Antico Egitto

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Storia dell'Egitto
Storia dell'Egitto
Egitto preistorico – 3900 a.C.
ANTICO EGITTO
Periodo predinastico c. 3900 – 3150 a.C.
Periodo arcaico c. 3150 – 2686 a.C.
Antico Regno 2700 – 2192 a.C.
Primo periodo intermedio 2192 – 2055 a.C.
Medio Regno 2055 – 1650 a.C.
Secondo periodo intermedio 1650 – 1550 a.C.
Nuovo Regno 1550 – 1069 a.C.
Terzo periodo intermedio 1069 – 664 a.C.
Periodo tardo 664 – 332 a.C.
PERIODO GRECO ROMANO
Egitto tolemaico 332 – 30 a.C.
Egitto romano e bizantino 30 a.C. – 641 d.C.
EGITTO ARABO
Conquista islamica dell'Egitto 641 – 654
Periodo tulunide 868 – 904
Periodo ikhshidide 904 – 969
Periodo fatimide 969 – 1171
Periodo ayyubide 1171 – 1250
Periodo mamelucco 1250 – 1517
EGITTO OTTOMANO
Eyalet d'Egitto 1517 – 1867
Chedivato d'Egitto 1867 – 1914
EGITTO MODERNO
Sultanato d'Egitto (Protettorato britannico) 1914 – 1922
Regno d'Egitto 1922 – 1953
Repubblica Araba d'Egitto 1953–presente
« Pare molto improbabile che il più paziente e prolungato studio delle loro vestigia pressoché illimitate ci rendano mai capaci di fare per loro ciò che essi non si preoccuparono di fare per se stessi: scrivere la loro storia. »
(Stephen Glanville[1])

Con il generico termine Antico Egitto si suole intendere una civiltà dell’Africa settentrionale sviluppatasi lungo la Valle del Nilo a partire dalle cateratte, a sud ed al confine con l’attuale Sudan.[N 1], alla foce, a delta, nel Mar Mediterraneo, per un’estensione complessiva di circa 1000 km. Benché il territorio fosse molto più vasto, comprendendo gran parte anche del Deserto Libico-Nubiano, gli insediamenti umani, fin dai tempi più remoti, si svilupparono solo nella stretta fascia verdeggiante a ridosso delle rive del fiume larga, in alcuni punti anche solo poche centinaia di metri.

Fin dal 3500 a.C., di pari passo con l'avvento dell'agricoltura, in particolare la coltivazione del grano, dell’orzo e del lino, si ha contezza di insediamenti umani specie lungo le rive del Nilo[2]. Le piene annuali del fiume, infatti, favorivano la coltivazione anche con più raccolti annui grazie ai sedimenti, particolarmente fertili (Limo), che il fiume, nel suo ritirarsi, lasciava sul terreno. Ciò comportò, fin dai tempi più remoti, conseguentemente, la necessità di controllare, incanalare e conservare le acque onde garantire il costante approvvigionamento, vuoi per il sostentamento umano, vuoi per quello del bestiame e delle piantagioni.

Non è da escludersi che proprio la complessa necessità di dover far fronte alle esigenze connesse con la gestione dell’agricoltura, e segnatamente, delle acque nilotiche, abbia favorito proprio il formarsi delle prime comunità su territori parziali tuttavia ben differenziati e politicamente e geograficamente individuabili. Tali entità, normalmente individuate con il termine greco di nomoi, ben presto si costituirono in due distinte entità geo-politiche più complesse. Tale l’importanza del fiume Nilo, che attraversava tutto il paese, che anche le denominazioni di tali due macro-aree fanno riferimento al fiume: considerando che le sorgenti del Nilo, benché all'epoca non note, dovevano essere a sud, tale sarà l’Alto Egitto, mentre, di converso, l’area del delta, verso il Mediterraneo, sarà indicato come Basso Egitto[3].

Varie culture si susseguirono nella valle nilotica fin dal 3900 a.C. in quello che viene definito Periodo Predinastico. Un’entità embrionale di Stato può riconoscersi, invece, a partire dal 3200-3100 a.C. con la I dinastia e l’unificazione delle due macro-aree che resteranno, tuttavia sempre distinte tanto che per tutta la storia del Paese i regnanti annovereranno tra i loro titoli quello di Signore delle Due Terre.

La storia dell’Antico Egitto copre, complessivamente, circa 4000 anni, dal 3900 a.C. (con il Periodo Predinastico) al 342 a.C. (con il Periodo tardo) e comprende, dal 3200 a.C., trenta dinastie regnanti riconosciute archeo-storicamente. A queste debbono esserne aggiunte altre, dette di comodo, giacché riferite, di fatto, non a governi autoctoni, o comunque derivanti dal Paese, bensì frutto di invasioni o di raggiungimento del potere da parte di regnanti stranieri. Avremo perciò una XXXI dinastia, costituita da re persiani, una XXXII dinastia macedone, che annovera un solo sovrano, Alessandro Magno, ed una XXXIII dinastia, meglio nota come Dinastia tolemaica, nata dallo smembramento dell’impero di Alessandro.

Anche molti imperatori romani, occupato l’Egitto, non disdegnarono di assumere il titolo di faraone con titolatura geroglifica.

Indice

Storia [4][modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'antico Egitto, con il Nilo fino alla quinta cataratta, le maggiori città e siti del periodo dinastico (dal 3150 a.C. al 30 a.C. circa).

Cronologia generale[modifica | modifica wikitesto]

Vaso in diorite periodo Naqada II
Tavoletta cosmetica in forma di ippopotamo (Naqada I)

Ferma restando la difficoltà di dare concretezza a periodi risalenti alla preistoria, la cronologia egizia si basa, principalmente su pochi dati fissi da cui si sono fatte derivare date conseguenti.

Uno di questi fa riferimento alla levata eliaca di Sirio[N 2] che, grazie peraltro ad un altro evento noto (la levata a Heliopolis il 21 luglio del 139 d.C. come indicata dal grammatico romano Censorino), sappiamo essere avvenuta:

Da tali date si è cercato perciò, facendo peraltro riferimento anche alle Liste Regali[5] ed agli scritti di storici antichi[6], di costruire una cronologia egizia che a lungo è stata alla base degli studi egittologici e che avrebbe ancora valore assoluto se non fossero tuttavia intervenuti, in tempi relativamente recenti, altri metodi di datazione primo fra tutti quello che si basa sul decadimento del radiocarbonio, il più noto carbonio-14 (generalmente indicato con 14C)[N 4].

Avvalendosi di tale metodologia, sono stati esperiti accertamenti 14C su 211 esemplari di piante selezionate in contesti funerari egizi associabili con certezza ad altrettanto determinati contesti storico-dinastici, ottenendo i seguenti risultati[7]: • Antico Regno (~2700 - 2100 a.C.) corrisponde, in linea di massima, alla cronologia archeo-storica con un margine di errore di ± 76 anni; • Medio Regno (~2000 - 1700 a.C.) corrisponde con un errore di ± 53 anni; • Nuovo Regno (~1500 - 1100 a.C.) corrisponde con un errore di ± 24 anni. esiste tuttavia un vuoto cronologico tra il 1720 ed il 1580 a.C., a causa della non certa provenienza di alcuni campioni relativi al Secondo Periodo Intermedio[8][N 5].

Ai differenti periodi in cui la storia dell’Antico Egitto viene suddivisa, vengono inoltre associate 30 dinastie ricavate da un'opera del sacerdote egizio Manetone, perduta e nota solo per successive trascrizioni di altri autori più recenti (come Giuseppe Flavio, Sesto Africano ed Eusebio di Cesarea): l’Aigyptiakà (Αἰγυπτιακά in greco). La ripartizione manetoniana in 30 dinastie è oggi ancora ufficialmente utilizzata ed è alla base della moderna storiografia egizia.

Nel complesso, perciò, la cronologia egizia generalmente accettata, indipendentemente dagli scarti sopra indicati, può essere così compendiata:

Tabella “A”: Cronologia Egiziana (3200-343 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Al neolitico si fa risalire, intorno al 4500-3900 a.C., il periodo Badariano mentre, per il Periodo Predinastico si individua, archeo-storicamente, la suddivisione in:

Tabella della Cronologia egizia e delle relative dinastie
Periodo Dal Al Dinastie
Periodo predinastico precedente al 3200 a.C. - -
Periodo arcaico 3150 a.C. 2700 a.C. I - II
Antico Regno 2700 a.C. 2160 a.C. III - VI
Primo periodo intermedio 2160 a.C. 2055 a.C. VII - X
Medio Regno 2055 a.C. 1790 a.C. XI - XII
Secondo periodo intermedio 1790 a.C. 1540 a.C. XIII - XVII
Nuovo Regno 1540 a.C. 1080 a.C. XVIII - XX
Terzo periodo intermedio 1080 a.C. 672 a.C. XXI - XXV
Periodo tardo 672 a.C. 343 a.C. XXVI - XXXI

Preistoria e Pre-dinastico[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria (10.000-4000 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Oggetti risalenti al Predinastico

Sul finire del paleolitico (circa 10.000 anni a.C.), di pari passo al ritiro dei ghiacci, il clima dell’Africa divenne più secco e l’enorme lago interno africano si ritirò gradatamente divenendo l’attuale Nilo[9]. Tale ritrarsi lasciò nell’area del deserto libico otto terrazzamenti; la lontananza dall’acqua fece sì che le popolazioni lentamente migrassero verso quanto restava del lago raggiungendo, in conclusione, le rive del fiume che si presentavano paludose, acquitrinose, ben fornite di pesce, ma anche abitate da fauna varia, anche predatoria, ugualmente spinta verso l’acqua dal costante ritrarsi delle acque[N 6].

Le prime culture, considerando l’inospitalità dei luoghi, furono perciò di carattere nomade, specialmente per seguire la selvaggina, praticare la pesca e raccogliere radici commestibili, fino all'avvento di popolazioni provenienti, verosimilmente, dall'area siro-palestinese che introdussero tecniche agricole per la coltivazione del grano, dell’orzo e del lino[10].

Di pari passo con l’acquisizione delle competenze agricole, agevolate anche dalla fertilità dei luoghi, aumentò la stanzialità di nuclei che si riunirono in villaggi. La produzione su vasta scala, oltre che dalla facilità di produzione agricola, ebbe ulteriore spinta dalla altrettanto facilità con cui, grazie al clima secco, potevano essere immagazzinati i cereali prodotti. Si passò perciò, gradatamente, da una cultura nomade e semi-nomade ad una stanziale ed agricola che consentiva: la produzione del necessario, l’immagazzinamento del superfluo, la specializzazione degli artigiani, la creazione di mestieri aderenti al nuovo corso, l’addomesticamento del bestiame, la pianificazione del futuro e anche l’impiego del tempo libero. Conseguenza di tale stato fu un notevole incremento demografico e l’inizio anche dei primi lavori di imbrigliamento delle acque vuoi per la conservazione, vuoi, e specialmente, per l’ampliamento delle zone coltivabili.

Ne conseguì l’acquisizione di una coscienza civile alla luce della quale ci si rese conto che il lavoro poteva essere maggiormente efficace attraverso la riunione e la collaborazione di più nuclei/villaggi; da questo derivò la naturale conseguenza di ricorrere a strutture di governo in grado di indirizzare l’operato della comunità[10]. Nacque così l’unificazione di parti del Paese sotto un unico capo e l’unione di nuclei più piccoli in aggregazioni a livello provinciale, quelli che, in epoca storica, verranno chiamati nomòi.

Il Periodo Preistorico Antico vede perciò la struttura del Paese già embrionalmente bipartita tra Alto e Basso Egitto, in cui nascono e prosperano culture che riconoscono preminenza a località specifiche non ancora, tuttavia, individuabili come vere e proprie capitali[11].

Tabella “B”: Cronologia della Preistoria antica (5000-4000 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Tabella della Cronologia preistorica antica
Data (a.C.) Basso Egitto Alto Egitto Località Periodo
5000 Fayyum "A" Cultura Tasiana Deir Tasa Neolitico
Fayyum Neolitico
Mostagedda
4000 Cultura di Merimde Cultura di Badari el-Badari, Merimde Calcolitico
Amraziano el-Amra, Naqada Predinastico Antico
Deir el-Ballas, Uhu
Abidos, Mahasna

Preistoria recente o Predinastico (4000-3200 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo predinastico dell'Egitto.

Alle competenze acquisite nel periodo preistorico antico provenienti dall’area siro-palestinese se ne aggiunsero, a partire dal 4000 a.C. altre di provenienza asiatica[12]. Benché si continuasse ad utilizzare strumenti in selce per la lavorazione del vasellame in pietra, dell’avorio e per la mietitura dei raccolti, si sviluppò la lavorazione di utensili e armi in rame. Conseguenza fu la necessità di missioni e campagne di occupazione di territori nella Penisola del Sinai e nel deserto arabico per l’approvvigionamento del metallo.

Altre innovazioni pervennero in Egitto, in tale periodo, da genti verosimilmente di provenienza mesopotamica, anatolica o siriana: preparazione dei mattoni rettangolari crudi; nuovi schemi decorativi; uso di sigilli cilindrici per imprimere segni sull'argilla (di tipica derivazione mesopotamica); primi tentativi di scrittura pittografica[13]. Si aggiungano a tale situazione generale, i primi contatti marittimi, anche con le isole egee, che apportarono innovazioni, perciò, anche nella e dall'area mediterranea[N 7][14][15] tanto che si ritiene[16] che tali contatti possano aver favorito la quasi simultanea fioritura delle civiltà egizia e cretese nella sua fase iniziale.

La scarsità, in Egitto, di legname atto alla costruzione di navigli in grado di affrontare il mare, denota peraltro rapporti anche con i paesi della costa siro-palestinese che disponevano, inoltre, dei litorali giusti per poter costituire basi di approdo navale.

Evidenze archeologiche del periodo[modifica | modifica wikitesto]

Naqada[modifica | modifica wikitesto]
La c.d. "Danzatrice di Brooklyn"

Uno dei più grandi studiosi del periodo predinastico, ritenuto peraltro il fondatore della moderna Egittologia, è da individuarsi in Flinders Petrie [17] il cui interesse precipuo era teso specialmente alla individuazione della provenienza della cultura egizia.

Dopo scavi nel Fayyum e nel Delta nilotico, nel 1894-1895 [18][19][20] Petrie indirizzò il suo lavoro nell'area di Naqada. Indipendentemente dall'area di ritrovamento, Petrie aveva infatti rilevato caratteristiche comuni, specie nelle ceramiche, compendiate proprio nei manufatti della cultura di Naqada così verificando e confermando la progressione della cultura da sud verso nord. A Naqada Petrie scoprì tre necropoli:

  • N [N 8], che comprendeva oltre 2.000 sepolture non riferibili o inquadrabili in un preciso momento storico poiché conseguenti all'andamento storico-demografico del vicino abitato;
  • T, che ospitava circa 70 tombe, risalente al periodo Naqada II, e che comprendeva sepolture più ricche riferite ad un periodo di consistente ampliamento del villaggio;
  • B, la cosiddetta necropoli dei contadini, che comprendeva 144 sepolture.

A fattor comune, circa l’80% delle sepolture era di forma rettangolare, specie quelle delle classi più abbienti, mentre le più antiche erano di forma circolare ed ellissoidale. Si trattava di fosse scavate nel deserto, delle dimensioni di circa 100x150 cm, con mummificazioni naturali dovute al clima secco ed asciutto. L’orientamento delle sepolture era, generalmente, nord-sud ed erano sormontate da monticelli di terra o di pietre[N 9] a protezione dei corpi dall'aggressione di animali e come segnacolo delle sepolture stesse.

I corpi erano deposti sul fianco, in posizione fetale, come di persona addormentata a simboleggiare la possibilità di risveglio o di rinascita; la testa era posizionata a sud ed il viso rivolto ad est, ovvero verso il sole nascente.

Molti corpi presentavano mutilazioni scheletriche non dovute, tuttavia, a fattori traumatici o animali, ma all'usanza di ritornare alla tomba da parte dei sopravvissuti per prelevarne parti con intenti apotropaici; in tale occasione, peraltro, i corpi venivano colorati con pigmenti rossi[N 10].

Dall'esame del vasellame presente nei corredi (non ancora lavorato al tornio), più o meno ricchi, Petrie individuò 700 tipi di ceramiche che raccolse in nove classi contrassegnate con lettere dell’alfabeto:

  • B (Black topped), a bocca nera;
  • P (polished Red), a ingobbiatura[N 11] rossa:
  • F a ingobbiatura nera;
  • C (white Cross), a ingobbiatura rossa, con semplici motivi geometrici dipinti di bianco;
  • R (Raw), ceramica grezza comune;
  • L (Late), ceramica tarda;
  • D (Dark), raffinata dicolore marrone chiaro e motivi in ocra rossa;
  • W (Wavy), ad anse ondulate[N 12];
  • N, Nubiana, di colore marrone scuro con motivi geometrici incisi.

da queste fece derivare un sistema di catalogazione e datazione delle sepolture non solo di Naqada, in senso stretto, detto di datazione sequenziale (Sequence Date), che contrassegnò con la sigla SD, prevedendo quattro periodi all'interno dei quali è possibile reperire ceramiche appartenenti alle 9 classi:

  • SD 30-39 = Naqada I (o Amraziano);
  • SD 40-62 = Naqada II (o Gerzeano);
  • SD 63-72 = Naqada III (o Samainiano);
  • SD 77-88 = Inizio dinastico (oggi indicato come dinastia 0)
Hierakompolis[modifica | modifica wikitesto]

Pochi anni dopo i lavori di Flinders Petrie, nel 1897, James Edward Quibell e Frederick William Green[N 13] scoprirono la Necropoli di Nekhen (la greca Hierakompolis), un’area cimiteriale in cui fu possibile però notare già una netta bipartizione tra un’area destinata al ceto comune e un'altra destinata alla classe egemone. Ne derivò il concetto di una distinzione in classi, segno evidente dell’esistenza di una ben precisa struttura gerarchica e, conseguentemente, di sottoposizione ad una entità unica assimilabile ad un re, condizione ancora non rilevabile, peraltro, nelle sepolture coeve del Basso Egitto.

Le sepolture più povere erano costituite da fosse ovali in cui il corpo veniva posto in posizione fetale (vedi il corpo di adulto mummificato del Museo Egizio di Torino) coperto da stuoie o materiale vegetale, con corredo ridotto di vasellame e poche suppellettili. Le tombe più ricche, di converso, erano rettangolari, presentavano fondamenta di pietra o roccia, pareti in mattoni crudi probabilmente dipinte all'interno, ed erano sormontate verosimilmente da costruzioni in legno di cui vennero rinvenute le tracce[N 14].

Al 1897 risale il ritrovamento, nei pressi del tempio dedicato ad Horus, di una testa di mazza cerimoniale rappresentante un personaggio, che indossa la corona bianca dell’Alto Egitto, che impugna quella che è stata interpretata come una zappa o un aratro; un segno geroglifico all'altezza del viso, rappresentante uno scorpione, ha dato il nome a tale personaggio che appare, data la corona, come un re. Nonostante si tratti sostanzialmente di un’arma, il Re Scorpione, seguito da flabelliferi, è rappresentato verosimilmente nell'atto di scavare un solco da irrigazione a voler evidentemente rappresentare l’aspetto politico e paternalistico della sua figura per il benessere del suo popolo. In alto, in un registro superiore, sono invece rappresentati stendardi probabilmente relativi a città sconfitte.

Nel 1898-1899 venne portata alla luce la tomba 100, peraltro già soggetta a saccheggi in antico, in cui venne altresì rinvenuto quello che si ritiene il più antico dipinto conosciuto dell’Antico Egitto; oggi i pochi resti del dipinto[N 15] sono conservati presso il Museo Egizio del Cairo e le uniche rese della condizione originale sono desumibili da acquerelli eseguiti da Frederick W. Green all'atto della scoperta[N 16].

Reperti musealizzati[modifica | modifica wikitesto]

Tra i molteplici reperti relativi al periodo Predinastico presso i musei, si segnalano:

Museo Egizio del Cairo[21]:

  • ciotola in argilla con applicazioni, forse da Gebelein, periodo Naqada I (cat. JE38284) [22];
  • coltello con lama in selce ed elsa in oro forse da Gebelein, periodo Naqada II (cat.JE34210) [23];

Oxford Ashmolean Museum:

  • testa di mazza del Re Scorpione, da Hierakompolis (cat. AN1896-1908.E3632)[24];

Museo Egizio di Torino:

  • corpo di adulto mummificato, Naqada I (cat. S. 00293 RCGE 16550)[25];

Museo del Louvre di Parigi:

  • coltello di Gebel el-Arak con lama in selce ed elsa in avorio d'ippopotamo, Naqada I[26];

Brooklyn Museum di New York:

  • "Danzatrice di Brooklyn", statuetta femminile in terracotta, Naqada II[27];

Politica del Predinastico[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il profilo politico, nel periodo del tardo predinastico (Gerzeano recente), intorno al 3400 a.C., appare evidente l’aumento dell’attività politica: le entità costituite dall'Alto e Basso Egitto appaiono ormai consolidate e in entrambe le regioni sono raggruppate attorno ad una città principale, con un dio riconosciuto e sotto la guida di un capo autorevole. Secondo ipotesi accreditate[28], mentre nel sud del Paese (Alto Egitto) la compagine socio-politica è più compatta, forse per il carattere prettamente rurale delle città/villaggio, scarsamente autonome, e forse per la presenza di capi più incisivi, nel Basso Egitto (a nord) le città hanno un maggior grado di sviluppo e di autonomia, di cui sono particolarmente gelose, che le rende più difficili da unificare. Prova di tale situazione più compatta dell’Alto Egitto sono alcuni manufatti, non riscontrabili nell’area del delta nilotico, sintomatici di un potere centralizzato tra i quali si annovera la già citata testa di mazza da guerra del c.d. Re Scorpione che viene già ascritto ad una dinastia “0” e che può, embrionalmente, essere identificato come l’iniziatore di quella che, con il successivo Periodo Arcaico, porterà all'unificazione delle Due Terre.

Tabella “C”: Cronologia della Preistoria recente (4000-3200 a.C.)[28][modifica | modifica wikitesto]

Tabella della Cronologia preistorica recente
Data (a.C.) Basso Egitto Alto Egitto Località Periodo
3600 Maadiano Gerzeano Antico el- Gerza, el-Maadi Predinastico medio/tardo
3400 Gerzeano recente Gerzeano recente Ieracompoli
3200 Unificazione Alto e Basso Egitto Menfi, Abido Storico

Periodo arcaico, o Thinita (3150-2700 a.C. I - II dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo arcaico dell'Egitto.
La Pietra di Palermo nei registri riguardanti Khasekhemui

Le prime due dinastie vengono dette anche Thinite, dal nome della città di Thinis di cui sarebbero state originarie, città che, in breve, soppianterà, come importanza, quella originaria di Nekhen (Hierakompolis).

Già con la dinastia “0” aveva avuto inizio quella che sarà poi una costante nella storia millenaria delle Due Terre: l’avvento, dall'Alto Egitto (a sud), di un principe ambizioso che pone fine a periodi di anarchia con la riunificazione del Paese. Così nel Periodo Arcaico e la I dinastia, così con la XVII e XVIII dinastia dopo la dominazione Hyksos [29].

L'unificazione dell’Alto Egitto a cura di un re predinastico, peraltro ventilata già nella testa di mazza del Re Scorpione, con gli stendardi che rappresentavano città o provincie sottomesse, era sintomatica di poteri centralizzati forti che non esistevano, tuttavia, nel nord del Paese a causa, specialmente, dell’autonomia delle città del delta. Su questa situazione di stabilità al sud, si innesta perciò la figura di quello che viene indicato come il primo unificatore delle Due Terre ed il primo sovrano della I dinastia: il re Narmer[N 17]. La scarsità di documenti sul periodo dell'unificazione non consente di valutare se vi fu passaggio graduale tra la situazione precedente e quella che si venne successivamente a creare, o se tale passaggio avvenne traumaticamente come, del resto, alcuni manufatti del periodo (prima fra tutti la Tavoletta di Narmer) lascerebbero intendere; l’unificazione stessa, perciò, appare documentalmente come un episodio improvviso il cui verificarsi viene attribuito ad un unico re: Meni o Menes.

Data l'assenza della scrittura, il cui sviluppo inizia proprio in questo periodo [30], la ricostruzione storica non può che essere approssimativa così come frammentari sono i riscontri di innovazioni culturali. Le ceramiche perdono, tuttavia, l'aspetto raffinato del periodo predinastico acquisendo sempre più valore utilitaristico, grazie anche all'avvento del tornio da vasaio, essendo sostituite, in campo decorativo, da vasellame in pietra e materiali più sofisticati come il porfido, l'alabastro, la diorite. Acquista slancio, di converso, la lavorazione del rame che viene utilizzato anche per la realizzazione di vasi lavorati battendo le lastre su modelli in legno[N 18]; la Pietra di Palermo menziona, tra l'altro, la realizzazione di statue in rame di Khasekhemui[N 19]. Fanno la loro comparsa la faience costituita essenzialmente da ciottoli di quarzo frantumati, probabilmente provenienti dal deserto libico, che poteva essere fusa, intagliata e modellata[30], e il papiro, strumento versatile che consente, e consentirà durante la storia dell'Egitto, di tramandare racconti, ma ancor più, specie nella fase embrionale della nascita dello Stato unitario, di trasmettere disposizioni e ordini in maniera semplice e sicura[31]. Una sorta di sistema decimale, già esistente in periodo predinastico, acquista ancora maggior rilievo durante il periodo arcaico con funzioni prettamente utilitaristiche connesse alla necessità, dopo le piene nilotiche, di ripristinare i confini resi incerti dai depositi alluvionali. Per quanto attiene le unità di misura lineare, come peraltro in altre culture coeve, si fa ricorso a misure convenzionali del corpo umano: dito, palmo, piede, braccio; sono note anche misure di capacità i cui primi esempi sono rappresentati nella tomba di Hesire, funzionario del re Djoser, primo della III dinastia[N 20]. Già in periodo Arcaico, infine, si assiste alla nascita di testi di natura divulgativo-scientifica[32]: il Papiro Edwin Smith, che tratta di medicina[N 21][33] ed un testo teologico che tratta della creazione del mondo da parte del dio Ptah il cui culto, secondo la tradizione, venne istituito a Menfi da Menes/Narmer[32].

I dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella “D”: I dinastia (3150-2925 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "D": principali re della I dinastia
Periodo Principali re
Arcaico o Thinita Menes/Narmer
Aha
Djer
Edjo (Uadji)
Den (Udimu)
Adjib
Semerkhet
Kaa

Secondo Erodoto[34], che però scrive a quasi tremila anni dagli eventi narrati, Menes, quasi unanimemente identificato con Narmer[35], fu il fondatore delle Mura Bianche, ovvero di una città, Menfi, su un terreno appositamente bonificato nel punto di incontro tra l’Alto ed il Basso Egitto[36]. Ciò a voler sottolineare certamente l’intento di creare una Capitale unica per il Paese unificato, ma contestualmente di dimostrare la volontà di rendere sane terre che, altrimenti, sarebbero state acquitrinose e malsane. A lui si dovrebbe, inoltre, un vasto programma di drenaggio delle acque e di sistemi di irrigazione conseguente, peraltro, al notevole incremento demografico dell’area conseguente alla unificazione.

Il ritrovamento nel 1897, a Naqada, a cura di Jacques de Morgan, di una mastaba contenente riferimenti al re Horus Aha, ovvero Horus combattente ed alla regina Neithotep, a lungo ritenuta sposa di Menes/Narmer[37] lascia intendere che Narmer, Menes ed Aha (quest’ultimo a maggior ragione proprio per l’epiteto combattente) possano essere identificati per la stessa persona; ipotesi convalidata dalla presenza di una placca in avorio intestata ad Aha, ma recante anche un geroglifico interpretabile come Meni.

Ancora alla I dinastia sono da ascriversi sicuri rapporti con paesi dell'area siro-palestinese e, segnatamente con il Libano, condizione ricavabile dal progressivo aumento, nelle tombe dinastiche, di legni provenienti da quella terra[36].

la Tavoletta di Narmer[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tavoletta di Narmer.
Narmer Palette

Sotto il profilo dell’attività unificatoria di Narmer, viene normalmente citata la Tavoletta di Narmer[38], una tavola di scisto scolpita che reca, su ambo i lati, la rappresentazione del re. Mentre sul dritto il re indossa la corona dell’Alto Egitto e appare nell’atto di colpire con una mazza un prigioniero, che reca i tratti somatici di un abitante del nord del Paese, trattenuto per i capelli, nel rovescio lo stesso re, in processione o in parata dinanzi ai corpi mutilati dei nemici, indossa la corona del Basso Egitto.

Ciò è stato materialmente interpretato come una sorta di trofeo della guerra civile combattuta da Narmer per l’unificazione delle Due Terre.

A conferma della comune attenzione alle Due Terre, senza apparenti preferenze per nessuna delle due, inizia la consuetudine reale di disporre di due tombe: una, effettiva, nella necropoli si Saqqara e un cenotafio ad Abido.[39] e nasce la “corona doppia”, o composita, che ingloba le corone delle Due Terre.

II dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella “E”: II dinastia (2925-2700 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "E": principali re della II dinastia
Periodo Principali re
Arcaico o Thinita Hotepsekhemwy
Raneb (o Neb-Ra)
Ninetjer
Weneg
Senedj
Peribsen
Khasekhem
Khasekhemui
Ba

Scarsi sono i monumenti riferiti alla I così come altrettanto scarsi quelli della II dinastia; tra le due dinastie, peraltro, pare si possano essere instaurati rapporti di rivalità, quasi che la II dinastia si sia sostituita alla I con atti di lotta o guerra civile. È infatti sintomatico che gran parte delle tombe e dei cenotafi della I dinastia siano stati deliberatamente dati alle fiamme ed i corredi dispersi o, a loro volta, distrutti con il fuoco[36], quasi a volerne cancellare l'esistenza. La II dinastia può essere, sia pure impropriamente, definita già "menfita" poiché la capitale viene trasferita nella città del Delta.

Lo scisma sethiano[modifica | modifica wikitesto]

Se con il re Neb-Ra inizia il culto solare di Ra, con uno dei suoi successori, Peribsen, si assiste ad un nuovo spostamento della capitale ad Abido e ad una rottura con quello che si era già consolidato come uno dei più importanti titoli dei sovrani: il Nome di Horus che veniva iscritto nel serekh[40] sovrastato dal geroglifico del dio falco. Il nome originario di tale sovrano doveva essere Sekhem-Ib, ovvero Potente di cuore e si ritiene che la sua assunzione al trono, derivata da un colpo di stato, abbia comportato un vero scisma religioso che va sotto il nome di scisma sethiano[41]. Il nome Peribsen non è, infatti, riportato nelle liste regali, ma ritrovato nella necropoli di Umm el-Qa'ab ove però l'usuale serekh contenente il "nome di Horus", è di fatto sormontato dall'animale di Seth.

Con la scoperta, a cura di Petrie, nella necropoli di Umm el-Qa'ab della tomba del suo successore, Khasekhemui[N 22] (ovvero Appaiono i potenti scettri)[N 23], si assiste invece alla risoluzione diplomatica dello scisma sethiano: il serekh di Khasekhemui, infatti, esibisce i due simboli, di Horus e Seth, affrontati ed entrambi con la Corona Doppia. Al nome Khasekhemui, il re aggiunge l'epiteto Neb-wi-hotep-imef ed i due nomi affiancati portano a: i due potenti scettri sono sorti e i due Signori sono in pace[N 24].

A partire dalla fine della II dinastia, il Nome di Horus venne poi definitivamente ripristinato[42] e una tale condizione di dualità non si ripeterà mai più nel corso della millenaria storia dell'Egitto antico. Sposa di Khasekhemui fu la regina Nimaathap, madre del re Djoser, iniziatore della III dinastia.

Evidenze archeologiche del periodo[modifica | modifica wikitesto]

Scarse sono le opere d’arte sopravvissute alla I dinastia [43] e le poche risultanze sono seriamente danneggiate in conseguenza dei saccheggi subiti da tombe e cenotafi e dell’azione distruttiva posta in essere dai regnanti della II dinastia. I reperti esistenti, tuttavia, lasciano intravedere una capacità manuale degli artigiani con splendide rifiniture in legno, avorio, cristallo di rocca e pietre dure, oro e rame. Molteplici e di notevole fattura, in tal senso, monili, specie collane, in faience, pietre dure, scisto, cornalina, lapis lazuli (importato dall’Afghanistan), ed il primo esempio noto di tavola per il gioco del senet, con caselle intarsiate e pedine in avorio risalente al re Djer della I dinastia (circa 2900 a.C.) [44].

Una novità precipua di tale periodo, in campo artistico, sono le tavole di ardesia, o scisto, a forma di scudo[N 25] nonché le teste di mazza da guerra commemorative di battaglie vittoriose che si rifanno, peraltro, a modelli già noti dal Predinastico (come la testa di mazza del Re Scorpione). Tra i reperti di tal genere, si annovera la c.d. Tavoletta del Campo di Battaglia (traduzione in inglese “Battlefield Palette”)[N 26] risalente orientativamente al 3170 a.C., rinvenuta ad Abido ed evocativa di una battaglia vittoriosa contro popolazioni libiche. Da Hierakompolis proviene un'altra tavoletta, c.d. dei due cani (traduzione in inglese “Two Dogs palette”), oggi all’Ashmolean Museum di Oxford, che è, dopo la Tavoletta di Narmer, una delle più complete. Due cani circondano la parte alta della tavoletta sporgendo oltre il bordo, così che sono visibili da entrambi i lati, mentre al centro, sul recto, una scena di animali in caccia tra cui si distinguono leoni, giraffe, antilopi, leopardi, tori; sul rovescio ancora animali ed una piastra liscia circondata da animali fantastici dal lungo collo, i c.d. serpopardi (simili a quelli riscontrabili sulla Tavoletta di Narmer)[N 27]. Ancora tra le tavolette cosmetiche si annovera la Tavoletta della caccia al leone o Tavoletta dei Cacciatori (traduzione inglese: “Hunters’ Palette”)[N 28], forse proveniente da Abido, in cui un gruppo di guerrieri cacciano animali selvatici, specie leoni. È interessante che i cacciatori siano palesemente attribuibili a tre differenti tribù, o province, di provenienza ad indicare, quindi, l’esistenza di alleanze.

Scarse sono anche le rimanenze architettoniche del periodo giacché le strutture, religiose o abitative, erano realizzate con materiali leggeri e deperibili (legno, mattoni crudi). Uniche strutture ancora identificabili sono le mastabe[N 29], vuoi relative a tombe vuoi a cenotafi, delle necropoli di Saqqara e Abido[45]. Le pareti esterne, “a facciata di palazzo[N 30], ovvero a rientranze e sporgenze ad imitazione della porta principale di un palazzo reale fiancheggiata da torri, riscontrabile specialmente nell’area mesopotamica, ha fatto ipotizzare che da tale area sia provenuta l’idea stessa di costruzione architettonica, dapprima in mattoni crudi, poi sostituita dalla pietra[46]. Il fatto poi che le costruzioni fossero ricoperte di latte di calce bianca applicato ad imitazione delle stuoie in giunco, ha fatto altresì ipotizzare che originariamente tali strutture fossero in semplice legno ricoperte di tessuto.

Per quanto attiene alla statuaria, normalmente identificabile solo per la grossolanità della fattura (elemento di certo non particolarmente caratterizzante) uno dei rari reperti certamente del periodo è la statua di Khasekhemui, oggi al Museo del Cairo

Reperti musealizzati[modifica | modifica wikitesto]

Museo del Louvre:

  • tavoletta dei quattro cani (Naqada III) (cat. E 11052), provenienza sconosciuta, forse Damanhur[47];

Ashmolean Museum Oxford:

  • tavoletta dei due cani (Two dogs Palette) (cat. E.3924), da Hierakompolis[48];

British Museum Londra:

  • tavoletta del cacciatore (the Hunters’ Palette) (cat. EA20792) , provenienza sconosciuta, forse Abido[49][50];

Museo egizio del Cairo:

  • tavoletta di Narmer (cat. JE 14716; CG 32169) dal deposito principale del tempio di Horus a Hierakompolis[51]
  • tavola da gioco del senet (cat. JE 45038), da Saqqara, tomba di Re Djer[44]
  • statua di Khasekhemui (cat. JE 32161) [52]

Tabella “F”: Cronologia del Periodo Arcaico (3150-2700 a.C.)[39][modifica | modifica wikitesto]

Tabella “F”: Cronologia Periodo Arcaico
Data (a.C.) Dinastia Usi funerari Avvenimenti
3150 I Tombe reali effettive a Saqqara
Cenotafi ad Abido
Sviluppo della scrittura
armi e utensili in rame
2900 II Democratizzazione delle sepolture Uso della pietra nelle costruzioni e nella statuaria;
Tombe private vicine a quelle reali;
Contese religiose e politiche; Scisma sethiano di Peribsen;
Pacificazione e superamento dello scisma sotto Khasekhemui

Antico Regno: prima fase (2700-2500 a.C. III e IV dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Antico Regno dell'Egitto.

III dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella “G”: III dinastia (2700-2620 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "G": principali re della III dinastia
Date (a.C.)[53] Principali re
2630 - 2611 Djoser (Netjerykhet)
2611 - 2603 Sekhemkhet
2603 - 2600 Khaba
non note Neferkhara
2600 - 2575 Huni
Planimetria della necropoli di Saqqara

La III dinastia, che comprenderebbe quattro o cinque re complessivamente, copre un arco calcolato in 50-55 anni[54][N 31] ed alcune divergenze sui nomi dei re sono state giustificate[55] dal fatto di usare la denominazione del "nome di Horus", con cui era usuale rivolgersi ai re in quel periodo storico, piuttosto del "nome di famiglia", usanza che diverrà più corrente a partire dalla IV dinastia, con Snofru, e l’inserimento di tale identificativo in un cartiglio. La fase evolutiva iniziata con le prime dinastie Thinite giunse a maturazione con le due successive, la III e la IV dinastia. Anche se si ha evidenza di azioni di guerra, specie nell’area sinaitica e siro-palestinese, di fatto la III dinastia si impose specialmente nelle opere di pace[56]. Architettonicamente, le costruzioni abitative, compreso il palazzo reale, erano ancora costruite con materiali deperibili e fragili, mentre particolare cura si pose nella realizzazione delle Case per l’eternità, ovvero le tombe, dei re. Una prima innovazione appare con la struttura tombale: mentre le tombe del Periodo Arcaico, infatti, erano ipogee sovrastate da tronchi piramidali (le mastabe), e per i re si prevedevano due sepolture, ad Abido e Saqqara, a voler -anche nella morte- simboleggiare la signoria sulle Due Terre le tombe della III dinastia acquistano valore monumentale e decade, almeno in apparenza, il concetto della doppia sepoltura.

Una prima innovazione voluta da Djoser, primo re della III dinastia[57], fu la coesistenza della doppia sepoltura nel medesimo luogo; a Saqqara si avranno, perciò, nel medesimo recinto funerario, differenziate solo come orientamento geografico, la sepoltura principale, a nord, ed il cenotafio, a sud[58]. In tale contesto, si impone, a sua volta, la figura di Imhotep, sorta di scienziato ante litteram, architetto, poeta, sacerdote, medico[N 32] professione, quest’ultima, che lo porterà ad essere divinizzato[59][N 33] e, dopo millenni, assimilato dai greci al dio della medicina Asclepio, il romano Esculapio.

Ad Imhotep, nella sua funzione di architetto, si dovrebbe perciò il primo uso massiccio di pietra[N 34], in luogo dei mattoni crudi, per la costruzione a Saqqara di quella che viene riconosciuta come la prima piramide della storia: la c.d. piramide a gradoni del complesso sepolcrale del primo re della III dinastia, Djoser. La costruzione e l’ampio complesso che la circonda risentono ancora, nelle dimensioni delle pietre squadrate utilizzate, del precedente uso di piccoli mattoni di fango, sensazione che, tuttavia, viene già a decadere con il complesso funerario (non ultimato) del successore di Djoser, Sekhemkhet [N 35], in cui i mattoni di pietra acquistano già maggiori dimensioni e perdono completamente la connotazione che li faceva derivare dai piccoli mattoni crudi tipica, invece, del complesso di Djoser[60].

Saqqara[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "Saqqara" deriverebbe dal nome del vicino odierno villaggio arabo; è tuttavia controverso se tale nome non derivi, invece, da quello dell’antico dio della morte Sokar, il che sarebbe in linea con la scelta sepolcrale, o piuttosto dal nome di una tribù araba che aveva prescelto la zona quale propria sede stanziale. L’area era già stata originariamente prescelta da Funzionari e Dignitari della I Dinastia, che qui eressero le loro enormi mastabe (tanto che per lungo tempo si è creduto si trattasse di sepolture reali), ma non furono pochi i Re dell’Antico Regno che prescelsero questa necropoli per le loro sepolture, forse proprio per la vicinanza con la neo-fondata Capitale Menfi.

Altre sepolture di dinastie successive si trovano nell’aera di Saqqara[N 36] verosimilmente come tributo agli “antichi re” unificatori del Paese.

Tabella "H": principali complessi funerari di Saqqara[modifica | modifica wikitesto]
Tabella “H”: principali complessi funerari di Saqqara
Complesso di Dinastia Note
Djoser III muro perimetrale a rientranze e sporgenze;
tomba + cenotafio
Sekhemkhet III tomba + cenotafio; 132 camere deposito
Userkaf V tomba + piramide satellite; piramide della regina
Djedkara Isesi V tomba + 2 piramidi satelliti; piramide della regina
Unis V tomba + piramide satellite; presenza di Tempio a valle
Teti VI tomba + piramide satellite
Pepi I VI tomba + piramide satellite
Pepi II VI tomba + piramide satellite + 3 piramidi delle regine;
presenza di Tempio a valle
Ibi (faraone) VI presenza di cappella funeraria

IV dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Trattare della IV dinastia significa, necessariamente, trattare dei re che la resero famosa con le loro opere architetturali e ingegneristiche più famose, le piramidi. Sotto il profilo politico e militare, si ha conoscenza di azioni belliche ai confini nubiani e libici, mentre con l’area asiatica si assiste al consolidamento di rapporti commerciali iniziati già con la precedente dinastia specie per l’importazione di materia prime tra cui i lapislazzuli dall’Afghanistan e, importante, il legname dall’area libanese.

Tabella "I": IV dinastia (2620-2500 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "I": principali re della IV dinastia
Date (a.C.)[53] Principali re
2575 - 2551 Snofru (Nebmaat)
2551 - 2528 Cheope (Kufu, Khufwey)
2528 - 2520 Dedefra (Kheper, Radjedef)
2520 - 2494 Chefren (Kafra, Userib)
non note Djedefhor (?)
non note Baka (Bafra) (?)
2490 - 2472 Micerino (Menkhaura, Khaket)
2572 - 2467 Shepseskaf
Snefru e la piramide perfetta[modifica | modifica wikitesto]

Primo re della IV dinastia fu Snefru, successore di Huni di cui si ritiene abbia sposato la figlia Hetepheres così acquisendo il diritto al trono[61]. La Pietra di Palermo ed un frammento di stele oggi al Museo del Cairo, consentono di avere un quadro abbastanza chiaro di sei dei suoi ventiquattro anni di regno; oltre vari monumenti a lui ascritti, sono note due sue campagne militari: una verso il confine nubiano, da cui avrebbe portato 7.000 prigionieri e catturato 200.000 capi di bestiame[62], e l’altra verso la Libia che avrebbe fruttato 11.000 prigionieri e oltre 13.000 capi di bestiame[63]. Viene inoltre segnalato l’arrivo, da Biblo, nel Libano, di 40 navi cariche di legno di cedro. Purtuttavia, come per la III dinastia, la sua figura acquista particolare importanza per l’attività costruttiva e per le innovazioni che, sotto il suo regno, caratterizzarono, e ancor più caratterizzeranno in seguito, il panorama architettonico dell’Egitto antico.

Meidum: la falsa piramide[modifica | modifica wikitesto]

A circa dodici chilometri da Saqqara, infatti, nell’area di Dahshur, Snefru diede corpo alla costruzione di due piramidi mentre una terza, forse iniziata da Huni[62], venne da lui completata nell’area di Meidum, ad ulteriori circa cinquanta chilometri da Dashur.

Si ritiene, storicamente, che la prima piramide realizzata da Snefru sia stata proprio quella di Meidum, nota oggi anche con il nome di falsa piramide[N 37][64] giacché si presenta come una piramide a gradoni, alta circa 40 m, il cui rivestimento in pietra, in antico, crollò talché la struttura oggi esistente si innalza sul cumulo di detriti che ne era originariamente il rivestimento stesso[N 38][65].

Dashur: Piramide Romboidale e Piramide Rossa[modifica | modifica wikitesto]
Legenda:
1 - Piramide di Cheope
2 - Tempio funebre di Cheope
3 - Via cerimoniale
4 - Piramidi secondarie
5 - Necropoli occidentale
6 - Necropoli orientale
7 - Fosse delle barche solari
8 - Piramide di Chefren
9 - Piramide secondaria
10 - Tempio funerario di Chefren
11 - Via cerimoniale
12 - Sfinge
13 - Tempio a valle di Chefren
14 - Tomba della regina Kentkaus
15 - Piramide di Micerino
16 - piramidi secondarie
17 - Tempio funerario di Micerino
18 - Via cerimoniale
19 - Tempio a valle di Micerino

Le due piramidi più note a Dahshur, sono, a loro volta, singolari ed importanti nell’evoluzione del simbolo stesso dell’Antico Egitto. Una delle due è detta romboidale[N 39][66] per la strana forma che presenta: l’inclinazione delle pareti, infatti, varia dagli oltre 54° iniziali ai poco più di 43°[N 40]. Ipotesi più accreditata per tale variazione sarebbe il timore che, proseguendo con l’inclinazione originale, potesse verificarsi quanto già si era verificato a Meidum con il crollo del rivestimento[67]; se tale fosse l’effettivo motivo della variazione architettonica, si confermerebbe che la prima piramide sarebbe quella di Meidum, che le due piramidi erano verosimilmente in costruzione contemporaneamente e che proprio dal fallimento di Meidum i costruttori di Dashur trassero insegnamento [N 41].

La sfinge e la piramide di Chefren

Terza piramide assegnata a Snefru è l'attuale Piramide del nord, più nota come Piramide rossa[68], per il colore della pietra con cui è oggi visibile[N 42] : con i suoi attuali 104 m, e l’inclinazione costante di 43° alla base, è la terza come altezza, dopo la Piramide di Cheope e quella di Chefren a Giza. È questa, perciò, la prima piramide perfetta di cui si abbia nota.

Sposa del re Snefru, fu la regina Hetepheres I, probabilmente figlia del re Huni della III dinastia, madre del secondo re della IV: Cheope[N 43].

Giza[modifica | modifica wikitesto]

Poco distante dal Cairo si trova l’altopiano di Giza che ospita quelli che sono di certo i simboli della IV dinastia nonché dell’intero Antico Egitto: le tre piramidi maggiori di Cheope, del suo secondo successore[N 44] , Chefren, e di un successore di costui, Micerino [N 45][69][70][71]

Politicamente, il paese non aveva ancora raggiunto l’unificazione completa che era stata militarmente conseguita con la I dinastia, confermata dalla II e sancita dalla III; i successori di Snefru proseguirono perciò nella politica per il rafforzamento dell’unificazione del Paese anche attraverso la strutturazione dell’apparato di gestione politico-economico-militare.

Cheope[modifica | modifica wikitesto]
L’unica statuetta raffigurante Cheope (alta 7,5 centimetri). Museo egizio del Cairo.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cheope e Piramide di Cheope.

Successore diretto di Snefru fu Cheope cui il Papiro dei Re di Torino assegna 23 anni di regno, a fronte dei 63 assegnati invece da Manetone[72]. Scarsissime sono le notizie sul suo conto: a parte un graffito nello Wadi Maghara, nella penisola del Sinai, a riprova del fatto che proseguì nelle campagne di guerra intraprese dal padre, Snefru, e una stele nelle cave di diorite del deserto nubiano, è paradossale che del re che fece costruire la struttura architettonica più alta del mondo antico, esista solo una statuetta alta circa 9 cm[N 46][73].

A lui si ascriverebbe l’istituzione della figura del visir, come elemento di collegamento tra la figura reale, divina, ed il mondo politico terreno, nonché la costruzione della piramide che porta il suo nome sull’altopiano di Giza, la più alta con i suoi oltre 146 m e una base quadrata di oltre 230.

Dedefra e Chefren[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chefren e Piramide di Chefren.

Successore diretto di Cheope sarebbe stato suo figlio Dedefra di cui si hanno scarse notizie se non riferimenti all’undicesimo anno di regno[N 47]. Con Dedefra fa la sua comparsa, nella titolatura regale, l’epiteto Sa-Ra, ovvero Figlio di Ra, e si assiste allo spostamento della necropoli a otto chilometri da Giza, ad Abu Rawash, spostamento che è stato interpretato[74] come riavvicinamento alle idee dei re della III dinastia da cui Dedefra riprese anche l’orientamento nord-sud del complesso tombale. Una tale condizione ha fatto supporre che tra Dedefra ed il suo successore Chefren si fosse aperta una rivalità culminata con l’eliminazione del primo[N 48].

È verosimile che Dedefra e Chefren fossero figli di differenti regine; una complessa situazione dinastica[75] avrebbe inoltre visto Dedefra opporsi ad un altro fratellastro, Djedefhor, che avrebbe sconfitto assumendo il trono[N 49]. Con Chefren si assiste, perciò, al ritorno del trono in una diversa linea di successione.

Si assiste così all’abbandono di Abu Rawash, al ritorno a Giza per la costruzione della piramide di Chefren, ma non sembrano evidenziabili soluzioni di continuità nella linea ideologica e religiosa intrapresa da Dedefra: Chefren, infatti, mantenne l’epiteto Figlio di Ra nella sua titolatura e proseguì nel percorso di affermazione del dio Atum iniziato dal predecessore cui si deve, peraltro, la prima sfinge di cui si abbia notizia rinvenuta nel complesso di Abu Rawash[76].

Sotto il profilo architettonico, Chefren è famoso per la piramide che porta oggi il suo nome[N 50] e per la Sfinge di Giza , una enorme statua[N 51] che rappresenta un volto umano, alto circa 4 m (verosimilmente quello stesso di Chefren), su un corpo di leone a simboleggiare il dio Harmakis-Khepri-Atum.

Djedefhor, Baka, Micerino e Shepseskaf[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Micerino e Piramide di Micerino.

Successore di Chefren sarebbe stato il fratello Djedefhor di cui si hanno scarse notizie se non un graffito nel Wadi Hammamat, risalente tuttavia alla XII dinastia, in cui figura come successore di Userib, ovvero il Nome di Horus di Chefren[77]. A questi sarebbe succeduto Baka, figlio di Dedefra, il cui nome compare nello stesso graffito del Wadi Hammamat nonché su una statua rinvenuta ad Abu Rawash.

Il trono sarebbe quindi stato assunto da Micerino [N 52], figlio di Chefren e della regina Khamerernebti I, costruttore della terza delle grandi piramidi di Giza[N 53]. Alla sua morte la piramide non era ancora ultimata e venne conclusa dal suo successore Shepseskaf, secondo in linea di successione al re essendo prematuramente scomparso l’erede designato. Shepseskaf ultimò la piramide paterna con pietre pregiate: granito nella parte inferiore e calcare fine nella parte superiore (anche se non rifinito) e riannodò i legami tra i due rami della famiglia sposando Khentkaus, figlia di Djedefhor[78].

Sotto il profilo politico-religioso Shepseskaf ruppe con i predecessori, dimostrando di volersi allontanare dalla concezione teologica eliopolitana: emanò infatti un decreto per salvaguardare le proprietà funerarie dei re precedenti, ma spostò nuovamente la necropoli a Saqqara facendovi qui costruire la sua tomba a forma di grande sarcofago. Gli successe Djedefptah e analogamente fu di rottura la scelta funeraria della regina madre Kentkaus; questa, infatti, si fece costruire due tombe, una a Giza e l’altra ad Abusir nei pressi della tomba del figlio[79].

Reperti musealizzati[modifica | modifica wikitesto]

Le Oche di Meidum

Tra gli innumerevoli reperti del periodo musealizzati si segnalano:

Museo Egizio del Cairo:

  • Statua di Djoser, III dinastia, altezza 142 cm (cat. 49158). Rinvenuta nel complesso di Djoser a Saqqara, dal Servizio delle Antichità Egiziano, scavi del 1924-1925.
  • Intonaco dipinto “Oche di Meidum”, IV Dinastia (regno di Snefru), 27 x 172 cm (cat. JE 34571). Rinvenute da Auguste Mariette nel 1871 a Meidum mastaba di Nefermaat e Atet.
  • Statuetta di Cheope, IV dinastia, altezza 7,5 cm (cat. JE 36143). Rinvenuta ad Abido nel 1903 da Flinders Petrie.
  • Statua di Chefren in trono, IV dinastia, altezza 168 cm (ct. 10062 CG 14). Rinvenuta nel 1860 da Auguste Mariette nel tempio a valle della piramide del re a Giza.
  • 3 Triadi di Micerino [1, 2 e 3], IV dinastia, 1. altezza 93 cm (cat. JE 40678); 2. altezza 95,5 cm (cat. JE 46499); 3. altezza 92,5 (cat. JE 40679). Rinvenute nel 1908 da George Reisner nel tempio a valle della piramide del re a Giza.
  • Statua di Rahotep e Nofret, IV dinastia, altezza 122 cm (cat. CG 3 e 4). Rinvenuta nel 1871 da Auguste Mariette nella mastaba di Rahotep a Meidum.

Antico Regno: seconda fase (2500-2160 a.C. V e VI dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Antico Regno dell'Egitto.

V dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella “J”: V dinastia (2500-2340 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni e Miti di nascite divine nelle dinastie egizie.
Tabella "J": principali re della V dinastia
Date (a.C.)[53] Principali Re
2465 - 2458 Userkaf
2458 - 2446 Sahura
2446 - 2426 Neferirkara Kakai
2426 - 2419 Shepseskara
2419 - 2416 Neferefra
2416 - 2392 Niuserra
2396 - 2388 Menkauhor
2388 - 2356 Djedkara Isesi
2356 - 2323 Unis
« ...Allora la Maestà di Ra, signore di Sakhebu[N 54][80], disse a Iside, a Nefti, a Meskhenet[N 55], a Heqet e a Khnum: "andate e liberate Redgedet dei tre figli che sono nel suo grembo... Allora Iside si pose davanti a lei, Nefti dietro a lei, e Heqet affrettò la nascita. Iside disse: "Non esser troppo possente nel suo grembo, in questo tuo nome di User(kha)f "... Heqet affrettò la nascita. Iside disse: "Non indugiare nel suo grembo, in questo tuo nome di Sahura "... Heqet affrettò la nascita. Iside disse: "Non essere tenebroso nel suo grembo, in questo tuo nome di Keku..." »
(estratto dal Papiro Westcar[81])

Così il Papiro Westcar[N 56] narra l’inizio mitico della V dinastia nominando i primi tre re: Userkaf, Sahura e Neferirkara Kakai che, di fatto, non risulta fossero gemelli, né fratelli tra loro. Quello che importa, tuttavia, non è tanto il legame di parentela tra i tre re, quanto il fatto che siano fatti nascere dalla moglie di un sacerdote del dio Ra il che indica la prosecuzione della concezione teologica iniziatasi sotto gli ultimi re della dinastia precedente. La contestuale nascita da un'unica madre, perciò, sarebbe da interpretare come una sorta di rafforzativo della precisa scelta teologica.

Mentre non sembrano evidenziarsi rivolgimenti politici giacché molti funzionari della precedente dinastia vennero confermati nei loro incarichi[79] l’ideologia religiosa viene ulteriormente rafforzata dal Nome di Horus prescelto da Userkaf, il primo re: Iry-Maat, ovvero Colui che ristabilisce Maat[80]. Poche sono le notizie sul regno di Userkaf (forse durato 7 anni secondo il Canone di Torino), ma a lui si deve la prima testimonianza nota di rapporti con le isole egee[N 57].

I Templi Solari[modifica | modifica wikitesto]
Il tempio Solare di Niuserra ad Abu Gurab

Con Userkaf inizia la costruzione di templi solari nell’area compresa tra Abu Sir e Abu Gurab, tra Giza e Saqqara[N 58][82]. Particolare importanza, in campo artistico, acquistano tali edifici poiché, per la prima volta, appare una struttura che, come le piramidi, diverrà il simbolo più noto dell’Antico Egitto: l’obelisco.

La struttura del tempio solare era costruita principalmente in mattoni (e per tale motivo molto scarse sono le tracce ancora esistenti) ed era sovrastata da un’alta costruzione avente alla sommità il Benben [N 59], ovvero la rappresentazione della collina primordiale emersa dal Nun.

Il complesso più famoso fu quello del sesto re della V dinastia, Niuserra-Setibtawy, ad Abu Gurab, il cui nome era Colui che allieta il cuore di Ra. La struttura tronco-piramidale su cui poggiava il Benben (così costituendo la forma sia pure non slanciata, di un obelisco) era alta oltre 36 m e poggiava, a sua volta, su una base quadrata alta circa 20 m raggiungendo, così, la considerevole altezza di circa 50. Le pareti, sia della base che dell’obelisco, erano ricoperte di calcare bianco e la sommità, così come quella poi di tutti gli obelischi successivi, compresi quelli monolitici del Nuovo Regno e delle stesse piramidi, era costituita da una struttura piramidale, il pyramidion, in pietra lucida (diorite o basalto nero) ricoperta di lamine di rame dorato, che doveva riflettere la luce solare o comunque stagliarsi nettamente contro l’azzurro del cielo. L’utilità degli obelischi più antichi del Basso Egitto era perciò, fondamentalmente, quella di elevare il più alto possibile proprio il Benben quale simbolo solare, tanto che l’obelisco stesso occupava di fatto il posto che nei templi più moderni sarà della cappella più interna, del sancta sanctorum.

Politica dinastica[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a campagne di guerra, specialmente riportate sui rilievi del tempio funerario di Sahura, si è a conoscenza di missioni commerciali a Biblo e nella Siria interna come attesterebbero gli orsi riportati nei rilievi dello stesso complesso funerario[80]. Allo stesso regno di Sahura sarebbe da ascriversi una missione commerciale nel Paese di Punt, missioni per il ripristino di cave di diorite ad Assuan e di sfruttamento di miniere nella Penisola del Sinai[83].

Scarse sono le informazioni sui regni dei successori; per quanto riguarda Neferirkara Kakai, diretto successore di Sahura, è degno di nota che, durante il suo regno, sarebbe stata compilata la Pietra di Palermo[83].

Durante il regno di Niuserra, figlio di Neferirkhara e costruttore del più famoso tempio solare ad Abu Gurab, i grandi funzionari provinciali ed i funzionari di corte cominciarono ad acquistare una certa autonomia iniziando il processo che, di lì a poco, porterà a minare l’autorità centrale[80].

Successore di Niuserra fu Djedkara Isesi che iniziò una politica di allontanamento dal culto heliopolitano, che era stato dei suoi predecessori, e pur scegliendo un nome Nebty, ovvero Signore dell’Alto e Basso Egitto, che faceva comunque riferimento a Ra, Stabile è il Kha di Ra, non fece costruire templi solari e si fece seppellire a Saqqara. Di lui sono note, come per Sahura, missioni commerciali nel Sinai, ad Abu Simbel, a Biblo e nella Terra di Punt. Proseguì, nel contempo, l’acquisizione di sempre maggior potere da parte dei funzionari di palazzo e dei governatori provinciali, fino a poter individuare un vero sistema di tipo feudale[84].

Con l’ultimo re della V dinastia, Unis, prosegue la proiezione estera delle politiche commerciali verso l’area siro-palestinese e nubiana.

VI Dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Offertorio di Pepi I
Testi delle piramidi dalla tomba di Teti

Secondo alcuni studiosi, la fine della V dinastia coinciderebbe con la fine dell’epoca classica dell’Antico Regno poiché si considera la VI Dinastia l’inizio della decadenza che porterà al Primo Periodo Intermedio e alla successiva riunificazione delle Due Terre sotto Montuhotep II. Altri [85] sottolineano come la rottura di cui sopra non sia di fatto stata percepita dalla storiografia poiché proseguono rapporti commerciali con le terre viciniori e non sembra di potersi individuare una cesura così importante nella linea politica che aveva caratterizzato la dinastia precedente.

Tabella “K”: VI dinastia (2340-2160 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "K": principali re della VI dinastia
Date (a.C.)[53] Principali Re
2323 - 2291 Teti
2291 - 2289 Userkara
2289 - 2255 Pepi I
2255 - 2246 Merenra
2246 - 2152 Pepi II
non note Merenra II
non note Nitocris
Gli inizi della dinastia: Teti, Userkara e Pepi I[modifica | modifica wikitesto]

È verosimile che la V dinastia si sia conclusa senza eredi maschi: al trono, infatti salirà Teti che acquisterà diritto al governo per aver sposato Iput, figlia di Unis. È altrettanto verosimile che la situazione di tipo feudale iniziatasi con la fine della dinastia precedente avesse innescato una minor adesione a quelle che erano le politiche centralizzate e, in tal senso, deve intendersi la scelta, come “Nome di Horus”, di Seheteptaui, ovvero “Colui che pacifica le Due Terre”[N 60] significativo del suo programma politico[86]. La politica di pacificazione di Teti ebbe buoni risultati; oltre a proseguire nella linea di politica internazionale che aveva caratterizzato le precedenti dinastie (con Biblo, la Nubia, la terra di Punt) egli è noto anche come legislatore (suo è un decreto che esenta il tempio di Abydos dal pagamento delle imposte). Sotto il profilo religioso, Teti si avvicina al culto delle dea Hathor di Dendera, nel medio Egitto, allontanandosi, perciò dal delta nilotico e dal culto heliopolitano.

Il regno potrebbe essere durato dai 9 ai 12 anni[N 61], giacché la data più recente che lo riguarda fa riferimento al “sesto censimento” del bestiame, operazione che aveva luogo normalmente ogni due anni oppure ogni anno e mezzo[87]. Secondo Manetone Teti sarebbe stato assassinato, notizia sintomatica, comunque, di un periodo di turbolenze e di instabilità politica che appare confermato dal breve regno del suo successore, Userkara il cui nome di Horus, “Potente è il Kha di Ra”, sarebbe stato interpretato come un tentativo di ritorno alle antiche tradizioni solari[N 62].

Il passaggio tuttavia al regno di Pepi I, figlio di Teti, sembra essere avvenuto senza ulteriori disordini e si ritiene anzi che Iput, vedova di Teti, possa aver regnato per un certo tempo in nome del figlio troppo giovane per assumere il trono[87].

Pepi I regnò per almeno 40 anni[N 63] ed anche in questo caso è sintomatico il nome di Horus assunto, “Colui che è amato dalla Due Terre”, che fa supporre una sua precisa volontà di pacificare le fazioni avverse[N 64]. Nell’anno del “ventunesimo censimento”, Pepi sposò, la figlia di un nobile di Abydos, Khui, sancendo così una sorta di alleanza con famiglie potenti del Medio e dell’Alto Egitto[88]. A conferma di una volontà di riallacciare la famiglia reale alle antiche usanze, gli imponenti lavori nel sud del Paese, a Dendera, ad Abydos, a Hierakompolis (quest’ultima città d’origine delle prime dinastie), a Elefantina, ed il cambio del proprio prenome, o “nome di incoronazione”, da Nefersahor in Merira, ovvero “il Devoto di Ra”.

Il nome della sua piramide a Saqqara, Men-Nefer, ovvero “il Monumento Perfetto”, a partire dalla XVIII dinastia verrà esteso alla vicina città che i greci interpreteranno, poi, come Menfi [88].

Espansione verso il sud[modifica | modifica wikitesto]

Il successore di Pepi I, Merenra I, sottolineerà ulteriormente i legami con l’Alto Egitto assumendo come nome di incoronazione “Antiesmaf”, ovvero Anti è la sua protezione[N 65]. Merenra proseguì nella politica estera commerciale iniziata da Pepi I e nominò Uni, alto funzionario che aveva eseguito per Pepi indagini in un caso di congiura, governatore dell’Alto Egitto. Lo stesso Uni, nominato comandante dell’esercito, porterà positivi risultati anche da campagne di guerra nell’area siro-palestinese: questo esercito ritornò in pace dopo aver raso al suolo il paese degli Aamu-che abitano-la sabbia[89]. Anche all’interno del paese Merenra I riuscì a rendere sicure le vie carovaniere verso il sud e la Nubia grazie all’opera di Horkuef, governatore di Elefantina[90].

Morto prematuramente, probabilmente dopo circa 9 anni di regno, gli successe Pepi II che governò le Due Terre, secondo la tradizione, per 94 anni e, del resto, la data più bassa del suo regno a noi nota indica l’anno XXXVI del censimento (non è noto se biennale o ogni anno e mezzo) [91]. È certo, in ogni caso, che il suo regno fu lunghissimo, forse troppo rispetto al crescente potere dei governanti locali, causando una sclerotizzazione degli ingranaggi amministrativi e problemi di successione che vedono, alla sua morte, salire al trono un effimero re Merenra II, che avrebbe regnato forse meno di un anno e di cui non si hanno notizie[92].

Avrebbe sposato la regina Nitocris che gli successe sul trono come regnante autonoma; ma del suo regno non si hanno informazioni né evidenze archeologiche[92]

Primo Periodo Intermedio (2160-2055 a.C. VII-VIII-IX-X dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Primo periodo intermedio dell'Egitto.
« Il portinaio dice: "andiamo e devastiamo" [...] il lavandaio si rifiuta di portare il suo carico [...] gli uccellatori si sono disposti in ordine di battaglia [...] un uomo guarda suo figlio come suo nemico [...] il Nilo trabocca, ma non c'è chi ari per lui; ognuno dice: "non sappiamo cosa sarà del Paese" [...] le donne sono sterili [...] i poveri sono diventati padroni di ricchezze, chi non poteva farsi i sandali è ora padrone di tesori [...] le città sono distrutte e l'Alto Egitto è diventato arido e deserto [...] i coccodrilli sono satolli con ciò che hanno catturato e la gente va a loro volontariamente [...]. »
(Da "Le lamentazioni di Ipu-Wer"[N 66][93])
Modello di abitazione rinvenuto in una tomba del Primi Periodo Intermedio

La situazione politica che si era delineata durante la V e la VI dinastia, aggravata dal lungo regno di Pepi II, dal sistema feudale instauratosi con la sempre maggiore autonomia dei governatori locali, e dalle congiure di Palazzo, giunge al suo apice in un periodo di turbolenze, rivolte, sopraffazioni, che va sotto il nome di Primo Periodo Intermedio e che ben può essere compendiato dal testo delle "Lamentazioni di Ipu-Wer"[94][95] risalente, come trascrizione, al Nuovo Regno, ma che fa riferimento al periodo immediatamente successivo all'Antico Regno conclusosi, appunto, con la VI dinastia.

« Si sono prodotti degli avvenimenti che non erano mai esistiti dalla notte dei tempi: il re è stato rovesciato dalla plebe, colui che era stato sepolto dome Falco, è stato strappato dal sarcofago [...] siamo arrivati al punto che un pugno di persone, che non capivano nulla del modo di governare, ha spogliato il Paese della sua regalità »
(da "Le lamentazioni di Ipu-Wer"[96])

È, tuttavia, cronologicamente difficile individuare un momento di inizio del Primo Periodo Intermedio se esso sia, cioè, individuabile nella lenta decadenza dell'autorità regale iniziata durante il lungo regno di Pepi II, o se sia imputabile alla disgregazione nel momento della successione di Nitocris. Secondo alcune teorie[97] potrebbe essersi trattato anche della concomitanza di eventi politici con un periodo climatico di tipo saheliano[98] che avrebbe causato lunghe carestie, aggravate dall'assenza di un'amministrazione centrale in grado di imporre ai governanti locali anche il mantenimento efficiente dei canali di irrigazione, indispensabili per la corretta distribuzione delle acque dell'inondazione nilotica. Tale ipotesi, peraltro, verrebbe confermata dal fatto che i maggiori disagi e disordini, si sarebbero avuti proprio nella valle del Nilo mentre città da esso lontane (come Balat e la sua necropoli, nell'oasi di Dakhla) non mostrano segni di interruzione della comune vita, né di aver subito distruzioni[99] .

Non esiste, peraltro, traccia di contatti politici o commerciali con i Paesi viciniori ed anzi si ha notizia, nell'VIII dinastia, di invasioni delle aree di confine da parte degli "Abitanti-delle-sabbie"[100].

Difficile si presenta anche la stesura di un elenco dei re poiché si ha sovrapposizione di dinastie instaurate, fondamentalmente, dai capi dei nomi locali che si autoproclamano re. Tale il disordine, che Manetone nella sua opera riferirà,a proposito della VII e VIII dinastia, che si trattò di 70 re di Menfi che regnarono 70 giorni a voler sottolineare l'effimera durata di tali regni.

Tabella “L”: VII e VIII dinastia (2150 - 2135 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.

È difficile individuare i re della VII e VIII dinastia; unico di cui si ha traccia certa è Kakaura, Qakara Aba secondo il Canone di Torino, che avrebbe regnato due anni; la sua tomba, peraltro, si trova a Saqqara, non lontana dalla piramide di Pepi II. L'area del delta nilotico, il Basso Egitto, era occupata da quelli che vengono indicati genericamente come "asiatici" ed i re dell'VIII dinastia focalizzarono il proprio potere solo sulla città di Menfi; nell'Alto Egitto, Tebe non era ancora la capitale, anche se i principi locali stavano gettando le basi per un futuro regno, e nel Medio Egitto, protetto dalle invasioni degli asiatici da nord e dei nubiani da sud, cominciava a farsi strada una dinastia di principi della città di Henet-Nesut, ovvero Eracleopoli[101]. Il fatto, tuttavia, che molti re abbiano scelto come nome Neferkara, ovvero il nome di incoronazione di Pepi II, ha fatto ipotizzare un legame parentale, o ideologico, con il vecchio sovrano, legame che è stato particolarmente confermato per Neferkara Pepiseneb, ritenuto nipote per il richiamo stesso, nel nome, al sovrano della VI dinastia.

Tabella "L": principali re della VII e VIII dinastia
Dinastia Principali Re
- Netjerkara
- Menkara
- Neferkara II
- Neferkara Nebi
- Djedkara Shemai
- Neferkara Khendu
- Merenhor
- Neferkamin
- Nikara
- Neferkara Tereru
- Neferkahor
forse nipote di Pepi II Neferkara Pepiseneb
- Sneferka Aanu
VIII
(unico menzionato dal Canone di Torino)
Kakaura (Qakara Aba)
- Neferkaura
- Neferkauhor Khu Hepu
- Neferirkara

Tabella “M”: IX e X dinastia (2135 - 2040 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

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Ancora più problematico, e quasi impossibile, realizzare una tabella che compendi i re della IX e X dinastia che regnarono da Henet-Nesut, Capitale del XX nomo dell'Alto Egitto, la greca Eracleopoli, giacché se ne hanno pochi o nulli riferimenti e notizie. I nomi dei primi re della IX (Meryibre Kheti I, Neferkara VII e Nebkaura Kheti II), accreditata di circa 30 anni complessivi di regno, dato l'evidente riferimento al dio Ra hanno fatto supporre che si sentissero ancora legati alle dinastie menfite[102], cosa peraltro confermata dalle tombe di alcuni di loro nella necropoli di Saqqara.

La X dinastia, ancora eracleopolitana e la cui durata è stimata in circa 100 anni, venne fondata da Neferkara (Meryhathor) il cui nome ancora una volta, tuttavia, richiama il culto del dio Ra. Verso la fine della X dinastia, tuttavia, la famiglia del visir Shemai iniziò una serie di alleanze con i principi tebani che divenne particolarmente importante al momento del confronto tra Eracleopoli e Tebe[N 67][103].

Tabella "M": principali re della IX e X dinastia
Dinastia Principali Re
IX din. Meryibre Kheti I
IX din. Neferkara VII
IX din. Nebkaura Kheti II
IX din. Setut (Senenh)
IX din. Mery
IX din. Shed
X din. Meryhathor
X din. Neferkare VIII
X din. Wahkare Khety
X din. Merykare

Medio Regno (2055-1790 a.C. XI-XII dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Medio Regno.

Se difficile è individuare un momento iniziale del Primo Periodo Intermedio, altrettanto difficile è individuarne la fine che, aldilà dell'ascesa al trono di Antef I come sovrano riconosciuto della XI dinastia, viene tuttavia accreditata al successore di costui, Montuhotep II[N 68][104]. A conferma di tale stato di indecisione dinastica, si consideri che secondo alcuni studiosi anche l'XI rientrerebbe tra le dinastie del Primo Periodo Intermedio poiché solo verso la fine, con Montuhotep II, si giunge ad una nuova unificazione del Paese che giustificherebbe l'assegnazione del titolo di re dell'Egitto.

XI dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Tabella "N": XI dinastia (2160 - 1994 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Il tempio di Montuhotep II a Deir el-Bahari

La sovrapposizione delle date con la X dinastia deriva dalla contemporaneità di regno in aree diverse del paese non più unificato; la X è infatti una dinastia eracleopolitana, mentre la nascente XI dinastia è dell'area tebana.

Tabella "N": principali re della XI dinastia
Date (a.C.)[53] Principali Re
2160 - 2123 Antef I e Montuhotep I (principi tebani)
2123 - 2073 Antef II (principe tebano)
2073 - 2065 Antef III (principe tebano)
2065 - 2014 Montuhotep II
(riunificazione delle Due Terre)
2014 - 2001 Montuhotep III
2001 - 1994 Montuhotep IV
Montuhotep II e il Rinascimento egiziano[modifica | modifica wikitesto]

Salito al trono intorno al 2065 a.C. ancora come principe tebano, Montuhotep II sceglie come nome di incoronazione "Colui che vivifica le Due Terre" (Seankhibtaui), ma il suo regno non comprende ancora l'intero Paese e si estende dalla Prima Cataratta del Nilo, ad Assuan al X nomo[N 69] mentre a nord regnano ancora i principi di Assiut[N 70][105]. A seguito di una campagna militare Montuhotep conquistò Assiut determinando così la caduta della dinastia eracleopolitana[105] e ottenendo la proclamazione come re delle Due Terre anche se, effettivamente, anche in questo caso l'unione non era ancora completata; assunse intanto il nome di Nebhepetra e mantenne comunque il legame con la terra d'origine, l'Alto Egitto, giacché assunse, come nome di Horus, "Divina è la Corona Bianca" (Neceryheget). Ridusse Eracleopoli al rango di nomo, imponendo suoi controllori tebani, spostò la capitale a Tebe, istituì la carica di "Governatore del Nord" e proseguì la sua lunga azione riunificatoria, fino all'anno trentanovesimo di regno, quando, occupata anche l'area del delta nilotico, assunse come nuovo nome di Horus "Colui che ha unificato le Due Terre" (Semataui).

In politica estera, Montuhotep II si ricollegò a quanto raggiunto in epoca menfita conducendo spedizioni verso la Libia e nel Sinai; in Nubia, che tuttavia restò indipendente, ristabilì la posizione che l'Egitto aveva alla fine della VI dinastia riprendendo lo sfruttamento delle miniere e garantendo la sicurezza delle vie carovaniere; furono così garantite le frontiere dell'Egitto e i confini del regno si spostarono ancora più a sud, fino alla Seconda Cataratta[104].

Anche in campo edilizio, la politica di Montuhotep II comportò una notevole ripresa: terminò lavori di restauro intrapresi da Antef I nei templi di Hekaib e Satet, a Elefantina; fece erigere costruzioni a Deir el-Ballas, Dendera,Nekheb; nel tempio di Hathor a Gebelein fece realizzare un rilievo rappresentante la sottomissione del Basso Egitto; ad Abydos ampliò il tempio di Osiride e abbellì i templi di Montu (da cui derivava peraltro il suo nome teoforo) ed altri a Tod ed Ermant. Ma il suo edificio più famoso e fastoso fu il tempio funerario nella piana di Deir el-Bahari, primo di una serie che verrà, nella XVIII dinastia, affiancato da quelli di Hatshepsut[N 71][N 72] e Thutmose III[104]. Tale fu la produzione edilizia a lui ascrivibile, che il regno di Montuhotep II verrà anche designato come del "Rinascimento egizio"[106].

Da Montuhotep III alla fine della dinastia[modifica | modifica wikitesto]

L'attività edificatoria di Montuhotep II venne proseguita dal secondogenito, Montuhotep III, che gli successe sul trono dopo 51 anni di regno. Nuovi edifici sacri sorsero a Tebe, Abydos, Ermant, Tod, Elefantina, Elkab. Sotto il profilo internazionale, Montuhotep III rafforzò la posizione della dinastia tebana nel Basso Egitto e fece costruire un sistema di fortificazioni per proteggere il paese da invasioni di "asiatici" nell'area sinaitica; al sud, verso la Nubia, inviò un contingente di 3.000 uomini che svolse attività militare e commerciale anche verso il Paese di Punt da cui furono riportati carichi di gomma arabica[107]. Nello stesso anno ottavo di regno, tuttavia[N 73] si verificarono disordini ed una carestia colpì l'area tebana. Alla morte di Montuhotep III, nell'anno dodicesimo di regno, la situazione socio-politica doveva essere ancora confusa giacché il Canone di Torino indica "sette anni vuoti"[107] corrispondenti, di fatto, al regno di Montuhotep IV le cui uniche tracce sono ricavabili da un graffito nello Uadi Hammamat, ove inviò una missione di 1.000 uomini, capeggiata dal visir Amenemhat, per l'estrazione di sarcofagi e scavare pozzi nel deserto orientale[108].

XII dinastia[modifica | modifica wikitesto]

L’XI dinastia si conclude con una situazione socio-politica confusa su cui si innesta, apparentemente tuttavia senza traumi politici, la XII dinastia che, sostanzialmente, proseguirà nella linea tracciata dai precedenti regnanti.

Tabella "O": XII dinastia (1994 - 1785 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "O": principali re della XII dinastia
Date (a.C.)[53] Principali Re
1994 - 1964 Amenemhat I
1974 - 1929 Sesostri I
1932 - 1898 Amenemhat II
1900 - 1881 Sesostri II
1881 - 1842 Sesostri III
1842 - 1794 Amenemhat III
1798 - 1785 Amenemhat IV
1785 - 1781 Nefrusobek
Amenemhat I e l'inizio della dinastia[modifica | modifica wikitesto]
Il complesso piramidale di Amenemhat a Lisht

La XI dinastia si era conclusa con una spedizione, ordinata da Montuhotep IV, capeggiata dal visir Amenemhat e costui si ritiene possa essere il primo re della successiva XII dinastia, tesi avvalorata dal nome di Horus assunto da Amenemhat I, "Colui che rinnova le nascite" (Uhem-Setaui)[N 74][108]. Si è tuttavia a conoscenza di altri due pretendenti al trono: Antef, di cui si hanno scarse notizie, e Sergeseni dalla Nubia contro cui Amenemhat dovette lottare nei suoi primi anni di regno. Sintomatici appaiono il nome di incoronazione scelto "Colui che rende soddisfatto il cuore di Ra" (Sehetepibra) che, affiancato al nome proprio, Amenemhat, ovvero "Amon è alla testa", sembrano un vero manifesto politico giacché proprio sotto tale sovrano si giungerà alla fase iniziale che porterà successivamente alla fusione sincretica delle due divinità nell'unica Amon-Ra[108].

Che l'ascesa al trono di Amenemhat I non sia avvenuta per discendenza, appare inoltre evidenziato dal ricorso, come era già avvenuto per la V dinastia (Papiro Westcar), ad un espediente letterario che ne sancisca profeticamente il diritto al trono. Si tratta della "Profezia di Neferti"[N 75] il cui racconto, proprio per ricollegarsi al precedente letterario, è ambientato alla Corte del re Snefru, fondatore della IV dinastia cui viene profetizzata la nascita di un re, "Ameny" (abbreviazione di Amenemhat) che, dopo un periodo cupo alla fine della XI dinastia, riporterà ordine e prosperità nel Paese[109]

« (dopo aver evocato situazioni alquanto cupe del Paese, Neferti aggiunge)[...]Come sarà questo Paese? Il disco solare sarà coperto e non brillerà sicché gli uomini possano vedere [...] i fiumi d'Egitto saranno secchi e si potrà attraversare l'acqua a piedi [...] Un uccello straniero deporrà le uova nelle paludi del Delta [...] ma ecco che un re sorgerà nel sud, Ameny[N 76] giustificato[N 77], figlio di una donna di Taseti[N 78], un figlio di Khen-Nekhen[N 79], riceverà la corona bianca e porterà la corona rossa, unirà le due Potenti[N 80] e i due Signori[N 81] con ciò che desidera [...] rallegratevi uomini del suo tempo. »
(da "La profezia di Neferti"[110])

Si legittimava in tal modo, peraltro, il passaggio dei poteri da una monarchia del nord, di Heliopolis, ad una del sud, di Tebe e purtuttavia non fu questa la città scelta come capitale del nuovo regno unito giacché, a circa 60 km dall'attuale Cairo, fondò la sua capitale Imenemhat-Ity-Tawy, ovvero "Amenemhat ha conquistato le Due Terre", l'attuale El-Lisht, ove costruì anche la sua piramide[111].

Nell'anno ventesimo di regno Amenemhat I avrebbe instaurato quella che doveva poi essere una costante in molti periodi dell'Antico Egitto: innalzare al livello di co-reggenza il proprio successore. Nel caso si sarebbe trattato del figlio Sesostri[112], anche se tale posizione sarebbe confutata almeno da un testo, "Gli insegnamenti di Amenemhat a suo figlio Sesostri"[113].

Sesostri I e la letteratura del periodo[modifica | modifica wikitesto]
Scultura raffigurante il faraone Sesostri I
La cappella di Sesostri I ricostruita negli anni '20 del '900

Assegnatogli il comando dell'esercito, Sesostri avrebbe capeggiato almeno due campagne di guerra, nell'anno ventitreesimo e nell'anno ventinovesimo di regno del padre[114], ma al ritorno da una di queste oltre lo Wādī al-Natrūn[N 82] nel Paese scoppiò una grave crisi. Intorno alla metà di febbraio del 1962 a.C., infatti, il re Amenemhat I venne assassinato in un complotto ordito all'interno del suo harem; ce ne danno menzione proprio "Gli insegnamenti di Amenemhat a suo figlio Sesostri" che, indirettamente, confutano proprio l'ipotesi di una co-reggenza tra i due[N 83].

«  Vedi, l'assassinio è stato preparato quando ero senza di te, prima che la Corte apprendesse la notizia della tua investitura, prima che sedessimo insieme sul trono. Se potessi ancora sistemare le questioni che ti riguardano, ma non avevo preparato nulla; non mi aspettavo un simile evento. »
(da "Gli insegnamenti di Amenemhat"[115])

Un altro, indiretto, riferimento alla congiura che portò alla uccisione di Amenemhat ci proviene, inoltre, da quello che è forse il testo più famoso dell'Antico Egitto, pervenutoci in varie centinaia di copie[N 84], il "Il racconto di Sinuhe"[116][N 85]. Sinuhe, funzionario dell'harem reale, si trova lontano dalla Corte, al seguito di Sesostri per una campagna in Libia, quando giunge notizia dell'omicidio del re Amenemhat I. Sorpreso dall'evento ed impaurito per un eventuale coinvolgimento nella congiura, Sinuhe fugge e raggiunge la Siria ove viene accolto da un capo locale che lo adotta come figlio e di cui diviene poi il successore. Prossimo alla fine della vita chiede al re d'Egitto, Sesostri I, di poter rivedere il proprio Paese richiesta che viene accettata. Aldilà del racconto in sé, ritenuto comunque storicamente come una biografia autentica, anche in questo caso l'intento è propagandistico della benevolenza e della magnanimità del sovrano[117].

« Ra ha fatto sì che il timore di Te regni in Egitto e il terrore di Te in ogni Paese straniero [...] perché il sole si leva secondo la Tua volontà, e si beve l'acqua dei fiumi solo quando Tu lo vuoi e l'aria del cielo si respira quando Tu lo dici »
(da "Il racconto di Sinhue"[118])

La successione di Sesostri I avvenne, tuttavia, senza disordini e il suo lungo regno, durato 45 anni, fu tranquillo e prospero. Sotto il profilo edilizio, Sesostri proseguì nell'azione del padre[119]: suoi edifici vennero eretti in 35 siti; fece costruire la sua piramide a Lisht, nei pressi di quella paterna; ricostruì il tempio di Ra ad Heliopolis ove, nell'anno trentesimo di regno, fece inoltre erigere una coppia di obelischi[N 86]; eresse una cappella a Karnak[N 87] e a lui si dovrebbe il nucleo originale del Complesso templare di Karnak dedicato al dio Amon[N 88].

Grande fu la produzione letteraria del periodo, lingua e letteratura raggiunsero la perfezione[N 89] tanto che si fa riferimento al "classicismo" della XII dinastia. Oltre ai già citati "Racconto di Sinhue", "Profezia di Neferti" e "Insegnamenti di Amenemhat", vengono prodotti, in questo periodo, il racconto "L'oasita eloquente", la "Kemit" (ossia "La Somma") raccolta di insegnamenti sapienziali che riecheggia, nel titolo, il nome stesso del Paese (Kemet), "La satira dei mestieri" composta dallo scriba Khety, figlio di Duauf (giuntoci in centinaia di esemplari), "L'insegnamento lealista", "Le istruzioni di un uomo al proprio figlio", "Le istruzioni al visir", "Il racconto del naufrago" (ispirato alle spedizioni verso il Paese di Punt). È questo, inoltre, il periodo in cui nascono i principali racconti mitologici come la "Leggenda della distruzione dell'Umanità" da parte della dea Sekhmet, o "La Disputa tra Horo e Seth" o "Il dialogo del disperato con la sua anima"[120].

A1 p w wn inpw x w n A1 r
n
f

S pw, wn Ḫw-n-Inpw rn=f

C'era un uomo, il cui nome era Khueninpu[121].

Da Amenemhat II a Nefrusobek[modifica | modifica wikitesto]
Sfinge in granito rosa di Amenemhat II (poi usurpata da Merenptah (XX dinastia) e successivamente da Sheshonq I (XXII dinastia)
Statua in granito nero di Sesostri III

Dopo una breve coreggenza di due anni, Amenemhat II successe a Sesostri I; il suo regno, pacifico e prospero, durò 30 anni e fu caratterizzato da una politica estera molto proficua. Presenza egizia è attestata a Ugarit,Qatna e Megiddo, nel Vicino Oriente, mentre nel deposito di fondazione[N 90] del tempio di Montu a Tod vennero rinvenute casse contenenti un tributo siriano in vasi d'argento[N 91], nonché amuleti e lapislazzuli dalla Mesopotamia; legami commerciali dovevano esistere anche con le isole egee, come attestato da ceramiche minoiche rinvenute ad Illahun e ad Abydos, mentre a Mallia, sull'isola di Creta, venne rinvenuta una sfinge in terracotta che, sebbene prodotta in loco, presenta caratteristiche proprie della civiltà egizia[N 92][122]. Altro manufatto sintomatico di un transfer culturale tra le due civiltà, egizia e minoica, in questo periodo è un vaso in barbottina rappresentante un gatto[N 93], il che ha fatto supporre che esistesse, a Creta, un culto collegabile, o quanto meno pari, a quello egizio della dea Bastet[123]. Si è inoltre a conoscenza, ma non ne sono state ancora trovate tracce archeologiche, di un tempio edificato durante la XII dinastia, ma dedicato al culto del re Snefru, della IV, nell'area dell'odierna Ankara, in Turchia[124], ed è inoltre noto, dai dipinti parietali della sua tomba a Beni Hasan, che Khnumhotep, nomarca dell'Orice[125] abbia ricevuto una delegazione Hyksos. Tale fu l'influenza egizia verso l'area di Biblo che quei capi si attribuirono, in questo periodo, titoli egiziani e scrivevano testi in geroglifico[124].

Dopo un periodo di coreggenza di circa cinque anni, salì al trono Sesostri II che intraprese la bonifica dell'area paludosa del Fayyum canalizzando il Bahr Yussef e costruendo una diga a Illahun[126].

Successore diretto del II Sesostri fu Sesostri III, considerato il più grande e potente re della XII dinastia, che proseguì l'azione dell'avo Sesostri I, mirante a limitare il potere dei nomarchi, abolendo la carica e sottoponendo l'intero Paese direttamente ad un visir che si avvaleva di tre "uaret", ovvero ministeri: uno per il il Basso, uno per l'Alto Egitto e il terzo per la "Testa del sud", ovvero Elefantina e la Nubia. Ogni ministero era diretto da un responsabile affiancato da un consiglio (djadjat) che trasmetteva gli ordini ai funzionari i quali, a loro volta, li rendevano esecutivi mediante gli scribi. Ne conseguì la perdita d'influenza della nobiltà locale e l'ascesa della classe media[127]. In politica estera Sesostri III consolidò il potere dell'Egitto in Nubia[N 94] facendo inoltre costruire al confine, sulle sponde del Nilo, le fortezze contrapposte di Semna e Kumna (detta anche Semna orientale) che rinforzò con altri otto fortilizi scaglionati tra Semna e Buhen; si è a conoscenza di un'unica campagna nell'aera siro-palestinese, verso Sichem ed il fiume Litani in Libano, ma il rinvenimento di vari testi di esecrazione ha consentito di individuare le popolazioni contro cui l'esercito egizio si confrontò tra cui, principalmente: Ūrshalīm, Biblo, Sichem e Askalon[128].

Salito al trono Amenemhat III, successore di Sesostri III, governò per circa 45 anni e portò a termine la bonifica del Fayyum iniziata da Sesostri II. Gli imponenti lavori costrinsero a spostare la necropoli voluta da Amenemhat II, da Dashur a Illahun e, onde garantire la necessaria manutenzione alle strutture ed ai complessi funerari, qui sorse quello che viene considerato il primo insediamento urbano pianificato di cui si abbia storicamente conoscenza[129]: il villaggio operaio di Kahun[N 95]. L'ampliamento delle aree coltivabili, la prosperità, la forte attività economica e la consistente attività edilizia, la politica estera di cooperazione con i paesi limitrofi del regno di Amenemhat, comportò un notevole afflusso di mano d'opera straniera, specie orientale, formata da contadini, artigiani, soldati[128].

I lunghi regni di Sesostri III e Amenemhat III lasciarono in eredità al successore di quest'ultimo, Amenemhat IV, un regno certamente prospero, ma gravato da quelle stesse situazioni di tensione e confusione che avevano caratterizzato la fine dell'Antico Regno e l'avvento del Primo Periodo Intermedio. Il regno di Amnemhat IV durerà forse meno di dieci anni; gli succederà, come peraltro avvenuto con la VI dinastia, la regina Nefrusobek (Bellezza di Sobek), forse sorella e sposa del re, che per prima assumerà il titolo di "faraone femmina"[106]. Il suo regno, conclusosi forse in maniera violenta (ma non esistono prove nel senso), durò meno di tre anni ed al trono salì Sekhemra-Khutawy[130], che però il Canone di Torino accredita come sedicesimo re della XIII dinastia, la cui successione sembra essere avvenuta in maneira non traumatica, forse per discendenza o matrimonio.

Secondo Periodo Intermedio (1790-1540 a.C. XIII-XIV-XV-XVI-XVII dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Secondo periodo intermedio dell'Egitto.
Tavola di offerte del funzionario Sempi, da Abydos (XIV dinastia)

Con la fine della XII dinastia si delinea una situazione che sembra riecheggiare quella già vista alla fine della VI: i lunghi regni di Sesostri III e Amenemhat III, il regno breve del IV Amenemhat con la brevissima parentesi di Nefrusobek (per un complessivo di oltre 100 anni), il continuo, costante e pacifico afflusso di mano d'opera dalle aree asiatiche (specie sotto Amenemhat III) fecero sì che, nel nord del Paese, si impiantassero popolazioni che tenderanno ad unirsi per occupare il territorio a disposizione con l'instaurazione di governi locali di tipo feudale; ne conseguì un indebolimento del potere centrale ed un nuovo frazionamento del paese in cui il potere reale si concentrò specialmente nell'Alto Egitto[131].

Come già per il Primo, è difficile individuare un momento esatto di inizio del Secondo Periodo Intermedio che solo come data di comodo viene fatto iniziare con la caduta di Nefrusobek e la fine della XII dinastia. La XIII dinastia governerà da sola il Paese per un certo periodo prima di entrare in contrasto con i principi di Sais e Avaris, nel delta nilotico che costituiranno le concomitanti XV e XVI dinastia dette "dinastie Hyksos". In tale situazione di caos politico si innesta una XIV dinastia nel nord del Paese, verosimilmente parallela alla XIII alla quale sopravvisse.

XIII-XIV dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Primo sovrano della XIII dinastia, nel 1785 a.C. circa, potrebbe essere stato Sekhemra-Khutawy[132] (che però il canone di Torino indica come sedicesimo re della dinastia), ma l'ordine di successione è tutt'altro che chiaro. Le liste indicano, per questa dinastia più di 50 re per un periodo complessivo di circa 150 anni tanto che si è ritenuto[133] che si trattasse di carica elettiva. L'attività reale gravitò specialmente nell'area tebana, ma la capitale restò a Imenemhat-Ity-Tawy, nel I nomo del Basso Egitto, a poca distanza da Menfi, fino almeno al 1674 a.C.[133]. Durante tale dinastia non sembrano potersi evidenziare situazioni di instabilità interna del Paese e anche le relazioni internazionali continuarono ad essere di prestigio per l'Egitto tanto che, tra le rovine di Ebla, in Siria, venne rinvenuta negli anni '60 del '900, una mazza da guerra intestata ad Hotepibre Hornedjehiryotef sa Kemau (ovvero Hotepibre Figlio dell'Asiatico)[N 96][134].

Contemporaneamente, e parallelamente, alla XIII dinastia, avrebbe regnato una XIV dinastia, originaria del Basso Egitto[N 97] che si sarebbe sostituita alla XIII intorno al 1635 a.C., ma che le sarebbe sopravvissuta, tuttavia, solo un paio di generazioni[135]. Contestualmente alla scomparsa della XIII, nel 1633 a.C., regnante Wadjekha-Dedumesiu I, da un suo ramo sarebbe stata fondata una dinastia di principi tebani che si trasformerà poi, successivamente, nella XVII dinastia[136].

XV e XVI dinastia: gli Hyksos[modifica | modifica wikitesto]

Il lento, ma continuo, costante e pacifico, afflusso di mano d'opera straniera, specialmente asiatica, nell'area del delta comportò la nascita di territori autonomi dal governo egiziano. Tali popolazioni venenro indicate con il termine "Heqau-Khasut", ovvero "Capi dei paesi stranieri", successivamente grecizzato in Hyksos. Tale terminologia, tuttavia, non indica una etnia particolare, o una provenienza specifica giacché, fin dall'Antico Regno, con tale termine venivano indicati genericamente tutti gli stranieri, provenissero dalla Nubia o dall'area siro-palestinese[136]. Si ritiene, nel caso specifico, che con il termine Hyksos siano tuttavia identificate popolazioni di provenienza asiatica con cui l'Egitto si era più volte scontrata nel corso della storia: Aamu, Secetiu, Menciu e Retenu[136]. Non si hanno evidenze storiche o archeologiche di invasioni nel senso militare del termine e il loro progressivo installarsi nella aree del nord sembra invece essere stato, almeno nelle fasi iniziali, bene accetto dalle popolazioni locali[N 98]. Prima città, e successivamente capitale, delle dinastie Hyksos fu Khutwaret, la greca Avaris, l'odierna Tell el-Dab'a, nel delta nilotico.

Nel complesso la XV e la XVI dinastia Hyksos governeranno l'area del Basso Egitto per un periodo di circa 150-200 anni[N 99]; a dimostrazione della pacifica occupazione dei posti di potere reale nel Basso Egitto, si consideri che i re Hyksos adottarono la scrittura geroglifica per la trascrizione dei loro nomi, mantennero la titolatura regale egizia completa, compreso il titolo Sa-Ra, ovvero "figlio di Ra", si avvalsero di funzionari egizi già al servizio nei nomi sotto il loro dominio, adorarono gli stessi dei locali prescegliendo solo, come dio dinastico, Seth[N 100] ed inserendo nel pantheon egizio il culto di Anat[N 101] e Astarte.

Sotto il profilo storiografico e di valutazione delle prove archeo-storiche, la presenza Hyksos fu, tuttavia, meno nefasta di quanto suggerito dai testi delle dinastie successive e, segnatamente, della XVIII[137] interessata, ovviamente, a porre in ancora peggiore luce i predecessori contro cui aveva combattuto per raggiungere l'unificazione del Paese; sotto il profilo politico, culturale e religioso, molti saranno i lasciti che verranno acquisiti e fatti propri dai re del Nuovo Regno mentre, anche nel campo della guerra, la principale innovazione degli Hyksos fu l'impiego del cavallo come animale da tiro[N 102] il cui primo utilizzo è attestato proprio durante la "guerra di liberazione" intrapresa dalla XVII dinastia sotto Senekhtenra Ahmose e proseguita da Kamose poi.

Durante il regno di Salitis-Sheshi-Sharek, della XV dinastia, che governava molto probabilmente un'area compresa tra il delta e la valle del Nilo fino a Gebelein[137], nel Medio Egitto, egli delegò una parte del suo potere ad un ramo vassallo degli Hyksos dando così vita a quella che, impropriamente, Manetone indicò come XVI dinastia[137]; tale stato di cose proseguì fino al regno di Apophis I, ovvero per circa 50 anni dal 1675 al 1630 a.C.

Nel sud del Paese, intanto, intorno al 1650 a.C. e ai tempi del re Wadjekha-Dedumesiu I, da un ramo locale della XIII nasceva a Tebe, fondata da Rahotep, la XVII dinastia.

XVII dinastia: la cacciata degli Hyksos[modifica | modifica wikitesto]

Il canone di Torino elenca, per la XVII dinastia, quindici re; la "Tavola degli antenati" di Karnak nove; a Tebe sono state ritrovate le tombe di sette di tali re, mentre un'ottava fa riferimento ad un re non presente in alcuna delle liste[138]. È tuttavia da tenere presente che si tratta pur sempre di una dinastia, per gran parte degli oltre 60 anni di regno, locale che governava sui primi otto nomoi dell'Alto Egitto[139].

Tabella "P": nomoi dell'Alto Egitto governati dalla XVII dinastia[modifica | modifica wikitesto]
numero nome capitale (nome egizio) capitale (nome greco) capitale (nome attuale) principali divinità
1
Aa32 t
N16

t3 sty
Terra degli archi
Abu Suene Elefantina/Syene Assuan Khnum
2
U39 G5 t

wṯst ḥr
-Trono di Horo
Djebat Apollinopoli Magna Edfu Horo
3 ḫr nḫny
- Fortezza piumata
Nekhen-Nekheb Ieracompoli-Eleitiiaspoli Kom el-Ahmar - el-Khab Nekhbet
4
R19
R12

w3s
Scettro
Ermonti Ermonti/Diospoli Magna/Tebe Luxor Montu, Amon
5
G5 G5
R12

b3wy nṯrwy
I due falchi
Gebtu Copto Qift Min
6
I3
R12

ỉḳr
Coccodrillo
Iunet Dendera Dandara Hathor
7
Y8
R12
b3t
Sistro
Het-sekhem Diospoli Parva Hiw Hathor, Bat
8 Apt (Grande Terra) Tanit/Abdu Tini/Abido Girga Onuris
Tabella "Q": XVII dinastia [1650 - 1570 (1553) a.C.][modifica | modifica wikitesto]

I re della XVII dinastia presentano numero e denominazioni differenti, anche a seconda della fonte, storica o archeologica, utilizzata per la redazione di una lista; nel caso specifico, si è privilegiata la fonte Nicolas Grimal (2002), p. 244.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.
Tabella "Q": principali re della XVII dinastia
Date (a.C.)[53] Principali Re
1650 Rahotep
Nebukheperra (Antef V)
Sobekemsaf II
Sekhemra-Sementawy Djeuti
1633 Sankhenra Montuhotep VII
Sewadjenra Nebirau
Sekhemra-heruhermaat (Antef VII)
Senekhtenra Ta'a I "il Vecchio"
Seqenenra Djehuty-aa Ta'a II "il Valoroso"
1578 Kamose
1570 (1553) inizia la XVIII dinastia

Scarse erano le risorse economiche della XVII dinastia non potendo accedere alle miniere e alle cave di pietra, né ai porti che consentivano i contatti con le isole egee[N 103], ma che poteva puntare, come risorse religiose, letterarie e artistiche, sui monumenti e sui lasciti più importanti della XI e XII dinastia denominate a suo tempo, dopo la parentesi del Primo Periodo Intermedio, della "rinascita egiziana"[138]. Risale a tale periodo il Papiro Prisse che contiene una versione di due dei testi sapienziali più famosi dell'Antico Egitto: le Massime di Ptahhotep e gli Ammaestramenti di Kagemni. Sotto Rahotep, primo regnante della dinastia, e i suoi tre successori Nebukheperra (Antef V), Sobekemsaf II, Sekhemra-Sementawy Djeuti, i rapporti con le dinastie Hyksos del Basso Egitto sembrano essere stati di ottimo livello e reciproca collaborazione[138]. Durante il regno di Sobekemsaf II, che durò circa 16 anni, intorno al 1635/1633, cessò intanto di esistere la XIII dinastia sostituita, in qualche modo, dalla XIV per un breve periodo (forse due o tre generazioni)[135]. Allo stesso periodo, si fa inoltre risalire un'alleanza Hyksos con il re nubiano Negeh che regnò da Elefantina a Kerma e stabilì la capitale a Buhen[135], regno che resisterà fino a che Kamose non si impadronì della capitale.

Dopo il regno di Sobekemsaf II si successero regni di durata alquanto effimera: quello di Djeuti, che durò forse un anno, quello di Sankhenra Montuhotep VII, altrettanto breve, e quello di Sewadjenra Nebirau che ci è noto solo per il suo nome rinvenuto su una stele a Karnak[135].

Seguì, nella XVII dinastia il regno di Sekhemra-heruhermaat, più noto come Antef VII contemporaneo del re Hyksos Apophis I, cui il canone di Torino assegna 40 anni di regno. Antef VII eresse costruzioni a Coptos, Abydos, Karnak, Elkab e le relazioni con i governanti Hyksos furono ancora improntate a pacifica convivenza e a rapporti costanti; prova ne sarebbe la presenza, in territorio Hyksos, di copia del c.d. papiro matematico ricavato da un testo sicuramente tebano il che ha spinto alcuni studiosi ad ipotizzare una vera e propria alleanza tra le due potenze sancite forse da matrimoni[140][N 104].

Seqenenra Ta'a e la disputa con Apophis I[modifica | modifica wikitesto]

La situazione, fino alla fine del regno di Antef VII dovette essere comunque di stallo, se non del tutto pacifica, ma cambiò con l'avvento sul trono di Senekhtenra Ahmose che, da Tebe, iniziò le ostilità con il regno Hyksos del nord. La sposa, Tetisheri, venne successivamente venerata come ava di Ahmose I, fondatore della XVIII dinastia.

Successore di Senekhtenra Ta'a I "il Vecchio" fu Seqenenra Djehuty-aa Ta'o "il Valoroso" il cui corpo[N 105], a riprova del clima bellico in atto, presenta ferite mortali al capo compatibili con un combattimento[N 106]. Dello scontro tra Apophis e Seqenenra ci restano, tuttavia, due testimonianze: un racconto romanzato oggi noto come "Disputa di Apophis e Seqenenra", di cui conosciamo però solo l'inizio in una copia della XIX dinastia, durante il regno di Merenptah, ed un resoconto ufficiale datato nell'anno 3 di Kamose pervenutoci su due stele frammentarie, ma che si completano[141]. L'inizio della "Disputa", pur nella sua quasi comicità, è tuttavia emblematico di una situazione di tensione in cui si ricorreva, peraltro, ad ogni pretesto per intervenire o per sollevare un combattimento o uno scontro: il re Apophis, infatti, si lamenta con Seqenenra perché gli ippopotami disturbano il suo sonno, ma è bene tener presente che il lago citato si trova a circa 800 km dalla Capitale Hyksos.

« Fa che si lasci il lago degli ippopotami che è ad ovest della Città Meridionale, poiché essi non permettono che venga a me il sonno né di giorno, né di notte »
(da "Disputa di Apophis e Seqenenra"[142])
Khamose e la riunificazione[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Seqenenra Ta'a salì al trono suo figlio Kamose che adottò una titolatura di certo bellicosa che prevedeva tre nomi di Horus: "Colui che è stato incoronato sul suo Trono" (Khay-her-nesetef), "Horus perfetto che soggioga le Due Terre" (Hornefer-Khab-Taui), "Colui che nutre le Due Signore" (Segefa-taui). A questi affiancò inoltre il titolo "Le Due Signore", "Colui che rinnova le fortezze" (Uhem-menu)[141]. La ripresa delle ostilità contro gli Hyksos viene descritta in un testo oggi noto come Tavoletta Carnarvon[N 107]

« Come posso riconoscere il mio potere? Un capo è in Avaris, un altro è in Kush, ed io siedo insieme con un asiatico ed un nubiano, e ognuno ha un suo pezzo di Egitto »
(dalla "tavoletta Carnarvon", r. 83[143])

Dalla Tavoletta Carnarvon, nonché da una stele rinvenuta a Karnak nel 1954, che trattano lo stesso argomento pur essendo entrambe mutile, si è a conoscenza di una spedizione navale posta in essere da Kamose contro i possedimenti Hyksos nel Medio Egitto; forse Kamose porta i combattimenti fino al XIV nomo del Basso Egitto (Mesent) e alle porte di Avaris[144] interrompendo, peraltro, l'alleanza del re Hyksos con il re di Nubia avendo intercettato un messaggio di richiesta d'aiuto del primo al secondo.

« [...] era una lettera nella quale trovai scritto, dalla mano del sovrano di Avaris: "Auserra, il figlio di Ra, Apophis, saluta suo figlio il sovrano di Kush [...] Kamose -possa essere egli dotato di vita- mi sta attaccando nei miei possedimenti [...] vieni! Non aver paura! In questo momento è qui e non vi è dunque nessuno che ti aspetta [...] »
(dalle "gesta di Khamose"[145])

Si ritiene che a tal punto l'impresa di Kamose si interrompa con il suo rientro a Tebe avendo, di fatto, spezzato l'alleanza Avaris-Kush, ovvero Hyksos e Nubia, ed essendosi assicurato il controllo delle vie carovaniere. Non è dato di conoscere la durata del suo regno mentre si è a conoscenza di una succesione Hiksos da Apophis I ad Apophis II Aaqenienra il cui nome, tuttavia, non compare al di sotto del XVIII nomo del Basso Egitto con capitale Bubastis[146]. Le Due Terre non erano ancora completamente liberate e alla morte di Kamose salirà al trono Ahmose I, forse suo fratello, considerato il fondatore della XVIII dinastia, che proseguirà nell'attività bellica contro gli Hyksos e nella linea politica avente come scopo la riunificazione delle Due Terre.

Nuovo Regno (1540-1180 a.C. XVIII-XIX-XX dinastia)[modifica | modifica wikitesto]

Superata la parentesi del Secondo Periodo Intermedio con la definitiva cacciata degli Hyksos, inizia per l'Egitto uno dei periodi più floridi e, almeno apparentemente, più conosciuti della sua storia. Benché siano note gran parte delle date che lo caratterizzano, infatti, non esiste certezza delle medesime e questo, in special modo, per differente interpretazione della data posta alla base dei calcoli archeo-storici. È infatti nota la data della levata eliaca della stella Sirio nell'anno nono di regno del re Amenofi I, ma non è indicata la località ove tale rilevazione venne eseguita; a seconda che si trattasse di Menfi, a nord, o Tebe, 800 km a sud, ci sarebbe, perciò, un divario pari a 20 anni. Molte delle date sono perciò riportate, nei testi moderni, con doppia indicazione. Il Nuovo Regno comprende tre dinastie: XVIII, XIX e XX, tutte e tre caratterizzate da personaggi, o episodi, particolarmente significativi nella storia dell'Egitto. Se la XVIII dinastia è quella in cui viene consolidata l'unificazione dopo la parentesi del precedente periodo, viene prescelta Tebe come sede delle sepolture reali, nella Valle dei Re, il Paese raggiunge la massima estensione e si verifica la breve parentesi dell'Eresia Amarniana, la XIX sarà caratterizzata dalla presenza di uno dei più famosi e longevi tra i faraoni, Ramses II, mentre la XX vedrà susseguirsi ben nove Ramses, dal III all'XI, e la necessità di difendersi dalle scorrerie dei Popoli del Mare.

XVIII dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Ahmose I e la compiuta riunificazione del Paese[modifica | modifica wikitesto]

Con l'assunzione del trono da parte di Ahmose I ha inizio la XVIII dinastia. Era forse fratello minore di Khamose[N 108], figlio di Seqerenra Ta'o e della regina Ahhotep I[N 109] che assunse per lui la coreggenza data la giovane età.

L'unificazione delle Due Terre, era tuttavia tutt'altro che compiuta; la mancanza di riferimenti cronologici certi sul regno di Khamose, e incertezze nell'identificazione del re nelle liste manetoniane[N 110], fanno sì che anche il regno di Ahmose sia di difficile inquadramento temporale: secondo calcoli astronomici basati sulla levata eliaca di Sirio, l'assunzione del trono potrebbe essere avvenuta intorno al 1560 (o nel 1551) a.C. e la fine del regno intorno al 1546 (1537/1527) a.C.[146].

Intorno all'anno undicesimo di regno Ahmose riprese le ostilità con gli Hyksos, peraltro mai sopite e gestite personalmente dalla regina Ahhotep tanto che nella sua tomba venne rinvenuta una "Mosca d'oro"[N 111], ritenuta la massima onorificenza di tipo militare dell'Antico Egitto[N 112]. Le ostilità proseguirono per molti anni ancora, fino all'occupazione di Menfi prima ed Avaris poi[146]. La sconfitta definitiva risale ad un periodo compreso tra l'undicesimo ed il sedicesimo anno di Ahmose con la conquista della piazzaforte palestinese di Sharuhen, vera base operativa degli Hyksos dopo l'occupazione di Avaris[146].

« Si pose l'assedio davanti ad Avaris e feci mostra del mio valore alla presenza di Sua Maestà -che sia in vita, salute e forza-. Fui allora assegnato alla nave Gloria in Menfi; ci si batté sull'acqua nei pressi di Avaris (?): catturai un nemico e riportai una mano[N 113]. [...] Ricevetti l'oro al valore. [...] Si combatté, presi un prigioniero e riportai una mano. Ricevetti di nuovo l'oro al valore. [...] Poi si saccheggiò Avaris ed io ne riportai bottino: un uomo e tre donne. Sua Maestà me li donò come schiavi. [...] Poi si pose l'assedio davanti a Sharuhen per tre anni, Sua Maestà la saccheggiò e io ne riportai bottino: due donne e una mano. Ricevetti l'oro del valore. »
(dalla "biografia di Ahmes[N 114] figlio di Abana" [147])

A causa delle lotte e della guerra, non è chiara neppure la cronologia degli ultimi due re Hyksos che potrebbero essere posizionati tra gli anni decimo e quindicesimo di Ahmose: Aazehra dovrebbe essere stato l'ultimo della XV dinastia, mentre Apophis III l'ultimo della XVI. Non essendo più gli Hyksos un pericolo per il nord del Paese, Ahmose poté dedicarsi più compiutamente all'azione unificatoria indirizzando i suoi interventi verso la Nubia dove intervenne per sedare una rivolta capeggiata dal re Aata, forse successore di Negeh, già alleato degli Hyksos.

« Aata venne dal sud; il suo destino era di essere distrutto: gli Dei e le Dee dell'Alto Egitto lo afferrarono. Sua Maestà lo incontrò a Tentaa, lo prese prigioniero con tutte le sue truppe come bottino. Io catturai due giovani [...] allora mi furono donate cinque persone e cinque arourai di terra nella mia città. »
(dalla "biografia di Ahmes figlio di Abana"[148])

Poco dopo, ancora in Nubia, si verificò una nuova sollevazione capeggiata da Tetian, verosimilmente un egiziano che tentò di opporsi al nuovo potere tebano. Anche in questo caso, come riportato nella biografia di Ahmes figlio di Abana, l'intervento di Ahmose fu risoluto.

« Venne questo vile chiamato Tetian che aveva riunito intorno a lui i ribelli. Sua Maestà lo massacrò e annientò le sue truppe. »
(dalla "biografia di Ahmes figlio di Abana"[148])
Tabella "R": XVIII dinastia [1550 - 1291 a.C.][modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei faraoni.

Alla morte di Amhose I, dopo venticinque anni di regno, gli subentrò il figlio avuto dalle regina Ahmose Nefertari, Amenofi I che darà inizio a quella che viene definita anche la dinastia dei "Thutmosidi". L'Egitto era ormai liberato e unificato; le relazioni internazionali erano tornate ai livelli della fine del Medio Regno. Benché la XVIII dinastia sia forse la più conosciuta archeo-storicamente, esiste tuttavia difficoltà di cronologia dovuta al fatto che questa si fa derivare dalla levata eliaca di Sirio così come riportato nel Papiro Ebers[149]; ciò che non è noto, è la località ove l'osservazione sia avvenuta talché, se si trattasse di Menfi sarebbe da assumersi come data di partenza dei calcoli il 1546 a.C., se la rilevazione fosse invece avvenuta a Tebe (800 km più a sud), dovrebbero sottrarsi 20 anni collocando perciò la base di calcolo nel 1526 a.C e l'assunzione del trono da parte di Amenofi I al 1517 a.C.

« Nono anno di regno sotto la maestà del re dell'Alto e Basso Egitto Djeserkhara (Amenofi I) -possa egli vivere in eterno- Festa dell'anno nuovo, terzo mese dell'estate, nono giorno, levarsi di Sirio »
(dal "papiro Ebers"[148])
Tabella "R": re della XVIII dinastia[150]
Date (a.C.)[53] Principali Re
1551 (1560)[N 115] Ahmose I
1526 (1537) Amenofi I
1506 (1526) Thutmose I
1493 (1512) Thutmose II
1479 (1504) Thutmose III
1478 (1503) Hatshepsut
1458 (1482) Thutmose III
1425 (1450) Amenofi II
1401 (1425) Thutmose IV
1390 (1417) Amenofi III
1352 (1378) Amenofi IV/Akhenaton
1348 (1374) Akhenaton/Amenofi IV
1338 (1354) Smenkhara
1336 Tutankhaton/Tutankhamon
1327 Ay
1323 Horemheb
Da Amenofi I ad Hatshepsut (1526-1458 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Il manifesto politico di Amenofi I appare chiaro già nella sua titolatura; egli infatti sceglierà, come nome di Horus, "Toro che soggioga i Paesi" (Kha-uaf-tau), e come titolo le Due Signore "Che incute grande terrore" (Aa-neru). Il suo, tuttavia, fu un regno abbastanza pacifico giacché la Nubia, ove Amenofi nominò un viceré nella persona di Turi, era pacificata e si ha notizia, dalla biografia di Ahmes figlio di Abana e da quella di un altro militare, Pennekhbet, solo di un paio di campagne nella terra di Kush[150]. La situazione era pacifica anche nell'area asiatica, anche se tra i nemici dell'Egitto comincia ad essere nominato il regno di Mitanni, o Naharina, e per la gestione dell'area verso la Libia, viene nominato un "Principe governatore (haty-a) delle oasi"[151].

Dopo un regno di circa 20 anni, essendo nel frattempo morto l'erede designato al trono, il principe Amenemhat[152], salì al trono il discendente di un ramo collaterale, Thutmose I, che sanzionò il proprio diritto al trono sposando Ahmes, sorella del defunto re. Dal matrimonio nacque una figlia, Hatshepsut, ed un maschio, Amenemes che, tuttavia, non giunse a regnare[152][N 116]

Hatshepsut, a sua volta, sposò un fratellastro che il padre aveva avuto da Mutnofret, una regina minore, il futuro Thutmose II.

Da questa unione nacque una figlia femmina, Neferura che, verosimilmente, sposò poi il futuro Thutmose III che Thutmose II aveva avuto dalla regina minore Iset. Alla morte di Thutmose II, dopo circa 14 anni di regno, salì al trono il giovanissimo Thutmose III per il quale assunse la reggenza la matrigna Hatshepsut.

« Egli (Thutmose II) salì al cielo e si unì agli dei. Suo figlio prese il suo posto come Re delle Due Terre e fu sovrano [...]. Sua sorella, la sposa divina Hatshepsut, si occupava degli affari del Paese: le Due Terre erano sotto il suo governo e le si pagavano le imposte »
(dalla "biografia di Ineni"[N 117][153])

Dopo due anni di reggenza in nome di Thutmosi III, che risultava perciò ad ogni effetto re del Paese (di qui la doppia datazione riportata in tabella "R"), Hatshepsut si fece incoronare re con titolatura completa dei cinque nomi relegando, di fatto, Thutmose III al rango di coreggente.

Titolatura e regno di Hatshepsut[modifica | modifica wikitesto]

[154]

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
wsr s t
D28
D28
D28
Srxtail.jpg
wsr.t k3w Useretkau Colma di Ka
G16
nbty (nebti) Le due Signore
M13 t M4 M4 M4
w3ḏ.t rnp.wt Uadjetreneput Fiorente di Anni
G8
ḥr nbw Horo d'oro
R8 t
r
V13
N28
D36
G43
nṯr.t ḫˁw Netjeretkhau Divina nell'Apparizione
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
N5 C10 D28
Hiero Ca2.svg
m3ˁt k3 rˁ Maatkara Maat è il Ka di Ra
cioè
La Verità è l'Anima di Ra
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
i mn
n
W9 F4 A51
Hiero Ca2.svg
ẖnm.t Jmn h3t šps.wt Henemetamon-Hatshepsut Amata da Amon-Prima tra le Nobili Dame

Per rafforzare il diritto al trono, supportato comunque dai sacerdoti di Amon, Hatshepsut non esitò a mettere da parte il fratello e sposo, Thutmose II, dichiarando un inesistente periodo di coreggenza con il proprio padre, Thutmose I[155], e facendo riportare sulle mura del Tempio di Milioni di Anni che si fece erigere a Deir el-Bahari la leggenda della teogamia, da cui ella stessa sarebbe stata generata, tra il dio Amon e la regina Ahmes sposa del padre Thutmose I.

Il regno di Hatshepsut, che durò circa 22 anni fino al 1458 a.C. (o 1482), fu sostanzialmente pacifico; si ha notizia di almeno sei spedizioni militari[N 118], a tre delle quali partecipò Thutmosi III, ma si trattò fondamentalmente di vaste operazioni di polizia, in Nubia e nell'area siro-palestinese, per sedare gli inevitabili tentativi di rivolta che periodicamente si verificavano, specie al momento dell'assunzione del regno da parte di un nuovo sovrano. Tuttavia il regno di Hatshepsut verrà ricordato, grazie anche ai rilievi del tempio funebre di Deir el-Bahari, specialmente per le missioni commerciali e diplomatiche, prima fra tutte, nell'anno nono di regno[156] quella verso il Paese di Punt capeggiata dal cancelliere Nehesy. Una missione in tal senso deve intendersi come ritorno alla tradizione del Medio Regno, preso a modello di buon governo, oltre che di perfetto ritorno alle tradizioni del Paese dopo la parentesi costituita dal Primo Periodo Intermedio[156].

Nello stesso solco, di ritorno alla magnificenza del Medio Regno, deve intendersi la scelta di Deir el-Bahari per l'erezione del monumento più importante del regno di Hatshepsut, il suo tempio funerario (denominato: "Santo dei santi è Amon") non a caso costruito a ridosso del complesso a suo tempo eretto da Montuhotep II[156] cui, architettonicamente, si rifà. A lei si deve l'erezione di due obelischi nel Complesso templare di Karnak, alti circa 30 m[N 119].

«  [...]Ella fece per suo padre Amon, Signore di Tebe [...] due grandi obelischi di granito provenienti dal sud; le loro sommità sono del migliore elettro e sono visibili da entrambi i lati del fiume [...] La Mia Maestà ordinò che si lavorasse a loro dall'anno quindicesimo di regno, il primo giorno del sesto mese, all'anno sedicesimo, ultimo del dodicesimo mese, ovvero sette mesi di estrazione dalla montagna. »
(dal piedistallo dell'obelisco ancora eretto a Karnak[157][N 120])

A lei, ancora, si dovrebbe la realizzazione di un terzo monolite oggi noto come Obelisco incompiuto di Assuan giacché ancora giace, in posizione orizzontale, nella cava da cui doveva essere estratto[N 121][N 122].

Sotto il profilo della religione, nel periodo di regno di Hatshepsut, anche sotto la spinta dell'appoggio fornito dai relativi sacerdoti alla regina nel momento in cui aveva deciso di assumere direttamente il trono, prende vigore e si consolida il culto di quello che, fino ad allora, era considerato un dio minore, Amon, facente parte di una ogdoade tebana[N 123]; tra i più fidi consiglieri della regina, oltre l'architetto Senenmut[N 124] realizzatore del tempio di Deir el-Bahari, va di certo annoverato Hapuseneb, Primo profeta di Amon a Karnak. Altri funzionari fidati di Hatshepsut furono il tesoriere Djeuthy[N 125], il cancelliere Nehesi, che capeggiò la missione nel Paese di Punt, il capo maggiordomo di Palazzo, e veterano, Amenhotep[N 126], che fu incaricato delle operazioni necessarie per l'estrazione e l'innalzamento dei due obelischi di Karnak[156].

Thutmosi III e l'Impero[modifica | modifica wikitesto]
L'Obelisco di Teodosio a Istanbul
L'Obelisco lateranense

Intorno al 1458 a.C. (1482) Hatshepsut scomparve dalla scena politica dell'Egitto[158] ed il trono venne compiutamente assunto da quello che, per i ventidue anni di regno della regina, era stato il suo coreggente: Thutmosi III[N 128][159]. La sepoltura della regina si trova nella Valle dei Re, tomba KV20, ma si conosce anche un'altra tomba a lei destinata precedentemente all'assunzione del trono, in Wadi Sikket Taqa el-Zaide (ad ovest della Valle dei Re) contrassegnata dalla sigla WA D[N 129].

Il primo atto del nuovo re, in linea con quanto era ormai consuetudine al cambio di titolarietà, fu un intervento militare per sedare la rivolta, nell'area siro-palestinese, di una coalizione di principi asiatici capeggiati dal principe di Qadesh e protetta dal re di Mitanni[N 130]. Fu questa la prima di una lunga serie di campagne militari[N 131][160] portate a compimento da Thutmosi III di cui cinque nell'area mitannica[N 132][161].

Abbastanza tranquilla era la situazione con la Nubia da cui pervennero, documentati a far data dal trentunesimo anno di regno, regolari tributi[162]; l'unica campagna verso il sud, nell'anno cinquantesimo di regno, sarà finalizzata solo ad estendere l'influenza dell'Egitto fino alla Quarta cateratta del Nilo. Data l'estensione territoriale raggiunta, dalla citata Quarta cateratta a sud, fino all'area mesopotamica di Qatna[162], l'Egitto di Thutmosi III raggiunse la massima estensione mai raggiunta ben potendosi, perciò definire, un impero: la supremazia egiziana era ormai riconosciuta in tutto il Vicino Oriente e cordiali erano le relazioni anche con le isole Egee[163].

Durante il suo regno Thutmosi condannò all'oblio Hatshepsut facendone scalpellare il nominativo dai rilievi e datando il suo regno non dalla fine di quello del suo predecessore (come era consuetudine), bensì dal regno del padre, Thutmosi II. Si ritiene inoltre che, originariamente, il corpo di Thutmosi I, padre di Hatshepsut e nonno del terzo Thutmosi, fosse stato sepolto nella tomba della figlia e che Thutmosi III lo abbia poi successivamente fatto traslare nella KV38[164][N 133].

Sotto il profilo religioso ed edificatorio, Thutmosi III realizzò vaste opere di ampliamento nel Complesso di Amon, di cui si dimostrò fervente adoratore, a Karnak, ultimando le opere già iniziate da Thutmosi I e facendo realizzare l'Akh-Menu in cui, oltre gli annali relativi alle sue campagne militari, fece rappresentare, nel c.d. "orto botanico", la flora caratteristica di ognuna delle terre e delle città da lui conquistate. Sue costruzioni si trovano in Nubia, a Buhen, Sai, Faras, Kuban, Semna, Gebel Barkal, Kom Ombo, Ermant,Tod, nel Tempio di Montu a Medamud, Esna, Dendera, Eliopoli ed in altri centri minori della valle del Nilo e nel delta nilotico[165]. Quanto agli obelischi eretti, ancora una volta si deve ritornare a quello "Incompiuto di Assuan"; tale monolite, infatti, non venne estratto a causa di una fessurazione longitudinale che ne avrebbe reso impossibile l'estrazione. Purtuttavia, si tentò di sfruttare ugualmente il lavoro già svolto cercando di ricavarne un obelisco più piccolo (tentativo ugualmente fallito): le misure del tentativo di recupero sono pressoché simili all'obelisco di Thutmosi III oggi innalzato in Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma[166], ed originariamente eretto nel tempio di Amon a Karnak.

Tabella comparativa: tentativo di recupero dall'"Incompiuto di Assuan" e "Lateranense"[modifica | modifica wikitesto]
Obelisco (misure in m) base base del pyramidion altezza del pyramidion altezza totale peso in t
Assuan (tentativo di recupero) 3,13 2,01 5,30 32,00 512
Lateranense 2,98 1,88 4,51 32,18 471

Questo particolare, unito ad una esplicita dichiarazione dello stesso Thutmosi di aver, per la prima volta, eretto un solo obelisco in luogo della coppia normalmente prevista, ha fatto supporre che il tentativo di recupero fosse proprio il secondo obelisco non ultimato[166].

Un secondo obelisco di Thutmosi III, sebbene ridotto in altezza di circa 13 m, si trova oggi a Istanbul nella centrale Sultanahmet Meydan (che fronteggia la Sultanahmet Camii, o Moschea Blu), l'antico ippodromo di Costantinopoli ed è noto come "Obelisco di Teodosio" o, localmente, "Dikilitas"[N 134].

Alla sua morte, venne sepolto nella Valle dei Re, tomba KV34, ma il suo corpo venne rinvenuto nel 1881, pesantemente danneggiato, nel deposito (cache) DB320 di Deir el-Bahari[167].

Da Amenofi II ad Amenofi III[modifica | modifica wikitesto]

Come era ormai invalso, a pochi anni dalla morte (forse due) Thutmose III associò al trono il suo successore, Amenofi II, figlio delle regina Merira-Hatshepsut[165]. Se il regno di Thutmose III fu caratterizzato da numerose e vittoriose imprese belliche, ma anche da attenzione per l'arte e la cultura in generale[168], quello del secondo Amenofi, ugualmente prospero, fu invece imperniato sul desiderio di mantenere lo stato politico-militare raggiunto dal predecessore, e l'estensione "imperiale" raggiunta ormai dal Paese. Anche nel suo caso, all'assunzione del trono il primo impegno fu di carattere militare per sedare una rivolta in area siriana capeggiata dal re di Naharina, situazione non risoltasi con la prima campagna, cui ne seguirono altre due, negli anni settimo e nono, per arginare altre rivolte nel medesimo territorio capeggiate dal re di Karkemiš. Particolarmente importante, sotto il profilo storico, la terza di tali campagne che vide, a fronte di un cospicuo bottino in materiali e prigionieri, la perdita per l'Egitto dell'area compresa tra l'Oronte e l'Eufrate; tra i prigionieri si annoverano 3.600 "Apiru", popolazione in cui molti studi vorrebbero identificare gli Ebrei[169].

La tomba di Amenofi II, la KV35 della Valle dei Re, è a sua volta particolarmente interessante giacché all'atto della scoperta[N 135] risultò essere divenuta una sorta di deposito per mummie regali in un periodo storico in cui i saccheggi delle sepolture erano frequenti; conteneva infatti, oltre il corpo del titolare, altre dieci mummie di cui nove certamente appartenenti ad altrettanti re[N 136], nonché almeno altri sette corpi sconosciuti o solo di ipotizzabile identificazione [N 137][170].

Alla morte di Amenofi II gli successe sul trono Thutmose IV non destinato, verosimilmente, al trono forse per la prematura scomparsa dell'erede designato, forse un fratello maggiore[171][N 138].

« [...] guardami, volgi gli occhi su di me, o figlio mio Tuthmose! Io sono tuo padre Harmakis-Khepri-Atum. Io ti concedo la mia regalità sulla terra, a capo dei viventi [...] Vedi lo stato in cui sono e come il mio corpo è dolorante, io che sono il signore dell'altopiano di Giza! [...] io so che tu sei mio figlio, il mio protettore [...] »
(dalla "stele della sfinge di Thutmose IV"[172])

Il regno del quarto Thutmose, tuttavia, durò solo nove anni[173]; venne sepolto nella Valle dei Re, tomba KV43, ma il suo corpo venne rinvenuto nella tomba KV35 del suo predecessore.

Intorno al 1387 a.C. gli successe Amenofi III, figlio di Thutmose IV e della regina minore Mutemuia, che salì al trono all'età di forse 12 anni e che, verosimilmente nel secondo anno di regno, sposò Tye, fanciulla di origini non regali, figlia del funzionario Yuya originario di Akhmim[N 139], e sorella di Ay, futuro successore di Tutankhamon.

Se il regno di Thutmose IV, nonostante la brevità, fu caratterizzato da uno dei punti più alti della produzione pittorica egizia, quello di Amenofi III, grazie ad aperture con il mercato asiatico ed egeo[N 140], pervenne ad un grado di raffinatezza ineguagliato nella storia dell'Egitto[174]. Si è a conoscenza di una sola campagna di guerra di Amenofi III, nell'anno quinto, mentre maggior impegno dei due regnanti venne posto nei rapporti diplomatico-commerciali con l'area asiatica e con il bacino del Mediterraneo; tracce di Amenofi III e della regina Tiy sono infatti attestate a Creta[N 141], Micene[N 142], Etolia, Anatolia, Yemen, Babilonia, Assur. Anche sotto il profilo edificatorio Amenofi III è di certo degno di nota: suo è, nei pressi di Luxor e a breve distanza dalla Valle dei Re, a Kom el-Hettan, uno dei complessi funerari più grandi di cui si abbia notizia che, con i suoi oltre 350.000 m2, superava in dimensioni lo stesso complesso dedicato ad Amon a Karnak (circa 300.000 m2). Uniche vestigia ancora visibili dell'enorme complesso, denominato anche Malkata[N 143], sono i Colossi di Memnone originariamente prospicienti il pilone di accesso.

Importanti, per lo studio dell'estensione dei possedimenti egizi in tale periodo, sono cinque piedistalli di statue di Amenofi III, di cui restano solo i piedi, nella c.d. Corte Solare[N 144][175]. Queste sono state catalogate con sigle da "An" a "En"[176][N 145][177] e recano ovali merlati (simili a cartigli ma evidentemente rappresentanti città fortificate) sovrapposti a prigionieri con le braccia legate e sono liste di toponimi, di terre, località, città, popoli, sotto la giurisdizione dell'Egitto[178] .

Tabella delle liste di Kom el-Hettan[modifica | modifica wikitesto]
Lista Area Toponimi identificati
An Siria Babilonia (Sangar), Mitanni (Naharina), Karkemiš, Ḫattuša, Arzawa, Assur
Bn Siro-palestina città stato minori tra cui Damasco
Cn (molto danneggiata) forse Fenicia
Dn (area non identificata) Aram, Ashur, Babilonia
En c.d. "Lista Egea"[N 146] Amnisos, Festos, Kydonia, Micene, Tebe beotica, Messenia, Nauplion,
Kythera, Eleia[N 147][179], Knossos, Amnisos[N 148], Lyktos

È bene precisare, a dimostrazione dell'importanza del riferimento di cui sopra, che mai prima, e mai dopo Amenofi III, sono stati stilati (o ritrovati) elenchi così completi e complessi delle aree in qualche modo in rapporto con l'Egitto; la differenza tra le basi e la "Lista egea", inoltre, porta a far ritenere che nonostante la rappresentazione sia identica (i prigionieri con le mani legate) di fatto con l'Egeo si intrattenessero rapporti di alleanza e non di sudditanza. Varie furono, inoltre, le alleanze matrimoniali di Amenofi III con i popoli vicini: nell'anno undicesimo sposò, infatti, Gilukhipa, figlia di Shuttarna II di Mitanni, successivamente, dopo un colpo di stato durante il quale l'intervento egiziano fu risolutivo per riportare sul trono mitannita il legittimo successore Tushratta, ne sposò la figlia Tadukhipa. Anche sul fronte babilonese l'alleanza fu sancita da matrimoni, prima con la figlia e poi con la sorella del re Kadashman-Enlil I[180]. Si profilava tuttavia all'orizzonte la nuova potenza Hittita, che impegnerà militarmente e politicamente l'Egitto per lunghi secoli.

Intorno all'anno trentasettesimo di regno, le condizioni di salute di Amenofi III, minate dall'anno trentaquattresimo, si aggravarono tanto che il re consacrò 600 statue alla dea della guerra, ma anche delle guarigioni, Sekhmet[181], mentre Tushratta di Mitanni, poco prima che il re sposasse Tadukhipa, gli inviò un'immagine miracolosa della dea Ištar. Amenofi III morì nell'anno trentanovesimo di regno come testimoniato, peraltro, da alcune giare di vino datate rinvenute nella tomba KV62 di Tutankhamon. Venne sepolto nella tomba KV22 della Valle dei Re, ma il suo corpo venne rinvenuto nella tomba KV35 del suo predecessore Amenofi II.

Se alla politica in generale, e a quella estera dell'Egitto in particolare, prese attivamente parte la stessa regina Tye, vuoi durante il regno del marito, vuoi almeno nei primi anni di regno del figlio Amenofi IV[182], a lei si dovrebbe, quantomeno in fase embrionale, l'ispirazione del nuovo dogma atoniano che, iniziato sotto Amenofi III con l'allontanamento del Palazzo reale da Karnak e dai sacerdoti di Amon, proseguirà in maniera più drastica e dirompente durante il regno del suo successore[182].

Amenofi IV/Akhenaton e la "Eresia" amarniana[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Akhenaton, Nefertiti, Aton e Atonismo.

Alla morte del terzo Amenofi, dopo 39 anni di regno, la successione viene forse falsata dalla morte dell'erede designato (verosimilmente un Thutmose[174]); dopo un periodo di coreggenza con il figlio[N 149] sale al trono, perciò, Amenofi IV che, come caratteristica immediata, assume nomi della titolatura (salvo il nome proprio) che non fanno riferimento al dio Amon ed anzi si riallacciano alla religione eliopolitana di Ra[183] e denotano una precisa volontà di allontanarsi, almeno nominalmente, da Tebe, al punto che il riferimento a tale centro viene sostituito, nel Nome di Horus d'Oro, dalla dizione "Eliopoli meridionale"[184].

Amenofi IV
Nome Horo
E1
D40
N29 A28 S9

Kanakht-kai-Shuti

"Forte Toro delle Due Piume"

Nome Nebty
wr
r
sw t
n
i i m i t
p
Q1 t
Z2

Uer-nesut-em-Ipet-swt

"Grande di Regalità in Karnak"

Nome Horo d'oro
U39 Y1 N28
Z2ss
m O28 W24
O49
M27

Uetjes-khau-em-Iunu-Shemay

"Incoronato nella Eliopoli meridionale" (Tebe)

Praenomen o nome del trono
ra nfr xpr Z3 ra
wa
n

Neferkheperura-Uaenra

"Belle sono le Manifestazioni di Ra, l'Unico di Ra"

Nomen o nome di nascita
i mn
n
Htp R8 S38 R19

Amenhotep Netjerhekauaset

"Amenofi (Amenhotep), Dio Signore di Tebe"

Nei primi anni di regno Amenofi IV sposa Nefertiti[N 150] che, come già Tiy prima di lei, appare nelle rappresentazioni ufficiali sempre al fianco del marito[185] a testimoniare il legame tra i due nell'impegno politico che, nel caso di Amenofi IV e Nefertiti, si riflette anche nella vita privata che, per la prima volta nell'arte egizia, viene apertamente rappresentata in un canone artistico dettato direttamente dal re[N 151]. La coppia generò sei figlie ed essendone noti gli anni di nascita, sulla presenza e sul numero di quelle rappresentate si basa la datazione di alcuni rilievi e, conseguentemente, di alcuni eventi[N 152].

Nell'anno secondo di regno, Amenofi IV assegnò ad Aton una posizione di preminenza nel pantheon egizio sostituendone il culto, come dio dinastico, a quello di Amon[185]; non si trattò, tuttavia, di un caso di monoteismo, bensì di enoteismo in cui, cioè, il culto venne accentrato su una divinità specifica con preminenza sulle altre. La scelta di allontanarsi dal culto di Amon e da Karnak, si concretizzò, inoltre, nell'idea di spostare la capitale del regno da Luxor ad un altro centro che non fosse, in alcun modo, sotto la protezione di alcuna divinità; per tale motivo, nell'anno quarto, unitamente a Nefertiti Amenofi IV raggiunse una località a circa 250 km da Luxor ed ivi decise di costruire, ex novo, la nuova città di Akhetaton, nei pressi della moderna città di Amarna[186]. Amenofi fece innalzare nell'area, delimitata da un vasto circolo naturale di alture, 14 steli confinarie per delimitare il territorio ed i lavori di edificazione iniziarono nell'anno quinto di regno quando, contemporaneamente, mutò il proprio nome in Akhenaton, ovvero "Gradito ad Aton", e la titolatura regale.

Tabella comparativa dei nomi di Amenofi IV e Akhenaton[modifica | modifica wikitesto]
Amenofi IV[187] Akhenaton
Nome Horo
E1
D40
N29 A28 S9

Kanakht-kai-Shuti

"Forte Toro delle Due Piume"

i t
n
N5
mr

Meriaton

"Forte Toro, Amato da Aton"

Nome Nebty
wr
r
sw t
n
i i m i t
p
Q1 t
Z2

Uer-nesut-em-Ipet-swt

"Grande di Regalità in Karnak"

wr
r
sw i i Aa15
N27
i t
n
N5

Uer-nesut-em-Akhetaton

"Grande di Regalità in Akhetaton"

Nome Horo d'oro
U39 Y1 N28
Z2ss
m O28 W24
O49
M27

Uetjes-khau-em-Iunu-Shemay

"Incoronato nella Eliopoli meridionale" (Tebe)

U39 r
n
V10
n
i t
n
N5

Uetjes-ren-en-Aton

"Esaltatore del Nome di Aton"

Praenomen o nome del trono
ra nfr xpr Z3 ra
wa
n

Neferkheperura-Uaenra

"Belle sono le Manifestazioni di Ra, l'Unico di Ra"

ra nfr xpr Z3 ra
wa
n

Neferkheperura-Uaenra

"Belle sono le Manifestazioni di Ra, l'Unico di Ra"

Nomen o nome di nascita
i mn
n
Htp R8 S38 R19

Amenhotep Netjerhekauaset

"Amenofi (Amenhotep), Dio Signore di Tebe"

i t
n
ra
G25 x
n

Akhenaton

"Utile ad Aton"

Sostanzialmente, la "nuova religione" era, al contrario di quanti hanno voluto vedervi un'anticipazione del cristianesimo, la continuazione ed estremizzazione di quanto già iniziato nel Medio Regno e proseguito poi nel Secondo Periodo Intermedio con la "solarizzazione" dei principali dei dell'Egitto, tra cui Amon, che proprio in quel periodo assunse la forma sincretica di Amon-Ra con l'intento di concentrare su Ra il momento della creazione ed il mantenimento della vita[186]. Akhenaton scelse di inserire il nome dell'Aton nei cartigli, come se si trattasse di un sovrano, così facendone un alter ego del faraone nel mondo delle divinità: come il dio regnava nei cieli, il re governava sulla terra. Aton fu perciò, a dimostrazione della coesistenza anche degli altri dei, "Ra-Horakhti apparso nell'orizzonte", "Nel suo nome di Shu che è nel disco solare"[188]. Al contrario di Amon, che era "il Nascosto", Aton era ben visibile ed una manifestazione tangibile del potere divino che poteva fare a meno anche di un clero dedicato, là ove lo stesso Akhenaton, il "bel figlio del Dio", fungeva da intermediario obbligatorio tra la terra e il cielo[188].

Nonostante lo stravolgimento apparente, l'innovazione atoniana non comportò grandi effetti sulla popolazione, primo perché il trasferimento della Corte ad Akhetaton non diede possibilità di comprendere appieno il nuovo culto, e secondo perché il culto, in sé, non influenzava la tradizionale religione che il popolo stesso continuò a seguire[189][N 153].

Le ripercussioni della "rivoluzione amarniana" si ebbero principalmente in due campi: quello economico e quello artistico. Nel primo caso, Akhenaton fece chiudere alcuni templi (oppure ne limitò l'attività) concentrandone sulla Corona i beni ed eliminando, di fatto, l'anello di produzione e redistribuzione del reddito costituito, appunto, dalle strutture templari locali. Questo accentramento comportò necessariamente la centralizzazione dell'attività amministrativa e il potenziamento del braccio esecutivo costituito dall'esercito[190]. Sotto il profilo delle arti, se non vi furono grandi innovazioni in campo letterario[N 154], ve ne furono nei testi ufficiali, ancora legati all'egiziano classico del Medio Regno, in cui venne imposto l'uso del linguaggio parlato[190].

Ma le innovazioni più palesi, e durature nonostante il brevissimo periodo di sviluppo, si ebbero nel campo delle arti figurative in cui si realizzò una vera riforma artistica che sostituì alla ieraticità, compostezza e idealizzazione delle precedenti rappresentazioni, specie dei sovrani, un naturalismo più sensuale che non esitava ad accentuare le forme del corpo, oltre che rappresentare, ed anzi accentuare, anche in questo caso, i difetti fino al limite caricaturale[191]. Per la prima volta, inoltre, alle scene ufficiali si affiancarono rappresentazioni di vita familiare del re, della regina, delle figlie e dell'entourage reale.

Nell'anno dodicesimo di regno si svolsero ad Akhetaton festeggiamenti con la consegna di tributi da parte dei popoli sottomessi all'Egitto; in questa occasione, la regina Tiy raggiunse il figlio nella nuova Capitale ove permarrà fino alla scomparsa[192]; nello stesso anno, o forse l'anno successivo, morì la secondogenita Maketaton[N 155][193] e Nefertiti sembra aver ricoperto un ruolo di minore importanza essendo sostituita, nei rilievi delle cerimonie ufficiali, dalla figlia Meritaton. Si ritiene[194] possa essere morta nell'anno quattordicesimo giacché non se ne ha più traccia nei rilievi.

Gli ultimi 3 anni di regno di Akhenaton furono alquanto turbolenti per una sorta di radicalizzazione del culto di Aton in aperto scontro con Amon il cui tempio di Karnak venne chiuso ed il cui nome venne scalpellato dai monumenti e, in alcuni casi, dai rilievi recanti il nome di predecessori che presentavano, nella parte teofora del nome, riferimento a tale divinità[195]. La presenza, in alcuni rilievi, di un altro re accanto ad Akhetaton, Smenkhara[196], ha fatto supporre vi sia stato un periodo di coreggenza[197], ma poche o nulle tracce di tale re sono state ad oggi rinvenute; il suo corpo è stato, per lungo tempo, identificato nell'occupante della tomba KV55 della Valle dei Re. Secondo un'ipotesi[198] legata al nome completo di Nefertiti raffrontato a quello citato di Smenkhara, Neferneferuaton Nefertiti Meri Uaen-ra per la prima e Neferneferuaton Smenkhara Meri Uaen-ra per il secondo, la scomparsa dalla scena politica della regina sarebbe da porsi in correlazione con un cambio di denominazione della stessa che avrebbe regnato come coreggente del marito[199] e forse, per meno di un anno dopo la sua morte avvenuta nell'anno diciassettesimo di regno,autonomamente con il nome di Smenkhara[200] prima che il trono passasse al giovanissimo Tutankhaton.

Tutankhaton/Tutankhamon e la restaurazione[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tutankhamon e Tomba di Tutankhamon.

Alla scomparsa di Akhenaton assunse forse il trono, per un brevissimo tempo, un effimero re, Smenkhara, di cui si hanno poche tracce archeo-storiche. Ma se poche sono le tracce circa la genealogia di Smenkhara, altrettanto lo sono quelle del suo successore, il giovanissimo Tutankhaton[201], ovvero "Immagine vivente di Aton", che, all'atto dell'assunzione del trono, doveva contare 9-10 anni. Nato verosimilmente ad Akhetaton, forse da Akhenaton e da una regina minore, Kiya[N 156][202], o da Akhenaton e dalla propria figlia Maketaton, Tutankhaton sposò nel 1° o 2° anno di regno Ankhesepaaton ("Che ella possa vivere per Aton"), terza figlia di Akhenaton e Nefertiti, nata verosimilmente nell'anno 5° o 6° di regno del padre[203], di 12-13 anni.

Al momento dell'ascesa al trono, il giovane re assunse come Nome di Horus "Toro possente, che è l'immagine di Amon", mentre nel titolo Le Due Signore, "Perfetto nelle leggi, che pacifica le Due Terre", già si esprimerà l'ideologia pacificatoria per sanare la situazione di indecisione creatasi con l'eresia amarniana confermata, peraltro, nel nome di Horus d'Oro, "Che indossa le corone e soddisfa gli Dei". Data la giovane età, tuttavia, e la necessità di procedere, contestualmente, non solo alla "normale" amministrazione dello stato, ma anche alle funzioni religiose e di capo dell'esercito, al giovanissimo re venne affiancato un Consiglio di Reggenza costituito dal "Padre Divino" Ay[N 157], da Maya, sovrintendente reale e poi sovrintendente della necropoli reale tebana, la Valle dei Re, e da Horemheb, comandante dell'esercito[N 158]. Il Paese, inoltre, era ormai debilitato dall'esperienza atoniana vuoi sotto il profilo interno che nei rapporti internazionali; grave si presentava anche la situazione economica[N 159][204], era inoltre politicamente necessario rompere con il passato regime voluto da Akhenaton e, poco dopo la salita al trono del nuovo sovrano, l'intera corte abbandonò la capitale Akhetaton per spostarsi prima a Menfi e poi a Tebe[N 160]. Prima di tale trasferimento, i due giovani sovrani mutarono i propri nomi rispettivamente in Tutankhamon e Ankhesenamon; per avvalorare il ritorno alle antiche pratiche, e preparare la restaurazione degli antichi dei, la cerimonia di incoronazione, già svoltasi ad Akhetaton sotto il patrocinio del dio Aton, venne ripetuta a Karnak, questa volta sotto l'egida di Amon.

In tale quadro di incertezza politico-religiosa si inquadra, perciò, la produzione nell'anno 6° di regno della Stele della restaurazione[N 161] da intendersi, oltre che come dichiarazione di ritorno agli antichi culti, anche, e specialmente, come azione pubblica, in qualche modo risarcitoria, proprio per il clero di Amon[205]. L'idea di fondo di limitare, tuttavia, il potere di Amon, e del suo clero, restò al punto che può essere interessante notare che in tutte le iscrizioni di tale periodo in cui compare il nome dei dio Amon, questo non viene mai indicato come Amon-Ra-sonter, ovvero "Amon-Ra re di tutti gli dei", ma semplicemente come Amon-Ra[206]; analoga idea, ovvero il tentativo di tenere a bada il potere del clero di Karnak, è interpretabile nella presenza quasi costante di una triade di divinità composta da Amon, Ptah e Ra, questi ultimi dei, in origine, molto più antichi ed importanti di Amon che faceva invece parte di una ogdoade locale[207].

Il breve regno di Tutankhamon si concluse, senza eredi[N 162][208] dopo circa 10 anni con la morte del sovrano per cause ad oggi non ancora esattamente individuate; aldilà della fase di restaurazione del culto amoniano e degli antichi dei dopo l'esperienza atoniana, Tutankhamon è tuttavia più famoso per la sua tomba, KV62, rinvenuta nella Valle dei Re, pressoché intatta, nel 1922 dall'archeologo britannico Howard Carter[N 163].

La Regina vedova e la successione[modifica | modifica wikitesto]

Morto senza eredi, Tutankhamon lasciava un Paese da poco tornato alle antiche usanze ed al culto degli antichi dei e non ancora politicamente consolidato, all'interno come nei rapporti esteri, dopo l'esperienza amarniana. In tale contesto si inquadrerebbe una missiva, di cui non si hanno tracce negli archivi egizi di Amarna[N 164][209], di cui si ha però notizia dagli archivi reali hittiti di Ḫattuša, l'odierna Boğazkale, antica capitale dell'impero Hittita in Turchia[210]. Dalle "Gesta di Šuppiluliuma I narrate da suo figlio Mursilis II"[211][212], si ha infatti notizia della missiva con cui una "regina vedova" egizia si rivolge al re hittita Šuppiluliuma perché al più presto le invii un suo figlio da far sedere sul trono d'Egitto.

« Mio marito è morto e io non ho un figlio. DIcono che tu hai molti figli; mandamene uno e io lo farò mio marito »
(dagli "Annali di Mursilis" [213])

Dato anche lo stato di guerra tra il due Paesi, Šuppiluliuma I evidentemente non si fidò dell'offerta ed inviò presso la Corte egiziana un suo funzionario, Hattusha-Zitish, cosicché per la seconda volta, la "regina vedova" scrisse al re hittita, facendo accompagnare il funzionario da un proprio emissario, Hani, precisando che non intendeva sposare un "servo".

« Ti avrei forse scritto se avessi un figlio che potrei sposare? Mio marito è morto e io non intendo sposare un mio servo. Mandami tuo figlio e io lo farò re. »
(dagli "Annali di Mursilis" [213])

Convinto della veridicità della richiesta, Šuppiluliuma I inviò uno dei suoi figli, Zannanzash, che però non raggiunse mai l'Egitto poiché venne assassinato, verosimilmente da truppe egiziane, alla frontiera settentrionale del Paese[214] Esiste tuttavia diatriba su chi sia la "regina vedova"; la stragrande maggioranza[N 165] degli studiosi ritengono che l'individuazione più plausibile sia Ankhesenamon dopo la morte di Tutankhamon; altri ritengono, invece, possa trattarsi di Nefertiti alla morte di Akhenaton. Nel caso si volesse individuare Ankhesenamon, appare chiaro che lo scambio epistolare e la visita dell'ambasciatore hittita siano dovuti avvenire nei settanta/novanta giorni durante i quali si svolgevano le operazioni per il seppellimento della mummia di Tutankhamon[215]. Ne conseguirebbe che l'assassinio del principe Zannanzash non avrebbe dato possibilità di reiterare la richiesta e Ankhesenamon sia stata costretta a sposare un non appartenente alla famiglia regale. Si è ipotizzato che la scelta possa essere ricaduta su Ay che, sposando Ankhesenamon, figlia e moglie di faraone, lo avrebbe legittimato al trono e che costui però, già sposato fin da Amarna con Tey, avrebbe poi esautorato la regina subito dopo l'incoronazione[216][217][N 166]. Una seconda incongruenza riguarda, infine, il termine dispregiativo usato dalla "regina vedova" che fa riferimento ad un "servo" termine, che, qualora il riferimento fosse stato ad Ay, alto funzionario, fratello della regina Tye, sposa principale di Amenhotep III e, perciò, imparentato con la famiglia reale, sarebbe stato ingiustificato, Si azzarda, perciò[218] che il riferimento potesse essere rivolto ad Horemheb figlio, per quanto è dato di sapere, di un oscuro funzionario di provincia[N 167].

Ay[modifica | modifica wikitesto]

A Tutankhamon successe Ay[N 168] che, verosimilmente, ne sposò la vedova Ankhesenamon[216]. Si trattò di un regno alquanto breve, 4 anni[N 169] durante i quali, tuttavia, se da un lato proseguì la politica di restaurazione dopo l'esperienza amarniana di Akhenaton, dall'altro non lo si può definire come di rottura definitiva con il passato giacché ancora il culto atoniano fece sentire i suoi effetti, seppure grandemente stemperati. Una delle versioni più complete del "Grande Inno ad Aton", composto da Akhenaton, si trovava nella tomba già predisposta per Ay ad Akhetaton[216] e l'appartenenza ad un ramo collaterale della famiglia regale, forse perché fratello della regina Tye, consente di escludere che possa a lui addebitarsi uno strappo totale dalla precedente ideologia, strappo che avverrà, alla sua morte, con il suo successore Horemheb, ultimo re della XVIII dinastia.

Ay venne sepolto nella tomba KV23[N 170] che si ritiene non fosse stata preparata per lui, ma per un altro faraone: Amenofi IV/Akhenaton, Smenkhara o, più probabilmente, Tutankhamon[220]. Nell'area di Medinet Habu, inoltre, iniziò la costruzione di un grande tempio del milione di anni che venne utlimato dal suo successore Horemheb[221].

Horemheb[modifica | modifica wikitesto]

Considerato il vero artefice della restaurazione amoniana fu il capo dell'esercito[222], il generale Horemheb[N 171]. Con l'incarico di portavoce del re per la politica estera[216] Horemheb fu inviato in missione diplomatica in Nubia[N 172] e guidò una campagna militare al fianco di Tutankhamon nell'area siro-palestinese a seguito di una violazione di confini degli hittiti che avevano occupato Amqa, in Libano, territorio sotto protettorato egiziano. Come rappresaglia gli egizi occuparono Qadeš[N 173] e tale fu il confine verso l'area siro-palestinese sotto il regno di Horemheb[223].

Figlio di un oscuro funzionario di provincia[224], Horemheb proveniva forse da Henet Nesut, la greca Eracleopoli; benché designato già quale "principe ereditario" durante il regno di Tutankhamon[225], Horemheb giunse al trono dopo i 4 anni di regno di Ay sposandone, per legittimare il suo diritto, , la figlia Mutnodjemet.

Nella scelta della titolatura regale indicò la sua fermezza nel voler raggiungere la piena restaurazione[223]; egli scelse, infatti, come Nome di Horus "Toro possente dalla sagge decisioni", come nome di Horus d'Oro "Con lui gioisce la Maat e crescono le Due Terre" e come titolo "nebty", ovvero Le Due Signore, "Grande di bellezza in Karnak" a voler confermare la propria devozione al dio Amon, ma anche al suo clero grazie al quale, molto verosimilmente, egli era assurto al trono[226][227].

Titolatura di Horemheb[modifica | modifica wikitesto]
Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
E1
D44
O24 s Aa1
r
Y1
Z2
Srxtail.jpg
k3 nḫt spd ḫrw Ka-nekhet seped kheru
Toro possente, che si eleva in altezza
G16
nbty (nebti) Le due Signore
G36
r
U16
t Z2
m i p
t
Q1 Q1 Q1
wr bj3wt m ipt swt
Grande di bellezza in Karnak
G8
ḥr nbw Horo d'oro
O4
r
Y1
D2 Z1
C10 s L1 N17
N17
hrw hr m3՚t sḫpr t3wy Heru hor maat sheper tawy
Sotto di lui la Maat è contenta e le Due Terre rinascono
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
N5
D45
L1
Z2
N5 U21
N35
Hiero Ca2.svg
dsr ḫprw r՚ stp n r՚ Djeserkheperura Setepenra Divine sono le manifestazioni di Ra, prescelto da Ra.
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
M17 Y5
N35
U7
G5 S3 Aa13
W3
[228]
Hiero Ca2.svg
ḥr-m-ḥb mr-imn Horemheb meriamon Horo è in festa, amato da Amon.

Drastica fu anche l'opera di damnatio memoriae posta in essere contro Akhenaton, ma anche contro i re che a questi erano succeduti, Smenkhara, Tutankhamon ed Ay[N 174], tanto da dichiararsi discendente diretto di Amenhotep III ed inglobando nei propri anche gli anni di regno dei predecessori talché il suo regno, di fatto durato forse 27 anni, risultò di circa 60[229]. Tale opera di cancellazione del passato amarniano, tuttavia, portò notevoli vantaggi in campo archeologico; a lui si deve, infatti, l'iniziale smantellamento della città di Akhetaton, nonché del tempio dedicato ad Aton fatto costruire nei pressi del tempio di Amon a Karnak. Da tali costruzioni recuperò molteplici talatat, i mattoni di piccole dimensioni utilizzati per realizzare più velocemente la città, che reimpiegò come materiale di riempimento di due piloni, il IX e il X, del tempio di Karnak dedicato ad Amon[230][231]. L'enorme quantità di talatat recuperate (oltre 600.000) consentirà, negli anni '70 del '900[N 175], di ricostruire molte parti del tempio di Aton e della città, che venne ulteriormente depredata fino al regno di Ramses II.

Anche in campo infrastrutturale il regno di Horemheb è degno di nota. Oltre i già citati due piloni, a lui si deve la costruzione di un terzo pilone (il II) del tempio di Karnak, nonché l'ampliamento ed il completamento del tempio del milione di anni iniziato da Ay a Medinet Habu e due "speos", ovvero templi rupestri, dedicati ad Amon (nel Gebel Silsila) e al dio Thot (nel Gebel Adda). Nel tempio di Karnak iniziò la costruzione della sala ipostila, proseguita poi da Seti I e ultimata da Ramses II. Proseguendo un'opera iniziata sotto Tutankhamon, congiunse il tempio di Amon con quello di Mut attraverso un viale di criosfingi e usurpò, facendola sua, la Stele della restaurazione di Tutankhamon[232].

In campo legislativo ed amministrativo, abolì la centralizzazione voluta da Akhenaton reintroducendo le istanze religiose locali e nominando giudici e tribunali su base regionale; ripartì il potere giuridico-amministrativo tra Alto e Basso Egitto istituendo le figure del visir di Tebe e di Menfi e ristrutturò l'esercito in due circoscrizioni del nord e del sud del Paese[233].

Horemheb morì nel suo ventisettesimo anno di regno effettivo (cinquantanovesimo se considerato Amenofi III quale suo diretto predecessore) e venne sepolto nella tomba KV57 della Valle dei Re. Si chiudeva, senza eredi maschi[N 176], la XVIII dinastia ed il trono passò ad un altro generale, Ramses che darà inizio alle dinastie dei "ramessidi"[234]

XIX dinastia[modifica | modifica wikitesto]

La XVIII dinastia si chiude senza eredi; il successore di Horemheb sarà, perciò, un altro militare, il generale Pramessu, o Ramessu originario del delta nilotico che, con molta probabilità, Horemheb associò al trono prima di morire[235]. Fu costui il primo dei Ramses e nella titolatura espresse palesemente la volontà di proseguire nella linea tracciata dal suo predecessore: come Nome di Horus scelse, infatti, "Colui che conferma la Maat sulle Due Terre", ma con il Nome di intronizzaione (o praenomen), scelse Menpehtyra, ovvero "Stabile è la potenza di Ra" così confermando il suo rapporto privilegiato con il dio di Eliopoli peraltro già insito nel suo nome proprio "Ramses", ovvero "Generato da Ra". A conferma della scelta eliopolitana, e dello spostamento quindi dell'asse religioso da Tebe a Menfi ed al conseguente allontanamento dal clero amoniano, venne anche il Titolo Nebty (Le Due Signore) "Colui che è stato incoronato re, l'eletto di Atum"[233]. Il suo regno, durato due anni, fu particolarmente breve e venne sepolto nella Valle dei Re, tomba KV16.

Tabella "S": XIX dinastia [1291 - 1185 a.C.][modifica | modifica wikitesto]
Tabella "S": re della XIX dinastia[236]
Date (a.C.)[53] Principali Re
1291 - 1289 Ramses I
1289 (1291) - 1278 Seti I
1279 - 1212 Ramses II
1212 - 1202 Merenptah
1202 - 1199 Amenmesse
1199 - 1193 Seti II
1193 - 1187 Siptah
1193 - 1185 Tausert

A Ramses I successe il figlio, Seti I, che aveva associato forse poco dopo l'assunzione del trono[N 177], e che aveva contestualmente ricoperto l'incarico di visir e comandante dell'esercito[N 178][237]. A legittimare la sua ascesa al trono, nel tempio di Abido la cui costruzione era stata iniziata dal padre, Seti I fece scolpire una lista comprendente 76 predecessori sul trono dell'Egitto (da Menes a Seti I)[N 179]. Pur gravitando nell'area del Basso Egitto, sia politicamente che religiosamente, Seti I non sminuì tuttavia il ruolo di Tebe che mantenne lo status di capitale del Paese e, in tal senso, la scelta dei nomi della titolatura regale fu, inoltre, adeguatamente "diplomatica": Nome di Horus "Toro possente incoronato a Tebe che vivifica le Due Terre"; praenomen Menmaatra seguito dall'epiteto "Sovrano di Tebe e Sovrano di Eliopoli" e nome proprio, Seti I, seguito dalle frasi "Amato da Amon" e "Amato da Ptah"[238].

Nel titolo nebty, inoltre, rimarcò quella che sarà una caratteristica particolare del suo regno, ovvero la proiezione del Paese verso l'estero: "Colui dal forte braccio che rinnova le nascite e respinge i Nove Archi[N 180]"

Sono note quattro sue campagne di guerra di cui la prima, nel suo primo anno di regno, verso l'area siro-palestinese per recuperare il possesso di alcuni pozzi che fiancheggiavano la strada che conduceva alle fortezze egizie di Beth-San, Reheb e Megiddo; durante questa campagna, prese alcune città dell'area tra cui Tiro, nell'attuale Libano, Acri, in Israele, Pella, in Giordania. Nella campagna successiva, nel secondo anno di regno, raggiunse Qadeš quindi, stabilizzata l'area, portò la terza campagna contro i libici. Un quarta campagna si rese necessaria nell'area palestinese contro gli hittiti con la quale l'Egitto si assicurò il controllo sulla Siria, ma il confine si formò a sud di Qadeš dopo un trattato di pace stilato con il re hittita Muwatalli II[239].

Anche sotto il profilo edificatorio, benché marcatamente proteso verso il nord, mantenne equa distanza tra le due aree del Paese: valorizzò il dio Seth, di cui recava il nome, facendogli erigere un tempio nell'area di Avaris (l'antica capitale Hyksos)[N 181], ma proseguì i lavori iniziati da Horemheb per la sala ipostila del tempio di Amon a Karnak e fece costruire, nell'anno undicesimo, un'altra sala ipostila in Nubia nel tempio dedicato ad Amon di Gebel Barkal.

Alla sua morte, avvenuta dopo undici anni di regno, venne sepolto nella tomba KV17 della Valle dei Re, nota anche come "Tomba Belzoni", dal nome dell'italiano Giovanni Battista Belzoni che ne fu lo scopritore nel 1817, forse la più decorata della Valle e sicuramente la più bella tanto da meritare l'epiteto di "Cappella Sistina egizia"[N 182].

Ramses II[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ramses II, Battaglia di Qadeš, Abu Simbel, Diga di Assuan, Lista dei figli di Ramses II e Pi-Ramses.

Alla morte di Seti I, nel 1304 a.C. circa[N 183], salì al trono il figlio ventenne Ramses II il cui regno sarà forse il più longevo dell'Antico Egitto con i suoi oltre 67 anni, durante i quali tale sarà la figura del faraone, con ripercussioni nella storia anche di altri paesi dell'area medio-orientale, da meritargli l'appellativo di "Ramses il Grande"[240].

La titolatura regale di Ramses II riporta:

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
E1
D44
C10 mr
Srxtail.jpg
kA-nxt-mr-mAat Toro Possente Amato da Maat
G16
nbty (nebti) Le due Signore
G45 f
Z7
D44 N25 t
Z2
mk-kmt-waf-HAswt Protettore d'Egitto, Dominatore dei Paesi Stranieri
G8
ḥr nbw Horo d'oro
wsr s M4 M4 M4 O29
D44
Z2
wsr-rnpwt-aA-nxtw Ricco di anni, Grande di Vittorie
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
ra wsr mAat ra
stp
n
Hiero Ca2.svg
wsr-mAat-ra-stp-n-ra User Maat-Ra Setepenra Potente è la Maat di Ra, L'eletto di Ra
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
C2 C12
N36
F31 S29 M23
Hiero Ca2.svg
Ra-ms-sw-mr-jmn Ramessu Meri Amon Ra lo ha generato, amato da Amon

Con il titolo nebty, Protettore dell'Egitto e Dominatore dei Paesi stranieri, si manifesta l'ideologia guerriera del re che, infatti, già nel secondo anno di regno dovette affrontare la minaccia costituita dalle incursioni piratesche degli Shardana[N 184] che sconfisse in una battaglia navale e che, successivamente, apprezzandone il valore, inglobò nel suo esercito facendone la sua guardia personale[240].

Gli hittiti e il trattato di pace[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno quarto iniziò lo scontro che, protrattosi per lungo tempo, doveva caratterizzare il regno stesso di Ramses II, quello con l'impero Hittita. Una prima campagna portò l'esercito egiziano prima a Tiro, quindi a Biblo e nel Regno di Amurru che venne sottomesso. L'anno successivo Ramses organizzò una seconda campagna nell'area siro-palestinese, ancora una volta contro l'impero Hittita; questa volta la partenza della spedizione avvenne da Pi-Ramses, la nuova capitale appositamente fatta costruire da Ramses nei pressi dell'antica Avaris, e si diresse verso il Giordano; oltrepassò il Lago di Tiberiade e risalita la Valle della Beqa', raggiunse Qadeš nella cui pianura si svolse la battaglia più famosa del regno di Ramses e, per quanto noto, della storia egiziana[241]. Sostanzialmente la battaglia si risolse con un nulla di fatto da entrambe le parti in campo[242][243][244], ma Ramses la propagandò come una grande vittoria non esitando a mettere in cattiva luce il suo stesso esercito timoroso ed esaltando le sua gesta personali.

« Non c'è un principe con me, non c'è auriga, non c'è un soldato, non un ufficiale. Mi ha lasciato il mio esercito, la mia cavalleria si è in ritirata davanti a loro, non si è fermato uno di loro per combattere »
(dal "Poema di Pentaur" [245])

Ne fece scolpire le fasi sui suoi monumenti più importanti: sul muro di cinta del tempio di Abido costruito dai suoi predecessori, su tre pareti del tempio di Amon a Karnak[N 185], due volte a Luxor[N 186] e sul muro nord dell'interno del tempio di Abu Simbel. Ne lasciò traccia in uno scritto su papiro, il "poema di Pentaur", dal nome dello scriba che lo redasse[N 187], nonché in altre redazioni su papiro (Raifé, oggi al Louvre, Sallier III e Chester Beatty II, quest'ultimo molto frammentato, al British Museum), nonché in "bollettini di guerra" e rappresentazioni grafiche per un totale di tredici versioni[246].

« Divenni come Monthu: lanciai frecce a destra, catturai prigionieri a sinistra; ero come Seth nella sua ora, davanti a loro. Le duemilacinquecento pariglie in mezzo alle quali mi trovavo, erano ammucchiate davanti ai miei cavalli. Non uno trovava fra loro coraggio per combattere. I loro animi erano sciolti nel loro corpo, le loro braccia deboli, e non riuscivano a lanciar frecce. Non trovavano il coraggio per impugnare le loro lance. Li feci allora cadere nell'acqua come cadono i coccodrilli, uno sull'altro. Feci strage fra loro a mio piacere »
(dal "Poema di Pentaur" [245])

Anche nei resoconti di questa battaglia vengono menzionati espressamente gli Shardana.

« Sua Maestà aveva preparato il suo esercito, la sua cavalleria, gli Sherdan... forniti di tutti i loro attrezzi di guerra »
(dal "Poema di Pentaur" [245])

Altre campagne nell'area siro-palestinese, dove nel frattempo gli hittiti avevano creato una coalizione contro l'Egitto, furono portate da Ramses II nell'anno settimo, quindi nell'ottavo e nel nono[247] durante la quale gli egiziani superarono i monti della Galilea e occuparono Acri garantendosi la fedeltà di Tiro, Sidone, Biblo, Irqata, Dapur, Tunip, a nord della Siria. La situazione così creatasi suscitò disordini nell'impero hittita con colpi di stato che videro alternarsi sul trono vari rappresentanti della famiglia reale e di rami collaterali della stessa fino a che, nell'anno diciottesimo di Ramses II, il re hittita fuggiasco, Uri-Teshub, che era precedentemente salito al trono con il nome di Mursili III non si rifugiò in Egitto per sfuggire ad Hattušili III che ne chiese l'estradizione negata dal potere egiziano che, anzi, iniziò nuove campagne di guerra che si protrassero per tre anni[248]. Nell'anno ventunesimo di regno di Ramses II (orientativamente nel 1259 a.C.) si giunse al più antico trattato di pace di cui si abbia conoscenza tra Egitto e impero Hittita, anche per contrastare una nuova minaccia che, nel frattempo, si stava profilando, la potenza Assira[249]. Trascrizioni di tale trattato sono state rinvenute in entrambi i paesi: in Egitto su due stele, una a Karnak e l'altra nel Ramesseum, in Turchia, l'antica sede dell'impero hittita, nell'archivio di Bogazkoy, l'antica capitale Ḫattuša[N 188].

Tra le altre clausole, particolarmente importanti appaiono quelle che regolano le alleanze, nonché l'istituto giudiziario dell'estradizione tra le due entità sovrane che viene sottoposto a particolari vincoli, come peraltro avviene ancora nei trattati moderni, per reati politici o d'opinione.

« [...]Il grande principe di Kheta non attraverserà la (frontiera) del paese dell'Egitto, mai mai, per impadronirvisi di qualcosa; allo stesso modo, Usermaatra Setepenra non attraverserà (la frontiera) del paese di Kheta, mai mai, per impadronirvisi di qualcosa. [...] Se un altro nemico verrà fino al paese di Usermaatra Setepenra, il grande principe dell'Egitto, e questi si rivolgerà al grande principe di Kheta dicendo: "Vieni con me come alleato contro di lui", il grande principe di Kheta [si unirà a lui] e ucciderà i nemici (dell'alleato). [...] Se un uomo o due fuggiranno dall'Egitto, o anche tre uomini, e si rifugeranno dal principe di Kheta, questi non li prenderà e saranno inviati indietro a Usermaatra Setepenra, il grande principe dell'Egitto; l'uomo che sarà in tal modo riportato a Ramses Meriamon, il grande principe dell'Egitto, non gli sarà contestato questo crimine, non sarà fatto danno alla sua casa, a sua moglie o ai suoi figli, non sarà ucciso, non sarà accecato né gli saranno tagliate le orecchie o gli saranno mutilate le gambe. Non gli sarà contestato nessun crimine[250][N 189] »
(estratti dalla copia del trattato del Ramesseum[245])

Dopo tale trattato, i rapporti tra le due grandi potenze dell'epoca si stabilizzarono al punto che, nell'anno trentatreesimo di Ramses II, questi sposò una principessa hittita; una seconda principessa, quale sposa di Ramses, raggiungerà l'Egitto nell'anno quarantaquattresimo del suo regno; nell'anno trentaseiesimo si ha notizia di una visita diplomatica in Egitto dell'erede al trono hittita, il futuro Tudhaliya IV, seguito, nell'anno quarantesimo, da una visita dello stesso re Hattušili III.

Attività edificatoria[modifica | modifica wikitesto]

Giacché la situazione politico-militare alle altre frontiere era tranquilla[N 190] Ramses II poté dedicarsi a consolidare la restaurazione iniziata con Tutankhamon e proseguita con Horemheb ed i suoi immediati successori, eliminando ogni traccia dell'esperienza amarniana e facendo demolire sistematicamente la città di Akhetaton[N 191] utilizzandone il materiale per ingrandire la vicina Ermopoli[251].

In Nubia, onde rafforzare il proprio potere, fece costruire sette templi nell'area compresa tra la seconda e la terza cateratta[252][N 192]; nell'anno trentesimo Ramses II fece realizzare un tempio rupestre a Derr (nei pressi di Amada), la "Casa di Ramses-Meriamon nella Casa di Ra", dedicato a Ra e ad Amon-Ra di Karnak[253].

Altre costruzioni, vuoi con intento specialmente politico, vuoi religioso, furono da lui erette in Uadi es-Sebua, Amara (al confine con il Sudan)[254][N 193]. L'estensione dell'Egitto, dalla quinta cateratta alla Siria del nord, ben può giustificare l'epiteto di "impero" assegnatogli dagli storiografi e giustifica la necessità di spostamento della capitale da Tebe ad una città appositamente fatta costruire sul delta nilotico, Pi-Ramses[N 194]. La scelta di tale città come capitale (peraltro durata, con ampliamenti successivi, fino alla XXII dinastia), oltre a motivazioni di ordine strategico-politico, confermava la decisione di allontanare la Corte del clero tebano di Amon rafforzando, nel contempo, i legami che univano la famiglia reale con Heliopolis e Menfi[255].

Morte e problemi di successione[modifica | modifica wikitesto]

Come attestato peraltro dalla mummia[N 195], Ramses morì ad oltre 85 anni dopo oltre 67 di regno. Il Paese era all'apogeo del potere, ma la successione si presentò alquanto complessa giacché, nel corso dei decenni, benché accreditato di oltre 100 figli, erano successivamente mancati i principi designati a succedergli[256]; salì così al trono il tredicesimo figli di Ramses II, Merenptah di oltre 60 anni[257].

Da Merenptah a Tausert[modifica | modifica wikitesto]

Tredicesimo figlio di Ramses e della regina Isinofret, Merenptah salì al trono intorno ai 60 anni e regnò per circa 10 generando Seti-Merenptah, il futuro Seti II. L'impero, ormai stabilizzato, non creò particolari problemi politici interni al nuovo sovrano che, pur mantenendo la capitale a Pi-Ramses, in campo edilizio provvide ad accrescere l'importanza di Menfi ampliando il tempio dedicato a Ptah, di cui recava il nome, e facendovi costruire un suo palazzo reale ed un tempio a lui dedicato; nell'area di Tebe, fece erigere un altro tempio dedicato al suo culto utilizzando materiali ricavati dal Tempio funerario di Amenofi III[258].

In politica estera Merenptah proseguì nella linea tracciata dal predecessore ed è noto, sulla scorta del trattato di pace firmato nell'anno ventunesimo di Ramses II, un invio di grano in un periodo di carestia nel paese hittita che, tuttavia, il faraone non supportò militarmente in occasione di un'aggressione da parte della nascente potenza assira capeggiata dal re Tukulti-Ninurta I. Nell'anno quinto di regno (1208-1209 a.C. circa), Merenptah inviò spedizioni punitive nell'area libica e nell'area siro-palestinese contro Askalon e Gezer, fatti narrati in una stele nota come Stele d'Israele giacché tra i paesi menzionati in geroglifico, risulta la dizione "Ysrỉr" affiancata dal determinativo[N 196] che indica una popolazione, e non un territorio o una città, interpretata come riferimento alla popolazione nomade di Israele[259]. Quanto alla spedizione in Libia e contro i Popoli del Mare dell'anno quinto, si trattò dapprima di una situazione di stallo che venne poi recuperata con la grande vittoria, decantata nella stele di cui sopra, che avrebbe portato all'uccisione di 6.000 nemici, e alla cattura di oltre 9.000 prigionieri[260].

Alla morte di Merenptah, dopo circa dieci anni di regno (sepoltura nella tomba KV8 delle Valle dei Re), si ripropose, come ripercussione ancora del lunghissimo regno di Ramses II, il problema della successione. Le uniche tracce degli ultimi 15 anni della XIX dinastia appaiono nebulosi tanto che non è certa neppure la successione dei vari re sul trono; se ne hanno poche tracce e derivano, principalmente, da resoconti risalenti ai regni di Sethnakht e Ramses IV della XX dinastia[261]: si presume ci sia stato uno scontro tra rami collaterali della famiglia regnante con l'assunzione del trono da parte di Amenmesse, secondo alcuni figlio di Merenptah, ma più probabilmente figlio di una figlia di Ramses II (e perciò nipote di Merenptah)[262]. Costui viene tuttavia considerato un usurpatore, avrebbe regnato solo 5 anni, e se ne hanno perciò poche tracce, prova ne sarebbe, inoltre, il fatto che, avendo egli usurpato molti monumenti preesistenti, il suo nome venne a sua volta scalpellato dal successore Seti II figlio di Merenptah[263]. Intorno alla figura di Amenmesse, sulla sua tomba KV10, ma ancor più sulle fasi conclusive della XIX dinastia e sull'evoluzione della situazione politica in Egitto, molti studi sono stati eseguiti in particolare negli anni '90 del '900 a cura dell'Università di Memphis specie a cura dell'egittologo Otto John Schaden[264].

Alla morte di Amenmesse salì al trono Seti II che, complicando ancora le possibilità di successione all'interno della XIX dinastia, sposò Takhat (ma la posizione di quest'ultima nella famiglia reale è in dubbio[265]); Tausert, che avrebbe generato Seti-Merenptah (forse morto prima del padre) e una terza regina, Shoteraja, madre di Ramses-Siptah che salì al trono in giovanissima età e, per questo, venne affiancato dalla matrigna, Tausert a sua volta coadiuvata dal cancelliere Bay[266][N 197]. Morto in giovane età (forse diciottenne) Siptah (tomba KV47), Tausert si autoproclamò re assegnandosi il completo protocollo reale: Nome di Horus "Toro possente amata da Maat" (Kha-nekhet Merimaat); titolo nebty (Le Due Signore) "Fondatore dell'Egitto, che vince le terre straniere", nome di incoronazione "Figlia di Ra, amata da Amon" (Satra Meriamon); titolo Sa-Ra (figlio di Ra) "La potente, scelta da Mut" (Tausert Seteptenmut). Si ritiene che Tausert abbia regnato per altri due anni autonomamente venenndo sepolta nella tomba KV14 della Valle dei Re, tomba che sarà poi usurpata dal suo successore Sethnakht, primo faraone della XX dinastia[267].

A rendere ancora più complessa la situazione che si andava delineando con il cambio di dinastia, è bene tener presente che, dopo oltre un secolo, Merenptah aveva riassegnato al Primo Profeta di Amon, a Karnak, il titolo di "Capo dei profeti di tutti gli dei dell'Egitto" così, di fatto, ripristinando una situazione di sudditanza con il clero amoniano che Amenofi III prima, in maniera alquanto blanda, ed Akhenaton poi, in maniera più traumatica, avevano in qualche modo cercato di allontanare e che, nel prosieguo della storia egiziana, porterà ad ulteriori frazionamenti territoriali e ad un nuovo smembramento dell'unitarietà del Paese.

Ramses III e la crisi del Nuovo Regno[modifica | modifica wikitesto]

Durante il regno di Ramses III (che può considerarsi l'ultimo grande sovrano del Nuovo Regno), il Delta egiziano fu di nuovo in pericolo per gli attacchi ripetuti dei Libici, ancora alleati con elementi dei "Popoli del mare" e per l'attacco nel Delta Orientale, per terra e per mare questa volta, di orde di "Popoli del mare", ma Ramses III riuscì a proteggere il confine egiziano. Lunghi testi e scene scolpite sulle pareti del suo tempio funerario a Medinet Habu commemorano gli episodi delle imprese belliche del sovrano e le sue vittorie.

Ramses III riesce a conservare la Palestina, ma dopo di lui l'Egitto non ha più la forza di mantenere la sua supremazia in Asia. La crisi appare infatti evidente verso la fine del suo regno: l'Egitto soffre di una gravissima situazione economica che porta all'inflazione; tra gli operai della necropoli tebana si verificano veri e propri scioperi di protesta per le paghe che non sono date e ancora durante il regno di Ramses IX è attestato un altro grave sciopero nello stesso ambiente; bande di ladroni depredano le ricche tombe dei Faraoni nella Valle dei Re.

La progressiva debolezza del potere centrale, i disagi economici, la scomparsa di un vero e proprio impero egiziano, tutto porta alla rovina dell'Egitto, che conosce disordini e carestie finché alla fine della XX dinastia l'unità del regno delle Due Terre si sfascia, quando un debole faraone regna nel Delta, con capitale a Tanis, mentre in Alto Egitto domina Herihor, il quale ha riunito nelle sue mani la funzione di ministro dell'Alto Egitto e quella di sommo sacerdote di Amon a Tebe.

Terzo periodo intermedio (dinastie XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terzo periodo intermedio dell'Egitto.
Guerrieri assiri

Dopo Herihor, l'Egitto entra in una fase decisa di decadenza. La Nubia si stacca dal regno, e a Napata, la città eletta capitale, saliranno al trono sovrani di cultura in qualche modo egiziana che si considereranno eredi dei faraoni. La Libia e la Siria sono ormai sottratte all'influenza egiziana. Anche l'Alto Egitto si separa praticamente dal resto del paese, e si costituisce come stato autonomo dominato dai sacerdoti di Amon.

Verso il 959 a.C., dall'ambiente delle colonie militari libiche che negli ultimi tempi sono state accettate in Egitto, sale sul trono del faraone una dinastia libica, la XXII; Tebe e l'Alto Egitto restano in mano al sacerdozio ammoniano. Uno dei sovrani libici, Sesonchis, tenta di riprendere la politica asiatica, ma ben presto il paese ricade nell'inerzia e nella disorganizzazione.

L'unità dell'Egitto viene ricostituita intorno al 730 a.C. da sovrani del lontano regno di Kush: appoggiandosi al sacerdozio tebano, Piankhi prima, poi suo fratello Shabaka conquistano l'Egitto, sottomettendo i principi locali che, specialmente nel Delta, erano fortemente indipendenti e bellicosi. La nuova dinastia, la XXV, dà quindi all'Egitto, con l'unità, un nuovo impulso: estremamente pii, i sovrani di Kush restaurano templi e ne edificano di nuovi, e la devozione ad Amon, loro dio, è al centro della loro pietà. La pietà religiosa, venata di un certo arcaismo di tipo ortodosso, porta i sovrani etiopici a prendersi cura dei templi e dei culti antichi.

La vera debolezza della XXV dinastia sta nel fatto che la capitale del regno era lontanissima da Kush, dove, dopo la conquista, i sovrani sono ritornati, lasciando libertà di manovre indipendentistiche ai principi locali delle città egiziane. Ma la dissoluzione dell'unità egiziana viene dall'esterno: gli Assiri, la nuova grande potenza assoluta in Asia, penetrano in Egitto e, saccheggiando e distruggendo, arrivano a Tebe: Assurbanipal riduce l'Egitto a una sorta di protettorato assiro che designa come capi locali i principi egiziani del Delta educati a Ninive.

Epoca Tarda[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo tardo dell'Egitto.

Quando l'Assiria conosce però la crisi, l'Egitto, sotto una nuova dinastia, la XXVI, ha di nuovo un periodo d'unità: Psammetico, principe di Sais e vassallo dell'Assiria, si allea con la Libia e caccia gli Assiri dall'Egitto. La dinastia saitica (di origine libica) regna per più di un secolo restituendo al paese un ultimo periodo di rinascita: il potere è accentrato, Tebe è sotto controllo da quando Psammetico I fa adottare come "Divina Adoratrice" la propria figlia, i contatti commerciali ed economici con la Grecia portano all'Egitto vantaggi commerciali ed economici poiché, commerciando adesso con i Greci, gli egiziani sono affrancati nel Mediterraneo dalla necessità di mediazione dei fenici.

È piuttosto una politica africana quella che l'Egitto conduce adesso militarmente, in Nubia, a Cirene, e i tentativi di intervento militare in Siria e in Palestina si risolvono in sconfitte. I sovrani saitici assumono largamente mercenari greci, benché questa preferenza sia causa di difficoltà interne per la rivalità tra egiziani e Greci: ma i Greci sono adesso gli alleati dell'Egitto contro la nuova potenza asiatica che minaccia l'equilibrio del Mediterraneo: la Persia.

La conquista persiana[modifica | modifica wikitesto]

Stele raffigurante il re Dario I con alcuni servitori

L'ultimo faraone della XXVI dinastia, Psammetico III, è sconfitto e catturato dal re persiano Cambise, figlio di Ciro, nella battaglia di Pelusio. L'Egitto, con Cipro e la Fenicia, entra a far parte dell'impero achemenide, sesta delle venti divisioni amministrative, o satrapie. La XXVII dinastia comprende Cambise, morto nel 522 in Siria sulla via del ritorno in Persia e, in successione, Dario I, Serse, Artaserse I, Dario II e Artaserse II, che viene riconosciuto in Egitto come faraone almeno fino al 402.

Per intensificare i rapporti della Persia con la satrapia d'Egitto, Dario I realizza il raccordo con il Mar Rosso dell'antico canale nilotico che sboccava nel Lago Timsah, l'odierno Ismailia per poi attraversare i Laghi Amari e che in quattro giorni di navigazione permetteva di andare da Bubasti fino al Mar Rosso. Lungo il canale Dario I fa erigere la sua stele celebrativa, di dimensioni colossali con testi geroglifici, cuneiformi ma anche bilingui. Nello stesso spirito si realizza anche la grande statua di Dario I in abito persiano, coperta d'iscrizioni geroglifiche e cuneiformi, scoperta nel 1972 a Susa, eseguita in Egitto e trasferita in Persia probabilmente da Serse.

L'Egitto recupera la sua indipendenza in seguito alla guerra condotta da Amirteo di Sais, primo e unico rappresentante della XXVIII dinastia. La guerra è proseguita da Nepherite di Mende, fondatore della XXIX dinastia. L'ultimo faraone dello stato egiziano indipendente è Nectanebo II, della XXX dinastia, al quale si deve una notevole attività edilizia nel Delta. Nectanebo organizza il proprio culto, in vita, sotto le sembianze del dio falco Horus. La sua opposizione ai rinnovati attacchi persiani sono però inutili e, nel 343, vinto da Artaserse III, è costretto a fuggire in Nubia.

La seconda dominazione persiana dura appena dieci anni; dopo la battaglia di Isso nella quale viene sconfitto Dario III, l'Egitto è costretto ad essere inserito nell'impero di Alessandro Magno, dando così inizio all'ellenismo e all'Egitto tolemaico.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arte egizia.

Piramidi[modifica | modifica wikitesto]

Le tombe che i faraoni delle prime due dinastie avevano utilizzato come sepolcri furono sostituite da un nuovo edificio durante il regno del faraone Zoser: la piramide. La costruzione di questa prima opera derivò dalla sovrapposizione di mastabe, tombe generalmente a forma di piramide tronca, di grandezza decrescente via via che aumentava l'altezza. La figura "a gradoni" simboleggiava la scala attraverso la quale il faraone saliva al cielo. A essa ne seguirono altre e, durante la IV dinastia, apparve la prima piramide perfetta.
La prima fase della costruzione consisteva nello scegliere il luogo adatto all'ubicazione; poi si disegnavano le piante e si decideva la quantità di materiale e di personale necessaria. Allora venivano convocati i sacerdoti, per determinare i punti cardinali che avrebbero orientato le facce delle piramidi, delimitare le basi e procedere alla cerimonia del livellamento del terreno. Il faraone doveva eseguire il rituale dell'inizio della costruzione e la cerimonia dell'allungamento della corda, che consisteva nel verificare l'orientamento, nel piantare un piolo in ciascun angolo, nell'iniziare lo scavo di una piccola parte della fossa, nel modellare un mattone e nel porre la prima pietra. Cominciava così la costruzione vera e propria. La durata dei lavori dipendeva dalla grandezza del complesso funerario, che doveva essere pronto al momento della morte del faraone.

Dopo aver inaugurato ufficialmente la costruzione si iniziava il primo gradino della piramide. Il lavoro veniva svolto da squadre di operai che ricevevano un salario dallo Stato. Una volta stabiliti i gruppi di lavoro, si procedeva all'estrazione dalle cave della pietra necessaria per innalzare la piramide. Il metodo di estrazione dipendeva dalla durezza. Le rocce molto dure venivano sottoposte a un brusco cambiamento di temperatura. Perciò, prima veniva riscaldata la superficie e poi veniva rapidamente raffreddata, incrinando la massa e permettendo di tagliare la pietra con semplici strumenti dello stesso materiale, o di legno oppure di rame. Un altro metodo consisteva nell'abbassare il terreno, tracciando una rete di piccole trincee fino a raggiungere la profondità adatta all'estrazione.

Dopo averli separati, i blocchi della parete della cava venivano deposti sul piano per poi essere trainati ai piedi della piramide. Per evitare che rimanessero incagliati, si spargeva a terra del fango, che permetteva un migliore scorrimento delle slitte. Intanto, altre squadre di operai provvedevano a sollevare i blocchi di pietra, completando così i diversi piani. Come gli Egizi riuscirono a sollevare pietre tanto grandi e pesanti è una questione ancora aperta. Molto probabilmente, come testimoniano i resti trovati nel tempio di Setibtawy, utilizzarono un articolato sistema di rampe, permettendo alle squadre di lavorare senza ostacolarsi. Gli spazi che restavano tra i vari piani venivano riempiti con materiali vari e il tutto veniva ricoperto con pietra calcarea bianca, concludendo così la lavorazione e permettendo al sovrano di riposare nella propria, gigantesca, sepoltura.

La Valle dei Re[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Valle dei Re.

I faraoni del Nuovo Regno scelsero come luogo del loro eterno riposo una valle collocata all'estremità occidentale di Tebe. Fu Jean-Francois Champollion, nel XIX secolo, a dare per la prima volta a questa valle, conosciuta fino ad allora come la Grande Prateria, il nome di Valle dei Re. La scelta di questo luogo non fu casuale: qui l'occidente indicava infatti, secondo le credenze religiose dell'epoca, il regno dei morti. Questa caratteristica funeraria era esaltata dalla presenza di una montagna a forma di piramide che dominava la valle e richiamava alla mente le tombe dei faraoni dell'Antico Regno.

La Valle dei Re è un letto prosciugato di un fiume, scavato tra le montagne tebane, il cui corso si biforca in due diramazioni: quella secondaria, occidentale, o "Valle delle Scimmie", in cui sono state rinvenute quattro tombe, tra cui quella di Ay e Amenofi III, e quella principale, che appunto forma la Valle dei Re, nella quale sono state scoperte più di 58 tombe. Questa valle appartata garantiva ai re un riposo tranquillo, assicurato inoltre dalla vigilanza di un corpo speciale di polizia e dalla protezione della dea cobra Meretseger che vegliava sulla sicurezza della necropoli.

Il primo faraone che utilizzò questa valle per costruirvi il proprio sepolcro fu Amenofi I. Durante il suo regno il concetto di complesso funerario cambiò radicalmente; la tomba fu infatti separata dal tempio, costruito vicino alla sponda del fiume o in un'altra valle. Anche la struttura degli ipogei subì delle modifiche nel corso dei secoli. Le piante delle costruzioni funerarie seguivano in genere due modelli: quello della XVIII dinastia, a forma di angolo retto, e quello della XX dinastia, di tipo rettilineo. In entrambi i casi, il sarcofago veniva posto nella sala più profonda e le pareti erano riccamente decorate.

La Valle delle Regine sorge nelle vicinanze della Valle dei Re, fra le rocce che sovrastano la piana occidentale di Tebe. In lingua araba si chiama Bībān al-Ḥarīm, "le porte dell'harem". Nella valle sono state individuate un'ottantina di tombe, molte mai portate a termine, altre molto rovinate, tutte più o meno delle due ultime dinastie del Regno nuovo, XIX e XX. In essa riposavano, oltre a regine e concubine, anche alcuni importanti funzionari quali ad esempio il già citato Imhotep, Amon-her-khepshef, primogenito di Ramesse II e molti dei suoi figli.

La tomba che però più di ogni altra spicca per bellezza è quella appartenuta a una delle più famose regine dell'antico Egitto, Nefertari, la Grande Sposa Reale di Ramesse II. Questa vasta tomba scoperta nel 1904 dall'egittologo Ernesto Schiaparelli, è collocata nel versante settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto articolata. E infatti diversa rispetto a quella delle tombe di tutte le altre regine (solitamente più semplici e dotate di un'unica camera funeraria) e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina Valle dei Re. Nelle pareti della seconda scala discendente, la decorazione è anche a rilievo. Al termine del ciclo pittorico, Nefertari si tramuta in Osiride, con il conseguente, auspicato raggiungimento dell'immortalità e della pace eterna.

I Grandi Templi[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio in Egitto era la "casa del dio"; come in una dimora umana, vi era una parte aperta anche agli estranei, una destinata agli intimi e infine la parte più segreta, dove solo il signore della casa aveva diritto di stare, così lo schema classico di un tempio egiziano, comprendeva un cortile, pubblico, con porticati a colonne, dove poteva accedere anche la folla dei fedeli, mediante un portale monumentale inquadrato da due piloni, aperto nel muro di cinta che proteggeva il tempio; poi, la sala ipostila, dove avevano accesso il clero e gli alti dignitari: qui la luce era scarsa, il soffitto era sostenuto da altissime colonne; dalla semioscurità della sala ipostila si passava all'oscurità assoluta del santuario, la parte più intima e misteriosa, dove, nel suo naos sigillato, abitava il dio, nell'aspetto di una statua preziosa, e dove solo il faraone e i sacerdoti potevano entrare, quando venivano eseguite sulla statua divina le cerimonie del culto giornaliero. Solo in eccezionali ricorrenze e feste la statua del dio lasciava il suo oscuro ricetto, per essere portata in processione, sulla barca sacra (nella quale vi era sistemata una cappella).

I templi in miglior stato di conservazione si trovano oggi maggiormente nella zona di Tebe, la "città" per eccellenza. Qui si trova il complesso templare di Karnak, sito architettonico estremamente complicato: nella cinta dei grandi templi era il gran santuario di Amon, la cui grandiosa sala ipostila fu iniziata da Seti I e continuata da Ramses II, il tempio di Ptah, quello di Khonsu, anch'esso di età ramesside; numerosi blocchi sono rimasti del tempio del sole, dedicato ad Aton, edificato dal faraone Akhenaton prima di abbandonare Tebe; a Karnak vi è anche il "Padiglione delle Feste" di Thutmose III, ritenuto uno dei monumenti più originali dell'architettura templare.

Il tempio maggiore di Abu Simbel

A Luxor, nel santuario eretto da Amenofi III, si ammira una fra le più belle sale ipostile dei templi egiziani. A Menfi, capitale dell'Antico Regno, non è rimasto altro se non povere rovine di templi, come il santuario di Ptah. Ad Abido, nella zona meridionale dell'Egitto, è conservato in ottimo stato il magnifico tempio di Osiride, costruito da Seti I e terminato dal figlio di questi, Ramses II; il tempio ha due sale ipostile e un santuario settuplo.

Menzione a parte meritano i due magnifici templi di Abu Simbel, ad opera dell'instancabile Ramses II, uno dedicato a Ra e al faraone divinizzato, uno dedicato ad Hathor e alla regina Nefertari, adattati magnificamente alla topografia del luogo, un terreno montuoso, e alla natura del materiale scavato, la roccia.

Quattro grandi statue sedute del sovrano, alte quasi 21 metri, a gruppi di due, dominano la facciata del primo tempio, il maggiore. Sull'entrata del tempio venne posta una statua di Ra mentre afferra gli altri simboli che compongono uno dei nomi del faraone: una figura di maat e uno scettro. Il tempio presenta una sala ipostila, dalla quale si accede alla camera che precede il santuario, e un numero elevato di sale secondarie laterali.

La facciata orientale del tempio dedicato ad Hathor e Nefertari consta invece di sei statue alte circa 10 metri. Quattro di queste rappresentano il faraone e due la sposa Nefertari, cui spettò l'inusuale onore di essere raffigurata della stessa grandezza del re. Scolpite all'interno di nicchie, le sculture hanno la gamba sinistra in avanti; ai lati di ciascuna sono rappresentati principi e principesse. La decorazione interna di entrambi i templi ricorda episodi della celebre Battaglia di Kadesh, combattuta da Ramesse II contro gli ittiti.

Scultura[modifica | modifica wikitesto]

La grande abbondanza di materiale lapideo in Egitto determinò fin dalle origini una notevole ricchezza di opere scultoree. Nella scultura a tutto tondo o ad altorilievo le figure sono presentate in maniera rigidamente frontale, e sebbene siano talvolta inscenati dei movimenti di braccia e gambe, il risultato è sempre sostanzialmente statico. Grande attenzione viene di solito posta nei volti, con una maggiore delicatezza nella resa del modellato e dei lineamenti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone è il sovrano potente e incontrastato, apice della piramide sociale che regge l'Egitto. Più dio che uomo, incarnazione di Horus, figlio di Osiride, colui che sconfisse il male, rappresentato da Seth, il faraone nasce con l'avvento di Narmer e l'unificazione delle Due Terre sotto un unico scettro.

La corona blu "Khepresh"

La parola faraone, desunta dalla Bibbia, è però anacronistica per gran parte della storia egiziana. Il termine originario pr-‘3 (pronuncia convenzionale: per-aa) significa "grande casa" e indicava la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da Thutmose III. Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: "Colui che tiene unite le Due Terre".

I sovrani dell'Egitto unito portano la corona Sekhemty, che vuol dire "le due potenti", unione della corona Deshret, la rossa, simbolo del Basso Egitto, e della bianca, Hedjet, simbolo dell'Alto Egitto, poiché signori delle Due Terre Unite. Nel Nuovo Regno e principalmente durante l'epoca del faraone Ramesse II, grande guerriero, il faraone era solito portare il cosiddetto Khepresh, la corona di guerra, un casco blu con piccole decorazioni circolari. Queste corone erano tutte accomunate dall'"Ureo", la dea cobra, protettrice dei faraoni.

La burocrazia e gli scribi[modifica | modifica wikitesto]

L'Egitto ebbe la più articolata amministrazione dell'antichità. Agli ordini diretti del faraone c'era una specie di primo ministro, il visir, cui faceva capo l'intero apparato amministrativo: egli controllava la gestione della giustizia, il tesoro e le entrate fiscali, sovrintendeva ai lavori pubblici. Il visir aveva al proprio servizio numerosi funzionari, distribuiti in ordine gerarchico negli uffici centrali e in tutti i distretti del paese. Dato che tutti gli atti pubblici venivano accuratamente registrati e archiviati, gli scribi formavano l'ossatura della burocrazia egiziana, presenti a corte come nei più lontani uffici periferici, nelle esattorie delle imposte, nei campi e censire il bestiame o a misurare i raccolti, avevano un ruolo primario e insostituibile, che garantiva loro prestigio e privilegi. La complessità della scrittura geroglifica richiedeva del resto lunghi anni di studio, e solo pochi la apprendevano.

Il faraone, come possiamo vedere sia nelle pitture murali che nei sarcofagi, regge due scettri: il pastorale, Hekat, simbolo del sovrano "pastore del gregge", e dunque guida, e il Nekhekh, simbolo di potere e fonte di timore per nemici e ribelli. Durante le cerimonie ufficiale si soleva reggere anche il Uas, lo scettro degli dèi, un lungo bastone la cui parte superiore aveva la forma di animale mitico.

Le donne[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Donne nell'antico Egitto.

Nonostante siano noti pochi esempi di donne egizie del ceto medio giunte a ricoprire ruoli importanti nella vita pubblica, la condizione femminile nell'antico Egitto era generalmente migliore rispetto a quella della donna in Grecia o nell'antica Roma. Spesso, in assenza dei loro mariti, gestivano direttamente le piccole aziende o imprese dei loro consorti, anche se ovviamente il loro ruolo preminente era legato soprattutto alla vita familiare come mogli e madri. Nell'ambito della vita domestica a loro era affidata la gestione della casa e della servitù oltre che il compito di educare i figli. Al di fuori della vita domestica le posizioni più comuni erano quelle di ballerina, prefica o accompagnatrice musicale, mentre per le donne abbastanza ricche da poter avere alle loro dipendenze serve che si occupassero dei figli non era infrequente l'impiego come profumiere, cantanti, musiciste o come sacerdotesse di rango minore al servizio di qualche divinità. Per quel che riguarda le donne di estrazione nobile o di sangue reale si conoscono svariate donne assai influenti: una delle più note fu Nitocris, che intorno al 2218 a.C. regnò al posto del marito deceduto. Ci fu poi tra il 1600 e il 1200 a.C. una discendenza politica femminile: la regina Tetisheri, che ebbe tre figlie (Ahhotep I, Ahmose Meritamon e Ahmose-Sitkamose, che sposarono Amenofi I. Ahhotep I intraprese delle campagne contro gli Hyksos e diede alla luce la regina Thothmes, sposa di Amose[Che "regina Thothmes"?]. La quarta generazione fu rappresentata da Hatshepsut, che avviò molte opere di ricostruzione. Tra le donne più fortunate c'erano le sacerdotesse, che ricevevano educazione artistica e musicale e che, dalla diciottesima dinastia, costituirono un ceto elevato ma accessibile a tutte.

Le donne avevano autonomia sociale-giuridica e potevano ereditare, tra i ceti medio-bassi capitava spesso che lavorassero a fianco degli uomini (come dimostrano le pitture tombali) affiancandoli nei lavori agricoli. Si ha notizia poi di donne a capo di un'azienda di loro proprietà (Nenofer, durante il Nuovo Regno) e di donne giunte a svolgere la professione medica (Peseshet durante la IV dinastia). Questa elevata autonomia sociale delle donne egizie influenzò anche i diritti di quelle greche e romane (quando i suddetti popoli conquistarono l'Egitto).[268]

La casta sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]

Come per gli esseri umani, anche gli dei dell’Egitto avevano una loro casa “terrena”, il tempio; ciò comportava che a tale casa fossero annessi possedimenti fondiari, coltivazioni, bestiame, e che il personale che si interessava di mantenere e far prosperare tali possedimenti fosse alle dipendenze del dio. Non solo contadini, perciò, ma anche tutti gli artigiani specializzati come, ad esempio, orafi, guardiani di bestiame, scalpellini e scultori, pittori. Responsabili di tutte le attività connesse al lavoro di questo personale erano i funzionari il cui compito principale era servire il dio nella sua casa, tenerla in ordine e badare al buon andamento di ogni attività tra cui, ovviamente, anche il controllo delle maestranze dedicate alle proprietà del tempio. Tra le varie incombenze c’erano anche quelle di tipo rituale, spesso molto complesse. Questi funzionari, che non avevano il compito di fare proseliti per il dio, o di arringare i fedeli, erano i sacerdoti che costituivano una vera e propria casta giacché anche la loro struttura si basava su rigide gerarchie[269].

L’incarico di sacerdote, salvo per i gradi più alti, era temporaneo e normalmente svolto per turni durante i quali dovevano essere seguite regole di purezza fisica (con frequenti abluzioni e purificazioni anche estetiche come la rasatura dei capelli o della peluria corporea) e morale, tra cui l’astensione dai contatti sessuali, per poi tornare, al termine del turno, alle normali attività svolte precedentemente, sia pure con l’eventuale alto rango raggiunto[270].

Clero maschile[modifica | modifica wikitesto]

Dal livello più basso i sacerdoti erano normalmente inquadrati in[270]:

  • sacerdote uab (il puro): poiché le attività connesse a tale rango erano specialmente di tipo manuale, dovendo tra l’altro maneggiare gli oggetti del culto, dovevano essere particolarmente puri di mani. A loro competeva, inoltre, il trasporto del simulacro del dio o il precederne la barca sacra per ripulirne il cammino. Benché posti al gradino più basso della gerarchia sacerdotale, non mancavano, in tali ranghi, scribi, scultori, pittori. Sono noti preti uabu (plurale di uab) direttori dei laboratori artigianali e, all’interno del livello, esisteva una sorta di sotto-gerarchia che prevedeva un grande uab che poteva avere eccezionalmente accesso al simulacro del dio. Il servizio veniva svolto in turni.
  • sacerdote "lettore" o "ritualista" (kher-heb: colui che è sotto il rituale): compito dei lettori era il portare i rotoli dei rituali che avevano il compito di leggere con "voce giusta" e far rispettare. Nella gerarchia sacerdotale erano allo stesso livello dei preti uabu, ma all'interno della categoria esisteva una ripartizione tra "primo", "secondo" e "terzo" ritualista. Il servizio prevedeva turni.
  • sacerdote setem o sem: incarico specificatamente previsto per il culto di Ra ad Heliopolis e di Ptah a Menfi. Particolare importanza aveva il prete setem durante i rituali funerari quando, indossando una pelle di leopardo, aspergeva con acqua sacra la bara e il suo contenuto. All’atto della morte di un sovrano il successore (vedi i dipinti della KV62 di Tutankhamon), vestendo i panni di sacerdote sem eseguiva la Cerimonia di apertura della bocca e degli occhi del defunto re.
  • sacerdote "orologo" (il vegliante): aveva il compito di sovrintendere allo scorrere del tempo perché i rituali fossero officiati nei giusti momenti.
  • il "Padre del dio" (it-neter: padre divino): di rango superiore a quelli sin qui visti, affiancava nei rituali il superiore diretto.
  • il "Servo del dio" (hem-neter): noto anche come "profeta". Il livello prevedeva quattro gradi: il primo, secondo, terzo e quarto profeta (o servo) del dio. Rivestiva funzioni massime di comando e coordinamento su tutti gli altri ranghi sacerdotali. Non tragga in inganno, tuttavia, il termine "profeta" giacché, al contrario di quel che si potrebbe credere, non implicava funzioni divinatorie o profetiche giacché deriva, di fatto, dalla traduzione greca del termine Hem-Netjer, ovvero "Servo del dio". In tal senso esistevano, perciò, "profeti" per ogni divinità; normalmente affiancato dal numero ordinale (Primo, Secondo, Terzo etc.) ad indicare l’ordine gerarchico all'interno del tempio, esistevano profeti anche per il culto funerario dei re presso i Templi del Milione di Anni destinati al loro culto. La carica era particolarmente importante presso il tempio di Amon (dio dinastico della XVIII dinastia) a Karnak al punto che alcuni "Primi Profeti" ricoprirono contestualmente anche cariche politiche di preminente livello come quella di visir[N 198] [N 199].

Di fatto, mentre l’incarico di Terzo e Quarto Profeta erano di tipo generalmente onorifico, il Primo e Secondo Profeta si alternavano nei riti con turni settimanali[270]. Era concesso al Primo Profeta di affiancare la barca sacra processionale immediatamente dietro il re ed era il principale responsabile di tutti i riti. Quando occupato per incarichi politici o amministrativi, o quando non di turno, poteva essere sostituito dal Secondo Profeta che, in quel caso, aveva le stesse prerogative. Di fatto appartenevano al Secondo Profeta le incombenze più operative ed a lui, specie nel periodi di maggior potere del dio Amon, competeva l’incarico di Sovrintendente del tesoro di Amon nonché la supervisione e la sorveglianza su tutti i laboratori e sui terreni di proprietà del dio. A lui infine competeva la ricezione dei tributi che provenivano dai paesi assoggettati all’Egitto, o con cui il Paese aveva rapporti commerciali o diplomatici. Come tutti i funzionari dell’entourage reale, competeva al Primo e Secondo Profeta personale preposto alla loro specifica funzione e agevolazioni devolute alla carica[271][N 200].

Clero Femminile[modifica | modifica wikitesto]

Considerando anche la forte partecipazione della donna nella società dell’Antico Egitto, esisteva anche una nutrita componente clericale femminile[272]:

  • "cantatrici" e "musicanti": come per i preti uabu, il livello più basso della gerarchia femminile era occupato dalle "cantatrici" e dalle "musicanti", il cui compito era quello sottolineare con musiche e canti i rituali più importanti. L'incarico, svolto in turni, veniva usualmente ricoperto da donne dell'entourage regale (figlie, sorelle, madri di funzionari di Palazzo).
  • "dame o concubine dell'harem divino (hn-rwt)": anche questo incarico veniva svolto per turni, sotto la supervisione di una superiora. Venivano probabilmente prescelte tra le "cantatrici" di rango sociale più elevato esclusa la moglie del Primo Profeta del dio.
  • "Serve del dio" (hemet-neter): è la controparte femminile del Servo del dio (hem-neter) e servivano, normalmente dee come Hathor, Neith, Mut, ma anche divinità maschili come Thot, Ptah o Amon. Destinata a dame di rango sociale ancora più alto, la carica sfociò in quella di "Moglie del dio.
  • "Moglie del dio": massimo livello sacerdotale femminile, seconda solo all'"Adoratrice del dio", partecipava ai rituali nel tempio ed aveva la direzione di tutto il clero femminile e la supervisione dei laboratori e dei magazzini del tempio. Disponeva di una casa propria e di personale, nonché rendite in cereali e mandrie dei possedimenti templari e di un tesoro privato.
  • "Adoratrice del dio": appannaggio delle donne di sangue reale, si fondeva spesso con la carica di Mano del dio e assimilata alla dea Tefnut. Stando agli epiteti che le competevano, doveva essere di particolare bellezza, dotata di bel portamento, essere dolce ed avere una bella voce nel canto. Nei rituali affiancava il Padre del dio, nonché altri alti officianti in casi particolari. Aveva una dotazione propria di personale e mezzi che comprendeva, tra l’altro, un maggiordomo, uno scriba del tesoro, un capo delle campagne, un capo delle mandrie ed uno dei battelli, oltre artigiani, scribi e personale addetto alle colture[273][274].

L'esercito[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'Antico Regno non vi fu necessità di un esercito permanente. Quando vi era bisogno di affrontare un'incursione beduina o la necessità di un bottino, si organizzava una leva; venivano dunque reclutati giovani che, una volta terminata la guerra, tornavano al loro lavoro abituale. Molto più comune era però il reclutamento di mercenari, in particolare Libici e Nubiani. Questi ultimi erano molto apprezzati come arcieri. L'esercito assunse un ruolo importante a partire dal Medio Regno, giungendo al proprio apice nel Nuovo Regno, periodo di grandi spedizioni militari.

L'esercito egizio era perfettamente organizzato, e alla guida delle truppe stava sempre il faraone, sul quale ricadeva il comando assoluto. Malgrado questa concentrazione di potere, egli, come avveniva col suo potere religioso, delegava le sue funzioni ai generali. Vi sono però molti faraoni, primo fra tutti Ramesse II, che accompagnavano le truppe in battaglia e spesso combattevano al loro fianco. Le truppe erano composte da corpi di arcieri, di fanteria e di cavalleria, o per meglio dire "carreria", quest'ultima riservata principalmente agli aristocratici.

Spessissimo nelle armate egiziane la truppa sui carri era la più numerosa. Erano carri leggeri, differenti (per esempio) da quelli ittiti, e veloci. Erano spesso usati come truppa di sfondamento negli eserciti egiziani. Sul carro c'era un arciere ma soprattutto un soldato armato di una lunga lancia da guerra. Dei carri egiziani si può dire che costituivano la "cavalleria leggera" dell'armata, appunto perché erano veloci e versatili. Gli egizi avevano conosciuto il carro da guerra dal popolo invasore Hyksos.

Funzionari di stato[modifica | modifica wikitesto]

Statua di scriba

Per amministrare l'Egitto il faraone ricorreva all'aiuto di suoi rappresentanti, con un ampio sistema di funzionari, dei quali il più elevato era il "visir". Fino alla XVIII dinastia vi fu un solo visir per tutto l'Egitto, ma nel regno di Thutmose III la funzione si sdoppiò e vi fu un visir del sud che risiedeva a Tebe e un visir del nord che aveva la sua sede a Eliopoli. Al visir facevano capo tutte le branche amministrative dell'Egitto ed era inoltre quel che oggi chiameremo ministro della guerra, ministro degli interni, capo della polizia egiziana, ministro dell'agricoltura e ministro di grazia e giustizia. Vi erano comunque molti altri tipi di funzionari come ad esempio i "grandi maggiordomi", dediti ad amministrare le terre di proprietà del faraone, comandanti militari, architetti reali, come ad esempio il famoso Imhotep che venne divinizzato dopo la morte e, tra i funzionari meno conosciuti, i sementi, addetti alla ricerca dell'oro e pietre preziose.

L'Egitto riusciva inoltre a conservare la propria economia grazie all'aiuto di funzionari, trascrittori di tutte le derrate alimentari, delle importazioni e delle esportazioni, del numero di capi di bestiame, di vino o altri prodotti che entravano nei magazzini: erano gli scribi. Chiunque poteva diventare scriba, sebbene generalmente fosse un mestiere che veniva tramandato di padre in figlio. Durante l'Antico Regno era lo scriba a insegnare personalmente al proprio figlio; tuttavia, a partire dal Medio Regno, in alcune città comparvero le prime scuole degli scribi dette "case della vita". I bambini vi entravano all'età di quattro anni e il loro apprendistato finiva verso i dodici. Iniziavano copiando frammenti di calce o ceramica, o di legno ricoperto di gesso, dato che il papiro era un materiale molto costoso. Oltre a saper scrivere dovevano anche conoscere le leggi e avere nozioni di aritmetica per calcolare le imposte. Questa casta era talmente importante da avere una propria divinità tutelatrice: il dio Thot. Questi, rappresentato sia come babbuino che come ibis, nel poemetto imprecatorio scritto da Ovidio, era ritenuto inventore della scrittura e del calendario, scriba supremo, presenziava personalmente alla cerimonia del giudizio dell'anima, trascrivendo le dichiarazioni come in un qualsiasi processo.

Il popolo[modifica | modifica wikitesto]

La massa della popolazione era formata principalmente da contadini che lavoravano per i privati, o per i domini regi o i templi, con un contratto di lavoro, registrato in un ufficio statale, che definiva esattamente le prestazioni cui i lavoratori si impegnavano e alle quali i datori di lavoro dovevano attenersi, a rischio di essere citati ai tribunali locali; c'erano inoltre gli affittuari, che prendevano a lavorare, con un contratto scritto, una certa terra pagando un tanto.

C'erano poi gli operai dello stato, addetti alle cave e alle miniere. C'era anche la classe artigiana, essenzialmente urbana, formata da gente libera: falegnami, lavandai, fornai, vasai, muratori. C'erano i commercianti e, soprattutto nelle città del Delta, c'erano i marinai, che esercitavano il commercio marittimo verso Creta, Cipro, il Libano, esportando e importando.

C'era anche un'altra classe, la più bassa, formata da persone che appartenevano al re o ai templi, o ai privati: uomini addetti soprattutto al lavoro dei campi e donne addette specialmente alle case.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il contadino egizio dedicava gran parte della giornata a curare i campi e a difenderli dalla siccità e dalle calamità. Arava e seminava il terreno in autunno, quando non era ancora impregnato d'acqua, in modo da poter utilizzare al meglio i primitivi strumenti di cui disponeva. Il successivo compito era quello di curare l'irrigazione dei vari appezzamenti, dal momento che l'abbondanza del raccolto dipendeva dall'acqua che vi arrivava; doveva quindi sorvegliare che le dighe e i canali portassero regolarmente acqua ai campi. Nei luoghi dove non era possibile far arrivare l'acqua con i canali, utilizzava altri sistemi di trasporto o stoccaggio come le cisterne.

Le coltivazioni più importanti erano quelle del lino e dei cereali, dalle quali si ricavavano due raccolti: il principale avveniva alla fine dell'inverno e l'altro, meno abbondante, in estate. Una volta cresciute le spighe, era necessario mieterle. Il lavoro del contadino era controllato dagli scribi, che curavano di riscuotere le tasse a seconda del rendimento ottenuto e di punire chi non rispettava le prescrizioni. Il grano era custodito in silos e nei magazzini i quali dipendevano, per la maggior parte, dallo Stato e dai templi. I granai dovevano essere pieni per far fronte ai periodi di cattivo raccolto e per approvvigionare l'esercito e i funzionari.

Allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Scena di allevamento bovino, Museo del Cairo

L'allevamento del bestiame rivestiva una notevole importanza. Sin dai tempi del neolitico veniva praticato nel territorio, come testimoniano le varie decorazioni delle tombe dell'Antico Regno, che ne mostrano alcune scene.

Venivano allevati soprattutto bovini, sia caratteristici della zona come il bue che altri. Si allevavano anche asini, capre, pecore, diversi tipi di uccelli e maiali, in seguito i cavalli, i cammelli e i gallinacei. Gli Egizi riuscirono anche ad addomesticare alcuni animali solitamente selvatici come antilopi e carnivori.

Molti furono semplicemente animali da compagnia, che potevano dimostrare il rango sociale del loro padrone.

Altri animali come l'ibis, le gazzelle e i leoni, potevano costituire animali da compagnia, per dimostrare l'elevato stato sociale di chi possedeva tale rarità. Lo stesso faraone Ramesse II ne possedeva uno.[275] Altri furono usati nella caccia, come nel caso delle iene.

Caccia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal neolitico la caccia assunse un ruolo sempre più importante; anche se si hanno pochi reperti di queste epoche antiche, dalle varie rappresentazioni si comprende come gli animali cacciati con lance, arpioni e boomerang erano leoni, leopardi e ippopotami. Durante l'epoca faraonica, la caccia divenne anche un'attività per classi privilegiate. Era un mezzo per dimostrare la loro forza e spesso arrivavano a farsi rappresentare in tale guisa nelle loro tombe; prove di questo sono state rinvenute proprio grazie alle pitture funerarie. Si narra delle imprese di Amenofi III, che aveva catturato 200 leoni in 10 anni[276] e di Seti I alle prese con un'unica arma, una lancia, contro un leone.

Era uno sport individuale ma i potenti avevano una compagnia che gli era utile nel trasporto sia di armi che di prede. La caccia rimaneva comunque un mezzo per procurarsi del cibo e si utilizzavano trappole con rete e buche scavate dal terreno. Alla fine della caccia una parte delle prede veniva sacrificata come ringraziamento.

Si cacciavano soprattutto ippopotami; durante la caccia veniva inizialmente lanciato un arpione, fatto di legno con un gancio metallico e una corda, che veniva lanciato per colpire l'animale.

Nel deserto dai tempi di Thutmose IV, si cominciò ad utilizzare un carro trainato da cavalli; un uomo appostato sopra al carro armato di frecce colpiva la preda. In egual modo venivano catturati i tori selvatici.

La casa egizia[modifica | modifica wikitesto]

La casa del funzionario era costituita da 3 piani: il piano terra per le attività commerciali, il primo piano per ricevere eventuali ospiti mentre al secondo piano si trovavano le stanze da letto e gli alloggi per le donne. Tutti i piani erano collegati da scale.

Grazie a scavi archeologici ad Amarna, si sono ritrovate prove di abitazioni con vasti cortili e con piscine non per nuotarvi ma come abbellimento, piene di pesci e piante acquatiche galleggianti.

L'arredamento della casa egiziana, anche quella signorile, mirava all'essenziale. Nella cucina si ritrovavano bracieri, forni in muratura e ceste che contenevano vivande; si preferiva mangiare seduti su stuoie. Nelle sale addette alle udienze vi erano sedili pieghevoli senza spalliera e troni, anche con rifiniture in oro e pietre preziose, con spalliera e braccioli.

Cofanetti e bauli venivano utilizzati per depositare e contenere abiti e oggetti da toilette. Per far luce si utilizzavano delle ciotole di ceramica: esse venivano riempite di olio e ci si immergeva uno stoppino solitamente di fibra vegetale che galleggiava.

Commercio e monete[modifica | modifica wikitesto]

Al mercato era frequente il baratto: le eccedenze agrarie venivano scambiate con manufatti degli artigiani liberi, compreso l'oro.

Durante l'Antico Regno iniziò la diffusione delle monete: si trattava di pezzi metallici (d'oro, argento o rame) con nomi e valori diversi, a seconda della quantità di metallo utilizzato per coniarli. I valori equivalenti erano stabiliti ponendo come base un lingotto o una moneta di calcolo, chiamata shat, di 7,5 grammi d'oro, peraltro poco utilizzata dal popolo.

A tutto veniva dato un valore espresso in shat, e la vendita avveniva o in oro o tramite baratto ma in tal caso i vari prodotti venivano stimati in shat.

A partire dalla XVIII dinastia, allo shat successe il deben (che pesava circa 91 grammi[277] ed era completamente di metallo), equivalente a due shat circa. I due sistemi di compravendita, l'utilizzo delle monete e il baratto vissero in sintonia fino al periodo persiano, per decisione del re Dario I.

I pasti e le bevande[modifica | modifica wikitesto]

L'Egitto era un paese agricolo e offriva molti tipi di cibi: grano, orzo, farro, sesamo, aglio, fave, lenticchie, cipolle, fichi, datteri, melagrane e uva. Il pane veniva impastato con farina di farro o di orzo, che era l'alimento essenziale. Esso veniva consumato semplice o arricchito con grasso e uova, oppure addolcito con miele e frutta. I contadini non mangiavano molta carne, ma i ricchi ne consumavano in abbondanza, particolarmente lessa o allo spiedo, e i tagli migliori erano riservati alle loro tavole. Il Nilo poi offriva un buon numero di pesci di fiume, molto consumati anch'essi. Con l'orzo gli Egizi ottenevano la birra, che era la bevanda dei poveri, mentre il vino era riservato ai ricchi; la produzione della birra era strettamente collegata alla panificazione, dal momento che la birra egizia era prodotta sbriciolando nell'acqua del pane d'orzo cotto in bianco e lasciando fermentare il tutto, che veniva poi filtrato ottenendo una bevanda molto nutriente rispetto a quella attuale. Gli egizi facevano tre pasti al giorno, di cui la cena era quello principale. A tavola non usavano né coltello (che però esisteva) né forchetta (che era del tutto sconosciuta): il cibo si portava alla bocca con le mani. Pentole e padelle erano di coccio, mentre piatti, ciotole e bicchieri di terracotta.

L'abbigliamento[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio del mesolitico e fino al Medio Regno il clima dell'Egitto era molto più caldo rispetto a quello attuale e consentiva quindi di vestire poco e assai semplicemente. Nell'Antico Regno gli uomini usavano un perizoma oppure un gonnellino dall'estremità sovrapposte che durante le dinastie del Medio Regno si trasformò allungandosi fino alle caviglie e caratterizzato da pieghe e trasparenze. Il torace era coperto con una stola di tessuto: molto usato era il colore bianco e il tessuto di lino mentre la lana non era gradita per motivi religiosi, in quanto la pecora come animale vivo era considerato impuro. I nobili usavano adornarsi con gioielli e usavano sandali in papiro o legno di palma con lacci di cuoio, come quelli recentemente trovati nella tomba di Henu. Le donne usavano tuniche aderenti lunghe con una o due bretelle. Successivamente divennero ornate di complessi disegni e colorate ma la maggior caratteristica fu l'impiego del sottilissimo trasparente lino, chiamato bisso, e delle cinture. Sempre durante il Medio Regno si incrementò l'uso di gonne lunghe e di stoffa a pieghe sul busto lasciando le braccia scoperte. Fu proprio durante il Medio Regno che l'abito, divenuto più complesso, acquisiva svariate fogge atte ad individuare la classe sociale di appartenenza come si evidenzia nelle immagini funebri. Le donne sono rappresentate sempre a piedi nudi al contrario degli uomini che invece portano i sandali. Entrambi usavano nelle cerimonie un cono profumato sulla testa e le donne si ornano con un fiore di loto. Anche il sovrano portava sia il gonnellino che la gonna lunga ma di suo uso esclusivo era il copricapo nemes. Poteva portare pettorali in oro con pietre e smalti, la corona e lo scettro. I sacerdoti usavano una veste di lino e la caratteristica pelle di leopardo. La testa era rasata e spesso coperta con copricapo di cuoio. I militari usavano un perizoma con una protezione triangolare in cuoio pesante davanti all'addome. La testa era protetta dal sole con un copricapo di stoffa e in caso di battaglie con semplici elmi di cuoio. Stavano generalmente a torso nudo ma per proteggersi potevano indossare una camicia. Il popolo ovviamente si abbigliava in maniera diversa dai nobili, sia per motivi economici che pratici. Semplici calzoni, gonnellini, quando addirittura non lavorassero nudi, sia uomini che donne. I fanciulli del popolo andavano sempre completamente nudi, e ciò era visto come assolutamente normale; nello specifico le bambine coprivano il pube con un panno leggero, ma comunque le natiche restavano normalmente scoperte. Invece i bambini non indossavano nulla, e giravano con i genitali e i glutei esposti. Questa condizione di totale nudità durava finché i bambini non compivano dieci anni. È da notare che la nudità, di adulti e bambini, era costume abituale come ancora oggi avviene in molte etnie.

Le pettinature[modifica | modifica wikitesto]

Tipica acconciatura a treccioline

Le donne portavano inizialmente i capelli molto corti, poi le acconciature si allungarono sempre di più. I sacerdoti avevano l'obbligo di radersi completamente testa e corpo: un segno di purificazione necessaria per l'accesso ai sacri templi.

Venivano utilizzati oli e profumi per la cura dei capelli e tinture per nascondere i capelli bianchi. Dai rilievi delle tombe rinvenute si osserva come la caduta dei capelli fosse ritenuta un problema. La perdita iniziava dalla zona frontale della testa e con il passare del tempo si arrivava fino alla parte posteriore.

Come ipotetici trattamenti, rinvenuti nel papiro medico o Papiro Ebers, venivano utilizzati i grassi di molte specie di animali (leone, ippopotamo, coccodrillo, gatto, serpente e stambecco) e provate diverse misture, come quella a base di miele e dente d'asino.

L'utilizzo di parrucche semplici si diffuse a partire dalla V dinastia presso i dignitari e le loro famiglie. In seguito divennero sempre più comuni, cambiando anche il modello; nel Medio Regno ad esempio si portava un modello più lungo, con due ciuffi a ogni lato, di cui uno era lasciato ricadere sulla spalla. Le parrucche divennero successivamente sempre più elaborate.

Erano composte o da sottili treccine di capelli veri, che venivano raccolte utilizzando spilloni di vario materiale come legno, osso o avorio, oppure erano formate da fibre vegetali; vi si aggiungevano poi degli ornamenti ed erano in ogni caso espressione del rango sociale di appartenenza.

Anche la lametta per la barba cambiò materiale con il passare del tempo: inizialmente costituita da una selce con manico in legno, divenne poi di bronzo.

Il trucco[modifica | modifica wikitesto]

La malachite verde del Sinai e la galena nera, erano utilizzate per il trucco, dopo averle impastate con l'acqua.

Con un estratto dalle foglie di ligustro le donne si dipingevano unghie e capelli, mentre come ombretto erano solite utilizzare il nero dell'essenza estratta dalla galena. Era diffusa l'arte di truccarsi gli occhi e, grazie all'uso di particolari bastoncini o cucchiaini, potevano scurirsi sopracciglia e ciglia

Le classi sociali[modifica | modifica wikitesto]

Il faraone era il sovrano più potente dell'antico Egitto, era in cima alla classe sociale, al secondo posto vi erano i sacerdoti che erano coloro che avevano il compito di prevedere ciò che dicevano gli dèi e riferirlo al faraone. Spesso le due classi sociali erano in contrasto e si pensa che alcuni faraoni siano morti avvelenati dai sacerdoti. Al terzo posto vi sono gli scribi: essi avevano il compito di registrare su fogli di papiro (con scrittura geroglifica) tutti gli avvenimenti, le guerre, i dati sull'agricoltura, ecc. Al quarto posto, vi sono i militari: coloro che dovevano combattere per difendere la patria anche a costo della loro stessa vita. A seguire vi sono i contadini che (molto disprezzati dalle altre caste) dovevano lavorare per il faraone perché ogni settimana veniva riscosso il loro raccolto; all'occorrenza, però, venivano usati come aiutanti degli schiavi per costruire piramidi o monumenti ordinati dal faraone. Per la costruzione di templi e piramidi veniva utilizzata la manodopera fondamentale di operai specializzati, regolarmente stipendiati e residenti spesso in piccoli villaggi nelle immediate prossimità dei loro "luoghi di lavoro".

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua egizia.

Sviluppo storico[modifica | modifica wikitesto]

r
Z1
n km m t
O49
r n kmt
'Lingua egizia'
in geroglifico

La lingua egizia è una lingua afro-asiatica settentrionale strettamente legata al berbero e alle lingue semitiche.[278] Dopo la lingua sumera vanta la storia più lunga di qualsiasi altra ingua, essendoci degli esempi scritti da circa il 3.200 a.C. fino al Medioevo e rimanendo utilizzata come lingua parlata per un tempo più lungo. Le fasi della lingua egizia si dividono in: antico egiziano, medio egiziano (o egiziano classico), tardo egiziano, demotico e copto.[279] Gli scritti egizi non mostrano differenze dialettali prima della fase copta, ma probabilmente la lingua era parlata in varietà dialettali regionali intorno a Menfi e successivamente a Tebe.[280]

La lingua della fase più antica era una lingua sintetico, che in seguito divenne più analitica. Il tardo egiziano ha sviluppato articoli definiti ed indefiniti, che sostituiscono i suffissi flessionali più antichi. Vi è un cambiamento nell'ordine delle parole, dal più vecchio verbo-soggetto-oggetto al più recente soggetto-verbo-oggetto.[281] Le scritture geroglifica, ieratica e demotica egizie sono state poi sostituite dal copto più fonetico. Il copto è ancora usato nella liturgia della chiesa ortodossa copta e tracce di esso si trovano nel moderno arabo egiziano.[282]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il vastissimo patrimonio letterario dell'antico Egitto ci è pervenuto in gran parte su rotoli di papiro, spesso conservati in anfore, ma anche grazie a iscrizioni monumentali e decorative che abbellivano le tombe dei defunti. Di questo genere fanno parte opere come i Testi delle piramidi o il Libro dei morti, al quale si pensava che si potesse far riferimento per dimostrare ad Osiride l'innocenza del defunto, nel momento in cui la sua anima sarebbe stata pesata dal dio. Al di là di queste opere di carattere funerario o religioso, hanno avuto grande successo testi come la Satira dei mestieri, quindi una novella a sfondo satirico, nella quale si polemizza contro i privilegi dei nobili e Le istruzioni di Ptahhotep, dove sono raccolti insegnamenti di tipo etico e filosofico da tramandare ai posteri. Veri e propri romanzi possono essere considerati Il racconto del naufrago e Le avventure di Sinuhe, che tanto influenzarono i successivi scrittori di racconti di avventure e di viaggi. Non mancarono opere di carattere spiccatamente poetico, come i Canti d'amore e i Canti dell'arpista; il primo è una raccolta di ritratti di coppie di innamorati, il secondo un vero e proprio poema della malinconia, emblema di quella crisi sociale che ha caratterizzato il primo periodo intermedio della storia dell'antico Egitto. Infine non è da trascurare l'apporto delle fiabe, come la Storia dei due fratelli che risentono anche di elementi antichi trasmessi oralmente; nel caso specifico la fiaba in questione tende addirittura a diventare un mito. Sono presenti anche numerose fiabe sugli animali.[283]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Matematica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Matematica egizia.

I primi esempi attestati di calcoli matematici risalgono al periodo predinastico dei Naqada, e mostrano un sistema di numerazione completamente sviluppato.[284] L'importanza della matematica nella popolazione egizia più istruita è suggerito da una immaginaria lettera del Nuovo Regno in cui lo scrittore propone una competizione scientifica tra se stesso e un altro scriba per quanto riguarda le attività di calcolo di tutti i giorni, come la misura dei terreni, del lavoro e del grano.[285] Alcuni testi, come il Papiro di Rhind e il Papiro di Mosca dimostrano che gli antichi egizi potevano eseguire la quattro operazioni matematiche di base, l'addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione con l'uso di frazioni, di calcolare i volumi di cubi e piramidi e calcolare le superfici di rettangoli, triangoli e cerchi. Avevano capito i concetti di base dell'algebra e della geometria e potrebbero essere stati capaci di risolvere semplici sistemi di equazioni.[286]

D22
23
in geroglifico

La notazione numerica era decimale e basata sui segni geroglifici per ciascuna potenza di dieci fino a un milione. Ognuna di queste poteva essere scritta come il numero di volte necessario per aggiungere fino al numero desiderato; ad esempio, per scrivere il numero ottanta o ottocento, il simbolo "per dieci" o "per cento" veniva scritto otto volte.[287] Poiché i loro metodi di calcolo non erano grado di gestire la maggior parte delle frazioni con un numeratore maggiore di uno, dovevano scrivere le frazioni come la somma di più frazioni. Ad esempio, loro risolvevano la frazione due quinti nella somma di un terzo + un quindicesimo. Tabelle standard dei valori facilitavano questo.[288] Alcune frazioni comuni, tuttavia, venivano scritte con uno speciale glifo, l'equivalente del moderno due terzi è mostrato sulla destra.[289]

Gli antichi matematici egizi possedevano una comprensione dei principi alla base del teorema di Pitagora, sapendo, per esempio, che un triangolo ha un angolo retto di fronte alla ipotenusa quando i suoi lati sono in un rapporto 3-4-5.[290] Essi erano in grado di stimare l'area di un cerchio sottraendo un nono dal suo diametro e elevando al quadrato il risultato:

Area ≈ [(89)D]2 = (25681)r 2 ≈ 3.16r 2,

una ragionevole approssimazione della formula πr2.[290][291]

Il rapporto aureo sembra riflettersi in molte costruzioni egiziane, tra cui nelle piramidi, ma il suo uso potrebbe essere stato una conseguenza involontaria della antica pratica egiziana di combinare l'uso di corde annodate con un senso intuitivo di proporzione e armonia.[292]

Medicina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Medicina egizia.
Papiro medico di Smith
Papiro medico di Ebers
Strumentario medico e chirurgico

I numerosi papiri che ci sono pervenuti e lo studio sistematico delle mummie, con le moderne tecnologie mediche, consentono di fare un quadro preciso sulle patologie degli Egizi e le relative terapie.

Gli egizi non identificavano le malattie bensì cercavano le cause dei sintomi specifici, che secondo loro erano addebitabili, per lo più, ad agenti esterni che le loro cure tentavano di distruggere o di estromettere; questo modello eziologico era legato sia alla concezione dell'origine del mondo sia alle credenze sulle influenze delle forze superiori.[293] L'esame delle mummie ha rivelato malattie quali arteriosclerosi, carie, artrite, vaiolo e tumore ma anche dalle raffigurazioni è possibile dedurre alcune patologie, come per esempio:

  • nello studio della figura del faraone Akhenaton si evidenziano arti allungati, cranio dolicocèfalo (cioè allungato nella parte posteriore), viso allungato, fianchi larghi e adiposi, sintomi riconducibili alla sindrome genetica di Marfan, escludendo così la prima ipotesi di Sindrome di Fröhlich (Hera - n.97 - Una sindrome per Akhenaton);
  • anche le figlie di Akhenaton avevano crani deformati e mentre in un primo momento si era ipotizzato che fosse una convenzione artistica, oggi è più accreditata la teoria della malattia genetica ereditaria (Hera- n.97 - Una sindrome per Akhenaton);
  • il sacerdote Rensi, nella stele, è raffigurato con una malformazione chiamata piede equino ed ha l'arto inferiore atrofizzato, tanto che doveva usare il bastone per camminare;
  • la regina Ity di Punt, raffigurata in un rilievo del tempio di Hatshepsut, doveva soffrire di lipodistrofia o steatosi, poiché era obesa e con i fianchi deformati.
  • è probabile che, in alcune ipotesi, Ramesse II sia morto, più che per la vecchiaia, per un'infezione provocata dalla scissione di un dente.
  • La mummia del faraone Siptah, appartenente alla XIX Dinastia, presenta ancora evidenti tracce di vaiolo: probabilmente la terribile malattia lo portò alla morte a soli 17 anni.

Le malattie più comuni erano:

La sabbia del deserto, se inalata, causava malattie respiratorie e se masticata, insieme con gli alimenti, usurava i denti causando parecchie dolorose patologie. Anche gli occhi, tra sabbia e acqua del Nilo, andavano soggetti a congiuntiviti e il tracoma era molto diffuso, viste le numerose raffigurazioni di individui ciechi.

I medici egizi visitavano il malato accuratamente ed una volta fatta la diagnosi prescrivevano la terapia contro il dolore, come ci dice il testo del "Papiro Edwin Smith".

La maggior parte dei testi è scritta in ieratico, come il "Papiro Chester Beatty"; altri in demotico ed alcuni sono scritti su ostraca. Molte medicine sono state identificate ed erano costituite per la maggior parte da vegetali quali sicomoro, ginepro, incenso, uva, alloro, e cocomero. Anche il salice, tkheret in egizio, secondo il "Papiro Ebers" era usato come analgesico mentre del loto veniva usato sia il fiore che la radice ed era somministrato come sonnifero. I frutti della palma servivano per curare le coliti, allora molto frequenti; con l'orzo, si faceva la birra che serviva come eccipiente, o diluente, e con il grano veniva fatta la diagnosi di gravidanza. Gli Egizi usavano anche elementi animali quali la carne per le ferite, il fegato e la bile per lenire il dolore agli occhi. Di quest'ultima è stata attestata l'efficacia anche di recente. Il latte, sia di mucca, sia di asina che di donna, era integrato come eccipiente e il principio attivo più usato era di sicuro il miele che per le sue tante proprietà serviva per le patologie respiratorie, ulcere e ustioni, come recita il "Papiro medico di Berlino".

Tra i minerali, usati in medicina, troviamo il natron, chiamato neteri cioè il puro, il sale comune e la malachite che curava le infezioni agli occhi ed era usata sia come farmaco che come cosmetico nella profilassi.

Sempre dal "Papiro Ebers" apprendiamo che, come droga, si usava l'oppio, chiamato shepen e importato da Cipro, sia per il dolore che per il pianto dei bambini. In alcune raffigurazioni della tomba di Sennedjem, è stata riconosciuta la mandragola, in egizio rermet, usata come sonnifero e per le punture d'insetto. Esisteva anche la cannabis, shenshenet, che veniva somministrata, in particolare per via orale e per inalazione, ma anche per via rettale e vaginale, mentre l'elleboro era usato come vero e proprio anestetico, ma in maniera empirica e con dosaggi errati tanto che spesso il malato passava direttamente dalla narcosi alla morte.

Tra le terapie vi erano anche i massaggi, come rappresentato nella mastaba di Khnumhotep, che venivano usati per vene varicose e per lenire numerose patologie il cui sintomo principale era il dolore. Era conosciuta la tecnica delle inalazioni che erano composte da mirra, resine, datteri e altri ingredienti. Ma per i morsi velenosi dei serpenti, gli Egizi, non avevano altra cura se non quella di affidarsi alle dee Iside e Mertseger recitando le litanie magiche.

L'antico popolo della Valle del Nilo ci ha lasciato più di mille ricette ma di sicuro qualcuna è solo molto fantasiosa come quella che, per combattere l'incanutimento consigliava l'uso di un topo bollito nell'olio. Olio di palma, ovviamente, perché l'ulivo arriverà molto più tardi, con la dinastia tolemaica.

Nel tempio di Kôm Ombo, nell'Alto Egitto, vicino ad Assuan, sono raffigurati, sulla parte nord del recinto esterno, strumenti medici e chirurgici quali bendaggi, seghe, forbici, bisturi, forcipi e contenitori vari per medicamenti. Ma recentemente si è ipotizzato che fossero solo attrezzi rituali per cerimonie religiose. Accanto allo strumentario, vi sono alcune ricette mediche con tanto di componenti e dosi. Ma la chirurgia, non si sviluppò come la medicina. Forse per scarse conoscenze fisiologiche e per carenza di guerre. A conferma di ciò, sia il "Papiro Ebers" che il "papiro Smith", detto anche "Libro delle ferite", citano solo dati clinici, pur molto precisi, ma non descrivono interventi chirurgici. Incredibilmente, vista la pratica religiosa di imbalsamare i morti, vi era scarsa conoscenza dell'anatomia e della chirurgia specialistica. Gli Egizi, infatti, intervenivano chirurgicamente solo in piccole patologie, come foruncoli o ascessi, o direttamente con l'amputazione di arti. Inoltre, pur avendo un'apparente rigorosità, tutte le pratiche mediche dovevano essere accompagnate da specifiche formule apotropaiche.

Gli Egizi avevano, comunque, capito l'importanza dell'igiene. Durante il giorno, si lavavano spesso le mani, e facevano la doccia giornaliera, con acqua versata dalle brocche, che erano anche parte integrante del corredo funerario. Non usavano mai acqua stagnante perché poteva contenere ogni genere di larve. Curavano l'igiene di bocca e denti che veniva effettuata con bicarbonato. Anche unghie e capelli erano lavati quotidianamente e poiché non esisteva il sapone venivano usati oli profumati e complessi unguenti che rendendo la pelle integra, e quindi non screpolata, impedivano l'introduzione, nell'organismo, di germi e batteri. Oltre alle brocche per la doccia, vi erano anche le vaschette per pediluvi raffigurate anche, come geroglifico vero e proprio, nella tomba di Rahotep.

Vi era l'usanza di togliere i sandali per entrare nei templi che nasceva dall'esigenza di non introdurre impurità dall'esterno. Questa regola valeva anche per il sovrano e nella Tavolozza di Narmer, un uomo porta in una mano i sandali del re e nell'altra una piccola brocca con acqua. Aveva il titolo di "Sandalaio".

In Egizio il medico era detto sunu; il primo e più famoso fu di sicuro Imhotep e anche i sacerdoti potevano occuparsi di medicina come Sabni, che godeva del titolo di "Medico capo e scriba della parola del dio". Troviamo anche Hesyra, il primo medico dentista con il titolo di "Capo dei dentisti e dei medici" nonché scriba, come scritto nella sua tomba a Saqqara.

E quando Ippocrate passeggiava con i suoi adepti nell'isola di Coo, disquisendo sui mali dell'umanità, altro non faceva che trasmettere il sapere degli Egizi che, con i loro papiri, hanno tramandato i primi fondamenti della medicina e chirurgia.

Lo staff del docente di antropologia Brunetto Chiarelli svolse un'accurata indagine sulle mummie per determinare il gruppo sanguigno e quindi una paleogenetica per gli antichi egizi, sfruttando il metodo Pickworth che ha consentito di rilevare tracce di emazie; la conclusione è stata che il sangue del 40 per cento delle mummie appartiene al gruppo A, mentre il 22 per cento al gruppo B e al gruppo 0 e solo un 17 per cento al gruppo AB.[294]

Astronomia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: astronomia egiziana.
Disco astrologico, dinastia Tolemaica.

L'astronomia nell'antico Egitto ha rivestito un ruolo importante per fissare le date delle feste religiose e per determinare le ore della notte. Notevole importanza ebbero anche i sacerdoti dei templi che osservavano le stelle, le congiunzioni dei pianeti e del Sole e le fasi della Luna.

Le conoscenze sull'astronomia egizia ci vengono soprattutto dai coperchi di sarcofagi dell'Antico regno (sui quali compaiono i decani, stelle singole o costellazioni, accompagnati da geroglifici di difficile decifrazione), coperchi di sarcofagi del Medio Regno (sui quali fanno la loro prima apparizione gli orologi stellari diagonali, vere e proprie effemeridi delle stelle), dagli orologi stellari (diversi dai precedenti in quanto erano indicate le culminazioni superiori delle stelle), orologi stellari perfezionati (nella XX dinastia), due papiri risalenti circa al 144 d.C. (il primo per quanto riguarda i decani e l'altro per quanto riguarda le fasi lunari), studi sull'orientazione delle piramidi e sviluppo degli strumenti (come ad esempio la clessidra ad acqua, il merkhet e gli orologi solari), zodiaci egizio-babilonesi (scolpiti sui soffitti dei templi a partire dal 300 a.C.)

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arte egizia.
Un affresco della tomba di Nefertari

L'arte egizia ha origini antichissime, precedenti al III millennio a.C., e si intrecciò nei secoli con quella delle culture vicine (siro-palestinese e fenicia). L'arte dell'antico Egitto si può suddividere in due grandi periodi: l'arte predinastica o preistorica, e l'arte dinastica dell'Antico, Medio e Nuovo Regno. L'arte decorativa era completata da vasi costituiti inizialmente in terra del Nilo, in pietra e in un secondo tempo in argilla, statuette in terracotta e in avorio raffiguranti uomini e animali al lavoro, tavolette in scisto che col passare del tempo assunsero carattere votivo, con i temi ormai in rilievo. Tra le tavolette di questo periodo, conservate al Museo del Cairo, si annoverano la Tavoletta della caccia, la Tavoletta della battaglia e la Tavoletta del re Narmer, che segnò, per le sue caratteristiche artistiche e culturali, il punto di passaggio fra il periodo preistorico e quello dinastico. In tutta l'arte predinastica notevole furono gli influssi provenienti dalla Mesopotamia. Complessivamente sono giunti sino ai nostri tempi pochi reperti artistici e architettonici riguardanti il periodo predinastico.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Musica dell'Antico Egitto.

La musica dell'antico Egitto ha origini molto remote. Fu tra le prime civiltà di cui si hanno testimonianze musicali. Per gli egizi la musica aveva un ruolo molto importante: la leggenda vuole che sia stato il dio Thot a donarla agli uomini. Intorno al V millennio a.C. vennero introdotti i primi strumenti musicali, quali bacchette, tavolette e sonagli, utilizzati in rituali totemici. Le danze erano soprattutto propiziatorie alla caccia, magiche, di fecondazione e di iniziazione. Nell'Antico Regno si creò l'usanza dell'orchestra composita, comprendente vari flauti, clarinetti e arpe arcuate, con un'ampia cassa armonica. Si trovano poi i crotali, il sistro, legato ad Hathor, la tromba, utilizzata in guerra e sacra ad Osiride, i tamburi, il liuto ed il flauto, sacro ad Amon. Durante il Medio Regno si introdussero il tamburo, la lira e alla danza rituale si aggiunse quella definibile professionale ed espressiva, in quanto aveva lo scopo di intrattenere lo spettatore. Il tipico strumento egizio, il sistro, vide in questa epoca un allargamento del suo utilizzo. Strumenti più sofisticati dovettero attendere più a lungo. I primi ad apparire dopo le percussioni furono gli strumenti a fiato (flauto, corno) e a corde (lira e cetra), di cui esistono testimonianze greche, egizie e mesopotamiche anteriori al X secolo a.C. Queste civiltà conoscevano già i principali intervalli fra i suoni (quinte, quarte, ottave), che erano usate come base per alcuni sistemi di scale. Da uno studio di Curt Sachs sull'accordatura delle arpe è emerso che gli Egizi utilizzavano una scala pentafonica discendente e che conoscevano la scala eptafonica. Purtroppo non è stata rintracciata nessuna notazione musicale, quindi poco o nulla si sa sulle melodie dell'antichità egizia[1].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Religione egizia.

La religione dell'antico Egitto mostra un'estrema complessità di credenze e una moltitudine di divinità, in un politeismo spesso confuso e contraddittorio. Questa complessità si spiega con le molte generazioni che hanno fatto, per secoli, aggiunte alle primitive credenze. Ciò che appare contraddittorio nelle concezioni teologiche e religiose si spiega con la singolare mentalità egiziana che non rifuggiva dal contraddittorio e con la tendenza al sincretismo che assimilava divinità diverse e spesso tra loro lontanissime. All'interno di questa pletora politeistica si distinguono alcune correnti come quella del culto degli animali. Alcune divinità hanno maggiore importanza in determinati periodi storici, altre vengono create di sana pianta e in seguito cancellate dalla storia egiziana (basta ricordare il dio di Akhenaton). Alcuni dèi vengono estrapolati da culture orientali, in particolare quando l'Egitto ha rapporti e scambi personali con l'Asia minore, e fra di essi bisogna ricordare Baal, Astarte e Anat.

Divinità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Divinità egizia.
Il dio Benu

Cosmogonia[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo alle teorie sulle origini dell'universo esistono versioni differenti, a seconda della località in cui sono nate e delle necessità del clero locale. La prima, nativa di Eliopoli, narra come Atum-Ra, in seguito a masturbazione ed espettorazione, abbia generato una coppia primordiale, Shu (l'aria) e Tefnet (l'umidità). Costoro generarono successivamente Geb (la terra) e Nut (il cielo) che, decisi ad unirsi, vennero divisi dal padre Shu che, di conseguenza, riuscì a mantenere l'ordine cosmico ed a cancellare il Caos.

Un'altra versione della cosmogonia ha origine in Ermopoli dove all'origine esistevano otto entità, quattro maschili e quattro femminili, quali Nun e Nunet (il caos delle acque primeve), Kuk e Keket (l'oscurità), Huh e Huhet (l'illimitatezza), Amon e Amonet (l'aria e il vento), che generarono, tutti insieme, dalla collina primordiale, un uovo dal quale sarebbe poi uscito il Sole dando così inizio alla creazione.

La terza teoria è desunta invece da frammenti provenienti da Menfi, la città il cui patrono era Ptah, il demiurgo. Costui creò il mondo attraverso la voce e il cuore. In seguito diede vita agli uomini che volle guidare come un gregge guidato da un pastore, creandoli tutti uguali. Essi però, in seguito all'avvento del male, decisero di creare gerarchie e di divenire l'uno diverso dall'altro. Da quel momento in poi Ptah e gli altri dei sarebbero rimasti nel cielo a osservare l'avvicendamento degli eventi umani fino alla fine dei tempi.

L'ultima, detta cosmogonia tebana, aveva come unico dio creatore Amon, era la sintesi delle tre precedenti teorie e divenne la più popolare a partire dalla XI dinastia.

Vita dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

Mummia conservata al Louvre di Parigi.

Secondo gli egizi il corpo era costituito da diverse parti: il ba o anima, il ka o forza vitale, l'aj o forza divina ispiratrice di vita. Per ottenere la vita dopo la morte, il ka aveva però bisogno del corpo del defunto che doveva dunque rimanere intatto, e ciò era possibile solo grazie alla tecnica della mummificazione.

Il tipo di mummificazione variava secondo la classe sociale alla quale apparteneva il defunto. Vi erano sacerdoti addetti a queste pratiche, conoscitori dell'anatomia umana, dovevano essere cauti nell'estrazione degli organi del defunto poiché avrebbero potuto danneggiarli e quindi cancellare la vita ultraterrena del defunto. Durante il processo di mummificazione, i sacerdoti collocavano una serie di amuleti in mezzo alle bende, sulle quali erano scritte formule destinate ad assicurare la sopravvivenza del defunto nell'aldilà.

Una volta preparato, il cadavere veniva deposto nel sarcofago, quindi si formava il corteo che lo avrebbe condotto alla tomba. Il sacerdote funerario era in testa, seguito da alcuni che portavano gli oggetti appartenuti al defunto che gli avrebbero garantito una confortevole vita ultraterrena. Il sarcofago era trainato da una slitta, mentre una seconda slitta trasportava i vasi canopi.

Quando la processione arrivava alla tomba, il sacerdote eseguiva il rito dell'apertura della bocca, per mezzo del quale, secondo la tradizione, la mummia avrebbe ripreso vita. Tutto il corredo funebre, insieme al sarcofago e alle offerte, era depositato nella tomba, che in seguito veniva sigillata affinché nessuno potesse turbare l'eterno riposo del defunto.

Dunque questi iniziava un lungo viaggio attraverso il mondo dell'oltretomba. Il defunto veniva condotto da Anubi, il dio dei morti, nella cosiddetta Sala delle Due Verità. A un'estremità c'era Osiride, seduto su un trono e accompagnato da altre divinità e 42 giudici. Al centro della sala era posta la bilancia, le cui assi erano misurate attentamente da Thot, dio degli scribi, sulla quale veniva pesato il cuore del defunto. Davanti alla divinità e ai giudici, il defunto doveva pronunciare la confessione negativa: la sua dichiarazione di innocenza. Dopodiché, se il piatto sul quale giaceva il cuore si fosse inclinato più di quello sul quale giaceva la piuma, simbolo della giustizia, questi sarebbe stato divorato da Ammit, un mostro metà ippopotamo e metà leonessa. In caso contrario il defunto sarebbe potuto entrare nel regno di Osiride e raggiungere così i campi di Iaru, una sorta di paradiso, dove gli ushabti, ometti di legno costruiti appositamente, avrebbero lavorato per soddisfare le sue necessità.

Prima di raggiungere però la gradita meta, l'anima del defunto doveva superare diversi ostacoli. Sulla barca del dio Ra, si doveva oltrepassare un lago infuocato, sorvegliato da quattro babbuini, affrontare coccodrilli, serpenti e il perfido Apofi, gigantesco mostro condannato in eterno a minacciare l'affondamento della barca di Ra. Unico aiuto per il defunto erano gli amuleti e le formule posti dai sacerdoti durante la mummificazione.La religione egizia è l'insieme delle credenze religiose, dei riti e delle relazioni con il sacro degli Egizi, fino all'avvento del Cristianesimo e dell'Islam.

Templi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tempio egizio.

Un tempio egizio poteva essere grande (ad esempio il tempio di Abu Simbel) o piccolo. Alcuni templi sono: quello di Ptah a Menfi, l'Osireon (un tempio dedicato al dio Osiride), il tempio di Dendera e Luxor; esiste anche il complesso di Karnak. Spesso vi erano raffigurazioni di dèi e faraoni egizi, vicino a file di sfingi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le presunte sorgenti del Nilo vennero scoperte solo nel 1937 dall’esploratore tedesco Burkhart Waldecker (1902-1964) nella parte meridionale dell’altopiano del Burundi.
  2. ^ La levata eliaca (circa 30' prima dell'alba) della stella Spdt, Sopedet, la Sothis dei greci; ovvero il suo apparire in cielo intorno al solstizio d'estate. Si tratta, di fatto, della prima apparizione dell'astro, che precede il sorgere del Sole, dopo un lungo intervallo di circa 70 giorni di non visibilità.
  3. ^ Anche in questo importante caso tuttavia, poiché da esso deriva la conseguente datazione dell’intera XVIII dinastia, esiste possibilità di errore: sappiamo infatti, dal papiro Ebers (citato da Grimal 2006, pag. 260), che la levata eliaca avvenne nell'anno 9° di Amenofi I, ma quel che non è noto è “dove” sia stata effettuata tale rilevazione. Se questa fosse avvenuta a Menfi, infatti, nel nord del paese, l'anno 9° corrisponderebbe al 1547 a.C. e, conseguentemente, la levata sarebbe avvenuta nel 1556; ma se la rilevazione fosse stata effettuata a Tebe, oltre 800 Km a sud, allora dovrebbero essere sottratti 20 anni e, in tal caso, la levata eliaca di Sirio sarebbe avvenuta nel 1526, ed il 9° anno di regno corrisponderebbe al 1517.
  4. ^ Contenuto in ogni essere organico, animale o vegetale, ed essendo nota l’emivita del 14C, è possibile stabilire l’età di un reperto archeologico con una certa approssimazione fino ad un massimo di circa 40-60mila anni fa (le datazioni a ritroso fanno comunque sempre riferimento ad un tempo attuale indicato, convenzionalmente, nel 1950 d.C.).
  5. ^ Non è tuttavia da sottovalutare un altro fattore di "errore" che potrebbe influenzare, in generale, le datazioni 14C: gli esperimenti nucleari del trentennio 1950-1980 che hanno di certo aumentato la quantità di radiocarbonio presente nell'atmosfera.
  6. ^ Un'eco di tale situazione può essere rilevata nella stessa cosmogonia egizia per la quale, in principio, era il Nun, l'oceano primordiale.
  7. ^ poche sono, benché non per questo meno importanti, le testimonianze di rapporti con le isole egee in questo periodo: una zanna d’avorio d’ippopotamo lavorata, corniole e ametiste, sigilli cilindrici in avorio. Vasi in pietra, provenienti dalla necropoli di Mokhlos e Zakhros, appaiono di derivazione egizia, benché quasi sicuramente realizzati localmente; altri provenienti da Knossos sono invece palesemente di provenienza egizia e risalgono ad un periodo compreso tra il predinastico e la VI dinastia egizia.
  8. ^ Da New Race (Nuova Razza) poiché, è bene ricordarlo, Petrie effettuava scavi a Naqada specialmente per trovare conferme alla sua duplice teoria della provenienza della razza egiziana dall'area mesopotamica o da quella etiopica.
  9. ^ Si vuole in tale tumulo vedere, in nuce, quello che poi, con le dinastie, si trasformeranno nei complessi piramidali.
  10. ^ Proprio a tale usanza si vuole far derivare il ricorso successivo alla mummificazione dei corpi: le costruzioni che sostituirono le fosse scavate direttamente nella sabbia, infatti, fecero venir meno la naturale disidratazione e mummificazione naturale che, date le visite susseguenti alla morte, sembrava essere elemento essenziale per il transito nell’aldilà. Fu gioco forza il tentare di ricorrere, perciò, a sistemi artificiali (la mummificazione) per ricreare una situazione di integrità corporea che si riteneva indispensabile per la vita ultraterrena.
  11. ^ Si tratta di un procedimento della produzione di ceramiche consistente nel rivestire con un velo di terra, nel nostro caso di colore rosso, l'argilla parzialmente essiccata.
  12. ^ si tratta dell'unica classificazione che, invece della colorazione, prende in considerazione la struttura della ceramica.
  13. ^ Frederick William Green (1869-1949) egittologo inglese.
  14. ^ Esami 14C sui resti lignei di tali strutture hanno rilevato datazioni risalenti al 3800-3600 a.C.
  15. ^ Elise Jenny Baumgartel (1892-1975), egittologia tedesca specializzata in storia del Predinastico, in occasione di una sua visita al Museo Egizio del Cairo negli anni '60 del '900 ebbe a dire, a proposito di tale dipinto: i pochi frammenti rimasti sono talmente scuri che è difficile distinguere anche solo la pittura dal resto.
  16. ^ Si tratta, tuttavia, di un dipinto decisamente importante vuoi per l’età, vuoi e specialmente, per i soggetti rappresentati. Secondo una delle interpretazioni più accreditate, si tratterebbe di una processione funebre su barche; secondo altri di una scena di caccia, ma una ulteriore ipotesi vorrebbe il dipinto come rappresentazione di una invasione di popoli stranieri dal mare.
  17. ^ Usualmente si tende ad indicare genericamente i sovrani dell’Egitto antico con il termine faraone. È tuttavia da tener presente che tale termine, derivazione greca da Per-Aa, ovvero Grande Casa, viene adottato solo in tempi relativamente recenti, con la XVIII dinastia e segnatamente con Thutmose III. Tutti i sovrani dinastici precedenti, perciò, dovrebbero essere indicati come re essendo di fatto il nome comune loro assegnato Neter-Nefer, ovvero Buon Dio, o anche solo Neter (Dio). In questa voce si cercherà, perciò, di seguire questa linea anche se potrebbe essere utile ricorrere talvolta, sia pure impropriamente, al termine più usuale per comodità di scrittura.
  18. ^ Non si esclude che, con il medesimo metodo, fossero prodotti anche vasi in oro, ma nessun esemplare è giunto a noi verosimilmente asportato nei millenni dalle tombe che ne contenevano.
  19. ^ È ipotizzabile che tali statue, al pari dei vasi, fossero realizzate su un'anima in legno su cui venivano martellate lastre di metallo.
  20. ^ Si tratta di una serie di quattordici mastelli in legno, di capacità differente, dotati di un livellatore per la misurazione delle rendite di frumento.
  21. ^ IL Papiro Edwin Smith risale come stesura, in effetti, alla XVI-XVII dinastia, ma elementi intrinseci, come la terminologia arcaica e l'uso di determinati vocaboli, dimostrano che si tratti di una copia di testi molto più antichi forse risalenti all'Antico Regno o al Periodo Arcaico.
  22. ^ Anche in questo caso il nome non appare nelle liste reali note.
  23. ^ Dal nome, nonché dalla diplomatica soluzione dello scisma sethiano, alcuni studiosi hanno voluto individuare proprio in questo re il vero unificatore del Paese.
  24. ^ A Hierakompolis vennero rinvenute una stele spezzata, due coppe in pietra e due statue recanti l'identificativo di un re Horus-Khasekhem. Sulla base di una di tali statue è riportata una rozza incisione rappresentante nemici uccisi riportandone il numero in 47.209; se da un lato si è portati ad identificare Horus-Khasekhem con lo stesso Khasekhemui, non esiste alcuna certezza che non si sia, invece, trattato di chi si oppose militarmente all'usurpatore Peribsen in una vera e propria guerra civile, la cui risoluzione sarebbe poi stata definitivamente sancita dall'avvento al trono di Khasekhemui o dalla modifica del nome che potrebbe aver perso il riferimento ad Horus in segno di pacificazione sancita dai due animali teolofori affrontati sul serekh.
  25. ^ Questi manufatti vengono generalmente indicati come tavolette cosmetiche perché simili, sia pure in grandi dimensioni, a quelle piccole impiegate per mescolare, appunto, i cosmetici.
  26. ^ La tavoletta è anche nota come “Tavoletta degli avvoltoi” (Vultures Palette), “delle giraffe” (Giraffes Palette) o “dei leoni” (Lions Palette); spezzata in tre parti principali, è proprietà , dell’Ashmolean Museum di Oxford, del British Museum di Londra e del Museo di Lucerna.
  27. ^ La tavoletta richiama, nella struttura, un altro analogo manufatto, la Tavoletta dei quattro cani, oggi al Louvre, risalente al periodo Naqada II.
  28. ^ La tavoletta, spezzata in due parti, è nella disponibilità del British Museum di Londra, e del Louvre di Parigi.
  29. ^ la forma tipica delle pareti, più larghe alla base, che danno alla costruzione la tipica forma tronco-piramidale rastremata verso l’alto, deriverebbe (Cyril Aldred, p.40) dal ricordo delle originarie pareti in cannicci ricoperti di fango. Il peso stesso del fango lo faceva slittare verso il basso causando, così, un ispessimento della base del muro rispetto alla sommità. Tale particolarità estetico-architettonica si perpetuerà per tutta la storia dell’Egitto.
  30. ^ Un’idea della facciata di palazzo è ricavabile dal serekh, il simbolo della titolatura regale sovrastato dal falco, che inquadrava il nome di Horus del re, che simboleggia un palazzo, reale, appunto, visto sia in pianta (parte alta che contiene il geroglifico reale) che in alzato (la parte più bassa).
  31. ^ Viene fatto rilevare che il Canone di Torno assegna a Djoser 19 anni di regno che, secondo Gardiner ed altri, è un tempo troppo breve per completare il complesso funerario; più appropriati sembrerebbero, invece, i 29 anni assegnatigli da Manetone, ma questi assegna alla intera dinastia un periodo di 249 anni nettamente in contrasto con le evidenze archeo-storiche.
  32. ^ Il Papiro Edwin Smith, oggi alla New York Academy of Medicine (NYAM), viene considerato il primo approccio scientifico alle cure mediche, lontane da incantesimi o formule magiche. Pur risalendo, per stesura, al Secondo periodo intermedio dell'Egitto, il Papiro Edwin Smith, in base alla terminologia impiegata e alla struttura testuale, è stato indicato come copia di preesistenti testi risalenti all’Antico Regno ed attribuito ad Imhotep.
  33. ^ Venne peraltro considerato figlio del dio Ptah e della dea Sekhmet
  34. ^ Manetone gli attribuisce l’invenzione dell’arte di costruire in pietra (Alan Gardiner -1971- p. 71).
  35. ^ Secondo alcuni studi Sekhemkhet sarebbe di fatto l’iniziatore della dinastia e Djoser il secondo, ma proprio le dimensioni dei materiali di costruzione fa supporre che l’aumento delle dimensioni sia derivato proprio dall’ esperimento precedente del complesso di Djoser.
  36. ^ Di fatto esistono a Saqqara sepolture che risalgono anche al periodo greco-romano e funzionari, re e faraoni successivi non disdegnarono di farsi qui preparare la propria sepoltura; tra gli altri, il generale Horemheb, della XVIII dinastia prima di salire al trono.
  37. ^ In arabo al-ahram al-kādhaba, doveva originariamente essere alta più di 90 m con una base di 144.
  38. ^ Presso gli egizi, le costruzioni avevano un proprio nome, quello assegnato a questa piramide, emblematico per quanto poi avvenne alla costruzione, era Snefru è duraturo.
  39. ^ Il nome del monumento era Snefru del sud splende.
  40. ^ Si tenga presente che le mastabe, e le piramidi a gradoni della dinastia precedente, avevano un’inclinazione delle pareti variabile tra i 72 e i 78° e che l’esame interno della piramide “Romboidale” ha evidenziato un nucleo originario con un’inclinazione di circa 60°. Evidenti problemi di staticità, dovuti anche al cedimento del terreno, portarono alla realizzazione di una sorta di “cintura” più esterna con l’inclinazione di circa 55° successivamente variata, ancora, in circa 43°.
  41. ^ Proseguendo con l’inclinazione iniziale di 54°46', la piramide avrebbe raggiunto i 133 m di altezza; la variazione intervenuta a circa 50 m dal suolo, a 43°60’, variò l’altezza finale agli attuali 105 m.
  42. ^ Il nome del monumento era Snefru appare nella gloria.
  43. ^ Importante fu il ritrovamento nel 1925, a cura di George Reisner e di una spedizione congiunta dell’Università di Harvard e del Museum of Fine Arts (Boston), della tomba di Hetepheres (Mark Lehner (2003), p. 117) a breve distanza dalla piramide del figlio. Il sarcofago in alabastro bianco della regina era però vuoto.
  44. ^ Successore diretto di Cheope sarebbe stato Djedefra Kheper di cui si hanno scarse notizie. Si hanno tracce del suo undicesimo anno di regno.
  45. ^ Si ipotizza, per il ritrovamento di tracce archeologiche, che tra Chefren e Micerino abbiano regnato altri due re: Hordjedef, forse figlio di Cheope, e fratello di Kheper, e Baka, forse figlio maggiore di Kheper. Il Papiro dei Re, di Torino, è danneggiato proprio nella parte relativa alla IV dinastia, ma tra i nomi di Chefren e di Micerino ci sarebbe spazio a sufficienza per l’inserimento di altri due nominativi.
  46. ^ Rinvenuta ad Abido, nel 1903, da Flinders Petrie, oggi al Museo del Cairo.
  47. ^ È da tener presente che glianni di regno facevano riferimento, di fatto, alle operazioni di censimento del bestiame e che questo, in epoca antecedente, avveniva ogni due anni. Se l’usanza era, perciò, ancora biennale, il riferimento sarebbe al 22 anno di regno di Djedefra; in caso contrario, se cioè il censimento del bestiame fosse già diventato annuale, si tratterebbe effettivamente dell’undicesimo.
  48. ^ E ciò giustificherebbe il perché dell’incompiutezza del complesso di Abu Rawash, nonché il suo quasi completo smantellamento (il Tempio in valle, pure identificato archeologicamente, non è ancora stato scavato). Pare, in realtà, che lo smantellamento sia avvenuto nei secoli a venire per il materiale particolarmente prezioso usato nella costruzione: sienite e quarzite rossa
  49. ^ Djedefhor e Baka, come risulta da un graffito rinvenuto nello Wadi hamammat (citato da Grimal 2002, p. 92), ma risalente alla XII dinastia, sarebbero stati seguenti a Chefren nella linea di successione a Cheope.
  50. ^ Il nome originale era Grande è Chefren: è alta 136,4 m (ma originariamente raggiungeva i 143, 5), con una base quadrata di 215.25 m ed un angolo alla base di 53°10'.
  51. ^ Lunghezza massima circa 73 m, altezza massima circa 22 e larghezza massima 19 m.
  52. ^ Men-kha-U-Ra, ovvero Stabili sono i Kha di Ra.
  53. ^ Il nome originale era Divino è Micerino, è alta 62 m (ma originariamente raggiungeva i 65,5), con una base quadrata di 103,4 m ed un angolo alla base di 51°20'.
  54. ^ Città del delta nilotico oggi identificata con Zat el-Kom a circa dieci chilometri da Abu Rawash.
  55. ^ Dea dei parti, "mshnt" era lo sgabello delle partorienti.
  56. ^ Si tratta di un papiro trascritto durante la XVI-XVII dinastia, ma risalente al Medio Regno; una sorta di Mille e una notte ante litteram in cui si narra del re Cheope che, per distrarsi, invita a corte principi e funzionari per farsi narrare storie. Una di queste, raccontata dal mago Gedi, preconizza la nascita dei primi tre re della V dinastia, Userkaf, Sahura e Keku, da Redjedef, moglie di Ra-User, sacerdote di Ra ad Heliopolis.
  57. ^ Nell’isola di Citera, infatti, venne rinvenuta una coppa in pietra recante il nome del suo tempio funerario di Saqqara: I luoghi di Userkaf sono puri.
  58. ^ Dei sei di cui si ha notizia, due sono stati individuati: quello di Userkaf, ad Abu Sir, e di Niuserra-Setibtawy, ad Abu Gurab.
  59. ^ Il Benben era, in origine, di forma conica e solo successivamente assunse forma piramidale. Nella cosmogonia di Heliopolis rappresentava la collina, emersa dal Nun, l’oceano primordiale, da cui era nato il loto che aveva generato Atum.
  60. ^ Tale nome, con poche varianti, sarà assunto, nel corso della storia dell’Egitto, sempre da sovrani che dovettero ristabilire l’unità del Paese dopo disordini politici o periodi di instabilità: Amenemhat I (XII dianstia); Ipepi (XV dinastia); Petubastis II e Pianki (XXV dinastia).
  61. ^ Il canone di Torino gli assegna 7 mesi circa di regno, mentre Manetone 30-33 anni
  62. ^ Sulla scorta del nome di Horus, è’ stato addirittura ipotizzato che Userkaf potesse essere il capo della fazione avversa che avrebbe complottato per uccidere Teti.
  63. ^ Sia il canone di Torino che Manetone gli assegnano 50 anni di regno.
  64. ^ È tuttavia noto che contro di lui venne ordita una congiura nell’harem reale come da testimonianza esistente sulle pareti della tomba di Uni, alto funzionario di corte incaricato delle indagini, ad Abydos.
  65. ^ Anti era una divinità falco guerriero adorato dal XII al XVIII nomo dell’Alto Egitto.
  66. ^ Giuntoci in una trascrizione del Nuovo Regno (papiro di Leida I344r), le lamentazioni di Ipu-Wer, ovvero del principe Ipu, fanno tuttavia riferimento al periodo successivo all'Antico Regno che va sotto il nome di Primo Periodo Intermedio.
  67. ^ Notizie in tal senso ci sono pervenute grazie all'autobiografia di Ankhtifi, governatore del III nomo dell'Alto Egitto (a circa 40 Km da Tebe) e alleato di Neferkara VII, sovrano di Eracleopoli contro Tebe. Non è noto l'esito della guerra, ma dati gli eventi successivi, si considera la sconfitta di Ankhfiti (che non la riporterà nella propria biografia) e la presa di potere da parte di un principe tebano, Antef I (iniziatore della XI dinastia) che si proclamò re scegliendo, come Nome di Horus, "Seheru-Taui", ovvero "Colui che ha riportato la pace nelle Due Terre"
  68. ^ Non esiste, nelle liste regali, un Montuhotep I giacché si ritiene che costui fosse un principe tebano che coadiuvò, o forse affiancò nella reggenza, Intef, predecessore di Antef sul trono di Tebe ed iniziatore del contrasto con la X dinastia che porterà alla nascita dell'XI dinastia. Nella Sala degli antenati di Thutmose III (XVIII dinastia), del tempio di Karnak, venne inserito tra i re delle Due Terre, ma gli venne assegnato un nome di Horus palesemente fittizio, "Tapia", ovvero l'"Antenato" a volerne sottolineare verosimilmente l'importante figura di unificatore del Paese.
  69. ^ X nomo dell'Alto Egitto Wadjet, ovvero "il Cobra"; principale centro Djeuka, la greca Antaeopolis, centro cultuale del dio Seth.
  70. ^ XIII nomo dell'Alto Egitto Nedjefet Khentet con capitale a Sauti (Assiut, la greca Lycopolis), centro cultuale di Anubis.
  71. ^ Hatshepsut si ispirerà per il suo tempio di Deir el-Bahari proprio al tempio di Montuhotep alla cui politica riformatrice e di espansione politica ed economica volle manifestamente rifarsi.
  72. ^ Nell'ampio piazzale che fronteggiava il tempio, e in cui erano piantate 55 temarici e 4 sicomori per ciascun lato della rampa che conduceva al piano più alto, intervallate a statue del re, si trova "Bab el-Hosan", ovvero la "porta del cavallo" così detta poiché il cavallo di Howard Carter accidentalmente vi inciampò consentendo la scoperta del lungo corridoio sotterraneo che adduce al cenotafio regale scavato sotto il tempio.
  73. ^ Come rilevabile dalla corrispondenza privata di tale Heqanakht, sacerdote, con il visir Ipy di Tebe, rinvenuta nella tomba di Meseh (anch'egli funzionario di Ipy) a Deir el-Bahari.
  74. ^ A voler chiaramente sottolineare di essere il generatore di una nuova dinastia.
  75. ^ Il documento, forse scritto da Neferti sacerdote di Heliopolis, ci è giunto in forma completa in un papiro, oggi al Museo di Leningrado, nonché su due tavolette da scriba e su numerosi ostraka della XVIII dinastia e del periodo ramesside.
  76. ^ Abbreviazione di Amenemhat.
  77. ^ Il termine "giustificato" veniva assegnato ai defunti ammessi all'aldilà dopo la cerimonia della psicostasia; deve perciò intendersi che questa parola è stata aggiunta nella trascrizione dopo la morte del re.
  78. ^ Nomo dell'Alto Egitto di cui era originario Amenemhat.
  79. ^ Ovvero l'Alto Egitto.
  80. ^ Le Due Signore, ovvero le dee protettrici dell'Alto e Basso Egitto: l'avvoltoio Nekhbet e il cobra Uadjet
  81. ^ Gli dei Seth e Horus.
  82. ^ Campagna diretta contro gli oppositori politici del re rifugiatisi presso i libici.
  83. ^ Si tratta di un testo sapienziale, pervenutoci in centinaia di copie, la più antica delle quali risale però alla XVIII dinastia. Il testo, tuttavia, è quasi sicuramente una riscrittura di testi molto più antichi verosimilmente proprio della XII dinastia poiché scopo di fondo, più che "insegnare" o spiegare i motivi dell'omicidio di Amenemhat, sembra essere quello di costituire una legittimazione al trono per Sesostri ed una difesa da eventuali accuse di essere stato parte della congiura.
  84. ^ L'elevato numero di copie pervenutoci si giustifica, peraltro, con l'essere il racconto stato usato, nel corso dei secoli, come testo da copiare per l'addestramento degli scribi. Tra gli altri, cinque papiri risalenti al Medio Regno, e un ostrakon, oggi all’Ashmolean Museum di Oxford, che contiene il testo quasi completo.
  85. ^ Nel 1954 uscì, nelle sale cinematografiche, il film "Sinuhe l'egiziano", tratto dal romanzo omonimo dello scrittore finlandese Mika Waltari. Aldilà del nome del protagonista, tuttavia, il romanzo, ed il film conseguente, non hanno nessun legame con la vicenda narrata nell'originale "racconto" egizio essendo la storia ambientata nel corso della XVIII dinastia e nel periodo dell'eresia amarniana.
  86. ^ Si tratta dei più antichi obelischi di cui si abbia notizia: alti oltre 20 m se ne conserva ancora solo uno ad Heliopolis, quartiere del moderno Cairo. Erano di sicuro ancora eretti nel IV secolo d.C. poiché ne rende testimonianza Ephrem il Siriano (306-373), venerato come santo dalla chiesa siriana e proclamato dottore della Chiesa nel 1920: "qui si ergono due grandi colonne che suscitano ammirazione, alte sessanta cubiti". Uno dei due crollò, in epoca non nota, giacché nel XII secolo un viaggiatore arabo scrisse: "uno dei due è rotto in due tronconi mentre l'altro è ancora in piedi".
  87. ^ I blocchi di tale monumento vennero in seguito usati, a partire da Amenofi III, come riempimento del III pilone di Karnak. Qui vennero rinvenuti negli anni '20 del '900 consentendo la completa ricostruzione della cappella; si tratta di un tempietto periptero dotato di rampe contrapposte che recavano, molto verosimilmente, ad altrettanti troni che simboleggiavano l'Alto e il Basso Egitto.
  88. ^ Di tale nucleo, costituito da tre piccoli locali orientati est-ovest, si sono conservate oggi solo le soglie nello spazio posteriore al Santuario della barca di Filippo Arrideo.
  89. ^ I testi moderni sulla traduzione dei geroglifici si basano quasi esclusivamente sulla lingua scritta di tale periodo; uno per tutti il "Concise Dictionary of Middle Egyptian" di Raymond Faulkner, edito dal Griffith Institute presso l'Ashmolean Museum di Oxford.
  90. ^ I depositi di fondazione sono attestati fin dall'Antico Regno ed erano collocati con intento consacratorio della struttura (tempio, edificio sacro, tomba) cui erano destinati. Di solito contenevano oggetti miniaturizzati usati per le costruzioni (mattoni zappe, picconi, pale) o di carattere cultuale (amuleti, incenso, kohl), o offerte di piccoli animali o prodotti solidi e liquidi.
  91. ^ Uno di questi di tipo egeo.
  92. ^ La suppellettile venne rinvenuta nel c.d. Quartier Mu, edificio D, stanza 4, che doveva appartenere ad un notabile locale, forse in sacerdote.
  93. ^ Rinvenuto nel 1971 da Louis Godart in un complesso templare del Quartier Mu di Mallia.
  94. ^ Si è a conoscenza di varie campagne in Nubia, nell'anno 8°, durante la quale fece ampliare un canale fatto costruire da Merenra (VI dinastia) il che consentì alle navi egizie di raggiungere la seconda cateratta, nel 10°, nel 16°, durante la quale venne raggiunta Semna, e nel 19°.
  95. ^ Kahun costituisce uno dei tre esempi noti di "villaggio operaio", gli altri sono quello di Tell el-Amarna, l'antica Akhetaton, e di Deir el-Medina, nei pressi della Valle dei Re. Caratteristica di tali insediamenti: l'isolamento con una superficie (circa 350 m x 400 a Khaun) recintata da un muro in mattoni crudi in cui si aprono solo due porte; la separazione in due quartieri in cui le abitazioni si differenziano per dimensioni e per miglior fattura.
  96. ^ L'epiteto "figlio dell'asiatico" ha fatto supporre, a riconferma della possibilità che i re in tale periodo venissero eletti, che Hotepibre fosse addirittura di origini eblaite.
  97. ^ VI nomo del Basso Egitto, con capitale a Khaswu, la greca Xois.
  98. ^ Testi del Nuovo Regno denotano in maniera molto negativa gli Hyksos, ma si deve ritenere che fossero strumentali all'ideologia riunificatoria iniziata con la XVII e compiutasi con la XVIII dinastia.
  99. ^ 1648-1540 a.C. secondo John Van Seters (nato 1935, studioso del Vicino Oriente) ed altri; 1648-1440 a.C. secondo Jürgen von Beckerath (1920-2016, egittologo tedesco); 1640-1532 a.C. secondo Kenneth Kitchen.
  100. ^ Successivamente ne accentuarono i caratteri semitizzanti e lo assimilarono a Baal-Reshef o al dio hittita Teshub.
  101. ^ Dea cananea dell'amore, della fertilità, della terra, ma anche della guerra, rimase nel pantheon egizio e fu particolarmente venerata durante la XIX dinastia
  102. ^ Il cavallo, come citato da Nicolas Grimal (2000), p. 245, era noto ed allevato nella Valle nilotica anche prima dell'arrivo degli Hyksos, ma il suo impiego era residuale e non attinente al traino di mezzi su ruota.
  103. ^ Che esistessero contatti con le isole egee è attestato, inoltre, dalla presenza della titolatura del re Hyksos Khyan su una giara rinvenuta a Cnosso; si è anche voluto indicare il regno Hyksos come "impero" giacché segni della loro presenza, e segnatamente proprio di Khyan, sono stati rinvenuti: in Egitto a Bubastis e a Gebelein; all'estero: scarabei e sigilli in Palestina; in terra Hittita, a Boghaz-Köy; su un leone di granito a Baghdad.
  104. ^ Nella tomba di Amenofi I, della XVIII dinastia, venne rinvenuto un vaso recante il nome di Herit, figlia di Apophis I, tanto da far ritenere che il manufatto sia stato trasmesso di generazione in generazione e conseguentemente a far interpretare la principessa Herit tra i capostipiti della XVIII.
  105. ^ Scoperto da Gaston Maspero nel deposito (cache) DB320, di Deir al-Bahari nel 1881.
  106. ^ Recenti esami medico-legali sulle ferite al capo di Seqenenra Ta'a hanno tuttavia fatto propendere, per direzione dei colpi e per posizione del corpo al momento in cui furono inferti, per ferite riportate in un attentato piuttosto che in combattimento; di qui il ridimensionamento della figura di Seqenenra Ta'a come iniziatore della "guerra di liberazione" dagli Hyksos.
  107. ^ La Tavoletta Carnavon riporta notizie relative alla guerra di liberazione ad opera di Khamose. Si tratta di due tavole di legno ricoperte di scrittura ieratica rinvenute a Tebe, nel 1909, da Howard Carter.
  108. ^ Figlio di Seqerenra Ta'o e della regina Tetisheri.
  109. ^ A sua volta sorella e sposa del proprio fratello Seqenenra Ta'o.
  110. ^ Dapprima Manetone fa riferimento ad un re Misphragmuthosis, ma poi, riferendosi verosimilmente al medesimo re, lo indica con il nome di Thetmosis il che peraltro ha fatto sorgere il dubbio, storicamente comunque inaccettabile, che il riferimento fosse ad un Thutmosi.
  111. ^ È verosimile che la scelta della mosca, come simbolo di valore militare, trovi una sua logica nel fatto che, come la mosca punge gli animali, il soldato punge i suoi nemici.
  112. ^ Nella tomba di Ahotep vennero peraltro rinvenute armi appartenute al figlio Ahmose recanti decorazioni di tipo egeo. L'importanza di tale influsso è ancora maggiore là ove si consideri che la dinastia tebana non aveva agevole sbocco sul Mediterraneo; le armi, conseguentemente, debbono essere state realizzate ad unificazione già avvenuta, a meno di non voler considerare la presenza in loco di artigiani e maestranze egee.
  113. ^ Il riferimento è all'usanza di tagliare la mano del nemico per contarne le perdite a fine battaglia.
  114. ^ Ahmes, figlio di Beb, soldato sotto Seqenenra, e di Abana, combattè sotto Ahmose I nella guerra di liberazione dagli Hyksos, quindi in Nubia per sedare una rivolta. Nuovamente in Nubia tornò al seguito di Amenhotep I, successore di Ahmose, e di Thutmosi I. nel primo caso venne nominato "guerriero del re" per il suo valore, mentre nella seconda campagna ottenne la promozione a comandante
  115. ^ La doppia datazione risente del possibile errore sulla cronologia generale dovuto al calcolo della levata eliaca di Sirio a Menfi o a Tebe.
  116. ^ Non è nota la sepoltura di Amenofi I, forse a Dra Abu el-Naga; tuttavia la tomba di Amenofi I è menzionata nel rapporto dell'ispezione eseguita alle tombe durante il regno di Ramses IX, nel suo sedicesimo anno di regno, ma i punti di riferimento annotati nel "Papiro Abbott", che lo contengono, non hanno consentito ad oggi l'individuazione dell'area. La sepoltura di Amenofi I è, tuttavia, importante poiché, qualora si trattasse davvero di Dra Abu el-Naga, si tratterebbe dell'ultima sepoltura fuori dalla Valle dei Re; un secondo motivo di menzione è che, per la prima volta, il tempio funerario dedicato al suo culto postumo, quello che diverrà poi il Tempio di Milioni di Anni, venne costruito in località differente da quello della sepoltura.
  117. ^ Sovrintendente dei granai di Amon, la sua biografia fu scritta nella sua tomba rupestre nella necropoli di Sheik abd el-Gurna
  118. ^ Prima campagna in NUbia per sedare una rivolta; seconda nell'aera siro-palestinese; terza, quarta (a quest'ultima si ritiene abbia partecipato anche Thutmosi III) e quinta, ancora in Nubia; sesta nuovamente nell'area siro-palestinase, durante la quale Thutmosi III conquistò la città di Gaza.
  119. ^ Anche di tale opera si ha menzione nei rilievi del tempio di Deir el-Bahari in cui è rappresentato il trasporto fluviale di due obelischi.
  120. ^ Sperimentazioni sul campo, poste in essere da Reginald Engelbach nel 1922-23 (R. Engelbach 1923, p. 48), hanno dimostrato che i tempi di realizzazione riportati sul piedistallo di Karnak, sono effettivamente compatibili con la realizzazione di un obelisco di tali proporzioni (altezza 29.56 m; lato di base 2,40 m; larghezza alla base de pyramidion 1,76 m, peso 327,47 t).
  121. ^ A Reginald Engelbach, collaboratore di Flinders Petrie, si deve la "scoperta" dell'Incompiuto di Assuan particolarmente importante giacché ha fornito informazioni di primario valore sui metodi di realizzazione degli obelischi. L'opera di Engelbach è narrata, ivi compresi gli esperimenti pratici per dimostrare i metodi di lavorazione mediante sfere di dolerite, in due testi: "The Aswan Obelisk", del 1922, e "The problems of the obelisks", del 1923.
  122. ^ Trattandosi sostanzialmente di un fallimento, giacché l'obelisco non venne ultimato, non esistono tracce storico-archeologiche del committente e l'assegnazione ad Hatshepsut, o a Thutmosi III, è dovuta alle dimensioni simili ad altri obelischi sicuramente di tali re; qualora estratto, infatti, l'Incompiuto di Assuan sarebbe stato l'obelisco più alto e più pesante mai realizzato, con i suoi quasi 42 metri di altezza e le oltre 1200 tonnellate di peso (Engelbach, op. cit.).
  123. ^ L'ogdoade era costituita da quattro divinità maschili, rappresentati antropomorficamente da uomini con testa di serpente, e dalle rispettive paredre, femmine con testa di rana: Nun e Nunet, rappresentanti l'oceano primordiale da cui tutto era nato; Kuk e Keket, l'oscurità; Huh e Huhet, l'immensità; Amon e Amonet, l'invisibilità.
  124. ^ Tombe TT353 della necropoli tebana e TT71 della necropoli di Sheik Abd el-Qurna.
  125. ^ Tomba TT110 della necropoli tebana.
  126. ^ Tomba TT73 della necropoli tebana.
  127. ^ Nella sua azione abrasiva della presenza di Hatshepsut, Thutmose III avrebbe potuto abbattere anche gli obelischi eretti dal suo predecessore sul trono, ma evidentemente l'abbattimento era impossibile dovendo operare in un ambiente già strutturato architettonicamente e l'azione avrebbe comunque privato il dio di un monumento a lui dedicato e, ormai, sacro. Per tali motivi questo obelisco, l'unico superstite dei due originariamente eretti, venne celato alla vista circondandolo con un alto muro; di qui la denominazione di "obelisco nascosto".
  128. ^ Una stele di Hermontis consente di datare la ri-assunzione del trono da parte di Thutmosi III al giorno 10, del secondo mese di Peret, del ventiduesimo anno di regno di Hatshepsut.
  129. ^ Scoperta da Howard Carter nel 1916.
  130. ^ La campagna venne indetta il venticinquesimo giorno, del quarto mese dell'inverno, nell'anno ventiduesimo di Thutmosi III. Solo dieci giorni dopo, si svolge lo scontro più importante, tra l'esercito egiziano e quello della coalizione, nella piana di Megiddo.L'esercito della coalizione viene messo in fuga e si ritira nella città che viene posta sotto assedio per sette mesi e quindi espugnata cn la cattura di oltre cento principi asiatici.
  131. ^ Nel complesso si trattò di 18 campagne militari maggiori, di cui 8 nell'area siro-palestinese e 10 ai confini orientali dell'Egitto. Per tale attività guerresca, in tempi moderni, a Thutmosi è stato assegnato il soprannome di "Napoleone d'Egitto".
  132. ^ Il racconto delle campagne di guerra di Thutmosi III, è riportato nei c.d. "Annali" che il re stesso fece scolpire nell'Akh-Menu (la Sala delle Feste) del complesso templare di Karnak.
  133. ^ Si è sempre ritenuto che la prima tomba scavata nella Valle dei Re fosse la KV38 di Thutmosi I, ma qualora tale operazione corrispondesse a verità, il primato di prima tomba della Valle, peraltro la più lunga (con i suoi oltre 200 m) e la più profonda, competerebbe alla KV20 di Hatshepsut a meno di non voler considerare una doppia traslazione: dalla KV38 alla KV20 e successivamente dalla KV20 nuovamente alla KV38.
  134. ^ Originariamente eretto nei pressi del VII pilone del tempio di Karnak, l'obelisco venne dapprima trasferito ad Alessandria d'Egitto per volere dell'imperatore Costanzo II (anno 357); da qui, nel 390, l'imperatore Teodosio I lo fece trasferire a Costantinopoli ed innalzare sulla spina dell'ippodromo, nella posizione che ancora oggi occupa.
  135. ^ Nel 1898 a cura di Victor Loret.
  136. ^ Thutmosi IV (XVIII dinastia); Amenhotep III (XVIII dinastia); Seti II (XIX dinastia); Merenptah (XIX dinastia); Siptah (XIX dinastia); Ramses V (XX dinastia); Tausert (?) (XIX dinastia); Ramses VI (XX dinastia); Ramses IV (XX dinastia) più, forse, il corpo del faraone Sethnakht (XX dinastia).
  137. ^ Un corpo femminile forse identificabile come quello della regina Hatshepsut Meryet-Ra Grande sposa reale di Amenofi II; un corpo femminile, privo di bende, sul momento identificato come Elder Lady (trad.: la signora più anziana); un secondo corpo femminile, privo di bende, sul momento identificato come The Younger Lady (trad.: la signora più giovane); un corpo di bambino (di circa 9-11 anni) identificabile, forse, con il principe Webensenu, figlio di Amenofi II; resti molto malridotti di due corpi, uno maschile e l'altro femminile, privi di bende. Un corpo maschile contenuto in un modello di nave in legno venne identificato per quello, forse, del faraone Sethnakht.
  138. ^ Che Thutmose III non fosse designato originariamente al trono si desume dal racconto, che egli stesso fece incidere su una stele posizionata tra le zampe della Sfinge di Giza, in cui si narra come il principe si fosse sdraiato a riposare all'ombra dell'enorme monumento, rappresentante il dio Harmakis-Khepri-Atum, in buona parte ricoperto di sabbia; il dio gli sarebbe quindi apparso in sogno promettendogli il regno se lo avesse liberato dalla sabbia che lo opprimeva, cosa che egli fece ottenendo in premio, come promesso, il regno.
  139. ^ Tomba KV46 della Valle dei Re.
  140. ^ Periodo Postpalaziale minoico TM IIIA1 e TM IIIA2.
  141. ^ Interessante notare che di 21 esemplari noti di cartigli reali egizi in area egea, ben 12 (4 a Creta di cui uno con i cartigli della regina Tye ad Agía Triáda) fanno riferimento ad Amenofi III (Edward Cline -1987-, "Amenhotep III and the Aegeans" in "Orientalia", n. 56, pp. 1-36.
  142. ^ Due scarabei recanti i cartigli della regina Tiy ed altri quattro di Amenofi III furono rinvenuti a Micene (E. Cline (1987), opera citata).
  143. ^ Ovvero "luogo in cui le cose vengono ritrovate" con riferimento ad affioramenti archeologici rinvenuti nei secoli.
  144. ^ Le cinque basi sono state rinvenute nell'angolo nord-ovest della Corte e fanno riferimento ad aree a nord dell'Egitto; si ritiene che analoghe statue dovessero trovarsi anche nell'angolo opposto con riferimenti al sud.
  145. ^ Gli attuali scavatori del sito di Kom el-Hettan, H. Sourouzian e R. Stadelmann, hanno di recente rinominato le stele con la sigla "PWN" seguita da numeri romani seguendo lo stesso ordine delle lettere talché la "Lista egea" è la PWN-V. In ambito accademico, tuttavia, si continua a fare riferimento, più frequentemente alla precedente denominazione "En".
  146. ^ Tutte la basi hanno toponimi scritti solo sui lati. lasciando la fronte libera; solo la "Lista egea" riporta geroglifici sulla fronte. Al contrario delle altre "liste", inoltre, due personaggi indicano palesemente popolazioni e non toponimi: K(e)ft(i)w, nome utilizzato per indicare i cretesi, e T(a)n(a)y(w), molto probabilmente i Danai, ovvero i greci continentali.
  147. ^ per lungo tempo si è ritenuto che potesse indicare Ilio, ovvero troia, oggi si è più propensi ad individuarla come località sull'isola di Creta
  148. ^ Il toponimo "Amnisos", località dell'isola di Creta, viene riportato due volte nell'elenco; questo ha fatto supporre che, in realtà, la "lista egea" non indichi popolazioni o luoghi su cui l'Egitto aveva predominio, come negli altri casi, bensì il ricordo di una spedizione forse diplomatica (per portare il "soffio della vita" del faraone alle popolazioni alleate) partendo da Creta, da est verso ovest, alla Grecia continentale e poi, attraverso l'isola di Kythera, ritornando a Creta. Così, tra gli altri, Cline (1987) e W.F. Albright (1934), "The vocalization of the Egyptian Syllabic Ortography", pp. 9-10, New Heaven.
  149. ^ La coreggenza tra Amenofi III ed il IV è motivo di discussione accademica: taluni negano che sia avvenuta, tra gli altri Lawrence Berman (1998), "Overview of Amenhotep III and His Reign" e Raymond Johnson (1998), "Monuments and Monumental Art under Amenhotep III" in Amenhotep III: Perspectives on his Reign; altri ipotizzano un periodo di 11-12 anni, con un'associazione al trono nell'anno 28-29 di Amenofi III, altri ancora ne individuano l'inizio negli anni 37-38, così Nicholas Reeves (2000), Akhenaten: Egypt's False Prophet, Thames & Hudson, pp.75-78.
  150. ^ L'identificazione di Nefertiti è oggetto di differenti congetture: la si vorrebbe figlia di Ay, fratello della regina Tiy moglie di Amenofi III (e quindi cugina di Amenofi IV), ma esistono anche differenti interpretazioni secondo cui, partendo dalla traduzione del nome "La bella che qui viene", potrebbe essersi trattato della principessa mitannita Tadukhipa inviata come sposa per Amenofi III dal re Tushratta (tra gli altri Joyce Tyldesley -1998-, Nefertiti: Egypt's Sun Queen. Penguin. 1998. ISBN 0-670-86998-8.
  151. ^ Nella tomba dello scultore di corte, Bak, ad Akhetaton, una iscrizione riporta il suo ringraziamento al sovrano per avergli insegnato la nuova arte.
  152. ^ Merytaton, 1° anno di regno; Maketaton, 4° anno; Ankhesenpaaton (successivamente Ankhesenamon), 6° anno; Neferneferuaton Tasherit, 8° anno; Neferneferura, 9° anno di regno; principessa Setepenra, 11° anno.
  153. ^ Nelle abitazioni del villaggio operaio di Akhetaton sono state rinvenute tracce di culti differenti da quello di Aton, in alcuni casi anche dedicati ad Amon.
  154. ^ Lo stesso "Inno ad Aton", che si vuole dettato dallo stesso re, di fatto ricalca altri inni precedenti dedicati ad altre divinità, Amon compreso.
  155. ^ In un rilievo, ormai illeggibile, di una tomba di Amarna si assiste al compianto verosimilmente proprio di Maketaton; nella scena, il re è palesemente affranto e, nel quadro delle innovazioni artistiche amarniane, stringe la mano di Nefertiti. Ai piedi del letto funerario una figura femminile regge tra le braccia un infante; la presenza di un portatore dl flabello alle spalle della "balia" ha fatto supporre che la morte della principessa sia avvenuta per parto e che l'infante possa essere il neo-nato Tutankhaton, ma non esistono conferme nel senso.
  156. ^ Sintomatico in tal senso, tuttavia, che in tutti testi riguardanti Kiya, questa non venga mai indicata come “Madre del Re” o “Madre del Dio”, epiteti che le sarebbero spettati se madre dell’erede al trono. Il personaggio "Kiya", verosimilmente in auge, secondo Reeves (1981), tra il 7° e l'11° anno di regno di Akhenaton, scompare inoltre dalle iscrizioni dopo l'anno 11° di regno ed il suo nome, abraso, viene sovrascritto con il nome di Merytaton, figlia maggiore di Akhenaton.
  157. ^ Già portatore del flabello alla destra di sua maestà, capo di tutti i cavalli del re, primo degli scribi di sua maestà, padre del Dio, sotto Akhenaton, e poi successore di Tutankhamon.
  158. ^ Successore di Ay.
  159. ^ La politica di Akhenaton aveva, infatti, accentrato nel patrimonio della Corona i possedimenti del dio Amon e, probabilmente, anche quelli di altre divinità, così lasciando il potente clero amoniano in una situazione di scarso potere che necessitava di una sorta di preteso risarcimento che doveva andare ben oltre quello materiale giacché proprio su quel potere si doveva reggere la nuova situazione politico-economico-religiosa del nuovo corso.
  160. ^ Da tappi di giare da alimenti rinvenute ad Akhetaton, si ritiene che la capitale venne abbandonata verso la fine del 3°, o agli inizi del 4° anno di regno
  161. ^ Successivamente usurpata da Horemheb.
  162. ^ Furono rinvenuti nella tomba KV62 le mummie di due feti, di sesso femminile, rispettivamente al 5° e 7/9° mese di gravidanza.
  163. ^ Furono repertati circa seimila oggetti, oggi tutti al Museo del Cairo.
  164. ^ Nel 1887 comparvero, sul mercato antiquario egizio, tavolette in argilla con scrittura cuneiforme acquistate dal British Museum di Londra e dal Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino; nel 1891 Flinders Petrie, nel corso di scavi nel sito dell'antica Akhetaton, oggi Amarna, rinvenne l'archivio reale di tavolette in scrittura cuneiforme e accadica, lingua diplomatica dall'epoca recanti corrispondenza diplomatica tra la Corte egiziana e altre dell'area siro-palestinese.
  165. ^ Tra gli altri Christine el-Madhy, Cyril Aldred, Bob Brier
  166. ^ Christine el-Madhy, come prova dell'avvenuto matrimonio tra Ay ed Ankhesenamon, cita (p. 228 op. citata) un anello (oggi in collezione privata) posto sul mercato antiquario illegale egiziano alla fine dell'800, su cui apparivano i nomi dei due affiancati. Tale anello tuttavia, prosegue la el-Mahdy, era stato posto in vendita senza alcuna indicazione di provenienza e da un mercante di dubbia fama, noto per aver in altre occasioni prodotto oggetti falsi. Esaminato da Percy Newberry per un possibile acquisto venne anche da costui ritenuto di non certa provenienza e non acquistato.
  167. ^ Nessun riscontro esiste nel senso, ma se il convoglio di Zannanzash venne attaccato da truppe egizie, e nello scontro venne ucciso il principe hittita, è principalmente ipotizzabile che l'ordine possa essere effettivamente partito da chi, come Horemheb, generale comandante dell'esercito, aveva tale possibilità. Ma in questo caso siamo nel campo delle illazioni, pur espresse dalla el-Madhy, p. 229 opera citata.
  168. ^ Una ipotesi di studio -tra gli altri Bob Brier (1999), "L'omicidio di Tutankhamon", Corbaccio, pp. 227 e sgg.- sulla scomparsa di Tutankhamon lo vorrebbe artefice della sua morte. Ay compare, infatti, in uno dei dipinti parietali della tomba KV62 nell'atto di officiare la Cerimonia di apertura della bocca sul corpo di Tutamkhamon, cerimonia che, normalmente, spettava all'erede designato. Ma, nel caso specifico, Ay indossa già la corona ed è individuato con il suo nome di incoronazione racchiuso in un cartiglio, "Kheper Kheperu-Ra", cosa che, a rigor di logica, non dovrebbe essere stata possibile non potendo esistere un secondo re, a meno di non voler ipotizzare anche una coreggenza con Tutankhamon di cui non si ha traccia, fino a che il primo non fosse divenuto "Osiride", ovvero non fosse stato correttamente sepolto secondo i riti. Trattandosi di una ipotesi, non esistono prove a dimostrazione di tale assunto.
  169. ^ Uno dei più brevi di cui si abbia notizia nella millenaria storia dell'Egitto.
  170. ^ Nota anche con la sigla WV23 giacché ubicata nella West Valley, ovvero nella Valle Occidentale della Valle dei Re, è nota anche come "Tomba delle scimmie" per la rappresentazione di tali animali sulle pareti.
  171. ^ Nicolas Grimal (2002), p. 315, ritiene che Horenmheb abbia iniziato la sua carriera sotto Tutankhamon e non sotto Akhenaton durante il quale regno comandante dell'esercito era il generale Paatonemheb.
  172. ^ Come risulta anche da un rilievo della tomba di Huy, viceré di Nubia.
  173. ^ L'area fu pacificata per alcuni anni, fino all'assassinio del principe hittita Zannanzash, quando gli hittiti di nuovo sconfinarono ed occuparono nuovamente Amqa e ripresero Qadeš. In tale occasione Šuppiluliuma I catturò molti prigionieri egizi tra cui alcuni appestati che portarono una vasta epidemia nell'impero hittita; l'epidemia venne interpretata come segno negativo degli dei contro chi aveva infranto i confini e Mursilis, assunto il trono, si affrettò a restituire Amqa.
  174. ^ Tale fu l'opera di soppressione di tali sovrani che questi, archeo-storicamente, vennero poi indicati come "i faraoni dimenticati".
  175. ^ Dato l'enorme numero di talatat rinvenuto, per la prima volta si ricorse in campo archeologico, negli anni '70 del '900, all'ausilio dei computer che, mediante alcune indicazioni sulle figure, e frammenti di figure, rappresentate ai quattro lati di ciascun mattone, consentirono di indirizzarne l'accostamento reciproco.
  176. ^ Alcuni studiosi, tendono a far terminare la XVIII dinastia con la scomparsa di Ay (in qualche modo ultimo rappresentante della famiglia dei thutmosidi) e ad inserire Horemheb già come primo re della XIX. Altri, e sono la maggioranza, vedono il regno di Horemheb come naturale e compiuta conclusione del processo di restaurazione iniziato sotto Tutankhamon e proseguito sotto Ay.
  177. ^ Seti I si dilungò su tale associazione nelle iscrizioni, specie nel tempio di Abido iniziato dal padre, menzionando i riti di pietà filiale da lui compiuti.
  178. ^ L'associazione del successore al trono, fu una caratteristica delle dinastie ramessidi, molto verosimilmente per evitare i problemi di successione che si erano verificati nella XVIII dinastia e che ne erano stati, in buona parte, causa della rovina.
  179. ^ La Lista di Abido costituisce, peraltro -Nicolas Grimal (2002), p. 320-, il canone per la storiografia della XVIII dinastia secondo le impostazioni di Horemheb e mancano, perciò, i faraoni "eretici". Sono infatti elencati: Amhose I, Amenofi I, Thutmose I, Thutmose II, Thutmose III, Amenofi II, Thutmose IV, Amenofi III, Horemheb, Seti I e Ramses I. Manca, inoltre, Hatshepsut considerata, evidentemente, una usurpatrice.
  180. ^ L'iconografia dei Nove Archi, intesi come nemici dell'Egitto, è molto antica; il primo esempio si rinviene, infatti, sul piedistallo del trono della statua di Djoser a Saqqara, posti sotto i piedi del sovrano. Non esiste caratterizzazione dei popoli fino al regno di Amenofi III; successivamente i Nove Archi varieranno a seconda delle condizioni diplomatiche o di attrito esistenti. Sotto la XVIII dinastia si annoveravano, tra gli altri, gli Haw-Nebwt, i popoli delle isole; gli Shwtyw, gli alto-nubiani; i Pedjetiw-Shw, "quelli del deserto orientale"; i Tjekhenw, i libici; mentre sotto Ramses II faranno la loro comparsa gli Hittiti, i Sangar (babilonesi) e Naharina, ovvero i mitanni.
  181. ^ Benché non resti traccia del tempio, un modello di tale costruzione, recante l'iscrizione dedicatoria di Seti I, venne rinvenuto nella moderna Tell el Yehudiye, la greca Leontopoli e l'antica Ney-ta-hut.
  182. ^ La qualità dei dipinti parietali e lo stato di degrado cui stavano andando incontro, ha spinto a chiudere e non rendere fruibile al pubblico la KV17 che viene oggi aperta solo in occasione di visite di Stato.
  183. ^ A seconda dell'interpretazione della data "sothiaca" di partenza, ricavata dal Papiro Ebers, la data di assunzione del trono potrebbe essere spostata al 1279-1278.
  184. ^ E' controverso se sia possibile identificare negli Shardana in popolazioni nuragiche-sarde. Molti sono tuttavia i riferimenti nel senso ivi compreso l'esame di statuette votive recanti armature ed armi coincidenti con quelle rappresentate nei rilievi egizi (tra gli atri Giovanni Lilliu, Vere Gordon Childe, Massimo Pallottino-), o se possano identificarsi in popolazioni provenienti da oriente (tra gli altri Giovanni Garbini, Margareth Guido -1912/1994-, archeologa britannica, Nancy Katharine Sandars -1914/2015-, archeologa orientalista britannica autrice di una delle più famose traduzioni dell'Epopea di Gilgameš).
  185. ^ Angolo nord-ovest della corte detta "della cachette"; faccia occidentale del muro ovest della corte del nono pilone; muro esterno meridionale della sala ipostila.
  186. ^ Lato nord del pilone e mura dell'avancorte.
  187. ^ Il Poema di Pentaur, un manoscritto in ieratico ci è giunto in due frammenti, uno si trova presso il British Museum di Londra, l'altro a Parigi, al Louvre. Si tratta complessivamente di 112 righe che si concludono con il testo: redatto nell'anno VII di Ramses Meri-Amon dispensatore di vita come suo padre Ra dal capo biliotecario degli archivi reali, lo scriba Pentaur.
  188. ^ Hattušili III mandò la redazione, in egiziano, del trattato a Ramses II tramite due suoi ambasciatori, un hittita - Tartesciub - e un egiziano -Ramose-, incisa su una lastra d'argento; da questa, furono eseguite le copie trascritte sia su papiri (che non ci sono giunti) sia su stele di pietra (a Karnak e nel Ramesseum). La redazione hittita era stata eseguita a Khattusa, la capitale dell'impero, e ne era stata preparata una traduzione in geroglifico; Ramose, messaggero di Hattušili III, ma egiziano, accompagnava la delegazione hittita come interprete ufficiale, o forse era responsabile della traduzione in egiziano del trattato stesso. Il testo allude a precedenti trattati tra sovrani ittiti e sovrani egiziani, apparentemente di carattere piú limitato, e dei quali non sappiamo altro.
  189. ^ Si tratta, evidentemente, di una clausola che tende a salvaguardare l'interesse principale dei due Paesi di veder estradare i propri transfughi senza che questi temano castighi eccessivi; tale comportamento magnanimo trova un duplice parallelo nella legislazione internazionale attuale là ove, nella stragrande maggioranza dei casi, non è concessa l'estradizione per reati "politici" e, in caso di più reati -politici e non-, l'estradizione può essere concessa per i soli reati "comuni", il che vincola lo Stato ricevente a giudicare l'estradato solo per questi e non per quelli politici.
  190. ^ Si ha traccia di una campagna per sedare una rivolta in area siro-palestinese, verso la perduta città di Irem (forse l'arabica Iram delle Colonne), nell'anno ventesimo, che fruttò oltre 7.000 prigionieri, e di un'altra, nell'anno quarantaquattresimo, capeggiata dal viceré Setiw in area libica.
  191. ^ Durante il regno di Ramses II ci si riferiva al faraone Akhenaton con epiteti come: "il delinquente di Akhetaton" ed è noto che le madri, per impaurire i figli con una sorta di "uomo nero", li minacciavano proprio del ritorno di tale sovrano.
  192. ^ Con la decisione di ampliamento della diga Diga di Assuan, agli inizi degli anni '60 del '900, tutti i templi nubiani di Ramses II erano condannati ad essere sommersi. Una mastodontica operazione, che vide la cooperazione di oltre cento Paesi, portò allo spostamento dei templi in posizione sopraelevata rispetto a quella originale salvaguardando i siti. Particolarmente complesso fu lo spostamento, 210 m più indietro e 65 più in alto, dei templi di Abu Simbel dedicati a Ramses II ed alla regina Nefertari (costruiti rispettivamente nell'anno ventiquattresimo e trentunesimo) in cui fu preponderante l'intervento italiano grazie a esperti cavatori di marmo. Le operazioni durarono circa quattro anni, dal 1964 al 1968 contestualmente all'innalzamento delle acque; altri templi ramessidi salvati furono quelli di Gerf Hussein ("Casa di Ptah", realizzato nell'anno quarantacinquesimo di regno, vi si veneravano Ptah, Ptah-Tatenen, Hathor e lo stesso Ramses) e Beit el-Wali oggi eretti nel'area detta Nuova Kalabsha.
  193. ^ Qui ultimò la costruzione di una città, "Ramses Miamon", iniziata da Seti I e che durante la XX dinastia diverrà sede del governatore di Kush. Tra gli altri qui fece erigere un tempio, dedicato ad Amon-Ra, nella cui sala ipostila fece iscrivere, copiandola da un tempio di Amenofi III a Soleb che non corrispondeva, peraltro alla situazione del periodo, l'elenco delle nazioni vinte dall'Egitto.
  194. ^ L'ubicazione di Pi-Ramses è nota solo dagli anni '30 del '900 quando l'egittologo M. Hamza scoprì un palazzo ramesside a Qantir, 100 km circa dal Cairo, nell'aera del delta di Tell el-Dab'a, l'antica Avaris dei re Hyksos. Identificazione confermata, successivamente, da Labib Habachi e Manfred Bietak, responsabile per gli scavi nell'area dell'Österreichisches Archäologisches Institut (Istituto Archeologico Austriaco) del Cairo.
  195. ^ Rinvenuta nel 1881 nel nascondiglio di Deir el-Bahari (DB320)
  196. ^ Il "determinativo", in lingua geroglifica, è un carattere che fornisce al lettore il significato generale della parola cui fa riferimento. Normalmente questo è un cerchio contenente una croce per le città, oppure tre alture per indicare un paese, o un triangolo, ad esempio, per indicare una piramide; nel caso di "ysrỉr" si tratta invece di un uomo e una donna stilizzati ad indicare che si tratta di una popolazione.
  197. ^ Tale il potere del cancelliere Bay, che per lui venne scavata una tomba nella Valle dei Re, la KV13.
  198. ^ Il termine visir viene anacronisticamente utilizzato per indicare, nell'antico Egitto, il più alto funzionario dell'entourage faraonico.
  199. ^ Proprio contro lo strapotere dei "preti" di Amon si scatenò la c.d. Eresia amarniana che diminuiva grandemente il culto del pantheon egizio, e di Amon in particolare, a favore di un dio unico, Aton, e costituendo, di fatto, una forma di monoteismo o in realtà, più esattamente, di enoteismo. Con i successori di Amenofi IV/Akhenaton, con la restaurazione degli antichi culti iniziata sotto Tutankhamon e portata a termine sotto Horemheb i "preti" di Amon ripresero il sopravvento ed i Profeti tornarono a ricoprire cariche così importanti che alla fine della XX dinastia (regnante Ramses XI) Herihor, Primo Profeta di Amon, rese la carica ereditaria dando così vita ad una dinastia parallela che governò la regione tebana durante parte del Terzo Periodo Intermedio, in concomitanza con le dinastie XXI e XXII.
  200. ^ La dotazione (Kurt Sethe, Urk IV, pp. 1215 e segg.) del Primo Profeta prevedeva: abitazione, maggiordomo, capo della casa, guardiano della camera, un attendente, un domestico, uno schiavo nubiano, uno scriba, uno scriba della tavola, uno scriba della corrispondenza, un acquaiolo, un battelliere, un capo dei marinai dell’imbarcazione ed i relativi marinai. La dotazione per il Secondo Profeta Amenhotep prevedeva: abitazione, uno scriba, un maggiordomo segretario della corrispondenza, un segretario, servi, un coppiere, una guardia del corpo, più attendenti, un pescatore.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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  53. ^ a b c d e f g h i La datazione di molte dinastie è controversa: si è preferito riferirsi alle indicazioni cronologiche di John Baines e Jaromir Malek (1985) dalla I alla X dinastia, mentre dall'XI dinastia all'età tolemaica si è seguito il testo di Jürgen von Beckerath (1984).
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Fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti storiche delle dinastie egizie sono:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Federico Arborio Mella, L'Egitto dei faraoni, Mursia, Milano, 1976 - ISBN 88-425-3328-9
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Antico Regno[modifica | modifica wikitesto]

Medio Regno[modifica | modifica wikitesto]

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Nuovo Regno[modifica | modifica wikitesto]

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  • Christian Jacq, La grande sposa Nefertiti, Mondadori
  • Christian Jacq, Tutankhamen il faraone dimenticato, Sugar
  • Christiane Desroches Noblecourt, La regina misteriosa: storia di Hatshepsut, Sperling & Kupfer
  • Christiane Desroches Noblecourt, Ramsete - il figlio del sole, Sperling & Kupfer
  • Christiane Desroches Noblecourt, Tutankhamon, Silvana Editrice
  • Christine El Mahdy, Tutankhamon, Sperling & Kupfer, ISBN 978-88-20030-094
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  • Cyril Aldred (1979), Akhenaton, il faraone del sole, Newton & Compton, Roma (I edizione originale: Akhenaten, Pharaoh of Egypt: a New Study, Thames & Hudson, Londra, 1968)
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  • Elio Moschetti, La Valle dei Re e la Valle delle Regine, Ananke, Torino
  • Enrichetta Leospo, Mario Tosi, Il potere del re, il predominio del dio: Amenhotep III e Akhenaton, Ananke
  • Franco Cimmino, Akhenaton e Nefertiti - storia dell'eresia amarniana, Rusconi/Bompiani
  • Franco Cimmino, Hašepsowe e Tuthmosis III, Rusconi
  • Franco Cimmino, Ramesses II il Grande, Rusconi
  • Franco Cimmino, Tutankhamon, Rusconi
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  • Giacomo Cavillier, La Battaglia di Qadesh, Tirrenia Stampatori
  • Giacomo Cavillier, Tuthmosi III: immagine e strategia di un condottiero, Tirrenia Stampatori
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Periodo Tardo[modifica | modifica wikitesto]

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Arte, Monumenti, Cultura e Vita quotidiana[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV, Come riconoscere l'arte egizia, Rizzoli
  • AAVV (2000), Egitto, Touring Club d'Italia
  • AAVV, Gli artisti del faraone (Deir el-Medina e la Valli dei Re e delle Regine), Electa
  • AAVV (2001), I tesori dell'Antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo, White Star
  • AAVV (2003), Kemet: alle sorgenti del tempo, Electa
  • AAVV, L'Antico Egitto di Ippolito Rosellini, De Agostini, Novara
  • Alessandro Roccati (2003), Museo Egizio di Torino, IPZS
  • Cyryl Aldred, Arte dell'Antico Egitto, Rizzoli
  • Christian Jacq, I grandi monumenti dell'Antico Egitto, Mondadori, Milano
  • Christian Jacq, L'insegnamento del saggio Ptahotep, Mondadori, Milano
  • Curt Sachs, Storia degli strumenti musicali, Mondadori
  • Elvira D'Amicone (2007), Nefer: la donna dell'Antico Egitto, Federico Motta Editore, Milano, ISBN 978-88-7179-539-3
  • Franco Cimmino, Vita quotidiana degli egizi", Rusconi
  • Joyce Tildesley (2001), Vita privata dei faraoni, Piemme
  • Loredana Sist (2001), Museo Barraco: Arte Egizia, IPZS
  • Massimo Jevolella, I papiri della sapienza", Boroli
  • Peter Tompkins (2002), La magia degli obelischi, Marco Tropea Editore
  • Sergio Donadoni (1986), Cultura dell'antico Egitto, Roma, La Sapienza
  • Sergio Donadoni (1982), L'arte dell'antico Egitto, Tea

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Roccati (2005), Elementi di lingua egizia, Thèléme
  • Christian Jacq, Il segreto dei geroglifici, Piemme
  • Edda Bresciani (1999), Letteratura e poesia dell'Antico Egitto, Einaudi, Milano, ISBN 88-0614892-3
  • Giacomo Cavillier, Sulle tracce di Champollion, Tirrenia Stampatori
  • Hilary Wilson, I segreti dei geroglifici, Newton & Compton
  • Pierre Grandet e Bernard Mathieu (2007), Corso di egiziano geroglifico, Ananke
  • Roberto Elli (2003), Guida ai geroglifici, Vallardi Editore
  • Robert Solè e Dominique Valbelle (2000), La stele di Rosetta, Pratiche Editrice
  • Sergio Donadoni, La letteratura egizia, Sansoni

Piramidi e Tombe[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Siliotti (2001), Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane, White Star
  • Alberto Siliotti e Christiane Leblanc (2002), Nefertari e la Valel delle Regine, Giunti
  • Alberto Siliotti e Zahi Hawass (2001), Guida alle piramidi d'Egitto", White Star
  • Alessandro Bongioanni (2005), Luxor e la Valle dei Re, White Star
  • André Pochan (1998), L'enigma della Grande Piramide, MEB
  • Christian Jacq, La Valle dei Re, Mondadori, Milano
  • Christine El Mahdy, Il costruttore della Grande Piramide, Corbaccio
  • Corinna Rossi (2005), Piramidi, White Star
  • David Macauley, La piramide, Nuove Edizioni Romane
  • Franco Cimmino (2001), Storia delle piramidi, Rusconi
  • G. Goyon, Il segreto delle grandi piramidi, Newton & Compton, Roma
  • Heather Pringle (2004), I segreti delle mummie", Piemme
  • Kurt Mendelsshon, L'enigma delle piramidi, Mondadori, Milano
  • Renato Grilletto (2011), Il mistero delle mummie: dall'antichità ai nostri giorni attraverso il tempo e lo spazio, Newton & Compton, Roma
  • Anna Maria Donadoni Roveri (1969), I sarcofagi egizi dalle origini alla fine dell'Antico Regno, Università "La Sapienza", Istituto di Studi del Vicino Oriente

In inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Aidan Dodson e Dyan Hilton (2004), The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson, New York, ISBN 0-500-05128-3.
  • (EN) Alan Gardiner (1926), Egyptian Grammar, Griffith Institute -Ashmolean Museum Oxford
  • (EN) Flinders Petrie (1897), A history of Egypt, from the earliest times to the XVI th Dinasty, Methuen & Co., London.
  • (EN) Flinders Petrie (1897), A history of Egypt, Vol. I, Methuen & Co., London.
  • (EN) Flinders Petrie (1909), The arts & crafts of ancient Egypt, T.N. Foulis, Edinburgh & London.
  • (EN) Flinders Petrie (1891), Ten years’ digging in Egypt (1881-1891) , Fleming H. Revell Co., New York & Chicago.
  • (EN) Flinders Petrie (1917), Tools and Weapons, British School of Archaeology in Egypt
  • (EN) Flinders Petrie (1896), Naqada and Ballas, Bernard Quaritch, Londra
  • (EN) Flinders Petrie (1906), Hyksos and Israelite Cities, Bernard Quaritch, Londra
  • (EN) Iorwerth E.S. Edwards (1971), The early dynastic period in Egypt, The Cambridge Ancient History, Cambridge, Cambridge University Press
  • (EN) James Henry Breasted (1984), "The Special Edition Of The Edwin Smith Surgical Papyrus", Division of Gryphon Edition , The Classic of Medicine Library.
  • (EN) Jamieson Boyd Hurry (1926), "Imhotep, the Vizier and Physician of King Zoser and Afterwards the Egyptian God of Medicine", Londra, Oxford University Press.
  • (EN) Joyce Tyldesley (1998), Nefertiti: Egypt's Sun Queen, Penguin. ISBN 0-670-86998-8
  • (EN) L.L. Giddy (1987), Egyptian Oases, Baharya, Dakhla, Farafra and Kharga, during Pharaonic times", Warminster.
  • (EN) Nicholas Reeves, Akhenaten: Egypt's False Prophet, Thames & Hudson, 2000. pp.75-8. ISBN 0-500-05106-2.
  • (EN) Nicolas Reeves, The complete Tutankhamon, Thames & Hudosn
  • (EN) Nicholas Reeves e Richard Wilkinson, The complete Valley of the Kings, New York, Thames & Hudson, 2000, ISBN 0-500-05080-5.
  • (EN) Peter N. Stearns (2001), The Encyclopedia of World History
  • (EN) Reginald Engelbach (1922), The Aswan Obelisk", Institut francais d'Archeologie Orientale
  • (EN) Reginald Engelbach (1923), The problem of the Obelisks", T. Fisher Unlimited, Londra
  • (EN) [[Richard Pococke (1743), A description of the east and some other Countries, vol. V, Observations on Egypt, W, Bowyer, Londra
  • (EN) Stephen R.K. Glanville (1933), The Egyptians, Black LTD, Londra
  • (EN) Stephen R.K. Glanville (1942), The legacy of Egypt, Clarendon Press, Oxford

In francese[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) AAVV, La Description de l'Égypte publiée par les ordres de Napoléon Bonaparte, Taschen
  • August Choisy (1904), L'art de batir chez le ègyptiens, Edouard Rouveyre editeur, Parigi
  • (FR) Fernand Crombette, Livre des noms des Rois d'Égypte, 14 voll., (voll. dal I al V disponibili in facsimile del manoscritto, cod. da 2.01 a 2.05), CESHE a.s.b.l., Tournai, varie edizioni
  • (FR) Fernand Crombette, Chronologie de l'Égypte pharaonique, CESHE a.s.b.l., Tournai, cod. 2.17 - 1998ISBN 2-9600093-7-1
  • (FR) Fernand Crombette, Véridique histoire de l'Égypte antique, 3 voll., CESHE a.s.b.l., Tournai, cod. da 2.18 a 2.20 - 1997ISBN 2-9600093-2-0
  • (FR) Altair4 Multimedia, Égypte Antique, CD-ROM, Réunion des Musées Nationaux, 2004

In tedesco[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Steve Pasek, Griechenland und Ägypten im Kontexte der vorderorientalischen Großmächte. Die Kontakte zwischen dem Pharaonenreich und der Ägäis vom 7. bis zum 4. Jahrhundert vor Christus, Peter Lang, Monaco di Baviera, 2011, ISBN 978-3-89975-744-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Musei egizi[modifica | modifica wikitesto]