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Stefan Molyneux

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Stefan Molyneux

Stefan Molyneux (Athlone, 24 settembre 1966) è uno scrittore, youtuber e podcaster canadese.

Le tematiche di cui Molyneux si occupa principalmente sono anarco capitalismo, politica, razza e intelligenza, multiculturalismo, libertarianismo, antifemminismo e relazioni familiari.[1]

Sostenitore di Donald Trump per le elezioni presidenziali statunitensi del 2016, è stato descritto come appartenente al movimento alt-right da Politico e dal The Washington Post, e come di destra dalla CNN.[2][3][4][5] La comunità online Freedomain Radio, da lui creata e gestita, è stata descritta da alcuni come un culto.[6][7][8][5] Prima di occuparsi di politica, Molyneux ha lavorato nell'industria del software.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 1995, Molyneux e suo fratello fondarono la Caribou Systems Corporation, una compagnia di database software, che fu poi venduta nel 2000.[9][10]

Nel 2005, Molyneux inizia un podcast chiamato Freedomain Radio (FDR).[11] Molyneux usa lo stesso nome per un sito web su cui comincia a distribuire i suoi scritti, ad archiviare i suoi podcast e a fornire un Internet forum per i suoi ascoltatori di FDR. Inoltre, Molyneux produce video commentando gli eventi di attualità, e presenta delle conversazioni settimanali, in cui gli ascoltatori posso porre domande e parlare di problemi personali.[7] Molyneux fonda le proprie attività attraverso il contributo finanziario volontario dei propri ascoltatori.[12] Nell'agosto 2017, il suo canale youtube ha più di 650.000 iscritti e 190 milioni di visualizzazioni.[13] Tra le persone con cui Molyneux ha tenuto dibattiti ed interviste sul suo canale youtube, si annoverano: il filosofo Noam Chomsky[14], lo psicologo Jordan Peterson, il conduttore radiofonico Alex Jones,[15] lo youtuber Paul Joseph Watson,[16] l'attivista Tommy Robinson.[17]

Nel 2017, Molyneux ha intervistato James Damore, un ingegnere licenziato da Google per aver scritto il Google's Ideological Echo Chamber, un memorandum critico delle politiche aziendali di Google.[1]

Posizioni[modifica | modifica wikitesto]

Alt-right[modifica | modifica wikitesto]

Molyneux è stato descritto come parte dell'alt-right da Politico, Metro, NY Magazine, Vanity Fair e CBS, ed è stato descritto come "una delle più grandi star dell'alt-right di YouTube" da Washington Post colonnista J. J. McCullough.[3][4][18][19][20][21] Business Insider ha invece descritto Molyneux come appartenente all'estrema destra.[22]

Anarco Capitalismo[modifica | modifica wikitesto]

Molyneux teorizza che perseguendo la virtù nelle proprie vite personali si potrebbe arrivare ad una società anarco capitalista che aborre l'iniziazione della forza (vedi principio di non aggressione). Inoltre, sostiene che il libero mercato e un sistema di "tribunali privati" potrebbero trovare modi pacifici per risolvere questioni giurisprudenziali e dispute contrattuali.[23]

Nel 2012, in The Mises Review, il filosofo libertario David Gordon ha esaminato criticamente il libro di Molyneux Universally Preferable Behaviour: A Rational Proof for Secular Ethics concludendo che "[Molyneux] fallisce e lo fa miseramente. I suoi argomenti sono spesso assurdi."[24] Gordon replicherà ulteriormente al responso di Molyneux.[25]

Famiglia di origine (FOO)[modifica | modifica wikitesto]

Molyneux usa il termine "famiglia di origine" o "FOO" ("Family Of Origin") per riferirsi al contesto famigliare in cui qualcuno è nato e cresciuto. Molyneux sostiene che mantenere relazioni con la propria famiglia di origine non sia sempre necessario e che anzi in alcuni casi possa essere una cosa negativa. In particolare, per gli individui che hanno sofferto un'infanzia di abusi sarebbe meglio troncare le relazioni con la propria famiglia di origine, un processo che Molyneux chiama "deFOO".[26] Secondo Molyneux, tutte le relazioni sociali da adulti devono essere volontarie e non obbligatorie. Secondo un articolo di The Guardian del 2008, sia Molyneux che sua moglie hanno fatto "deFOO".[26]

A Voice for Men[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2014, Molyneux ha parlato alla conferenza tenuta dalle organizzazioni men's rights movement e manosphere a Detroit, A Voice for Men. Secondo Jessica Roy del Time magazine, Molyneux ha argomentato che la violenza nel mondo è il risultato di come le donne trattano i propri figli, e che "Se solo potessimo insegnare alle persone ad essere buone con i propri figli per 5 anni consecutivi, allora la guerra, l'abuso di droghe, la dipendenza, la promiscuità e le malattie sessualmente trasmissibili... sarebbero quasi completamente eliminate, in quanto causate da infanzie disfunzionali, tutte gestite da donne."[27]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Fired Google memo writer gives first big interviews to rightwing YouTubers, su The Guardian, 9 agosto 2017. URL consultato il 26 agosto 2017.
  2. ^ Gregory Krieg CNN, How did Trump win? Here are 24 theories, su CNN. URL consultato il 24 luglio 2017.
  3. ^ a b Trump’s Troll Army Isn’t Ready for War in Syria, in Politico Magazine. URL consultato il 10 agosto 2017.
  4. ^ a b (EN) J. J. McCullough e J. J. McCullough, Canada’s obsession with American politics is nothing to apologize for, in The Washington Post, 10 marzo 2017, ISSN 0190-8286 (WC · ACNP). URL consultato il 10 agosto 2017.
  5. ^ a b Collins, Ben (February 5, 2016). Meet the 'Cult' Leader Stumping for Donald Trump. The Daily Beast. Retrieved: October 12, 2016.
  6. ^ Tom Whipple, The mother and son torn apart by web 'cult' that destroys families, in The Times (London, England), 10 gennaio 2009, pp. News: 34, 35. URL consultato il 6 agosto 2017.
  7. ^ a b Tu Thanh Ha, How a cyberphilosopher convinced followers to cut off family, in The Globe and Mail, 12 dicembre 2008. URL consultato il 28 aprile 2014.
  8. ^ Trapped In A Cult?, Channel 5, 20 agosto 2015. URL consultato il 18 novembre 2015.
  9. ^ Robert Burg, Their software keeps tabs on site data, in Toronto Star, The (Ontario, Canada), 26 maggio 1997, p. Business: D1. URL consultato il 18 giugno 2014. Ospitato su NewsBank (Access World News).
  10. ^ Blue292 acquires Caribou Systems, Durham, NC, Blue292, 28 gennaio 2002. URL consultato il 6 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2003).
  11. ^ Freedomain Radio – Home, Freedomainradio.com. URL consultato il 18 novembre 2015.
  12. ^ David Horsager, The Trust Edge: How top leaders gain faster results, deeper relationships, and a stronger bottom line, New York, Free Press, 2012, pp. 25–26, ISBN 978-1-4767-1137-9, OCLC 820783989.
  13. ^ (EN) Stephan Molyneux Home Page, su YouTube. URL consultato il 27 agosto 2017.
  14. ^ (EN) The Race War of Drug Prohibition (interview with Stefan Molyneux), su chomsky.info. URL consultato il 6 novembre 2017.
  15. ^ (EN) Stefan Molyneux: It’s Now Or Never, Victory Or Death Against Globalism, su infowars.com. URL consultato il 6 novembre 2017.
  16. ^ (EN) The War For Western Civilization, su infowars.com. URL consultato il 6 novembre 2017.
  17. ^ (EN) Stefan Molyneux interviews Tommy Robinson, su investmentwatchblog.com. URL consultato il 6 novembre 2017.
  18. ^ Adam Smith, Heartbroken mother describes how she lost her son to alt-right movement, su Metro, 19 agosto 2017. URL consultato il 20 agosto 2017.
  19. ^ Ed Kilgore, Yikes: Alt-Right Demonstrations Are Scheduled for Nine Cities Next Weekend, su nymag.com.
  20. ^ Maya Kosoff, The Fired Google Engineer Is Doubling Down, su vanityfair.com.
  21. ^ Fired Google Engineer Who Wrote Controversial Gender Essay Speaks Out, su sanfrancisco.cbslocal.com.
  22. ^ Trump Afghanistan speech faces backlash from far-right supporters - Business Insider, su uk.businessinsider.com, 23 agosto 2017. URL consultato il 28 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2017).
  23. ^ Stefan Molyneux, The Stateless Society An Examination of Alternatives, LewRockwell.com, 24 ottobre 2005. URL consultato l'8 maggio 2014.
  24. ^ The Molyneux Problem | Mises Daily, Mises.org, 4 luglio 2012. URL consultato il 12 febbraio 2017.
  25. ^ Mr. Molyneux Responds; Mises Daily, Mises.org, 11 luglio 2012. URL consultato il 12 febbraio 2017.
  26. ^ a b Kate Hilpern, You will never see me again, in The Guardian, 15 novembre 2008. URL consultato il 7 gennaio 2009.
  27. ^ Roy, Jessica, What I Learned as a Woman at a Men's-Rights Conference, in Time, 2 luglio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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