Sole nero (alchimia)

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Uno scheletro sopra un sole nero, che allude alla putrefazione della nigredo (tra i disegni di Philosophia Reformata di Johann Daniel Mylius, 1622).

Il Sole nero, anche conosciuto col nome latino di sol niger, è un simbolo ricorrente in alchimia, spesso riferito al primo stadio della grande opera, ovvero la nigredo o «annerimento».

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

In un testo attribuito a Marsilio Ficino sono descritti ad esempio tre soli: nero, bianco e rosso, corrispondenti ai colori delle tre fasi alchemiche più utilizzate per produrre la pietra filosofale.[1] Del sol niger egli scrive:

(Latino)

«Corpus debet solvi in medio aëre subtilissimo: corpus item propria caliditate & humiditate solvitur: ubi anima media natura in colore nigredinis ubique in toto vitro principatum tenet, quam naturæ nigredinem caput corvi, aut Solem nigrum prisci Philosophi nominabant.»

(IT)

«Il corpo deve essere dissolto nell'aria mediana più sottile: il corpo viene dissolto anche dal suo stesso calore e dalla sua umidità; laddove l'anima, la natura di mezzo, mantiene il dominio sul colore dell'oscurità in tutte le parti del vetro: oscurità della natura che gli antichi filosofi chiamavano la testa di corvo, o il Sole nero

(Marsilio Ficino, Liber de Arte Chemica, dal Theatrum Chemicum, in Bibliotheca Chemica Curiosa, vol. II, § 14, pp. 172-183, Ginevra, J. Jacques Manget, 1702 [2])
Il sole nero, miniatura n. 19 dal trattato alchemico Splendor solis.

Nel Tractatus aureus appartenente alla raccolta del Musaeum Hermeticum, le tre fasi alchemiche sono analogamente associate a tre corvi: «uno nero, che è il principio dell'arte; uno bianco, che è meta dell'opera, e uno rosso che porta a compimento tutte le cose».[1] Altre immagini in cui compare un sole nero che illumina la dissoluzione del corpo, quindi la putrefazione o l'«annerimento» della materia, si trovano nel trattato Philosophia Reformata di Johann Daniel Mylius,[3] e nel manoscritto a colori Splendor Solis,[4]

Significati[modifica | modifica wikitesto]

«E un Sole Nero, nello spazio, inghiottirà il Sole, la Luna e tutti i pianeti che girano intorno al Sole.»

(Giordano Bruno, De l'infinito universo e mondi, Londra, 1584)

Nonostante il suo significato apparentemente negativo, il Sole nero allude alla rinascita del Sole in senso spirituale, la cui controparte è data dal suo tramonto o dissolvimento sul piano fisico: per questo esso appare nero.[5]

Da un lato quindi può indicare lutto e rovina,[6] assumendo un significato analogo a quello della Luna nera, o diventando appunto metafora della nigredo governata da Saturno, pianeta della pesantezza e della malinconia associato ai colori scuri e tenebrosi. La sua somiglianza suggestiva con un buco nero che assorbe la luce può alludere in proposito ad un male gravoso da redimere.[7][8]

Il Sole nero di un'eclissi solare, in cui avviene la congiunzione tra Sole e Luna.

D'altro lato tuttavia, l'immagine del Sole nero ricorda anche il momento della sua congiunzione con la Luna durante l'eclissi, quale simbolo del rebis o delle nozze chimiche tra il Re e la Regina.[9]

Il sole a mezzanotte[modifica | modifica wikitesto]

Il Sole nero, privo della sua luce visibile coi sensi ordinari, alludeva del resto nei misteri antichi al rito di iniziazione grazie a cui si accedeva ai mondi ultraterreni.[5] Come a mezzogiorno giunge al culmine il Sole naturale, così a mezzanotte diveniva percepibile, con gli occhi dell'anima, il Sole soprannaturale, la cui nerezza indica lo stadio che precede la sua manifestazione, la potenza del suo non rendersi ancora esplicito.[5]

Nelle Metamorfosi di Apuleio si descrive una simile visione iniziatica sperimentata dal protagonista:[10]

«Mi sono avvicinato alla frontiera della morte, ho messo piede oltre la soglia di Persefone, ho viaggiato attraverso tutti gli elementi e sono tornato, ho visto il Sole di mezzanotte scintillante di luce bianca, sono giunto fino agli Dèi del mondo superiore e degli inferi, e li ho adorati da vicino.»

(Apuleio, Le Metamorfosi, libro XI, 21, 1 [11])

Successivi trattati alchemici fanno cenno a tali visioni col titolo significativo di Aurora Consurgens, che secondo un'analisi dell'esoterista Rudolf Steiner rimanda all'insegnamento di quelle antiche scuole, nelle quali l'iniziato imparava a sviluppare, al momento del sorgere del Sole, la reminiscenza della propria coscienza notturna, diventando consapevole delle esperienze vissute nella dimensione astrale: in questo consisteva propriamente l'iniziazione, nel rivivere coscientemente lo stato di sonno.[12]

«Quando leggiamo il libro di Jakob Böhme Aurora oder die Morgenröte im Aufgang abbiamo l'impressione sconcertante che le parole del titolo siano un residuo di un meraviglioso insegnamento antico. Cos'è il sorgere dell'aurora per un iniziato? Offre l'occasione per il ricordo cosmico della contemplazione del Sole a mezzanotte, quando è dietro alla Terra, nascosto dalla Terra, irraggiante il suo bagliore attraverso la Terra. Mentre, nella visione consueta, guardiamo la sfera solare giallo-bianca brillare a mezzogiorno, nella visione iniziatica contempliamo il Sole azzurro-violetto nel punto opposto del cielo, dove la Terra ci si mostra come un corpo trasparente, attraverso il quale il disco solare giallo-bianco del mezzogiorno appare dall'altra parte, colorato, con tenue bagliore di azzurro-rosa.»

(Rudolf Steiner, Contemplare il Sole a mezzanotte quale gradino di iniziazione, dalla conferenza tenuta a Dornach il 27 giugno 1924, trad. it. di Mauro Vaccani, Archiati Verlag, pag. 31, 2006)

Dietro la luce sensibile che viene normalmente attribuita all'emanazione del Sole, l'iniziato vi scorge l'operato di supreme gerarchie spirituali, i cui bagliori azzurro-violetti trapassano dalla parte opposta della Terra andando a popolare la volta in ombra del cielo.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b James Hogg, Analecta Cartusiana, vol. 130, pag. 119, Salisburgo, Institut für Anglistik und Amerikanistik, 1970.
  2. ^ Testo attribuito a Marsilio Ficino da parte di Lucerna Salis, trascritto in inglese da Justin von Budjoss.
  3. ^ Stanislas Klossowski de Rola, The Golden Game: Alchemical Engravings of the Seventeenth Century (1988), pp. 170-180, Thames and Hudson, 1997.
  4. ^ Splendor Solis, su rosicrucianis.org, 1582 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2014).
  5. ^ a b c Jean-Marc Vivenza, Dizionario guénoniano (2002), pag. 279, trad. it. di Pierino Garutti e Anna Magli, Edizioni Arkeios, 2007.
  6. ^ Francesca Kaucisvili Melzi d'Eril, Il sole nero: viaggio nel labirinto, pag. 74, Guerini, 1987.
  7. ^ Sandra Savaglio, Tutto l'universo per chi ha poco spazio tempo, § 3, Milano, Mondadori, 2018.
  8. ^ Dal Sol Niger al Black hole sun, su alchimiadeisimboli.wordpress.com, 2018.
  9. ^ Johannes Fabricius, L'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale, pag. 103, introduzione di Gianfranco de Turris, trad. it. di Paolo Lucarelli, Roma, Edizioni Mediterranee, 1997.
  10. ^ Jean Borella, Esoterismo guénoniano e mistero cristiano, pp. 166-167, trad. it. di Dorella Giardini, Edizioni Arkeios, 2001.
  11. ^ Trad. it. in William L. MacDonald e John A. Pinto, Villa Adriana: la costruzione e il mito da Adriano a Louis I. Kahn, pag. 152, Electa, 2006.
  12. ^ a b Rudolf Steiner, Contemplare il Sole a mezzanotte quale gradino di iniziazione, dalla conferenza tenuta a Dornach il 27 giugno 1924, trad. it. di Mauro Vaccani, Archiati Verlag, pag. 31, 2006 ISBN 9783867726078.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]