Differenze tra le versioni di "Principi della dinamica"

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I principi furono presentati tutti assieme da Newton nel 1687 nell'opera ''[[Philosophiae Naturalis Principia Mathematica]]'' (''I principi matematici della filosofia naturale''). Newton stesso chiamò i suoi principi ''Axiomata, sive leges moti'' (''Assiomi o leggi del moto''),<ref>{{cita libro|titolo=Philosophiae Naturalis Principia Mathematica | nome=Isaac | cognome=Newton | pagina=15 |vol=1 | lingua=la}}</ref> a rimarcare che questi rappresentano la base fondante della meccanica, come gli [[assiomi di Euclide]] lo sono per la geometria, la cui validità può essere testata solo con esperimenti e a partire dai quali è possibile ricavare ogni altra legge sui moti dei corpi.
 
Il primo principio, detto d'[[inerzia]], ha tradizionalmente origine con gli studi sulle orbite dei corpi celesti e sul moto dei corpi in caduta libera di Galileo.<ref>«Per questa dottrina del moto e dell'impetus, Buridano è stato indicato tra i precursori di Leonardo e di Galileo» (In ''Enciclopedia Treccani'' alla voce corrispondente)</span></ref><ref>Lewis Wolpert, ''La natura innaturale della scienza'', Edizioni Dedalo, 1996, p. 16</ref> Il principio di inerzia si contrappone alla teoria fisica di Aristotele, il quale riteneva che lo stato naturale di tutti i corpi fosse quello di quiete e un agente esterno fosse necessario ad indurre il moto. Galileo ideò una serie di esperimenti, anche [[esperimento mentale|mentali]], volti a dimostrare la non correttezza di questa assunzione. A simili conclusioni giunse anche [[Cartesio]], nei suisuoi scritti riguardo alla fisica.
 
Il secondo principio della dinamica si deve a Newton, e introduce il concetto di [[forza]] come origine e causa del cambiamento dello stato di moto dei corpi. Nei secoli si sono susseguite numerose discussioni su come e su cosa di preciso Newton intendesse con "forza" e "cambio dello stato di moto", in relazione in particolare alla formulazione odierna del secondo principio della dinamica.
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