Storia antropometrica della Sardegna

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La storia antropometrica della Sardegna riguarda lo studio dell'evoluzione dei caratteri fisici della popolazione dimorante in Sardegna dalla preistoria fino ai nostri giorni, con l'obiettivo di ricostruire il processo di popolamento umano dell'Isola. L'antropologia fisica, la disciplina che si occupa di questa tipologia di studi, è da alcuni decenni a questa parte affiancata dalla più efficace genetica delle popolazioni.

Caratteri ereditari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Protosardi.

I sardi moderni, seppure in tal senso non costituiscano una popolazione omogenea, sono contraddistinti da peculiarità fenotipiche risalenti sin dal periodo nuragico e prenuragico.

I Protosardi, gli antichi abitanti dell'isola, avrebbero quindi lasciato un'eredità genetica particolare riscontrabile soprattutto nelle caratteristiche antropometriche di alcune popolazioni della Sardegna centrale e meridionale. Tra le più importanti, rilevate dell'antropologo Carlo Maxia durante le sue ricerche e derivanti dalla condizione d'accentuata insularità [1], si possono citare:

  • una grande frequenza di macchie cerulee congenite;
  • muscoli mimici facciali in apparenza ridotti;
  • emogruppi con assenza del gruppo CW (come nei baschi);
  • dolicocefalia - la più elevata tra le popolazioni mediterranee:
  • la prevalenza del tipo bruno puro con altissime percentuali;
  • caratteristiche proprie dei dermatoglifi chirodattili, palmari e plantari;
  • particolari alterazioni dell'emopoiesi.

Tali caratteristiche sono invece molto meno marcate nel settentrione a dimostrazione della differenziazione avvenuta fra i due versanti dell'isola già a partire dal periodo prenuragico.

Macchie cerulee congenite[modifica | modifica wikitesto]

Le macchie cerulee congenite sono ritenute di grande importanza dai ricercatori. Si suppone che dalla completa conoscenza della ripartizione geografica di queste, si potrebbe risalire al centro di dispersione dell'Homo sapiens. La loro formazione è generata dall'accumulo, prima della nascita, di cellule pigmentarie (melanoblasti di Baelz) nel derma. Sul corpo umano sono localizzate nella parte del bacino e molto raramente nella parte del viso e della testa. Nelle popolazioni caucasiche (leucodermi) ed in quelle mongoliche (xantodermi) le macchie cerulee congenite, quando presenti, sono visibili fino all'età di cinque anni, in seguito vengono nascoste dal pigmento che si accumula negli strati profondi dell'epidermide.

Le ricerche effettuate hanno evidenziato come nei sardi delle regioni centrali e meridionali sia stata rilevata una frequenza delle macchie cerulee congenite più alta rispetto alle altre regioni d'Italia. Le proporzioni delle stesse, nei Comuni interessati nelle ricerche, sono alquanto varie e, secondo i ricercatori, tutto ciò conferma la tendenza, perseguita per secoli, a conservare un substrato genetico straordinariamente omogeneo, con una particolare fisionomia di parentado che può essere diversa da paese a paese.

Muscoli mimici[modifica | modifica wikitesto]

Da alcune ricerche compiute sui tessuti molli di talune popolazioni isolane [2], si è potuto riscontrare un minor diametro dei muscoli mimici (e quindi una riduzione della muscolatura stessa) rispetto a quello di altre popolazioni europee.

La locuzione "riso sardonico" (particolare contrazione dei muscoli mimici da cui risulta un'espressione beffarda e triste) deriva da quella greca Σαρδόνιος γέλως (in latino tradotta come risus sardonicus) per indicare un ghigno inquietante ed atroce. Alcuni ricercatori hanno sostenuto che il sardonios gelos trovi la sua causa nella ridotta muscolatura mimica dei Sardi, che in particolari occasioni si trasformerebbe nella suddetta smorfia minacciosa; tuttavia una ricerca realizzata nel 2009 dall'Università del Piemonte Orientale ha suggerito che questa famosa espressione facciale, citata anche da Omero nell'Odissea [3], veniva prodotta dall'azione tossica di una pianta, la cosiddetta erba sardonica ossia l'Oenanthe crocata L. [4] (nota anche come Finocchio Acquatico), molto diffusa in Sardegna.

Emogruppi con assenza del gruppo CW[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell' indice cefalico in Europa (William Z. Ripley, 1899)
Indice cefalico medio in Sardegna (Ridolfo Livi, 1896)

Marcata dolicocefalia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Indice cefalico.

Le attuali popolazioni della Sardegna centro-meridionale (eccetto il cagliaritano) hanno mantenuto generalmente le stesse caratteristiche craniche del periodo neo-eneolitico: il tipico cranio allungato, forma cranica che in Europa si riscontra, ad alte frequenze, anche tra le popolazioni scandinave, iberiche e britanniche (con prevalenza tra i Portoghesi e gli Scozzesi). Il nord dell'isola è invece caratterizzato da indici di mesocefalia/sub-brachicefalia.

La documentazione archeologica attesta che in Sardegna i primi crani brachicefali comparvero nelle sepolture attorno alla seconda metà del III millennio a.C. andando ad aumentare progressivamente fino ai primissimi secoli del II millennio a.C.[5]. Si tratterebbe di gruppi etnici giunti in più ondate dall'Europa continentale che finirono col convivere con le popolazioni locali, mischiandosi con esse.

Periodo Dolicocefalia Brachicefalia
Cultura di Ozieri 100% 0%
Cultura di Abealzu-Filigosa 100% 0%
Cultura di Monte Claro 92,3% 7,7%
Cultura del vaso campaniforme 85%~ 15%~
Cultura di Bonnanaro (fase A) 66,7% 33,3%

(1) - Dati tratti da F.Germanà 1995

Durante l'età del bronzo nell'isola, oltre alle suddette infiltrazioni di genti brachimorfe dall'esterno, è stato osservato anche un processo di "brachicefalizzazione", ossia la tendenza dei crani dolicefali ad accorciarsi, fino ad assumere forme tendenti alla mesocefalia/brachicefalia[6]. Un simile fenomeno è in atto anche oggi, infatti recenti misurazioni eseguite nel dipartimento di Scienze Antropologiche dell'Università di Cagliari, hanno riscontrato, nei crani dei viventi, una percentuale di dolicocefalia minore (e quindi un conseguente aumento della brachicefalia) rispetto al periodo 1879-1883 [7]. Secondo i ricercatori, le caratteristiche craniologiche dei sardi, rimaste praticamente immutate per millenni a causa dell'endogamia, stanno iniziando lentamente a cambiare, sia per il venir meno del secolare isolamento, sia per le migliori condizioni sociali che il benessere ha portato nell'isola, sia per i sempre più frequenti matrimoni misti.

Pigmentazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Melanina, Capelli, Iride (anatomia) e Colore della pelle umana.

Secondo uno studio eseguito nei primi anni ottanta su un campione di bambini e ragazzi sardi dai 6 ai 20 anni, più della metà della popolazione sarda ha capelli neri o castano scuri; i capelli castani (di ogni tonalità) prevalgono nelle vecchie province di Cagliari e Sassari mentre i capelli neri prevalgono in quelle di Nuoro e Oristano[8]. I capelli di tonalità chiare (scala Fischer-Saller G-Q biondi chiari e scuri) e medie (scala F.S. R-V castano chiari e medi) si attestano in generale rispettivamente al 1,7% e 22% e sono più diffusi nel nord dell'isola (sommati 28% circa) che nel sud (sommati 20% circa)[8]. Una più datata analisi condotta da Ridolfo Livi sui coscritti classi 1859-63, mostra una percentuale di capelli biondi che si attesta sul 2,4% nella Sardegna centro-meridionale mentre nella parte settentrionale la frequenza varia dal 2,4 al 4,9% . I capelli rossi sono ovunque abbastanza sporadici, con percentuali che vanno dal 0,3% nel sud a circa 0,5% nel nord.

Per quanto riguarda il colore degli occhi, nelle vecchie provincie di Sassari, Nuoro e Oristano il colore degli occhi predominante è il castano medio mentre nella provincia di Cagliari il castano scuro (scala Martin-Schultz 12-13 e 14-16). Le tinte intermedie (scala M.S. 9-11 iridi nocciola, ambra e castano chiare) si attestano in generale sul 16%[8] mentre le iridi di colore chiaro (scala M.S. 1-8 azzurre, grigie, verdi) raggiungono una media regionale del 14% [8]. Un analogo studio effettuato dall'antropologo dell'Università di Cagliari Carlo Maxia ha restituito le seguenti percentuali[9]:

Colore occhi Maschi Femmine
Celesti 4,24% 3,78%
Grigi 5,37% 4,83%
Verdi 6,27% 6,03%
Castani 75,26% 75,67%
Neri 8,83% 9,66%
Esaminati 15.250 15.167

Le iridi chiare, come dimostrato da analisi di altre popolazioni europee, risultano leggermente più diffuse fra i maschi (15,88%) che fra le femmine (14,64%), allo stesso tempo le femmine mostrano una percentuale più alta di capelli chiari e pigmentazione cutanea bianca-rosea.

Considerando il fototipo nel suo complesso si può notare un certo grado di variabilità locale, in assoluto il maggior grado di pigmentazione scura (tipo "bruno puro") si registra: fra gli uomini a Modolo e Abbasanta, fra la femmine a Nuragus e Fluminimaggiore mentre la massima frequenza del tipo "chiaro puro" (sia fra i maschi che fra le femmine) a Villa Sant'Antonio e Ruinas nella provincia di Oristano e a Carloforte, comune abitato da popolazioni di origine ligure[9].

Variazioni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Secular trend.

Un recente studio dell'Università di Cagliari sui bambini fra i 7 ei 10 anni della città di Cagliari ha rilevato che i bambini misurati nel 1996 sono più alti, più longilinei e più pesanti rispetto ai bambini misurati nel 1975-1976. Oltre ciò è stata notata, rispetto alle generazioni precedenti, un'accelerazione dei processi di crescita e sviluppo nei neonati. Cambiamenti sono stati notati inoltre per quanto riguarda l'età media al menarca delle donne che si è abbassata di circa 2 anni nell'ultimo secolo, fatto connesso ad un miglioramento delle condizioni alimentari ed igieniche; è stata riscontrata anche un'alterazione della età media della menopausa che continua ad innalzarsi. Sempre nelle aree urbane si è registrato un maggior aumento della statura media rispetto a quanto registrato fra gli abitanti delle comunità più piccole, ad esempio quelle montane; gli abitanti di ceto urbano sono quindi mediamente più slanciati rispetto a quelli di ceto rurale.

I fattori che hanno contribuito a queste variazioni sono probabilmente dovuti a cambiamenti nelle condizioni di vita, selezione e movimenti migratori[7].

Statura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Statura.

La statura dei sardi ha dunque subito una considerevole evoluzione negli ultimi cento anni. Gli studi eseguiti sui soldati di leva all'indomani della proclamazione del Regno d'Italia rilevarono che l'altezza media dei sardi classi 1859-1863 era inferiore ai 162 cm. Studi antropologici sulle antiche popolazioni sarde hanno dimostrato che la statura media in età nuragica (età del bronzo) era pari a circa 166 cm per gli uomini e circa 153 cm per le donne[10]; statura quindi superiore a quella dei sardi di 150 anni fa che presentavano valori staturali prossimi a quelli di epoca neo-eneolitica (<163 cm), prima del costante aumento di statura che si verificò nel II millennio a.C., imputabile al fenomeno detto lussureggiamento degli ibridi[11] (o eterosi[12]).

Un'ispezione sulle reclute sarde del 1980 ha certificato che la statura media era di 170,2 cm[13], simile a quella ottenuta sui soldati di leva provenienti dalla Sardegna classe 1978 (171,3 cm; media nazionale 174,4 cm). Nell'arco temporale 1894-1990 l'incremento di statura nella popolazione sarda è risultato essere pari a 1,13 cm/decade, contro l'1,06 cm/decade del resto d'Italia.[14]

Oltre ad una migliore alimentazione, alla selezione[15] e all'eterosi (e quindi ad un minor tasso di endogamia)[13] un altro fattore che ha contribuito a questo innalzamento di statura è il debellamento della malaria nel secondo dopoguerra. Nel settembre del 2010 si è tenuto nell'aula magna dell'università di Cagliari un convegno intitolato “L'eliminazione della malaria in Sardegna. 60 anni dopo” a cui hanno partecipato vari specialisti e scienziati sardi e non. L'allora assessore regionale alla sanità Antonello Liori ha sostenuto che “secondo i dati delle visite di leva, dagli anni '50 in poi la statura media dei ragazzi sardi è quella che è cresciuta di più rispetto al resto d'Italia”, confermando che tale innalzamento è da attribuire in parte anche alla scomparsa del morbo[16][17] che si pensa sia stato introdotto sull'isola dai punici nel V secolo a.C.[18].

Periodo Statura Maschi Statura Femmine
4000-3200 a.C. 162,2 cm 150,4 cm
3200-2850 a.C. 162,2 cm 151,8 cm
2850-1900 a.C. 162,9 cm 147,7 cm
1900-1600 a.C. 161,8 cm 159,3 cm
1600-1330 a.C. 165,6 cm 152,9 cm
1200-900 a.C.
(Corsi della Gallura)
166,3 cm 155,5 cm
nati nel 1859-1863 161,90 cm
nati nel 1978 171,31 cm

(1) - Dati tratti da F.Germanà 1995 pg. 201, E. Sanna 2002

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Maxia, Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia Archiviato il 22 maggio 2014 in Internet Archive.
  2. ^ Carlo Maxia, Contributo all'antropologia delle parti molli di Sardi centro-meridionali. - I muscoli mimici. Estratto dalla Rivista 'Quaderni di anatomia pratica'.Serie XII - N.1-4 - 1957
  3. ^ Antika, Riso sardonico e maschere ghignanti
  4. ^ G. Appendino, F. Pollastro, L. Verotta, M. Ballero, A. Romano, P. Wyrembek, K. Szczuraszek, J. W. Mozrzymas, and O. Taglialatela-Scafati, Polyacetylenes from Sardinian Oenanthe fistulosa: A Molecular Clue to risus sardonicus, in Journal of Natural Products, vol. 72, nº 5, 2009, pp. 962–965, DOI:10.1021/np8007717, PMC 2685611, PMID 19245244.
  5. ^ Franco Germanà, Vicende umane paleosarde
  6. ^ Franco Germanà, p.171
  7. ^ a b Secular trend in Italia, Emanuele Sanna - 2002
  8. ^ a b c d G.G. Cosseddu, G.Floris, G.Vona, La pigmentazione dei capelli e degli occhi dei Sardi - Nota II - Studio su 3.775 sardi di età compresa tra i 6 e i 20 anni provenienti da diverse parti dell'isola, 1983.
  9. ^ a b Carlo Maxia, Le caratteristiche della pigmentazione dei capelli, delle iridi e della cute nei giovanetti dai 6 ai 14 anni in 123 comuni e frazioni della Sardegna, in Atti del 1. congresso di scienze antropologiche e di folklore, Torino, 19-23 novembre 1961.
  10. ^ Germanà (1995), p. 201.
  11. ^ Germanà (1995), p. 202.
  12. ^ eterosi nell'Enciclopedia Treccani
  13. ^ a b Università di Cagliari - La statura totale e il BMI nelle reclute del 1980
  14. ^ Secular trend per la statura in Europa
  15. ^ Spouse selection by health status and physical traits. Sardinia, 1856-1925.
  16. ^ Università di Cagliari - L'eliminazione della malaria in Sardegna
  17. ^ L'Unione Sarda - Ambiente e territorio : La malaria forse ha favorito altre patologie
  18. ^ Università di Sassari. In età nuragica la Sardegna era immune dalla malaria

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Luca Cavalli Sforza, AA.VV, Storia e geografia dei geni umani, 2000.
  • Carlo Maxia, Le influenze dell'ereditarietà e dell'ambiente sui caratteri sociali dei sardi, in La Società in Sardegna nei secoli: Lineamenti storici, 1967.
  • Carlo Maxia, Sulla trasmissione ereditaria delle macchie cerulee congenite, in Rassegna Medica Sarda' Vol. XLVII.
  • Carlo Maxia, Sull'antropologia dei Protosardi. Sinossi iconografica, in Rivista di Antropologia - Vol. XXXIX, 1951.
  • Franco Germanà, L'uomo in Sardegna dal paleolitico fino all'età nuragica, 1995.
  • Ridolfo Livi, Antropometria militare, risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitarii dei militari delle classi 1859-63 eseguito dall'Ispettorato di sanità militare per ordine del Ministero della guerra, Volume 1 e 2, 1896, 1905.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]