Stadio comunale di Piacenza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Stadio comunale (Piacenza))
Stadio comunale di Piacenza
Barriera Genova
Barriera genova.jpg
Informazioni
Stato Italia Italia
Ubicazione Barriera Genova
Piacenza
Inizio lavori 1920
Inaugurazione 1920
Demolizione 1970
Copertura Solo tribuna
Pista d'atletica 6 corsie
Ristrutturazione 1933
1945-1950
Mat. del terreno Erba
Dim. del terreno 110x65
Proprietario Comune di Piacenza[1]
Progetto ing. Arturo Veneziani[2]
Uso e beneficiari
Calcio Piacenza (1920-69)
Pro Piacenza (1947-69)
Rugby a 15 Piacenza (1947-66)

Lo stadio comunale è stato un impianto sportivo di Piacenza. Ha ospitato le partite interne del Piacenza Football Club tra il 1920 e il 1969, e quelle del Piacenza Rugby Club dal 1947 al 1966.

Nel corso della sua esistenza ha assunto anche le denominazioni "campo Alessandro Casali"[3] e, dal 1937 al 1945, "stadio comunale del Littorio"[4]. Nel linguaggio comune, tuttavia, è sempre stato chiamato "stadio di Barriera Genova", essendo situato nei pressi di una delle antiche porte daziarie della città[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione e i successivi ampliamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo storico del terreno di gioco risale all'estate 1920, quando per problemi di affitto il Piacenza (neopromosso nel campionato di Prima Categoria 1920-1921) dovette abbandonare il campo di Porta Cavallotti[4]. Fu individuato un terreno adatto all'allora periferia della città, formato da due prati divisi da un fossato[5]. Il terreno fu rizollato in tempi brevi, per l'imminenza del campionato, e perciò non fu effettuato il drenaggio, causando cronici problemi di impraticabilità del campo nella stagione invernale[2]. Anche le strutture (recinzioni, spogliatoi, servizi igienici) furono ridotte al minimo quando non addirittura assenti in un primo momento[2]. La partita inaugurale si disputò il 20 settembre 1920, con un'amichevole tra il Piacenza e il Milan, vincitore per 2-0[4].

Inizialmente dotato di una semplice tribuna in legno (rimasta in uso fino al 1930)[2], lo stadio subì un primo ampliamento nel 1933, con la costruzione di una tribuna coperta in muratura[4], che portò la capienza complessiva a circa 5.000 posti[6]. Due anni più tardi, nel 1935, furono create anche le strutture per la pratica dell'atletica leggera, tra cui la pista che circondava il perimetro del terreno di gioco[2]. Grazie a queste modifiche lo stadio fu in grado di ospitare diverse manifestazioni nazionali organizzate dalle società atletiche piacentine a partire dagli anni Trenta e Quaranta[2][7][8], soprattutto per quanto riguarda la corsa[2].

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu adibito a base militare dalle truppe tedesche di stanza in città; la permanenza di soldati e cavalli provocò danni alla pista di atletica e al manto erboso[5]. Terminato il conflitto, lo stadio fu ristrutturato con la costruzione della gradinata opposta alla tribuna coperta e di una sola curva, tra il 1945 e il 1950[2], che conferirono all'impianto l'aspetto definitivo. Venne inoltre costruito un muro di cinta, piuttosto basso, che non impediva ai "portoghesi" di assistere abusivamente alle partite arrampicandosi sul muro stesso[4].

Problematiche e dismissione[modifica | modifica wikitesto]

Già sul finire degli anni Quaranta era stato steso un progetto per un nuovo, avveniristico impianto da 30.000 posti, destinato a sostituire il campo di Barriera Genova; tale progetto, tuttavia, non ebbe alcun seguito[9]. Lo stadio iniziava ad accusare diversi problemi: il Piacenza si trovava a dover condividere il campo con il Pro Piacenza, seconda squadra cittadina impegnata nei campionati dilettantistici[10][11][12], e con il Piacenza Rugby[10][13], fino all'inaugurazione dello stadio Beltrametti nel 1966[14]. Inoltre, con il boom edilizio, l'impianto si era venuto a trovare in una zona densamente popolata, che rendeva problematico l'afflusso e il deflusso degli spettatori dai due ingressi principali[2].

A tutto ciò si sommava una capienza limitata (nelle partite di maggior richiamo venivano talvolta aggiunte tribune supplementari, raggiungendo picchi di oltre 10.000 presenze[4][15][16]) e, a partire dagli anni Sessanta, la fatiscenza delle strutture in cemento armato[17], che provocò un grave incidente il 31 gennaio 1965, prima dell'inizio del derby del Po con la Cremonese: il distacco di un pezzo di cornicione del muro di cinta ferì quattro persone, di cui una mortalmente[5].

Per tutti questi motivi, nonostante un ultimo intervento di ammodernamento (l'impianto di illuminazione, inaugurato nel 1967[4]), furono avviati i lavori per la costruzione del nuovo stadio Comunale, situato nel quartiere Galleana, sotto la spinta del costruttore edile Vincenzo Romagnoli, presidente del Piacenza[4]. L'ultima partita disputata a Barriera Genova fu la vittoria per 4-1 sul Sottomarina, il 15 giugno 1969, nella quale fu festeggiata la promozione dei biancorossi di Alberto Molina nella serie cadetta[5]; a partire dalla stagione successiva il Piacenza si trasferì nel nuovo stadio, mentre il vecchio impianto fu demolito in breve tempo per far posto a nuovi edifici abitativi[4].

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Pur non avendo mai ospitato partite ufficiali della Nazionale di calcio italiana, il campo di Barriera Genova è stato teatro di due partite di allenamento degli azzurri. La prima risale al 25 aprile 1929, quando la selezione allenata da Carlo Carcano ha affrontato una squadra mista composta da giocatori del Piacenza e riserve della Nazionale[18]; la seconda è invece datata 5 novembre 1931, e vede contrapposta la formazione di casa (in formazione tipo) all'Italia di Vittorio Pozzo, vincitrice per 3-2[19].

Due le apparizioni della Nazionale italiana di rugby: nel marzo 1942 fu disputata una partita di allenamento, a scopo dimostrativo, con l'Amatori Rugby Milano campione d'Italia[20], mentre il 15 gennaio 1961 si giocò Italia-Germania Ovest, partita trasmessa dalla RAI e terminata 19-0 per gli azzurri di Romano Bonifazi[21].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Rubini, Paolo Gentilotti, Dal Farnese a Barriera Genova, Piacenza, ed.Libertà, 2011.