Patto di Londra: differenze tra le versioni

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La frontiera (precisata peraltro in modo poco chiaro) avrebbe seguito la [[spartiacque|linea di displuvio]] alpina dal [[passo dello Stelvio]] fino alle [[Alpi Giulie]]. Qui in particolare avrebbe seguito lo spartiacque per il [[passo del Predil]], il [[Mangart|Monte Mangart]], il [[Monte Tricorno|Tricorno]] e i colli Podberdò, Podlansco e [[Idria]]. Da qui la linea di confine sarebbe stata tracciata verso sudest verso il [[Monte Nevoso (Slovenia)|Monte Nevoso]] fino ad includere [[Castua]], [[Mattuglie]] e Volosca nel territorio italiano.
 
In questo modo l'Italia si sarebbe assicurata, entro un confine naturale facilmente difendibile, tutto l'attuale [[Trentino-Alto Adige]] (inclusi gli attuali comuni di [[Cortina d'Ampezzo]], [[Colle Santa Lucia]], [[Livinallongo del Col di Lana|Livinallongo]] in provincia di [[Belluno]] e [[Pedemonte]] in Prov.provincia di Vicenza), la [[Venezia Giulia]] (ossia l'intero [[Litorale Austriaco]] con parti della [[Carniola]]) e l'Istria; per quanto riguarda le città si trattava di [[Trento]], [[Bolzano]], [[Gorizia]], [[Trieste]] e [[Pola]]. Salvo lievissime deroghe al principio del confine lungo lo spartiacque alpino (a favore dell'Italia nella conca di [[Dobbiaco]] e nella [[Val Canale]], a suo sfavore per il paese di Castua in Istria e presso il [[lago di Circonio]]) l'art. 4 del Trattato di Londra fu rispettato integralmente al momento della firma dei trattati di pace.
 
Non era invece inclusa la città di [[Fiume (Croazia)|Fiume]], "[[corpus separatum]]" della [[Regno d'Ungheria|Corona Ungherese]], e tale esclusione fu fonte di aspre critiche nell'immediato dopoguerra. La rinuncia a questa città - che pure era per maggioranza italiana - si basava sull'assunzione che, in seguito al conflitto, l'Austria-Ungheria avrebbe continuato la propria esistenza e che pertanto era necessario lasciarle uno sbocco sul mare per evitare che tentasse di riprendersi Trieste e Pola.
 
[[File:LandsForSerbia.PNG|thumb|upright=1.4|Il Patto di Londra osservato dal punto di vista delle rivendicazioni serbe]]
Nell’alto Adriatico il tratto di costa dalla baia di [[Volosca]] fino alla frontiera settentrionale della Dalmazia (quindi incluse le città di Fiume, [[Novi (Croazia)|Novi]] e [[Carlopago]] con le prospicienti isole di [[Veglia (isola)|Veglia]], [[Pervicchio]], [[Gregorio (isola)|Gregorio]], [[Isola Calva|Goli]] ed [[Arbe]]) avrebbe costituito il residuo sbocco a mare dello stato austroungarico, dati a una Croazia semindipendente ancora soggetta all'Ungheria oppure direttamente soggetta all'Impero. Mentre nel basso Adriatico tutta la costa da Punta Planca fino al fiume [[Drin]] (comprendente le città di [[Spalato]], [[Ragusa (Croazia)|Ragusa]] e le isole non appartenenti all’Italia) sarebbe stata assegnata alla [[Serbia]]. In ogni caso il [[porto di Durazzo]] sarebbe stato assegnato ad uno stato albanese indipendente (ma, come si vedrà, sotto protettorato italiano).
 
=== Gli artt. 6-7: il riassetto dell'Albania ===
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