Differenze tra le versioni di "Dragut"

Jump to navigation Jump to search
7 968 byte aggiunti ,  3 anni fa
rb, vandalismo
Etichette: Modifica da mobile Modifica da web per mobile
(rb, vandalismo)
{{Bio
DRAGUT
|Nome = Turghud
Dragut ristorante brasileiro a Chiavari zona porto, un brutto locale visto dagli ospiti come locale sporco, puzzolente ed un giorno sì è assistito ad un trafiggimento in pieno collo ad un povero cliente che voleva pisciare sulla pianta prima del bagno.
|Cognome = Alì
|PostCognomeVirgola = o '''Dragut''', '''Turghut Reis''', '''Darghout Rais''', '''Turhud Rais''', '''Dargut'''
|ForzaOrdinamento = Dragut
|Sesso = M
|LuogoNascita = Bodrum
|GiornoMeseNascita =
|AnnoNascita = 1485
|LuogoMorte = Gozo
|GiornoMeseMorte = 25 giugno
|AnnoMorte = 1565
|Epoca = 1500
|Attività = ammiraglio
|Attività2 = corsaro
|Nazionalità = ottomano
|Immagine = Dragut rais.jpg
|Didascalia = Dragut in un ritratto popolare
}}
 
Fu un comandante navale [[Ottomani|ottomano]] e il successore di [[Ariadeno Barbarossa|Khayr al-Din Barbarossa]].
Proprietà: Enzino Bellocchio, Mauro "il sampdoriano e Bruna Bellocchio.
 
Viceré di [[Algeri]], Signore di [[Tripoli]] e di [[Mahdia (governatorato)|al-Mahdiyya]], si fece chiamare ''Spada vendicatrice dell'[[Islam]]'' e fu spesso lo spietato protagonista di credenze popolari, romanzi e film.<br />
È ricordato anche per essere stato uno dei più grandi [[Grande ammiraglio|ammiragli]] (in [[Lingua turca|turco]] ''[[Kapudanpaşa]]'') di etnia [[Turchi|turca]] al servizio del [[sultano]].
 
Dragut fu padre di [[Amurat Dragut]].
 
== Biografia ==
Figlio di Kharabulak, nacque in una povera famiglia contadina. Fu notato da alcuni soldati d'artiglieria inviati dal [[sultano]] al [[il Cairo|Cairo]] e fu arruolato nell'esercito ottomano, entrando al servizio dell'abile e temuto [[Ariadeno Barbarossa|Khayr al-Din Barbarossa]]. Compì numerose scorrerie e saccheggi, specie sulle coste napoletane e siciliane.
 
Prese parte alla [[Battaglia di Prevesa|battaglia navale di Prevesa]] ([[1538]]), contro [[Andrea Doria]] e al fianco di Barbarossa. Divenne talmente potente che [[Carlo V d'Asburgo|Carlo V]] in persona impartì l'ordine di catturarlo a tutti i costi ai genovesi [[Doria]].
 
Nel [[1540]] nella baia della Girolata in [[Corsica]], di ritorno da una scorreria a [[Capraia Isola|Capraia]], fu accerchiato e sconfitto con tutta la flotta da [[Giannettino Doria (nipote di Andrea Doria)|Giannettino Doria]]. Catturato, fu consegnato ad [[Andrea Doria]], che lo fece incatenare come galeotto ai remi della sua nave ammiraglia per quattro anni. Quindi, ritenuto ormai innocuo, fu venduto come schiavo e liberato pochi anni dopo (probabilmente dietro il pagamento di un ingente riscatto elargito da Khayr al-Din Barbarossa in persona, nel quale era inclusa la concessione data dal [[Bey (carica)|bey]] di [[Tunisi]] dell'isola di [[Tabarca]] alla famiglia genovese dei [[Lomellini (famiglia)|Lomellini]], legata ad [[Andrea Doria]]). Tornò così libero in [[Turchia]].
 
La sua grande occasione venne nel [[1544]], quando Khayr al-Din Barbarossa si ritirò, lasciando a lui il comando della flotta ottomana. Dagli ottomani fu allora chiamato ''Spada vendicatrice dell'Islam'', per la spietatezza delle sue azioni. Con una serie di alleanze, fra cui anche una discussa con i [[Francia|francesi]], nemici degli [[Spagna|spagnoli]], riuscì a diventare viceré di [[Algeri]], Signore di Tripoli e di al-[[Mahdiyya]] per conto di [[Solimano il Magnifico]].
 
Il 25 luglio 1546 il corsaro Dragut sbarca a [[Laigueglia]] e cattura tutti gli abitanti caricandoli sulle sue navi. Successivamente gli stessi vengono liberati dal Capitano Berno che riesce ad impadronirsi della nave corsara sulla quale viaggiavano i laiguegliesi rapiti.
Continuò a imperversare nelle coste del [[Mediterraneo]]. Il 4 luglio [[1549]] assediò [[Rapallo]] in [[Liguria]], depredando la città e le chiese di oggetti sacri religiosi. Dopo tre giorni il [[corsaro]] ripartì dal borgo ruentino, portando via come schiave più di cento fanciulle rapallesi. Nello stesso anno Dragut, sbarcato a [[Palmi]] e attardatosi presso una fonte ombrosa, fu sorpreso e ributtato in mare dagli abitanti.<ref>Vedi G.VALENTE, ''Calabria, Calabresi e Turcheschi nei secoli della pirateria'', Ed. Frama's, 1973, pag.157.</ref>.
 
Nel 1552 ritornò a Palmi e si vendicò sanguinosamente dello smacco subito 3 anni prima. Assalì l'[[isola d'Elba]] nel [[1553]] e nel [[1555]]. Attaccò e quasi distrusse la città portuale di Terranova (attuale [[Olbia]]) in Sardegna nel 1553.
 
[[File:Turgutreis Monument.JPG|thumb|left|Il monumento a Turgut Reis nella sua natia [[Bodrum]]]]
Nel luglio [[1551]], Dragut e Sinan Pascia assalirono le isole maltesi, e dopo un assedio al castello di [[Gozo]] di tre giorni portò via circa 5000 degli abitanti come schiavi. Poi assalirono la fortezza di Tripoli, [[Libia]] e la presero dai cavalieri di Malta. Si dice che i discendenti degli schiavi maltesi si trovano ancora nel villaggio di [[Tarhuna]], sud-est di Tripoli.
Nel luglio del 1552 assali la cittadella di [[Camerota]], fondata nel VI secolo a.C. all'epoca dei Focesi e fortificata nel 535-553 con un castello e mura di cinta; qui saccheggiò ed uccise circa 400 vittime.
 
Nel luglio [[1553]], Dragut si accostò a Cosmopoli ([[Portoferraio]]) ma fu respinto con molte perdite. Ad analogo insuccesso andò incontro nell'assedio di [[Piombino]].
 
Nel luglio del 1554 assediò per una settimana circa la città di [[Vieste]], all'estrema punta del Gargano, incendiandola e devastandola. Decapitò circa 5000 persone sulla roccia ai piedi della Cattedrale detta "Chianca Amara" ancora oggi ben visibile e opportunamente conservata. Deportò giovani e donne da destinare al mercato degli schiavi.
 
Il 2 luglio [[1555]] assediò la cittadina di [[Paola (Italia)]], la saccheggiò ed incendiò, fece strage tra la popolazione arrivando a depredare anche il Convento dei frati Minimi, fondato da [[San Francesco di Paola]]. Nello stesso periodo, le masnade di Dragut, saccheggiarono la città di [[Scalea]]. Fu depredata anche la [[chiesa di San Nicola in Plateis]] e profanato il monumento sepolcrale dell'ammiraglio angioino [[Ademaro Romano]].
 
Nel 1563 effettuò una memorabile impresa; partendo da [[Napoli]] doppiò [[Santa Maria di Leuca]] risalendo l'[[Adriatico]] fino ad [[Ancona]], facendo prigionieri migliaia di malcapitati
 
Nel 1564 lanciò ripetuti assalti e saccheggi al borgo di [[Civezza]], nell'attuale [[provincia di Imperia]]. L'eroica resistenza della popolazione del piccolo paesino passò alla storia.
 
Nel maggio del [[1565]] Dragut si rivolse contro [[Malta]]; assediò il forte di Sant'Elmo, cannoneggiandolo ripetutamente. Il forte tuttavia resistette e contrattaccò. Durante uno di questi scontri il 18 maggio Dragut morì, ferito alla fronte da una scheggia di pietra. Gli succedette quindi [[Uluch Alì]] (‘Ulūj ‘Alī, chiamato dai cristiani Occhialì o Luccialì) che vendicò Dragut conquistando il forte e uccidendo tutti i superstiti.
 
Il corpo di Dragut fu traslato a Tripoli, ove fu sepolto, nella [[moschea]] chiamata "Sarāy Dragut" [https://www.flickr.com/photos/37021845@N00/2320918907 (foto)]. La sua tomba si trova ancora là, accanto alla scuola coranica ([[madrasa]]) e ai bagni pubblici ([[hammam]]) che portano ancora il suo nome.
 
Si dice che Andrea Doria nutrisse tanto rispetto e forse affetto per Dragut da dare lo stesso nome al proprio gatto.
 
== Opere letterarie ==
Alcune opere letterarie sono state scritte traendo spunto dalla vita di Dragut.
* [[Rafael Sabatini]], ''La spada dell'Islam'', 1935
* Patrizia Carrano, ''Le armi e gli amori'', 2003, [[romanzo]] ambientato durante l'[[assedio di Malta]] del maggio 1565
* Anna Spissu, ''[[Il pirata e il condottiero]]'', romanzo storico, Corbaccio, Milano, 2008
* Bunarma e Ragainerba, '' [[L'uccisione di Dragut Rais]]'', canzone dell'EP ''[[Aundi vai]]'', Rem edizioni, Palmi, 2006
 
== Note ==
 
<references/>
 
== Bibliografia ==
* Alessio Bombaci, "Le fonti turche della battaglia delle Gerbe", in ''Rivista degli Studi Orientali'' (Roma), XIX (1946), pp.&nbsp;193–218.
* Philip Gosse, ''Storia della pirateria'', Bologna, Odoya 2008, ISBN 978-88-6288-009-1
* Ch. Monchicourt, ''Episodes de la carrière tunisienne de Dragut'', Tunisi, 1918.
* Ali Riza Sayfi, ''Turgut Reis'', Istanbul, 1994 (ristampa in turco moderno d'un lavoro in turco ottomano del 1911).
* Anna Celant Marino, "Laigueglia Vicende storiche, tradizioni, opere di interesse artistico, leggende e curiosità" (stampato luglio 1983 ad Albenga).
* Arrigo Petacco, ''L'ultima crociata. Quando gli ottomani arrivarono alle porte dell'Europa '', Milano, Mondadori 2007, ISBN 978-88-04-57261-9
* G.Valente, ''Calabria, Calabresi e Turcheschi nei secoli della pirateria'', Ed. Frama's, 1973.
 
== Altri progetti ==

Menu di navigazione