Differenze tra le versioni di "Il simbolo perduto"

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La critica al "Simbolo perduto" si è rivelata prevedibilmente composita ed eterogenea. Come già accaduto con i best seller che hanno preceduto quest'ultima avventura dell'ormai arcinoto professore [[Robert Langdon]] ([[Angeli e demoni (romanzo)|Angeli e demoni]] e [[Il codice da Vinci (romanzo)|Il codice da Vinci]]), voci notevoli del giornalismo letterario internazionale hanno espresso in breve tempo giudizi opposti e paralleli.
 
La prima recensione all'opera è inaspettatamente giunta la mattina del 14 settembre, un giorno prima dell'uscita del libro negli Stati Uniti, pubblicata dalda ''[[The New York Times]]'' con in calce la prestigiosa firma di [[Janet Maslin]]. Il giudizio della Maslin non si contraddistingue, in vero, per particolare entusiasmo; la giornalista ritiene, in breve, che i meccanismi letterari del libro funzionano, attraggono il lettore e lo tengono avvinghiato all'azione impedendo facilmente il distacco critico, ma al contempo osserva come le strutture portanti dell'opera ricalchino senza troppa originalità i lavori precedenti o pure come i personaggi appaiano spesso eccessivamente schematici e stilizzati. Decisamente più aggressiva e velenosa la recensione arrivata dal quotidiano inglese ''[[The Guardian|Guardian]]'' in una tirata requisitoria di [[Mark Lawson]] che giudica senza troppi giri di parole un "rutilante pezzo di retorica" l'ultimo scritto di Brown e ne descrive l'autore in questi termini: "L'autore che ha venduto di più nella storia moderna rimane quello che scrive peggio". In caratteri prevedibilmente simili si è espresso anche lo storico neozelandese [[Michael Baigent]] (che, tra l'altro, dopo aver accusato Dan Brown di plagio per il libro [[Il codice da Vinci (romanzo)|Il codice da Vinci]], perse la causa) che sul "''[[The Daily Beast"]]'' scrive: “Arrivato a pagina 8 ho chiuso il libro, ho fatto un respiro profondo e ho guardato il soffitto in preda alla disperazione: il libro è terribile [...]".
 
Massoni più o meno insigni hanno invece mostrato benevolenza per il "Simbolo Perduto" che a parere di molti di loro traccia un'immagine verosimile dell'universo massonico, sfatando miti e luoghi comuni che da tempo immemore gravitano attorno alla celebre lobby. Indubbiamente positiva infine anche la reazione dell'amministrazione di [[Washington D.C.]] che apre sul sito della capitale statunitense una pagina dedicata agli "antichi misteri" narrati dalle contrastate pagine di Brown, nella speranza evidente di invogliare il lettore a diventare anche turista.
 
Critiche sono invece venute da ambienti cattolici. Il sociologo delle religioni [[Massimo Introvigne]] con una serie di articoli e quindi con il libro ''Il simbolo ritrovato''<ref>Massimo Introvigne, ''Il simbolo ritrovato. Massoneria e società segrete: la verità oltre i miti'', Piemme, Milano 2010</ref> ha accusato il romanzo di pregiudizi sfavorevoli nei confronti della Chiesa Cattolica e favorevoli alla massoneria. Lo stesso Dan Brown, intervistato dal settimanale ''[[Panorama (rivista)|Panorama]]'' a proposito delle critiche di Introvigne, ha dichiarato: "L'obiezione di questo critico corrisponde a verità: sono molto più benevolo nei confronti della massoneria che del Vaticano"<ref>Dan Brown, intervista a ''Panorama'', 29 ottobre 2009, p. 59.</ref>.
 
== Adattamento cinematografico ==
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