Storia degli ebrei in Marocco

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Ebrei a Fes nel 1900.
Coppia di anziani ebrei della valle del Draa nel 1899.
Donne ebree di Meknes nel 1920.

Gli ebrei marocchini sono una comunità molto antica. Si calcola che prima della fondazione dello Stato di Israele in Marocco ci fossero più di 300.000 ebrei. Oggi in Marocco rimangono circa 8.000 ebrei[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sotto i Romani[modifica | modifica wikitesto]

Quando gli ebrei iniziarono a disperdersi in tutto l'Impero romano a seguito alla distruzione del regno di Giudea nel 70 d.C., molti di essi si stabilirono nella provincia romana della Mauretania, che comprendeva anche quello che oggi è l'attuale Marocco. Iniziarono ad occuparsi principalmente di agricoltura, artigianato e allevamento di bestiame. Essi si divisero in clan simili a tribù, guidati dai rispettivi capi, che pagavano ai romani una capitolazione fiscale di 2 sicli.

Sotto il dominio dei Romani prima e dei Vandali dopo, gli ebrei mauretani aumentarono e prosperarono a tal punto che la Chiesa cattolica ritenne necessario prendere posizione contro di loro. Dopo che il generale Belisario rovesciò i Vandali in Nordafrica, Giustiniano emanò un editto di persecuzione per il Nordafrica, diretto contro gli ebrei, gli ariani e altre minoranze[2].

Nonostante ciò, nel VII secolo, la popolazione ebraica della Mauretania aumentò grazie all'arrivo di altri ebrei dalla penisola iberica, in fuga dalle persecuzioni visigote.
Alla fine dello stesso secolo, stando alle cronache degli storici arabi, al tempo delle grandi conquiste arabe in Nordafrica, c'erano numerosi ebrei in Maghreb.

Conquista araba e Idrisidi[modifica | modifica wikitesto]

Monumento in Algeria dedicato a Kahina, la regina ebraica che si oppose all'invasione araba.

Si presume che fosse di religione ebraica Kahina, la regina berbera che cercò di resistere agli invasori arabi[3] guidati da Hassan ibn al-Nu'man nell'Aurès.
Dopo la conquista araba molti berberi si convertirono all'islam, ma allo stesso tempo molti ebrei arabi immigrarono in Marocco. Gli ebrei marocchini erano soggetti al Patto di Omar e avevano lo status di dhimmi. La dipendenza del Marocco dal Califfato di Baghdad cessò nel 788, quando, Idrīs ibn ʿAbd Allāh (noto come Idris I), fondò la dinastia sciita degli Idrisidi, discendenti di ʿAlī. Idrīs I proclamò, quindi, il suo dominio indipendente sul Marocco. Gli ebrei svolsero un ruolo politico nella sottomissione del Marocco a Idrīs I. Dopo aver conquistato Tangeri e Volubilis, volle indurre le tribù ebraiche, che erano inclini a rimanere fedeli al califfo di Baghdad, a giurarli fedeltà e a unirsi al suo esercito. Per cercare di terrorizzarli e renderli ubbidienti alle sue richieste li attaccò in alcune delle città da loro abitate, come a Temesna, Chellah e Magada, al che gli ebrei di Tadla, Fazaz e Shawiya, guidati dal loro generale Benjamin ben Josafat ben Abiezer, si unirono all'esercito di Idris I. Dopo che l'esercito islamo-ebraico ottenne alcuni successi, gli ebrei si ritirarono, perché inorriditi dallo spargimento di sangue dei loro correligionari che erano ostili al sultano. Il vittorioso Idrīs I quindi si volle vendicare e attaccò ancora una volta le città ebraiche. Dopo una resistenza senza successo gli ebrei furono costretti a concludere un accordo con lui, in base al quale essi furono tenuti a pagare una tassa annuale.

Idris I venne avvelenato nel 793 da un medico ebreo di nome Shamma, su ordine del califfo abbaside Harun al-Rashid. Il successore di Idris I, Idris II, trattò gli ebrei in maniera molto più pacifica del padre, permettendo loro di stabilirsi in un quartiere particolare (al-Funduq al-Yahūdī) della sua capitale Fes (fondata nel 789 dal padre), in cambio di una tassa di 30.000 dinari. Inoltre, alla fine dell'VIII secolo, già sotto Idrīs I, gli ebrei poterono stabilirsi in diverse città del regno in cambio del pagamento di tasse annuali. La città di Fez, grazie alla politica tollerante di Idrīs II, attirò molti ebrei da varie parti del Mediterraneo. Gli ebrei contribuirono notevolmente a far aumentare la prosperità della città e dell'intero regno idriside. Le buone relazioni tra musulmani ed ebrei in epoca idriside sono dimostrate anche da un racconto che dice che nell'860 il quinto sultano idriside Yahya ibn Muhammad si innamorò di una ebrea di Fez, e la seguì in un hammam del quartiere ebraico, tentando di rapirla. Anche se era la persona più potente del regno, il suo reato contro la comunità ebraica causò una violenta rivolta in tutta la città.[4]

Un importante ebreo che visse a Fez nel periodo idriside fu Judah ibn Quraysh, un linguista e grammatico di lingue semitiche che parlava ebraico, aramaico e arabo.[5]

Massacro di Fes del 1033[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta della dinastia idriside la sovranità su Fez divenne contesa tra tre tribù rivali: i Banu Ifran, i Maghrawa e i Miknasa. La città fu per molti anni controllata dai Maghrawa, che ricevettero il sostegno degli ebrei. Quando Tamim, re dei Banu Ifran, conquistò la città nel 1033, si volle vendicare degli ebrei a causa del sostegno che avevano offerto ai Maghrawa: le sue forze uccisero circa 6.000 ebrei, saccheggiarono le loro proprietà e schiavizzarono le loro donne. Nel 1040 i Maghrawa riuscirono a riconquistare Fes, costringendo Tamim a fuggire a Salé.[6][7]

Pochi anni dopo, la dinastia degli Almoravidi conquistò Fes, eliminando sia i Banu Ifran che i Maghrawa.

Sotto gli Almoravidi[modifica | modifica wikitesto]

A metà dell'XI secolo, berberi nomadi provenienti dal Sahara marocchino, gli Almoravidi, lanciarono una crociata militare e religiosa per imporre un islam ortodosso malikita. Sotto il comando del loro capo Yūsuf Ibn Tāshfīn conquistarono Sigilmassa, fondarono la città di Marrakesh (intorno al 1060), conquistarono Fes, Tlemcen, Orano, Algeri. Nel 1086, gli emiri della Spagna islamica chiesero aiuto al sovrano nordafricano, che intervenne nella penisola iberica e distrusse l'esercito di Alfonso VI di Castiglia nella Battaglia di al-Zallaqa. In seguito gli Almoravidi conquistarono anche la Spagna musulmana spodestando gli emiri locali e consolidarono il loro impero che si estendeva da Valencia al Sahara fino ad Algeri[8]. Gli ebrei furono tollerati nel loro status di dhimmi. Il rigore religioso almoravide non portò a persecuzioni religiose e la diffusione della civiltà arabo-andalusa nel Maghreb occidentale contribuì alla tolleranza e all'armonia tra le religioni. I flussi commerciali verso la Spagna e soprattutto verso Cordova crebbero e contribuirono allo sviluppo intellettuale ed economico delle comunità ebraiche magrebine e spagnole[9]. Questo è l'epoca di importanti rabbini come Isaac ben Jacob Alfasi.
Il secondo sultano almoravide, Ali ibn Yusuf, proibì agli ebrei di vivere a Marrakesh, capitale della dinastia, in particolar modo era proibito loro di passare la notte nella città. Gli ebrei potevano venire di giorno per commerciare nella città ma di notte dovevano disperdersi nei villaggi vicini. Nonostante ciò vi furono diversi ebrei che ottennero la carica di visir sotto il regno di Ali ibn Yusuf, ad esempio il poeta e medico Abu Ayyub Salomon ibn al-Mu'allam, Abraham ibn Meïr ibn Kamnial, Abu Isaac ibn Muhajar e Salomon ibn Farusal.

Le persecuzioni Almohadi e la riorganizzazione delle comunità[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XII secolo apparse tra le tribù berbere di montagna sedentarie installate nell'Anti Atlante, un personaggio carismatico che impose una teologia morale rigorosa, integralista e ferocemente monoteista. Usando la lingua berbera per la diffusione delle sue idee e basandosi su una piccola cerchia di credenti, il "Mahdi" Ibn Tumart rivoluzionò il rapporto dei berberi con la religione. Dopo la sua morte intorno al 1128, il suo fedele più vicino, 'Abd al-Mu'min prese il titolo di califfo in riferimento al primo Compagno del Profeta, Abū Bakr, cinque secoli prima.

Sotto la direzione di Abd al-Mu'min, gli Almohadi in 20 anni, rovesciarono l'Impero almoravide, estendendo il loro potere su tutto il Maghreb e la Spagna islamica, imponendo un Islam intollerante ed estremista[10]. La dottrina del Mahdi non poteva che rafforzare l'intolleranza verso le altre religioni. L'applicazione di questa politica creò un profondo terrore fra le comunità ebraiche e ci furono molte esecuzioni e conversioni forzate: c'è un documento che menziona l'esecuzione di 150 ebrei a Sigilmassa, il capo della comunità ebraica di Fes, Rabbi Judah ibn Ha-Cohen Shoushan venne giustiziato nel 1165. Alcune famiglie ebraiche riuscirono a fuggire, tra cui quella di Maimonide che fuggì in Egitto.
In altre parti del Nordafrica, gli ebrei vennero autorizzati ad andare in esilio[11].

Dopo le prime grandi ondate di conquista, l'atteggiamento degli Almohadi divenne meno intransigente. Molte sinagoghe precedentemente distrutte, chiuse o convertite in moschee vennero ricostruite o riaperte, molte famiglie convertite con la forza all'islam vennero autorizzate a riconvertirsi al giudaismo, alcune anche dopo due o tre generazioni[11].

Gli Almohadi vennero definitivamente sostituiti nel governo del Marocco verso la fine del XIII secolo dalla più tollerante dinastia dei Merinidi.

Sotto i Merinidi[modifica | modifica wikitesto]

Un rotolo di Libro di Ester di Fes, risalente al XIII o al XIV secolo, Musée du quai Branly, Parigi.

I Merinidi furono una dinastia di berberi appartenenti al gruppo dei B. Zanāta (nomadi originari del bacino dell'alto corso della Muluia), che regnarono per due secoli sul Marocco e per un breve periodo imposero il proprio predominio su tutto il Maghreb e su parte della Spagna islamica.
La tribù d'origine dei Merinidi originariamente era costituita da nomadi che vivevano nel nord del Sahara della regione dell'Ifriqiya (attuale Tunisia). La desertificazione progressiva della regione e l'arrivo della tribù araba Banu Hilal li spinsero verso la parte più occidentale del Maghreb, dove si stabilirono nel bacino dell'alto corso della Muluia), tra le città di Figuig e Sigilmassa.[12][13]
Dopo che, nel 1212, gli Almohadi nella penisola iberica, furono sconfitti dall'unione degli eserciti castigliani, aragonesi-catalani, navarresi e portoghesi (non parteciparono alla battaglia solo le truppe del León), nella battaglia di Las Navas de Tolosa, dal 1215, i Merinidi iniziarono a combattere i loro correligionari per sostituirsi ad essi nel governo della parte occidentale del Maghreb, riuscendo nell'impresa in una quarantina d'anni. Il loro nuovo dominio si estendeva dal Mar Mediterraneo ai monti del Rif e dell'Atlante, all'Oceano Atlantico, con le città di Taza e Fes in posizione centrale. Nel 1269, posero fine alla dinastia almohade, con la presa di Marrakesh, ultimo loro baluardo.

I Merinidi si dimostrarono particolarmente tolleranti verso gli ebrei, secondo Ibn Khaldun, questa particolare tolleranza era dovuta alle possibili origini ebraiche della tribù d'origine dei Merinidi, appartenenti al gruppo Zanata.[14] Un'altra possibile spiegazione sta nel fatto che i Merinidi, a differenza dei loro predecessori Almoravidi e Almohadi, non nacquero come movimento di riforma religiosa, e la loro legittimità a governare era molto bassa, e per questo crearono un sistema di governo e amministrazione molto diversificato, costituito da uomini di corte sia musulmani che ebrei, da mercenari cristiani (castigliani e aragonesi), neri, turchi e curdi.[15]
Quando dei fanatici attaccarono il quartiere ebraico di Fes nel 1275, il sultano merinide Abū Yūsuf Yaʿqūb b. ʿAbd al-Ḥaqq intervenne personalmente alla guida dell'esercito per salvarli. I sovrani di questa dinastia ricevettero benevolmente gli ambasciatori ebrei dei re cristiani di Spagna e avevano degli ebrei tra i loro cortigiani più vicini. Di questi ebrei, Khalifa ibn Waqqasa divenne amministratore della famiglia del sultano merinide Abū Yaʿqūb Yūsuf al-Naṣr e suo consigliere intimo. Fu vittima di intrighi di corte, e venne messo a morte nel 1302. Suo nipote, che fu anch'esso nominato consigliere del sultano, subì la stessa sorte e venne messo a morte nel 1310. Tuttavia, non ci furono ripercussioni contro gli ebrei marocchini a seguito dell'esecuzione dei loro potenti correligionari. Nel periodo merinide fiorirono tra le comunità ebraiche marocchine lo studio della Kabbalah, così come la filosofia. L'ultimo grande filosofo marocchino ebreo del Medioevo fu Judah ibn Nissim ibn Malkah, morto nel 1365.[16]

Il sultanato merinide iniziò a declinare dopo la morte del sultano Abū ʿInān Fāris (avvenuta nel 1358): molte province non riconobbero più l'autorità merinide, le pestilenze decimarono la popolazione, i portoghesi conquistarono nel 1415 Ceuta, la più importante città portuale del sultanato merinide, la Reconquista in al-Andalus provocò l'arrivo in Marocco di decine di migliaia di profughi musulmani ed ebrei in fuga dall'Inquisizione che causarono un sovraffollamento nelle città del Marocco e un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. In questa situazione divennero molto popolari i predicatori mistici che aizzavano contro i Merinidi e fomentavano la xenofobia e l'intolleranza religiosa.
Quando Abu Muhammad Abd al-Haqq II, l'ultimo sultano merinide, prese il potere, la situazione economica del regno era disastrosa, il sultano quindi delegò il compito di risolvere questa terribile situazione a un suo capace cortigiano ebreo: Haron ben Batash.[4] Haron riuscì ad assolvere questo compito, stabilizzando l'economia del sultanato merinide e per questo motivo divenne un favorito del sultano, acquisendo la carica di visir e ottenendo poteri immensi nel regno. Haron una volta diventato potentissimo iniziò a comportarsi con prepotenza nei confronti della popolazione musulmana, nel 1465 del vino venne trovato in una moschea che si trovava nei pressi del mellah (il quartiere ebraico) e la colpa venne data agli ebrei, al contempo si diffuse la notizia che Haron aveva umiliato pubblicamente una donna musulmana. Ciò provocò il massacro di Fes del 1465, in cui il sultano ʿAbd al-Ḥaqq, il visir Haron ben Batash e la maggior parte degli ebrei di Fes furono attaccati e massacrati dalla folla inferocita. Furono risparmiati solo alcuni ebrei che si rifugiarono nelle moschee e che si convertirono prudenzialmente all'Islam.[17][18]

Dopo il massacro venne nominato sultano dagli shaykh dell'università al-Qarawiyyin un discendente degli Idrisidi, Muhammad ibn Ali al-Guti.
Ma un membro della famiglia wattaside, Muhammad al-Shaykh al-Wattasi, saputo della morte del sultano merinide, allestì immediatamente un esercito e arrivò a Fes, facendosi nominare sultano, detronizzando Muhammad ibn Ali.
Muhammad al-Shaykh si dimostrò particolarmente tollerante, permettendo agli ebrei che si dovettero convertire all'Islam per non venire massacrati a riconvertirsi all'Ebraismo. Inoltre nel 1492, a seguito della cacciata dalla Spagna, accolse a Fes 20.000 ebrei iberici, che restaurarono la comunità distrutta nel 1465.[18][19]

Espulsione degli ebrei dalla Spagna[modifica | modifica wikitesto]

La casa del rabbino nel mellah di Fes.
Cimitero ebraico nel mellah di Fes.
Rovine nel mellah di Essaouira.

Nel 1249, La Reconquista spagnola aveva concluso la sua fase principale. A causa dei massacri e le violenze anti-ebraiche che si verificarono nella Spagna riconquistata dai cristiani, gli ebrei sefarditi, iniziarono ad emigrare in massa nel Sultanato di Granada e in Nord Africa per sfuggire alle persecuzioni cristiane. Due secoli dopo, nel 1492, dopo la caduta dell'ultima città musulmana di Spagna, Granada, Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castiglia decretarono l'Editto di espulsione degli ebrei. Gli ebrei furono quindi cacciati dalla Spagna nel 1492 e dal Portogallo nel 1496. La loro improvvisa incursione sul Marocco e su tutto il Nordafrica fu ripetuta per tutto il secolo su una scala molto più ampia.

Questo inaspettato flusso di immigrati spagnoli, che in poco tempo causò il sovraffollamento nelle grandi città del Marocco, suscitò inquietudine sia tra i musulmani, che temevano un aumento del prezzo dei beni di prima necessità, sia tra gli ebrei marocchini indigeni, che temevano la rivalità economica ed intellettuale dei nuovi arrivati[20]. A causa del sovraffollamento causato dell'immigrazione su larga scala degli ebrei spagnoli, a Fes scoppiò un incendio nel mellah (quartiere ebraico), subito dopo ci fu una carestia, a causa di ciò molti ebrei morirono. Nonostante questi drammatici eventi, gli ebrei rimasti in Portogallo e in Spagna che in teoria si erano convertiti al Cristianesimo, ma in realtà professavano la loro religione di nascosto (marrani) non esitavano a fuggire in Marocco alla prima occasione. Ad esempio quando Manuele I decretò il divieto ai marrani di poter lasciare il Portogallo nel 1499, molti raggiunsero lo stesso il Nordafrica, corrompendo i funzionari portoghesi. Un certo Gonçalo di Loulé fu pesantemente multato perché segretamente traghettava ebrei da Algarve in Portogallo a Larache in Marocco[21].

Un nuovo gruppo di ebrei portoghesi raggiunse il Marocco dopo la costituzione definitiva dell'Inquisizione in Portogallo, voluta da papa Paolo III nel 1536[22]. Gli ebrei di origini iberiche svolsero funzioni di ambasciatori e mediatori tra il Marocco e l'Europa. Ad esempio gli ebrei Abraham e Samuel Cabeça divennero ambasciatori marocchini in Portogallo[23]. Dopo la sconfitta dei portoghesi in Marocco nella Battaglia di Alcazarquivir i nobili e i soldati portoghesi catturati dai musulmani furono venduti agli ebrei di origini portoghesi di Fes. Gli ebrei ospitarono i cavalieri portoghesi, loro ex concittadini, nelle loro case e permisero a molti di loro di tornare in Portogallo, con la promessa che questi ultimi avrebbero mandato in Marocco il riscatto per la loro liberazione una volta giunti in Portogallo[24]. I discendenti degli ebrei iberici che trovarono rifugio in Marocco continuarono ad utilizzare dialetti spagnoli, come il ladino e la Haketia fino ai giorni nostri. Gli immigrati sefarditi superarono gli ebrei marocchini indigeni nel campo dell'istruzione e nella vita intellettuale ebraica. Grazie alla loro abilità nel commercio con l'Europa, gli ebrei svilupparono in Marocco mestieri e artigianato prima sconosciuti ai musulmani, e con la loro ricchezza, contribuirono cospicuamente alla nascita e allo sviluppo della dinastia alawide dal suo inizio nel 1666, e che regna tuttora sul Marocco[25].

Verso la fine del XV secolo e la prima metà del XVI secolo (quindi durante i periodi delle espulsioni degli ebrei dalla Penisola iberica) il Marocco venne governato dalla dinastia wattaside. I sultani di tale dinastia non incoraggiarono l'arrivo degli esuli ebrei spagnoli nei loro territori, ma una volta che gli ebrei iberici giunsero nei loro territori i governanti wattasidi si dimostrarono tolleranti nei loro confronti, permettendo loro di stabilirsi nel regno.[26]

Leone l'Africano, che servì come diplomatico il sultano wattaside Muhammad al-Burtuqali, nella sua "Della descrittione dell'Africa et delle cose notabili che iui sono", nella descrizione di Fes (paragrafo "Fez città nuova"), scrisse:

« ...E la maggior parte di questi orefici sono giudei, i quali fanno i lavori in Fez nuova e gli portano a vender nella vecchia a una piazza loro assegnata, la quale è appresso gli speziali. Percioché nella vecchia Fez non si può batter né oro né argento, né alcun maumettano può usar l’arte dell’orefice, perché essi dicono essere usura a vender le cose fatte o d’argento o d’oro per maggior prezzo di quello che le pesano. Ma i signori danno libertà a’ giudei di farlo; pure ve ne sono alcuni pochi che fanno lavori solamente per li cittadini, né altro guadagnano che la fattura. E quella parte dove anticamente abitava la guardia degli arcieri oggi è tenuta da’ giudei, perché i re moderni non tengono piú quella guardia, i quali prima abitavano nella città vecchia. Ma ciascuna volta che ne seguiva la morte d’un re i mori gli saccheggiavano, e fu di mestiere che ‘l re Abusahid gli facesse tramutar dalla città vecchia alla nuova, raddopiando loro il tributo, dove oggidí dimorano, che è in una molto longa e molto larga piazza, nella quale hanno le lor botteghe e case e sinagoghe. E questo popolo è tanto accresciuto che non si può truovare il numero, massimamente doppo che i giudei furono scacciati dal re di Spagna. Essi sono in disprezzo appresso ciascuno, né alcun di loro può portare scarpe, ma usano certe pianelle fatte di giunchi marini, e in capo alcuni dolopani neri; e quelli che vogliono portar berretta, conviene che portino insieme un panno rosso attaccato alla berretta. Il loro tributo è di pagare al re di Fez quattrocento ducati il mese.[27] »

Sotto i Sa'diani[modifica | modifica wikitesto]

La dinastia Sa'diana[28] iniziò con il regno del sultano Muhammad al-Shaykh nel 1554, quando riuscì a sconfiggere l'ultimo sultano wattaside Ali Abu Hassun nella Battaglia di Tadla.

Dal 1509 al 1554 regnarono solamente nel sud del Marocco, ufficialmente dal 1527, con il Trattato di Tadla. Il Sultanato sa'diano terminò nel 1659, con la fine del regno del sultano Ahmad al-Abbas.
La famiglia Sa'diana rivendica la propria discendenza da Maometto attraverso la linea di sua figlia Fāṭima Zahrāʾ e di Ali ibn Abi Talib, cugino del Profeta. I Sa'diani provengono da Tagmadert, nella valle del fiume Draa.

Il sultano più famoso fu Ahmad al-Mansur (1578–1603), contemporaneo di Elisabetta I d'Inghilterra che costruì il palazzo El Badi e conquistò l'Impero Songhai.

In un primo momento i Sa'diani furono fanatici religiosi intolleranti con i non musulmani, imposero pesanti tasse agli ebrei per poter sostenere le spese militari contro gli iberici che occupavano le principali città costiere e contro gli Wattasidi di Fes, ma via via che consolidavano la loro autorità sul Marocco iniziarono ad essere più tolleranti verso la minoranza ebraica. Come i loro predecessori Wattasidi, i sultani Sa'diani impiegarono gli ebrei come medici, emissari diplomatici e tesorieri. Nel 1603, gli ebrei Abraham bin Wach e Judah Levi furono nominati dal sultano ministri del Tesoro. I membri delle aristocratiche famiglie ebraiche come i Cabessa e i Palache servirono i sultani come diplomatici, tesorieri e negoziatori con i mercanti europei, tant'è che gli ebrei giocarono un importante ruolo nel commercio trans-sahariano ed ottennero dai sultani della dinastia il monopolio del commercio dello zucchero, della stoffa, delle armi, dei cereali, delle piume di struzzo, della gomma arabica e dell'avorio con l'Europa.[26] Durante il periodo di governo di questa dinastia le autorità si dimostrarono quasi sempre tolleranti verso gli ebrei, lo stesso si potrebbe dire delle masse musulmane[29].

Nel 1567 il sultano Abd Allah al-Ghalib fece costruire un mellah (quartiere ebraico) a Marrakesh.

La data della sconfitta dei portoghesi nella battaglia di Alcazarquivir contro il sultano Abu Marwan Abd al-Malik I venne festeggiata dagli ebrei marocchini nei secoli a venire, perché interpretarono la sconfitta come una punizione divina contro la dinastia Aviz, che aveva espulso gli ebrei dal Portogallo nel 1497, e molti degli ebrei espulsi dal Portogallo si rifugiarono proprio a Ksar El Kebir, e in tutto il nord del Marocco. Inoltre, prima di partire per la sua campagna, il re Sebastiano I del Portogallo fece un giuramento solenne in una chiesa di Lisbona, giurando che se avesse vinto la battaglia avrebbe costretto tutti gli ebrei delle terre conquistate a convertirsi al cristianesimo.[30][31]

Sotto Mulay al-Rashid e Mulay Isma'il (dinastia alawide)[modifica | modifica wikitesto]

Gli ebrei soffrirono molto durante il periodo delle grandi conquiste di Mulay al-Rashid, uno dei primi sultani della dinastia alawide, che volle unificare le varie parti del Marocco (cadute nell'anarchia dopo la fine della dinastia Sa'diana) e tutto il Maghreb sotto il suo dominio. Secondo Louis de Chénier, quando al-Rashid conquistò la città di Marrakech nel 1670, fece bruciare pubblicamente il consigliere ebreo di Abu Bakr ibn 'Abd al-Karim , il governatore sconfitto della città, insieme a tutta la sua famiglia, inoltre fece demolire molte sinagoghe della città[32], espulse molti ebrei dalla regione berbera di Sus. Le sue richieste agli ebrei in termini di imposte erano enormi, che venivano raccolte e consegnate al sultano da Joshua ben Hamoshet, un ricco ebreo, che aveva ricevuto da Mulay al-Rashid il titolo di capo di tutti gli ebrei del Marocco. Il successore di al-Rashid fu suo fratello Mulay Isma'il, uno dei più famosi sultani della dinastia alawide. Mulay Isma'il nominò suo consigliere l'ebreo Joseph Toledano, figlio di Daniel Toledano, che fu consigliere di Mulay al-Rashid, Joseph concluse un trattato di pace tra il Marocco e i Paesi Bassi, per questo motivo divenne un favorito del sultano. Sotto il governo di Isma'il le sinagoghe che furono distrutte dal fratello furono ricostruite, anche se le tasse imposte agli ebrei erano ancora opprimenti. Un giorno minacciò gli ebrei di convertirli con la forza al'Islam, se il loro Messia non si fosse presentato entro un limite di tempo ben preciso da lui stabilito. Gli ebrei compresero cosa si nascondeva dietro la minaccia del sultano, e lo accontentarono con una grande somma di denaro, salvandosi dalla conversione forzata[33]. Ismail utilizzò un altro stratagemma per estorcere denaro agli ebrei: per una certa somma di denaro avrebbe dato ad un aspirante ebreo il titolo di capo di tutti gli ebrei del Marocco. Un certo Maimaran, che già ricopriva tale carica, e temeva il rivale (di nome Moshe ibn 'Aṭṭār), offrì al sultano una certa somma per la testa del rivale. Isma'il fece in modo che Moshe ibn 'Attar sapesse quanto era stato offerto per la sua testa, al che Ibn 'Aṭṭār offrì il doppio della somma per la testa del suo avversario. Il sultano prese i soldi da entrambi, definendoli pazzi, e li riconciliò uno con l'altro, al che Ibn 'Attar sposò una figlia di Maimaran e condivise con l'ex rivale la carica di capo degli ebrei. Moshe ibn 'Attar fu anche ambasciatore in Gran Bretagna ed ottenne un trattato di pace tra i due regni nel 1721.

Gli ebrei operarono come esattori di imposte nelle città costiere, ed avevano inoltre il compito di rifornire di vino gli schiavi europei catturati dai corsari barbareschi.

XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Casa ebraica ad Essaouira, di Darondeau (1807-1841).

La condizione della comunità ebraica rimase invariato sotto Muhammad III (1757-1790), che tentò di modernizzare il suo regno. Si sa che suo figlio maggiore, Mulay 'Ali, governatore di Fes, coraggiosamente si oppose alla richiesta del padre di imporre una nuova tassa agli ebrei di quella città. Egli affermò che gli ebrei di Fes erano poveri e che non sarebbe stato disposto ad aumentare ulteriormente la loro miseria[34].

Il consigliere più fidato di Muhammad III era l'ebreo Eliahu ha-Levi[35].

L'ascesa al trono di Mulay al-Yazid, alla morte di Muhammad III nel 1790, portò a delle persecuzioni contro gli ebrei: volendo vendicarsi di loro perché non gli prestarono del denaro quando tentò, anni prima, di usurpare il trono al padre, come prima punizione gli ebrei più ricchi di Tétouan, al suo ingresso in città, furono legati alle code dei cavalli e trascinati per la città, inoltre il mellah della città venne saccheggiato. Le comunità ebraiche di Larache, Assilah, Ksar El Kebir, Taza, Fes e Meknes subirono la stessa sorte. Gli ebrei di Tangeri, Assilah, Ksar El Kebir ed Essaouira furono condannati a pagare grosse somme di denaro. Tutti gli ebrei che avevano servito il precedente sultano, e sui quali Mulay al-Yazid poté mettere le mani, furono giustiziati a Meknes, dove rimasero appesi per i piedi per quindici giorni prima di venire uccisi. Mordekai Chriqui (Il tesoriere ebreo del precedente sultano), che rifiutò di convertirsi all'islam, venne consegnato al carnefice, mentre un altro cortigiano del precedente sultano, Yakob Attal, accettò l'offerta, tuttavia venne ucciso lo stesso, l'ebreo Sholomon Hazzan, ambasciatore del Marocco in Spagna, fu giustiziato per presunto tradimento, Eliahu ha-Levi, il consigliere del precedente sultano, che si era sempre opposto a Yazid, abbracciò l'Islam per evitare di essere perseguitato, ma morì poco dopo. I notabili e le masse musulmane cercarono di aiutare gli ebrei. Molti musulmani nascosero degli ebrei nelle loro case. A Rabat, il governatore Bargash salvò la comunità da qualsiasi violenza.[16]

L'ascesa al trono di Mulay Sulayman nel 1792, fratello di Yazid, fu considerata una liberazione dagli ebrei.

Contratto di matrimonio ebraico della città di Tétouan, risalente all'anno 1837.

Una buona parte dei negoziatori, tesorieri, consiglieri e amministratori della corte marocchina furono ebrei. Erano soprattutto gli ebrei di origini spagnole, i sefarditi, chiamati in Marocco megorashim, la cui ricchezza, ed istruzione, spianarono loro la strada alla corte marocchina, come già in quella spagnola prima dell'espulsione. Uno dei primi di questi ministri fu Shumel al-Barensi, che iniziò la carriera di corte nel XVI secolo a Fes, ed aprì la "carriera di stato" per una lunga successione di correligionari che terminò nel XIX secolo con Masado ben Leaho, primo ministro e consigliere del sultano negli affari esteri[36]. Gli ebrei marocchini furono impiegati dai sultani anche come ambasciatori nelle potenze stranire. All'inizio del XVII secolo l'ebreo Pacheco fu ambasciatore marocchino nei Paesi Bassi; Shumel al-Farrashi semmpre nei Paesi Bassi nel 1610, nel 1675 Joseph Toledano, che, come detto sopra, concluse un trattato di pace con l'Olanda; suo figlio Haym Toledano fu ambasciatore in Inghilterra nel 1750. Nel 1780 Jacob ben Abraham Benider fu mandato come rappresentante del sultano del Marocco dal re Giorgio III, nel 1794 un ebreo di nome Sumbal e nel 1828 Meïr Cohen Macnin furono inviati come ambasciatori marocchini alla corte inglese [37].

Il viaggio di Montefiore in Marocco[modifica | modifica wikitesto]

Matrimonio ebraico in Marocco, Eugène Delacroix, 1839.
Ebrei berberi nel Monte Atlante, 1900.

Nel 1863 il Consiglio dei Deputati ebrei britannici ricevettero un telegramma dal Marocco, era una richiesta di aiuto per liberare un gruppo di ebrei detenuti a Safi con l'accusa di aver ucciso uno spagnolo. Due ebrei furono giustiziati su richiesta del console spagnolo nella città. Sir Moses Montefiore, sostenuto dal governo britannico, intraprese un viaggio in Marocco per chiedere la liberazione degli ebrei imprigionati e, per fare una richiesta al sultano, cioè la garanzia che gli ebrei avessero gli stessi diritti dei musulmani. Montefiore ebbe successo in entrambi i casi[38]. I prigionieri furono liberati, e il 15 febbraio 1864, il sultano Muhammad IV emise un decreto che concedeva pari diritti di giustizia agli ebrei.

Questo editto di emancipazione venne confermato dal figlio di Muhammad IV, Hasan I, lo stesso anno della sua salita al trono nel 1873 e di nuovo confermato il 18 settembre 1880.

Tempi moderni[modifica | modifica wikitesto]

"Dahan Limor", cimitero ebraico nel villaggio di Zaouit el Bir, nei pressi di Ouarzazate.

Nel 1940, il governo di Vichy sotto controllo nazista, emise molti decreti per escludere gli ebrei dalle funzioni pubbliche. Il sultano Muhammad V si rifiutò di far applicare le leggi antisemite in Marocco, e in segno di sfida nel 1941 invitò tutti gli ebrei del regno alle celebrazioni dell'anniversario della sua salita al trono[39]. Nel 1948, più di 300.000 ebrei vivevano in Marocco, la maggior parte dei quali è emigrata in Israele, Stati Uniti, Canada e in Europa. Oggi circa 8.000 ebrei vivono ancora in Marocco, per lo più a Casablanca, ma anche a Fes, Rabat, Meknes e nelle altre città principali.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Moroccan caravan celebrates Jewish heritage in the country.
  2. ^ E. Mercier, Histoire de l'Afrique Septentrionale, i. 167, Paris, 1888
  3. ^ Vedere voce "Kahina"
  4. ^ a b Fez, Morocco Jewish History Tour | Jewish Virtual Library
  5. ^ Jewish History 800 - 899
  6. ^ Morocco Virtual Jewish History Tour | Jewish Virtual Library
  7. ^ http://books.google.com/books?id=WFUpAAAAYAAJ&printsec=frontcover#v=onepage&q&f=false
  8. ^ Charles-André Julien, op. cit., pp. 76-88.
  9. ^ André Chouraqui, op. cit., pp. 116-117.
  10. ^ Charles-André Julien, op. cit., pp. 92-131.
  11. ^ a b André Chouraqui, op. cit., pp. 117-124.
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  13. ^ Marinids
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  15. ^ Norman A. Stillman, The Jews of Arab Lands, p. 79
  16. ^ a b Morocco Virtual Jewish History Tour | Jewish Virtual Library
  17. ^ http://books.google.it/books?id=jdlKbZ46YYkC&pg=PA28&lpg=PA1&dq=#v=onepage&q&f=false
  18. ^ a b http://books.google.it/books?id=sgS1qqkVL0kC&pg
  19. ^ Copia archiviata, su geschichteinchronologie.ch. URL consultato il 30 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2014).
  20. ^ L.c., pp. 185 e segg.
  21. ^ Meyer Kayserling, "Geschichte der Juden in Portugal," pp. 143 et seq., Berlin, 1865
  22. ^ ib. p. 217
  23. ^ ib. p. 161
  24. ^ ib. p. 260
  25. ^ See G. B. Ramusio in Leo Africanus, The History and Description of Africa, ed. R. Brown, iii. 1004, London, 1896
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  27. ^ http://www.liberliber.it/mediateca/libri/r/ramusio/navigazioni_e_viaggi/pdf/naviga_p.pdf
  28. ^ Enciclopedia Treccani Dinastia Sadiana
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  31. ^ Ksar el-Kebir
  32. ^ Chénier, "Recherches Historiques sur les Maures et Histoire de l'Empire de Maroc," ii. 351, Paris, 1787
  33. ^ Chénier, "The Present State of the Empire of Morocco," i. 354, London, 1788; comp. Jost, "Gesch. der Israeliten", viii. 42 et seq.
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  35. ^ Jost, l.c. viii. 45
  36. ^ Chénier, l.c. i. 157
  37. ^ Picciotti, "Sketches of Anglo-Jewish History" p. 173, London, 1875; Meakin, "The Moors," London, 1902)
  38. ^ Parfitt, Tudor (2000) 'Dhimma versus Protection in 19th Century Morocco.' In: Parfitt, Tudor, (ed.), Israel and Ishmael : studies in Muslim-Jewish relations. London: Curzon-SOAS Near and Middle East Publications, pp. 142-166
  39. ^ Moroccan Jews pay homage to `protector' – Haaretz Daily Newspaper | Israel News. Haaretz.com. Retrieved on 2011-07-04.

Jewish Encyclopedia, New York, Funk and Wagnalls, 1901–1906.