Hailé Selassié: differenze tra le versioni

Jump to navigation Jump to search
nessun oggetto della modifica
Nessun oggetto della modifica
{{Avvisounicode}}
{{Monarca
|nome = HailéHaile SelassiéSelassie
|immagine = Haile Selassie in full dress.jpg
|legenda =
}}
Era l'erede della [[Dinastia Salomonide]], che secondo la tradizione avrebbe origine dal [[re Salomone]] e dalla [[regina di Saba]].
Quando l'[[Impero d'Etiopia]] fu invaso e conquistato dall'[[Regno d'Italia (1861-1946)|Italia fascista]] nel [[1936]], scelse l'esilio volontario, fino al [[1941]], quando il Regno Unito conquistò l'[[Africa Orientale Italiana]] e riconsegnò il trono al ''negus''. Verrà nuovamente detronizzato nel [[1974]], quando [[Menghistu Hailè Mariàm|Menghistu Haile Mariàm]] rovesciò l'impero e trasformò l'Etiopia in uno [[Stato socialista]].
 
== Biografia ==
Dopo gli iniziali successi italiani, in dicembre prova a ribaltare la situazione lanciando l'offensiva di Natale, che però si esaurisce nel gennaio [[1936]] senza ottenere risultati di rilievo. Qualche settimana dopo la sconfitta di [[ras Immirù]], Selassié raduna la propria guardia imperiale e muove verso nord, incontro all'esercito italiano. Le due armate si scontrano nella conca di [[Battaglia di Mai Ceu|Mai Ceu]]. All'alba del 31 marzo gli abissini attaccarono gli alpini ma vengono bloccati e infine respinti. La battaglia termino' con perdite in entrambi gli schieramenti e fu chiaro che per Hailé Selassié si trattasse di una grave sconfitta, conseguentemente egli ordinò la ritirata verso [[Dessiè]]. Badoglio valutò le perdite etiopiche in circa 8.000 caduti (in parte durante il successivo inseguimento, in cui si distinse particolarmente la Regia Aeronautica, con bombardamenti convenzionali, mitragliamenti ed attacchi con l'iprite), mentre quelle italiane ammontavano a 68 ufficiali, 332 soldati nazionali e 873 ascari eritrei.
 
Quella di Mai Ceu fu l'ultima grande battaglia in cui un imperatore in carica condusse e guidò di prima persona il suo esercito, mentre nei giorni precedenti (il 15 febbraio 1935) Hailé Selassié fu il primo (e unico) imperatore ad abbattere un aereo (manovrando un cannoncino contraereo Oerlikon da 20&nbsp;mm) <ref>cfr. Angelo del Boca, Il negus, Laterza, Bari, 1995-2007, pp.&nbsp;143</ref>. In verità SelassièSelassie condusse di persona il suo esercito in altre occasioni, sia in precedenza (come ad Anchem, contro i partigiani del precedente imperatore e contro alcuni ribelli), sia in seguito durante le operazioni di riconquista dell'Etiopia nella seconda guerra mondiale, tuttavia non ebbe la fama di grande guerriero, come i suoi avi (in particolare Menelik e Jhoannes IV) perché non vinse mai una battaglia risolutiva, {{citazione necessaria|anche se dimostrò spesso grande coraggio personale e fermezza morale}}.
 
La difesa di Addis Abeba e del sud del paese si presentava allora molto critica, anche perché il grosso dell'esercito etiopico era stato colpito duramente, soprattutto dall'aviazione e dall'artiglieria italiana, con l'uso di gas (Iprite o gas mostarda e Fosgene) contro cui gli etiopi non potevano opporre che alcune centinaia di vecchie maschere anti gas, per altro non sempre funzionanti. Si decise di non difendere la capitale e di far fuggire l'imperatore dal paese anche per timore di vedere la città completamente distrutta dall'aviazione.
Hailé Selassié I assume particolare notorietà a livello internazionale quando l'[[Etiopia]] diventa guida dell'Organizzazione Unita Africana (OUA, oggi [[Unione Africana]]), ponendosi, tardivamente ma con forza, alla guida del movimento di decolonizzazione.
 
Più complessi furono i rapporti con l'Italia, i rapporti diplomatici furono ripresi nel 1951 (e regolari dal 1952), dopo che per molti anni l'Italia aveva sperato di ricevere ancora il mandato coloniale sull'Eritrea {{Citazione necessaria|e aveva continuato a pensare ad un'espansione della colonia Somala verso l'interno}}. I rapporti furono complicati dalla scarsa simpatia che i partiti giunti al potere dopo la guerra (ed in particolare la DC) avevano per la sua persona, {{Citazione necessaria|il risentimento verso Adua, ancora vivo nell'opinione pubblica italiana, il senso di superiorità del colonizzatore}}. SelassièSelassie al contrario voleva usare l'Italia per equilibrare il peso dei britannici nelle questioni dell'Africa Orientale, e mantenere quanto più possibile la presenza degli ex coloni italiani nell'impero, anche perché si erano inseriti particolarmente bene in alcuni settori economici fondamentali (trasporti, piccola industria alimentare, import-export, ingegneria, ecc.), tanto da favorire in diverse occasioni gli italiani, anche contro il parere dei gruppi più nazionalistici.
 
Il governo italiano, in cui il Ministero delle colonie e il personale burocratico legato all'esperienza coloniale avevano un peso enorme nelle questioni africane, fu particolarmente lento a cogliere la dimensione post-coloniale della storia etiopica, {{Citazione necessaria|oltre a non voler riconoscere la realtà della sconfitta}}, sentita come umiliante, del colonialismo italiano. {{Citazione necessaria|In particolare fu molto difficile applicare il trattato di pace tra le due potenze, pur firmato nel 1947, fu applicato da parte italiana solo dal 1956}}. Dei 25 milioni di dollari (cifra che Selassié aveva voluto tenere artificialmente bassa per non umiliare l'Italia, e che partiva da una valutazione iniziale superiore ai 185 milioni di sterline-oro) di danni di guerra ottenuti dall'Etiopia l'Italia ne pagò solo 16, e non con la definizione di "riparazioni ai danni di guerra" (come invece fatto nei confronti delle altre potenze vincitrici della seconda guerra mondiale), ma come "assistenza tecnica e finanziaria". Inoltre fu molto difficile, e fonte di grande irritazione per l'imperatore, ottenere la restituzione delle riserve auree della banca d'Etiopia (occupata nel 1936), del tesoro reale (incluse le corone e i gioielli della corona), della biblioteca privata della famiglia imperiale e dell'archivio diplomatico (cui Selassié teneva moltissimo), delle opere d'arte razziate (come la statua del leone di Giuda e l'obelisco di Axum). Alcune di queste restituzioni avvennero ben dopo la morte di Selassié, pesando nei rapporti tra i due paesi per molti anni.
Nel 1970 fu ospite in Italia del Presidente [[Giuseppe Saragat]] e in questa occasione incontrò importanti esponenti del mondo politico ed economico italiano. A Milano ebbe un incontro con [[Giordano Dell'Amore]] nel quale fu discusso un programma di assistenza tecnica sulla mobilitazione del risparmio per il finanziamento dell'edilizia abitativa in Etiopia. Erano presenti all'incontro il ministro delle finanze etiopi Mammo Tadesse e [[Arnaldo Mauri]].
 
Negli ultimi anni della sua vita, Hailé Selassié diventa fortemente sospettoso verso i suoi più stretti collaboratori a causa dei tradimenti che si susseguono nei suoi confronti. Nel [[1974]] scoppia una dura rivolta dell'esercito, guidato da una giunta militare, il [[Derg]] facente capo a [[Menghistu Hailè Mariàm|Menghistu Haile Mariàm]], che costringe Hailé Selassié ad operare numerose concessioni in favore delle forze armate. Una volta preso il potere, Menghistu Haile Mariam scatenerà una violenta persecuzione contro i rivali, conosciuta come "[[Terrore rosso (Etiopia)|Terrore rosso]]" (Menghistu e il Derg erano di ideologia [[Marxismo|marxista]]). Hailé Selassié scomparirà il 27 agosto [[1975]] in circostanze mai chiarite.
 
== Il culto di Hailé Selassié nel rastafarianesimo ==
Utente anonimo

Menu di navigazione