Differenze tra le versioni di "Guido Leto"

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Nei momenti convulsi della [[caduta del fascismo]] Leto poté giovarsi della protezione accordata ad un amico di famiglia, [[Rosario Bentivegna]], già compagno di università e amico del figlio Disma. Sebbene fosse infatti in programma la soppressione di Guido Leto da parte dei [[Gruppi di Azione Patriottica|GAP]] romani, Bentivegna si oppose con successo a tale progetto.<ref>Bentivegna, pp. 73 e segg.</ref>
 
Successivamente Leto aderì alla [[Repubblica Sociale Italiana|RSI]], edivenendo sicapo della polizia. Si trasferì nel marzo del 1944 a [[Valdagno]], recando con sé una parte corposa dell'archivio dell'[[OVRA]] che fu ospitato nella casa del conte [[Marzotto]]<ref>{{cita|Silvio Bertoldi|p. 240}}.</ref>. Alla caduta del Fascismo Leto sarebbe stato indicatotemporaneamente confermato dalle autorità alleate quale conservatore e responsabile del suddetto archivio<ref>Giuseppe De Lutiis, ''I servizi segreti in Italia: dal fascismo alla seconda Repubblica'', Editori riuniti, 1998, p. 55</ref> (in seguito trasportato a Roma nelle cantine del Viminale<ref>Gabriella Fanello Marcucci, ''Il primo governo De Gasperi (dicembre 1945-giugno 1946). Sei mesi decisivi per la democrazia in Italia'', Rubbettino, 2004, p. 92 nota 44</ref>). Come riporta [[Giuseppe De Lutiis]], ''una volta giunto a Roma, l'archivio venne letteralmente saccheggiato per non far figurare nell'elenco dei confidenti i nomi di alcuni personaggi che erano riusciti a rifarsi una verginità democratica''.<ref>Giuseppe De Lutiis, ''I servizi segreti in Italia: dal fascismo alla seconda Repubblica'', Editori riuniti, 1998, p. 55</ref> Leto, tornato a Roma nel 1945, fu arrestato e ristretto in carcere a [[Carcere di Regina Coeli|Regina Coeli]] e sottoposto alla commissione di epurazione. Durante il soggiorno romano a Regina Coeli, il giorno 27 settembre 1945, fu prelevato e portato nell'abitazione di [[Mario Spallone]], medico carcerario e amico di Togliatti, e condotto nella casa degli Spallone sulla via Appia. Ivi fu lungamente interrogato da [[Palmiro Togliatti]] per poi essere ricondotto in cella. Analogo trattamento ebbe due giorni dopo. Prelevato dalla cella dal vicecommissario [[Marcello Guida]] (ex direttore della colonia penale di Ventotene) venne condotto nell'abitazione di [[Pietro Nenni]], del [[Partito Socialista Italiano|PSI]], presso la quale rimase circa un'ora e mezza. Il 12 aprile del 1946 venne assolto in Corte d'appello relativamente alle imputazioni ascrittegli<ref>"Intorno agli archivi e alle istituzioni. Scritti di Claudio Pavone", a cura di Isabella Zanni Rosiello, Ministero Beni Att. Culturali (31 dicembre 2004), p. 468</ref>.
 
=== Gli ultimi anni e la morte ===
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