Spheniscus demersus

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Pinguino africano
African penguin side profile.jpg
Un esemplare a Boulders Beach a Città del Capo, Sudafrica
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Sphenisciformes
Famiglia Spheniscidae
Genere Spheniscus
Specie S. demersus
Nomenclatura binomiale
Spheniscus demersus
(Linnaeus, 1758)
Sinonimi
  • Diomedea demersa
    Linnaeus, 1758
Areale
African penguin distribution en.jpg
Areale del pinguino africano

Il pinguino africano (Spheniscus demersus Linnaeus, 1758), noto anche come pinguino del Capo o pinguino sudafricano, è una specie di pinguino del genere Spheniscus, originario delle coste dell'Africa meridionale. Come tutti i pinguini esistenti, è incapace di volare, presenta un corpo aerodinamico e ali irrigidite e appiattite in pagaie adatte a vivere in un ambiente marino. Gli adulti pesano in media 2,2-3,5 kg (4,9-7,7 libbre) e possono raggiungere un'altezza di 60-70 centimetri (24-28 pollici). Questa specie è caratterizzata da delle distintive chiazze di pelle rosa sopra gli occhi e una "maschera" nera che ricopre quasi tutto il volto. La parte superiore del corpo è nera e nettamente delineata dalla parte inferiore bianca, macchiata e contrassegnate da una banda nera sul petto. Le ghiandole rosa sopra gli occhi di questi uccelli li aiutano con la termoregolazione: per far fronte alle variazioni di temperatura, il sangue viene inviato alle ghiandole per essere raffreddato dall'aria.[2]

Il pinguino africano è un predatore subacqueo e si nutre principalmente di pesci e calamari. Un tempo estremamente numeroso, le popolazioni selvatiche di pinguini africani stanno rapidamente diminuendo a causa di una combinazione di diverse minacce ed è classificato come in Pericolo dalla Lista Rossa IUCN. È una specie carismatica ed è molto popolare tra i turisti e in cattività dove si riproduce facilmente. Altri nomi comuni con cui viene chiamata la specie sono pinguino dai piedi neri e pinguino ragliante, per via del suo richiamo simile a quello di un asino,[3] sebbene anche diverse specie affini del Sud America producono lo stesso richiamo. Diverse colonie possono essere osservate sulle coste del Sudafrica, Namibia, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Gabon e Mozambico.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Spheniscus demersus in stato di cattività allo zoo di Bristol, in Inghilterra
Spheniscus demersus

La sua lunghezza può raggiungere i 68-70 cm ed il suo peso è 2,9 chilogrammi circa.[senza fonte]
Il dorso dello Spheniscus demersus è di colore grigio-nero scuro mentre il ventre, il petto ed il collo sono bianchi. Una sorta di banda nera scende dal petto fino alle zampe dell'animale. Sopra l'occhio ha una macchia rosa. Ha zampe palmate, e come tutti i pinguini non sa volare.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

È soprannominato "pinguino ragliante" per il verso simile a quello del quadrupede.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

I pinguini africani sono carnivori e si nutrono principalmente di pesci oceanici che vivono in banchi, quali acciughe (Engraulis encrasicolus), sardine (Sardinops sagax), sgombri cavallini (Trachurus capensis) e aringhe tonde (Etrumeus teres), integrati con calamari e crostacei.[4]

Quando inseguono la preda, questi pinguini possono raggiungere velocità massime prossime ai 20 Km/h.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

I pinguini africani sono monogami. Durante il periodo dell’accoppiamento, i maschi e le femmine sono principalmente distinguibili gli uni dalle altre grazie al disegno/colore del piumaggio. I pinguini africani scavano stretti cunicoli sotto le rocce, nella sabbia o sotto la rada vegetazione. Si radunano in aree di accoppiamento chiamate “rockeries” (ndt. letteralmente “giardini alla giapponese”) da Settembre a Febbraio, dove depongono due uova.

Il rituale di corteggiamento tipicamente comincia con il maschio che si mette in mostra con esibizioni visive e uditive per attrarre la partner. Movimenti di dondolamento del capo solitamente indicano l’esser proprietario del sito di nidificazione, in modo da attrarre le femmine, e/o sono utilizzati come avvertimento per gli altri maschi. Il passo successivo è quello di formare il legame reciproco; in questa fase il pinguino emette un richiamo stridulo mentre estende il collo e il capo verso l’alto. Il corteggiamento si conclude con un inchino, in cui uno o entrambi i pinguini chinano la testa con il becco rivolto verso il nido o verso le zampe dell’altro.

Le coppie di pinguino africano tornano allo stesso sito di cova anno dopo anno. Sebbene l’accoppiamento si verifichi durante tutto l’anno, la nidificazione raggiunge i massimi livelli in Namibia da Novembre a Dicembre e in Sudafrica da Marzo fino a Maggio. Le femmine tipicamente depongono due uova, che sono quindi covate da entrambi i genitori per circa 40 giorni. Tutti i pinguini hanno un’area di pelle nuda alla base delle loro pance, chiamata “placca incubatrice”, che aiuta i genitori a garantire calore diretto per covare le uova.

Dopo la schiusa delle uova, le coppie nutrono i loro cuccioli per circa un mese, rigurgitando il cibo direttamente nel becco dei piccoli. I pulcini sono quindi lasciati da soli in asili, o gruppi, una caratteristica comune alle specie di uccelli che si riproducono in grandi colonie, mentre i loro genitori vanno a caccia di cibo. I giovani pinguini lasciano la colonia una volta sviluppato il piumaggio giovanile, in 2-4 mesi.

L'età media di raggiungimento della maturità riproduttiva risulta essere di 4 anni per le femmine, 5 anni per i maschi.ADW: Spheniscus demersus: INFORMATION

Predatori[modifica | modifica wikitesto]

In acqua i pinguini sono prede veloci e difficili da catturare, perciò pochi predatori marini si cimentano nel cacciarli; tra di essi ricordiamo lo squalo bianco, l'orca e l'otaria orsina del Capo. Sulla terraferma invece i pulcini sono predati regolarmente dai gabbiani reali; capita poi ogni tanto che un leopardo, uno sciacallo dalla gualdrappa o una iena bruna si avventurino sulla costa per predare i pinguini.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il pinguino africano era una delle tante specie di uccelli originariamente descritte da Carl Linnaeus nella sua decima edizione del 1758 del suo Systema Naturae, dove lo classificò come un albatro, sulla base della forma del becco e della morfologia delle narici, e gli diede il nome di Diomedea demersa.[5]

Il pinguino africano fa parte del gruppo dei pinguini fasciati, facente parte del genere Spheniscus. Gli altri pinguini fasciati sono i parenti più stretti del pinguino africano e si trovano tutti principalmente nell'emisfero australe: il pinguino di Humboldt e i pinguini di Magellano originari del sud America meridionale e il pinguino delle Galápagos originario dell'Oceano Pacifico vicino all'equatore. Tutte le specie si assomigliano tra loro, differenziati soprattutto dalla forma e dalla lunghezza del becco, dalla colorazione e dai motivi bianchi e neri sul piumaggio.

Il pinguino africano è un membro della classe Aves e dell'ordine Sphenisciformes. Appartiene alla famiglia dei pinguini Spheniscidae ed è classificato come Spheniscus demersus. Il genere a cui appartiene il pinguino africano, Spheniscus, deriva dalla parola greca sphen ("cuneo"), riferendosi alla forma del corpo affusolata. Il nome specifico, demersus, deriva invece dalla parola latina per "tuffarsi".[6]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il pinguino africano si rinviene sulla costa sud-occidentale dell'Africa; vive in colonie su 24 isole fra la Namibia e Algoa Bay, presso Port Elizabeth in Sudafrica.[7] È l'unica specie di pinguino che si riproduce in Africa e la sua presenza ha dato il nome alle isole dei Pinguini.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

L'inquinamento petrolifero ha messo a repentaglio, in diverse occasioni, la sopravvivenza di intere colonie: un esempio è quello dell'affondamento di una nave cargo nella Table Bay, il 23 giugno 1999, che ha quasi sterminato la colonia di pinguini di Robben Island (Città del Capo).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) BirdLife International 2005, Spheniscus demersus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  • S. C. Broni "Social and spatial patterns of foraging by the Jackass Penguin" S. Afr. J. Zool. 20: 241-245 (1985)
  • J. Cooper "The predators of the Jackass Penguin" Bull. Brit. Orn. Club 94: 21-24 (1974)
  • J. Cooper "Energetic requirements for growth of the Jackass Penguin" Zoologica Afr: 12: 201-213 (1977)
  • P. Eggleton, W. R. Siegfried "Displays of the Jackass Penguin" Ostrich 50 (3); 139-167 (1979)
  • W. R. Siegfried, P. G. H. Frost, J. B. Kinahan, J. Cooper "Social behaviour of Jackass Penguin at sea" Zool. Africana 10: 87-100 (1975)
  • R. P. Wilson "The Jackass Pinguin (Spheniscus demersus as a pelagic predator" Mar. Ecol. Progr. Ser. 25: 219-227 (1985)


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