Stile umbertino

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Con stile umbertino si intende una corrente stilistica ed architettonica che interessò in particolare l'Italia alla fine del XIX secolo.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Esso prende il nome dal re d'Italia allora sul trono: Umberto I di Savoia, che regnò dal 9 gennaio 1878 fino al suo assassinio il 29 luglio 1900, come d'altra parte successe in Francia, dove fiorì lo stile Napoleone III o Secondo Impero. Questo era comune all'epoca, basti pensare alla denominazione stile vittoriano in Inghilterra, quello guglielmino in Germania, che prendono il nome rispettivamente, dalla Regina Vittoria d'Inghilterra e da Guglielmo II.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile Umbertino è tipicamente italiano ed appartiene a quel periodo Eclettico che contraddistinse la seconda metà dell'800, configurandosi come la declinazione italiana dello stile neobarocco allora molto in voga.

Durato poco meno di un ventennio lo stile Umbertino si diffuse verso il 1880 e terminò verso il 1895 quando subentrò un nuovo stile chiamato Liberty e universalmente conosciuto come l'Art Nouveau a cui farà seguito l'Art déco.

In questo stile, prevalentemente eclettico e monumentale, vennero riproposti nei mobili, dal comodino al grande armadio o alla credenza, elementi Gotici e Barocchi appartenenti in origine al Rinascimento ma anche adorni con mascheroni di grandi dimensioni, cornici e decorazioni.

Peculiarità dello Stile Umbertino[modifica | modifica wikitesto]

Questo stile si differenzia leggermente da quello Napoleone III, anche perché fiorì più tardi, e d'altra parte mostrò una vera originalità soprattutto nell'architettura. L'architettura umbertina si distingue per un'interpretazione particolarmente conservatrice dell'eclettismo, tesa alla formulazione di uno stile “nazionale”, individuato in un neorinascimento accademico e convenzionale, attraversato da elementi di neobarocco, allora imperante in Francia e non solo.

Esempi di architetture umbertine[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo di Giustizia visto da Ponte Umberto I (Roma)

Lo Stile si sviluppò soprattutto a Roma, nel progetto di farne una grande e moderna città, degna d'essere la capitale del regno. Per questo molti palazzi del potere e dell'amministrazione presentano questo stile.

Palazzo di Giustizia a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei più importanti esempi di questo stile è il Palazzo di Giustizia di Roma (attuale sede della Corte Suprema di Cassazione), progettato da Guglielmo Calderini intorno al 1884, nel quale confluiscono alcune reminiscenze dell'Opéra di Garnier.

Palazzo Koch[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Koch, che si trova a Roma in via Nazionale ed è attualmente la sede ufficiale della Banca d'Italia, è un'altra testimonianza di questo stile, in questo caso particolarmente declinato sul versante Neorinascimentale. Prende nome dal suo progettista, l'architetto Gaetano Koch, e fu costruito tra gli anni 1888 e 1892.

Palazzo Koch

Palazzo della Provincia di Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo della Provincia di Piacenza è considerato un altro esempio di edificio in stile umbertino, caratterizzato dalla fusione dello stile rinascimentale e neoclassico, uniti in un complesso di grande equilibrio spaziale e volumetrico, vivacizzato da elementi Liberty. Progettato dall'Ufficio tecnico provinciale nel 1912, fu successivamente rielaborato nelle attuali forme dall'architetto Manfredo Manfredi già impegnato a Roma in grandi committenze pubbliche, quali il monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Venezia e il Palazzo del Viminale. Gli accenni di stile Liberty sono giustificati proprio dalla data tarda della costruzione dell'edificio, quando oramai lo stile umbertino stava scemando.

Villino Durante a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Il Villino Durante è, invece, uno degli esempi più rappresentativi dello stile umbertino a Roma per quanto riguarda l'edilizia privata. Venne realizzato a partire del 1889 per il chirurgo e senatore siciliano Francesco Durante, sull'estremità della Villa Patrizi che, bombardata nel 1849 e nella presa di Roma del 1870, versava in uno stato di abbandono. Per il progetto venne chiamato il noto architetto Giulio Podesti, che già dirigeva i lavori del Policlinico Umberto I.