Differenze tra le versioni di "Alcmeone di Crotone"

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(Messo tra parentesi quadre parte di testo poco pertinente alla coerenza delle argomentazioni dell'articolo)
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{{citazione|V'è infatti nell'uomo il salato, l'amaro, il dolce, l'astringente, l'insipido e mille altre cose dotate di proprietà diversissime sia per quantità sia per forza. Ed esse mescolate e contemperate l'un l'altra né sono evidenti né causano dolori all'uomo; quando però una di esse sia separata e permanga come sostanza a sé stante, allora diviene evidente e causa dolori all'uomo.|M. Vegetti (a cura di), ''Opere di Ippocrate'', Torino, Utet, 2000, pag. 176.}}
 
Nel riportare la dottrina dei pitagorici, secondo la quale «le contrarietà erano per essi principi delle cose che sono», [[Aristotele]] <ref>(metaphMetaph, A 5 986 a 22)</ref>, dubita che all'origine vi fosse stato un contributo determinante da parte di Alcmeone. Questi, ad ogni modo, sosteneva che «duplici sono per lo più le cose riguardanti l'uomo». A differenza dei pitagorici&nbsp;– continua Aristotele&nbsp;– egli «non definiva quali fossero le contrarietà, ma nominava quelle che gli capitavano, bianco nero, dolce amaro, buono cattivo, grande piccolo».
 
== La dissezione di animali ==

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