Stazione FS (metropolitana di Catania)

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Logo metropolitana di Catania.svg Stazione FS
Catania stazioneFS metropolitana.jpg
Pensilina della fermata Stazione FS
Stazione della metropolitana di Catania
Gestore FCE
Inaugurazione 1898
Soppressione 2016
Stato dismessa
Linea 1
Localizzazione Ultimo binario della stazione di Catania Centrale
Tipologia Stazione in superficie
Interscambio Stazione di Catania Centrale - autobus AMT ed AST, Sais Autolinee, Etna Trasporti
Mappa di localizzazione: Catania
Stazione FS
Stazione FS
Metropolitane del mondo

Coordinate: 37°30′24.01″N 15°06′00″E / 37.506669°N 15.1°E37.506669; 15.1

Stazione FS è stata una fermata di superficie ad un solo marciapiede munito di pensilina posta dopo l'ultimo binario della stazione di Catania Centrale; era posta nella stessa sede della precedente, omonima fermata della FCE a scartamento ridotto, in funzione dal 1898[1], chiusa nel 1991 e riaperta nel 1999; la fermata non è mai stata presenziata dal personale. Era collegata al sottopassaggio della stazione FS grazie ad un corridoio sotterraneo separato da barriera mobile con obliteratrice dei biglietti.

La fermata gode di una vista panoramica del golfo di Catania essendo posta sul ciglio dell'alta scogliera dell'Armisi di origine vulcanica.

È stata soppressa il 19 dicembre 2016 in seguito all'entrata in esercizio della stazione sotterranea Giovanni XXIII[2][3].

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

La fermata non era munita di alcun servizio proprio; usufruiva di quanto offerto dall'adiacente stazione di Catania Centrale.

Interscambio[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergi, p. 55
  2. ^ Apertura tratta metropolitana Galatea-Stesicoro al pubblico esercizio, Ferrovia Circumetnea, 19 dicembre 2016. URL consultato il 20 dicembra 2016 (archiviato dall'url originale il 23 dicembre 2016).
  3. ^ Giuliano Spina, Il futuro della Circumetnea attraverso la metropolitana e gli investimenti, in newsicilia.it, 19 novembre 2016. URL consultato il 6 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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