nonostante il clamore suscitato dall'errore al dischetto del fantasista, la squadra brasiliana avrebbe dovuto ancora effettuare l'esecuzione del proprio quinto rigore.[86] Pertanto l'eventuale realizzazione di Baggio avrebbe potuto non essere sufficiente per proseguire la serie.[86]

Dopo il mondiale la selezione azzurra consegue risultati altalenanti, riuscendo comunque a presentarsi all'europeo inglese. Gli azzurri chiudono infatti il gruppo 4 delle qualificazioni europee al secondo posto, a pari punti con la Croazia, con lo stesso ruolino di marcia dei croati (7 vittorie, 2 pareggi, una sconfitta), ma con una differenza reti lievemente peggiore (+14 contro +17) e mettendosi dietro Lituania, Ucraina, Slovenia ed Estonia. Nella fase finale la vittoria ottenuta dagli azzurri contro la Russia (2-1)[87] è resa vana dalla sconfitta contro la Rep. Ceca (1-2). Obbligata alla vittoria nell'ultimo incontro con la Germania, la formazione italiana spreca varie occasioni da gol e fallisce anche un calcio di rigore con Gianfranco Zola[88]: lo 0-0 finale qualifica l'undici di Vogts ed elimina la squadra di Arrigo Sacchi dal torneo continentale.[89] Una sconfitta in rimonta patita a novembre contro la meno quotata Bosnia ed Erzegovina causa le dimissioni di Sacchi, rimpiazzato da Cesare Maldini.[90]

Da Cesare Maldini a Zoff: Mondiale 1998 ed Euro 2000[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia si qualifica per i Mondiali di Francia 1998, supera il facile girone comprendente Austria, Cile e Camerun e gli ottavi con la Norvegia (1-0) grazie ai gol di Baggio e Christian Vieri, prima di essere estromessa ai quarti dai padroni di casa della Francia ai calci di rigore, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari.

Agli Europei, Zoff è costretto a rinunciare a Vieri e Buffon, entrambi per infortunio.[91][92] Gli Azzurri sono inseriti nel raggruppamento con Turchia, Belgio e Svezia, vinto a punteggio pieno. Ai quarti, l'Italia batte 2-0 la Romania e in semifinale è costretta ai rigori dai Paesi Bassi: pur in superiorità numerica, la nazionale ospitante spreca due rigori (con De Boer e Patrick Kluivert),[93] quindi dagli undici metri esalta Toldo; segue il «cucchiaio» di Francesco Totti, che praticamente sancisce l'eliminazione olandese nonostante gli errori successivi di Maldini da una parte e di Bosvelt dall'altra.

In finale, la Nazionale italiana si ritrova di fronte quella francese campione del mondo in carica: Marco Delvecchio apre l'incontro nella ripresa, poi la selezione transalpina trova il pari con Wiltord nei minuti di recupero e al 103' Trezeguet firma il golden goal che vale il titolo per la Francia. All'indomani della sfida, Zoff rassegna le dimissioni dall'incarico.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Il quadriennio di Giovanni Trapattoni (2000-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Trapattoni, l'allenatore più blasonato - a livello di club - nella storia del calcio tricolore,[94][95] succede a Zoff.

All'interno della rosa scelta per competere nel torneo, Trapattoni include volti nuovi: il difensore centrale Materazzi e il trequartista Doni, entrambi fattisi notare militando in formazioni «di provincia» (Perugia il primo, Atalanta il secondo).[96][97] Malgrado la rinuncia a Baggio - scelta che desta perplessità nei fan del Codino[98][99] - la squadra non manca di qualità, soprattutto in attacco: il reparto offensivo vede infatti la coesistenza di elementi tecnicamente dotati (Del Piero e Totti) e di punte pure (Inzaghi, Montella e Vieri).[97]

Mondiale 2002[modifica | modifica wikitesto]

Ai Mondiali di Corea e Giappone, la formazione di Trapattoni è inserita in un girone assieme a Croazia, Ecuador e Messico. L'Italia ne esce al secondo posto, frutto del successo sull'Ecuador (2-0; doppio Vieri), della sconfitta patita con la selezione balcanica e del pari col Messico raggiunto solo a fine partita. L'ottavo di finale oppone la Corea del Sud all'Italia:[100] Buffon respinge un rigore di Ahn a inizio partita, quindi al 18' Vieri porta in vantaggio l'Italia. Nel finale di partita, la Corea del Sud pareggia con la rete di Seol Ki-Hyeon e la sfida prosegue ai tempi supplementari: l'Italia attacca in cerca del nuovo vantaggio, tuttavia l'arbitro Byron Moreno espelle Totti per simulazione (somma di ammonizioni) in seguito a un contrasto in area. Nonostante l'inferiorità numerica, l'Italia va nuovamente a segno con Damiano Tommasi, rete annullata per presunto fuorigioco. Il Mondiale di Trapattoni termina al 116': Ahn sigla il 2-1 finale di testa, golden goal che pone fine alle ostilità. Le numerose polemiche riguardo l'arbitraggio nate durante e dopo l'incontro[101] portano a un'indagine da parte della FIFA che non rivela alcun tentativo di illecito o di corruzione.[102]

Dopo il torneo, Paolo Maldini (giunto alla quota record di 126 presenze) annuncia il proprio ritiro dalla Nazionale.[103]

Euro 2004[modifica | modifica wikitesto]

In vista di Euro 2004 in Portogallo, Trapattoni punta sul giovane Antonio Cassano rinunciando a Baggio, che termina la propria carriera con l'onore di vedere organizzata per lui la gara d'addio in azzurro.[104][105] Al debutto, con la Danimarca, finisce 0-0: Totti sputa ad un avversario, venendo squalificato tramite la prova televisiva.[106] L'Italia non supera nemmeno la Svezia (1-1), resta l'ultimo match con la Bulgaria: il successo ottenuto per 2-1 non basta per qualificarsi, nonostante i 5 punti in classifica,[107] poiché la sfida tra le due scandinave è terminata con l'unico punteggio che garantiva a entrambe il passaggio del turno, 2-2.[108]

Marcello Lippi (2004-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Marcello Lippi: il viareggino ha guidato la Nazionale in 2 differenti bienni (2004-2006 e 2008-2010) vincendo il titolo mondiale nel 2006, il 4º della storia azzurra.

Dopo la deludente spedizione lusitana, Lippi (ex tecnico della Juventus) sostituì Trapattoni. Il viareggino, già dalle prime partite, dette spazio a nuovi giocatori: integrò infatti Barzagli, De Rossi, Gilardino (provenienti dall'Under-21) e Toni.[109][110] Dalle sue convocazioni fu però escluso Cassano: il barese non venne mai preso in considerazione dal tecnico, complici anche i controversi episodi con le squadre di club.[111][112]

Mondiale 2006: la quarta stella[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia del Mondiale in Germania, il calcio italiano fu colpito dallo scandalo noto come "Calciopoli": i suoi effetti ricaddero, soprattutto in termini mediatici, sul ritiro degli azzurri.[113] Durante il campionato, l'Italia supera la fase a gironi – con Ghana, Stati Uniti e Rep. Ceca – e nella fase a eliminazione diretta esclude Australia (1-0 su rigore di Totti al 95'),[114] Ucraina (3-0),[115] e Germania (2-0 ai supplementari, reti di Grosso al 119' e di Del Piero nel recupero)[116][117] approdando alla finale del Mondiale contro la Francia. Dopo l'1-1 dei tempi regolamentari (Materazzi replica al rigore realizzato da Zidane), i supplementari sono segnati dall'espulsione dello stesso Zidane che, provocato sul terreno di gioco da Materazzi, rifila al difensore italiano una testata in petto.[118][119] Ai calci di rigore, dopo l'errore del francese Trezeguet, è decisivo il quinto penalty calciato da Fabio Grosso, che regala all'Italia il suo quarto titolo mondiale.[120] A fine anno il capitano Fabio Cannavaro, tra i protagonisti del successo di Berlino, vinse il Pallone d'oro (davanti al compagno azzurro Gianluigi Buffon) e il FIFA World Player.[121]

Fabio Cannavaro, capitano al vittorioso Mondiale di Germania 2006.

Lippi non aveva comunque dimenticato le polemiche della vigilia e, durante la prima conferenza stampa al rientro in Italia, rassegnò le sue dimissioni.[122] Il Mondiale 2006 segnò anche gli addii dalla Nazionale di due bandiere come Totti e Nesta.[123][124]

Il biennio di Roberto Donadoni: Euro 2008[modifica | modifica wikitesto]

Per raccogliere l'eredità di Lippi, venne chiamato Roberto Donadoni.[125] Non senza qualche difficoltà iniziale,[126][127] il tecnico cisanese porta gli Azzurri al campionato d'Europa 2008.

Nella fase finale in Austria e Svizzera, l'Italia passa un girone complicato dopo aver perso con i Paesi Bassi per 3-0 – mai era successo che la formazione debuttasse perdendo nella rassegna continentale[128] – pareggiato con la Romania 1-1 (Buffon para anche un rigore a Mutu) e vinto con la Francia per 2-0, trovando la Spagna sulla propria strada ai quarti di finale. Gli iberici, provenienti da un girone vinto a punteggio pieno,[129] dominarono l'incontro, che tuttavia rimase bloccato sullo 0-0 anche nei supplementari. Dal dischetto, l'Italia si arrese: De Rossi e Di Natale fallirono i propri tiri, mentre Buffon parò soltanto una conclusione avversaria.[130]

Subito dopo l'eliminazione dal torneo, Donadoni è esonerato per lasciar spazio al ritorno di Lippi.[131]

Il ritorno di Lippi: Confederations Cup 2009 e Mondiale 2010[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate 2009 il tecnico viareggino guida l'Italia nella sua prima partecipazione alla Confederations Cup,[132] schierando i giocatori meno utilizzati:[133] la formazione italiana esce alla fase a gironi dopo aver battuto gli Stati Uniti (3-1) e aver perso contro Egitto (1-0) e Brasile (3-0).

Nell'autunno seguente, la squadra consegue la qualificazione al Mondiale:[134][135] il girone venne chiuso al primo posto da imbattuti e con 24 punti in classifica.[136] La rosa che va ad affrontare da campione uscente l'impegno mondiale, conta in gran parte sui reduci del trionfo in Germania: novità di spicco, rispetto a quei 23, erano il portiere di riserva Marchetti e il centrale difensivo Bonucci.[137] Lippi non punta sul ricambio generazionale, lasciando a casa elementi come Mario Balotelli (messosi in luce con la maglia dell'Inter) e il redivivo Cassano, tornato su buoni livelli di rendimento,[138]

Il sorteggio, vede l'Italia favorita del girone con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, tuttavia gli Azzurri compiono passi falsi sia coi sudamericani[139] sia con la Nuova Zelanda,[140] giocandosi la qualificazione nell'ultimo incontro con lo Slovacchia: la squadra danubiana compie l'impresa, ottenendo uno storico successo per 3-2, complice la doppietta di Vittek[141] Mai era successo, prima d'ora, che la squadra detentrice del titolo non superasse la prima fase.[142] La sfida con la Slovacchia diviene l'ultima in Nazionale per Cannavaro e Gennaro Gattuso.

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Il quadriennio di Cesare Prandelli (2010-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Cesare Prandelli, commissario tecnico dal 2010 al 2014.

Già prima del torneo, la Federazione aveva annunciato il nome del successore di Lippi: Cesare Prandelli, proveniente da un buon triennio alla guida della Fiorentina.[143][144] Al nuovo commissario tecnico fu così affidato l'oneroso incarico di ricostruire una squadra fiaccata nel morale e nei risultati.[145]

Euro 2012[modifica | modifica wikitesto]

Il sorteggio per la fase finale aveva inserito la squadra nel girone C:[146] esso include la Croazia, la Spagna (detentrice del titolo continentale e mondiale) e l'Irlanda che, allenata da Trapattoni, partecipa per la prima volta dal 1988.[146] Le scelte di Prandelli non mancano di suscitare polemiche: costretto alla rinuncia di Giuseppe Rossi (per infortunio), preferisce il giovane Borini (con un'unica presenza all'attivo) al più esperto Pazzini;[147] il CT punta inoltre su Balotelli (all'esordio in competizioni internazionali), oltre a convocare un calciatore di B, il torinista Ogbonna.[147] Durante il ritiro, vi è inoltre la defezione di Domenico Criscito: il difensore viene escluso per aver ricevuto un avviso di garanzia, a seguito del suo coinvolgimento in uno scandalo.[148] L'ultimo test precedente il torneo è con la Russia, dalla quale viene rimediato un netto 3-0.[149]

Nel confronto iniziale, la formazione sfida gli iberici: il risultato è di 1-1, con entrambe le reti segnate in rapida successione nel secondo tempo.[150] Anche la seconda partita, con i croati, fa registrare un pari: l'Italia è nuovamente raggiunta dopo essere andata in gol per prima.[151] Per la qualificazione ai quarti è, dunque, necessario un successo contro la già eliminata Irlanda: il destino azzurro è però legato anche all'esito di Spagna-Croazia, situazione che fa temere una possibile combine come nel 2004.[152] Ciò non avviene, in quanto l'Italia batte per 2-0 i Green e gli spagnoli sconfiggono - con un solo gol di scarto - i balcanici.[153]

Qualificata come seconda del proprio girone, la squadra incrocia l'Inghilterra nella sfida che mette in palio un posto tra le prime 4: l'ultima sfida con i britannici, in competizioni internazionali, risaliva al Mondiale casalingo di 22 anni prima.[154] L'undici di Prandelli domina l'incontro, colpendo anche un palo in avvio di gara.[155] L'Inghilterra è comunque capace di difendere lo 0-0 sino al 90' e, poi, nei supplementari.[155] Viene però sconfitta ai rigori, con il punteggio di 4-2:[155] l'Italia entra nel novero delle semifinaliste, abbinata alla Germania.[155] Contro un avversario ritenuto più forte da stampa e pronostici, emerge l'individualità di Balotelli: in 36' il centravanti è autore della doppietta che - di fatto - chiude l'incontro.[156] Soltanto nel finale, i tedeschi accorciano le distanze con un gol dal dischetto.[156] Oltre a rientrare in finale dopo 12 anni, l'Italia si assicura un posto per la Confederations Cup 2013: avversario della finale è infatti la Spagna, ritrovata a 3 settimane di distanza dalla sfida del girone.[157] In quest'occasione, tuttavia, gli azzurri vengono completamente surclassati: penalizzati anche dall'infortunio di Chiellini (sostituito da Thiago Motta, a sua volta uscito per guai fisici), incassano 2 gol per tempo e sono costretti ad accontentarsi della medaglia d'argento.[158] Il piazzamento è comunque un risultato positivo, per una squadra che soltanto 2 anni prima aveva toccato il punto più basso della sua storia recente.[159]

La formazione azzurra finalista al campionato d'Europa 2012

Con un titolo - seppure onorifico - in più nel palmarès, l'Italia torna in campo a Ferragosto perdendo un'amichevole con gli inglesi: un gruppo largamente sperimentale - con ben 8 esordienti - cede per 2-1.[160] Le qualificazioni al campionato del mondo 2014 partono, invece, con il piede giusto: allo stentato pareggio in Bulgaria (ottenuto grazie al romanista Osvaldo, ai primi gol in Nazionale[161]) seguono 4 vittorie consecutive,[162] inframmezzate (nel marzo 2013) da un pareggio in amichevole contro il Brasile.[163][164][165]

Confederations Cup 2013[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2013 la Nazionale, stavolta come rappresentante UEFA in quanto finalista perdente all'Europeo contro la Spagna campione del mondo, prende parte alla sua seconda Confederations Cup consecutiva: l'Italia viene inserita nel gruppo A, assieme ai padroni di casa del Brasile, al Messico e al Giappone. I due pareggi a Praga contro la Rep. Ceca (uno 0-0), gara valida per le qualificazioni mondiali,[166] e a Rio de Janeiro in amichevole contro Haiti (2-2, nella quale Emanuele Giaccherini sigla il gol più veloce della storia della nazionale italiana, dopo 19 secondi dall'inizio della gara (superando il precedente record di Salvatore Bagni del 1984),[167] non danno tuttavia segnali incoraggianti.

La partita d'esordio al rinnovato Maracanã contro la nazionale messicana viene vinta dagli azzurri per 2-1 grazie a un gol su punizione nel primo tempo di Pirlo, alla sua 100ª presenza in Nazionale, seguito poi da quello di Balotelli alla fine del secondo tempo.[168] Nella seconda gara del girone, l'Italia affronta i giapponesi allenati dall'italiano Zaccheroni. Nella prima mezz'ora di gioco gli azzurri subiscono la pressione avversaria, andando sotto di due gol (uno di Honda su rigore, l'altro di Kagawa); solo nel finale della prima frazione, arriva la rete di De Rossi. Nel secondo tempo, l'Italia rimonta grazie all'autogol di Uchida e al penalty trasformato da Balotelli; i nipponici trovano poi nuovamente il pareggio con Okazaki, ma a pochi minuti dal termine l'Italia ottiene il definitivo 4-3 grazie alla prima marcatura in Nazionale di Giovinco. Con questa vittoria, la formazione azzurra si qualifica con un turno d'anticipo alle semifinali.[169] Nell'ultima partita a Salvador, l'Italia affronta il Brasile per il primo posto nel girone. I verdeoro passano in vantaggio con Dante nel recupero del primo tempo; al pareggio di Giaccherini a inizio ripresa risponde subito Neymar su punizione, seguito poi dalla rete di Fred. Gli azzurri accorciano poi le distanze con Chiellini, ma il Brasile trova il quarto gol ancora con Fred: la partita si chiude 4-2 in favore dei padroni di casa, e l'Italia si qualifica così alla semifinale come seconda del suo girone.[170]

A Fortaleza, gli azzurri si ritrovano quindi davanti la Spagna (vincitrice del gruppo B), a quasi un anno di distanza dalla finale di Kiev. Costretta a rinunciare a due titolari come Abate e Balotelli per infortunio, stavolta la formazione italiana ben si comporta contro le Furie Rosse, senza però riuscire a concretizzare nessuna occasione da gol; inchiodata sullo 0-0, la partita prosegue ai supplementari e infine ai rigori, dove la Nazionale italiana (complice l'errore di Bonucci) esce sconfitta per 7-6.[171]

Andrea Pirlo raggiunge le 100 presenze in maglia azzurra nella partita d'esordio alla Confederations Cup 2013, edizione in cui l'Italia ottiene il suo miglior risultato nella manifestazione con il terzo posto finale.

Agli azzurri rimane così la finale di consolazione per il terzo posto, da giocarsi a Salvador contro l'Uruguay. Nel primo tempo l'Italia passa in vantaggio con la prima rete in Nazionale di Astori, ma all'inizio della seconda frazione la Celeste pareggia con Cavani; l'Italia trova poi nuovamente il gol con un calcio di punizione trasformato da Diamanti, anch'egli alla prima marcatura in azzurro, ma poco dopo gli uruguagi raggiungono ancora una volta il pari sempre con Cavani, anch'esso su calcio piazzato. Dopo la fine dei tempi regolamentari e di quelli supplementari, anche questa gara si conclude ai rigori dove, grazie alle tre parate di Buffon su Forlán, Cáceres e Gargano, l'Italia prevale per 3-2 sugli avversari e conquista la medaglia di bronzo, miglior risultato degli azzurri nella competizione.[172]

Dopo la Confederations, gli azzurri sono chiamati agli incontri decisivi per le qualificazioni al mondiale brasiliano. Nel mese di settembre gli uomini di Prandelli battono per 1-0 a Palermo la Bulgaria, con rete di Alberto Gilardino e il 10 settembre ottengono la qualificazione al torneo iridato con due turni d'anticipo grazie alla vittoria in rimonta per 2-1 sulla Rep. Ceca a Torino (reti italiane di Chiellini e Balotelli su rigore): si tratta di un risultato storico, infatti mai gli azzurri avevano ottenuto il pass per un mondiale così in anticipo – eguagliando il primato della qualificazione a Euro 2012, anch'essa con Prandelli in panchina. Nelle ultime due gare di ottobre, l'Italia pareggia per 2-2 a Copenaghen contro la Danimarca, stesso risultato nella partita di chiusura a Napoli contro l'Armenia. A chiudere il 2013 sono le amichevoli di novembre con Germania e Nigeria (50ª gara nella gestione del tecnico), entrambe concluse in parità.[173]

Mondiale 2014[modifica | modifica wikitesto]

L'aver chiuso il proprio girone di qualificazione senza sconfitte non permette, comunque, agli azzurri di rientrare nelle teste di serie per il sorteggio della fase finale.[174] Questo inserisce la squadra nel gruppo D: avversarie sono l'Inghilterra, l'Uruguay e il Costa Rica.[175] Nei mesi precedenti la competizione, non giungono buoni risultati: contro la Spagna, partita che segna l'esordio di Paletta,[176] l'Italia rimedia una sconfitta per 1-0.[177] Pareggia, inoltre, per 0-0 contro l'Irlanda: in questo incontro perde però Montolivo che, fratturatosi la tibia sinistra, deve rinunciare alla convocazione per il torneo.[178] Infine, colleziona un 1-1 contro il modesto Lussemburgo.[179] Dalla rosa di convocati per il torneo, è assente Giuseppe Rossi: l'attaccante fiorentino, reduce dall'infortunio di gennaio, viene sostituito dal napoletano Insigne.[180]

In Brasile, la Nazionale esordisce affrontando gli inglesi: la partita finisce 2-1 in favore degli uomini di Prandelli, grazie ai gol di Marchisio e Balotelli.[181] Il risultato crea grandi aspettative, completamente disattese nel secondo incontro: i centroamericani si impongono per 1-0, segnando in chiusura di primo tempo.[182] Diventa così decisiva la terza partita, nella quale all'Italia basta un pari contro l'Uruguay.[183] Pur partendo da una condizione di vantaggio (essendo i sudamericani obbligati a vincere) e terminando il primo tempo sullo 0-0 (risultato che sancirebbe la qualificazione agli ottavi),[184] nella ripresa gli azzurri subiscono l'iniziativa avversaria: a ciò concorre l'espulsione di Marchisio, per un fallo giudicato da rosso dall'arbitro.[184] Il gol dei sudamericani arriva a 10' dalla fine, sugli sviluppi di un corner.[185] Il k.o. causa l'eliminazione al primo turno, così come 4 anni addietro.[185] Il fallimento sportivo, unito alla traballante situazione della Federazione, porta alle dimissioni di Prandelli e del presidente Abete:[185] l'abbandono degli incarichi viene comunicato in diretta televisiva, nel corso della conferenza stampa successiva alla gara.[185]

Il biennio di Antonio Conte (2014-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Gianluigi Buffon, in azzurro dal 1997 al 2018, periodo in cui ha stabilito il record europeo di presenze in Nazionale[186] nonché quello assoluto di gare da capitano dell'Italia.

Con l'obiettivo di risollevare le sue sorti dopo la débâcle brasiliana, la Federazione punta su Carlo Tavecchio per la presidenza e su Antonio Conte per la panchina.[187][188] Dal punto di vista dei risultati, la compagine azzurra reagisce immediatamente conducendo un'agevole qualificazione verso il campionato d'Europa 2016: tra le nuove forze si mettono in luce Graziano Pellè e Éder, entrambi autori di gol decisivi nei rispettivi esordi.[189][190] Proprio le prestazioni dell'italobrasiliano fanno tornare di moda il tema degli oriundi, sul quale si scatenano opinioni contrastanti in merito.[191] Iniziato il 2015 senza vittorie nei primi 4 impegni, gli azzurri tornano ad imporsi nel mese di settembre, festeggiando positivamente il primo anniversario di Conte alla guida.[192] La partecipazione al torneo viene raggiunta con un turno di anticipo, chiudendo alla quota di 24 punti in classifica.[193] Dalle amichevoli di preparazione giungono - al contrario - segnali negativi:[194][195] si registra anche la sconfitta contro la Germania, avversario nei confronti del quale l'Italia vantava dal 1995 una tradizione positiva.[196] Prima dell'inizio della manifestazione continentale, per altro, è ufficializzato l'addio di Conte: l'ex allenatore della Juventus sarà sostituito, dopo il torneo, da Gian Piero Ventura.[197]

Euro 2016[modifica | modifica wikitesto]

Pur privata di vari elementi (tra cui Verratti, Marchisio e Montolivo) per infortunio, l'Italia si presenta all'Europeo con 2 vittorie - ai danni di Belgio e Svezia - che la qualificano subito per gli ottavi.[198][199] L'aritmetico accesso alla fase seguente rende non influente per la classifica l'ultimo incontro, perso di misura contro l'Irlanda.[200]

L'Italia - nella prima sfida a eliminazione diretta - si impone per 2-0 contro la Spagna, riscattando il k.o. che 4 anni prima le era costato il titolo continentale.[201] La sua corsa si ferma al turno successivo, quando si arrende - ai rigori - ai campioni del mondo della Germania: a livello di confronti internazionali, i tedeschi non erano mai prevalsi sugli azzurri.[202]

Gian Piero Ventura e l'esclusione dal Mondiale 2018 (2016-2017)[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo corso tecnico apre i suoi battenti con le qualificazioni al campionato del mondo 2018, per le quali l'Italia è inserita nel girone G[203] comprendente la Spagna, i cui due confronti si rivelano spartiacque del girone:[204] all'andata l'Italia è costretta al pari,[205] a Madrid cade 3-0.[206] La sconfitta – oltre ad interrompere un'imbattibilità nelle eliminatorie mondiali che durava dal 2004 – indirizza l'Italia verso i play-off, con il raggruppamento concluso in seconda posizione.[207] Ammessa al turno di spareggio come testa di serie,[208] la Nazionale è abbinata alla Svezia che ha chiuso al secondo posto il gruppo A.[209] Nonostante i favori del pronostico, l'Italia perde in trasferta 1-0[210] e al ritorno non va oltre lo 0-0, che comporta l'esclusione dal torneo, a 60 anni dall'unico precedente di mancata qualificazione sul campo.[211]

La gara segna di fatto un triste canto del cigno per il capitano Gianluigi Buffon,[212] il quale concluderà pochi mesi dopo la sua ultraventennale carriera azzurra col primato europeo di presenze.[186] Avendo mancato l'obiettivo minimo,[213][214] Ventura viene licenziato dal presidente Tavecchio che – a sua volta – è costretto alle dimissioni dall'incarico pochi giorni più tardi.[215][216] Nel gennaio 2018, la squadra – rimasta ancora senza un nuovo selezionatore[217] –, viene sorteggiata insieme ai campioni d'Europa del Portogallo ed alla Polonia per la prima edizione della UEFA Nations League.[218]

Roberto Mancini (2018-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 maggio 2018 la Federcalcio annuncia Roberto Mancini quale il nuovo CT della nazionale.[219] Con l'allenatore jesino, nel successivo settembre l'Italia fa il suo esordio nella neonata UEFA Nations League.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Carlo Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Guerin Sportivo, 2012-
    • 1ª puntata: 1898-1907, pp. 1–16, in Guerin Sportivo numero 4 (aprile 2012), pp. 83–98.
    • 2ª puntata: 1908-1910, pp. 17–32, in Guerin Sportivo numero 5 (maggio 2012), pp. 83–98.
    • 3ª puntata: 1910-1912, pp. 33–48, in Guerin Sportivo numero 6 (giugno 2012), pp. 83–98.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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