Fiore a sei petali

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Sole delle Alpi)
Jump to navigation Jump to search
Fiore a sei petali a Erbanno

Il fiore a sei petali[1][2] (detto anche: rosa dei pastori, rosa carolingia[3], rosa celtica, stella-fiore, stella rosetta, fiore delle Alpi, stella delle Alpi, sole delle Alpi), è una figura geometrica avente simmetria esagonale.

Il nome "Fiore della vita" del motivo geometrico in cui si possono inscrivere alcuni fiori a sei petali è moderno, diffuso da pubblicazioni del movimento New Age e comunemente attribuito a Drunvalo Melchizedek che iniziò a usarlo nei seminari che anticiparono la pubblicazione del suo libro The Ancient Secret of the Flower of Life (1999)[4][5][6], ma è un errore pensare che tutti i fiori a sei petali siano uguali. Alcuni come quelli del pavimento a mosaico della Domus dell'Ortaglia hanno un cerchio interno, a cui sono attaccati i sei petali, che li rendono diversi da altri fiori a sei petali che possono invece essere inscritti in una griglia di cerchi sovrapposti. Inoltre, anche se alcuni fiori a sei petali possono essere inscritti nel "Fiore della vita", esistono nei reperti archeologici romani e preromani fiori con numeri differenti di petali come quelli a otto petali del mosaico con fascia a girali di Libarna[7] che lasciano chiaramente intendere che la griglia di cerchi sovrapposti modernamente chiamata "Fiore della vita" non è l'origine prima di queste decorazioni.

Nella decorazione architettonica e plastica è nota la presenza di questa figura simbolica in molte parti del mondo, e in area Italica sin dall'VIII secolo a.C.; successivamente ha avuto larga diffusione dal Medioevo fino ai giorni nostri.

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore a sei petali si trova rappresentato in diverse parti del mondo con differenti significati. Sue rappresentazioni si trovano in edifici, oggetti d'arte (in legno, bronzo, vetro) e manoscritti di numerosissime culture:

Italia[modifica | modifica wikitesto]

I rinvenimenti del simbolo del fiore a sei petali su manufatti antichi in Italia includono:

In tutto l'arco alpino, il fiore a sei petali è motivo ricorrente in varie rappresentazioni decorative, intagliato su varie tipologie di oggetti in legno: collari delle pecore (canaure), scatole del formaggio (rescun), pettini, eccetera, e in pietra: sovrapporta, stipiti, e altro ancora.[19]

È presente anche in Val Camonica, nell'iconografia Longobarda e in genere in tutta l'area di influenza celtoligure. Durante il Medioevo, questo simbolo decorativo, avrà larga diffusione sulle architetture civili e religiose lungo tutta la fascia montana e pedemontana dell'Appennino, lungo le antiche vie Francische, più o meno collegate con i diverticoli alla via Francigena, e intorno al XIII-XIV secolo lo ritroviamo, erratico, anche sulle architetture religiose dei Cavalieri del Tempio, come in San Bevignate a Perugia dove due stelle-fiore sono scolpite ai lati del portale principale della chiesa.[20]

La persistenza della stella-fiore nella decorazione architettonica dei secoli successivi è attestata in tutta l'Italia peninsulare e nelle isole. È diffuso anche in Campania, in particolare sull'isola d'Ischia, dove è una tipica decorazione degli architravi degli antichi edifici del centro storico di Forio[18] con varianti poco significative e sempre secondo uno schema erratico e quasi mai facente parte di un vero e proprio stilema decorativo.[21]

La stella-fiore non fa parte dei simboli dell'araldica italiana.

Significato simbolico[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni, è la rappresentazione del fiore primaverile del narciso o giunchiglia. Questo fiore spunta dai pascoli alpini solo a primavera ad annunciare la buona stagione solare: per questo motivo è diventato già dalla preistoria dell'uomo simbolo di rinascita, rigenerazione, gioia e speranza. È un simbolo direttamente collegato ai primitivi culti del sole Per questo motivo il simbolo lo troviamo spesso accompagnato alle figure del toro e del serpente. È proprio per la sacralità e il valore che ha questo fiore che da millenni le popolazioni alpine vanno a raccogliere le giunchiglie. Vedasi per esempio la festa delle Giunchiglie di Logarghena nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. E sempre per questo motivo il suo profilo è inciso nelle case e nei mobili alpini. L'ampia diffusione mondiale è dovuta al fenomeno della internazionalizzazione dei simboli che ci arrivano dalla preistoria. Adottato poi dalla Chiesa, in epoca medievale, quale simbolo di risurrezione. Chiamato anche "Sole delle Alpi" appunto per l'ampia diffusione in tutto l'Arco Alpino.[22]

Usi moderni del simbolo[modifica | modifica wikitesto]

Emblema del Parc naturel régional du Queyras
Bandiera culturale arpitana

L'utilizzo moderno del simbolo include:

Utilizzo politico e proprietà del marchio[modifica | modifica wikitesto]

Questo simbolo è stato adottato dalla Lega Nord con la denominazione di sole delle Alpi e il suo utilizzo in quell'ambito risale agli anni novanta con Gilberto Oneto.[24] Il partito lo ha proposto come bandiera della Padania poiché, secondo un'interpretazione politica, le sei punte potrebbero rappresentare i sei ceppi etno-linguistici presenti in Padania: i gallo-italici, i veneti, i tirolesi, i friulani, i ladini e gli occitani-arpitani.[25]

Il simbolo compare anche in uno stemma istituzionale: campeggia infatti (privo però della circonferenza di contorno) nella parte superiore dello stemma della Provincia di Lecco.[26]

Nel 1999, la Editoriale Nord S.c.a.r.l., proprietaria del quotidiano La Padania, ottiene la registrazione all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi della descrizione verbale del logo: “Sole delle Alpi costituito da sei (raggi) disposti all'interno di un cerchio il cui raggio fornisce la cadenzatura dell'intera costituzione. I vertici dei sei petali intersecano i vertici di un ipotetico esagono iscritto nel cerchio[27]. Nel 2001 viene registrato, sempre dalla stessa società, il “marchio figurativo”, cioè il simbolo vero e proprio[28][29].

Secondo Rosanna Sapori, ex consigliere comunale leghista e giornalista di Radio Padania Libera, il marchio sarebbe oggi di proprietà di Silvio Berlusconi, che lo avrebbe ottenuto in cambio del salvataggio del Credieuronord, banca leghista in via di fallimento, recuperata da Gianpiero Fiorani[30].

Simboli affini[modifica | modifica wikitesto]

Simboli simili e con significato affine possono essere ritrovati in vari contesti eurasiatici, dall'India alla Scandinavia, via Siculi di Transilvania (vedi anche il simbolo internazionale degli Zingari o la Runa di Hagall norrena).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Graziano Baccolini, La montagna etrusca: simboli e misteri: dagli etruschi l'origine dei merovingi, del giglio di Francia e di Firenze, Nuova S1, 2008, ISBN 9788889262238.
  2. ^ Quaderni di archeologia della Libia, vol. 7, L'Erma di Bretschneider, 1975, ISBN 8870620646.
  3. ^ Bollettino della Società geografica italiana, Società geografica italiana, The Society, 1916.
  4. ^ Martha Bartfeld, How to Create Sacred Geometry Mandalas, Santa Fe, NM, Mandalart Creations, 2005, p. 35, ISBN 9780966228526, OCLC 70293628.
  5. ^ Wolfram, Stephen, A New Kind of Science, Wolfram Media, pp. 43 e 873–874, ISBN 1-57955-008-8.
  6. ^ Weisstein, Eric W., CRC Concise Encyclopedia of Mathematics, 2ª ed., CRC Press, p. 1079, ISBN 1420035223.
  7. ^ Libarna, isolato III (teatro), fase IV, vano 3, Mosaico con fascia a girali, su tess.beniculturali.unipd.it. URL consultato il 22 agosto 2020.
    «Nei quadrati maggiori si alternano cerchi delineati da una linea doppia nera e caricati da un fiore a 8 petali…».
  8. ^ Furlong, David The Flower of Life - Malcolm Stewart Article Archiviato il 20 febbraio 2012 in Internet Archive. (EN) The Flower of Life
  9. ^ a b c d e f g h i j Mendhak.com Archiviato il 7 gennaio 2008 in Internet Archive. - Sacred Geometry
  10. ^ a b Weisstein, Eric W. "Seed of Life." From MathWorld--A Wolfram Web Resource. Seed of Life -- from Wolfram MathWorld
  11. ^ a b c d e f g FlowerofLife.org Archiviato il 20 giugno 2010 in Internet Archive. - Overview: Page 2
  12. ^ (EN) Életvirág - lifeflower
  13. ^ (EN) Wolfram 2002, p. 43.
  14. ^ Lietuvos tautodailininkų sąjunga, su lietuvostautodaile.lt. URL consultato il 23 maggio 2020.
  15. ^ Archeologia: ...in Toscana, su zoomedia.it. URL consultato il 2 ottobre 2010.
  16. ^ Vetulonia, Museo Archeologico Isidoro Falchi: stele di Aule Feluske (Castiglione della Pescaia), su parcodeglietruschi.it. URL consultato il 2 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 13 marzo 2019).
  17. ^ Brescia Oggi Archiviato il 17 agosto 2012 in Internet Archive., 20 ottobre 2010
  18. ^ a b Ischia
  19. ^ Brussa : Carabattole e pignate, su www.panperfocaccia.eu. URL consultato il 23 agosto 2020.
    «Soprattutto il coperchio del rescun era istoriato lavorandolo nei momenti di sosta del pastore che, seduto all’ombra quando gli animali brucano nei prati, passava il tempo intagliando e decorando vari oggetti d’uso famigliari quali i collari delle pecore (canaure), i pettini per le fidanzate, cucchiai e forchette, ecc. La base del disegno era sempre la notissima “rosa dei pastori”...».
  20. ^ Anna Maria Piscitelli, Strade sante e percorsi eretici per viaggiatori del mistero [collegamento interrotto], su mymarketingnet.com. URL consultato il 2 ottobre 2010.
  21. ^ Mauro Ristori - Marco Carobbi, I sentieri delle stelle, op. cit. pp 69-103
  22. ^ Rino Barbieri, "Lunigiana:la terra del sole"
  23. ^ Folk Art of Rural Pennsylvania by Frances Lichten, 1946
  24. ^ Oneto su Quaderni Padani
  25. ^ Gilberto Oneto, Il «Sole delle Alpi», simbolo Padano, in Quaderni Padani, Anno I, N. 1 - Estate 1995, pag. 5
  26. ^ descrizione ufficiale del simbolo sullo stemma della Provincia di Lecco Archiviato il 21 giugno 2010 in Internet Archive.
  27. ^ Ufficio Italiano Brevetti e Marchi Archiviato il 1º febbraio 2014 in Internet Archive., registrazione della descrizione del Sole delle Alpi
  28. ^ Ufficio Italiano Brevetti e Marchi Archiviato il 1º febbraio 2014 in Internet Archive., registrazione del simbolo del Sole delle Alpi
  29. ^ La Lega ci mette il marchio - Chiara Avesani - Il Fatto Quotidiano[collegamento interrotto]
  30. ^ Il Riformista Archiviato il 28 agosto 2010 in Internet Archive., 25 agosto 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Luisa Nava, Le stele daunie, (collana Daunia archeologica. Materiali) Grenzi editore, 2001.
  • Maria Luisa Nava, Stele daunie I. Il Museo di Manfredonia, Firenze Sansoni ed. 1980.
  • Maria Luisa Nava (a cura di), Stele daunie. Dalle scoperte di Silvio Ferri ai più recenti studi, Milano, Electa ed. 1988.
  • Maria Luisa Nava, Voce Stele Daunie, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Classica e Orientale, II suppl., vol. V, pp. 401–404.
  • Mauro Ristori - Marco Carobbi, I sentieri delle stelle - Emergenze architettoniche nel versante Piceno dei Monti Sibillini in: Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999.
  • Marco Carobbi - Pino Antonini, Oasi stellate e sotterranee alcove, in: Errante Erotica, Eretica, l'icona Sibillina fra Cecco d'Ascoli e Osvaldo Licini, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 29-31 ottobre 1999, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 2000.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]