Sofia di Halshany

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Sofia di Halshany, in bielorusso Соф'я Гальшанская, in lituano Sofija Alšėniškė e in polacco Zofia Holszańsk (1405 circa – Cracovia, 21 settembre 1461), fu una principessa lituana della regione di Halshany.

Fu la quarta e ultima moglie di Jogaila, re di Polonia e Duca di Lituania, per matrimonio divenne la madre di Ladislao III di Polonia e Casimiro IV di Polonia. Sofia viene considerata, con il marito, la fondatrice della casa di Jagelloni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovane nobile[modifica | modifica wikitesto]

Sofia di Halshany nacque attorno al 1405 da Andrea Olshansky, che era figlio di Ivan Olshansky, braccio destro del sovrano lituano Vitoldo e Aleksandra Drucka. Circa l'identità del nonno materno la storiografia è divisa, quella polacca punta l'occhio su Demetrius I Starshy (morto 12 agosto 1399) che era il fratellastro di Jogaila, futuro marito di Sofia[1], mentre quella di matrice russa punta l'attenzione su Dimitri Semenovich, membro della dinastia dei Rjurikidi[2].

Il padre di Sofia morì quando ella era ancora bambina e la famiglia si trasferì a Drutsk per vivere con uno dei fratelli della madre Siemion Drucki, Sofia crebbe quindi in un ambiente a prevalentemente di cultura russa, fu educata nei dettami della Chiesa ortodossa ed è comunemente ritenuto che non abbia ricevuto una buona educazione formale[1].

Non è noto quando Sofia e Jogaila si incontrarono la prima volta, il primo incontro documentato risale all'inverno 1420-1421 quando egli andò in visita a Drutsk[1]; Sofia era ancora una ragazzina mentre egli era un uomo fra i sessanta e i settant'anni, già vedovo tre volte e l'ultima moglie, Elisabetta di Pilica, era morta il maggio precedente. Da tutti questi matrimoni Jogaila aveva solo una figlia vivente, Edvige Jagellona, e nessun erede maschio. Quando si ventilò la possibile unione fra Sofia e il vecchio re vi fu l'appoggio sia dello zio Simeion che di Vitoldo, mentre la nobiltà polacca vi si oppose insieme all'Imperatore Sigismondo di Lussemburgo che aspirava a fargli sposare la cognata rimasta vedova Sofia di Baviera[1]. Secondo le usanze dell'epoca se una sorella minore si sposava prima della maggiore era considerata una disgrazia e per questo la sorella maggiore di Sofia, Vasilisa, venne sistemata l'anno seguente con Ivan Bielski, uno dei nipoti di Jogaila, poi nel febbraio 1422 Sofia venne battezzata secondo il rito cattolico cambiando il proprio nome ortodosso Sonka in quello cattolico di Sofia[1].

Il matrimonio venne quindi celebrato da Matthias di Trakai (1370 circa - 9 maggio 1453), Vescovo di Samogitia il 7 o il 24 del mese, la sua incoronazione invece venne rimandata di circa due anni, cosa che si può spiegare con la resistenza mostrata dai nobili polacchi e con il rapporto di distanza che regnava fra i coniugi.

La regina[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 1422 Sofia andò a vivere presso il Castello del Wawel a Cracovia dove incontrò l'ostilità dell'Imperatore, della figliastra Edvige oltre a quella del cardinale Zbigniew Oleśnicki e delle famiglie di Tęczyński e Tarnowski[1]. Per circa un anno Sofia e il marito vissero separati, lui andò a combattere la breve Guerra di Gollub, che vedeva contrapposti i regni di Lituania e Polonia contro l'Ordine teutonico, poi andò in Lituania per l'inverno, quindi a negoziare con Sigismondo in Slovacchia mentre la moglie restava a Cracovia[1]. Sola in un paese straniero Sofia scrisse al marito la propria infelicità[1] e l'anno dopo egli la portò con sé in un viaggio in Russia, forse il viaggio favorì un avvicinamento fra i coniugi perché in quel periodo Jogaila si mosse perché Sofia venisse incoronata dall'Arcivescovo di Gniezno Wojciech Jastrzębiec (1362 circa - 1436); l'incoronazione avvenne nel marzo 1424 e i festeggiamenti durarono cinque giorni. In dono Sofia ricevette i villaggi di Stara Zagość e Bogucice Pierwsze oltre a 20.000 Grzywna (unità di misura usata per pesare per lo più l'argento) di grossi polacchi[1].

Il 31 ottobre 1424 Sofia diede alla luce Ladislao, il primo erede maschio nato nel regno dopo 114 anni. La nascita del bambino incrementò notevolmente il peso politico di Sofia e il suo prestigio, ma presto sia lei che il marito si trovarono invischiati in una lotta per sostenere la successione del figlio. La nobiltà polacca sosteneva che non si poteva esercitare il diritto ereditario, Jogaila aveva in effetti preso il trono grazie al matrimonio con la prima moglie Edvige di Polonia e quindi occorreva che i nobili ne eleggessero uno. Seguirono due congressi, uno a Brėst nell'aprile 1425 e uno nel maggio 1426 dove i nobili decisero che Ladislao avrebbe ereditato solo se fossero state confermate alcune libertà per i nobili e si fosse scartata la possibilità che Sofia fungesse da reggente[1]. Jogaila rifiutò tali imposizioni e il braccio di ferro continuò.

Sempre nel maggio 1426 Sofia diede alla luce un secondo figlio, Casimiro, di cui venne registrata la morte il 2 marzo 1427; tale data contrasta con gli studi condotti sullo scheletro del bambino attorno al 1950 che gli attribuiva un'età di circa 18 mesi[1]. In quella stessa primavera, mentre Sofia era incinta del terzo figlio, venne accusata di adulterio: ciò gettava un'ombra sulla paternità del figlio che aspettava. Due dei suoi servi vennero arrestati e torturati e furono sette gli uomini indicati come i suoi amanti: Hińcza di Rogów, Piotr Kurowski, Wawrzyniec Zaręba, Jan Kraska, Jan Koniecpolski e i fratelli Piotr e Dobiesław di Szczekociny[1]. Il caso venne presentato davanti a una corte e dopo la nascita del bambino Casimiro IV di Polonia Sofia giurò innanzi alla corte e venne dichiarata innocente; nonostante il continuo chiacchierare che si protrasse per diversi mesi la paternità del bambino non venne più messa in dubbio.

Casimiro IV venne al mondo il 29 o il 30 novembre e Sofia e Jogaila continuarono a prodigarsi per assicurare il trono ai figli. Nell'autunno 1428 andarono in Lituania probabilmente per cercare di ottenere la corona ducale da Vitoldo, questi non aveva figli e l'erede più prossimo era Jogaila e se i nobili polacchi intendevano preservare l'Unione polacco-lituana non gli restava che accettare che i figli di Sofia succedessero al padre. I nobili polacchi erano però tutt'altro che morbidi e infine Jogaila dovette cedere: in un congresso tenutosi a Jedlnia nel marzo 1430 egli garantì diverse libertà ai nobili e accettò che Sofia non avrebbe mai funto da reggente. Vitoldo morì nell'ottobre di quell'anno e la successione tutt'altro che tranquilla portò alla Guerra civile lituana e alla Guerra polacco-teutonica. Questi conflitti fecero crollare i progetti di tranquilla successione voluti da Sofia e Jogaila e infine fu chiaro che il successore del re sarebbe stato scelto dai nobili[1]. Nel dicembre 1431, dopo una lunga malattia, la principessa Edvige, fidanzata con Federico II di Brandeburgo, morì e Sofia venne accusata di averla avvelenata e dovette, ancora una volta, prestare voto di innocenza.

La regina madre[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1434 Jogaila morì presso Horodok e il potere venne preso dal cardinale Zbigniew Oleśnicki e dai suoi sostenitori[1], il 25 luglio, secondo le disposizioni dell'ultimo congresso, venne eletto re il giovane Ladislao III di soli dieci anni; la reggenza venne affidata al consiglio reale lasciando fuori sia Sofia che il cardinale che continuarono la loro lotta per influenzare il concilio. Nell'estate del 1435 Sofia aiutò il cognato Iliaș di Moldavia, marito di una delle sorelle minori, a scappare dalla Polonia e a riprendere il potere in Moldavia dopo che egli ebbe giurato fedeltà al giovane Ladislao. Sofia promosse attivamente anche il fidanzamento del figlio con Anna d'Asburgo, un progetto che però cadde nel vuoto. Quando poi Sigismondo morì la nobiltà boema, in particolare gli Hussiti, si ribellarono all'elezione di Alberto II d'Asburgo e nel marzo 1438 elessero loro re il secondogenito di Sofia, Casimiro. In quello stesso autunno le armate polacche invasero la Boemia, erano però malamente organizzate e dopo la sconfitta subita a Želenice tornarono in patria. In quel dicembre i nobili si riunirono al Piotrków Trybunalski e proclamarono che Ladislao, all'età di quattordici anni, poteva governare da solo, una decisione che, però, non aiutò la posizione politica di Sofia[1]. Con la morte di Alberto nell'ottobre 1439 la Nobiltà ungherese scelse Ladislao quale sovrano e Sofia lo accompagnò al confine con l'Ungheria; il 22 aprile 1440 i due si congedarono presso il villaggio di Czorsztyn, erano destinati a non vedersi più. Un mese prima era morto assassinato Sigismondo Kęstutaitis, Granduca di Lituania, e i nobili locali guidati da Jonas Goštautas chiesero che Casimiro diventasse loro sovrano. Sofia rimase in Polonia e passò i quattro anni seguenti presso il castello di Sanok guadagnandosi il rispetto dei locali per le sue capacità amministrative, nonostante questo le rendite delle terre del posto non erano sufficienti a sostenere il suo stile di vita e Sofia finì per accumulare debiti[1].

Ladislao perse la vita nel 1444 alla Battaglia di Varna e questo rigettò Sofia nell'arena politica: nell'aprile 1445 partecipò al congresso di Sieradz dove Casimiro succedette al fratello quale Casimiro IV di Polonia, questi però non era particolarmente desideroso di accettare o di tornare in Polonia, fu Sofia a raggiungere il figlio a Hrodna e a fare da intermediario fra lui e nobili polacchi per i due anni a venire. Infine i nobili dissero che se Casimiro rifiutava essi avrebbero eletto Boleslao IV di Varsavia che godeva anche dell'appoggio del cardinale Oleśnicki. Casimiro infine accettò e venne incoronato il 25 giugno 1447; salito al trono egli isolò Oleśnicki e permise alla madre di entrare nel circolo reale, Sofia lo accompagnò nei viaggi e spesso lo influenzò anche se la sua influenza diminuì dopo il matrimonio del figlio con Elisabetta d'Asburgo. La sua ultima azione politica nota fu quando spedì degli inviati per sentire l'opinione di Papa Pio II nella Guerra dei tredici anni[1]. Sofia morì il 21 settembre 1461 e fu sepolta nella Cattedrale del Wawel.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Duczmal, Małgorzata (2012). Jogailaičiai (PDF) (in Lithuanian). translated by Birutė Mikalonienė and Vyturys Jarutis. Vilnius
  2. ^ Nosevich, Viacheslav L. (2000). "Друцкае княства і князі Друцкія". Друцк старажытны: Да 1000-годдзя ўзнікнення горада (in Belarusian). Minsk: Belarusian Encyclopediaz

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