Rivolta spartachista

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Rivolta spartachista
Miliziani spartachisti per le strade di Berlino
Miliziani spartachisti per le strade di Berlino
Data 4 - 15 gennaio 1919
Luogo Berlino, Germania
Esito Vittoria delle forze governative
Schieramenti
Comandanti
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La rivolta spartachista (in tedesco Spartakusaufstand) o rivolta di gennaio (in tedesco Januaraufstand) fu un tentativo insurrezionale, originato da uno sciopero generale sfociato poi in scontri armati, messo in atto dalla Lega spartachista a Berlino tra il 4 e il 15 gennaio 1919 contro il neo costituito governo della Repubblica di Weimar. La sua soppressione segnò la fine della rivoluzione tedesca.

Il nome "rivolta spartachista" è generalmente utilizzato per l'evento, anche se né la Lega di Spartaco di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg (Spartakusbund) né i dirigenti del Partito Comunista di Germania (KPD) pianificarono, iniziarono o condussero questa rivolta: ciascuno partecipò solo dopo che la resistenza popolare era cominciata.

Inizio[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della rivolta fu una grande manifestazione convocata dai leader spartachisti Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg per protestare contro la rimozione del capo della polizia di Berlino Emil Eichhorn, esponente dell'USPD. Diversi lavoratori sequestrarono spontaneamente la redazione di un giornale in Kochstraße a Berlino ed eressero barricate per le strade. Questo attirò più lavoratori, che bloccarono ulteriori vie nel quartiere dei giornali; qui si trovava tra gli altri la redazione dell'organo ufficiale dell'SPD Avanti (Vorwärts): questo giornale socialdemocratico aveva stampato articoli ostili ai spartachisti dall'inizio di settembre.

Il Comitato Rivoluzionario[modifica | modifica wikitesto]

I leader dell'USPD e del KPD/Partito Comunista decisero di sostenere quest'azione operaia, facendo appello ad uno sciopero generale a Berlino il 7 gennaio. Lo sciopero raccolse circa 500.000 partecipanti, che si sollevarono in centro a Berlino quel fine settimana. Durante i due giorni successivi, tuttavia, la dirigenza dello sciopero (nota come "Comitato Rivoluzionario") non riuscì a risolvere la classica dicotomia tra i rivoluzionari militarizzati, impegnati in una vera e propria nuova società, e i riformisti, che sostenevano le trattative con l'allora capo del governo Friedrich Ebert. Nel frattempo, gli scioperanti del quartiere occupato ottennero armi.

Dissenso interno[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del partito comunista ci fu ulteriormente dissenso. Karl Liebknecht, a differenza di Rosa Luxemburg, sosteneva la necessità di un colpo di stato militante contro il governo di Ebert, altrimenti il KPD sarebbe stato alienato dalla pianificazione del colpo di stato dagli elementi operai. Allo stesso tempo, alcuni leader del KPD cercarono di convincere i reggimenti dello stato militare a Berlino, in particolare la Volksmarinedivision, a schierarsi al loro fianco. La loro presenza armata avrebbe dovuto istigare gli scontri, ma ciò non ebbe successo, o perché la maggior parte dei soldati erano andati a casa o perché la loro fedeltà era per il governo repubblicano del dopoguerra, conosciuto come Consiglio dei Deputati del Popolo (Rat der Volksbeauftragten, cioè "bandiera del reggimento").

L'8 gennaio il KPD lasciò il Comitato Rivoluzionario, dopo che i rappresentanti dell'USPD invitarono Friedrich Ebert ai colloqui. Mentre questi ebbero luogo, i lavoratori scoprirono su un volantino pubblicato da Vorwärts dal titolo Die Stunde der Abrechnung naht! (L'ora della resa dei conti è in arrivo!) l'arrivo in città dei Freikorps, organizzazioni paramilitari anti-repubblicane che avevano combattuto la Repubblica di Weimar e la rivoluzione di novembre, e che l'amministrazione aveva assunto per sopprimere la rivolta dei lavoratori. Ebert ordinò al ministro della Difesa Gustav Noske, membro dell'SPD, di avviare le operazioni il 6 gennaio. Il Comitato Rivoluzionario interruppe i colloqui con l'SPD, e la Lega Spartachista chiamò poi i suoi membri a partecipare ai combattimenti armati.

Attacco da parte dei Freikorps[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso giorno, Ebert ordinò ai Freikorps di attaccare i lavoratori. Gli ex soldati avevano ancora armi e attrezzature militari dalla prima guerra mondiale, cosa che diede loro un vantaggio formidabile. Essi riconquistarono le strade e bloccarono rapidamente gli edifici; molti dei lavoratori si arresero. Circa 100 civili e 17 soldati dei Freikorps morirono durante i combattimenti. Liebknecht e Luxemburg furono catturati e uccisi dai Freikorps.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La morte di Rosa Luxembourg, simonettiwalter.blogspot.ch, 25 giugno 2010. URL consultato il 22 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. M. Winter (a cura di), Il mondo in guerra - Prima guerra mondiale, Selezione dal Reader's Digest, 1996, ISBN 88-442-0462-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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