Differenze tra le versioni di "Malatesta da Verucchio"

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Faceva parte del ramo da [[Verucchio]] della sua famiglia. Era figlio di [[Malatesta I Malatesta|Malatesta di Pennabilli]], podestà di [[Pennabilli]] dal [[1239]] al [[1249]], e di [[Adelasia]].
 
===La fase ghibellina===
Nel [[1239]] divenne [[podestà]] ghibellino di Rimini. Nel [[1248]] cambiò campo, aderendo alla parte guelfa. Da allora fu il più significativo esponente guelfo della [[Romagna]]. Il suo principale avversario fu [[Guido da Montefeltro]], capo dei ghibellini romagnoli.
Malatesta sfruttò abilmente le relazioni matrimoniali per rafforzare il suo potere<ref>Gavalotti Enrico, "Dante laico e cattolico", pag, 93 e segg.</ref>. Sposò Concordia dei Pandolfini, figlia del vicario imperiale. Oltre a garantirgli un ruolo di rilievo all'interno della fazione ghibellina, nel [[1239]] divenne [[podestà]] ghibellino di Rimini, il matrimonio gli ha portato in dote diversi possedimenti nella Romagna meridionale.
 
===La fase guelfa===
Nel [[1248]], dopo la sconfitta di [[Federico II]] a [[Battaglia di Parma (XIII secolo)|Parma]] cambiò campo, aderendo al partito guelfo. Da allora fu il più significativo esponente guelfo della [[Romagna]]. Per rafforzare le nuove alleanze, approfittando della morte della prima moglie Concordia, all'incirca nel 1263, contrasse un nuovo matrimonio con Margherita Paltenieri, nipote del legato apostolico delle Marche.
L'antagonismo con i Montefeltro gli permise di stringere alleanze con altre famiglie guelfe in lotta con [[Guido da Montefeltro]], capo dei ghibellini romagnoli, come i [[da Polenta]]. Anche in questo caso l'alleanza politica fu rafforzata con un matrimonio: in questo caso quello del primogenito Giovanni, detto [[Ganciotto Malatesta|Gianciotto]] e [[Francesca da Polenta]].
 
NelPer la fama acquisita nella lotta contro i ghibellini fu chiamato dalla famiglia guelfa bolognese dei [[Geremia (famiglia)|Geremei]] per sostenere la lotta contro la fazione ghibellina rivale dei Lambertazzi e nel [[1275]] ricoprivaricoprì la carica di [[capitano del popolo]] a [[Bologna]]. Successivamente fu designato da [[Carlo I d'Angiò]] come [[vicario]] [[Papa|pontificio]] a [[Firenze]].
 
Nel [[1275]] ricopriva la carica di [[capitano del popolo]] a [[Bologna]]. Successivamente fu designato da [[Carlo I d'Angiò]] come [[vicario]] [[Papa|pontificio]] a [[Firenze]].
Nel [[1295]] si proclamò [[Signore (titolo nobiliare)|signore]] di [[Rimini]], decretando l'espulsione di tutte le famiglie [[Guelfi e ghibellini|ghibelline]] rivali.
CitatoMalatesta per questi episodi è citato da [[Dante Alighieri|Dante]] quale tiranno, dettocome il "MastinoMastin vecchio" ([[Inferno - Canto ventisettesimo|Inf. XXVII]] vv. 46-48), fuassieme il padre di altre figure ricordate dal ''Sommo Poeta'', quali [[Paolo Malatesta|Paolo]]<ref>Protagonista della tragica storia d'amore di [[Paolo e Francesca]].</ref>, cognato e amante di [[Francesca da Polenta]], e [[Ganciotto Malatesta|Gianciotto]], suo marito e assassino di entrambi. Un terzoal figlio fu [[Malatestino I Malatesta]], soprannominato dall'Alighieriil "MastinoMastin nuovo",. eDante ricorda che vennei ritenutodue responsabile,fecero secondoimprigionare ile uccidere ''vate''nel fiorentino1295, dell'omicidio dei due ''migliori''Montagna di [[Fano]]Parcitadi, ([[Infernocapo -della Cantofazione ventottesimo|Inf.ghibellina XVIII]], vvriminese. 76-84).
{{quote|E il Mastin Vecchio e il Nuovo, che fecer di Montagna il mal governo, là dove soglion fan d'i denti succhio.}}
 
Lo stesso Malatestino I fu ritenuto da Dante responsabile dell'omicidio dei due ''migliori'' di [[Fano]] ([[Inferno - Canto ventottesimo|Inf. XVIII]], vv. 76-84).
Ma l'episodio più famoso che lo lega alla [[Divina Commedia]] è in realtà l'episodio di [[Paolo e Francesca]] che riguarda l'amore tra il figlio [[Paolo Malatesta|Paolo]] e la cognata Francesca da Polenta entrambi uccisi dal marito di lei Gianciotto, fratello di Paolo.
Morì centenario nel [[1312]] dopo aver dettato minuziose disposizioni testamentarie. [[Sigismondo Malatesta|Sigismondo]] farà raccogliere i suoi resti, unitamente a quelli degli altri avi, nell'''Arca degli Antenati e dei Discendenti'', opera di [[Agostino di Duccio]], nella chiesa riminese di San Francesco, ovvero il [[Tempio Malatestiano]].<ref>Yriarte, p. 209</ref>
 
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