Differenze tra le versioni di "Flâneur"

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== Uso del termine ==
Attorno al [[1850]], Baudelaire sosteneva che l'arte tradizionale erafosse inadeguata per le nuove e dinamiche complicazioni della vita moderna. I [[Cambiamento sociale|cambiamenti sociali]] ed economici portati dall'[[industrializzazione]] richiedevano che l'artista s'immergesse nella metropoli e diventasse, per usare le parole di Baudelaire, "un botanico del marciapiede", un conoscitore analitico del tessuto urbano. Poiché [[parola d'autore|coniò il termine]] riferendosi ai parigini, il ''flâneur'' (colui che bighellona/passeggia) e la ''flânerie'' (il bighellonare/passeggiare/vagare) sono associati sia a [[Parigi]] sia a [[Napoli]] e con quel tipo di ambiente, che lascia spazio all'esplorazione non affrettata e libera da programmi. Il ''flâneur'' è tipicamente molto consapevole del suo comportamento [[Pigrizia|pigro]] e privo di urgenza: per esemplificare questa sua caratteristica [[Umore|umorale]], era descritto come "uno che porta al guinzaglio delle tartarughe lungo le vie di Parigi"<ref>{{cita web |url=http://www.wcenter.ncc.edu/gazette/wernerreview.htm |titolo=Copia archiviata |accesso=6 marzo 2006 |urlmorto=sì |urlarchivio=https://web.archive.org/web/20050102100409/http://www.wcenter.ncc.edu/gazette/wernerreview.htm |dataarchivio=2 gennaio 2005 }}</ref>.
 
Walter Benjamin adottò questo concetto dell'osservatore urbano sia come strumento analitico sia come [[stile di vita]]. Dal suo punto di vista [[Marxismo|marxista]], Benjamin descrive il ''flâneur'' come un prodotto della vita moderna e della [[rivoluzione industriale]], senza precedenti nella storia e decisamente appartenente a un certo tipo di [[classe sociale]], con un avvento parallelo a quello della figura del [[Turismo|turista]]. Il suo ''flâneur'' è un [[borghesia|borghese]] dilettante, non coinvolto ma molto perspicace. Benjamin divenne il suo stesso esempio principale, raccogliendo le osservazioni sociali ed estetiche che ricavava da lunghe passeggiate per le vie di Parigi. Anche il titolo del suo incompiuto ''Passagen-Werk''<ref>{{cita libro|curatore=Rolf Tiedemann|altri=edizione italiana a cura di [[Enrico Ganni]], traduzione di Elena Agazzi, Giorgio Backhaus, Gianni Carchia, Massimo De Carolis, Fabrizio Desideri, Anna Maria Marietti, Antonella Moscati, Francesco Porzio, Giuseppe Russo, Renato Solmi riveduta da Hellmut Riediger|titolo=Opere complete - Vol. IX - I "passages" di Parigi|anno=2000|editore=Einaudi|città=Torino|isbn=978-88-06-13313-9|cid=2000}}</ref>, opera filosofica, deriva dalla sua particolare affezione per le strade occupate dai negozi.
 
Nel [[1917]] lo [[scrittore]] [[svizzero]] [[Robert Walser]] pubblicò un racconto breve intitolato ''[[La passeggiata (Walser)|La passeggiata]]'', che per certi versi può essere ricondotto alla tematica del vagabondare. Tuttavia, il passeggiare di Walser può esser visto come un'alternativa a quello "baudelaireiano-benjaminiano", e presenta maggiori affinità con quello della cosiddetta "promenadologia" di autori come [[Thomas Bernhard]] e [[Peter Handke]].<ref>{{senzacita fontelibro|chetitolo=Spazieren rappresentamuss beneich lounbedingt. spiritoRobert tipicoWalser delund ''flâneur''die Kultur des Gehens|autore=Annie Pfeifer, Reto Sorg|editore=Wilhelm Fink |città=Paderborn|anno=2019|isbn=978-3-8467-6377-3}}</ref>.
 
Nel contesto dell'architettura e dell'urbanistica contemporanea, la progettazione rappresenta, per i ''flâneur'', una delle modalità per accostarsi agli aspetti psicologici della costruzione di edifici. L'architetto [[Jon Jerde]], per esempio, disegnò il suo [[Westfield Horton Plaza|Horton Plaza]] e l'[[Universal CityWalk]],<ref>{{cita web|url=https://books.google.com/books?id=ZV0EAAAAMBAJ&lpg=PA51&dq=jon%20jerde&pg=PA48#v=onepage&q=jon%20jerde&f=false|titolo=Crowd Pleaser|rivista=Los Angeles magazine|città=Los Angeles|data=Febbraio 2002|accesso=14 luglio 2021|p=48}}</ref> immaginandoli come utili alla necessità di prevedere sorprese, distrazioni e sequenze di eventi per passeggiatori.
 
== Note ==

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