Stato monastico dei Cavalieri di Malta

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Stato dei Cavalieri di Malta
Stato dei Cavalieri di Malta – BandieraStato dei Cavalieri di Malta - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Motto: Pro fide - pro utilitate hominum
Territories of the Knights Hospitaller 1530-1798.png
Dati amministrativi
Nome ufficialeOrdine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme
Lingue ufficialilatino e italiano [1]
Lingue parlatearabo e siciliano
CapitaleLa Valletta
Altre capitaliBirgu
(1530-1571)
Dipendente daRegno di Sicilia
DipendenzeTripoli
(1530-1551),
Possedimenti nei Caraibi
(1651-1665)
Politica
Forma di StatoTeocrazia
Forma di governoMonarchia elettiva
Capo di StatoGran Maestro
Organi deliberativiConsiglio magistrale
Nascita24 marzo 1530 con Philippe Villiers de L'Isle-Adam
CausaI Cavalieri furono costretti a lasciare Rodi, assediata dagli ottomani
Fine12 giugno 1798 con Ferdinand von Hompesch zu Bolheim (abdicò il 17 luglio 1799)
CausaCampagna d'Egitto
Territorio e popolazione
Bacino geograficoMar Mediterraneo
Massima estensione316 km² nel 1650
Popolazione50.000 abitanti nel 1650
Economia
ValutaScudo maltese
RisorseAgricoltura, allevamento
Commerci conSicilia, Africa settentrionale
Religione e società
Religione di Statocattolicesimo
Classi socialiclero, nobiltà, contadini
Hospitaller colonization.png
Mappa dei territori posseduti dall'Ordine nei Caraibi (1651-1665)
Evoluzione storica
Preceduto daArms of the Aragonese Kings of Sicily(Crowned).svg Regno di Sicilia
Succeduto daFrancia Commissione di governo francese di Malta
Ora parte diMalta Malta

Lo Stato monastico dei Cavalieri di Malta fu un'entità territoriale nelle isole maltesi, governata dai Cavalieri Ospitalieri e nominalmente vassalla del Regno di Sicilia.

I cavalieri rimasero a Malta dal 1530 fino al decreto del Direttorio francese, emanato il 12 giugno 1798 in seguito all'occupazione napoleonica: da quel momento non esistette più un'entità territoriale statale dell'ordine, che sopravvisse come ordine equestre, anche se in vari Paesi dotato straordinariamente di soggettività di diritto internazionale.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una permanenza di oltre due secoli dello Stato monastico dei Cavalieri di Rodi, il primo gennaio 1523 il Gran Maestro Philippe de Villiers de L'Isle-Adam con una caracca, due galee e una chiatta, accompagnato dai trecento ospitalieri messisi in salvo dal durissimo assedio all'isola disposto dal sultano ottomano Solimano il Magnifico, fu costretto a partire da Rodi per cercare una nuova sede.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

I cavalieri soggiornarono provvisoriamente a Viterbo, a Nizza e in Sicilia, fino a che, il 24 marzo 1530, l'imperatore Carlo V, in qualità di re di Spagna e di Sicilia concesse agli esiliati il piccolo arcipelago maltese, facente parte del regno siciliano, in cambio dell'omaggio feudale annuo di un falcone e del difficile compito di presidiare Tripoli. Al contrario di Rodi, la cui piena sovranità era stata conferita dal Papa, lo status giuridico di Malta era quello di un feudo e i cavalieri conseguiranno più tardi una indipendenza statuale di fatto.

I Cavalieri, ai quali mancava molto l'atmosfera di Rodi, trovarono in Malta un'isola brulla, desolata e scarsamente popolata. Il capoluogo, Medina, nota come città vecchia o notabile, era circondata da mura arabe e vi risiedevano i nobili locali in monumentali palazzi. Isle-Adam, gran maestro a Rodi dal 1521, non gradì dimorarvi e, insieme ai compagni, scelse come sede Birgu, un villaggio di pescatori con un piccolo forte: anche i maltesi e gli aristocratici si dimostrarono sospettosi nei riguardi dei nuovi arrivati. Nominalmente ebbero lo stato di vassallo del re di Sicilia. Intanto Tripoli venne loro tolta dall'ammiraglio ottomano Dragut nel 1551.

Continuarono la loro azione di contrasto alla guerra di corsa musulmana, combattendo con la loro flotta i corsari barbareschi provenienti dal Nordafrica berbero.

L'assedio ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado avessero a disposizione solo poche navi, erano degli esperti navigatori e causarono non poche noie alle navi ottomane, attirando nuovamente le ire degli Ottomani, che non erano affatto felici di vedere l'Ordine ristabilito. Di conseguenza essi riunirono un'altra grossa forza militare con lo scopo di eliminare i Cavalieri anche da Malta e nel 1565 invasero l'isola, dando inizio al grande assedio di Malta.

L'assedio durò circa quattro mesi, durante i quali i Turchi ottomani espugnarono una dopo l'altra le posizioni dei Cavalieri, pagando tuttavia un prezzo altissimo per ogni conquista; nella battaglia trovò la morte anche il comandante turco, il famoso corsaro Dragut. Infine il 6 settembre, quando ormai i difensori di Malta erano ridotti a circa 600 (da 9.000 che erano inizialmente, di cui 700 Cavalieri), arrivò in loro aiuto la flotta spagnola partita dalla Sicilia. Anche gli Ottomani erano ormai così provati che si ritirarono quasi senza combattere: avevano perso circa 30.000 uomini.

La nuova capitale[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo del Gran Maestro a La Valletta
La sala del trono nel palazzo magistrale

In seguito la situazione migliorò e dal 1565 al 1571 fu costruita la nuova capitale La Valletta (prese il nome dal gran maestro Jean de la Valette), ideata dall'architetto toscano Francesco Laparelli, proposto dal papa Pio V, e dal maltese Girolamo Cassaro, progettista della concattedrale di San Giovanni, il cui pavimento marmoreo sarà formato dalle policrome lapidi funebri magistrali.[3]

Si procedette al ripristino della flotta e alla fortificazione della nuova città con possenti baluardi e roccheforti (Sant'Elmo e Sant'Angelo) che servivano a difendersi dai barbareschi e da Solimano il Magnifico, questa volta perdente. Furono realizzati, inoltre, il grande ospedale, le sedi delle varie Lingue e il palazzo del Gran Maestro, in cui fu organizzata una piccola ma brillante corte.

La partecipazione a Lepanto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1571 diverse galee dell'Ordine parteciparono alla battaglia di Lepanto dando un valido contributo alla vittoria della cristianità. L'imperatore Rodolfo II, nel 1607, conferì al capo dello Stato maltese Alof de Wignacourt (che veniva eletto dal Consiglio magistrale) la dignità di principe del Sacro Romano Impero e, più tardi, il papa Urbano VIII il trattamento di Sua Altezza Eminentissima.[4]

Galea della Marina dei Cavalieri di Malta, 1680 circa, dipinto di Lorenzo Castro

Dopo questi successi militari, l'aumento del benessere e del prestigio dei cavalieri, La Valletta acquisì in Europa la nomea di città non proprio conventuale ma piuttosto rilassata nei costumi, dove era possibile anche per lo straniero reperire varie forme di divertimenti.[5]

Il Seicento[modifica | modifica wikitesto]

Nel Seicento i Cavalieri sostennero e stimolarono le attività culturali e artistiche abbellendo la capitale con preziosi edifici. Il Gran Maestro Alof de Wignacourt, nel 1607, accolse sotto la sua protezione il pittore Caravaggio: le sue opere, la decollazione di san Giovanni Battista e il san Girolamo scrivente, sono custodite ancora a La Valletta. Il temperamento irrequieto dell'artista e un violento litigio con un cavaliere, però, furono, nel 1608, motivo di espulsione dall'isola.[6]

Un significativo rappresentante della pittura del regno di Napoli, invitato nel 1661 nella corte magistrale di Raphael Cotoner, fu il calabrese Mattia Preti (1613-1669) che morirà proprio a La Valletta. Decorò la concattedrale e il duomo di San Paolo di Medina e dipinse molti altri quadri nelle chiese isolane.[7]

Nel XVII e nel XVIII secolo la prosperità di Malta fu in evidente contrasto con le condizioni delle altre isole mediterranee, anch'esse assediate dai musulmani. Nonostante l'esclusivismo aristocratico dei Cavalieri e la consuetudine del droit de seigneur da loro esercitato nei rapporti privati, lo Stato si presentava ai viaggiatori europei ricco, ordinato e amministrato con avvedutezza.[8] Una fonte primaria di ricchezza del piccolo arcipelago era costituita dal commercio degli schiavi: nel Settecento vi lavoravano almeno duemila turchi, arabi o berberi catturati su navi mercantili o da guerra nelle incursioni al largo della costa africana.[9]

Moneta dell'ultimo Gran Maestro

Lo scudo maltese coniato nell'isola era piuttosto quotato, come diventò famoso l'ospedale con la sua corsia lunga sessanta metri e la modernità delle prestazioni che garantiva: i pazienti erano assistiti dagli stessi Cavalieri e serviti, per motivi igienici, in piatti d'argento.[10]

La decadenza[modifica | modifica wikitesto]

Le tombe dei Gran Maestri nella concattedrale di S. Giovanni

Il Settecento fu il secolo della decadenza dello Stato maltese: i Cavalieri, infatti, avevano messo da parte i principi che li avevano ispirati inizialmente e la perdita di uno dei suoi membri più autorevoli, la Lingua d'Inghilterra, diventata anglicana, rappresentò un duro colpo.
I Cavalieri, nondimeno, non rinunciarono al grande interesse di costruire e le linee Cotoner, tra le più vaste e munite fortificazioni europee, lo dimostravano. La confisca, nel 1797, dei beni dell'ordine ubicati in Francia peggiorò una situazione ormai critica, nonostante l'offerta di protezione da parte dello zar Paolo I di Russia.

L'invasione francese[modifica | modifica wikitesto]

Un'imponente flotta francese, guidata da Napoleone Bonaparte, durante la spedizione in Egitto, sostò al largo di Malta e, con il pretesto che i governanti locali avevano rifiutato il rifornimento di acqua richiesto, entrò nel porto de La Valletta, ponendo fine all'indipendenza dell'isola il 12 giugno 1798. I cavalieri si arresero, non potendo incrociare le armi con altri cristiani. L'ultimo Gran Maestro sovrano Ferdinand von Hompesch zu Bolheim accettò con fatalità l'occupazione e lasciò per sempre Malta, dimettendosi poi nel 1799.

L'Ordine di Malta continuò la sua attività ospedaliera e assistenziale cambiando varie sedi, ma senza più recuperare il potere temporale.[11]

Gran maestri di Malta (1530-1799)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gran maestri di Malta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lingua italiana a Malta, Domande e risposte su Treccani.it
  2. ^ Bradford, p. 120
  3. ^ Antichi Stati, p. 10
  4. ^ Pecchioli, p. 35
  5. ^ Bradford, p. 182
  6. ^ Cavalieri di Malta e Caravaggio, p. 40
  7. ^ Mattia Preti, p. 43
  8. ^ Antichi Stati, p. 60
  9. ^ Bradford, p. 193
  10. ^ Pecchioli, p. 68
  11. ^ Bradford, pp. 209-211

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Cavalieri di Malta
  • AA. VV., Antichi Stati. Isola di Malta (1700-1798), Franco Maria Ricci, Milano 1999.
  • AA. VV., Cavalieri di Malta e Caravaggio, Logart Press, Roma 2010.
  • AA. VV., Malta, immortalità di una fortezza, Giolitti, Roma 1964.
  • AA. VV., Malta, Tipografia Editrice Italia, Roma 1941.
  • AA. VV., Mattia Preti - Cavalier Calabrese, Electa, Napoli 1999.
  • Ernle Bradford, Storia dei Cavalieri di Malta, Mursia, Milano 1975.
  • Dominic Cutajar, Malta. La Chiesa di San Giovanni a La Valletta, M. J. Publications, Valletta 1993.
  • Filipponio Hermes, La croce di Malta, ed. Librarie, Milano 1967.
  • Arrigo Pecchioli, Storia dei Cavalieri di Malta, Editalia, Roma 1978.
  • Antonio Rinaldi, La Valletta, Guanda, Modena 1938.
  • Alain Blondy, L’Ordre de Malte au XVIIIe siècle. Des dernières splendeurs à la ruine. Editions Bouchène, 2002, ISBN 2912946417
  • Tim Pickles, L'eroica difesa di Malta, Osprey Medioevo, Milano 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]