Differenze tra le versioni di "Concilio Vaticano II"

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Nel [[1971]], nel suo libro "Ciò che credo", il filosofo cattolico [[Jean Guitton]] disse che era «prevedibile, anzi inevitabile che ci dovesse essere una crisi all'interno della Chiesa dopo il Concilio». Secondo Guitton, il Concilio aveva avuto il «merito notevole di mettere l'accento su quelle verità di tipo orizzontale di cui la Chiesa cattolica si era disinteressata, o meglio, che aveva considerato evidenti, naturali, tali da non aver bisogno di essere ricordate» (cita ad esempio l'aspetto affettivo e non solo [[procreazione|procreativo]] della [[matrimonio|vita matrimoniale]], il concetto di [[Messa]] come «comunione dei cristiani tra loro», l'idea della liturgia come «parola, insegnamento comunicato agli uomini, una prassi», la nozione di peccato collettivo, il carattere comunitario della [[preghiera]], la bellezza del [[creazione|creato]] e del mondo). Tuttavia, aggiungeva che «Non c'è di peggio della corruzione dell'eccellente, dato che ogni perfezione può subire un'inversione, tanto più radicale quanto più la perfezione originaria è elevata Il pericolo dell'epoca contemporanea sarebbe quello di considerare, per un fenomeno di ''inversione'', le verità verticali come simboli delle verità orizzontali [...] Tanto ero sensibile all'urgenza di una riforma, altrettanto sono sensibile alle difficoltà che minacciano una riforma imprudente o troppo precipitosa».<ref>{{cita libro|autore=Jean Guitton|capitolo =Crisi attuale della fede cattolica|editore=Bompiani Tascabili|titolo=Ciò che credo|città=Milano|anno=1995|annooriginale=1971}}</ref>
 
Nel [[1985]] il cardinale [[Joseph Ratzinger]] affermava, riguardo alla "crisi" del post-concilio, che «nelle sue espressione ufficiali, nei suoi documenti autentici, il Vaticano II non può essere ritenuto responsabile di questa evoluzione che – al contrario – contraddice radicalmente sia la lettera che lo spirito dei Padri conciliari». Spiegava quindi che «se per "restaurazione" intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio dopo le esagerazioni di un'apertura indiscriminata al mondo, dopo le interpretazioni troppo positive di un mondo agnostico e ateo; ebbene, allora una "restaurazione" intesa in questo senso è del tutto auspicabile ed è del resto già in atto nella Chiesa. In questo senso si può che dire che è chiusa la prima fase dopo il Vaticano II. [...] Credo anzi che il tempo vero del Vaticano II non sia ancora venuto, che la sua recezione autentica non sia ancora cominciata»<ref>{{cita libro|autore=Joseph Ratzinger|coautori=Vittorio Messori|editore=San Paolo|anno=1985|città=Milano|capitolo=Un concilio da riscoprire|titolo=Rapporto sulla fede}}</ref>. Nel [[2013]], dopo la sua ascesa al soglio petrino, ritornando sull'argomento disse: «Il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale. Ma la forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale».<ref>{{cita web|autore=Benedetto XVI|url=http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130214_clero-roma_it.html|titolo=Incontro con i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma, Benedetto XVI, 14 febbraio 2013}}</ref>
 
Nel [[2010]], il gesuita [[Bartolomeo Sorge]] indicava tre acquisizioni teologiche del concilio che più si sarebbero rivelate «feconde e innovative» nella ricezione del Concilio da parte della realtà ecclesiale:<ref>B. Sorge, ''La traversata'', op. cit., cap. 1</ref>

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