Stemma di Roma

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Stemma di Roma

«Questa signoria [dei Consoli] portò col vessillo dell'aquila S.P.Q.R. le quali lettere così dicono: Senatus PopulusQue Romanus cioè il Senato et Popolo Romano; et queste lettere erano d'oro in campo rosso. L'oro è giallo et appropriato al Sole che dà lume, prudentia et signoria a ciascuno che col suo valore cerca aggrandire. Il rosso è dato da Marte il quale essendo il dio della battaglia, a chi francamente lo segue porge vittoria et maggioranza»

(Bernardino Corio, Le Vite degl'Imperatori Incominciando da Giulio Cesare fino à Federico Barbarossa, …)

Lo stemma della città di Roma è costituito da uno scudo gotico di color porpora su cui è presente in alto a sinistra (destra araldica) una croce greca seguita dal motto S.P.Q.R. posto in diagonale a scalare, entrambi gli elementi sono di color oro, lo scudo è timbrato da una corona di otto fioroni d'oro, cinque dei quali visibili.

Blasonatura[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma è stato approvato con decreto del 26 agosto 1927. La blasonatura ufficiale è la seguente:

«Scudo di forma appuntato di rosso alla croce bizantina posta in capo a destra, seguita dalle lettere maiuscole S.P.Q.R. poste in banda e scalinate, il tutto d'oro.»

Gonfalone della città di Roma

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Roma che appare sul tetto di Santa Maria in Aracoeli dove sono evidenti le cotisse d'oro.

Vista la peculiarità del governo della città di Roma dal medioevo fino all’unità d’Italia (una monarchia non ereditaria ne collegata ad un’unica famiglia), l’araldica cittadina romana ha molto spesso lasciato spazio agli stemmi del pontefici in carica, soprattutto su opere pubbliche e documenti ufficiali. Nonostante questo, quando necessario, la città si è dotata di uno suo scudo particolare. Le testimonianze più antiche dell'uso dello stemma risalgono al XIII secolo, successivamente nel 1500 furono introdotte delle modifiche quali lo scudo di forma appuntita; lo stemma era anche presente nel fiorino d'oro del XIV secolo, emesso dal Senato romano e circolante all'epoca nella città. Due atti del 1718 e del 1743 dimostrano come i cittadini nobili della città godevano dell'antico privilegio di porre lo stemma civico sulle facciate dei loro palazzi.[1] In alcuni casi, in passato, l’acronimo d’oro sullo stemma appariva non a scalare ma in banda, all'interno di due cotisse in banda e d’oro anch'esse.

Con l'annessione della città al primo Impero francese Napoleone Bonaparte creò un nuovo stemma che sotto un Capo da bonne ville riportava la «lupa con i due gemelli posti su un banda di nero» il tutto al naturale.[2] Da notare che, anche dopo il periodo napoleonico, la lupa capitolina viene sporadicamente ancora usata in alcuni casi per rappresentare Roma (come nei mosaici della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano)

Ricostruzione dello stemma napoleonico, è presente la Lupa capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo
Lo stemma di Roma come appare nella Galleria Vittorio Emanuele II di Milano

Lo stemma attuale fu adottato ufficialmente dal comune di Roma nel 1884 sotto l'amministrazione del sindaco Leopoldo Torlonia.[3] La scelta dei colori è dovuta al fatto che essi sono i colori dell'Impero romano e della Chiesa cattolica; secondo una leggenda essi invece sarebbero dovuti ad uno scudo di bronzo arrossato (l'ancile) caduto dal cielo durante una processione tenuta per impetrare l'aiuto divino contro una pestilenza che affliggeva la città, subito dopo l'epidemia cessò, tutto ciò avveniva durante il regno di Numa Pompilio. La ninfa Egeria aveva rivelato che chi avesse posseduto questo scudo sarebbe diventato molto potente, perciò Numa incaricò il fabbro Mamurio Veturio (della gens Veturia), di forgiare altri undici scudi identici all'ancile, così che fosse impossibile ai nemici di Roma sottrarre quello autentico, così come era avvenuto per il Palladio di Troia ad opera di Ulisse. L'ancile divenne così uno dei sette pegni del comando (pignora imperii) di Roma; la custodia degli undici scudi era affidata ai Salii.[4] La croce invece rappresenta la civiltà cristiana di cui Roma è stata uno dei maggiori centri di diffusione.[5] Il motto S.P.Q.R. richiama le componenti nobiliare e popolare dalla cui collaborazione nacquero le istituzioni repubblicane e la grandezza di Roma antica.

Lo stemma di Roma su un tombino come appariva durante il fascismo

Al fine di recepire le direttive del R.D.L. 12 ottobre 1933, n. 1440 - Istituzione del capo del littorio, lo stemma di Roma viene caricato del Capo del Littorio (anche se, il più delle volte, viene solo inserito un fascio in punta) fino al 1944 per poi ritornare alla consueta forma.

Sul Libro del conocimiento di un anonimo castigliano del XIV secolo, lo stemma di Roma (in forma di stendardo) è curiosamente mostrato come avente una fascia gialla sulla quale sono disegnate le lettere in nero che, apparentemente, sembrano Spqb.[1]

Altri simboli[modifica | modifica wikitesto]

Denario romano con l'immagine della dea Roma.
Grosso emesso dal senato romano, XIII secolo, presenta la città sul trono e il leone simbolo di Roma nel medioevo

In ragione della sua storia millenaria a Roma sono associati diversi simboli.

  • La Lupa capitolina, è il simbolo della città di Roma, legato alla tradizione e alla mitologia romana, secondo le quali il fondatore di Roma, Romolo, sarebbe stato allattato, insieme al gemello Remo proprio da questo animale. È in numerosissime statue e immagini raffigurata mentre allatta i due gemelli.
  • L'Aquila, simbolo e messaggero di Giove e, dal I secolo a.C. stabilmente simbolo dell'esercito romano. Tale simbolo ha travalicato il significato cittadino diventando il simbolo stesso dell'idea di Impero, almeno per quello che riguarda la cultura occidentale.
  • Il Colosseo, antico anfiteatro romano costruito dagli imperatori della dinastia Flavia, è sicuramente uno dei più importanti e dei più noti; ovunque nel mondo viene immediatamente collegato alla città e alla sua storia plurimillenaria.
  • È conosciuto il famoso acronimo S.P.Q.R. che richiama l'età antica e l'unità tra il Senato e la popolazione (il significato è, infatti, "Il Senato Ed il Popolo Romano"). Quest'acronimo è presente anche nell'attuale stemma della città.

Prima degli odierni simboli araldici esistevano le seguenti raffigurazioni:

  • A rappresentare l'Urbe c'era la dea Roma, una donna bellissima che troviamo scolpita, tra l'altro, sul Vittoriano. Nel medioevo sulle monete e sul gonfalone la città era personifica assisa in trono quale regina del mondo (Roma caput mundi); il leone veniva usato, sempre in epoca medievale e sulle monete, quale simbolo del popolo romano.[6]

Oltre alla città anche i rioni avevano già in epoca medioevale ciascuno il proprio stemma. Con una deliberazione comunale del 1921 fu istituito anche il rione moderno chiamato Prati - l'ultimo ad essere istituito ed uno dei tre, insieme al rione Borgo e al rione Trastevere, a trovarsi al di fuori delle mura aureliane - al quale fu concesso uno stemma creato per l'occasione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo stemma di Roma sulle facciate…
  2. ^ Insegne e simboli. Araldica pubblica e privata…, pagg. 851-852
  3. ^ Lo stemma del comune su iloveroma.it
  4. ^ Informazioni Roma su araldicacivica.it[collegamento interrotto]
  5. ^ Carta d'identità di ROMA
  6. ^ Lo stemma del comune…, pag. 58

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Carlo Bascapè, Marcello Dal Piazzo, Insegne e simboli. Araldica pubblica e privata, medievale e moderna, Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma, 1983
  • Pietro Gasparrini, Lo stemma di Roma sulle facciate dei palazzi privati, seconda edizione, Fratelli Colombi, Roma, 1930
  • Carlo Pietrangeli, Lo stemma del Comune di Roma (PDF), in Capitolium. Rassegna di attività municipali, anno XXVIII, nº 2, Roma, Tumminelli - Istituto Romano di Arti Grafiche, 1953.
  • Carlo Pietrangeli, Insegne e stemmi dei rioni di Roma (PDF), in Capitolium. Rassegna di attività municipali, anno XXVIII, nº 6, Roma, Tumminelli - Istituto Romano di Arti Grafiche, 1953.
  • Carlo Pietrangeli, Lo stemma di Roma in «Capitolium», n. 1, 1957 (XXXII)
  • Carlo Pietrangeli, Il Gonfalone di Roma in «Capitolium», n. 7, 1957 (XXXII)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]