Difference between revisions of "Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord"

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Prima però c'è appunto l'ultimo colpo di coda del Bonaparte: la fuga dall'Isola d'Elba il 26 febbraio 1815 e il suo reinsediamento a Parigi. [[Luigi XVIII di Francia|Luigi XVIII]], appena venuto a conoscenza dello sbarco di Napoleone in [[Provenza]], fugge. Napoleone, giunto a [[Parigi]] sugli scudi, confisca subito i beni del principe di Périgord e poi gli scrive a Vienna per offrirgli l'incarico di ministro degli esteri, incarico che Talleyrand non esita a rifiutare: egli sa benissimo che quello di Napoleone sarà un breve fuoco di paglia e quindi si dà un gran daffare presso le potenze del Congresso per dissociare in qualche modo le responsabilità della nazione che rappresenta dalle future imprese del redivivo corso (senza gran fatica si direbbe, se, come pare, la fuga dall'isola d'Elba è stata organizzata all'insaputa di Napoleone da Metternich, [[Robert Stewart, II marchese di Londonderry|Castlereagh]], il rappresentante inglese a [[Vienna]], e Talleyrand, per mettere fine allo stallo delle trattative di Vienna, sotto l'incombenza del pericolo di un ritorno vittorioso del Bonaparte). Ironia della sorte: il suo successore è il [[Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis de Richelieu|duca di Richelieu]] (la stessa casata del ben più famoso [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|cardinale di Richelieu]]). Comincia così nuovamente per il principe di Périgord un lungo periodo di riposo forzato. La carica di Gran Ciambellano gli consente di parlare alla Camera dei Pari, ove non perde occasione di scagliare la sua oratoria sarcastica contro il nuovo governo. E proprio da quel pulpito si scaglia nel 1821 contro il tentativo del governo di limitare la libertà di stampa, un suo vecchio cavallo di battaglia.
 
=== La monarchiaMonarchia di Luglio ===
Nel [[1830]] [[Luigi Filippo di Francia|Luigi Filippo]] diviene re dopo la [[Rivoluzione di Luglio]] che caccia Carlo X. Il nuovo sovrano, dietro la cui ascesa si intravede ancora la mano onnipresente del "Diavolo zoppo", nomina Talleyrand ambasciatore straordinario a [[Londra]], con lo scopo di rassicurare gli altri Paesi europei, sotto la dipendenza nominale del ministro degli esteri [[Louis-Mathieu Molé|Molé]], al quale naturalmente il principe di Benevento si guarda bene dall'obbedire. Come diplomatico contribuisce in modo determinante all'indipendenza del [[Belgio]], che il Congresso di Vienna, contro il suo parere, aveva annesso ai [[Paesi Bassi]]: reagendo alla sollevazione in armi dei belgi, riesce a far indire una Conferenza a Londra fra le grandi potenze che sancisce l'indipendenza del [[Belgio]]. I riottosi Paesi Bassi tentano l'occupazione armata del nuovo Statostato, ma Talleyrand riesce a far votare all'assembleaAssemblea francese la decisione di intervenire militarmente nel caso cò accadesse e i Paesi Bassi si ritirano. Potrà così permettersi anche di far salire al trono belga il suo candidato, il principe [[Leopoldo I del Belgio|Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha]]. Il suo ultimo successo politico prima del suo ritiro è la firma di una quadruplice alleanza fra Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo.
 
Nel [[1835]] Talleyrand lascia la vita pubblica e si ritira nel castello di [[Valençay]], che abbandona soltanto nel [[1837]], quando si rende conto che i suoi giorni sono contati.
 
L'avvicinarsi della morte pone Talleyrand in un grande imbarazzo. Se rifiuta i sacramenti getta un'ombra sulle consacrazioni a vescovo costituzionale da lui fatte,; dall'altro mal si vede a condurre una vita da penitente per gli ultimi giorni. Solamente quando sente che gli resta poco da vivere acconsente a ricevere il giovane [[Félix Dupanloup]] e a firmare la dichiarazione di ritrattazione che gli viene richiesta, della quale ha soppesato tutti i termini, e a ricevere l'[[unzione degli infermi|estrema unzione]] e il [[eucaristia|viatico]]. Quando il sacerdote&nbsp;– conformemente al rito&nbsp;– deve ungergli le mani con il santo [[olio degli infermi]], gli dice «non dimentichi che sono un [[vescovo]]»: infatti il rito prescrive che l'unzione dei palmi delle mani sia sostituita da quella sul dorso quando essa è conferita a sacerdoti e vescovi, essendo le palme già state consacrate nell'ordinazione sacerdotale e nella consacrazione episcopale,<ref>(Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, ''Talleyrand'', p. 195)</ref> riconoscendo così ''in extremis'' la sua qualità episcopale e quindi le consacrazioni da lui fatte. Poco prima di morire riceve l'omaggio di una gran parte del mondo parigino, inclusi il re e la regina.<ref>A proposito di questa visita del re all'ormai moribondo principe, circolò questa storiella. Talleyrand, che stava soffrendo molto, avrebbe detto al re: «Sire, soffro le pene dell'inferno!» al che [[Luigi Filippo di Francia|Luigi Filippo]], distratto, avrebbe risposto: «Di già?». (Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, ''op. cit.'', p. 196)</ref>
 
Alla sua morte lo scrittore [[Ernest Renan|Renan]] disse che Talleyrand, uomo per tutte le stagioni, era riuscito a ingannare la terra e il cielo.
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