Spina di Borgo

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La Spina di Borgo nella pianta di Nolli del 1748.

La spina di Borgo era un insieme di edifici posti tra castel Sant'Angelo e la piazza San Pietro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la realizzazione voluta da Alessandro VI nell'imminenza del Giubileo del 1500 della via Alessandrina, con le successive trasformazioni chiamata dai romani via di Borgo Nuovo, gli edifici di Borgo erano delimitati da due strade (convergenti a forma di cuneo) chiamate Borgo Nuovo quella a nord, e Borgo Vecchio, quella a sud.[1] Ne derivò un assetto urbanistico dalla forma triangolare allungata con la punta rivolta verso castel Sant'Angelo, che per la somiglianza con quella della spina di un circo romano, prese il nome di "Spina di Borgo".[2]

Nei secoli successivi numerose furono le intenzioni dei papi volte a demolire la spina con progetti di noti architetti fra questi: Carlo Fontana nel 1692, Cosimo Morelli nel 1776 e Giuseppe Valadier rilevabile da un disegno del 1812. Tuttavia si dovettero aspettare i primi decenni del Novecento per tornare a discutere concretamente della demolizione della spina: i lavori si protrassero dal 1936, quando, sulla base di un progetto elaborato da Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, fu realizzata via della Conciliazione, fino al 1950, in occasione del giubileo.

Fino alla sua demolizione a metà del percorso c'era la piazza Scossacavalli, ora scomparsa, con la fontana di piazza Scossacavalli, ora spostata di fronte alla basilica di Sant'Andrea della Valle.

In un'intervista, Alberto Sordi ricorda com'era l'effetto di avvicinamento a piazza San Pietro prima dell'abbattimento della Spina:

« Avevo quattro anni quando vidi per la prima volta San Pietro e fu proprio per il Giubileo del 1925. Ero in compagnia di mio padre, venivamo da Trastevere, dove ero nato in via San Cosimato e dove vivevo con la mia famiglia. Arrivammo percorrendo i vicoli, che poi furono distrutti, di Borgo Pio: un ammasso di casupole, piazzette, stradine. Poi, dietro l'ultimo muro di una casa che si aprì come un sipario, vidi questa immensa piazza. Il colonnato del Bernini, la cupola. Un colpo di scena da rimanere a bocca aperta. Ecco, quello che ricordo di più di quel Giubileo fu questa sorpresa »

(Alberto Sordi intervistato da Roberto Rotondo per 30Giorni, N. 1, 2000[3])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parisi Presicce, Petacco, p. 162.
  2. ^ Parisi Presicce, Petacco, p. 219.
  3. ^ 30Giorni, Intervista per 30Giorni, N. 1, 2000

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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