Differenze tra le versioni di "Valentin Petrovič Gluško"

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|GiornoMeseNascita = 2 settembre
|AnnoNascita = 1908
|NoteNascita = , [[20 agosto]] del [[calendario giuliano]]{{Nota calendario|Russia}}
|LuogoMorte =
|LuogoMorteLink =
 
==Vita==
Figlio di un'infermiera, iniziò ad appassionarsi all'età di 13 anni all'aeronautica. Da ragazzo frequentó un istituto tecnico ad [[Odessa]]. Durante questi anni fece vari esperimenti e costruí razzi rudimentali utilizzando l'esplosivo inesploso di residuati bellici risalenti ancora all'epoca della rivoluzione.
 
Negli anni successivi Gluško si iscrisse a [[San Pietroburgo|Leningrado]] alla facoltà di matematica e fisica, ma abbandonò gli studi nel aprile del 1929. Dal [[1929]] al [[1930]] condusse una serie di esperimenti presso i laboratori del G.I.R.D., divenendo membro di quest'ultimo l'anno seguente.
 
In seguito alle "purghe" effettuate da [[Stalin]] nel 1938, Gluško venne arrestato il 23 aprile dello stesso anno. Il 15 agosto [[1939]] venne quindi condannato ad otto anni di [[Gulag]], ma ciò nonostante gli fu permesso di collaborare insieme ad altri scienziati ai quali era toccata una sorte simile e fu internato in una [[šaraška]].
 
Nel 1938 Gluško denunció il responsabile del progetto al quale stava lavorando, accusando [[Sergej Korolëv]], e facendo si che quest'ultimo venisse condannato a sei anni di reclusione in un [[gulag]] siberiano. Dopo un paio d'anni Gluško chiese però alle autorità di avere la collaborazione di Korolëv, che fu trasferito nel suo stesso campo di lavoro per scienziati. Va specificato che [[Sergej Korolëv]] fu sempre il maggiore avversario di Gluško, e che questa rivalità fu causa di innumerevoli scontri tra i due anche negli anni successivi.
 
Nel 1944 infine Gluško venne rilasciato ed a fine della [[seconda guerra mondiale]] venne inviato in Europa per condurre delle ricerche sui [[V2 (Aggregat 4)|V2]] tedeschi. Nel [[1946]] divenne il responsabile del reparto OKB 456, rimanendo al vertice di esso fino al [[1974]]. Durante questi anni le sue ricerche si concentrarono principalmente sulla ricerca dei motori per vettori.
 
Fu quindi tra i maggiori artefici dei motori RD-101 per il razzo [[SS-2 Sibling|R-2]], dei motori RD-110 per il razzo [[R-3]] e per i due modelli seguenti [[SS-3 Shyster|R-5]] e [[G (missile)|R-6]]. Nel [[1974]] dopo che [[Leonid Il'ič Brežnev]] aveva dimesso [[Vasilij Pavlovič Mišin]], egli divenne il responsabile del OKB-1. Gluško cancellò quindi il progetto dei suoi predecessori per la costruzione del vettore [[N1 (razzo)|N1]] e si dedicò principalmente fino alla sua morte alla progettazione dei vettori che dovevano portare in orbita lo Shuttle sovietico [[Buran (navetta spaziale)|Buran]].
 
==La sua persona==
 
Contrariamente a quanto avvenne per i suoi predecessori [[Sergej Korolëv]] e [[Vasilij Pavlovič Mišin]], Gluško non poté mai contare su appoggi politici di rilievo ed il suo lavoro rimase sostanzialmente nell'ombra di quello dei suo predecessori. Il suo carattere testardo gli aveva procurato numerosi nemici ed i già fragili rapporti che aveva con [[Sergej Korolëv]], furono completamente compromessi in seguito alle divergenze avute al riguardo della progettazione del vettore [[N1 (razzo)|N1]].
 
Uno dei suoi errori più clamorosi fu quello di respingere ogni tipo di progetto che prevedeva un vettore alimentato ad [[idrogeno]], motivo per il quale l'OKB-456 non riuscí mai a costruire un vettore con camere di combustione di grande dimensioni, quale quelle del [[Saturn V]]. Gluško rimedió a questa mancanza dotando tutti i vettori di sua progettazione con più camere di combustione alimentate da una singola pompa di dimensioni notevoli. Tale soluzione fu quindi anche applicata nella progettazione del vettore [[Energia (razzo)|Energia]],che doveva portare in orbita lo Shuttle sovietico [[Buran]].
 
==Bibliografia==
*V. P. Glushko and G. Langemak, Rockets, Their Construction and Application, 1935.
*Glushko, V. P., Rocket Engines GDL-OKB, Novosti Publishing House, Moscow, 1975.
*James, Korolev: How One Man Mastermined the Soviet Drive to Beat America to the Moon, 1997, John Wiley & Sons, ISBN 0-471-14853-9.
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