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Steamboy

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Steamboy
Una scena del film
Titolo originaleスチームボーイ
Suchīmubōi
Lingua originalegiapponese
Paese di produzioneGiappone
Anno2004
Durata126 min
Genereanimazione
RegiaKatsuhiro Ōtomo
SoggettoKatsuhiro Ōtomo
SceneggiaturaSadayuki Murai, Katsuhiro Ōtomo
ProduttoreShinji Komori, Hideyuki Tomioka
Casa di produzioneSunrise
Distribuzione in italianoSony Pictures Entertainment Italia
FotografiaMitsuhiro Satô
MontaggioTakeshi Seyama
MusicheSteve Jablonsky
AnimatoriShinji Kimura
SfondiShinji Kimura
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Steamboy (スチームボーイ?, Suchīmubōi) è un film d'animazione del 2004 diretto da Katsuhiro Ōtomo.

Pellicola steampunk giapponese, dall'autore di Akira, è stata presentata fuori concorso alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.[1]

1866, Inghilterra vittoriana alternativa. Alla vigilia della prima Esposizione Universale, Ray Steam, figlio di una famiglia di scienziati di Manchester, trascorre giorni e notti a escogitare nuove invenzioni. Ray aspetta con impazienza il ritorno del padre e del nonno, partiti per l'America per proseguire le proprie ricerche. Un giorno il ragazzo riceve una misteriosa sfera metallica inviatagli dal nonno. Ma l'O'hara Foundation vuole impossessarsi della sfera e rapisce Ray portandolo a Londra, nel padiglione della O'hara Foundation. Qui il ragazzo scopre i poteri della sfera: si tratta di un contenitore di vapore compresso ad alta densità, che può generare un'energia di proporzioni incredibili. Ray dovrà impedire in ogni modo che la sfera venga usata per scopi malvagi.

Prodotto dalla Sunrise e supervisionato dallo Steamboy Committee, formatosi appositamente per il progetto, il film ha avuto una lavorazione durata oltre nove anni con un budget di 22 milioni di dollari, record per un film anime giapponese.[2] Le animazioni sono state curate da Production I.G e Studio 4°C[3] impiegando una commistione tra animazione tradizionale e in 3D.[2]

Il regista Ōtomo ha avuto modo di spiegare quale fosse per lui lo scopo del film: “Oggi, tra eccesso di informazioni e società sistematizzata, i sogni dei bambini sono sempre più angusti visto che essi simulano il proprio futuro attraverso le osservazioni di genitori e insegnanti… Il mio scopo è stato quello di creare un’opera che desse a questi bambini nuovi sogni e nuova immaginazione con la storia di chi avventurosamente ha seguito il sogno di realizzare delle invenzioni, in un tempo in cui si sentiva forte il senso di promessa per il futuro.”[4]

Il film ha lasciato la critica fredda (soprattutto quella di lingua anglosassone)[5][6] alla sua uscita, così come molti fan che hanno lamentato una mancanza di complessità dell'opera rispetto ad Akira, visti tra l'altro anche i lunghi tempi di produzione.[7]

Il lungometraggio, per quanto più lungo della media, soffre i limiti della durata di un film, ma si impone comunque per il ritmo delle molte scene d'azione e per la realizzazione delle architetture, degli sfondi e dei macchinari che davvero non hanno paragone alcuno, tale è la loro quantità, complessità e ricercatezza. Ciò che ha spesso deluso molti critici e fan è l'eccessiva semplicità e linearità dell'intreccio, considerato a volte del tutto prevedibile, se non abusato, e mancante di un vero climax nella troppo lunga sequenza d'azione finale, fatta di interminabili esplosioni.[8][9]

Al tempo stesso, un altrettanto congruo numero di critici e di spettatori ha contestato la superficialità con cui il film è stato accolto, sottolineando che linearità e semplicità non corrispondono necessariamente a superficialità, e come non siano necessariamente una serie di colpi di scena inaspettati o un complesso intreccio della trama l'obiettivo degli sceneggiatori, quanto piuttosto lo sviluppare l'ambiguo rapporto tra Ray Steam (il protagonista), suo padre e suo nonno, i quali si alternano continuamente in una serie di alleanze e conflitti.[2][8][10]

Altri ancora hanno evidenziato la provocante arguzia della sequenza finale, in cui la multinazionale statunitense produttrice di armi si serve di Londra come campo di prova per i suoi ultimi prototipi, sottoponendo gli edifici e i suoi abitanti ad un continuo bombardamento utile a dimostrare ai propri clienti senza scrupoli la loro potenza distruttiva prima di concludere gli affari comodamente seduti in poltrona.[7]

Dal film Katsuhiro Ōtomo ha tratto un manga in due volumi con i disegni di Yū Kinutani, pubblicato in Italia dalla Star Comics.[11]

Steamboy è stato poi riadattato in un videogioco di Bandai per Playstation 2, disponibile solo per il mercato giapponese.

  1. Scheda film, su asac.labiennale.org. URL consultato il 12 novembre 2025.
  2. 1 2 3 Federico Pontiggia, Steamboy, su www.cinematografo.it. URL consultato il 12 novembre 2025.
  3. STEAMBOY, su www.animeita.net. URL consultato il 12 novembre 2025.
  4. redazione, Steamboy (Giappone 2004) di Katsuhiro Ōtomo - Recensione | Quinlan.it, su Quinlan, 11 settembre 2004. URL consultato il 12 novembre 2025.
  5. (EN) Michael O'Sullivan, 'Steamboy': So Cool It's Cold, 25 marzo 2005. URL consultato il 12 novembre 2025.
  6. BBC - Movies - review - Steamboy, su www.bbc.co.uk. URL consultato il 12 novembre 2025.
  7. 1 2 Andrea Fontana, "Steamboy" di Katsuhiro Otomo: quando anche i grandi sbagliano, su Fumettologica, 29 agosto 2024. URL consultato il 12 novembre 2025.
  8. 1 2 Steamboy, su Cinematografo, Fondazione Ente dello Spettacolo. URL consultato l'8 maggio 2008.
  9. MYmovies.it, Steamboy, su MYmovies.it. URL consultato il 12 novembre 2025.
  10. (EN) Gabriel Reldman, "Steamboy - Review", su animenewsnetwork.com, Anime News Newtwork, 21 luglio 2004. URL consultato l'8 maggio 2008.
  11. AnimeClick.it - video intro, su www.animeclick.it. URL consultato il 12 novembre 2025.

Collegamenti esterni

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