Statua equestre di Menelik II

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Statua equestre di Menelik II
Menelik II statue 5.JPG
La statua al centro di Menelik II Square
AutoreHartle Spengler
Data1930
Materialebronzo
UbicazioneMenelik II Square, Addis Abeba
Coordinate9°02′09.1″N 38°45′08.64″E / 9.03586°N 38.7524°E9.03586; 38.7524Coordinate: 9°02′09.1″N 38°45′08.64″E / 9.03586°N 38.7524°E9.03586; 38.7524

La statua equestre di Menelik II è un monumento situato al centro di Menelik II Square ad Addis Abeba, in Etiopia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La statua nel 1930

La statua fu commissionata allo scultore tedesco Hartle Spengler verso il 1930 dall'imperatrice Zauditù, allo scopo di onorare la memoria del padre Menelik II e celebrare la vittoriosa battaglia di Adua del 1896 da lui condotta.[1]

Il monumento, realizzato in Germania, fu trasportato ad Addis Abeba nel 1930 e collocato al centro della piazza di fronte alla cattedrale di San Giorgio, ma, poco prima della cerimonia di inaugurazione, l'imperatrice morì improvvisamente; fu quindi il suo successore Hailé Selassié a presiedere alla cerimonia, che si svolse il 1º novembre di quell'anno, il giorno prima della sua incoronazione a imperatore d'Etiopia.[1]

In seguito all'occupazione italiana del 1936, la statua fu rimossa e nascosta, in quanto simbolo dell'indipendenza del Paese.[1]

L'anno dopo il crollo dell'impero coloniale italiano del 1941, Hailé Selassié fece ricollocare il monumento al centro della piazza,[2] ribaltando tuttavia l'orientamento originario.[1]

Da allora ogni anno, in occasione dell'anniversario della battaglia di Adua, l'imperatore posò ai piedi della statua una corona di fiori, dopo aver partecipato alla funzione religiosa nella vicina cattedrale. La tradizione fu mantenuta anche dopo il colpo di Stato che portò al potere la giunta militare comunista del Derg guidata da Mengistu Haile Mariam, abolendo tuttavia ogni cerimonia sacra.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Monumets in Addis, su fanosethiopiatours.wordpress.com. URL consultato il 16 agosto 2017.
  2. ^ Reta, p. 90.
  3. ^ (EN) Imperial Monuments of Ethiopia (part 2), su www.haileselassie.net. URL consultato il 16 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Meseret Chekol Reta, The Quest for Press Freedom: One Hundred Years of History of the Media in Ethiopia, Lanham (Maryland), University Press of America, 2013, ISBN 978-0-7618-6002-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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