Soldati (poesia)

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Soldati
Autore Giuseppe Ungaretti
1ª ed. originale 1918
Genere poesia
Lingua originale italiano

Soldati è una poesia di Giuseppe Ungaretti, dall'opera L'Allegria (nella sez. Girovago). È stata scritta nel luglio 1918, dal poeta soldato in trincea, verso la fine della Grande Guerra nel bosco di Courton, e il suo titolo originario era Militari.

La precarietà della vita dei soldati è come quella delle foglie di autunno: con un filo di vento esse possono staccarsi e scomparire, così come può spezzarsi all'improvviso l'esistenza degli uomini e in particolare riferimento alla condizione dei soldati al fronte. Come in molte altre delle sue liriche, anche in questa il poeta non utilizza alcun tipo di punteggiatura per esprimere un flusso continuo, come se il tempo si fosse fermato.

Il paragone tra la vita umana e quella delle foglie è un topos letterario molto antico, presente già nell'Iliade di Omero (nell'episodio del mancato duello tra Glauco e Diomede). Verrà poi ripreso da Mimnermo nel quale assumerà una connotazione più malinconica come metafora della caducità e della brevità della vita umana. Viene anche rielaborata da Virgilio nel VI libro dell'Eneide con la narrazione della catabasi infernale di Enea, paragonando il gran numero delle foglie secche in autunno al gran numero di anime che affollavano l'Ade; da Dante nella Divina commedia nel III canto dell'Inferno, sempre a indicare il gran numero di dannati sulla riva dell'Acheronte. La poesia è inoltre citata da Jovanotti nella canzone 'l'alba'.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Ungaretti, Vita d'un Uomo - Tutte le poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Segrate 1969, p.86
  • Pierluigi Cappello, Bosco di Courton, 1918, Multiverso n.2, Forum, Udine 2006
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