Stemma della scuola militare Nunziatella

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Scuola militare "Nunziatella".

Scuola militare "Nunziatella"

Lo stemma della Scuola militare "Nunziatella" è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 2 marzo 1954 (aggiornato in base a quanto disposto dallo SME con circolare n. 121 del 9 febbraio 1987 - Giornale Ufficiale del 14 febbraio 1987).[1]

Blasonatura[modifica | modifica wikitesto]

La blasonatura ufficiale dello stemma è la seguente :

«trinciato: nel primo d'oro al puledro allegro di nero; nel secondo di rosso alla mano di carnagione uscente dalla destra, impugnante una daga di argento manicata d'oro posta in palo, poggiata su un libro aperto al naturale; alla banda d'azzurro, sulla partizione, caricata da tre fiordalisi d'oro.
La corona turrita è di color oro.[1]»

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della provincia di Napoli

Lo stemma ha forma di scudo sannitico, trinciato di oro e di rosso alla banda di azzurro; i due colori principali (oro e rosso) sono quelli dello stemma di Napoli; il «puledro allegro di nero» su fondo oro richiama anch'esso il legame tra la Scuola e la città di Napoli essendo uno degli antichi simboli cittadini (dalla creazione della provincia di Napoli è stato utilizzato quale suo stemma); la mano impugnante una «daga di argento manicata d'oro» posta su un libro aperto ricorda le finalità educative della Nunziatella (vita, il libro; armi, la daga); infine i tre gigli (in francese fleur de lys, fiordaliso) ricordano la fondazione, avvenuta il 18 novembre 1787, della Scuola ad opera di Ferdinando IV di Borbone, infatti il giglio – da sempre emblema prediletto dei Re di Francia e simbolo della Madre di Dio – fu adottato dai Borbone dopo la loro salita al trono francese e mantenuto dalle varie linee familiari giunte a governare Spagna, Napoli e Parma; inizialmente i gigli erano in numero indeterminato ma in seguito si ridussero a tre, numero che richiama la Trinità.[2]

In più si hanno, esternamente:

Immagine Descrizione
CoA mil ITA parte5coronaturrita.png Corona turrita d'oro simboleggiante la Repubblica
Italian Army heraldry motto.svg Cartiglio con il motto.

Motto[modifica | modifica wikitesto]

Decreto di concessione del motto “Victoriæ Regem Dedit”

La lista bifida è di color oro, svolazzante, collocata sotto la punta dello scudo, incurvata con la concavità rivolta verso l'alto, e riporta il motto: Preparo alla vita e alle armi.[1] Il primo motto concesso ufficialmente, con regio decreto del 6 giugno 1932, era in latino:[3] Victoriæ Regem Dedit, la frase – che in italiano può essere resa con “diede il Re della vittoria” – richiamava il fatto che il Re Vittorio Emanuele III, sovrano durante la vittoriosa prima guerra mondiale, era un ex-allievo della Scuola.

Fregio[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima concessione del 1954 lo stemma era timbrato dal fregio pluriarma riservato alle Scuole:[2]

«un trofeo d'armi uscente da una corazza romana, cimato dall'elmo di Pallade, dea della guerra e della sapienza

Questo ornamento fu sostituito da una corona turrita d'oro secondo quanto prescritto dalla circolare dello Stato maggiore dell'Esercito n. 121 del 9 febbraio 1987.[4]

Nastri[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma è provvisto di un nastro, che simboleggia la Medaglia di bronzo al valore dell'Esercito. Secondo le norme vigenti, l'altra decorazione alla bandiera, la Croce d'oro dell'Arma dei Carabinieri, non produce conseguenze da un punto di vista araldico, essendo "al merito".

Stemmi e motti storici della Nunziatella[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai due motti concessi la Nunziatella fece precedentemente uso di altri motti accompagnati allo stemma di Stato allora in uso; fa eccezione lo stemma in uso dal 1932 al 1944 che richiama in parte lo stemma attuale ed è accompagnato dal motto concesso nel 1932.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Chiusano, p. 218.
  2. ^ a b Bovio, p. 83.
  3. ^ La Scuola militare “Nunziatella” nella storia su nunziatella.it (PDF), su nunziatella.it. URL consultato il 28-09-2012 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2015).
  4. ^ Chiusano, p. 127.
  5. ^ Rivista Nunziatella, numero unico, p. 2 su nunziatella.it (PDF), su nunziatella.it. URL consultato il 14-01-2014 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2014).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Oreste Bovio, L'araldica dell'Esercito, Roma, Ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito, 1985.
  • Amedeo Chiusano, Elementi di Araldica, Maurizio Saporiti (illustrazioni), Roma, Ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]