Marcia su Roma: differenze tra le versioni

Jump to navigation Jump to search
m
Bot: Sistemo note con collegamenti esterni senza titolo (documentazione)
m (Bot: Sistemo note con collegamenti esterni senza titolo (documentazione))
Mussolini iniziò una serie di incontri e contatti con gli esponenti politici più importanti, onde verificare possibili alleanze e, contemporaneamente, vi furono timidi sondaggi e più aperti abboccamenti anche con gli esponenti del mondo imprenditoriale ed economico. Da questi ultimi rapporti, sempre nell'agosto, nacque uno studio di [[Ottavio Corgini]] e [[Massimo Rocca]], che sarebbe stato pressoché direttamente mutuato in un nuovo programma economico fascista.
 
Il futuro Duce si risolse a considerare Giolitti probabilmente il più pericoloso dei suoi avversari e perciò dedicò le sue attenzioni a [[Luigi Facta]], "figlio" politico di Giolitti e assai devoto verso il suo mentore, che intendeva sganciare dallo statista per coinvolgerlo in ruoli governativi di massimo prestigio politico insieme a D'Annunzio, nel qual caso di Facta avrebbe potuto essere il merito di una eventuale "normalizzazione" dei fascisti; altra ipotesi è che fosse stato Facta, nei contatti avuti, a coltivare questa prospettiva, sfumata l'11 ottobre a [[Gardone Riviera|Gardone]] in un incontro fra Mussolini e D'Annunzio nel quale il PNF sottoscrisse accordi con una sorta di sindacato dei marittimi (Federazione del Mare, guidata da [[Giuseppe Giulietti]]) che il poeta aveva preso sotto tutela, e questo accordo avrebbe legato anche i due esponenti<ref name=autogenerato1>De Felice, ''op. cit.''</ref>.
 
Facta aveva in realtà contattato direttamente D'Annunzio ed insieme avevano pensato ad una marcia su Roma di ex combattenti guidata proprio dal Vate e da tenersi il 4 novembre al fine di prevenire e rendere eventualmente inefficace quella fascista, di cui già si parlava. Mussolini sacrificò il sindacato fascista dei marittimi - che disciolse - in favore del sodalizio preferito dal poeta, rinunciò a qualche prebenda per il partito da parte della corporazione degli armatori, e l'accordo Facta-D'Annunzio restò senza seguito<ref>[[Indro Montanelli]], ''L'Italia in camicia nera'', Milano, Rizzoli, 1976.</ref>.
Quattro giorni prima della marcia, il 24 ottobre, a [[Napoli]] si tenne una grande adunata di [[camicie nere]], raduno che doveva servire da prova generale. In quell'occasione, Mussolini proclamò pubblicamente: "O ci daranno il governo o lo prenderemo calando a Roma". Durante la sfilata, in via Museo, un mazzo di fiori con un sasso nascosto venne lanciato dalla folla che in massima parte acclamava e lanciava fiori verso il corteo ferendo un fascista; in risposta, un altro fascista dapprima colpì con un nerbo di bue tra la folla a casaccio e poi sparò una rivoltellata che ferì con esiti mortali la ottantenne [[Carolina Santini]], affacciata ad un balcone.
 
Quel giorno Mussolini annunciò la nomina dei [[quadrumviro|quadriumviri]] che avrebbero condotto la marcia: [[Italo Balbo]] (uno dei ''ras'' più famosi), [[Emilio De Bono]] (comandante della Milizia), [[Cesare Maria De Vecchi]] (un generale non sgradito al [[Palazzo del Quirinale|Quirinale]]) e [[Michele Bianchi]] (segretario del partito e fedelissimo di Mussolini)<ref>[http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerGiorno.php?year=1922&month=10&day=24 Le notizie del 24 Ottobre 1922<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>. Il 26 di quel mese il presidente del consiglio rispose a Mussolini (che aveva radunato a Napoli decine di migliaia di camicie nere e minacciava apertamente di marciare su Roma per occuparne militarmente le Istituzioni) in modo del tutto privo di senso: è in queste circostanze che, di fronte a chi gli prospettava il precipitare della situazione, Luigi Facta pronunciò la celebre frase con la quale passerà alla Storia: "Nutro fiducia!"<ref>[http://www.memorimese.it/la-marcia-su-roma-il-fascismo-al-potere.html ''La marcia su Roma: il fascismo al potere''], 15 ottobre 2012</ref>.
 
L'adunata di Napoli, al campo sportivo dell'Arenaccia, fu organizzata da [[Aurelio Padovani]], uno dei cinque comandanti di zona che vollero la marcia su Roma: Padovani comandò la sfilata per le vie cittadine ed, al teatro San Carlo, fu lui a presentare il Duce Mussolini al popolo napoletano. Mussolini tenne due discorsi, uno al [[Teatro San Carlo (Napoli)|teatro San Carlo]], diretto al ceto borghese, ed uno in piazza San Carlo ai suoi uomini. Il capo dei fascisti si espresse abilmente evitando di far trasparire segnali di allarme, ma al contempo rassodando i crescenti consensi sia della popolazione che dei simpatizzanti. La stessa sera, all'Hotel Vesuvio, si riunì il Consiglio nazionale del partito che stabilì le direttive di dettaglio per la marcia. La mattina dopo Bianchi avrebbe lanciato ai suoi uomini il segnale convenuto: «Insomma, fascisti, a Napoli piove, che ci state a fare?» (secondo Montanelli questa frase l'avrebbe detta a [[Dino Grandi]], appena rimpatriato da una missione diplomatica all'estero) mentre Mussolini sarebbe prudentemente andato ad attendere a Milano gli sviluppi successivi.
Era quindi il preambolo al passo successivo. Il quadrumvirato avrebbe dichiarato l'assunzione di pieni poteri da [[Perugia]], dove si era installato presso l'''Hotel Brufani'', ed avrebbe assunto i poteri effettivi nella notte tra il 26 e il 27 ottobre. [[Dino Grandi]], di rientro da una missione a [[Ginevra]], era stato nominato capo di stato maggiore del quadrumvirato. Truppe fasciste avrebbero poi dovuto occupare uffici pubblici, stazioni, centrali telegrafiche e telefoniche.
 
Le squadre sarebbero confluite a [[Foligno]], [[Tivoli]], [[Monterotondo]] e [[Santa Marinella]] per poi entrare nella capitale. Si raccolsero - si stima - circa 25-30.000 fascisti, a fronte dei 28.400 soldati a difesa della capitale<ref>De Felice,name=autogenerato1 ''op. cit.''</ref>. Facta era rassicurato dagli avvenimenti e dai discorsi tenuti a Napoli, nonché dal fatto che il raduno si era chiuso senza scontri, violenze ed altre degenerazioni. Il 26, però, [[Antonio Salandra]] (che si era incontrato con Mussolini quando questi andava a Napoli il 23, e che manteneva contatti con De Vecchi, [[Costanzo Ciano|Ciano]] e Grandi) gli riferì che la marcia su Roma stava per partire e che se ne volevano le dimissioni.
 
Facta in realtà non gli credette; la contrapposizione politica fra Facta e Salandra non rendeva l'ambasciata del secondo così influente sul primo, che si limitò ad indire un consiglio dei ministri nel quale cercò di riprendersi le deleghe affidate ai ministri, onde poter disporre di "valori" negoziabili, con Mussolini o con altri. Del resto, in seno al governo, bruciava la questione della posizione di [[Vincenzo Riccio (politico)|Riccio]], fedelissimo di Salandra, che si trovava in condizione di provocare la [[crisi di governo]]. Assenti [[Giovanni Amendola]] e [[Paolino Taddei]], gli altri ministri accettarono di presentare a Facta le dimissioni e acconsentirono al loro eventuale avvicendamento con nuovi ministri fascisti.
 
== Note ==
 
<references />
{{reflist|2}}
 
95 796

contributi

Menu di navigazione