Spaghetti a mezzanotte

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Spaghetti a mezzanotte
Spaghetti a mezzanotte Titles.jpg
Titoli di testa del film
Paese di produzioneItalia
Anno1981
Durata91 min
Rapporto1,85:1
Generecommedia
RegiaSergio Martino
SoggettoLaura Toscano e Franco Marotta
SceneggiaturaSergio Martino
ProduttoreLuigi Borghese
Casa di produzioneCinematografica Alex, Medusa Distribuzione, Otaria Films
Distribuzione in italianoMedusa Distribuzione
FotografiaGiulio Albonico
MontaggioEugenio Alabiso
MusicheDetto Mariano
ScenografiaAdriana Bellone
CostumiVera Cozzolino
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Spaghetti a mezzanotte è un film italiano del 1981 diretto da Sergio Martino.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Barbara Bouchet in una scena del film
Lino Banfi e Alida Chelli in una scena del film

Savino Lagrasta è un mediocre avvocato ossessionato da due cose: le severe ma vane diete che gli impone la bella moglie Celeste e il rapporto con l'amante Zelmira, con cui si apparta la mattina presto, poco prima del suo lavoro in tribunale. Anche sua moglie ha però un amante: Andrea Soldani, un architetto postmoderno. Quando Savino lo scopre chiede a don Vito Malisperi, noto capo mafioso della provincia di Asti nonché suo cliente, di aiutarlo a farli fuori entrambi.

Nel frattempo, per festeggiare il compleanno del marito, Celeste organizza un party nella villa ideata per loro dal suo amante Andrea. Poco prima dell'arrivo degli invitati, Saruzzo, il sicario di don Vito, si intrufola in casa per far fuori i due amanti, ma questi scambia erroneamente Savino per l'amante della moglie e, mentre è deciso a farlo fuori, a Savino parte un colpo di pistola e il killer muore.

L'avvocato per tutta la festa cerca nei modi più strampalati di occultare il cadavere: prima lo appoggia sul bidet, poi lo nasconde nella vasca da bagno e quindi nell'armadio, facendo credere al giudice Ulderico di essere omosessuale; in seguito lo porta in bagno e infine, dopo mille peripezie, lo nasconde in giardino, vicino alle statue.

Con l'aiuto di Cesarino, completamente ubriaco, che scambia il cadavere per una cassapanca, lo porta in cantina mentre a mezzanotte la moglie invita gli ospiti a mangiare spaghetti con panna e tartufi. Infine seppellisce il cadavere in una buca, dopo averci seppellito per sbaglio anche Cesarino ancora ubriaco. Tuttavia alla fine della festa l'enigma si risolve: arrivano le forze dell'ordine che, già informati che è stato commesso un omicidio, trovano il cadavere.

Savino è convinto di essere arrestato come colpevole, ma il commissario gli spiega che il killer è stato in realtà ucciso da un uomo della banda rivale di don Vito, i marsigliesi. Tuttavia ciò non basta a Lagrasta per salvarsi dalle corna: Celeste infatti fugge col suo amante, e Savino decide di suicidarsi mangiando a volontà tutti quei cibi gustosi e ipercalorici che la moglie gli aveva rigorosamente proibito. Nel finale però Celeste ritorna, visto che è preoccupata per un vero suicidio di Savino, e decide così di "suicidarsi" assieme al marito, sedendosi a tavola pure lei.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è ambientato e girato quasi interamente ad Asti, in Piemonte.

  • In una scena si vede l'auto di Savino e Celeste attraversare la piazza San Secondo.
  • Il tribunale dove lavora Savino è l'attuale sede della provincia di Asti in piazza Vittorio Alfieri; nella stessa piazza si trova anche la finestra dell'appartamento dell'amante di Savino.
  • La villa di campagna della coppia è situata in strada Sottoripa in località Valterza; l'ingresso della villa si trova però in un'altra zona, sulla Tangenziale di Asti verso il Castello di Belangero in località Mongardino.
  • Il cimitero dove Savino incontra il boss Vito Malisperi si trova in viale Don Alfredo Bianco ad Asti.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema