Stewart Granger

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Stewart Granger nel 1970

Stewart Granger, nome d'arte di James Lablache-Stewart Jr. (Londra, 6 maggio 1913Santa Monica, 16 agosto 1993), è stato un attore britannico naturalizzato statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da James Stewart Sr., un funzionario londinese, e da Frederica Lablache, i suoi nonni paterni erano scozzesi (il suo cognome d'arte, Granger, è quello della nonna paterna), mentre il bisnonno materno fu il basso italiano Luigi Lablache (nato a Napoli da padre francese e da madre irlandese). Dopo gli studi compiuti presso l'Epsom College nel Surrey, fece il suo debutto nel mondo del cinema inglese nel 1933 con il film A Southern Maid. Adottò il nome d'arte di Stewart Granger per evitare di essere confuso con il quasi omonimo collega americano James Stewart[1] e ottenne il suo primo ruolo importante con il film L'uomo in grigio (1943), pellicola con la quale si impose come uno dei più interessanti giovani attori del panorama cinematografico inglese.

Nei primi anni cinquanta Granger si trasferì a Hollywood, dove diventò il protagonista di una serie di pellicole di avventura e di cappa e spada, favorito dalla sua voce teatrale, dalla sua statura (191 cm) e dal suo portamento solenne ed elegante. Tra i film da lui interpretati sono da ricordare Le miniere di re Salomone (1950), Scaramouche (1952), Il prigioniero di Zenda (1952), La regina vergine (1953), Lord Brummell (1954).

Ottenuta nel 1956 la cittadinanza statunitense, Granger continuò ad essere interprete di film d'avventura, drammatici e sentimentali, dimostrando il suo talento di attore anche in ruoli leggeri. Oltre al già citato Scaramouche, interpretò infatti le commedie La capannina (1957), al fianco di Ava Gardner e David Niven, e Pugni, pupe e pepite (1960), accanto a John Wayne e Capucine.

Durante gli anni sessanta, Granger proseguì la propria carriera dapprima in Italia, dove recitò da protagonista nel kolossal Sodoma e Gomorra (1962), e quindi in Germania, dove interpretò il ruolo di Old Surehand in tre film western tratti dalle novelle dell'autore tedesco Karl May, Là dove scende il sole (1964), Danza di guerra per Ringo (1965) e Surehand (1965), a fianco dell'attore francese Pierre Brice, nella parte del capo indiano Winnetou.

Lavorò con Pierre Brice e con Lex Barker, un altro protagonista dei film di Karl May, in Spie contro il mondo (1966). Partecipò inoltre a La grande sfida a Scotland Yard (1966), uno dei film della serie basata sui racconti di Edgar Wallace, molto popolare in Germania negli anni sessanta. Verso la fine della carriera, Granger recitò anche in una soap opera tedesca dal titolo L'eredità dei Guldenburg (1987).

L'attore morì il 16 agosto 1993 in un ospedale di Santa Monica, per un cancro alla prostata.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Stewart Granger si sposò tre volte: Dal 1938 al 1948 con Elspeth March dalla quale ebbe due figli: Jamie e Lindsey.

Dal 20 dicembre 1950 al 12 agosto 1960 con la collega Jean Simmons dalla quale ebbe una figlia, Tracy.

Dal 1964 al 1969 con Caroline LeCerf dalla quale ebbe la figlia Samantha.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio Cigoli in Il mio amore vivrà, L'arma della gloria, La capannina, Il covo dei contrabbandieri, I fratelli senza paura, Fuoco verde, L'immagine meravigliosa, Inferno bianco, Lord Brummel, Il prigioniero di Zenda, La regina vergine, Salomè, Sangue misto, Scaramouche, I tre soldati, Tutta la verità, L'ultima caccia, Sodoma e Gomorra, La tigre, Cinque per la gloria, Il giorno più corto, Il complice segreto
  • Gualtiero De Angelis in Madonna delle 7 lune, Pugni pupe e pepite
  • Renato Turi in New York Press operazione dollari, L'ultimo safari
  • Giuseppe Rinaldi in La grande sfida a Scotland Yard
  • Carlo D'Angelo in Le miniere di Re Salomone
  • Giorgio Piazza in I 4 dell'oca selvaggia
  • Sandro Pellegrini in La signora in giallo
  • Michele Gammino in Salomè (Ridoppiaggio non più in uso)

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roger Moore, Il mio nome è Bond, Gremese, 2009, pag. 95

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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